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Salmo 3:1-2: La tribolazione di Davide.

Salmo 3:1-2: La tribolazione di Davide.
Noi possiamo essere scoraggiati, provati, perseguitati, ostacolati, ma ciò che noi chiamiamo ostacoli, sono probabilmente le opportunità che Dio ci manda, come nel caso di Davide, opportunità di cercare Dio e di rafforzare la nostra fede.

Il Salmo 3 ci dice che Davide si trova in una situazione difficile, è tribolato; ci dice che nonostante gli innumerevoli nemici che sono insorti contro Davide, lui trova fiducia nell'immediata protezione e salvezza del Signore.

Questo è il modo di affrontare gli ostacoli, la persecuzione, le prove della vita: guardare al Signore con fede.

Noi, oggi, mediteremo solo i vv.1-2 che ci parlano della moltitudine dei nemici di Davide, e della loro malignità.


Cominciamo con la:
I MOLTITUDINE DI NEMICI
Nel v.1 leggiamo: "O SIGNORE, quanto sono numerosi i miei nemici! Molti son quelli che insorgono contro di me". 

Il salmo inizia con un grido di dolore indirizzato al Signore che ha tanto da dirci. 

Rolf A. Jacobson riguardo l’invocazione “O Signore”, scrive: “Questo indirizzo personale a Dio è molto più di una semplice apertura formale a una preghiera”. 

L’indirizzo: “O Signore” stabilisce un contatto dinamico con Dio coinvolgendolo come sottolineato dallo studioso Westermann che dice: “Tramite l'indirizzo viene stabilito un contatto che rende possibile parlare a Dio ... Se una persona chiama Dio con il suo nome - o viceversa - succede qualcosa in quel momento”. 

In questo caso, quello che succede è che il salmista coinvolge Dio nel suo dramma e nel dolore della sua brutta situazione.

Ed è proprio quello che c’invita a fare Paolo (Filippesi 4:6), o Pietro (1 Pietro 5:6-7), quello di portare al Signore le nostre ansie, le nostre preoccupazioni consapevoli che Dio si prenderà cura di noi. 

Quando Pietro scrisse la sua prima lettera, i credenti avevano motivo di essere ansiosi.
La loro ansia derivava dal professare la fede in Cristo in una società politeistica ostile alle rivendicazioni esclusive del Vangelo, riguardo a Gesù Cristo. 

Le ansie dei cristiani dell’Asia Minore potevano essere la perdita di status e rispetto, la perdita della posizione familiare, la perdita di amici, forse persino la perdita del proprio sostentamento e, in casi estremi, della propria vita.

Pietro invita  i cristiani dell'Asia Minore, ma anche noi oggi, di umiliarci sotto la potente mano di Dio, affinché c’innalzi a suo tempo, gettando (epirrhipsantes-), cioè trasferendo le nostre preoccupazioni su Dio. (1 Pietro 5:6-7).

“Gettare” (epirrhiptō) nel greco classico aveva il significato di gettare le cose a terra, per liberarsene, ma qui le preoccupazioni vanno gettate su Dio, perché si prende cura di noi, ci sosterrà dice Pietro (1 Pietro 5:7; cfr. Salmo 55:22).

Dio non è indifferente, né crudele!
Ha compassione dei suoi figli e li sosterrà in ogni angoscia! (Salmo 9:9; 46:1-3; 121; Isaia 41:10; 43:1-4; Atti 26:22; Ebrei 13:6).

Prima di tutto vediamo:
A)La gravità 
Nel v.1 leggiamo: "O SIGNORE, quanto sono numerosi i miei nemici! Molti son quelli che insorgono contro di me". 

Noi vediamo:
(1)La quantità dei nemici.
Questa è un’affermazione solenne (quanto - māh) sottolinea la gravità della situazione di Davide. 

Davide aveva  “numerosi” (rāḇaḇ) nemici (v.1), “molti” (raḇ), erano insorti contro di lui e lo scoraggiavano (vv.1-2).

“Molti”  indica una ripetizione appassionata e meravigliata (Salmi 104:24; Isaia 8:1), enfatizzata non solo per esporre la gravità del pericolo, ma si cerca di attirare e persuadere il Signore a intervenire. 

“Nemici” (ṣar) indica ristrettezza, in senso di oppressione, angoscia, miseria. 

Si riferisce a uno spazio, o a un oggetto stretto, non largo, con una piccola distanza (Numeri 22:26). 

Questa parola veniva usata in senso figurato per il dolore e l'angoscia di una persona; per l'oppressione, la sensazione di essere circondato (Deuteronomio 4:30; Giobbe 7:11; 15:24). 

Descriveva le oppressive condizioni politiche, economiche e militari subite da un gruppo, o un popolo, o una nazione (Giudici 11:7). 

Questa parola indicava un nemico, un avversario, un oppressore (Genesi 14:20; Numeri 10:9). 

Le nazioni e gli individui possono essere i propri avversari (Numeri 24:8; Deuteronomio 32:27,41,43; 33:7; 2 Samuele 24:13; Amos 3:11). 

Questa parola deriva da una radice che enfatizza la ristrettezza, o la costrizione, l’ostilità.
Il riferimento potrebbe essere la lotta militare corpo a corpo nel vivo della battaglia. 

Si può quasi avvertire il panico del salmista, come se si muovesse in uno spazio ridotto, oppresso, cercando una via d'uscita, ma vede solo la moltitudine di nemici che lo circondano, e non gli danno una via di fuga, e si spingono sempre più vicino, sul punto di sopraffarlo, ed è prossimo alla morte!

Espressioni simili si trovano in altre parti dei Salmi ( Salmo 22:16-18; 25: 19; 31:13 ; 38:19; 56:2; 69:4; 119: 157).

Noi vediamo:
(2)L’ostilità dei nemici
Il significato di base di “insorgono” (qamim) è l'azione fisica di alzarsi (Genesi 19:33,35; Rut 3:14); o il risultante fine di quell'azione, lo stare in piedi (Giosuè 7:12, 13), ma come qui, indica essere ostile (Giudici 9:18, 1 Samuele 22.8),  indica ogni minaccia dei nemici che possono rappresentare per una persona (cfr. Salmo 54:5; 86:14). 

Quindi le opposizioni dei nemici che insorgono contro Israele (cfr. Deuteronomio 28:7).

In questo contesto i nemici sono all'interno d’Israele, contro il re Davide.

Noi vediamo che Davide prende sul serio i suoi nemici, è preoccupato.

Consideriamo ora:
B)La contrarietà 
Spurgeon disse: “I problemi arrivano sempre in stormi: sì, il dolore ha una famiglia numerosa”.
Quando arriva un problema di solito, non arriva mai da solo!

Forse l'elemento principale dell'angoscia di Davide era il fatto che all'improvviso i suoi nemici si erano moltiplicati enormemente. 

“Numerosi” (rāḇaḇ)  si riferisce che sono molti, che aumentano, o si moltiplicano (cfr. Genesi 6:1; 18:20). 

Quindi, il nemico non è solo numeroso ma si moltiplica costantemente. 

Davide non sta raccontando una circostanza statica di oppressione, ma una situazione pericolosamente crescente che lo minaccia seriamente gravemente da vicino. 

Così “numerosi” e “molti”  rappresentano la crescente opposizione di nemici contro Davide,  con a capo il figlio Absalom che aveva coinvolto migliaia di persone contro il padre, Davide! 

Perciò il salmo è stato composto da Davide quando fuggiva dal figlio Absalom che lo voleva detronizzare (cfr. 2 Samuele 15-19), infatti c’era una congiura che si rafforzava  sempre di più contro Davide, i nemici si moltiplicavano attorno ad Absalom il figlio di Davide. 

Quello che era iniziato senza fare troppo rumore, con la ribellione segreta del figlio si è tramutata in un vera e propria rivolta pubblica da parte di molti d’Israele tanto da mettere paura a Davide come leggiamo in 2 Samuele 15:12-17: "Mentre offriva i sacrifici, Absalom mandò a chiamare Aitofel, il Ghilonita, consigliere di Davide, perché venisse dalla sua città di Ghilo. La congiura si rafforzava e il popolo diventava sempre più numeroso attorno ad Absalom.  Venne a Davide un messaggero, che disse: 'Il cuore degli uomini d'Israele si è volto verso Absalom'.  Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme:'Alzatevi, fuggiamo; altrimenti, nessuno di noi scamperà dalle mani di Absalom. Affrettatevi a partire, affinché, con una rapida marcia, non ci sorprenda, piombandoci rovinosamente addosso e mettendo la città a fil di spada'.  I servitori del re gli dissero: 'Ecco i tuoi servi, pronti a fare tutto quello che piacerà al re, nostro signore'.  Il re dunque partì, seguito da tutta la sua casa, e lasciò dieci concubine a custodire il palazzo.  Il re partì seguito da tutto il popolo, e si fermarono a Bet-Merac'".

Sembra che quello che vivesse Davide sia lontano da noi, e in un certo senso è vero, ma quando noi prendiamo una posizione coraggiosa per Cristo, avremo dei nemici: sia in famiglia, sia nella cerchia delle amicizie, sia negli affari,  e così via. 

Gesù disse ai suoi discepoli in Giovanni 16:32-33: "L'ora viene, anzi è venuta, che sarete dispersi, ciascuno per conto suo, e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.  Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo".

Billy Graham disse: “È innaturale che il cristianesimo sia popolare”.

La persecuzione nel Nuovo Testamento perché si era discepoli di Gesù Cristo, era normale, ma era una beatitudine e un motivo di gioia, una grazia (Matteo 5:11-12; Atti 14:22; Filippesi 1:29; 2 Timoteo 3:12); ed era considerata un onore (Atti 5:41).

Matthew Henry scriveva: “I seguaci di Cristo non possono aspettarsi un trattamento migliore nel mondo rispetto al loro Maestro”.

Gesù disse ai discepoli: “Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me.  Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia.  Ricordatevi della parola che vi ho detta: ‘Il servo non è più grande del suo signore’. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.  Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato” (Giovanni 15:18-21).

Inoltre vediamo:
II LA MALIGNITÀ DEI NEMICI
Nel v. 2 è scritto: "Molti quelli che dicono di me: 'Non c'è più salvezza per lui presso Dio!'" 

Queste parole dei nemici, sono parole di disprezzo, ma la citazione da parte di Davide, ha lo scopo  di indurre il Signore a dimostrare la Sua potenza contro tutte le previsioni sicure, presuntuose e arroganti degli avversari. 

L’arroganza non è solo verso Davide, ma anche verso Dio come ci ricorda Mays quando dice: “L'ipotesi, o l'intenzione, o l'affermazione che non c'è aiuto per un altro in Dio non è solo un attacco a un altro essere umano; è una presunzione limitante e arrogante contro Dio”.

Questi uomini, come avviene ancora oggi, hanno usato parole ben calcolate per ferire Davide nel suo essere più intimo, cioè nella sua stessa anima.

Infatti “me” (nephesh) è “anima” e qui indica la parte più intima, l'essere essenziale della vita di una persona. 

Parlare all’anima significa considerare le credenze, i bisogni, i desideri e le speranze più profondamente radicate che caratterizzano una persona completamente: fisicamente, emotivamente e spiritualmente. 

Parlare all’anima di un altro è cercare di esercitare influenza e controllo su quella persona al livello più profondo (cfr. Salmo 11:1; 35:3). 

“Non c'è più salvezza per lui presso Dio!" è un'arma mortalmente pericolosa contro l'anima.

Queste sono parole mortali come spade e frecce (cfr. Salmo 64:3), morte e vita sono in potere della lingua (Proverbi 18:21) altamente scoraggianti per una persona.

Gerard H. Wilson scrive: “I molti nemici del salmista si precipitano insieme per spegnere la sua vita, il loro grido ha lo scopo di scuoterlo fino alle radici stesse, per lasciarlo nudo e vulnerabile al loro attacco: ‘Dio non lo libererà’”.

Questo attacco doveva essere doloroso e scoraggiante per Davide, ma il re non perse la fiducia nel Signore (vv.4-8). 

Molte persone attaccano gli altri, mirando alle loro anime, per abbatterli, emettono invettive calcolate sia per incoraggiare se stessi sia per demoralizzare gli altri.

Non so, se ti è mai capitato di subire degli attacchi verbali che hanno devastato la tua anima e per giorni, se non anni ti hanno demoralizzato!

Davide ne è uscito vivo con la preghiera di fede al Signore! 

Seguiamo il suo esempio di fede! 
Questo ci vuole insegnare questo salmo!

A Dio dobbiamo sempre guardare, in modo particolare quando siamo nella prova, nelle difficoltà, come c’insegnano i Salmi, ma anche il resto della Bibbia!

Ma vediamo:
A)L’accezione.
“Non c'è più salvezza per lui presso Dio!" 

Il punto della malvagità dei nemici di Davide è  nell'accusa che “non c’è più salvezza per lui presso Dio”.

Qual è il significato?
 “Salvezza” (yešûʿāh) si riferisce alla liberazione dalla distretta, o da un pericolo, quindi vittoria, prosperità. 

Nella sua origine, questa parola ha probabilmente il significato di "essere ampio, spazioso" quindi "rendere ampio, spazioso", "fare spazio a qualcuno", in contrasto con “l’essere affollati insieme, compressi". 

Lutero diceva: “Poiché l'angoscia è la nostra ristrettezza che ci preme e ci rende tristi, così l'aiuto di Dio è la nostra stanza ampliata che ci rende liberi e felici”. 

“Salvezza”, allora quì è  la liberazione dalla distretta, dalla restrizione , dall’oppressione, è avere spazio,  spazio per respirare, manovrare, forse persino sfuggire, essere libero.

“ Non c’è più salvezza per lui presso Dio”:
(1) Potrebbe essere che la situazione critica in cui si trova il salmista non presenta vie di scampo.
Il salmista è senza speranza; non c'è scampo dalla sua angoscia.
(2) Potrebbe anche essere il giudizio beffardo e cinico di uno schernitore.
Il senso è: il Dio di questo illuso non sarà di alcun aiuto nelle difficoltà in cui si trova.

(3) Potrebbe anche essere un’accusa.
Il senso è: Davide non ha alcun diritto d’invocare Dio e di aspettarsi il suo aiuto.

Qualunque possa essere il significato specifico della frase, essa vuol dire, in  ultima analisi, per i suoi nemici che Davide è senza Dio e, quindi, senza speranza. 

Perciò i nemici si beffano di lui e questo è accaduto a Davide quando fuggiva dal figlio. 

Per esempio in 2 Samuele 16:5-8 è scritto: "Quando il re Davide fu giunto a Baurim, uscì di là un uomo, imparentato con la famiglia di Saul, di nome Simei, figlio di Ghera. Egli veniva avanti pronunziando maledizioni e gettando sassi contro Davide e contro tutti i servitori del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti gli uomini valorosi stavano alla destra e alla sinistra del re.  Simei, malediceva Davide, dicendo: 'Vattene, vattene, uomo sanguinario, scellerato!  Il SIGNORE fa ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale tu hai regnato; il SIGNORE ha dato il regno nelle mani di Absalom, tuo figlio; e ora hai le sciagure che ti sei meritato, perché sei un uomo sanguinario'". 

L’accusa è che Davide è un uomo sanguinario e Simei concluse che il re era stato abbandonato da Dio. 
Se andiamo a vedere la storia di Davide, nel momento in cui peccò di adulterio con Bat-Sceba e di omicidio con il marito di lei (2 Samuele 11); cominciò ad avere guai in famiglia (2 Samuele 12:15-14:33); il suo regno cominciò a barcollare per la ribellione  del figlio Absalom (2 Samuele 15:1-19:43) e fu costretto ad abbandonare Gerusalemme e aspettare fuori la propria nazione in Giordania (2 Samuele 17:24). 

Ecco perché Simei pensa che Dio abbia abbandonato Davide. 

I suoi nemici erano sicuri che Dio non sarebbe stato più con lui, perché Davide aveva peccato! 

Ecco il significato del v.2: "Molti quelli che dicono di me: 'Non c'è più salvezza per lui presso Dio!'" 
Ma questo passo di Davide, ci ricorda Gesù che è stato insultato similmente quando era in croce. 

In Matteo 27:43-44 è scritto:  “Si è confidato in Dio: lo liberi ora, se lo gradisce, poiché ha detto: ‘Sono Figlio di Dio’.  E nello stesso modo lo insultavano anche i ladroni crocifissi con lui”. 

I nemici di Gesù non erano solo chi lo aveva crocifisso, o i due ladroni che lo hanno insultato, i nemici erano innumerevoli, tanti da non poter essere calcolati: le legioni dei nostri peccati, gli eserciti di demoni, l’esercito dei dolori fisici e spirituali, tutti gli alleati della morte e dell'inferno, erano contro Gesù Cristo!

Eppure, Gesù li ha vinti per me e per te!!
Dobbiamo essergli sempre grati!

Vediamo ora:
B)Gli attacchi 
Noi credenti in un periodo di tribolazione possiamo avere tre attacchi da parte dei nemici scettici.

(1) Il primo attacco è che Dio ci ha abbandonato perché stiamo soffrendo.

(2) Il secondo attacco è che non meritiamo l’attenzione di Dio.

(3) Il terzo attacco è che di conseguenza noi dovremmo abbandonare la nostra fede e rivolgersi altrove per l’aiuto.

“Non c’è più salvezza per lui presso Dio” è un’arma pericolosa e letale contro l’anima, poiché quando ci troviamo in una situazione già difficile, tendiamo a scoraggiarci e questo tipo di attacco può insinuare il dubbio, l’ansia e il senso di colpa perché c’è qualcosa nella nostra vita che non onora il Signore. 

Contro quest’arma non ci sono né ragionamenti, né consigli, né procedure in grado di neutralizzarla, l’unica arma è conoscere e credere alla verità di Dio, e fidarsi di Lui.

Consideriamo ora:
C)Le alternative.
Ogni volta che le avversità colpiscono una persona, questa deve fare una scelta: o girare le spalle a Dio, o rivolgersi a Dio. 

O crogiolarsi e lamentarsi nella sofferenza, giustificando la propria incredulità, oppure usare la sofferenza come trampolino di lancio per andare a Dio.

Davide ci vuole incoraggiare a guardare a Dio, l’attacco al posto di indebolirlo lo ha fortificato, perché fu occasione per guardare e per rivolgersi ancora una volta a Dio in  preghiera come vediamo dai vv.3-4: “Ma tu, o SIGNORE, sei uno scudo attorno a me, sei la mia gloria, colui che mi rialza il capo.  Con la mia voce io grido al SIGNORE, ed egli mi risponde dal suo monte santo. Pausa”.

Le circostanze avverse ci devono  spingere a cercare Dio in preghiera!

Davide prega in questo modo perché Dio  smentisca la menzogna che per lui “non c’è più salvezza in Dio”! 

Davide non credeva a questa menzogna dei suoi nemici!
La preghiera rinnova la nostra consapevolezza di Dio e quindi rafforza la nostra fede! 

Le difficoltà spingono Davide a pregare Dio e non ad allontanarsi da Lui sfiduciato. 

Un vero cristiano quando soffre, la sua sofferenza lo porta tra le braccia di Dio!
Non lo separa da Dio!

Le difficoltà non allontanano il credente da Dio, anzi lo avvicinano a Lui. 

Giacomo 1:2-3 dice: "Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo alle dodici tribù che sono disperse nel mondo: salute. Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza". 
Un predicatore ha predicato la parola di Dio in un grande salone di Chicago. Alla fine del servizio, si alzò fra gli ascoltatori un operaio e, davanti a tutti, si rivolse al predicatore dicendogli: "Per lei è facile parlare dell’amore di Cristo e del sostegno che dà, ma vorrei vedere che cosa farebbe se avesse, come me, perso la moglie e se i suoi figli reclamassero la mamma che non tornerà più". Poco tempo dopo, l’evangelista perse la moglie in un incidente ferroviario e il suo corpo fu portato a Chicago per i funerali. Il servizio funebre era appena terminato, il povero marito si avvicinò alla bara e con voce  rotta disse: "L’altro giorno proprio qui, a Chicago, qualcuno mi ha detto che, se avessi perso la moglie e se i miei figli piangessero la loro madre, Cristo non mi basterebbe più. Se quell’uomo fosse qui potrei affermargli che Cristo mi basta, sono affranto, ma Cristo mi consola, non piango come quelli che non hanno speranza". Quell’uomo, l’operaio era presente, si avvicinò all’evangelista e si mise in ginocchio e disse: "Se Gesù può aiutare lei, aiuterà anche me, voglio appartenergli".

Se stai attraversando un momento difficile, o quando lo attraverserai, ricorda Gesù Cristo è sufficiente! Affidati a Lui!

Inoltre per combattere e superare la menzogna: ”Non c'è più salvezza per lui presso Dio!”, dobbiamo ricordare la provenienza di questa menzogna: cioè il diavolo, il padre della menzogna (Giovanni 8:44) e quindi devi prendere lo scudo della fede per difenderti dai suoi attacchi (Efesini 6:16).

Quante volte il diavolo ci sussurra alle nostre orecchie le sue menzogne?
“Hai peccato, Dio non ti ascolta!”

“Non meriti niente da Dio, fai solo schifo!”

“Prega quanto vuoi, ma Dio non ti ascolta!”

Questo lo fa affinché noi possiamo essere messi nella condizione di non combattere più spiritualmente, di scoraggiarci, di toglierci quella forza di servire Dio, di dubitare di Lui, di renderci inefficaci!

Il diavolo ci attacca anche, usando le persone con la menzogna, l’antidoto è conoscere la verità rivelata nella Bibbia e riposarsi nelle promesse di Dio!

Dobbiamo conoscere bene la Bibbia, la verità che ci rivela e crederla, e fare attenzione agli attacchi degli scettici che sommata alla nostra possibile vulnerabilità dovuta all’insicurezza, e anche a volte, all’incoerenza, possono essere velenosi per la nostra anima e per la nostra fede!

Quando il male di questo mondo esplode su di noi e quando la nostra fragilità e i nostri compromessi diventano sempre più evidenti, la menzogna: ”Non c'è più salvezza per lui presso Dio!” può suonare come la verità.

Infine vediamo:
D)L’accompagnamento.
Sia al v.2, che al v.4 e v.8, leggiamo la parola: “Pausa”.

“Pausa” (selāh) è stato interpretato in modi diversi: una notazione musicale per indicare una pausa.

Oppure era un termine tecnico per indicare un cambio di accompagnamento musicale più forte, o in crescendo.

Oppure identificava semplicemente la fine di una strofa, di un intermezzo musicale, o la ripetizione dall’inizio. 

Oppure era un segno liturgico per alzare la voce, o le mani in preghiera, o o gli occhi, o per prostrarsi, o per dire: “Amen”, o “Alleluia”.

È stato anche interpretato che alla fine di una strofa, i Leviti   rispondevano per lodare il Signore perché la sua bontà dura in eterno (cfr. 1 Cronache 16:41).

Molti studiosi sono del parere che “pausa” (selāh) era prima di tutto una notazione musicale, ma la maggior parte di loro, afferma anche che è inserito in quei punti in cui è auspicabile una pausa per il cantante, o il lettore del salmo in modo che l'ultima affermazione, o il pensiero nel suo insieme erano meditati prima del pensiero successivo.

Quindi dobbiamo riflettere sulla parola di Dio per onorarlo secondo la Sua verità, e quando cantiamo in un culto di adorazione al Signore canti secondo la Sua verità, dobbiamo riflettere su ciò che stiamo cantando, per rafforzare la nostra fede per la gloria di Dio!

CONCLUSIONE
Noi abbiamo visto che l'attacco che Davide ha dovuto subire, non era solo contro la sua dignità e il suo onore, ma  minava anche la sua stessa fiducia nel Dio della sua salvezza.

Questo salmo ci fa capire che la vita dei fedeli non è priva dagli attacchi di altre persone!

Viviamo in un mondo in cui gli abusi verbali, psicologici e persino fisici sono all'ordine del giorno.

Questo può avvenire da sconosciuti, da colleghi di lavoro, dalla famiglia stessa, dagli amici, anche dai membri della chiesa che frequentiamo!

Nessuno di noi desidera essere attaccato, a nessuno di noi piace quest’esperienza.

Quando siamo attaccati è brutto, soprattutto se lo siamo da quelli che conosciamo e di cui ci fidiamo, che ci conoscono bene e che sfruttano i nostri punti deboli.

Inoltre possiamo perfino dubitare che Dio ci gira le spalle, quando consideriamo che questi attacchi possano essere giusti!

Così non solo viene ferita la nostra dignità e stima, ma le accuse tipo quelle fatte a Davide, ci possono creare anche incertezze, quando soprattutto sappiamo di essere in difetto.

Di conseguenza, pensiamo che Dio ci giri le spalle, ci nasconda il Suo volto, crediamo alle parole dell’accusatore anche se sono ben motivate,  pensiamo che “Dio non ci salverà".

Ma dobbiamo guardare a Dio in preghiera, come Davide c’insegna in questo salmo (vv.3-8), e credere a quello che Dio pensa di noi in Cristo, a come ci vede in Cristo!

Il nostro onore e la nostra dignità, non devono dipendere dalla visione di satana e delle persone, ma da quella divina!

Se il nostro onore e dignità dipendono dagli uomini, diventiamo instabili, perché ciò che pensano le persone - sono anche loro fallibili - su di noi è mutevole, instabile!
Oggi le persone ci possono innalzare, e domani ci possono umiliare!

Noi dobbiamo considerare la verità, ciò che Dio pensa di noi, e quale sia  la nostra identità e condizione, attraverso il sacrificio e l’intercessione di Gesù Cristo!

Romani 8:31-34 dice: “Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?  Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?  Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi”.

Noi dobbiamo ricordare questi tipi versetti come anche di Zaccaria 3:1-4:
“Mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, che stava davanti all'angelo del SIGNORE, e Satana che stava alla sua destra per accusarlo.  Il SIGNORE disse a Satana: ‘Ti sgridi il SIGNORE, Satana! Ti sgridi il SIGNORE che ha scelto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone strappato dal fuoco?’ Giosuè era vestito di vesti sudicie, e stava davanti all'angelo.  L'angelo disse a quelli che gli stavano davanti: ‘Levategli di dosso le vesti sudicie!’ Poi disse a Giosuè: ‘Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità e ti ho rivestito di abiti magnifici’”.

Noi non dobbiamo nascondere i nostri abiti sporchi, ma dobbiamo anche ricordare che in Gesù Cristo, siamo rivestiti di abiti di giustizia e puliti! (per esempio 1 Corinzi 1:30-31).

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