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Isaia 41:10: La motivazione a non aver paura e a non smarrirsi.

Isaia 41:10: La motivazione a non aver paura e a non smarrirsi.
“Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia”.

Questo versetto non è un rimprovero, un’esortazione, e nemmeno un consiglio, o un insegnamento, è la promessa della presenza di Dio in coloro che gli appartengono! Dio dice ai suoi servi di non temere e di non smarrirsi, perché Egli è con loro, è il loro Dio, presente nella loro vita con giustizia! 
Noi vediamo prima di tutto che Dio dice a chi fa parte del suo popolo, ai tempi di Isaia, Israele, oggi i veri cristiani, di non temere (vedi anche Genesi 15:1; Genesi 26:24; Isaia 40:9; 41:13,14; 43:1,5; 44:2,8; 51:7; 54:4), cioè di non aver paura. Infatti “temere” (yārēʾ), indica avere paura, essere in uno stato di grande angoscia e profonda preoccupazione per il dolore, o per circostanze sfavorevoli. Il verbo fa riferimento a coloro che hanno paura e quindi guardano in tutte le direzioni per vedere se c'è qualcosa che possa danneggiarli. Certamente c’è una paura positiva, la paura che ti mette in guardia dai pericoli e ci aiuta nella sopravvivenza, ma Isaia, si riferisce a quella negativa,  alla paura cioè esagerata, quando questa ci stressa, e di conseguenza il nostro corpo, agisce con l’aumento dei battiti cardiaci, con affanni respiratori, la pressione sanguigna si alza, c’è tensione muscolare, sudorazione, notti insonni, problemi gastrointestinali, smarrimento, perdiamo il controllo, lucidità, e così via, ognuno di noi agisce diversamente.
Chi più, chi meno, tutti abbiamo paura di qualcosa, o di qualcuno. La paura è un’emozione che non ci piace avere, è sgradevole e tutti vogliamo liberarcene perché non ci vivere bene, la qualità della nostra vita ne risente. P. Dempsey diversi anni fa parlando della paura scriveva: “La paura è un vampiro che succhia il rosso sangue del cuore, inaridendo la gioia della vita e delle promesse”. La paura nasce davanti un pericolo e una minaccia reale, o immaginaria, quando temiamo che c’è qualcosa, come eserciti nemici (era il caso degli esiliati Giudei con i loro nemici Babilonesi - vv.11-12 - cfr. Esodo 14:13-14; Numeri 21:34; Deuteronomio 1:21; Giosuè 8:1; 10:8), o come una malattia, o la paura di perdere il lavoro, o di prendere un virus (come oggi il coronavirus, o covid-19), fino ad arrivare anche alle fobie, o quando temiamo qualcuno che ha il potere di danneggiarci, o di procurarci una grande sofferenza morale, spirituale, o fisica, e quindi anche la morte per noi stessi e i nostri cari. Ora nel tempo della paura è il momento di fidarsi Dio come ci dice Dio stesso in questo versetto di Isaia.
In secondo luogo vediamo che Dio mediante Isaia ci dice: “Non ti smarrire” (ʾal-tištāʿ), “smarrire” (šāṯaʿ) indica essere in uno stato di grande allarme, guardare qualcosa con sgomento e non sappiamo cosa fare, ci sentiamo impotenti, persi, come quando abbiamo perso la strada e siamo in pericolo, guardiamo a destra e a sinistra e non sappiamo dove andare, quale sia la strada della nostra sicurezza. “Smarrire” può avere anche un possibile particolare rilievo di scoraggiamento per il futuro. Ora il senso di “Non ti smarrire” è di rimanere calmi e senza apprensione che per i Giudei erano i nemici, per noi oggi possono essere le nostre paure, in modo particolare il coronavirus. Quindi ciò che temiamo ci fa sentire impotenti e ci scoraggia, ci deprime.
La motivazione a non aver paura e a non smarrirsi è motivata in Dio stesso, nella sua promessa di presenza.
Prima di tutto noi vediamo la promessa: “Io sono con te”.
In relazione a “Non temere”, la promessa “Io sono con te”, lo troviamo in altre parti della Bibbia sempre per incoraggiare (per esempio Genesi 26:3; 39:2,21; Esodo 3:12; Deuteronomio 20:1; 31:8; Geremia 1:7-8; 30:10-11; 42:11; cfr. Matteo 28:20). L’ordine in ebraico è in enfasi: “Con te io sono”. Con il popolo Giudaico c’era Dio, il Signore! E non un idolo qualsiasi! Quali maggiori risorse del Signore poteva avere il popolo? “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” (Romani 8:31). “Io sono” (ʾānî) indica che Dio esiste, ed è vivo e presente nella vita del Suo popolo. Quale consolazione più grande! In mezzo a una situazione difficile e drammatica, con la sensazione che Dio lo abbia dimenticato, a causa dei suoi peccati, il popolo aveva bisogno di sentire chiaramente che Dio era ancora con lui e che era ancora disposto a essere chiamato il loro Dio. “Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso” (2 Timoteo 2:13).
In secondo luogo troviamo la promessa: “Io sono il tuo Dio, io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo.”
Prima di tutto riflettiamo un attimo sul nome “Dio”. “Dio” (Elohim) indica forte, una divinità di grande potenza, di grande forza, l'uno forte, il potente capo, o che Dio è forte e potente, la divinità suprema, l’essenza trascendente. “Elohim” si riferisce a un'energia assoluta e illimitata! “Elohim” è associato alla creazione (Genesi 1:1,26; Isaia 45:18; Giona 1:9), quindi ricordiamo la creazione dal nulla, e allora avremo un’idea della potenza sovrana di Dio! Questo nome ci deve essere di grande incoraggiamento! Quella potenza che ha creato ogni cosa, è con il suo popolo! Tu sei un suo servo, o una sua serva, la potenza di Dio è con te! Il Dio a cui niente è impossibile (Genesi 18:14; Geremia 32:17; Matteo 19:26; Luca 1:37), è presente in mezzo al suo popolo, è presente nella tua vita, se gli appartieni!
“Io sono il tuo Dio” ha radici antiche e si riferisce all’elezione, alla chiamata e all’accoglienza del popolo a essere servo di Dio (vv.8-9); pertanto il popolo d’Israele non deve temere i nemici, Dio s’impegna verso di loro. Questa formula presente altrove, è collegata al patto Mosaico, quindi Israele e dio sono legati insieme formalmente con un patto, attraverso il quale Dio si prende cura del suo popolo e il suo popolo obbedisce a Dio, alle sue leggi (per esempio Esodo 20:2-17; Deuteronomio 5:6-14). Così quando il Signore afferma “Io sono il tuo Dio” indica che è legato all’elezione e al patto con il suo popolo, e se lo ha portato in esilio a Babilonia, non significa una separazione assoluta e permanente: il Signore è ancora il Dio d’Israele! Dio non dimentica il suo popolo, questo è l’incoraggiamento di Dio stesso! È implicito che il suo popolo è chiamato ad avere fede in Lui! 
In che cosa consiste la presenza di Dio in mezzo al suo popolo? 
Noi troviamo tre verbi: “io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo”. I tempi di questi tre verbi in ebraico sono al perfetto, il che non indica un annuncio di qualcosa che accadrà in futuro, ma che è effettivo nel momento in cui ha pronunciato queste parole! 
Questi tre verbi esprimono tre aspetti diversi dell’azione di Dio in favore del suo popolo. Il primo verbo “fortificare” (ʾā·mēṣ) indica rendere potente, coraggioso, forte. La parola è usata per descrivere guerrieri coraggiosi (Amos 2:16) ma è anche usata per descrivere la forza di Dio e la sua potenza (Giobbe 9: 4, 19; Isa. 40:26). Che Dio ti dia allora coraggio, forza, potenza nell’affrontare i tuoi giganti, come Davide affrontò e vinse Goliat nel nome del Signore (1 Samuele 17:31-51)
Il secondo verbo “soccorrere” (ʿāzar) indica aiutare, che può essere un aiuto contro i nemici (1 Cronache 12:19-20), o un aiuto per affrontare situazioni difficili come Gesù quando ha affrontato la flagellazione (Isaia 50:7,9). Che Dio ti dia allora l’aiuto di vincere i tuoi nemici, o di affrontare situazioni difficili come malattie, o altre circostanze complicate. 
Il terzo verbo “sostenere” (tāmaḵ) indica afferrare, tenere, supportare, quindi Dio tiene nelle sue mani e supporta il suo servo. È interessante notare che questo verbo è usato quando Aaronne e Cur supportavano Mosè nella preghiera tenendogli le mani alzate per non farlo stancare, così vinsero i nemici (Esodo 17:12). 
Ora c’è un altro aspetto molto interessante. I verbi in ebraico: “io ti soccorro” e “io ti sostengo”, sono rafforzati da una congiunzione (aph) che indica “anche”, o “sicuramente”, “davvero”, con una certa enfasi, e serve a rafforzare i due verbi, o a trasmettere l'idea di aggiunta, in particolare di qualcosa di più grande, che accumula un pensiero su un altro. 
In terzo vediamo la promessa: “Con la destra della mia giustizia”. 
Questo indica il modo come Dio agisce.
“La destra” (yāmiyn) si riferisce alla mano destra (cfr. per esempio Isaia 41:13; 44:20; 48:13), si riferisce al potere di Dio, alla sua potenza. Così “la destra della mia giustizia” è la mano, l’organo dell’azione personale potente di Dio che compie i suoi giudizi e la sua salvezza, i suoi prodigi (cfr. Esodo 15:6,12; Salmo 20:6; 21:8; 98:1).
“Giustizia” (ṣeḏeq) a volte si riferisce alla salvezza del suo popolo (cfr. Isaia 45:8,13; 51:1-5; 62:1), ma qui “con la destra della mia giustizia”, oltre al comportamento etico (giustizia è il contrario di malvagità, di peccato e del male - Deuteronomio 16:16; Salmo 23:3; Ecclesiaste 7:15; Ezechiele 3:20), al suo carattere santo in azione (Isaia 6:3), e quindi nelle sue azioni non sbaglia mai, perché è giusto (cfr. Deuteronomio 32:4; Salmo 145:17), e perfetto (Matteo 5:48), si può anche riferire che fa sempre la cosa giusta. Pertanto non lo critichiamo, non lo disprezziamo, non ci ribelliamo contro di Lui, ma accettiamo con fede, gioia e pazienza tutto quello che Dio ci dà, lodiamolo e ringraziamolo. 
Questo versetto se gli apparteniamo veramente, nei periodi difficili, di prove, di crisi economica, di sofferenze, o come in questo periodo di pandemia di coronavirus, c’insegna a non aver paura, a non smarrirci! Non avere paura, non guardare quà e là, non guardare alle “tempeste della vita”, non ti sentire schiacciato dai problemi, o dalle circostanze, la persona fedele a Dio non è abbandonata da Lui! Noi in questo versetto troviamo la promessa che Dio è presente nella vita di chi gli appartiene! Dio non va in ferie, anche nelle prove, nelle difficoltà è con i fedeli (Salmo 91:15), è presente nella loro vita e farà la cosa giusta e non sarà impedito perché è onnipotente!  

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