martedì 10 maggio 2016

La parabola dei quattro terreni (Matteo 13:1-23).

La parabola dei quattro terreni (Matteo 13:1-23).
Nei capitoli precedenti, due temi sono stati sottolineati, insieme al conflitto che portano. 

In primo luogo, Gesù è il Figlio unico di Dio (Matteo 11:25-27) e in Lui Dio sceglie di stabilire il suo regno (Matteo 12:28). 

In secondo luogo, i nemici potenti, tuttavia, si oppongono a Lui, gli sono ostili e lo rifiutano (Matteo 11:12; 12:24). 

I discepoli devono lottare con questo dilemma: come può essere possibile che Gesù il Figlio di Dio non è ovunque e sempre convincente? 

Al capitolo 13 Gesù da loro una risposta riguardo questo dilemma con una serie di parabole relative alla natura del Suo regno. 
Tra queste parabole c’è appunto, la parabola “del seminatore”, ma in realtà dovrebbe essere chiamata “dei quattro terreni”, perché l’attenzione è proprio posta sui quattro terreni. 


Gesù, dunque, insegnava in parabole. 
"Parabole" (parabolé), nella traduzione greca dei LXX, traduce la parola ebraica māšāl che, oltre al significato di parabole, include anche proverbi, indovinelli, detti, saggi. 

In Matteo 15:10-11-15, la parola indica enigma e in Matteo 24:32 indica paragone. 

Gesù racconta questa parabola vicino il mare (v.2), cioè il lago di Galilea, alcuni studiosi pensano che sia probabilmente nei pressi di Capernaum.

Gesù racconta che un seminatore uscì a seminare e i semi caddero in quattro terreni diversi: in mezzo la strada, in luoghi rocciosi, in mezzo alle spine e nella buona terra dove porta frutto. 

Nella seconda parte, dai vv.10-17, vediamo l’intenzione della parabola e poi dai vv.18-23 vediamo l’interpretazione della parabola. 

Prima di tutto vediamo:
I L’INTENZIONE DELLA PARABOLA (vv.10-17).
Dopo aver raccontato la parabola, i discepoli si avvicinarono e gli chiesero perché parlasse loro in parabole (v.10). 
Sembra che essi siano confusi e non capiscano le parabole. 
Così chiedono a Gesù perché stia usando una forma enigmatica d’insegnamento, che è abbastanza difficile per loro e che la folla non poteva certamente capire. 
Gesù risponde che la rivelazione è data ad alcuni e non a tutti. 

Quindi noi vediamo che l’intenzione della parabola è che non tutti dovevano capire, quindi secondo la sovranità di Dio, vediamo:
A) La rivelazione di Dio (v.11).
La rivelazione di Dio non è per tutti, ma solo per i discepoli come leggiamo nel v.11: “Egli rispose loro: ‘Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato’”. 
Questa è una delle dichiarazioni teologiche più importanti che troviamo in Matteo. 

Gesù spiega il motivo, dice: “Perché a voi è dato” (è dato-dedotai- perfetto passivo indicativo), ma a loro (alla folla v.2) non è dato. 

“Conoscere i misteri del regno dei cieli” è un dono di Dio!
Infatti, l’uomo non è in grado di capire, di conoscere i misteri del regno dei cieli perché è nella cecità spirituale. 
L’uomo è morto nelle colpe e nei peccati (Efesini 2:1-3), ha l’intelligenza ottenebrata, è nella piena oscurità mentale ed è estraneo, separato dalla vita di Dio a motivo dell’ignoranza e dell’indurimento del suo cuore! (Efesini 4:18-19; 1 Corinzi 2:6-13). 

Tutto ciò indica che siamo incapaci di percepire, incapaci di capire a causa della nostra natura e condizione umana peccaminosa, le verità del Signore. 

Noi troviamo qui una forte enfasi sull’elezione divina. 
Dio ha scelto di far conoscere i Suoi misteri ad alcuni e non a tutti! (Matteo 11:25-27; 16:17; Giovanni 15:16; Romani 9:6-16; Efesini 1:4; 2 Tessalonicesi 2:13). 

Perciò non è un merito dei discepoli che conoscono, la loro comprensione è dovuta al fatto che Dio li ha scelti e dato loro il dono della comprensione. 

I discepoli hanno ricevuto un dono che la folla non ha ricevuto, “a voi” è enfatico (cfr. Marco 4:11; Luca 8:10), e il tempo perfetto significa che il dono rimane in loro. 
Dio dà ad alcuni la capacità di comprendere questi misteri, ma non dà questa comprensione ad altri.

Il termine “mistero” (mystērion) non si riferisce a qualche cosa d’inconoscibile, incomprensibile, o esoterico, ma a qualche cosa che non era conosciuta prima e che può essere conosciuta solamente attraverso la rivelazione divina e non con mezzi naturali (Daniele 2:27-28). 

“Misteri” (mystēria) si riferisce ai decreti, o ai piani divini che riguardano il regno dei cieli, il regno di Dio.

B) La spiegazione riguardo la rivelazione (v.12).
Nel v.12 leggiamo: ”Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell'abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha”. 
Gesù usa una frase paradossale, presa in prestito dalle leggi dell’economia capitalista dove il capitale produce reddito e la mancanza di capitale vuol dire rovina, per illustrare una verità spirituale. 
“Perché” (hoti-congiunzione causale) ed è la risposta ai discepoli del motivo per cui Gesù parla in parabole.

“Sarà dato” (dothēsetai- futuro passivo indicativo) è un passivo divino, quindi Dio darà e chi riceve sarà nell’abbondanza, cioè avrà una rivelazione, o comprensione maggiore, più piena riguardo i decreti di Dio, quindi anche di Gesù.

Il senso è stato interpretato in due modi diversi: 1) i misteri di Dio possono essere afferrati da coloro che hanno la capacità spirituale di riceverli, cioè coloro a cui è dato secondo la sovranità di Dio e saranno nell’abbondanza spirituale.

Oppure viene interpretato da altri studiosi, 2) con un’enfasi sulla responsabilità dell’uomo e cioè coloro che hanno la fede in Cristo, coloro che hanno accolto il messaggio del regno e che hanno risposto ubbidendo, cioè che sono diventati discepoli di Gesù, o per coloro che mettono in pratica le verità spirituali comprenderanno di più.

Mentre chi non ha questa capacità data da Dio, o la fede, secondo l’interpretazione, gli sarà tolto anche quello che ha.

“Chiunque ha” si riferisce a coloro ai credenti in Gesù Cristo, questi sono i veri cittadini del regno dei cieli, questi avranno sempre di più: chi accetta la vera luce, avrà ancora più luce.

Ma il destino del non credente è esattamente l'opposto. 
A causa della sua incredulità, non ha la salvezza, e andranno sempre più a fondo le tenebre spirituali.

Quindi vediamo:
C) La punizione per gli increduli (vv.13-15; Isaia 6:9-10).
Nei vv.13-14 leggiamo: “Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono. E si adempie in loro la profezia d'Isaia che dice: 'Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete; guarderete con i vostri occhi e non vedrete…'". 

Quindi lo scopo delle parabole era che loro non dovevano comprendere. 
Questo versetto è la realizzazione di Isaia 6:9-10. 
Chiunque può vedere e ascoltare, ma solo ai discepoli è dato di capire e quindi convertirsi per essere perdonati dice Marco 4:11-12. 

Il motivo, per cui non dovevano capire, era per la loro incredulità, quindi era un giudizio, sugli increduli, come riporta ancora Gesù, citando sempre Isaia 6:9-10 nel v.15: "Perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile: sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi, per non rischiare di vedere con gli occhi e di udire con gli orecchi, e di comprendere con il cuore e di convertirsi, perché io li guarisca".

La gente ascoltava, ma non capiva; guardava, ma non vedeva e di conseguenza non sarà salvata (guarisca-iasomai- futuro medio indicativo) perché il loro cuore era incredulo, insensibile a Dio e lontani da Lui.
Coloro che sono induriti al Vangelo devono rendersi conto che Dio li respinge!
La strada battuta dai capi religiosi a i tempi di Gesù e di molti altri in Israele che avevano commesso il peccato imperdonabile, la bestemmia contro lo Spirito Santo (Matteo 12: 31-32); cioè gli increduli di conseguenza, non saranno salvati da Dio.

Alla fine del primo punto vediamo:
D) La benedizione per i discepoli (vv.16-17).
Nei vv.16-17 è scritto: “Ma beati gli occhi vostri, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono!  In verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e udire le cose che voi udite, e non le udirono”. 

Qui vediamo un forte contrasto, se mentre molti non vedono e non sentono, i discepoli vedono e sentono, sono spiritualmente vivi, con gli occhi e le orecchie vedono e sentono la realtà spirituali del regno dei cieli, perciò sono beati (beati, makarios), cioè felici, benedetti, privilegiati, coloro con cui ci si congratula, ci si rallegra. 

Sono beati anche rispetto ai profeti, infatti, quest’ultimi, desideravano vedere e ascoltare ciò che ora vedevano e ascoltavano i discepoli, erano desiderosi di vedere il regno di Dio arrivare e ascoltare il Messia.

II L’INTERPRETAZIONE DELLA PARABOLA (vv.18-23).
Il v.18 dice: "Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore!"

“Voi” è enfatico, alla luce del grande privilegio che hanno, Gesù richiama i discepoli ad ascoltare (ascoltate akouō, imperativo, esprime un comando). 

“Ascolta” è un appello ad ascoltare con urgenza, indica partecipazione e attenzione.

In primo luogo vediamo:
A) Il significato del seme sulla strada (v.19).
Nel v.19 leggiamo: “Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada”.

Insegnanti ebrei esortavano gli studenti ad ascoltare attentamente e a memorizzare i loro insegnamenti.

Eppure molti di coloro che ascoltavano Gesù dimenticavano il messaggio del Suo regno! Tale negligenza, dice Gesù, è opera del diavolo. 

Una parte del seme caduto lungo la strada mangiata dagli uccelli, si riferisce   quello che ascolta la parola di Dio e non la comprende, viene il maligno e porta via il seme dal cuore di lui. 

“Non comprende” (mē syniēmi) è più che afferrare intellettualmente il significato del messaggio; il contrasto è tra l’udire e il mettere in pratica come dice Matteo 7:24. 

Se la parola non fa radici nel cuore diventa facile preda del diavolo!!
Alcune persone sentono il messaggio del regno, ma come la strada è dura e impenetrabile, così lo è il loro cuore che non lascia penetrare la verità e prima che davvero possano comprenderla il diavolo, il maligno (Matteo 5:37; 6:13) l'ha strappa via. 

Satana come un uccello piomba e prende la parola seminata dal cuore indurito di coloro che hanno rifiutato Cristo (Matteo 13:11-12,58). 

Il diavolo è il nemico numero “uno” di Gesù, ma noi vediamo che negli scontri diretti, Gesù è sempre stato vincitore nella tentazione (Marco 1:13) come negli esorcismi (Marco 1:23-28,32) come nella missione dei settanta discepoli (Luca 10:17-18), come nei contrasti con gli scribi (Marco 3:22), che hanno cercato di ucciderlo (Marco 11:18), e lo hanno ucciso secondo il piano di Dio (Atti 4:27-28), ma anche morendo è stato vincitore sul diavolo (Colossesi 2:15). 

Così troviamo anche dal resto del Nuovo Testamento, l’azione di satana contro i credenti nel cercare di impedire l’opera di Dio in loro, di tentarli, o perseguitarli. (1 Tessalonicesi 2:18; 3:5; 2 Corinzi 11:3; Efesini 6:10-19; 1 Pietro 5:8-9). 
Queste persone che hanno respinto il messaggio di Cristo, non appartengono a Cristo. 

Ci sono, dunque, due regni contrapposti, chi non appartiene a Gesù e dalla parte del diavolo (Matteo 12:30; Atti 26:18; Colossesi 1:13). 

Quante persone hanno ascoltato il Vangelo eppure non sanno nemmeno cosa dice il Vangelo e non sanno come essere salvati. 
Ascoltare il Vangelo non garantisce la comprensione del Vangelo!!

B) Il significato del seme seminato sul terreno roccioso (vv.20-21).
Nei vv.20-21 è scritto: “Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato”.

Il seme seminato in luoghi rocciosi senza radice, indica il cuore che è recettivo sufficientemente per permettere al seme di germogliare, ma non è abbastanza profondo da sviluppare qualsiasi radice. 

Dal momento che la flora della Palestina è spesso minacciata dal calore, o dalla siccità, particolare attenzione è rivolta alla radice come la parte della pianta che garantisce l'esistenza di tutta la pianta. 

Questo tipo di cuore mostra una ricezione superficiale del Vangelo, lo riceve con gioia, ma non attecchisce e quindi è temporaneo, infatti, coloro che la ricevono in luoghi rocciosi, sono coloro che ricevono con gioia la Parola, ma non hanno in sé radice e sono di corta durata, poi quando vengono le tribolazioni e la persecuzione, sono subito sviati. 

È normale che un credente accolga Gesù con gioia come racconta Gesù in un’altra parabola dove è scritto: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo che un uomo dopo averlo trovato, nasconde, e per la gioia che ne ha va e vende tutto quello che ha e compra quel campo” (Matteo 13:44; Romani 14:16-17; Galati 5:22; 1 Tessalonicesi 1:6). 

Riguardo questo terreno, Luca dice che credono solo per un certo tempo, accolgono con entusiasmo la Parola, ma quando viene la prova, si tirano indietro (Luca 8:13).

Matteo dice: “Tribolazione o persecuzione a motivo della parola”. 
Quindi sono coloro che non vogliono soffrire per la Parola di Dio!

Non è una crisi spirituale, ma proprio un tirarsi indietro dice Luca, cioè ritornano alla vita pagana! 

Mentre Matteo dice: “Sviato” (skandalizetai-presente passivo indicativo) indica mettere una pietra d'inciampo sulla strada, cadere, cadere nel peccato.

Questa persona ha pensato solo alle benedizioni del regno dei cieli!
Dopo aver fatto una semplice equazione tra il proprio piacere e benessere e il costo del discepolato, non vuole affrontare la sofferenza per il Vangelo e per Gesù. 

La persecuzione è una cosa normale per il credente come vediamo nella Bibbia! (Matteo 5:11-12; Matteo 10:16-25 ; Marco 8:34; 10:29; Atti 4:1-6; 5:17-18; 8:1-4; 14:19-22; 16:35-40; 18:12-17; 19:35-40; 1 Corinzi 15:9; 2 Corinzi 11:24; Galati 1:13,23; Filippesi 1:29; 3:6; 1 Tessalonicesi 3:3-4; Romani  8:35; 2 Corinzi  4:8–9; 2 Tessalonicesi 1:4). 

Ma se non si è ben radicati, se non si è veri cristiani, una persona, che si dice credente, rinuncia alla fede, ritorna indietro, si perde per strada! 
Invece il vero credente non si perde per strada! (Romani 8:28-39; 1 Corinzi 1:8; Filippesi 1:6; ecc.). 

La persecuzione è necessaria per diversi motivi, ma uno certamente è per sapere se abbiamo una vera fede! (1 Pietro 1:6-7). 
Non è importante solo iniziare la gara, è importante anche finirla! (2 Timoteo 4:6-8).

Passiamo ora al:
C) Significato del seme seminato sul terreno spinoso (v. 22).
Nel v.22 è scritto: “Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l'inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa”.

Coloro che ricevono il seme tra le spine, sono coloro che ricevono la Parola, poi gli impegni mondani, l’inganno delle ricchezze, penetrati in loro, soffocano la Parola, che rimane infruttuosa. 

Gli impegni mondani e l’inganno delle ricchezze possono divenire ostacoli al discepolato! (Luca 12:16–21; 14:18 –20; 21:34).
Queste aree possono monopolizzare, dominare la nostra vita da farci mettere da parte Dio!

Quali sono dunque le spine?
(1) Le spine sono le preoccupazioni della vita.
“Gli impegni” (mérimna- 1 Pietro 5:7) “mondani” (aiónos- Luca 16:8; 1 Corinzi 3:18) sono le ansietà di questo mondo, del nostro tempo, della nostra vita, della nostra storia, del nostro secolo. 

Si riferisce alle preoccupazioni della vita quotidiana: il lavoro, lo studio e così via. 

Non c’è nulla di male in questo, ma se ci dominano tanto da diventare un idolo, da metterlo prima di Dio, allora diventano un peccato.

Matteo 6:33-34 dice: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno”.

(2) Le spine sono l’inganno delle ricchezze.
“L’inganno” (apátē- Colossesi 2:8; 2 Tessalonicesi 2:10; Efesini 4:22) indica falsità, seduzione delle ricchezze (ploutos), quelle ricchezze che uno pensa diano sicurezza, potere e influenza (Isaia 30:6), ma danno una falsa sicurezza e non solo, infatti Paolo in 1 Timoteo 6:10 afferma: “Infatti l'amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori”.

Invece dovremmo affidarci a Gesù come quel credente del Congo pregò così: “Caro Dio tu sei l'ago e io sono il filo. Tu vai prima e io ti seguirò dovunque tu mi condurrai”.

La ricchezza di questa vita sono seducenti e possono soffocare la vita spirituale di un discepolo di Gesù!!

Il risultato delle preoccupazioni della vita e dell’attaccamento alle ricchezze è una vita "infruttuosa". 
Prima che possa portare il frutto la pianticella è soffocata dalle spine. 

Il frutto è segno di un vero discepolo (Giovanni 15:1-8) di una vera fede (Giacomo 2:14-26). 
Il giovane ricco non seguirà Gesù per questo motivo! (Matteo 19:16-22). 
I ricchi difficilmente entreranno nel regno dei cieli! (Matteo 19:23).

Quindi, sia gli impegni mondani e sia le ricchezze possono avere un effetto monopolizzante infruttuoso!

Infine vediamo il:
D) Significato del seme seminato nella terra buona (v.23).
Nel v.23 leggiamo: “Ma quello che ha ricevuto il seme in buona terra, è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta”.

Chi riceve il seme in buona terra è colui che ascolta la parola di Dio e la comprende, e porta frutto. 
Questo suolo, perciò, rappresenta un vero discepolo. 
Chiaramente questa categoria contrasta direttamente con il suolo indurito del v. 19 e il messaggio di Isaia 6:9-10 nei vv. 13-15. 

Quindi questo rappresenta la persona che non solo ascolta il messaggio del Vangelo, ma la comprende e permette di radicarsi in pieno nel suo cuore in modo che possa produrre frutto. 

“Portare frutto” (karpophorei-presente attivo indicativo) non è specificato, ma probabilmente si riferisce ad accettare in modo concreto la Signoria di Dio. 

“Frutto” in Matteo significa indica il vivere etico, un comportamento che riflette gli obblighi del regno specificato nei discorsi di Gesù, come per esempio i capitoli 5-7. 

Il vero cristianesimo in Matteo è più che una semplice professione di fede, è la manifestazione di una condotta retta e di obbedienza all'insegnamento di Gesù. 

Come indicato nel v. 8, il “frutto” (karpon) mostra la potenza di Dio nella vita dei suoi discepoli e procede dal grande al più piccolo per sottolineare la diversità di risposta di frutto nei discepoli. 

Un vero credente porta frutto ognuno con quantità variabili, ma porta frutto; chi il cento, chi il sessanta e chi il trenta.

Solo coloro i cui cuori sono stati ricettivi al lavoro del messaggio di Gesù producono il frutto del regno della vita, ed è la prova che sono veramente i figli del regno (Matteo 3:10; 7:17-20; 12:33-35; Giovanni 15:5; Galati 5:22; Colossesi 1:10; Ebrei 12:11; 1 Giovanni 3:9). 

Una persona che dice di essere credente è non ha frutto, non ha segni che lo sia, non lo è!
Un vero credente è una persona trasformata con un comportamento diverso rispetto a prima, sarà consacrato a Cristo nel seguire la Sua volontà! 

In Ezechiele 35:26-27 è scritto: "Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne.  Metterò dentro di voi il mio spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni".

CONCLUSIONE. 
Quali insegnamenti troviamo in questa parabola?

A) Riguardo il seminatore e il seme.
Il seminatore è colui che semina la Parola di Dio (Isaia 55:10-11; Marco 4:14; Giovanni 4:35-38). 
In primo luogo si riferisce a Gesù (Marco 1:14-15,38) ma in secondo luogo è per tutti i credenti (Atti 8:1-4; 2 Timoteo 4:8).

(1) Il seminatore crede nella potenza del seme: della Parola di Dio (Isaia 55:10-11; Romani 1:16-17; 10:17; 1 Corinzi 1:17-18; 1 Tessalonicesi 2:13; 2 Timoteo 3:16-17; Giacomo 1:18; 1 Pietro 1:22-23 ). 

Come il seminatore, il predicatore deve seminare il buon seme, se vuole vedere il frutto. 

Egli deve seminare la pura parola di Dio, e non le tradizioni della chiesa, o le dottrine degli uomini. 

Il predicatore (seminatore) predicherà con franchezza e serenità perché crede nella potenza della parola di Dio (seme).

Il predicatore è consapevole che come il seminatore, non può dare vita; Egli può spargere il seme, ma non gli dà la vita per farlo nascere e crescere; la vita è una prerogativa del Dio sovrano (Giovanni 6:63; 1 Corinzi 3:7).

Il predicatore predicherà così com’è la Parola di Dio perché non cerca di piacere agli uomini, ma a Dio (Galati 1:10; 1 Tessalonicesi 2:3-7).

(2) Il seminatore deve essere consapevole che ci sono quattro diversi tipi di terreno.
Queste categorie alla fine, in definitiva si possono ancora catalogare in due categorie: quelli che non sono veri credenti e quelli che lo sono. 

Il seminatore dev’essere consapevole che ci sono quattro terreni di cui uno sarà fruttuoso, questo è un grande incoraggiamento. 

Uno dei motivi della parabola è proprio quello d’incoraggiare a essere perseveranti nell’evangelizzazione. 
Il predicatore non deve perciò scoraggiarsi se un terreno non porta frutto e nemmeno deve ricercare il successo a tutti i costi: ci saranno i salvati e i perduti (Matteo 7:13-14; 2 Corinzi 2:14-17).

Il seminatore non è chiamato ad avere successo, ma a essere fedele. 
Viviamo in un’epoca dove si guardano i numeri, il successo si misura dai numeri, più credenti ci sono nella chiesa, più pensiamo sia presente l’opera di Dio. 
I numeri della conversione non dovrebbero interessarci, quello che è più importante è essere fedeli a Dio nella predicazione! (1 Corinzi 4:1-2).

(3) Il seminatore non deve giudicare prematuramente il terreno.
Il pregiudizio è un ostacolo per l’opera del Signore e quindi riguardo l’evangelizzazione. A volte si pensa: “Quello non mi ascolterà se gli parlo del Vangelo”. 
Oppure “quello non si convertirà mai”. 

Il discepolo di Gesù è chiamato a seminare la Parola di Dio dappertutto! 
La salvezza è opera di Dio e non sappiamo chi salverà! Ma per Dio niente è impossibile! (Salmi 3:8; Giona 2:10; Matteo 1:21; 11:27; Giovanni 6:65; Atti 16:30-31). 
Forse occorreranno anni prima che una persona si converte come è accaduto a Adoniram Judson missionario in Cina che vide la prima conversione dopo sette anni!  

Ecclesiaste 11:6 dice: "Fin dal mattino semina la tua semenza e la sera non dar posa alle tue mani; poiché tu non sai quale dei due lavori riuscirà meglio: se questo o quello, o se ambedue saranno ugualmente buoni".

Non dobbiamo avere paura di sprecare il seme! 
Non sappiamo chi Dio salverà, che tipo di terreno abbiamo davanti a noi, il compito del seminatore è di seminare ovunque, di parlare a tutti del Vangelo! 
Poiché non possiamo conoscere perfettamente quale terreno sta davanti a noi, noi, dobbiamo condividere la Parola con tutti gli uomini, anche indipendentemente dalle impressioni che abbiamo del terreno. 
A volte le reazioni iniziali possono essere diverse da quelle finali!

B) Riguardo il terreno.
(1) In primo luogo, solo il vero credente è salvato dai peccati.
Gesù riguardo al secondo terreno (luoghi rocciosi) e al terzo terreno (spine), che sembrano di essere cristiani, che per un certo tempo frequentano anche la chiesa, ma in realtà non lo sono, perché non si sono mai pentiti sinceramente dei loro peccati, perciò non riceveranno mai la salvezza. 

Quindi, Gesù non sta parlando che questi, ricevono la salvezza e poi la perdono, perché un vero credente non si tira indietro (Ebrei 10:37-39). 
Chi si tira indietro dimostra che non è mai stato un vero credente (1 Giovanni 2:19). 

Anche se una persona è quasi cristiana, che simpatizza per il Vangelo, o professa solo Cristo per un breve tempo e anche con entusiasmo, se non è mai nata di nuovo, è tragicamente persa per l’eternità, come del resto quelli che non hanno il cuore duro, come il primo terreno. 

L’interesse e l'entusiasmo sono insufficienti per la salvezza dai peccati! A meno che questo non provenga veramente da Gesù! Infatti è importante essere radicati in Gesù Cristo!

Davanti a Dio non c’è differenza, non sono nati di nuovo e quindi non vedranno il regno dei cieli (Giovanni 3:3,5). 

Le persone possono finire all’ inferno anche se sembrano essere cristiani.
Essere di quel terreno spinoso, l’essere quasi-cristiani è pericoloso, perché non si riuscirà a resistere alle ansie della vita, o al richiamo del materialismo e si finirà per cadere nella rovina spirituale. 

Quei quasi cristiani delle spine, sono facilmente soffocati dalle pressioni della vita. Senza una fiducia profonda in Dio, le preoccupazioni della vita di tutti i giorni, i piaceri della vita e il materialismo soffocano quel poco di vita spirituale che hanno. 

Questo è un settore troppo spesso ignorato nelle chiese, e la principale strategia di ogni chiesa deve essere quello di svegliare queste persone e di aiutarli a rendersi conto che stanno perdendo la loro vita su ciò che in ultima analisi, non è così importante!

(2) In secondo luogo, i veri credenti ognuno con una misura diversa, portano frutto.
Possiamo stare certi che per andare in cielo, non è una questione di andare in chiesa regolarmente la domenica, ascoltare predicatori o essere un divoratore avido di libri cristiani. 

La Parola di Dio deve essere ricevuta nei nostri cuori e diventare la molla principale della nostra condotta.

La parola di Dio produce un’azione trasformatrice dentro di noi che si vede nella condotta (Giovani 15:16; Giacomo 1:21-22).
Non c'è parte di tutta la parabola più importante di questa. 
J.C. Ryle scriveva: “Non dobbiamo mai accontentarci di una sterile ortodossia, di avere una corretta e fredda visione teologica. Non dobbiamo essere soddisfatti di una chiara conoscenza, di caldi sentimenti, e di una decente professione. Dobbiamo fare in modo che il Vangelo che noi professiamo di amare, produca buon frutto nel nostro cuore e nella vita. Questo è il cristianesimo reale”. 

Se non c’è questo, ci sarà solo una condanna nel giorno del giudizio (Matteo 7:21-23). Se tu non stai portando frutto secondo l’insegnamento di Gesù, se in te non c’è frutto in una certa misura, allora devi rivedere la tua fede. 
È importante che ognuno perciò esamini la propria fede (2 Corinzi 13:5). 
Che tipo di terreno sei? 

Questa parabola ci deve far riflettere, serve come avvertimento se siamo veri credenti che stanno portando frutto! 
Il frutto è la prova che lo Spirito Santo che agisce in noi.  
La prova della nuova nascita che ci ha reso nuove persone! (2 Corinzi 5:17). 
È la prova che in noi c’è stata una rigenerazione (Tito 3:5). 
Per rigenerazione si intende che Dio ci lavati e rinnovati mettendo in noi una nuova natura quella spirituale mediante l’opera dello Spirito Santo (Galati 5:22). 
È avvenuto questo nella tua vita?