Ebrei 11:4: La fede di Abele.

Ebrei 11:4: La fede di Abele. 
Al v. 2, l’autore della lettera agli Ebrei aveva parlato che gli antichi ebbero per la fede l’approvazione di Dio.
Questa serie di esempi di uomini e donne del passato inizia con Abele.

A volte, come nel caso di Abele, le persone soffrono per la loro fede senza avere una liberazione temporale. 
In altre occasioni, come nel caso di Enoc, Dio porta grande liberazione in risposta alla fede. 
Per la maggior parte, la vita di fede è una miscela di sofferenza e trionfo, come Abramo (vv.8-19), o Mosè (vv 23-29). 
Abele, in un certo senso anticipa gli esempi finali di questo capitolo (vv. 35-38), che soffrono in questa vita senza ottenere quando promesso per ottenere una resurrezione migliore.



In questo testo vediamo:
I IL SACRIFICIO.

Prima di tutto consideriamo:
A) L’eccellenza del sacrificio.
“Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino”.
Il sacrificio che Abele offrì fu più eccellente del sacrificio di Caino.

“Più eccellente” (pleiona) ha il senso di più idoneo, più appropriato, più accettabile, o di maggior valore rispetto al sacrificio di Caino.

In che senso è stato di maggior valore?

Prima di rispondere a questa domanda vediamo:
B) L’entità del sacrificio.
La parola “sacrificio” (thusian) indica un’offerta a Dio di animali, o di alimenti vegetali, è una forma di culto.

Caino e Abele erano i primi due figli di Adamo e di Eva (Genesi 4:1-2). 
Non conosciamo la loro differenza di età, ma Abele è nato dopo Caino. 

Entrambi furono concepiti dopo la caduta di Adamo ed Eva, quindi entrambi nacquero nel peccato, ed erano persone normali come noi.

Caino e Abele offrirono entrambi un’offerta a Dio.

Vediamo brevemente:
(1) Il sacrificio di Abele.
Da quello che leggiamo in Genesi 4:2. Abele era un pastore e come sacrificio ha portato dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso (Genesi 4:4).

Passiamo ora a vedere:
(2) Il sacrificio di Caino.
Caino era un contadino e offrì i frutti della terra (Genesi 4:3).

Ebrei 11:4 dice che il sacrificio di Abele fu più eccellente di quello di Caino e in Genesi 4:4-5 è scritto: “Il SIGNORE guardò con favore Abele e la sua offerta, ma non guardò con favore Caino e la sua offerta”.

Perché il sacrificio di Abele fu più eccellente di quello di Caino, perché Dio guardò con favore Abele e la sua offerta e non Caino e la sua offerta?

Possono essere fatte tre possibili interpretazioni.

La prima interpretazione è:
1) La qualità del sacrificio.
Come ho già detto, il sacrifico di Abele era i primogeniti del suo gregge, quello di Caino era i prodotti della terra. 

Alcuni studiosi pensano che il sacrificio di Abele era più accettevole perché era un'offerta di sangue, e senza spargimento di sangue non c’è perdono (Ebrei 9:22).

L'attenzione è stata spesso rivolta al fatto che, dopo che Adamo ed Eva peccarono, Dio li ha vestiti con pelli degli animali (Genesi 3:21), sottolineando così il legame tra il peccato e la morte, e il sacrificio (cfr. Genesi 2:17; 3:3, 19, 22).
Quindi, il motivo per cui si pensa al sacrificio di animali è: Dio vestendoli in questo modo, ha ucciso gli animali per fare loro delle tuniche e così ha istituito il sacrificio indirettamente, e Adamo ed Eva lo insegnarono ai loro figli: Abele e Caino. 

Secondo questa interpretazione, Abele con la sua offerta è stato accettevole perché era un sacrificio di sangue, che coinvolge la morte di creature viventi. 

Come tutti i sacrifici animali dei tempi dell'Antico Testamento, l'offerta di Abele rappresentava la morte di Cristo (Ebrei 9:7-15, 23-28; 10:1-18), e per la fede Abele attendeva questa espiazione. 

Alcuni studiosi pensano che Caino considerava Dio solo come il Dio creatore e della provvidenza, e gli offrì i frutti della terra.

Abele guardava a Dio, non solo come creatore, ma anche come redentore a cui offrire un sacrificio di sangue per l’espiazione.

Per fede il sacrificio di Abele era migliore di Caino, non solo perché la fede di Abel lo rendeva migliore, ma perché per fede ha offerto il sacrificio che Dio aveva stabilito come mezzo per accettare l'umanità peccaminosa.
L'uomo peccatore è giustificato o accettato da Dio solo per fede nel sangue del sacrificio che Dio ha fornito (Romani 3:21-25).

Benché, i sacrifici dell’Antico Testamento rappresentano quello di Gesù Cristo, c’è da dire che molti anni più tardi, quando fu istituito il sacerdozio e i sacrifici di animali per l’espiazione del peccato, i più poveri che non potevano permettersi il sacrificio di pecore, o di due tortore e di due piccioni, poteva portare la decima parte di un efa di fior di farina (circa 3,5 litri) per il peccato commesso come sacrificio espiatorio e Dio lo avrebbe perdonato (Levitico 5:5-13; cfr. Levitico 2:1-16).

Quindi, benché il sacrificio di sangue è importante, come vediamo dal sacrificio definitivo di Gesù Cristo sulla croce (per esempio Ebrei 10), l’approvazione di Dio, non sembra che sia dovuta perché Caino abbia offerto i prodotti della terra, ma perché non ha offerto il meglio, è stato superficiale!

L’offerta di Abele fu attenta, selezionò il meglio, selezionò accuratamente i sacrifici, mentre Caino offrì quello che gli capitò davanti.

Quindi, le offerte di Caino e Abele contenevano differenze qualitative!
Dio vuole dall’uomo il meglio (cfr. Levitico 22:17-33; Malachia 1:6-14). 

Una seconda interpretazione è:
2) La modalità del sacrificio.
C’è chi pensa che il difetto del sacrificio di Caino sia stato che non sia stato diviso, spaccato, tagliato a metà come per esempio farà Abramo e come ha ordinato di fare il Signore a Mosè (Genesi 15:10; Levitico 1:12).

Infine un’ultima interpretazione è: 
3) La peculiarità dell’offerente.
Questa sembra la più accreditata secondo il contesto e cioè Abele ha offerto con fede ed è piaciuto a Dio (Ebrei 11:6).
Infatti l’autore della lettera dice: “Per fede”, e poi ripete altre due volte: “Per essa”, per indicare sempre la fede. 

La fede è il pensiero primario in tutta la frase e non sacrificio.
La vera fede deve avere un fondamento, o una premessa su cui poggiare e questa è la rivelazione divina. 
La fede viene dall'ascolto della rivelazione di Dio (Esodo 14:10-22; Romani 10:17).

La fede non è credulità. Non crede in qualcosa che sai non sia vera. 
La fede è credere che la rivelazione di Dio è vera e pertanto ci possiamo fidare di Lui.

L'offerta di Abele, allora è stata fatta secondo la rivelazione divina, vale a dire, la Sua Parola. 

Così il comportamento di un vero cristiano non deve essere suggerito dalle abitudini popolari, ma dalla Parola di Dio e quindi nel crederla!
La premessa della fede di Abele era la Parola di Dio.

Calvino riguardo il sacrifico di Abele osservava: “Il sacrificio di Abele era più accettabile di quello di suo fratello solo perché era santificato dalla fede".

L'autore dell’epistola insiste sull'importanza della fede di Abele: la sua offerta in sacrificio era migliore, è stata accettata da Dio perché è stata fatta per fede, il sacrificio era una dimostrazione della sua fede.

Ma questo non significa che una persona può avere la fede e offrire a Dio quello che gli pare, il sacrificio deve essere conforme alla Sua volontà!

Thomas Hewitt scrive: “Il sacrificio che Abele offrì fu più accettevole di quello di Caino, perché venne offerto per fede. La fede segna quindi un’importante differenza; ma con ciò non si vuole affatto suggerire, o inferire che dove esiste fede, qualsiasi tipo di sacrificio sarà sufficiente. Non ci si può affatto accostare a Dio senza la fede; ma tale fede sarà gradita a Dio soltanto se essa è in armonia con la verità che Dio ha rivelato, e se ha risposto a questa verità”.

Affermando, allora, l’importanza dei sacrifici secondo la volontà di Dio, la questione, comunque, non erano i sacrifici, ma gli uomini che offrirono i sacrifici.

Dio riceve l'uomo di fede e quindi la sua offerta, rifiutando l'uomo che manca di fede. 
L'apostolo Paolo in Romani 14:23 afferma: “Tutto quello che non viene da fede è peccato”.

E in Galati 5:6 dice: " Quello che vale è la fede che opera per mezzo dell'amore”. 

Questo ci fa capire che Dio guarda al cuore delle persone, e quello di Caino non era conforme agli standard di Dio.

La Bibbia dice che è importante l'atteggiamento di chi offre il sacrificio: Dio non approva l’adoratore ipocrita.

I profeti riprendevano coloro che offrivano i sacrifici, ma avevano una vita peccaminosa e per questo Dio non gradiva i loro sacrifici, li considerava inutili, e richiamava alla riconoscenza, alla santificazione e alla devozione (Salmo 50:8-11; Isaia 1:11; Michea 6:6-8).

Proverbi 21:27 è scritto: “Il sacrificio dell'empio è cosa abominevole; quanto più se l'offre con intento malvagio!” (cfr. Proverbi 15:8).
Il Signore odia il sacrificio dell’empio, soprattutto se ha un’intenzione malvagia!

Quindi, Dio non guarda tanto all’offerta, ma al donatore: alla sua natura e motivazioni! 

Caino, uccidendo il fratello dimostrerà che era malvagio! (Genesi 4:6-8; 1 Giovanni 3:12).

Quindi vediamo quello che sarà il principio in tutta la Bibbia: l’uomo è accettato e salvato da Dio per fede (Abacuc 2:4; Romani 1:17; Ebrei 10:38-39). 

La fede, ovviamente in Gesù Cristo è l'unica cosa che Dio accetta per salvare il peccatore! (per esempio Giovanni 3:16; Romani 3:21-30)

Abele fu uomo di fede; un uomo che tremava alla parola del Signore e un uomo che chiedeva a Dio quale fosse la Sua volontà.

Il sacrificio è perciò, senza dubbio, di origine divina e l'offerta migliore di Abele consisteva in un sacrificio rigorosamente in conformità alla volontà di Dio!

Abele ha offerto quel tipo di offerta in conseguenza alla sua ferma fiducia in Dio, conosceva la volontà di Dio - come Noè, Abramo e altri citati in questo capitolo - decise di agire di conseguenza.

Il sacrificio di Abele fu accettato perché sapeva cosa Dio voleva e per fede obbedì, Abele era devoto, Caino no, e per questo la sua offerta è stata rifiutata.

Abele ha offerto un sacrificio migliore perché aveva fede, e di conseguenza ha offerto un sacrificio secondo la volontà di Dio portandogli il meglio che aveva.

In questo versetto troviamo:
II LA SOSTANZA.
Vediamo la sostanza, cioè la natura del carattere di Abele.

Prima di tutto consideriamo:
A) La testimonianza.
“Per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto”. 

“Per mezzo di essa” indica che attraverso la fede, gli fu resa testimonianza (emarturēthē – aoristo passivo indicativo).

Nel greco classico, uno degli usi di questa parola, era giuridico, con il significato di testimoniare; era usato in senso positivo nel senso di testimoniare “ a nome di…”.

Tale testimonianza si basa sull'esperienza personale; il testimone ha visto, sentito, o con un altro senso ha vissuto qualche evento. 

Questa parola, oltre al suo uso in senso giuridico, era usata in altre sfere, per esempio per dichiarare un particolare punto di vista, atteggiamento o convinzione. 

Quindi possiamo dire che per mezzo della fede, Abele è stato dichiarato da Dio giusto, da Dio è stato approvato, o Dio ha attestato, testimoniato di lui che era giusto.


“Giusto” (dikaios) è in relazione a una posizione verticale, quindi in una giusta relazione con Dio, essere conforme agli elevati standard di rettitudine di Dio, essere conformi a ciò che Dio richiede.

Abele era giusto perché credeva in Dio e agiva di conseguenza secondo la volontà di Dio.

Gesù in Matteo 23:35 riconosce che Abele è giusto, così anche l’apostolo Giovanni riconosce che le opere di Abele erano giuste ed è per questo che Caino lo uccise, perché era malvagio e le sue opere erano malvagie (1 Giovanni 3:12).

Consideriamo ora:
B) Il tempo.
Quando Dio testimoniò che Abele era giusto?
L’autore dell’epistola agli Ebrei ci dice: “Quando Dio attestò di gradire le sue offerte”.

Quando Dio attestò (marturountos - presente participio attivo) di gradire le offerte in sacrificio dei primogeniti del gregge di Abele, testimoniò che il pastore era giusto.

Non c’è scritto come avvenne quest’attestazione, avvenne quando Abele fece a Dio il suo sacrificio, quindi quando era vivo.

Diversi studiosi pensano che le offerte furono consumate con il fuoco di Dio sceso dal cielo.
Questa convinzione proviene dal fatto che altre volte Dio mostrò la sua accettazione di un sacrificio inviando fuoco per consumarlo (Levitico 9:24; Giudice 6:21; 1 Re 18:38; 1 Cronache 21:26; 2 Cronache 7:1). 

Infine consideriamo:
III IL SEGNO.
Abele ci ha lasciato un segno storico, un esempio di fede da seguire per tutti i tempi.
Noi, infatti, leggiamo: “E per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora”.

“Parla” (laleitai – presente medio indicativo) indica un continuo parlare!
Attraverso il suo atto di fede nell'offrire il suo sacrificio, Abele continua a parlare alle persone, ma non parla dal cielo con delle visioni, parla per mezzo della Bibbia dov’è registrata la sua offerta e l’approvazione di Dio.

Abele è:
A) Un modello di fede per tutte le generazioni.
La morte non è mai l'ultima parola nella vita di una persona. 
Quando una persona muore, che sia giusta, o ingiusta, lascia qualcosa nel mondo; può lasciare qualcosa che crescerà e si diffonderà come un cancro o veleno, oppure può lasciare qualcosa di buono e di bello che influenzerà positivamente le persone.


Gli uomini morti parlano ancora; non sono silenziosi, parlano le loro idee, i loro insegnamenti, le loro azioni, il loro carattere, la loro fede. 
Da molti secoli fa, Abele parla ancora oggi della sua fede esemplare!

Abele benché morto da secoli e secoli, parla ancora! Il suo esempio di fede parla ancora!

Questo uomo, della seconda generazione dell'umanità, ha qualcosa da insegnare a noi oggi persone moderne e tecnologiche.
Benché sia vissuto in un'epoca lontanissima, in una cultura molto diversa dalla nostra, Abele con la sua vita ci dà un esempio da seguire: la fede pratica come vuole Dio!

La tua vita parlerà dopo che sei morto da come hai vissuto prima di morire.
Dio possa concederci la grazia di vivere una vita cristiana devota a Lui, che possa influenzare positivamente le persone che incontriamo e anche quelle future che non conosciamo dopo la nostra morte!

Abele è:
B) Un modello di fede coerente con la volontà di Dio.
Ciò che è importante per una persona nella relazione con Dio è la fede in Lui.
Abele, con la sua fede esemplare ci parla ancora, avvertendoci, ammonendoci e incoraggiandoci a obbedire alla volontà di Dio!

Se viene menzionato in questo elenco di uomini e donne di fede, vuol dire che lo Spirito Santo ha dato alla testimonianza di Abele una grande importanza che facciamo bene a considerare e imitare!

Abele avendo fede ha agito secondo gli standard di Dio dimostrando di essere giusto!

L'obbedienza non porta la fede, ma la fede porterà sempre l'obbedienza e il desiderio di vivere come Dio vuole.

CONCLUSIONE.
Possiamo fare alcune considerazioni finali.
1) La fede è necessaria per piacere a Dio.
Senza fede, dirà al v.6 sempre del capitolo 11 lo scrittore della lettera, non possiamo piacere a Dio.

La differenza tra Abele e Caino è stata il modo in cui furono fatti i sacrifici: uno fu fatto per fede e l’altro no! 
Abele era giusto e Caino no! 
Infatti lo ha dimostrato uccidendo il fratello (Genesi 4:6-8; 1 Giovanni 3:12).

Molte persone sembrano credenti, ma in realtà non lo sono, sono increduli e prima o poi si manifestano come tali.
La seconda considerazione è:
2) Non possiamo adorare Dio a modo nostro.

La fede e il culto vanno di pari passo. 
La fede condurrà una persona ad adorare regolarmente Dio.
“L'adorazione è la funzione più alta della vita umana ... l'uomo raggiunge il più alto livello possibile di personalità e possibilità quando adora, non quando opera” (Morgan). 

Ma non possiamo adorare Dio come ci pare meglio a noi, a modo nostro, secondo le nostre idee, ma secondo come vuole Lui, se vogliamo che la nostra adorazione sia accettata da Lui!

Il sacrificio fatto da Abele era un atto di culto ed è stato fatto per fede secondo la volontà di Dio.

L’errore di Caino era l’errore di molta gente oggi e cioè che non è importante come si crede, chi si crede, l’importante è essere sinceri (comunque Caino non lo era).

Noi dobbiamo accostarci a Dio esattamente come Dio vuole e non a modo nostro, se vogliamo che Dio ci accolga!
Non è sufficiente desiderare Dio e avvicinarsi a Lui, è importante farlo come vuole Lui!

Dio desidera essere adorato, ma dobbiamo capire che non possiamo avere i nostri modi e adorare Dio come ci piace, o come ci sembra sia il modo migliore.

La gente pensa che ci sono molti modi per avvicinarsi a Dio, e molti possono essere logici e intelligenti, ma non portano a Dio benché siano dirette a Lui, anzi alla morte!

In Proverbi 16:25 leggiamo: C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma finisce con il condurre alla morte”. 
Ed è per questo che dobbiamo costruire la nostra fede, devozione e adorazione a Dio, sulla Sua Parola: la Bibbia!

3) La fede ha implicazioni pratiche di obbedienza.
Una persona se vuole avvicinarsi a Dio ed essere accolto da Lui deve accettare e obbedire alla rivelazione di Dio sopra la propria ragione e la propria volontà! 

La fede in Dio è evidenziata nell'obbedienza a Lui (cfr. Esodo 14:15-16; Ezechiele 33:32; Matteo 7:21-27; Giovanni 8:31; 14:21-24; Giacomo 1:22; Ebrei 11:7; 1 Giovanni 3:11-18). 

Non possiamo pretendere di avere fede in Dio e poi continuamente ignorare la Sua Parola (Giacomo 2:14-22).

La salvezza non è per opere, ma Dio ci ha fatto essere nuove persone per fare le buone opere (Efesini 2:8-10).

La fede produce un carattere e azioni secondo la volontà di Dio!
L'incredulità non stimola né ispira a un comportamento nobile.

La fede fa le cose con eccellenza. Abele per fede ha offerto un sacrificio migliore!
Dobbiamo dare il meglio di noi stessi! 
Dio si compiace quando non siamo superficiali, ma quando diamo il meglio!
Solo se amiamo veramente Dio sopra ogni cosa, daremo il meglio a Lui!

Quindi, in altre parole se vogliamo servire e adorare Dio, dobbiamo ignorare tutte le invenzioni umane, non appoggiarci sul nostro discernimento, o inclinazioni, ma dobbiamo conformarci rigorosamente alla rivelazione che Dio ha fatto della sua volontà. 

Tutta l'obbedienza, il servizio e il culto devono partire dalla fede, perché "senza fede è impossibile piacergli (Ebrei 11: 6), e questa ha un fondamento: la Bibbia!

Dove la fede secondo la rivelazione di Dio manca, non importa quanto religiosi siamo, o facciamo, il nostro dovere sarà inaccettabile a Dio! 


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