Aggeo 2:1-3: Un paragone sconfortante.

Aggeo 2:1-3: Un paragone sconfortante.
Il primo capitolo di Aggeo, si conclude con lo zelo del popolo ripristinato, e l’inizio dei lavori di ricostruzione del tempio iniziato il ventiquattresimo giorno del sesto mese (Aggeo 1:15). 

Ma questo capitolo si apre dicendoci che meno di un mese dopo, il ventunesimo giorno del settimo mese, la situazione è cambiata di nuovo.

Lo spirito zelante era evaporato e aveva lasciato il posto a un'aria di sconforto e depressione.

Questi versetti fanno parte del secondo messaggio di Aggeo che termina al v.9.

I vv.1-3 ci fanno capire che il popolo è scoraggiato a causa del confronto tra la gloria del tempio prima dell’esilio e il suo attuale stato.
I vv.4-9 invece ci parlano dell’incoraggiamento a continuare a lavorare nella ricostruzione del tempio considerando la presenza di Dio, e quindi le Sue promesse future che riguardano la gloria del tempio.

Dunque, i vv.1-3 ci parlano dello scoraggiamento che ha toccato la popolazione al tempo di Aggeo.

Uno spirito scoraggiante non è di nessun beneficio per nessuno.

Lo scoraggiamento può essere devastante non solo per se stessi, ma anche per gli altri.


Ed è per quest’ultimo motivo un uomo una volta fu processato e condannato a un anno di reclusione per essere stato uno “scoraggiante”.
Accadde durante la guerra boera durante l'assedio di Ladysmith. Le sorti della città e della guarnigione erano in bilico. Questo civile andò tra le linee pronunciando parole scoraggianti agli uomini di guardia. Non andò a combattere, era solo uno scoraggiante, e questo in un momento critico. 
La corte marziale ha ritenuto un crimine pronunciare parole scoraggianti in un'ora del genere.

Lo scoraggiamento, la delusione, e così via, toccano spesso le nostre vite. 

Chi più chi meno, sappiamo tutti, che cos’è lo scoraggiamento, che possa essere lieve, o profondo.

Anche i cristiani si scoraggiano.

John R. W. Stott disse: “I principali rischi professionali del cristiano sono la depressione e lo scoraggiamento”.

Quando siamo scoraggiati perdiamo le motivazioni e non abbiamo voglia di fare nulla!!

Charles H. Spurgeon disse: “Lo scoraggiamento ... s’insinua nel mio cuore e mi fa andare pesantemente al mio lavoro ... È terribilmente debilitante”. 

Quando siamo scoraggiati tutto sembra inutile, sembra che non ci sia speranza, sembra che i problemi, o le difficoltà siano montagne impossibili da superare. 

Quando uno è scoraggiato, vede tutto buio!

Allora è chiaro, e non c’è da meravigliarsi se il diavolo cercherà in tutti i modi di scoraggiarci e di deprimerci.

Il diavolo, secondo la leggenda, un tempo pubblicizzava i suoi strumenti in vendita all'asta pubblica. Quando i potenziali acquirenti si riunirono, c'era uno strumento dalla forma strana che era etichettato: “Non in vendita”. Alla domanda per spiegare perché fosse così, il diavolo rispose: “Posso risparmiare i miei altri strumenti, ma questo non posso risparmiarlo. È l'attrezzo più utile che ho. Si chiama ‘scoraggiamento’, e con esso posso farmi strada in cuori altrimenti inaccessibili. Quando inserisco questo strumento nel cuore di un uomo, la strada è aperta per piantare tutto ciò che posso desiderare“.

Noi vediamo una:
I NUOVA PREDICAZIONE (vv.1-3)
Consideriamo:
A)La data (v.1)
Nel v.1 leggiamo:”Il giorno ventuno del settimo mese”. 
Il secondo messaggio profetico è trasmesso il giorno ventuno del settimo mese del calendario ebraico, ciò corrisponde al 17 Ottobre, cioè quasi un mese (27 giorni) dopo l'inizio dei lavori al tempio (Aggeo 1:15), quindi nel secondo anno del re Dario nel 520 a.C.

Nel calendario ebraico, il settimo mese (Tishri, o Etanim – corrisponde al nostro settembre-ottobre) includeva diverse feste (Levitico 23:23–43), e quindi accorrevano molte persone a Gerusalemme.

In questo modo il messaggio profetico raggiungeva molte persone che provenivano da tutto il paese e non solo da Gerusalemme.

Questo giorno corrisponde al settimo giorno, il penultimo giorno della Festa dei Tabernacoli, o delle Capanne, una festa gioiosa e di ringraziamento che si celebrava in onore di Dio per la Sua provvidenza attraverso il raccolto,  e quindi la garanzia della fedeltà e della bontà di Dio alle sue promesse (Esodo 23:16; 34:22; Levitico 23:33-36; Deuteronomio 16:13-15).

In questa festa si commemorava la liberazione, la protezione e l’assistenza di Dio durante il viaggio nel deserto quando fu liberato dall’Egitto verso la terra promessa.

Quindi con la festa dei Tabernacoli si ricordavano le grandi opere di Dio che aveva fatto in passato.

La popolazione alloggiava in capanne per ricordare quando il popolo di Dio uscì dall’Egitto (cfr. Esodo 23:14–17; Levitico 23:33–43; Deuteronomio 16:13–15; 31:9–13; Aggeo 2:5). 

Questa festa era strettamente associata al tempio (cfr.  1 Re 8:2,41–43,65; Esdra 3:1–4).

Era anche una festa che includeva lo straniero (per esempio Deuteronomio 16:13–15), un tema rilevante più avanti in questo discorso profetico con l'inclusione delle nazioni (v. 7).

Vediamo:
B)L’autore (v.1)
Nel v. 1 leggiamo ancora:”La parola del SIGNORE fu rivelata per mezzo del profeta Aggeo”.

Come nel primo messaggio, c'è un'enfasi sull'origine divina della parola profetica di Aggeo.

L’autore della profezia, dunque, è il Signore che si rivela al popolo per mezzo del profeta Aggeo.

Aggeo è stato il tramite nella comunicazione tra il Signore e il popolo, ha comunicato ciò che aveva ricevuto, quello cioè che voleva  il Signore che  comunicasse.

Quindi, sebbene Aggeo fosse il canale attraverso il quale il messaggio sarebbe fluito, il messaggio era del Signore.

Anche oggi Dio usa la predicazione per trasmettere il Suo messaggio e lo tramite i Suoi servi (per esempio Marco 16:15; Romani 10:14-15; 1 Corinzi 1:21; 1 Timoteo 4:13).

In questa nuova predicazione vediamo:
C)I destinatari(v.2)
Nel v. 2 leggiamo: “Parla ora a Zorobabel, figlio di Sealtiel, governatore di Giuda, a Giosuè, figlio di Iosadac, sommo sacerdote, e al resto del popolo, e di loro”.

I destinatari del messaggio sono il governatore e il sommo sacerdote (v.1) e il resto del popolo che avevano precedentemente risposto positivamente al primo messaggio di Aggeo e si erano messi all’opera per la ricostruzione del tempio (Aggeo  1:12,14).

Consideriamo ora:
II LA NATURA DEL PARAGONE (v.3). 
Nel v. 3 vediamo che Aggeo fa un paragone.
Noi così leggiamo: “Chi c'è ancora tra di voi che abbia visto questa casa nel suo primo splendore? E come la vedete adesso? Così com'è non è forse come un nulla ai vostri occhi?”

Il profeta inizia il suo messaggio sul sito del tempio che era il centro cultuale delle feste ponendo tre domande che ci fanno capire ciò che pensava la popolazione e quale fosse lo stato d’animo. 

Vediamo allora prima di tutto:
A)La circostanza.
Il popolo era sconfortato.

Prima di tutto consideriamo:
(1)La prima domanda.
“Chi c'è ancora tra di voi che abbia visto questa casa nel suo primo splendore?”

Questa domanda è per coloro che avrebbero potuto essere abbastanza grandi (forse settanta, oppure ottant’anni) da aver assistito allo splendore relativo del tempio di Salomone al momento della sua distruzione da parte di Nabucodonosor nel 587 a.C, cioè sessantasette anni prima, ed è probabile che alcuni di loro erano stati anche esiliati e ritornarono in Giudea nel 536 a.C.
Il popolo iniziò con grande entusiasmo a costruire il tempio (cfr. Esdra 3:1-4:5), ma a causa dell’opposizione dei popoli confinanti e per l’indifferenza degli stessi Giudei, il lavoro fu abbandonato per sedici anni (Esdra 4:1-24).

“Splendore” (kābôd) è gloria.
Il tempio di Salomone era stato glorioso sia nel senso materiale e sia in virtù della presenza della stessa “gloria” del Signore di Yahweh (cfr. 1 Re 8:11).

Il tempio, aveva perso gran parte del suo antico splendore a causa dei nemici.

La realtà attuale agli occhi della popolazione era deprimente!

Il nuovo tempio in costruzione era un simbolo vuoto, privo dello splendore dei tempi passati.

Noi dobbiamo ricordare che il vecchio tempio di Salomone ne subì davvero tante.

Nel quinto anno del re Roboamo, Sisac, re d'Egitto, attaccò Gerusalemme e portò via i tesori del tempio del Signore (1 Re 14:25-26). 

Quando Azael, re di Aram, attaccò Gerusalemme, Ioas, re di Giuda, prese tutti gli oggetti sacri dedicati dai suoi padri e li mandò in riscatto ad Azael (2 Re 12:17-18). 

Anche il re Acaz saccheggiò il tempio (2 Re 16:17-18) e successivamente anche Ezechia prese tutto l’argento che si trovava nel tempio e le lamine d'oro dalle porte e dagli stipiti che lui stesso aveva coperte (2 Re 18:13-16).

La botta finale è del re Babilonese Nabucodonosor nel 586 a.C. che portò via tutti i tesori dal tempio del Signore (2 Re 24:12-13;2 Cronache 36:10), e bruciò il tempio (2 Re 25:8-10; 2 Cronache 36:19).

Ora anche se erano in pochi ad averlo visto nella sua gloria, prima della sua distruzione, sessantasei anni prima nel 586 a.C., tutti comunque sapevano della sua antica gloria.

Quindi, ai tempi di Aggeo vi era un confronto di gloria con il vecchio tempio.

Vediamo:
(2)La seconda domanda.
“E come la vedete adesso?”
La seconda domanda fa un confronto e crea un netto contrasto.

Significativamente, non ci sono due templi in vista separati, ma solo un tempio prima e dopo la sua distruzione, quindi il momento attuale, com’è confermato nel v. 9.

Infine c’è:
(3)La terza domanda.
“Così com'è non è forse come un nulla ai vostri occhi?”

“Un nulla” (ʾayin) indica inesistente, che non c’è.

La terza domanda afferma il contrasto, ed è enfatica e si riferisce allo stato attuale del tempio.

Questa domanda suggerisce una risposta affermativa, quindi non c’è splendore in questo tempio ai vostri occhi.

E può avere il senso che “questo tempio oggi è niente”, oppure “quello che vedete oggi è niente di quello che è stato!”

In confronto, con quello che era prima, il tempio di Salomone secondo i contemporanei di Aggeo, quello che stravano ricostruendo, era niente, inesistente e non si aspettavano di fare grandi cose. 

Le grandi speranze che avevano intrattenuto all'inizio del loro lavoro si erano trasformate in delusione e scoraggiamento. 

Lo stato attuale del tempio non può essere paragonato al suo stato prima dell’esilio a Babilonia.

Sembra esserci un'esperienza simile in Esdra 3:12–13, quando i primi esiliati tornarono e gettarono le basi per il tempio, quelli che ricordarono l'ex tempio piansero ad alta voce. 

Quindi, sebbene non sia dichiarato esplicitamente, sembra esserci, un senso di sconforto nella comunità a cui Aggeo sta parlando. 

Dobbiamo porci due domande.
La prima domanda è: quali erano le cause dello sconforto? 

E la seconda domanda è: perché Aggeo iniziò il suo messaggio con queste tre domande come se stesse confermando il loro sconforto?

Vediamo allora:
B)Le cause dello sconforto.
Quattro possono essere le cause: il lavoro immenso, la gloria del tempio prima della distruzione, pochi progressi e la mancanza di risorse economiche.

Quindi la prima causa:
(1)Un lavoro immenso da fare.
La casa di Dio era stata completamente distrutta e bruciata a terra da Nabucodonosor (2 Re 25:9; 2 Cronache 36:19). 

Oltre a questa distruzione ci sono stati sessantasei anni di abbandono che avevano peggiorato la situazione.

Prima della vera e propria ricostruzione, gli addetti ai lavori cominciarono a pulire il tempio dai detriti, a preparare il materiale, a riparare, e così via.
Ed è proprio in queste fasi che la popolazione si rese conto di quanto immenso era il lavoro da fare.

Più lavoravano e più si rendevano conto che c’era ancora molto da fare!

Dunque, le persone erano scoraggiate, soprattutto perché la fase iniziale di bonifica delle macerie del tempio bruciato e distrutto, era ardua, non avevano pale meccaniche e altre macchine moderne.

Prima di poter iniziare la ricostruzione del tempio, era necessario rimuovere una grande quantità di macerie come quando una casa subisce un incendio, o un terremoto, o un bombardamento.

A questo si possono aggiungere le erbacce e i rovi cresciuti attorno alle pietre per il totale abbandono e trascuratezza.

Certamente anche per noi oggi se pensiamo quando cose ci sono da fare per il progresso del regno di Dio è facile che ci prende lo sconforto.

Ma come c’insegnerà più avanti Aggeo, abbiamo la promessa che Dio è presente con il Suo Spirito e assiste i Suoi servi, provvederà ogni cosa!

Nell’opera di Dio quello che dobbiamo pensare, quello che è importante è la presenza dello Spirito Santo in mezzo a noi!

Pertanto non dobbiamo contristarlo, o spegnerlo con la nostra incredulità, o peccati (Efesini 4:30; 1 Tessalonicesi 5:19).

Dobbiamo pregare che Dio ci aiuti, soprattutto in situazioni difficili (cfr. Deuteronomio 26:6-7; 2 Samuele 22:5-7; 2 Cronache 20:9; Neemia 9:32; Salmo 31:9-12; Isaia 38:14; Geremia 8:18-19; Giona 2:1-2).
Giovanni Calvino disse: “I servitori di Dio più saggi a volte s’indeboliscono nel mezzo del percorso, specialmente quando la strada è sconnessa e ostruita e la via più dolorosa del previsto. Quanto più, quindi, dovremmo chiedere a Dio che non ritiri mai l'aiuto del suo potere tra i vari conflitti che ci molestano, ma piuttosto che c’instilli continuamente con nuova forza in proporzione alla violenza dei nostri conflitti”.

Come già detto una seconda causa dello sconforto sicuramente era:
2)Il confronto con la gloria del tempio prima della distruzione.
Ora dobbiamo ricordare che la data di questo messaggio profetico, e quindi la festa delle Capanne, corrisponde a un altro evento importante nella storia di Israele. 

Infatti, fu durante la festa delle Capanne, più di quattro secoli prima (440 anni prima) che Salomone consacrò il tempio (1 Re 6:38; 8:1-2). 

Questo è un altro toccante promemoria della loro attuale delusione.

Anche se il tempio fu saccheggiato da varie nazioni conquistatrici nel corso dei secoli, rimase comunque una struttura straordinariamente gloriosa fino alla sua distruzione nel 586 a.C.

Lo scoraggiamento cresceva, dunque, se si pensava allo splendore del tempio di Salomone come i più anziani ricordavano loro nostalgicamente, e probabilmente erano scoraggianti, un po' disfattisti. 

Le vecchie generazioni ricordando che il 
primo tempio era glorioso, facendo paragoni causarono scoraggiamento.
Il passato sembrava incomparabilmente migliore del presente e il presente sembrava molto inutile. 

La popolazione mentre lavorava cominciava a percepire l'enorme compito che avevano intrapreso e quanto poco si aspettava di raggiungere. 

Molte volte facciamo l’errore di pensare ai vecchi tempi e dircelo tra di noi, quando vedevamo tante conversioni, quando le chiese erano più vive, e si palpava la presenza di Dio, ai tempi del primo amore (Apocalisse 2:4).

Ma dobbiamo guardare a Dio e dobbiamo rivedere la nostra vita davanti a Lui, e se abbiamo perso lo zelo per Dio, per la chiesa e i perduti, allora dobbiamo ravvederci!

Inoltre le persone più anziane di età sono inclini a soffermarsi sul passato e fare commenti scoraggianti sugli sforzi dei giovani di fare qualcosa per Dio. 

Gli anziani pensano ai risvegli, o ai predicatori, o alle imprese della loro giovinezza, e gettano acqua fredda sull’entusiasmo e il servizio dei più giovani, pensando che i loro sforzi nel presente siano  piccoli, inferiori, inadeguati, che non valgano niente.

Ma voi più anziani non dovete scoraggiare il servizio zelante dei più giovani, piuttosto incoraggiateli!

Infine possiamo scoraggiarci quando ci confrontiamo con quello che ha operato Dio nella Bibbia, in modo particolare nel Nuovo Testamento e non fa oggi, oppure possiamo scoraggiarci quando ci paragoniamo con i nostri successi passati.
Dio non opera sempre allo stesso modo, ma è comunque all’opera! (Giovanni 5:17; Efesini 1:11).

La mano di Dio all’opera non è sempre visibile e i Suoi progetti non sempre li capiremo (Isaia 55:8-11).

Una terza causa di scoraggiamento erano i:
(3)Pochi progressi.
La mancanza di progressi nel progetto, unita a l'enormità del lavoro che c’era ancora da fare in confronto con il tempio alle sue origini,  potrebbe aver accentuato la frustrazione di celebrare un terzo evento festivo, di quel mese, delle Capanne tra le sgradevoli rovine.

Forse erano anche scoraggiati perché in quel mese, il settimo, era un mese di feste, non c’era solo quelle delle Capanne, o dei Tabernacoli, ma delle Trombe, il giorno dell’espiazione (Levitico 23:23-44), e con i sabati che si doveva riposare allora senza grandi progressi, la gente si scoraggiava.

Noi siamo chiamati a fare ciò che il Signore ci dice di fare.

Dio non ci chiede di fare quello che non possiamo fare e quello che ci dice di fare ci aiuterà a farlo!

Capisco che viviamo in una società pragmatica del tutto e subito, del successo, ma nell’opera di Dio, nella missione, il successo, la salvezza è una cosa che appartiene a Lui (Salmo 127:1; Giona 2:9; Atti 2:47; 1 Corinzi 3:4-7; Apocalisse 7:10)

Charles Haddon Spurgeon ci esorta dicendo:”Ricorda che sei responsabile solo del tuo lavoro e non del tuo successo. Quindi continua a lavorare!”  

Una quarta causa dello scoraggiamento:
(4)La mancanza di mezzi economici.
Si resero conto che il nuovo tempio, non sarebbe mai stato come il vecchio.

Non potevano eguagliare la grandezza del passato e neppure ottenere molto nel presente è questo perché mancavano materiale adeguato come per esempio i pannelli di cedro, gli arredi d’oro, gli oggetti sacri, come l'arca dell'alleanza. 

A questo si aggiunge i problemi economici che avevano.

Secondo Aggeo 1:9-11 e 2:15-18, il raccolto di quell'anno fu scarso per il giudizio di Dio, e questo aveva potuto creare uno spirito d’insoddisfazione e lamentela.

Non avevano risorse per pagare abili artigiani dall'estero, come aveva fatto il ricco Salomone (cfr. 1 Re 10:14-29), con l’aiuto del padre Davide prima che morisse (1 Cronache 29:1-19) e non potevano cominciare a pensare di coprire l'interno con l'oro (1 Re 6:21, 22). 

La costruzione del tempio di Salomone aveva richiesto una forza lavoro di oltre 180.000 uomini (1 Re 5:3-16), e anche con così tanti lavoratori ci vollero sette anni per completarlo. 

La sua costruzione ha coinvolto oltre 285 tonnellate di oro, 625 tonnellate di argento e bronzo oltre misura (1 Re 7:47; 1 Cronache 29:3-7). 

Il tempio luccicava di pietre preziose e l'intero tempio era ricoperto d'oro, compresi gli arredi, e tutto l’altare del santuario. 
Seicento talenti d'oro furono usati solo per rivestire il luogo santissimo.  (1 Re 6: 22-35; 7:48-50; 2 Cronache 3: 4-9). 

Stiamo parlando di miliardi e miliardi di dollari odierni, solo per l’oro usato nel luogo santissimo!!

Ma anche in questo senso Aggeo l’incoraggerà in questa seconda predicazione nei vv.7-8.

Dio provvederà secondo la Sua volontà!

Così anche per noi oggi dobbiamo pensare che per Dio i soldi non sono mai stato un problema!

Provvederà per il progresso del Suo regno anche oggi!

L’aspetto economico non deve scoraggiarci se Dio ci ordina di fare qualcosa nell’opera Sua!

La seconda questione è: perché Aggeo ha posto queste tre domande come se stesse confermando il loro sconforto?

Quindi vediamo:
C)Il contatto.
Aggeo stabilisce un contatto con queste persone scoraggiate e s’identifica con loro, e dice semplicemente quello che stava pensando il popolo. 

Aggeo è realista insieme a loro, ma l’incoraggia e li motiva a non essere scoraggiati.

Il profeta riconosce che l'attuale tempio è in una condizione non invidiabile.

Non c’è paragone con il tempio che ha costruito Salomone, questa ricostruzione in quel momento era solo un'ombra sbiadita e fioca. 

Ma Aggeo non si fermerà qui, dirà anche l'antidoto allo scoraggiamento, evidenzierà che Dio è con loro e che realizzerà le promesse gloriose riguardo il tempio!
Quindi devono andare avanti con i lavori!

Dobbiamo essere realisti, questo c’insegna Aggeo, che non era in disaccordo con quello che diceva la popolazione, e lo dobbiamo essere nella nostra vita spirituale ecclesiale e personale.

Iam Duguid a riguardo scrive:”Questo è un punto importante da sottolineare nella nostra cultura terapeutica, che insiste sul fatto che la salute spirituale e psicologica è misurata da un'immagine di sé positiva. Se le persone condividono le loro preoccupazioni per la mancanza di progressi verso la santità, molti altri si affretteranno a rassicurarli sul fatto che non sono poi così male. In effetti, diranno loro che stanno andando bene, e così, apparentemente, lo sono tutti gli altri. Il Dio delle Scritture non è così blandamente rassicurante. Si occupa della realtà, non della fantasia. Insiste sul fatto che il vero cammino verso la santità inizia con un riconoscimento del nostro vero stato di cose: che per natura nessuno di noi va bene. Eppure il Signore non ci lascia in quella condizione. Invece, il nostro Dio procede a incoraggiare il processo di ricostruzione ai tempi di Aggeo”.

Ma attenzione dobbiamo avere fede nelle promesse di Dio come farà Aggeo nei vv.4-9.

La cruda realtà ci può portare scoraggiamento, ma quando guardiamo alla grandezza e alla presenza misericordiosa di Dio, allora tutto assume un significato diverso!

Così Aggeo c’insegna a incoraggiare la chiesa, il popolo di Dio!

Visto che l’entusiasmo del popolo cominciò a calare, le persone avevano bisogno di essere nuovamente incoraggiate.

Avevano compreso la visione di costruire un tempio per la gloria di Dio. 
Erano stati risvegliati nel loro spirito e avevano iniziato a lavorare nella ricostruzione del tempio (Aggeo 1:14-15), ma ora il loro zelo stava iniziando a diminuire, quindi Dio mandò loro Aggeo una seconda volta.

Non sappiamo se stessero tentando di replicare le dimensioni del tempio di Salomone (1 Re 6:2), o dell'edificio più grande permesso da Ciro (Esdra 6:3). In ogni caso il tutto era deprimente rispetto alla gloria del passato.

Il lavoro di ricostruzione del tempio era cominciato, ma il lavoro si era fermato dopo qualche settimana.

Pensiamoci un attimo: passarono ventisette giorni dall’inizio dei lavori e la gente era già scoraggiata!! 

Quindi un messaggio del profeta di Dio era disperatamente necessario.

Così dopo quasi un mese, arriva provvidenzialmente la parola profetica per incoraggiare il popolo. 

…Quanto è importante una parola profetica nell’opera di Dio!

Nell’opera di Dio ci sono i disfattisti e quelli come Aggeo che edifica, incoraggia con la Parola di Dio!

A quale categoria appartieni?
Sei un disfattista, o un edificatore?
Oggi abbiamo bisogno della stessa parola di esortazione e d’incoraggiamento di Aggeo laddove è necessario un risveglio spirituale affinché il tempio dello Spirito di Dio progredisca!! (1 Corinzi 3:16; 6:19).

CONCLUSIONE 
Possiamo fare delle applicazioni finali.
1)Non dobbiamo confrontarci con il passato per essere sopraffatti dallo scoraggiamento.
Dobbiamo guardare al presente e al futuro come dirà Aggeo.

Se confrontiamo il presente con il passato “glorioso” diventiamo insoddisfatti e persino delusi dalla nostra esperienza presente. 

Dobbiamo, invece lavorare e confidare nella presenza e nella potenza di Dio, Lui agirà secondo i Suo tempi e i Suoi piani.

Così i più anziani non devono ricordare le esperienze passate con Dio, in cui c'era un senso della presenza e dell'azione manifeste di Dio.

Dall’altra parte nemmeno i più giovani nella fede con il loro idealismo devono criticare lo stato attuale della chiesa e di ciò che viene percepito come mancanza in rispetto al passato storico del popolo di Dio e della chiesa. 

È possibile concentrarsi così intensamente sulle esperienze dei giganti della fede del passato, o sulla chiesa primitiva, o ai grandi risvegli del passato in Gran Bretagna, o Stati Uniti, che in confronto, noi oggi, ci sentiamo nulla!

In questo modo ci sentiremo schiacciati, delusi e scoraggiati.

Non voglio dire che non dobbiamo riflettere sull’opera di Dio del passato, sulla chiesa primitiva, sui giganti della fede del passato, tale riflessione sul passato non è illegittima.

Il confronto con il passato è positivo per la nostra spiritualità e servizio, ma non ci deve portare all’inerzia e allo scoraggiamento.

Quindi se un confronto ci deve essere:
2)Noi dobbiamo confrontarci con il passato consapevoli che Dio può operare potentemente anche oggi, anche se in modi diversi.
Aggeo concordava con la comunità che guardava al passato, ma con la differenza che guardava a Dio, alla Sua presenza, potenza, e promesse!

Anche se Dio non opera sempre nello stesso modo come nel passato, dobbiamo ricordare che è sempre lo stesso e opera potentemente anche oggi.

Allora c’è qualcosa di buono in questo desiderio di rivivere la gloria del passato, una di questa è quella di uscire dalla nostra compiacenza, ci umilia e ci aiuta a dipendere da Dio, e a lavorare sodo, aspettandosi cose grandi da Dio. 

Mark J. Boda scrive: “Poiché lo scoraggiamento è stato provocato confrontando il passato con il presente, anche l'incoraggiamento usa la stessa strategia per mostrare che il Dio del passato è il Dio del presente”. 

Questo messaggio, quindi, non relega, non confina, Dio al passato, ma produce aspettativa per Dio nel presente. 

Lo stesso Dio che ha accompagnato la prima comunità di Israeliti attraverso il deserto è lo stesso Dio che aiuterà la comunità di Aggeo a ricostruire il tempio, ed è lo stesso Dio che opera anche oggi nella chiesa!

Lo stesso Dio che scosse il monte Sinai è lo stesso Dio che continua a scuotere la terra oggi. 

Dobbiamo spingere la nostra anima a sperare sempre in Dio (Salmo 42:5).

Non dobbiamo permettere che il confronto con il passato ci scoraggi, ma deve essere uno stimolo a servire il Signore e a lasciare operare Lui, consapevoli che è un Dio presente, potente e provvidente e dobbiamo aspettarci che operi anche in modo diverso da come noi ci aspettiamo, anche al di là, di più!

In Efesini 3:20-21 leggiamo: “Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo,  a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen”.

E quindi a volte dobbiamo essere disposti a fare cose nuove, ovviamente sempre in linea con la volontà di Dio.




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