venerdì 7 aprile 2017

La parabola della rete. (Matteo 13:47-50).

La parabola della rete.
Il verdetto del regno dei cieli (vv. 47-50).
Questa parabola la troviamo solo in Matteo ed è la penultima (se consideriamo la similitudine del padrone di casa vv.52) di una serie di parabole (Matteo 13:3-52).

La parabola della rete ci parla Del giudizio universale o finale di Dio - quando i giusti e i malvagi saranno separati - come nella parabola delle zizzanie (Matteo 13:24-30, 36-43), in questo caso la metafora veniva dall’agricoltura, mentre ora Gesù usa una metafora che viene dalla pesca. 

La parabola vera e propria è contenuta nei vv.47-48, mentre l’interpretazione segue nei vv.49-50.

Dunque il regno dei cieli è simile alla situazione di una pesca con la rete che raccoglie ogni genere di pesci, quando è piena, viene trascinata a riva, dove i pescatori fanno una cernita, raccogliendo i pesci buoni in vasi e quelli che non valgono nulla li buttano via. 

La parabola presuppone che chi ascoltava la parabola, l’uditorio, aveva familiarità con le scene di pesca sul Lago di Tiberiade, o della zona di Gennesaret.

Scrittori antichi stimavano la pesca in questa zona idrica e la varietà di pesci che erano presenti nel lago.

Quindi noi vediamo:
I LA CATTURA.
Nel v.47 è scritto: " Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci". 

“La rete” (sagēnē) è il largo strascico, aveva una grande estensione e nel cui bordo inferiore erano fissati pezzi di piombo, o pietre così che andava a fondo, mentre i sugheri posti sul bordo superiore, le permettevano di galleggiare; in questo modo la rete raccoglieva tutti i pesci che si trovavano nell’area coperta. 
La rete era trascinata da due barche, o con delle corde dalla spiaggia. 
Ci si muoveva verso la riva, o si tirava dalla riva, poi si raccoglieva la rete in un cerchio che diventava sempre più stretto. 
Sulla riva i pescatori serravano l’estremità della rete e la traevano insieme con il suo contenuto sulla spiaggia. 

Questo tipo di rete si differenziava dal ritrecine che era lanciato a mano dalla riva (Matteo 4:18; Marco 1:16).

Nel giorno del giudizio tutte le genti saranno raccolte davanti al trono per essere giudicate, come vediamo per esempio in Matteo 25:31-46; Apocalisse 20:11-15(Ogni genere –genos di pesci).

Poi vediamo:
II LA CERNITA.
Nei vv.48-49 leggiamo: "Quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. Cosa avverrà alla fine dell'età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti …".

Nel lago di Gennesaret, o Tiberiade si sono contate oltre venti specie di pesci. 
La separazione avveniva in base a due criteri: 1) secondo i pesci commestibili; 2) secondo i pesci puri come diceva la legge mosaica (Levitico 11:9-12; Deuteronomio 14:9-10). 
Il contrasto tra “buono” e “cattivo” sono utilizzati ancora come in Matteo 12:33 dove si parla dell’esortazione di Gesù riguardo l’albero buono farà buon frutto in contrasto con l’albero cattivo e il frutto cattivo (Cfr. Matteo 7:16-20).

Come dicevamo prima, il pesce “buono” (kala) indica i pesci considerati puri secondo la legge levitica, commestibili e commerciabili.

Il pesce che “non vale nulla” (sapra) sono quelli ritenuti impuri, quindi non utilizzabili, non commestibili secondo la legge levitica.

Il pesce buono era messo nei vasi (angē), di solito erano contenitori o recipienti per contenere una varietà di sostanze come acqua, denaro, pane e vino, olio, o pesce compreso.

Mentre i pesci inutili erano buttati via.

Quindi alla fine dell’età presente, della storia umana, gli angeli separeranno i malvagi dai giusti (Matteo 13:41; 2 Tessalonicesi 1:7-10). 

Nel Nuovo Testamento troviamo più volte (per esempio Matteo 24:31; 25:31-32; Apocalisse 14:19; 15: 5-16,21), che gli angeli sono gli strumenti del Signore di separazione e dell'esecuzione della pena. 
La separazione includerà tutte le persone.

In Matteo 25:31-46 il giudizio è descritto come una separazione di tutte le genti davanti al trono glorioso di Gesù (cfr. Apocalisse 20:11-15).

Nessuna razza o categoria di persone potrà sfuggire al giudizio finale di Dio. 
Tutti saranno ordinati in uno dei due gruppi, quelli che Dio accetta e coloro che Egli rifiuta.

I giusti sono credenti, i figli del regno, e gli empi sono quelli che non sono stati salvati.

“I malvagi” (ponēros) sono i malfattori, i maligni, i corrotti moralmente, gli immorali. 

I “giusti” (dikaios) sono coloro che vivono secondo gli standard, la volontà di Dio (Matteo 1:19; 3:15; 5:6). 

Gesù in Giovanni 5:28-29 afferma: “ Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori;  quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio”.

L’enfasi non cade sulla salvezza dei giusti, ma sulla condanna dei malvagi, quindi vediamo:
III LA CONDANNA.
Il v.50 dice: " E li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”. 
In Ebrei 9:27-28 leggiamo: "Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza".

Thomas Brooks diceva: “Come la morte ci lascia, così il giudizio ci troverà”. 
Questa è una grande verità che faremo bene a ricordare! 

Dio non paga settimanalmente e né mensilmente, paga alla fine! 
Ognuno avrà quello che merita. 
Gesù avverte del pericolo che incorre sugli increduli per le loro azioni malvagie e incoraggia i giusti a non seguire il loro esempio. 

“Dio è in definitiva inevitabile” (Anonimo). 
Oggi le persone pensano di vivere senza Dio (il che non è vero), ma un giorno ciò che oggi hanno evitato (Dio) lo incontreranno come giudice giusto per essere giudicati dal giusto Dio! (Esodo 34:6-7; Romani 2:1-10). 

J. A. Motyer afferma: “La punizione del peccatore non è una vendetta arbitraria, ma il processo a causa della morale provvidenza”. 

Dio darà al ribelle ciò che egli merita e ha scelto! 
Coloro che amano le tenebre alla luce, avranno di conseguenza ciò che appartiene alle tenebre: l’inferno!! (Giovanni 3:18-21,36) 

L'insegnamento di Gesù è assolutamente chiaro; le conseguenze eterne di rifiutare o ignorare le Sue affermazioni e il suo regno sono terribili!!!

I malvagi saranno gettati nella fornace ardente.
La “fornace ardente” (kaminos pyros) è la finale destinazione dei peccatori, un posto di punizione: è l’inferno. (Matteo 5:22, 29, 30; 10:28; 13:50; 18:9; 23:15, 33; 25:41; Apocalisse 20:15).

Forse nessuna dottrina è più difficile da accettare emotivamente come la dottrina dell'inferno. 
Eppure è chiaramente più volte menzionata nella Bibbia tanto da non ignorarla.
Gesù parlò più dell'inferno di qualsiasi altro profeta o apostolo (per esempio Matteo 5:22; 29-30; Matteo 8:12; 11:23; 18:8-9; 23:33; Marco 9:43).

L'inferno non è semplicemente il destino di rivivere per sempre brutti ricordi, né un luogo dove i peccatori continueranno la loro vita di peccato, sfrenata e senza rimproveri. 
Non ci sarà alcun piacere all’inferno, neppure il piacere perverso del peccato, ma solo la sua punizione.

Un intervistatore chiese a giovane cantante punk rock che cosa desiderasse alla fine della sua carriera, questi ha risposto: "La morte. Io non vedo l'ora di morire". Quando gli è stato chiesto il motivo, questi ha detto: "Voglio andare all'inferno, perché l'inferno sarà divertente".

Questo non sarà possibile perché non è la verità che rivela la Bibbia!!

In primo luogo:
A) L'inferno è un luogo di tormento, di miseria, di dolore. 
Gesù parlò di inferno come un luogo di fuoco inestinguibile (cfr. anche Matteo 25:41) dove il loro verme non muore (Marco 9:43-44).
Quando corpi fisici sono sepolti e cominciano a decomporsi, i vermi possono attaccarli solo fino a quando la carne dura; una volta consumata, il verme non ci sarà più, ma all’inferno i vermi non muoiono mai, questo indica l’aspetto eterno dell’inferno.
È scritto anche che l’inferno è un luogo di tormento (Luca 16:23,28).

Questa parabola ci parla di tormento.
“Pianto e stridor di denti” è come in Matteo 13:42, ma ricorre altre volte in Matteo e conclude le dichiarazioni solenni di Gesù sul giudizio (Matteo 8:12; 13:42; 22:13; 24:51; 25:30).
Appare anche in Luca 13:28.

"Il pianto" (klauthmos) indica il dolore grande di coloro che vengono puniti, indica una forte emozione, lamento, sottolinea l'intensità del pianto. 
Trasmette la grande angoscia di chi soffre il tormento nell'inferno.

All’inferno non si riderà! 
Nessuno verrà a raccontare barzellette, ci sarà un lutto costante! 
Nessuna angoscia sarà maggiore di quello che si vive all’inferno, e non ci sarà alcuna riduzione della sofferenza!!!

"Stridor di denti" (brygmos) è digrignare i denti, potrebbe riferirsi al tormento per la sofferenza, al grande dolore che si prova all’ inferno, o alla disperazione, o rabbia intensa contro Dio, oppure tutte e tre.  
Se fosse implicita la rabbia, indicherebbe l'odio per Dio, e non v'è alcun pentimento o riconoscimento del peccato, ma la rabbia contro il Dio che osa giudicare e punire.

In secondo luogo:
B) L'inferno coinvolgerà il tormento del corpo e dell’anima. 
In Matteo 10:28 Gesù dice: “E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella geenna”.

“Perire” (apolesai) indica perdita, rovina, ed è in riferimento alla pena eterna all’inferno.

Proprio come credenti saranno dotati di corpi risorti in modo che possano godere delle glorie del cielo per sempre, gli increduli saranno dotati di corpi risorti in modo che possano sopportare le pene dell'inferno senza essere distrutti (Cfr. Giovanni 5:29; Atti 24:15; Apocalisse 20:11-15). 

In terzo luogo:
C) I tormenti dell'inferno saranno sperimentati in vari gradi. 
Per tutti all'inferno la sofferenza sarà intensa e permanente, ma alcuni sperimenteranno un maggiore tormento rispetto ad altri. 

In Matteo 11:20-24 le parole di Gesù: “ Allora egli prese a rimproverare le città nelle quali era stata fatta la maggior parte delle sue opere potenti, perché non si erano ravvedute:  ‘Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida! perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute tra di voi, già da molto tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere.  Perciò vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra.  E tu, o Capernaum, sarai forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino al soggiorno dei morti. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, essa sarebbe durata fino ad oggi. Perciò, vi dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua’”.

Luca 12:47-48 dice: "Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse;  ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà”.

L'inferno avrà così vari gradi di sofferenza, che un peccatore, se fosse in grado, se avesse la possibilità, avrebbe dato il mondo intero, per un peccato in meno che ha commesso sulla terra!

In quarto luogo:
D) Il tormento dell'inferno sarà eterno. 
In Matteo 25:46 è scritto che i giusti andranno a vita eterna, mentre gli altri a punizione eterna.

Matteo 18:8-9 e Giuda 7 parlano di fuoco eterno.

In Apocalisse 14:11 parla di tormento che sale nei secoli dei secoli, così anche in Apocalisse 20:10.

Una condizione davvero terribile!!!

CONCLUSIONE
Quindi questa parabola ci parla del lancio della rete, della raccolta di tutti i generi di pesce, della separazione e della conservazione dei pesci buoni e dell’eliminazione di quelli inutili.

Qual è il messaggio della parabola?
1) La parabola ci dice che il Regno dei Cieli, il regno di Dio comporta un giudizio finale, questo è certo (vv.47-50).
La parabola della rete è un avvertimento spaventoso su ciò che accade ai malvagi quando sono separati dai giusti nel giorno del giudizio definitivo

Ci sarà una finale separazione, i malvagi saranno separati dai giusti (Salmo 1:4-6) e andranno all’inferno. 
Il giudizio finale ci sarà, e i giusti saranno salvati e i malvagi saranno gettati nella fornace ardente, nel tormento eterno, dove ci sarà la totale assenza di speranza e la separazione da Dio (per esempio Matteo 7:23; 8:12; 25:32; 2 Tessalonicesi 1: 8-10; Apocalisse 21:8).

L'arrivo finale del regno dei Cieli estenderà la sua rete in tutto il mondo, e nessuna razza o categoria di persone potrà sfuggire al giudizio finale. 
Tutti saranno ordinati in due gruppi, quelli che saranno salvati e quelli che andranno all’inferno.

Quando il vescovo di Smirne, Policarpo, fu minacciato di essere bruciato sul rogo perché era un cristiano, sia i suoi amici e i suoi nemici lo hanno invitato a considerare il dolore e la sofferenza di quel bruciore. La sua risposta è stata questa: “Tu mi minacci con il fuoco che brucia per un'ora e in un po' di tempo si spegnerà, ma il fuoco del giudizio finale di Dio del castigo di Dio riservato per gli empi sarà eterno”. 

Nessuno vi seduca con vane parole dicendovi che l’inferno non esiste!!!
Esiste e come ne ha parlato più di tutti Gesù, e Gesù ha detto la verità!!
Alla gente non piace, non ci crede, o non ci vuole credere!

Quando il Signore Gesù Cristo ritornerà, giudicherà il mondo, Egli punirà tutti coloro che non sono suoi discepoli con una punizione terribile! 

Tutti coloro che non si sono ravveduti dai loro peccati davanti a Dio e sono stati increduli; tutti coloro che si sono attaccati al peccato; tutti coloro che hanno messo le loro affezioni su cose contrarie alla santità e giustizia di Dio; tutti coloro che sono senza Cristo, tutti questi andranno all’inferno! (Apocalisse 20:15).

Questa parabola vuole essere di avvertimento per coloro che non fanno parte del regno di Dio, un invito a rivedere la loro vita e a convertirsi a Cristo, pentendosi dei loro peccati pensando che un giorno ci sarà il giudizio con una condanna giusta e severa, mentre sarà di salvezza per coloro a cui ha perdonato i peccati. 

Abbiamo una scelta da fare: il paradiso o l’inferno! 
Così ci ricorda Thomas V. Moore: “ Gli uomini devono scegliere tra un grande peso superiore ed eterno di gloria e di un peso molto grande ed eterno di ira”. 

E anche John Mason dice: “Dobbiamo cadere nelle braccia di Cristo o nelle fiamme dell'inferno”. 

Non ci sono altre possibilità! Tu cosa scegli?

2) La parabola è un monito per coloro che si dichiarano discepoli di Gesù.
La vera natura di coloro che si dicono cristiani non sarà sempre facilmente evidente, come con Giuda Iscariota, solo nel giudizio sarà evidente quando Gesù metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri del cuore (cfr. Romani 14:10-12; 1 Corinzi 4:5).

Solo il giudizio finale rivelerà chi è veramente un discepolo di Gesù Cristo.
Coloro che sono giusti considerando il giudizio di Dio, devono mostrare di essere fedeli a Dio, questo sarà fatto attraverso il comportamento.

3) La parabola ci parla che il male sarà sradicato o eliminato quando ci sarà il giudizio finale. 
Nel frattempo entrambi le categorie dei giusti e dei malvagi, coesistono in questo mondo con conseguenze differenti.

La parabola del grano e delle zizzanie illustrano la coesistenza di credenti e non credenti nella forma attuale del regno, e questa parabola illustra la loro separazione, come la forma dei cambiamenti del regno.

Durante l'epoca attuale, Dio permette l'incredulità e l’ingiustizia, il male, ma il tempo sta arrivando quando la Sua tolleranza finirà e inizierà il Suo giudizio.

Questa parabola insegna che verrà il momento della separazione quando i giusti e i malvagi saranno inviati alle rispettive destinazioni. 

Come nella parabola delle zizzanie, il malvagio coesiste con il giusto.
Ma nel giorno del giudizio il male cesserà con il giudizio dei malvagi.

4) La parabola è un incoraggiamento predicare il Vangelo per la salvezza.
Anche se la parabola sottolinea il destino della cattura, della cernita e della condanna dei peccatori e non il ruolo dei pescatori, dei credenti che evangelizzano, da questa parabola siamo incoraggiati a predicare il Vangelo per la salvezza delle persone.

I discepoli sono chiamati a essere strumenti di Dio che porteranno il Suo messaggio di salvezza agli altri. 
I discepoli sono chiamati “a gettare la rete” della proclamazione del Vangelo (è la missione), il più lontano possibile e predicando a tutte le persone.

Ogni membro della chiesa è responsabile davanti a Dio nel predicare il Vangelo alle persone e risponderanno del loro operato nel giudizio finale (cfr. Ezechiele 3; Matteo 28:18-20; Atti 1:8).

Il Vangelo “è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16) dai peccati (Matteo 1:21), ma anche dall’ira di Dio (Romani 5:9-11) chi non crede sarà condannato (Marco 16:16).