venerdì 23 dicembre 2016

Giobbe 1:20-21: Dio governa la prosperità e l’avversità.

Giobbe 1:20-21: Dio governa la prosperità e l’avversità. 
“Allora Giobbe si alzò, si stracciò il mantello, si rase il capo, si prostrò a terra e adorò dicendo: ‘Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra; il SIGNORE ha dato, il SIGNORE ha tolto; sia benedetto il nome del SIGNORE’”  (Cfr. Giobbe 36:11; 71:19-20; 75:6-7; 1 Samuele 2:6-7; Isaia 45:7; Lamentazioni 3:1-17,37-38; 4:5, 11; Luca 1:52; Ecclesiaste 5:19; 7:14). 

Ciò che abbiamo è perché l’ha voluto e c’è l’ha dato il Signore! Ciò che non abbiamo più l’ha voluto il Signore! 

In un giorno, il ricco Giobbe, uomo integro e retto che temeva Dio (Giobbe 1:1), da ricco è diventato povero! (Giobbe 1:13-17). Non solo, muoiono pure i suoi dieci figli (Giobbe 1:2,13-19). Come reagisce Giobbe? Reagisce come leggiamo in questi versetti citati sopra. Giobbe fa cordoglio, è addolorato. Stracciarsi il mantello, radersi i capelli, erano gesti comuni di dolore (per esempio Genesi 37:29,34; Giosuè 7:6; 2 Samuele 1:2;3:31; 13:19 Esdra 9:3,5; Giobbe 2:12; Isaia 15:2; 22:12; Geremia 7:29; 16:6; 41: 5; 47: 5; 48:37; Ezechiele 7:18; Amos 8,10; Michea 1:16). Ma, Giobbe non alza i pugni verso il cielo urlando contro Dio dicendo: “Perché Signore proprio a me?", ma si prostrò a terra umilmente. Giobbe adora Dio prostrandosi a terra! La prostrazione è una risposta a qualcosa di straordinario che Dio ha fatto e rappresenta il rispetto (2 Samuele 1:2; 9:6; 14:4), il riconoscimento e l'accettazione. Giobbe s’inchina con umiltà in sottomissione al Signore. Giobbe, dunque, accetta la situazione, riconosce la sovranità di Dio sopra tutta la sua vita, sia nella prosperità e sia nell’avversità, e lo benedice! Nella benedizione così come nel dolore, Giobbe ha lodato il nome di Dio; riconosce il fatto che come è venuto sulla terra così andrà via, morirà senza niente! Proprio come è uscito dal grembo di sua madre, così sarebbe andato nel grembo della terra, cioè senza niente. (cfr. Ecclesiaste 5:14-15). Giobbe riconosceva che non aveva alcun diritto riguardo i suoi possedimenti, il Signore dona e il Signore toglie. Giobbe riconosce che il Signore che gli aveva dato tutta questa ricchezza aveva il diritto di portarla via. Tutta la ricchezza di Giobbe è stata data da Dio, e lo stesso Dio ha il diritto di portarla via. Da notare che sono stati i Sabei, e poi i Caldei a derubare Giobbe, e agenti atmosferici a causare la morte delle pecore e dei suoi servi, e dei suoi figli, ma Giobbe riconosce che tutto è nelle mani di Dio!
La devozione è possibile senza avere niente in cambio; le persone possono essere consacrate e riconoscenti al Signore anche senza avere un guadagno materiale.
Satana con il suo esercito, si aspettavano che Giobbe avrebbe reagito alla perdita della sua ricchezza e dei suoi figli, rinnegando Dio (Giobbe 1:6-12), ma non è stato così. Giobbe ha espresso il suo dolore in un modo normale per quel giorno, ma ha adorato il Signore e ha pronunciato una profonda dichiarazione di fede. Questo Giobbe è un esempio per noi di reazione di sottomissione a Dio e di adorazione riconoscendo la Sua volontà sovrana. Ci vuole una vera fede per dire nel bel mezzo della sofferenza: “Sia benedetto il nome del Signore”.