2 Corinzi 5:21: La morte di Gesù per la nostra giustificazione.

2 Corinzi 5:21: La morte di Gesù per la nostra giustificazione.
Nel 1347 un'armata mongola mentre assediava una postazione commerciale genovese di Caffa in Crimea, l'Ucraina moderna, catapultò i corpi delle vittime della peste bubbonica sulle mura della città. I difensori terrorizzati fuggirono  in Italia, portando con sé i micidiali batteri della peste. Nei tre anni successivi, la peste si diffuse in tutta Europa nella massiccia epidemia conosciuta come “la Morte Nera”. Si stima che in Europa, che contava tra 70-80 milioni di persone, tra i 20 e i 25 milioni di persone morirono!
I secoli a venire avrebbero visto ricorrenti focolai della peste bubbonica, che sarebbe rimasta pericolosa e incontrollata fino allo sviluppo degli antibiotici nel XX secolo.

Anche se la peste nera è l'epidemia più terribile della storia, non è stata l'unica. 

L'epidemia di influenza del 1918-19, chiamata “Spagnola”, o “Grande influenza”, o “Epidemia spagnola” uccise dai 30 ai 50 milioni di persone, e diversi milioni di altri morirono all'incirca nello stesso periodo in un focolaio di tifo nell'Europa orientale. 

Altre 210 malattie infettive, come la malaria, la febbre gialla e, in tempi più recenti, l'AIDS, hanno anche causato milioni di vittime.

Ma c'è una piaga che è più diffusa e mortale di tutte le altre combinate  insieme, che lo scrittore puritano Ralph Venning definì la “piaga delle piaghe”. 


Colpisce ogni persona ed è al 100% fatale, tocca tutti (1 Re 8:46; Romani 3:9-23; 1 Giovanni 1:8-10) e non lascia scampo: il peccato!

Siamo tutti peccatori per natura (Genesi 8:21, Salmo 51:5; Isaia 48:8; 5: 12-21) e per azione (Romani 3:10; cfr. Salmo 14:1-3; 53:1-3).

A differenza di altre piaghe, che causano solo la morte fisica(Genesi 3:Romani 6:23), questa piaga provoca la separazione da Dio in questa vita (Isaia 59:1-2; Efesini 2:12, 4:18; Colossesi 1:21) e anche la morte spirituale ed eterna: la punizione implacabile all'inferno (Matteo 25:41, 46; 2 Tessalonicesi 1: 9; Apocalisse 14:9-11; 20:11-15).

Ma la buona notizia è che esiste una cura per il peccatore, per il peccato mortale. 
Dio, nella sua misericordia e amore, ha fornito un rimedio per il peccato: il sacrificio di Suo Figlio (Ebrei 10:14; Apocalisse 1:5).

Coloro che sperimentano la salvezza in Gesù Cristo, sono guariti dai mortali effetti spirituali del peccato (Efesini 1:7); passano dalla morte alla vita (Giovanni 5:24; 1 Giovanni 3:14), non sono più né stranieri né ospiti; ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio (Efesini 2:19).

In 2 Corinzi 5:21 vediamo la morte di Gesù per la nostra giustificazione.

Studiosi sono convinti che l'apostolo aveva in mente, o stava riflettendo profondamente su un grande passo della Scrittura: Isaia 53.

In questo versetto vediamo la santità, la sostituzione e lo scopo.
Cominciamo con la:
I SANTITÀ.  
“Colui che non ha conosciuto peccato”.
Il verbo greco “conosciuto” (gnonta – aoristo attivo participio) implica una conoscenza completa, avere familiarità, fare l’esperienza (cfr. Genesi 4:1).

Significa, quindi, che Cristo non praticò il peccato, non era un peccatore, ma era santo! 

Gesù è morto per i peccatori, ma in Lui non c’era peccato!

Gesù era un uomo a tutti gli effetti, ha sperimentato la fragilità, le prove come un uomo, è stato tentato, ma non ha peccato, non poteva peccare! (Matteo 4:1-11; Ebrei 4:14-16).

Questo è sottolineato diverse volte nel Nuovo Testamento (Giovanni 8:46; Atti 3:14; Ebrei 4:15; 1 Pietro 2:22; 3:18; 1 Giovanni 3:5).

Ma la testimonianza più potente riguardante l'assenza di peccato di Cristo viene da Dio Padre. 

In due occasioni, nel battesimo e nella trasfigurazione disse di Cristo: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto” (Matteo 3:17; 17:5). 

“Compiaciuto” (eudokēsa – aoristo attivo indicativo) significa trovare piacere, gioia, soddisfazione.
Questo indica l’approvazione del Padre per il Figlio. 

Dio si è compiaciuto di Gesù per la Sua vita perfetta e per la Sua obbedienza!

“Colui che non ha conosciuto peccato” indica:
A) La divinità di Gesù.
Gesù è di natura divina, solo Dio è senza peccato!

Gesù è l’immagine di Dio (2 Corinzi 4:4; Colossesi 1:15), lo splendore della gloria di Dio e impronta della Sua essenza (Ebrei 1:3), è il Signore (2 Corinzi 4:5).

Eppure è diventato peccato per noi!

“Peccato” (hamartian) è mancare il segno, o lo scopo della legge di Dio, è un atto contrario alla volontà di Dio.

Il peccato, è potententemente distruttivo, ed è anche la colpa e il potere del male che ha preso dimora nell'essere umano.

Non è solo un atto di trasgressione, ma anche una realtà che ha posseduto l'essere umano ed è diventato inseparabile dalla nostra persona!
Il peccato non è limitato solo alle nostre opere, ma a tutta la nostra persona, in colpa e ribellione, condannata (Genesi 3:13-19; Romani 6:23; 5:16-18; 8:1-2), e ridotta in schiavitù (Giovanni 8:34).

Pensiamo un attimo al fatto, forse non ci  rendiamo conto per come è veramente la situazione: Gesù, lo splendore della gloria di Dio, senza peccato che diventa peccato prendendo il nostro peccato!

“Colui che non ha conosciuto peccato” indica:
B) La necessità.
La santità, era un’indispensabile condizione per morire per i nostri peccati!!

Se non fosse stato libero dal peccato, Gesù non avrebbe potuto prendere il posto dei peccatori!
Infatti i sacrifici sotto l’Antico Patto dovevano essere senza difetti! (Levitico 22:20-22; Deuteronomio 15:21; Malachia 1:6-8,12,13).

Gesù è l’agnello di Dio sacrificale senza macchia (Giovanni 1:29; 1 Pietro 1:19; Esodo 12: 5; Ezechiele 46:13).

Ecco perché il sacrificio di Gesù è stato approvato da Dio!

Il sacrificio di Cristo ha soddisfatto Dio perché è stato perfetto, per questo non è necessario farne altri! (Ebrei 7:26-27; 9:12,24-28;  10:1-2,10-14). 

Gesù è stato un sacrificio perfetto perché la Sua è stata una perfetta obbedienza!! (Romani 8:1-3).

L'efficacia della Sua morte deriva dall'assenza di peccato della Sua vita!!

“Colui che non ha conosciuto peccato” indica:
C) L’ovvietà.
Questa frase è inequivocabile, è chiara: la croce di Gesù è l'unico sacrificio possibile per il peccato che soddisfa l’ira di Dio. 

Siccome tutti pecchiamo e siamo privi della gloria di Dio (Romani 3:23), e non c’è uomo che non pecchi (1 Re 8:46), solo chi non ha peccato è qualificato per sopportare l’ira di Dio contro i peccati degli altri!! 

Il perfetto sacrificio per il peccato per gli uomini, doveva essere fatto dalla morte di un uomo perfetto! 

Ma doveva essere anche fatto da Dio, perché solo Dio è senza peccato.

Quindi la cosa ovvia era che solo il Dio-uomo, Gesù, la seconda persona della Trinità che si fece uomo per il concepimento dello Spirito Santo senza seme di uomo, poteva sacrificarsi per i peccatori! (Matteo 1:18, 20; Luca 1:35; Galati 4:4-5).

Consideriamo ora:
II LA SOSTITUZIONE.
“Egli lo ha fatto diventare peccato per noi”.

“Egli lo ha fatto diventare” (epoiēsen) indica l'iniziativa di Dio Padre nell'assegnare a Cristo il ruolo di portatore del peccato, anche se la morte sacrificale di Cristo era anche un'espressione dell'amore di se stesso (2 Corinzi 5:14; Galati 2:20). 

Questo ci fa capire che Padre e Figlio sono di un unico pensiero e hanno un unico scopo nel piano di salvezza dell’umanità.

Quindi l’iniziativa nella salvezza, non è dell’uomo, ma di Dio!

Vediamo prima:
A) Ciò che non significa.
“Egli lo ha fatto diventare peccato per noi:
(1) Non significa che Cristo è diventato un peccatore.

Come abbiamo visto prima, Gesù non ha peccato!
In Lui non c’era ombra di peccato!

Il Dio incarnato non poteva commettere peccato, perché è Luce e in Lui non ci sono tenebre! (1 Giovanni 1:5).

Dio ha gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male!  (Abacuc 1:13; cfr. Giacomo 1:13).

Di conseguenza:
“Egli lo ha fatto diventare peccato per noi”:
(2) Non significa che Gesù Cristo fu punito per un Suo peccato. 

Vediamo allora:
B) Ciò che significa.
“Egli lo ha fatto diventare peccato per noi” si riferisce alla croce. 

Questo è un altro modo per dire che Cristo morì “per i peccati” nel senso che muore come sacrificio per i peccati (Romani 3:22-25; 5:6-8, 14:15; 2 Corinzi 5:14-15; Galati 1:4; 2:20; 3:13; 1 Tessalonicesi 5:9-10; 1 Timoteo 2:6), liberando il credente dalle conseguenze del peccato.

Paolo, quindi, sta parlando del sacrificio di Gesù.

Per volontà di Dio, Gesù ha sperimentato il peccato, quindi si è identificato con gli uomini,  e ha preso la loro maledizione a causa dei loro peccati sulla croce (Galati 3:13). 

Il Cristo senza peccato ha preso la nostra condanna e quindi per noi non ci sarebbe più nessuna condanna! (Romani 8:1).

Gesù Cristo divenne “peccatore” senza avere mai peccato!

Gesù prese il nostro peccato e il giudizio di Dio (Isaia 53:4-5,10), invece noi credenti, come vedremo più avanti, la giustificazione.

Questo significa che Dio ha imputato a noi credenti la giustizia di Gesù, quindi siamo assolti, non siamo considerati colpevoli, ma giusti… Dio ci vede giusti! (Romani 4:6; 1 Corinzi 1:30; Filippesi 3:9). 

Dio toglie i nostri abiti sporchi di peccato e ci ha rivestiti degli abiti puliti e magnifici di giustizia di Gesù Cristo! (cfr. Zaccaria 3:3-4).

Gesù era santo,  ma il Padre lo ha trattato come se fosse un peccatore caricando sul Suo conto i peccati e il giudizio di tutti quelli che avrebbero creduto in Lui. 

Tutti i peccati furono addossati a Lui come se li avesse commessi Lui personalmente, e per questo fu punito sulla croce, sperimentando pienamente l’ira di Dio che dovevano prendere i peccatori!

Fu in quel momento che "Gesù gridò a gran voce: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?'" (Matteo 27:46). 

È fondamentale, quindi, capire che il senso di questa frase è: a Gesù è stato imputato il nostro peccato e il nostro giudizio!!

Ma dobbiamo sottolineare che morendo sulla croce, Cristo non è diventato cattivo come noi, né i peccatori redenti diventano intrinsecamente santi come Lui. 

Dio attribuisce il peccato dei credenti a Gesù e la Sua giustizia è accreditata a a loro.

La morte di Gesù, ha quindi un valore sostitutivo; per sostituzione s’intende che una persona prende il posto di un’altra specialmente nel caso di un castigo in modo da evitarglielo. 

Troviamo l’esempio del francescano polacco cattolico Massimiliamo Kolbe del campo di concentramento di Auscwitz, quando un certo numero di prigionieri fu selezionato per l’esecuzione e uno di loro urlò di essere sposato con figli, Kolbe si fece avanti e chiese di poter prendere il posto di quell’uomo. La sua richiesta fu accettata dalle autorità, ed egli fu posto in una cella sotterranea, dove fu lasciato morire di fame. 

Noi troviamo nella Bibbia che Abramo offrì invece del figlio un montone (Genesi 22:13), così l’Agnello pasquale fu sacrificato per proteggere gli ebrei dal giudizio di Dio (Esodo 12:13-17). 

Anche gli animali venivano sacrificati sotto l’Antico Patto (per esempio Levitico 1:4; 4:13-20; 6:2-7;16:17,30,34,ecc.). 

Tali sacrifici avevano il senso di espiare i peccati. 

“Espiare” significa coprire il peccato, coprirlo alla vista di Dio così da non suscitare la Sua ira, ha quindi il senso di riparare, ma anche quello di riconciliare (cfr. Salmi 51:9; Isaia 38:17; Michea 7:19). 

Come sotto l’Antico Patto, l’espiazione avveniva per mezzo di una vittima sostitutiva che prendeva il posto dell’offerente, nel Nuovo Patto è Gesù che fa questo una volta è per sempre (Ebrei 2:17; 9-10). 

Gesù, è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29,36), è la nostra pasqua (1 Corinzi 5:7-8). 

Gesù “ha portato i nostri peccati” nel Suo corpo sulla croce.  

Pietro scriveva: “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati sanati”. (1 Pietro 2:24. Vedi anche Romani 5:8; Ebrei 9:28; 1 Pietro 3:18). 

“Egli ha portato i nostri peccati” significa che, benché non avesse peccato, Gesù si è fatto peccato prendendo i nostri peccati. 

“Portare i peccati” non significa solidarizzare con i peccati, non significa identificarsi con il dolore, non significa essere perseguitati per i peccati, ma significa portare le conseguenze penali, subire un castigo (Esodo 28:43; Numeri 14:34;ecc.). 

“Portare i nostri peccati” significa che siamo assolti dai nostri peccati, la colpa e quindi il giudizio che meritavamo è caduto sul Figlio!! 

Dunque vi è una sostituzione penale che J.I Packer definisce così: ”…Gesù Cristo nostro Signore, spinto da un amore deciso a fare tutto ciò che era necessario per salvarci, ha sopportato ed esaurito il distruttivo giudizio divino al quale noi eravamo altrimenti ineludibilmente destinati, ed ha quindi conquistato per noi il perdono, l’adozione e la gloria”.

Hai questa certezza? Come ti vede Dio? Sei stato perdonato da Dio?

Infine vediamo lo:
III SCOPO.
“Affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui”. 

“Giustizia (dikaiosunē) di Dio in lui” è la giustificazione! (Romani 1:17; 3:5,21, 22, 25, 26; 10:3; Filippesi 3:9).

“In lui” (en autō) indica in unione con Gesù.

Facendo Gesù peccato, agendo così nei Suoi riguardi, Dio agì in favore dei credenti: agì per la loro giustificazione!

Consideriamo ora:
A) La consistenza della giustificazione.
In che cosa consiste la giustificazione?

La giustificazione è l’opposto della condanna (Romani 5:18; Romani 8:34), entrambi sono verdetti di un giudice che giudica l’accusato considerandolo colpevole, o non colpevole. 

La giustificazione ci attribuisce, o concede uno stato di giusto davanti a Dio. 

Per giustificazione s’intende che il Dio giusto dichiara giusto il peccatore che ha fede in Gesù Cristo. 

Si tratta, perciò di un atto legale di Dio (Romani 8:33-34), per cui Egli dichiara il peccatore che crede, giusto sulla base del sangue e dei meriti di Cristo. 

La giustificazione è l’opera esclusivamente di Dio mediante la quale assolve i peccatori colpevoli per il sacrificio di Cristo che non ha commesso nessun peccato e che non aveva nessuna colpa. 

Tramite la giustificazione siamo messi nella posizione giusta nei confronti di Dio. 

Nella consistenza della giustificazione, vediamo alcuni aspetti importanti.

Prima di tutto:
(1) Nella giustificazione c’è una remissione dei peccati.
Gesù, morendo per i nostri peccati li ha rimossi (Atti 13:38-39; Romani 4:6-7; 2 Corinzi 5:19). 
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              La dottrina della giustificazione significa che Dio ha pronunciato il verdetto di assoluzione della fine dei tempi del credente nel presente, prima del giudizio finale, cioè il vero credente può essere sicuro che sarà salvato dal giudizio finale di Dio! (Romani 5:9-11; 8:1-3,28-34).

In secondo luogo:
(2) Nella giustificazione c’è una riabilitazione.
Il peccatore non ha solo i peccati, ma è anche sotto il giudizio di Dio (Giovanni 3:36; Romani 1:18; 5:9). 

Giustificato, il peccatore diventa amico di Dio, e non è più sotto la Sua ira. (2 Cronache 20:7; Isaia 41:8; Giovanni 3:36; Romani 5:9-11; Giacomo 2:23). 

In terzo luogo:
(3) Nella giustificazione c’è un'imputazione della giustizia di Cristo. 
Dal momento che la giustificazione è quella giusta posizione davanti la legge di Dio, il peccatore non solo deve essere perdonato per i suoi peccati passati, ma anche rivestito con una giustizia prima di poter avere comunione con Dio. 

Visto che l’uomo ha peccato, aveva bisogno di ricevere la giustizia di Dio per entrare in comunione con Lui. (vedi Salmi 32:2; Isaia 61:10; Romani 1:17; 3:21-22; 4:6; 5:19; 1 Corinzi 1:30; 2 Corinzi 5:21). 

Questa esigenza è fornita tramite l’imputazione, o l’accreditamento della giustizia di Cristo al credente. 

Nella giustificazione, perciò, c’è il conferimento della giustizia alla persona che crede.

La giustizia non è nostra, ma di Cristo!
Dio imputa, cioè riveste, il credente della giustizia del Figlio, che ha ubbidito, ha osservato tutta la legge di Dio in modo perfetto. 

Il cuore del Vangelo è che Dio dichiara giusta, o giusto non sulla base della nostra attuale condizione di giustizia, o di santità, ma piuttosto sulla base della perfetta giustizia di Cristo!

Consideriamo ora:
B) Come avviene la giustificazione. 
Già ai tempi di Giobbe, troviamo l'uomo che si chiede: “Come può dunque l'uomo essere giusto davanti a Dio? Come può essere puro il nato di donna?” (Giobbe 25:4; Salmi 143:2). 

Noi vediamo che:
(1) La giustificazione non è per le opere della legge. 
Paolo dichiara che per le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a Dio. (Romani 3:20; 4:1-4; Galati  2:16). 

La legge serve solo a rivelare il peccato (Romani 3:20; 7:7) e per condurre la persona condannata ad andare a Cristo per essere perdonato (Galati 3:24). 

(2) La giustificazione è per grazia di Dio. 
In Romani 3:23 leggiamo: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù”.  

La giustificazione nasce nel cuore di Dio.

La giustificazione è un dono dato per grazia di Dio (Tito 3:5-7). 

Dio sapeva non solo della nostra mancanza di giustizia, ma anche della nostra incapacità di raggiungerla!

Dio nella Sua bontà ha decretato di fornirci la giustizia gratuitamente e non per le opere (Romani 4:5; 8:33). 

(3) La giustificazione è per il sangue di Gesù.
Dio ci giustifica per mezzo della morte di Cristo!

Non ci poteva essere giustificazione senza l’espiazione di Gesù Cristo! 

In Romani 5:8-9 è scritto: “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira”. (Vedi anche Ebrei 9:22). 

Che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti è la prova che Egli ha accettato il Suo sacrificio in favore del Suo popolo (Romani 4:25).

Infine:
(4) La giustificazione è per fede.
La morte sostitutiva di Cristo è efficace solo per coloro che credono (Giovanni 1:12; 3:16-18; Romani 10:9-10).

Quando i peccatori pentiti riconoscono e confessano il loro peccato (Salmo 32:5; 1 Giovanni 1:9), riconoscono Gesù come Signore (Romani 10:9) e si fidano unicamente della Sua opera compiuta per loro (Atti 4:12; 16:31), Dio accredita la Sua giustizia al loro conto!

La giustificazione si svolge nel momento in cui l'individuo si affida a Cristo per fede. (Romani 3:28; 5:1; Galati 2:16; Filippesi 3:9). 

Ma attenzione la fede non è un merito perché anche la fede è un dono di Dio (Efesini 2:8; Filippesi 1:29).

Il merito è in Chi crediamo! 
Richard Hooker dice: “Dio giustifica l’uomo che crede, ma non per il merito del suo credere, bensì per il merito di colui in cui egli crede”. 

Quando Dio giustifica i peccatori, non dichiara buona la gente cattiva e nemmeno sminuisce i loro peccati!

Dio dichiara queste persone legalmente giuste, liberi da ogni colpa poiché Cristo è morto per loro. 

Riepilogando possiamo dire che la grazia di Dio è la fonte della giustificazione, il sangue di Cristo il fondamento, la fede è il mezzo per il quale siamo giustificati.

La giustificazione, quindi, non è una qualità etica e nemmeno tutto ciò che una persona ha di proprio.  

Si tratta di una giustizia che è donata in virtù del verdetto favorevole della corte della legge divina mediante l’unione che il credente ha con Gesù Cristo (2 Corinzi 5:14)! 

Quando una persona è considerata da Dio giustificata, Dio non soltanto la considera come un essere non colpevole, ma come una persona giusta. 

L’uomo giustificato è trattato da Dio come unito a Cristo, e quindi tutta l’opera di Cristo diventa come sua. 

I benefici della morte di Cristo sono suoi e così anche quelli della Sua vita. 

La morte di Cristo riguarda la pena per la disobbedienza umana di cui Lui si fa carico e quindi ne paga il castigo.

Mentre la giustizia di Cristo, cioè la sua ubbidienza, o conformità alla volontà di Dio, è accreditata ai credenti per la Sua grazia.

CONCLUSIONE.
Se qualcuno dovesse chiederci: “Come può un Dio assolutamente ed infinitamente santo essere riconciliato con i peccatori?” 

“Come può la Sua giusta e santa legge, che ci condanna essere soddisfatta?” 

“Come può ricevere la giustificazione colui che non la merita?”

“Come può Dio contemporaneamente essere giusto e dare la grazia?” 

“Come possono essere soddisfatte le richieste sia della giustizia che dell'amore di Dio?” 

“Come può Dio essere sia giusto e giustificatore dei peccatori?”

La risposta è attraverso la croce, il sacrificio di Gesù Cristo!

Il sacrificio di Gesù ci parla della santità, della giustizia e dell’ira dell’amore di Dio!

…Ormai siamo così presi dal peccato e dal male attraverso film, notizie riportate dalla televisione, da internet, da intrattenimenti televisivi, che ci siamo così abituati da essere diventati insensibili al peccato!

Dio è misericordioso e perdonatore per natura, ma è, allo stesso tempo, santo,  giusto, e d’ira che non può semplicemente dire riguardo il peccato: “Non importa!”

Il Dio santo e giusto, non lo può dire! (cfr. Esodo 34:6-7).

Noi scendiamo a compromessi con il peccato, ma non Dio! 

Per Dio il peccato è una cosa seria e andava trattato seriamente.

La giustificazione non significa ignorare la ribellione umana e la disapprovazione divina. 

Come poteva Dio rimanere coerente con se stesso?

Attraverso la croce ha affrontato il problema del peccato per salvare il peccatore che crede e si pente dei propri peccati, perché lo ama, senza compromessi!

Dal messaggio che Cristo è stato crocifisso per noi possiamo fare delle applicazioni.

La prima applicazione è:
1) La riconoscenza.
Come il lebbroso samaritano guarito, ritornò indietro per ringraziare Gesù (Luca 17:11-19), così fanno coloro che hanno sperimentato la grazia della salvezza di Gesù Cristo!

Una seconda applicazione è:
2) La sottomissione.
Non essere sottomessi a Gesù, non servirlo, sarebbe come negare la nostra fede e il nostro amore per Lui, sarebbe perverso e ingrato!!

Coloro che hanno sperimentato l’amore di Gesù Cristo non vivono più per loro stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro (2 Corinzi 5:14-15).

La terza applicazione è:
3) La santificazione.
Poiché i nostri peccati hanno richiesto un prezzo così alto per il perdono, poiché sono profondamente offensivi nei confronti di Dio, e quindi ci allontanano da Lui, allora ci santificheremo! 

Inoltre, in virtù della nostra unione con Cristo, dovremmo dimostrare la Sua giustizia e santità con il nostro comportamento (Romani 6:1-14).

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