Passa ai contenuti principali

Isaia 64:5-7: La preghiera per un risveglio (4). La confessione dei peccati

Isaia 64:5-7: La preghiera per un risveglio (4). 
La confessione dei peccati 
Continuiamo ancora a meditare su questa preghiera d’Isaia, possiamo dire una preghiera appassionata per un risveglio.

Precedentemente, Isaia, in questo capitolo, aveva pregato per la presenza di Dio, ora confessa i peccati del popolo, cosa che aveva già fatto in questo contesto (Isaia 63:17-19).

Una delle condizioni per un risveglio, è che il Suo popolo si umilia davanti a Dio confessando i propri peccati! (Cfr. 2 Cronache 7:14; Luca 18:9-14).

Tramite una confessione di pentimento sincero ci affidiamo alla misericordia di Dio, questo anche intercedendo per gli altri!
Non ci sono altri modi per liberare il popolo dai loro peccati.

Il peccato è così profondamente radicato, diffuso e grande nella popolazione con le conseguenze disastrose, che solo Dio può salvare!


Cominciamo con:
I LA CERTEZZA D’ISAIA(v.5) 

Nella certezza d’Isaia vediamo:
A)L’approvazione di Dio (v.5)
Nel v.5 leggiamo: “Tu vai incontro a chi gode nel praticare la giustizia, a chi, camminando nelle tue vie, si ricorda di te”.

Ecco una verità importante:
(1)Dio incontra le persone
“Tu vai incontro” (pāgaʿăttā – perfetto attivo) si riferisce che Dio approva coloro che praticano la giustizia.
Il verbo “incontrare” (pāga) qui, suggerisce un incontro amichevole. L'idea è incontrare per aiutare, venire in aiuto.

Quindi, il pensiero è che coloro che godono di praticare la giustizia incontrano il favore e l’aiuto di Dio.

Dobbiamo aspettarci la presenza, o l’approvazione di Dio, se godiamo nel praticare la giustizia, se ci ricordiamo di Dio!

“Tu vai incontro” (pāgaʿăttā - tempo perfetto) indica un’azione sicura, certa, consolidata del Signore.

Descrive qualcosa che era vero in passato e che continua a esserlo nel presente.

È interessante che questa parola sia usata per il Messia, tradotta con “ha interceduto” in Isaia 53:12, qui leggiamo: “Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi, egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha dato sé stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli”. (Vedi anche Isaia 59:16).

Quindi, il verbo indica che il Signore incontra le persone per assisterle e proteggerle, liberarle, come già indicato nel contesto (per esempio Genesi 32:1; Isaia 63:9,16), e come dirà alla fine del v.5.

Consideriamo ora:
(2)Le persone a cui va incontro Dio
Come già accennato, Dio agisce in favore di coloro che lo aspettano, cioè quelli che si affidano a Lui e non ai propri mezzi (cfr. Isaia 30:18; 40:31). 

Una prova di tale fiducia è una vita di consacrazione, infatti nel v.5 leggiamo:”A chi gode nel praticare la giustizia, a chi, camminando nelle tue vie, si ricorda di te”.

Quindi, Dio va incontro alle persone che sono consacrate a Lui!

A coloro che sono fedeli alle Sue richieste, al Suo patto (cfr. Esodo 19-20; Deuteronomio 28-30), Dio risponde garantendo un'esperienza più profonda di se stesso e della Sua provvidenza.

Dunque, Dio va incontro a coloro che:
(a)Godono nel praticare la giustizia costantemente

Godere nel praticare la giustizia costantemente indica:
Consacrazione contenta
“Godere” (sûs) è una parola che  descrive la gioia di coloro che hanno un giusto rapporto con Dio. 

Nel Salmo 119:14 è scritto: “Gioisco seguendo le tue testimonianze, come se possedessi tutte le ricchezza”.

“Testimonianze” (ʿēḏûṯ) sono i dieci comandamenti (Esodo 25:16; 31:18; 32:15), che  rappresentano il patto che Dio fece con Israele (cfr. Esodo 34:27, 28), essi sono anche chiamati “tavole del patto” (cfr. Deuteronomio 9: 9; 11:15).

La parola ebraica “godere” (sûs)  è usata per indicare la gioia del deserto e della terra arida che saranno coperti di fiori (Isaia 35:1). 

Le persone gioiranno anche nel Signore a Gerusalemme (Isaia 61:10; 66:10) quando stabilirà la Sua eterna alleanza con il Suo popolo. 

Le persone si rallegreranno perché in quel momento stabilirà i nuovi cieli e la nuova terra (Isaia 65:17-18). 

Anche Dio si rallegrerà quando accoglierà il Suo popolo nel Suo regno (Isaia 62:5; 65:19). 

Ma qui la gioia non è qualcosa che il popolo farà solo alla fine dei tempi, si riferisce a qualcosa che va fatta sempre ed era quello che il popolo non stava facendo come confessa Isaia: il popolo non si rallegrava nel praticare la giustizia (Isaia 63:15-19; 64:5-7).

La giustizia per un vero credente non è un peso, come lo è per l’empio, l’incredulo, il peccatore, il ribelle, ma è una gioia perché proviene da Dio ed è ciò che vuole Dio!
“Praticare la giustizia” (ʿōśēh ṣeḏeq) si riferisce evidentemente, non alla semplice e solo conoscenza della giustizia, ma anche alla pratica della giustizia.

“Praticare” (ʿōśēh) si riferisce a un’azione concreta, al fare, alla realizzazione.

La fede in Dio si traduce nella pratica dell’obbedienza, del fare.

“Praticare la giustizia”, è fare ciò che è richiesto secondo uno standard (Salmo 7:8-9), o agire accuratamente  secondo uno standard e non deviare da esso in alcun modo (Levitico 19:36).

Quindi praticare la giustizia (ṣeḏeq) significa fare ciò che giusto secondo lo standard della giustizia di Dio (per esempio Esdra 9:15; Salmo 11:7; 116:5 119:137; 145:17; Isaia 45:21; Geremia 12:1; Sofonia 3:5; Giovanni 17:25).

La vita di Dio, secondo i Suoi standard, è l'opposto della malvagità (Ecclesiaste 7:15), nonché del peccato e del male (Ezechiele 3:20).

In secondo luogo la:
Consacrazione è costante
I verbi: “Gode” (śāś-qal participio attivo) e “praticare” (ʿōśēh- qal participio attivo) esprimono uno stato attivo permanente. 

Quindi Isaia sta parlando di consacrazione attiva e responsabile quotidiana che dobbiamo avere se abbiamo veramente fede nel Signore Gesù!

Non possiamo dire di avere fede e poi di non essere obbedienti! 
A. W. Tozer scrisse: “La Bibbia non riconosce alcuna fede che non porti all'obbedienza, né riconosce alcuna obbedienza che non scaturisce dalla fede. I due sono lati opposti della stessa medaglia”.

La vera fede implica obbedienza, consacrazione, questo c’insegnano i servi di Dio descritti nella Bibbia.

Faccio solo alcuni esempi di fede collegata all’obbedienza.

Noè quando costruì l’arca (Genesi 6:22; Ebrei 11:7).

Abraamo quando fu chiamato da Caran per andare in un posto che non conosceva (Genesi 12:4; Ebrei 11:8).

Poi anche quando offrì il figlio Isacco (Genesi 22:1-10; Ebrei 11:17).

In terzo luogo la:
Consacrazione è coinvolgente
J. Alec Motyer scrive: “I verbi, espressi separatamente, danno peso a ciascuno, cioè ‘uno la cui gioia è continuare nella giustizia e che, continuando nella giustizia, trova gioia’. Le emozioni e l'obbedienza morale della volontà sono entrambe coinvolte”.

Così: “A chi gode nel praticare la giustizia” si riferisce a una condizione immutabile che riguarda sia le emozioni che l’obbedienza pratica, il cuore e la vita di tutti i giorni.

Abbiamo gioia nel praticare la giustizia di Dio sempre, anche quando le situazioni vanno contro i nostri interessi?

Dio va incontro a coloro che:
(b)Si ricordano di Lui
“A chi, camminando nelle tue vie, si ricorda di te” dice il v.5.

Le parole in ebraico sono: “Nelle tue vie essi ti ricordano”.

“Si ricorda” (yizkĕrû – qal imperfetto attivo) è tenere a mente (Deuteronomio 8:18; Geremia 51:50).

Dal contesto si riferisce a un’azione abituale, o un azione in corso.

Ricordarsi di Dio, non è semplicemente una consapevolezza intellettuale del carattere e delle aspettative di Dio, né è solo dare un consenso intellettuale a ciò che Lui è o fa. 

Piuttosto, significa vivere in accordo con le vie del Signore (cfr. Deuteronomio  8:10-20), come abbiamo visto prima riguardo la gioia di praticare la giustizia (Isaia 64:5).
Dio va incontro a chi cammina nelle Sue vie.

“Camminando nelle tue vie” è vivere secondo le indicazioni prescritte dal Signore (cfr. Isaia 26:8; 58:2; 63:17)

È un riferimento metaforico al comportamento e alla volontà di Dio (per esempio Isaia 55:8-9; Giobbe 34:27). 

“Camminando nelle tue vie”, è camminare nel modo come vuole Dio, cioè condurre le nostre vite in obbedienza a Dio (per esempio Esodo 32:8), secondo i Suoi comandamenti (Deuteronomio 5:33;11:28).


“Camminare nelle vie di Dio”  è camminare in sottomissione a Lui, e questo avviene perché ci ricordiamo della natura di Dio e che è il Signore e c’interessiamo a rispondergli bene.

Il senso potrebbe essere che chi gode nel praticare la giustizia (cfr. Isaia 56:1) in effetti, si sta ricordando di Dio.

Oppure il senso è chi cammina nelle vie di Dio praticando la giustizia, indica che seguono il modello di Dio.

Nelle vie di Dio si ricordano di Lui, non è fine a se stesso, ma un esempio da seguire: agire  come Dio agisce!! 

Questi sono requisiti elevati che il popolo, a cui si riferiva Isaia, non soddisfaceva, infatti viveva nel peccato!

La nostra vita deve essere conforme al modello di Dio, e questo significa essergli consacrati, cercando di seguire il suo modello, di assomigliargli!

Dunque, il popolo di Dio, se desiderava la Sua approvazione, doveva vivere secondo il patto il patto Mosaico, mettere la propria vita nelle mani di Dio dimostrata nella vita quotidiana con una vita di giustizia!

La relazione del Patto di Dio con il Suo popolo richiedeva che facessero ciò che Egli aveva comandato loro di fare, in base a questo il popolo avrebbe avuto benedizioni, o maledizioni.

La persona che non pratica la giustizia, può aspettarsi qualsiasi cosa, ma non l’approvazione di Dio!

Dio non va incontro alla persona brillante, al fortunato, ma a colui che gli è consacrato! 
A colui che è nella via dell’obbedienza!

Questo può avvenire dovunque il consacrato si trovi, Dio lo può raggiungere dovunque si trovi, ma deve essere nelle vie di Dio!

Le vie di Dio sono le tue vie? 

Dio è al centro del tuo stile di vita? 

Ora vediamo:
B)La disapprovazione di Dio (v.5) 
Sempre nel v.5 è scritto: “Ma tu ti sei adirato, perché abbiamo peccato nel tempo passato, ma noi saremo salvati”.

Dire di avere una relazione con Dio e poi fare ciò che è contrario al Suo carattere e alla Sua volontà, è  una contraddizione di termini!! 
Il popolo d’Israele, il popolo di Dio, a cui si riferisce Isaia, viveva nel peccato.

Pertanto, invece della presenza di Dio e della Sua benedizione, il popolo subiva il suo giudizio! 

Quindi troviamo che Isaia nella sua preghiera afferma che:
(1)Dio si è adirato
“Ma tu ti sei adirato”.

“Ti sei adirato” (qāṣaptā-qal perfetto attivo) indica uno stato stabile, completo (Alec Motyer), come dire: “Eri e sei costantemente arrabbiato”. 

Isaia enfatizza l’ira di Dio sul popolo!

(2)La motivazione perché Dio si è adirato
Il v.5 dice: “Perché abbiamo peccato nel tempo passato, ma noi saremo salvati”.
La traduzione della Nuova Diodati è  più precisa e corretta riguardo all’originale ebraico: “Tu vai incontro a chi gode nel praticare la giustizia e si ricorda di te nelle tue vie. Ecco, tu ti sei adirato perché noi abbiamo peccato; in questo abbiamo continuato a lungo e abbiamo bisogno di essere salvati”.

“Abbiamo peccato” (neḥĕṭā- qal imperfetto attivoʾ) indica mancare il segno, il bersaglio, commettere un'infrazione di legge, in questo caso la legge di Dio; indica essere colpevole, offendere, e può avere il senso di: “Siamo peccatori, siamo colpevoli” (cfr. Genesi 43:9).

Quindi Isaia sta parlando che il popolo ha peccato per un lungo periodo ('ōlâm) nel passato fino al momento della sua preghiera.

Isaia dice: “In questa condizione siamo stati per molto tempo e siamo”.

Così nel tempo passato, è “continuare a lungo”, o “per lungo tempo”, e la parola è usata in altri casi in queste profezie per indicare il lungo continuare dello stato di punizione (cfr. Isaia 42:14; 57:11).

Questa provocazione contro Dio, pertanto è durata tanto ed è ancora in atto: peccato e giudizio sono presenti!

Infatti, “Abbiamo peccato” (neḥĕṭā-qal imperfetto attivo) indica un’azione in corso, come dire: “Eri costantemente arrabbiato con il nostro peccato ostinato e abbiamo peccato fino a oggi e stiamo peccando risolutamente nonostante sapevamo e sappiamo che tu eri arrabbiato, o che ti arrabbiavi”.

Il peccato era diventato un'abitudine fortemente radicato. 

Se non affrontiamo il peccato quando ancora è un piccolo problema superficiale, diventerà un problema molto più grande e profondo, e poi sarà più difficile affrontarlo!

Il peccato è un piccolo seme che poi cresce come una quercia!

Quindi, l’ira di Dio, è una risposta alla lunga abitudine del popolo di offenderlo con i peccati.

Infine nel certezza d’Isaia vediamo:
C)La salvezza di Dio
Nel v.5 leggiamo: “Ma noi saremo salvati”. 

Abbiamo due interpretazioni in una forma affermativa.

La prima interpretazione, il senso in questo è positivo: ”Comunque saremo salvati”.

Questa interpretazione esprime ottimismo, fiducia, alla fine Dio ci libererà, ci salverà.

La seconda interpretazione, è secondo come ha tradotto la Nuova Diodati traduce: “E abbiamo bisogno di essere salvati”.

Il senso è: “In questa situazione di peccato, abbiamo bisogno di essere salvati e solo Dio può farlo, non possiamo salvarci da noi stessi”.

John MacArthur scrive: “Il peccatore che è stato direttamente esposto al tremendo giudizio di Dio arriva a comprendere il suo bisogno di salvezza (Cfr. Atti 16:26-30)”.

Ora, la parola “salvezza” (yāšaʿ) ha come significato di base appunto: salvezza,  aiuto, liberazione, difesa. 
L'idea di “saremo salvati” (niwwāšēaʿ - niphal imperfetto passivo) è portare  in un luogo sicuro, o ampio pascolo in contrapposizione a uno piccolo e stretto, simbolo di angoscia e pericolo.

La parola trasmette il concetto di liberazione dalla tribolazione (Giudici 10:13-14); liberazione da morte certa (Salmo 22:21); salvataggio dai propri nemici (Deuteronomio 28:31; Giudici 6:14); vittoria in tempo di guerra (1 Samuele 14:6); il dovere di protezione di un pastore (Ezechiele 34:22; cfr. Giudici 10:1); vendetta dei torti (1 Samuele 25:33); aiuto compassionevole in un momento del bisogno (2 Re 6:26-27; Salmo 12:1); la salvezza che viene solo da Dio (Isaia 33:22; Sofonia 3:17).

Dal contesto si riferisce alla liberazione dai peccati come anche dai nemici (Isaia 63:18; 64:10-12).
Passiamo ora al secondo punto principale:
II LA CONDIZIONE DEL POPOLO (v.6) 
Questo versetto descrive la condizione persistente di peccato del popolo d’Israele e la loro incapacità di fare qualcosa al riguardo, quindi sono senza speranza umanamente parlando. 

Per illustrare la condizione del popolo, Isaia usa tre immagini.

Quindi vediamo:
A)Le immagini

La prima immagine:
(1)L’uomo impuro
Al v.6 leggiamo: “Tutti quanti siamo diventati come l'uomo impuro”. 

Isaia ha fatto riferimento alle persone d’Israele come “impure”, altre volte (cfr. Isaia 6:5; 35:8; 52:1,11).
L'enfasi qui cade su “tutti quanti” (kullānû), e indica che la preghiera è per tutta la comunità, quindi non c’è nessuno escluso!  
E questo è confermato anche dal v.7.

La legge levitica parlava spesso di impurità sessuali, religiose, o cerimoniali (per esempio Levitico 5: 2; 7:19-21).

“Impuro” (ṭāmēʾ) significa che l’uomo era ritualmente secondo lo standard stabilito da Dio, quindi temporaneamente, non idoneo a prendere parte all'adorazione di Dio a causa del peccato (cfr. Isaia 6:5).

Le persone che erano impure, per qualsiasi motivo, per esempio per contatto con lebbra, o gonorrea, e quindi con un cadavere, dovevano essere isolate dalla comunità fino a quando non venivano purificate perché rischiavano di contaminare gli altri (Levitico 13:45–46; 15:1–15; 21:11; 22:4; Numeri 5:2-4; 9:6-7).  

Una persona che era impura, come per esempio un lebbroso doveva gridare che era impuro in modo che altre persone non potessero essere contaminate da loro.

In Levitico 13:45 leggiamo: “Il lebbroso, affetto da questa piaga, porterà le vesti strappate e il capo scoperto; si coprirà la barba e griderà: ‘Impuro! Impuro!’”

Isaia dice che tutti erano diventati impuri, il senso qui è evidente d’impurità morale, di ribellione al Signore (cfr. Lamentazioni 4:14-15), è che quindi  rende impossibile avvicinarsi al Signore.

La seconda immagine:
(2)L’abito sporco 
Sempre al v.6 è scritto: “Tutta la nostra giustizia come un abito sporco”.

Tutte le azioni giuste sono come stracci sporchi secondo gli standard santi e giusti di Dio.

“Tutta la nostra giustizia” (kāl-ṣidqōtênû) si riferisce alla totalità della nostra giustizia (ṣeḏāqāh), vale a dire ciò che è eticamente giusto, si riferisce al comportamento morale secondo i comandamenti di Dio (per esempio Genesi 30:33; Deuteronomio  6:25; Proverbi 10:2; 11:4-5,18-19; Isaia 33:5,15; 48:18; Ezechiele 3:20; 14:14,20), alle giuste azioni e i giusti atteggiamenti, previste da Dio.

La parola descrive l'atteggiamento e le azioni che Dio aveva e si aspettava che anche il Suo popolo avesse (cfr. Osea 10:12).
Il popolo pensava di essere giusto (Isaia 57:12; 58:2), secondo il suo standard, mentre secondo gli standard di Dio non lo era!

Per indicare che la giustizia del popolo non era secondo gli standard di Dio, Isaia usa un’immagine molto forte, parla di un abito sporco, e questo si riferisce a un indumento sporco di sangue mestruale, infatti in ebraico letteralmente è: “Come un panno, o tessuto di mestruazione” (ûkĕbeged ʿiddîm).

Quest’immagine ha lo scopo di sottolineare la natura del peccato come sporco, contaminante e disgustoso.

Isaia allora afferma che quelli che le persone chiamano “atti giusti” sono sporchi come i panni mestruali!

Le mestruazioni erano considerate una contaminazione perché erano così vitalmente associati alla vita umana caduta nel peccato (cfr. Levitico 15:19–24; Ezechiele 36:17).

Isaia si riferisce al popolo d’Israele che 
non era fedele a Dio!

Il popolo non evitava ciò che era peccaminoso!  

Il peccato aveva così pervaso le loro vite che persino le cose che la maggior parte della gente considerava di solito azioni rette erano in realtà più simili a sporchi stracci mestruali. 

Oggi il peccato è spesso considerato un leggero errore, una piccola o relativamente piccola mancanza che non è abbastanza significativa da confessare e abbandonare. 

Con molta facilità molte persone trascurano il peccato, lo dimenticano, oppure lo scusano, o lo ignorano, o pensano che non avrà un impatto rilevante con Dio. 

Ma da questa preghiera d’Isaia vediamo che non è così! 

Il peccato è un atto oscuro e distruttivo che rende una persona nemica di Dio (cfr anche per esempio Isaia 59:1-2, Romani 5:1-11). 

Il peccato, e quindi il peccatore è più ripugnante di un tessuto mestruale. 

Questa immagine è in netto contrasto con l'abbigliamento di salvezza e giustizia che i credenti indosseranno nel futuro regno di Dio (Isaia 61:10).

La terza immagine è:
(3)Le foglie appassite 
Ancora al v.6 leggiamo: “Tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquità ci porta via come il vento”.

Questi sono gli effetti dirompenti del peccato!

L’immagine delle foglie appassite indicano:
(a)La fragilità
Il v.6 dice:“Tutti quanti appassiamo come foglie”.

“Appassiamo come foglie” è una metafora di deperibilità e fragilità, una parola menzionata in altri capitoli d’Isaia (Isaia 1:30; 24:4; 28:1,4; 34:4; 40:6–8).

“Appassiamo” (nabel-qal imperfetto attivo) è semplicemente perdere tutta la forza della vita.

Si riferisce a un azione in corso. 
Il popolo con uno stile di vita di peccato, è privo di ogni forza ed energia vitale, come foglie secche!

Poiché il peccato separa l'uomo dalla fonte della vita, che è  Dio, così appassisce e muore.

“Appassiamo” può riferirsi alle persone sotto il giudizio di Dio come piante morenti, o foglie appassite (cfr. Isaia 1:30; 28:1,4; 40:7).

L’immagine delle foglie appassite indicano:
(b)L’instabilità
Sempre nel v.6 leggiamo: “E la nostra iniquità ci porta via come il vento”.

Alec Motyer scrive:”Il peccato produce decadimento e morte, appassiamo come foglie. C’è una potenziale distruttiva interna al peccato, che ci porta via, ci spazza via”.

Ciò che vediamo è: non sono gli standard del Signore, ma le loro iniquità (cfr. Isaia 1:4) che determineranno il loro destino.

“Iniquità” (ʿāwōn) significa, malvagità, distorsione morale, perversione morale, colpa, punizione.

Questa parola indica il peccato che è particolarmente malvagio, poiché trasmette fortemente l'idea di distorsione, o perversione deliberata (2 Samuele 22:24; Geremia 11:10; 13:22), quindi una colpa (Genesi 15:16; Esodo 20:5; 34:7; Numeri 14:19; Geremia 50:20) accompagnata dalla punizione (Genesi 4:13; 19:15; Isaia 53:11; Ezechiele 35:5; 44:10, 12).

“Ci porta via” (yiśśāʾu- imperfetto attivo) può essere interpretato in modi diversi.

Può riferirsi alla morte, quindi la conseguenza del peccato è la morte.

Oppure può riferirsi a vivere una vita improduttiva senza controllo, in cui sono portati sui sentieri del male dalla loro iniquità.

Possono essere entrambi le interpretazioni.

Il peccatore è influenzato dai suoi peccati, è sotto controllo, schiavo, prigioniero dei suoi peccati (Salmo 1:4-5; Giovanni 8:), e perde il controllo del suo destino e ogni speranza per il futuro, morirà (Romani 6:23)

I peccati ci definiscono e determinano le direzioni che prendono le nostre vite.
John Bunyan disse: “Una perdita affonderà una nave e un peccato distruggerà un peccatore”.

Nella condizione del popolo c’è un:
B)Ibernazione spirituale
Nel v.7 è scritto: “Non c'è più nessuno che invochi il tuo nome, che si risvegli per attenersi a te”.

Alec Motyer scrive: “La vita senza una relazione con Dio è la vita del sonno!

Il popolo era nel letargo spirituale!

“Non c'è” si applica  sia la fatto che non c’è più nessuno che invochi il nome di Dio e che non si risveglia per attenersi a Dio (cfr. Salmo 14:1,3; Isaia 59:15-16).

Si fa ancora riferimento al nome di Dio.

Da Isaia 63:12 in poi, questo è il sesto riferimento al nome di Dio. 

Gli altri cinque riferimenti si riferiscono alla carattere glorioso di Dio rivelato. 

Ma ora Isaia sembra dire che nessuno è consapevole del nome, o carattere glorioso di Dio tanto da invocarlo!

“Invochi il tuo nome” (wĕʾên-qôrēʾ bĕšimkā) si riferisce al fatto che il popolo non prega più Dio: ha smesso di adorarlo (per esempio Genesi 4:26; 13:4, Isaia 43:22), e quindi di confessare  i suoi peccati, di supplicarlo per intervenire e agire in suo favore. 

Il popolo non aveva più una concezione vivace di Dio e non è consapevole di quanto grave sia la sua condizione. 

La sua letargia spirituale era così avanzata da non attenersi a Dio!
Infatti, Isaia prosegue dicendo: “Che si risvegli per attenersi a te”.

Questa frase esprime più della semplice preghiera, è una preghiera seria, intensa, fervente. 

L’immagine che troviamo è quella di svegliarsi dal sonno.

Secondo gli esperti di ebraico, “risvegli” (mitʿôrēr – hitpaèl participio riflessivo) indica un azione continua e rende anche la vita spiritu
ale una responsabilità personale.

Ma evidentemente il popolo è talmente immerso nel letargo spirituale che non riesce nemmeno a risvegliarsi! (cfr. Isaia 51:17). 

Il popolo di cui parla Isaia, era talmente nel peccato da essere così indifferente a Dio, non si preoccupava di  risvegliarsi per attenersi a Dio.

“Attenersi” (haḥzîq- hiphil infinito costrutto)insieme alla preposizione “per” (le) si riferisce allo scopo del risveglio.

“Attenersi” (haḥzîq) significa essere fermo, rigido, intransigente, ostinato (Per esempio Esodo 4:21; 10:20), forte (per esempio Deuteronomio 31:23; Giosuè 1:6-7, 9), afferrare, trattenere (Per esempio Esodo 9:2; Giudici 7:8; 19:4; 2 Samuele 15:5;Neemia 4:16-17; Giobbe 2:3,9; 8:15; 27:6; Isaia 56:2,4,6; Geremia 8:5).

Quindi Isaia sta parlando di risveglio e implicitamente prega affinché il popolo possa afferrare Dio in modo forte, ostinato, intransigente!

Questo è quello che dobbiamo ricercare: dobbiamo risvegliarci dal torpore spirituale per afferrare Dio e non lasciarlo più come ha fatto Giacobbe che non lo ha lasciato finché Dio non lo abbia benedetto (Genesi 32:24-32).

Ma molti membri di chiesa oggi, o sono troppo impegnati nei loro affari, e non riconoscono il problema che il peccato ha causato nella loro vita e chiesa, o semplicemente non se ne curano, o non vogliono essere coinvolti!

Ecco perché dobbiamo pregare che Dio li svegli dal loro letargo, ibernazione spirituale!

Che arrivi loro “la stagione di primavera”, come per gli orsi che li risvegli dal letargo spirituale!

Come Isaia, dobbiamo confessare e ammettere sinceramente il fallimento spirituale della chiesa e pregare Dio, solo Lui ci può aiutare. 

Ecco siamo arrivati all’ultimo punto principale:
III LA CONDANNA DI DIO (v.7) 
Il motivo per cui le persone non invocano il nome di Dio e non si attenevano a Lui, è perché sono sotto la Sua punizione a causa dei loro peccati come vediamo dal contesto (vv.6-7).

Così, Dio giudica il Suo popolo nascondendo la Sua faccia e abbandonandolo alle proprie iniquità.

Quindi vediamo:
A)L’assenza di Dio
Sempre nel v.7 leggiamo: “Poiché tu ci hai nascosto la tua faccia”.

Dio giudica il Suo popolo nascondendogli la Sua faccia (cfr. Isaia 8:17; 47:6; 54: 8; 57:17; 59:1–2; 60:10).

Dio in Isaia 59:1-2, aveva detto che le iniquità dei figli d’Israele li hanno separati da Lui e che gli hanno fatto nascondere la Sua faccia, quindi non sarebbe intervenuto a salvarli e non avrebbe ascoltato più le loro preghiere (cfr. Isaia 57:17).

Il peccato porta all'assenza di Dio, causa una separazione con Dio!

Ma al contrario di tanti altri, Isaia, nonostante Dio li avesse abbandonati, comunque lo invoca e si aggrappa a Lui invocando il Suo aiuto e la Sua benedizione. 

Il credente anche sotto il Suo giudizio, ha sempre il Dio zelante, misericordioso, potente, Padre Salvatore e Signore (Isaia 63:15-16; 64:8) come punto di riferimento e si aspetta che agisca in favore del Suo popolo!

Il secondo aspetto della condanna è:
B)L’abbandono di Dio
Sempre nel v. 7 leggiamo:“E ci lasci consumare dalle nostre iniquità”.

Dio giudica il Suo popolo abbandonandolo nelle sue iniquità (Cfr. Romani 1:18-28).

Anche qui, Isaia ripete lo stesso concetto che aveva detto precedentemente come vediamo in Isaia 63:17.

Dio lascia che il Suo popolo si consumi nei suoi peccati!

“Consumare” (tĕmûgē- imperfetto attivo) indica sciogliersi, cioè passare da uno stato solido a uno liquido, con un’attenzione che questo stato non può resistere alla forza, o al potere esercitato su di esso.

Per esempio questa parola è usata in Amos 9:5 per indicare la potenza del Signore che quando tocca la terra essa si scioglie. (cfr. Salmo 46:6).

Ma qui, il popolo abbandonato a se stesso, è consumato, sciolto dalle sue stesse iniquità, come il fuoco può sciogliere una candela! 

Questo indica  che il popolo non ha il potere e la forza di resistere e combattere contro le sue stesse iniquità.

È solo per il potere di Dio in grado di vincere il peccato e di non essere sconfitto da esso. 

CONCLUSIONE 
Questo testo illustra la profonda peccaminosità del popolo e la conseguenza  del peccato.

La cosa buona è che Isaia prega ammettendo e confessando i peccati, ed è implicito che ci sia una richiesta di perdono, con la certezza della salvezza.

Quando confessiamo i peccati con un sincero pentimento, possiamo aspettarci che la benedizione di Dio scenda su di noi! (Proverbi 28:13, Salmo 32:3-5, Isaia 55:7).

Il peccato è una forza potente che influisce in molti modi sulla vita del peccatore.

Solo Dio può salvarci, liberarci dai nostri peccati, per la Sua sola grazia e questo lo ha fatto in Gesù Cristo!
Non sono le nostre opere! 

Siamo impuri, come un abito sporco, come foglie appassite!

Dio ci è venuto incontro, e grazie al sacrificio e all’intercessione di Gesù possiamo avere una relazione con Lui (Giovanni 14:6; Romani 5:1-11; 8:31-39; Ebrei 7:25).

In Gesù i nostri peccati sono perdonati (Matteo 26:28; Efesini 1:7-8; Ebrei 9:14,26; 1 Giovanni 1:8-2:2).

Ora, un credente che è stato perdonato in Gesù Cristo, che ha sperimentato la misericordia di Dio sarà a Lui consacrato! (cfr. Romani 12:2; 2 Corinzi 5:14-16; 1 Pietro 1:14).

Seguirà gli standard non di questo mondo, ma quelli di Dio!

Metterà Dio al primo posto, e lo servirà in modo esclusivo, totale e radicale!

Il credente ha ricevuto lo Spirito Santo e con il Suo aiuto importante e indispensabile possiamo responsabilmente (1 Corinzi 9:25-27; 1 Pietro 1:13-20), vincere le tentazioni di ogni giorno (Romani 8:9-17; Galati 5:16-24), non abbiamo scuse (1 Corinzi 10:13).

Noi abbiamo tutti gli strumenti necessari per vincere il peccato.

Allora sta a noi appropriarci della potenza spirituale che è nostra in Gesù Cristo e nello Spirito Santo. 

Non abbiamo bisogno di chiedere lo Spirito Santo a Dio se siamo veri cristiani, dobbiamo solo lasciarlo operare nella nostra vita, quando rinunciamo al nostro io e ci affidiamo totalmente all’opera dello Spirito Santo in noi!

Ora se sei in un momento di torpore, di letargia spirituale, se credi che la tua vita, come quella della chiesa, sia lontana dagli standard di giustizia di Dio; se sei lontano dalle vie del Signore, se ti sei smarrito, se non ha il primo posto nella tua vita, o se pensi che la chiesa sia in un’ibernazione spirituale, allora è arrivato il momento di pregare, per la liberazione!

Nella preghiera per un risveglio noi dobbiamo confessare i nostri peccati!

Oswald J.Smith scriveva: “Fintanto che l’iniquità esiste tra la gente che adora Dio, e questa non viene alla luce e non viene confessata, lo Spirito Santo non potrà condurre un risveglio”. 

Se siamo sotto giudizio di Dio, non dobbiamo essere scoraggiati, ma dobbiamo continuare a guardare a Dio come ha fatto Isaia facendo confessando i nostri peccati, ma anche per quelli della comunità e della nazione dove viviamo!

Così sperimenteremo di nuovo la benedizione di Dio!


Commenti

Post popolari in questo blog

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”.
In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore. Noi nei…

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5).

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5). “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello”. Verso la fine del 1800 l’astronomo più illustre del mondo, Sir Percival Lowell, era certo c'erano che vi erano canali su Marte. Con il suo telescopio gigante in Arizona, osservava Marte, e vedeva dei canali. Egli era convinto che questi fossero la prova di vita intelligente sul pianeta rosso, forse una razza più antica, ma più saggia di umanità. Le sue osservazioni avevano guadagnato ampia accettazione e nessuno osava contraddirlo. Da quel momento le sonde spaziali hanno orbitato Marte e sono sbarcate sulla sua superficie. L'intero pianeta è stato ma…