1 Corinzi 11:1: L’esempio da seguire.

1 Corinzi 11:1: L’esempio da seguire.
“Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo”.

Questo versetto serve a concludere l'argomentazione di Paolo per questa sezione. Paolo ha appena dato il suo principio di azione al v.33 del capitolo 10, egli ora esorta a seguire il suo esempio (cfr. 1 Tessalonicesi 1:6; 2 Tessalonicesi 3:7,9). “Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo” indica sia l’autorità che aveva Paolo e sia il modello di rinunciare al proprio diritto di libertà per il bene degli altri. Allora l’esortazione di Paolo ai credenti è di seguire il suo esempio come lui segue quello di Cristo! “Siate” è un imperativo presente e indica “diventate” piuttosto che “essere”, inoltre indica lo sforzo morale. Quale punto di somiglianza ha in mente Paolo?
Paolo ha in mente il sacrificio dei propri diritti al fine di beneficiare gli altri (1 Corinzi 10:32-33), come ha fatto Cristo che si è sacrificato sulla croce per i peccatori. Come Cristo non ha cercato il proprio vantaggio (1 Corinzi 10:24), ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo fino al punto di morire sulla croce per salvare gli altri (Filippesi 2:1-8), così Paolo è stato perseguitato e porta nel suo corpo la morte di Gesù (2 Corinzi 4:10-11). Come Cristo era ricco e si è fatto povero per amor nostro per farci diventare ricchi (2 Corinzi 8: 9), così Paolo era come un povero, ma arricchiva molti (2 Corinzi 6:10). Come Cristo ci ha amati e ha dato se stesso come sacrificio a Dio quale profumo di odore soave (Efesini 5:2), così Paolo è consapevole del suo potenziale martirio (Filippesi 2:17). Il sacrificio di Cristo per gli altri diventa la norma di comportamento cristiano e il modello per l'evangelizzazione cristiana. Il sacrificio nel contesto si riferisce rinunciare alla propria libertà di mangiare carni sacrificate agli idoli per non scandalizzare gli altri. I Corinzi reclamavano il diritto di fare come gli piaceva a loro riguardo agli idoli, Paolo ricorda loro che la libertà non deve diventare motivo d’inciampo per gli altri. Paolo dice che se un non credente invita a pranzo un credente a casa sua, il credente può mangiare tutto senza chiedersi se quella carne provenisse dai sacrifici agli idoli. Ma se qualcuno gli dice che quella carne è sacrificata agli idoli, il credente non deve mangiarla per non turbarlo, o per non far pensare a lui, o ad altri, anche ai cristiani più deboli, che riconosca e accetti l’idolatria (vv.23-30; cfr.1 Corinzi 8:7-13). La libertà non deve divenire un mezzo per offendere, o turbare, o essere motivo di caduta per un non credente, o un credente debole (1 Corinzi 8:8-13). La nostra libertà non deve danneggiare gli altri, questo è un principio che va applicato a molte circostanze (1 Corinzi 8:9). Il cristiano maturo non si avvale del suo diritto di libertà per il bene degli altri! Prima di se stesso il cristiano mette l’altro, questo indica umiltà, abnegazione, dedizione sacrificio di sé per il degli altri. Tutta la comunità cristiana deve riflettere l'amore e la compassione di Cristo che si è sacrificato per i peccatori (1 Pietro 2:21). Viviamo in una società sempre più narcisistica, egoista e orgogliosa che alimenta già la nostra natura egocentrica! Ma non è la nostra società, il modello da seguire, ma quello di Gesù Cristo:umile e altruista per la gloria di Dio.

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