mercoledì 13 aprile 2016

Pazienza (Galati 5:22).

Pazienza (Galati 5:22).
Una persona pregava così: “Signore dammi pazienza, ma dammela subito!”

Molto probabilmente la pazienza è la virtù che abbiamo più disperatamente bisogno, o più difficile da praticare nella nostra vita.

Che cosa è la pazienza?
Si possono dare diverse definizioni.

Possiamo dire: "La pazienza è l'autocontrollo che non si vendica di un torto ricevuto, o non reagisce con ira”.

Oppure: “La pazienza è accettare benevolmente le carenze degli altri, o e le delusioni”.

Un’altra definizione può essere: "La pazienza è quella qualità potente che permette a una persona di rimanere saldo sotto stress, o pressione”.

Infine: “La pazienza è una resistenza calma che non reagisce alle provocazioni, o alle offese, o ai torti”.

La parola “pazienza” nel greco (makrothumia) indica sopportazione quando siamo messi provati, quindi assenza di rabbia e di vendetta, tollerare le ferite, o le offese inflitte dagli altri, la volontà calma ad accettare situazioni che sono irritanti e dolorose.


Ma iniziamo nel vedere: 
I LE CIRCOSTANZE
Il cristiano veramente paziente deve mostrare pazienza in tutte le diverse circostanze che lo richiedono.
Paolo si riferisce ai rapporti con gli altri, infatti la pazienza era necessaria ai Galati perché all’interno della chiesa vi erano lotte e spirito di partito. 

Ma la pazienza è una potente arma di fronte l'ostilità del mondo nel suo atteggiamento contro la chiesa.

Prima di tutto vediamo:
A) La pazienza e la provocazione
La pazienza è necessaria quando vi è una provocazione da parte di altri.
La provocazione è un atto teso a suscitare una reazione violenta, o di rabbia, collera.

Essere pazienti con altre persone significa rifiutare di essere irritati per i torti che subiamo e non reagire contro la persona che ci ha irritato.

La provocazione può avvenire in vari modi e ambiti: famiglia, lavoro, eccetera.

Qualunque sia la forma di azione, spesso deliberata, noi siamo in grado di reagire o punire rapidamente e duramente, oppure avere pazienza.
Conosciuto come il "vescovo del Sud Pacifico," John Selwyn era riconosciuto per la sua abilità come pugile prima della sua conversione, ma quando la potenza dello Spirito Santo 
lo toccò divenne in seguito un missionario. Un giorno questo leader a malincuore rimproverò in modo severo, ma amorevolmente un uomo che frequentava regolarmente la chiesa locale. Alla riprensione del missionario, l’uomo risentito, con rabbia colpì violentemente Selwyn con un pugno in faccia. Il missionario reagì incrociando le braccia e umilmente guardò gli occhi dell’uomo “infuocati” dalla rabbia. Abile a come era con la boxe poteva dargli un pugno e metterlo KO, ma non lo fece, gli porse l’altra guancia attendendo che lo colpisse una seconda volta. Questo fu troppo per l'aggressore, che, pieno di vergogna, fuggì nella giungla. Anni dopo, l'uomo accettò Gesù Cristo come suo Signore e Salvatore e diede la sua testimonianza davanti la chiesa. Era consuetudine in quel periodo per un credente scegliere un nome cristiano per se stesso dopo la conversione e scelse il nome di John Selwyn, aggiungendo: " È lui che mi ha insegnato quello che Gesù Cristo è realmente." 

Il missionario fu paziente alla provocazione di quell’uomo e la sua pazienza rese ancora più efficace la testimonianza di Gesù Cristo. 

B) La pazienza e i peccati, o i punti deboli degli altri. 
È molto più probabile che la maggior parte di noi ha più occasioni di dimostrare la pazienza verso i difetti e i fallimenti degli altri che verso le provocazioni o i maltrattamenti da parte degli altri. 

Ci possono essere comportamenti e modi di fare di altri che ci possono irritare: il vicino di casa che fa rumore durante la notte, l’automobilista che davanti a noi va lentamente, sopperire alle mancanze del collega di lavoro, i figli che non ti ascoltano, eccetera.

La pazienza è necessaria con le persone con cui hai più contatto quotidiano: famiglia, lavoro, vicini di casa, chiesa.

In Efesini 4:1-3 Paolo esorta: “ Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace”.

La vocazione, cioè la chiamata è strettamente legato all'idea della chiamata alla salvezza in Gesù Cristo, all’elezione e alla predestinazione, è legata al rapporto con Dio per mezzo di Cristo per mezzo del quale siamo stati benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti (Efesini 1:3; Romani 8:30).

Il credente si comporta secondo, o coerentemente questa chiamata, in altre parole se è veramente salvato, convertito sarà umile, mansueto e paziente!
Se apparteniamo a Dio ci comporteremo in accordo con il Suo nome!

La chiamata della grazia di Dio non solo ci dona benedizioni spirituali, ma essa porta con sé anche delle responsabilità!
La chiamata di Dio stabilisce la norma o criterio di condotta a cui dobbiamo essere conformi. 

Così troviamo lo stesso principio anche in Colossesi 3:12-13 dove leggiamo: “Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi.”.

La pazienza è associata al perdono e all’amore.
È chiaro che Paolo parlando di pazienza stia indicando la tolleranza, la grazia che sopporta i difetti degli altri.

Pietro dice che l’amore copre una gran quantità di peccati (1 Pietro 4:8).
Quando c’è l’amore c’è la pazienza, l’amore è paziente (1 Corinzi 13:4) e questo indica un’infinità di capacità di sopportazione, di autocontrollo, quindi chi non ama s’infastidisce facilmente e cerca vendetta (cfr. Matteo 18:26-29).

L'amore per l'altra persona ci fa tollerare le sue mancanze!
Certo questo non significa che dobbiamo amare il male, il peccato, ma che per amore perdoniamo e sopportiamo la persona che ci ha offeso, che ci ha mancato di rispetto, considerazione! 
Abbiamo ricevuto azioni che ci hanno ferito, ma tolleriamo, abbiamo pazienza!

Invece di lasciare che le azioni offensive ci irritino, dobbiamo usarli come un'opportunità per perdonare come il Signore ci ha perdonato.
Il principio del perdono come il Signore ha perdonato noi è insegnato nella parabola del servitore spietato (Matteo 18:21-35).
La parabola ci parla di un re che volle fare i conti con i suoi servi, un servo aveva un debito di diecimila talenti, una cifra esorbitante, un debito incalcolabile, immenso, questo per sottolineare la grandezza del debito. 
Il talento era un’unità di calcolo valutario, aveva un valore di circa 42,5 chili, ma nel I secolo dopo Cristo designava un’unità monetaria che equivaleva approssimativamente a 6.000 denari, poiché la paga giornaliera era di un denaro, se si lavorava in media 300 giorni all’anno, un talento corrispondeva a 20 anni di lavoro! 
Se moltiplichiamo un talento per 10.000 sono 200.000 anni di lavoro di un solo uomo o a un anno di paga di 200.000 persone! 
Stiamo parlando di più di 700 milioni di euro, un miliardo di dollari circa, un debito irrealistico (il tributo annuo combinato delle regioni della Galilea e della Perea subito dopo la morte di Erode il Grande era di 200 talenti, il tributo di Giudea, Samaria e Idumea era di 600 talenti), ma non impossibile perché secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio, i romani pretesero dopo la conquista di Israele 10.000 talenti dai Giudei. 
Il servo non aveva i mezzi per pagare, e il re comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato. 
Ma il servo gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, implorando pazienza (makrothuméō) che avrebbe pagato tutto! (v.26).
Il re mosso a compassione lo lasciò andare e gli condonò il debito (v.27)
Ma poi cosa avvenne? Avvenne che questo servo mostrò di essere spietato, perché incontrò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari, e afferratolo per la gola, lo soffocava dicendo: 'Pagami ciò che mi devi' (v.28)
Noi vediamo un contrasto evidente tra la compassione del re e la violenta reazione del servo! 
L'uomo non aveva imparato nulla dalla sua esperienza di grazia prima, la stessa persona che si prostrò a terra davanti al re per chiedere misericordia, ora comincia a soffocare il suo debitore!!!! 
Il servo non ha condonato (perdonato) il debito del suo conservo. 
In questa scena, il servitore che è stato perdonato l'ammontare impensabile di 10.000 talenti, invece non ha condonato il suo debitore che gli doveva 100 denari! 
100 denari erano circa quattro mesi di paga, perché un denaro era la paga giornaliera, poco di 2.800 euro, niente rispetto ai 700 milioni di euro (10.000 talenti). 
A confronto con il suo debito condonato è una stupidaggine! 

Chi è stato condonato, non risponde con la stessa pietà, ma piuttosto fa l'opposto. 
Il conservo fece quello che aveva fatto il servo con il re, si prostrò a terra chiedendo di avere pazienza che avrebbe pagato il debito, ma invece il servo spietato lo fece imprigionare finché avesse pagato il debito (v.30).
Saputa la vicenda, il re convocò il servo spietato dicendogli che doveva fare quello che era stato fatto a lui, cioè condonare il debito (vv.32-33).
Così il re adirato lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che doveva (v.34)
Gesù conclude la parabola dicendo che coloro che non perdonano di cuore al fratello, il Padre, cioè Dio farà la stessa cosa (v.35).

Il succo della parabola è: la grazia di Dio è il modello da seguire nel perdonare gli altri. Come Dio ci perdona pazientemente noi siamo chiamati a perdonarci gli uni e gli altri pazientemente (Matteo 18:33). 
Questo è il messaggio fondamentale della parabola: una volta che abbiamo sperimentato il perdono misericordioso di Dio, sarà normale e obbligatorio che mostriamo lo stesso perdono per gli altri (Matteo 6:14-15). 

Ma possiamo ancora dire: come Dio ha pazienza con noi riguardo i nostri peccati che sono un debito grande che abbiamo con Lui, noi dobbiamo avere pazienza verso i peccati, o i punti deboli degli altri che in confronto con il debito che abbiamo con Dio è poca cosa!

C) La pazienza e la persecuzione.
Essere pazienti significa esserlo anche verso coloro che ci perseguitano, non rispondere alle loro lesioni, o maltrattamenti.
Significa sopportare le avversità, essere costanti e progredire nella fede nonostante le persecuzioni.

In 2 Timoteo 3:12 è scritto: "Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati".
“Piamente” (eusebōs) indica il modo di vivere, la vita in una giusta attitudine verso Dio, verso i pensieri divini e la Sua volontà in Cristo. 
Il punto non è essere pii solo quando testimoniamo verbalmente di Gesù, ma anche quando nel comportamento quotidiano, prendere posizione per Gesù e comportarsi come vuole Gesù nella vita di tutti i giorni, al lavoro, in famiglia, con gli amici, a scuola, anche se questo ha un costo: la persecuzione, la derisione, il maltrattamento ( cfr. 1 Pietro 4:3-4:14).
Quando prendiamo posizione per Gesù e facciamo ciò che lui ci dice di fare aspettiamoci una qualche forma di persecuzione perché i valori di questo mondo contrastano con quelli di Cristo.

Gesù in Matteo 5:10-12 dice: “Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.  Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi”.

Il cristiano non è perseguitato per i peccati o per qualche sciocchezza, ma per motivo di giustizia e per causa di Gesù. (1 Pietro 2:20; 3:14; 4:14-15).
La persecuzione c’è per coloro che hanno una relazione di fedeltà e ubbidienza verso Gesù.

Il verbo “hanno perseguitato” nel greco (diōkō- perfetto participio) letteralmente significa: quelli che sono stati e che ancora sono perseguitati. 

”Perseguitato” ha il senso di inseguire un nemico, o un animale, come a caccia e di accusare e far condannare in tribunale. 

La persecuzione era un contrassegno del discepolo di Cristo, perciò non dobbiamo pensare che la persecuzione sia un segno della disapprovazione di Dio, al contrario è un ulteriore dimostrazione che si è veri discepoli e che lo Spirito di Dio, di gloria riposa su di loro (1 Pietro 4:12-16). 

La persecuzione per un cristiano, non è una prova che Dio dimentica i suoi, o perché li sta punendo, piuttosto è il segno che Dio è all’opera nel credente, la persecuzione è una grazia di Dio (Filippesi 1:29-30). 

La persecuzione dei credenti è una cosa normale secondo la Bibbia, infatti nell’Antico Testamento i giusti erano perseguitati dagli empi (Genesi 4:3-7; Salmi 7:1-17; 31:15-16; 69:26; 119:86, 157, 161).

Gesù ricevette una persecuzione sistematica da parte dei capi giudei fino alla morte, già da bambino (Matteo 2:13-18); e poi all’inizio del Suo ministero; poi man mano che si scontrava con le tradizioni dei capi religiosi, questi progettarono da subito di farlo morire e così poi è stato (Marco 3:6; Cfr. Luca 13:31-35; Giovanni 11:7-8; Marco 14:1-2,10-11).

E poi ancora Gesù avvertì i discepoli che sarebbero stati perseguitati (Matteo 10:16-22,23-39).  

Paolo fortificava gli animi dei discepoli e li esortava a perseverare nella fede, dicendo loro che: “Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni” (Atti 14:19-22). 
“Tribolazioni” (thlípsis) si riferisce alle persecuzioni. (Marco 4:17; Matteo 24:21; Atti 20:23; 2 Tessalonicesi 1:4). 

Ancora, molto più esplicito, Paolo dice ai Tessalonicesi di non essere scossi in mezzo alle tribolazioni in quanto a queste siamo destinati come già aveva loro preannunciato (1 Tessalonicesi 3:3-4). 

I primi cristiani furono perseguitati dai giudei, basta leggere nel libro degli atti (Atti 4:1-6; 5:17-18; 8:1-4); o le lettere (Galati 1:13,23; 1 Corinzi 15:9; 2 Corinzi 11:24; Filippesi 3:6), ma anche dai pagani a Filippi (Atti 16:35-40); a Corinto (Atti 18:12-17); a Efeso (Atti 19:35-40).

Ma come possiamo crescere, come possiamo essere sempre più pazienti? Vediamo: 
II LA CRESCITA
La pazienza è sempre una virtù necessaria oggi!
È difficile praticarla, o svilupparla per varie ragioni.
Per esempio perché va contro la natura umana, infatti fin da bambini dimostriamo di essere impazienti come il bambino di quattro anni, che viaggiava con la madre e faceva continuamente la stessa domanda: "Quando arriveremo?” Infine, la madre era così irritata che rispose: “Abbiamo ancora 140 chilometri, quindi non me lo chiedere di nuovo”. Dopo che il bambino rimase in silenzio per un lungo periodo di tempo, chiese timidamente: "Mamma, avrò ancora quattro anni quando arriveremo?"

Un altro motivo perché praticare la pazienza è difficile è perché siamo orgogliosi ed egoisti.
Ci crediamo meglio, o più intelligenti, o più capaci degli altri, oppure quando non possiamo avere quello che vogliamo perdiamo la pazienza e ci arrabbiamo.

Una terza ragione per cui non siamo pazienti è perché andiamo di fretta.
Facciamo parte di una società frenetica, basta pensare quando siamo al semaforo fermi davanti alla luce rossa e appena scatta il verde, subito qualcuno che sta dietro, suona il clacson.

Inoltre siamo una società del tutto e subito: cibo già preparato da riscaldare subito, acquisti in internet che arrivano subito, e così via.

Ora è chiaro che la pazienza è il frutto dello Spirito Santo, quindi chi ha lo Spirito Santo e si lascia controllare da Lui ha la pazienza, ma dobbiamo considerare anche Dio!
Il segreto della crescita nella pazienza è: Dio!
Per imparare e crescere nella pazienza dobbiamo guardare a Dio.

Riguardo la pazienza:
A) Considera la pazienza di Dio.
Abbiamo visto nella parabola del servo spietato che come Dio ha pazienza con noi così noi dobbiamo averla con gli altri!
Oltre il fatto che come salvati, e quindi appartenenti a Dio siamo chiamati a essere pazienti, la pazienza di Dio verso l'umanità costituisce la base e la ragione per la pazienza del credente verso gli altri.

Se l’amore di Dio per i peccatori è meraviglioso, la Sua pazienza verso di loro è un mistero più profondo.

La pazienza è una delle caratteristiche di Dio: Dio verso gli uomini e le donne è paziente!  (per esempio Esodo 34:6; Salmo 86:15; 103:8; Romani 2:4; 9:22; 1 Timoteo 1:15-16; 1 Pietro 3:20; 2 Pietro 3:15). 

Se Dio fosse stato come noi, avrebbe spazzato via questo mondo già da molto tempo! (cfr. 2 Pietro 3:8-16).
Nei nostri rapporti l’uno con l'altro, dobbiamo riprodurre questo amorevole, indulgente clemente, atteggiamento paziente di Dio.

Quindi, il modo migliore per sviluppare la pazienza è di riflettere spesso sulla pazienza che Dio ha verso di noi. 

Riguardo la pazienza:
B) Considera la giustizia di Dio
Uno degli aspetti della giustizia di Dio è la giustizia retributiva: Dio castiga chi disobbedisce (Genesi 2:17; Deuteronomio 7:9-10; 16:22; 27:26; Salmo 45:7; Proverbi 6:16; Geremia 44:4; Osea 9:15; Amos 5:12; Zaccaria 8:17; Galati 3:10; Romani 1:32; 2:6-8; 6:23; Apocalisse 2:6). 

In Romani 12:17-19 Paolo esorta: “Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio; poiché sta scritto: ’A me la vendetta; io darò la retribuzione’, dice il Signore”.

L'opposto della vendetta, delle ritorsioni è quello di affidarsi a Dio, che giudica con giustizia!

Nelle sue istruzioni ai servi che si comportavano bene, che avevano bisogno di essere pazienti sotto il trattamento ingiusto dei loro padroni, Pietro scrive di seguire l’esempio di Gesù Cristo: “Domestici, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni; non solo ai buoni e ragionevoli, ma anche a quelli che sono difficili. Perché è una grazia se qualcuno sopporta, per motivo di coscienza dinanzi a Dio, sofferenze che si subiscono ingiustamente. Infatti, che vanto c'è se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le vostre mancanze? Ma se soffrite perché avete agito bene, e lo sopportate pazientemente, questa è una grazia davanti a Dio.  Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme.  ‘Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno’.  Oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente” (1 Pietro 2:18-23).

Uno dei pensieri che più disturba una persona che sta soffrendo sotto l’ingiustizia di qualcuno, che è chiamato a essere paziente è la questione della giustizia; Egli teme che colui che gli ha fatto, o gli fa del male, sfuggirà alla giustizia, non riceverà la punizione che si merita. 

Il cristiano paziente che sta soffrendo, avrà un atteggiamento di perdono come lo aveva Stefano mentre lo lapidavano (Atti 7:60) e lascia la questione nelle mani di Dio. 
Egli è convinto che Dio renderà giustizia.

Noi dobbiamo avere fiducia che Dio fa’ e farà giustizia. 
Certo la giustizia di Dio non è sempre evidente, la Sua giustizia non è sempre immediata, ma un giorno i Suoi giudizi saranno manifestati (Apocalisse 15:4), al ritorno di Gesù Dio chiuderà definitivamente i conti (2 Tessalonicesi 1:5-10).

Se a volte abbiamo difficoltà a vedere la giustizia di Dio nel modo in cui Egli permette temporaneamente il male prosperare, possiamo fidarci tuttavia che la Sua giustizia alla fine trionferà (Salmo 73; Abacuc 2; Geremia 12:1-4). 

Il fatto che Dio giudicherà con giustizia nel giudizio finale è una fonte di conforto per i credenti e un invito al pentimento per coloro che pervertono la giustizia.

Riguardo la pazienza:
C) Considera la fedeltà di Dio (Ebrei 6:15; Genesi 22:16)
Per crescere, o sviluppare la pazienza di fronte ai maltrattamenti da parte degli altri, dobbiamo sviluppare la verità e convinzione della fedeltà di Dio. 

Pietro alla chiesa sofferente per la persecuzione diceva: “Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, affidino le anime loro al fedele Creatore, facendo il bene” (1 Pietro 4:19).

I cristiani non patiscono la sofferenza per caso, per forze incontrollabili del destino, ma secondo la volontà di Dio; il genere di sofferenza che vivono è secondo il piano di Dio, Lui lo ha deciso, significa partecipare alle sofferenze di Gesù Cristo (1 Pietro 4:12-14).

Coloro che soffrono devono affidare le loro anime al fedele Creatore.
“Affidino” (paratithesthōsan- presente medio imperativo) ha il significato di affidare qualcosa di valore a una persona degna di fiducia perché la custodisca, perché la conservi, se ne prenda cura.
Possiamo essere certi che la fiducia in Dio vince la paura, supera la depressione, vince l'odio. 

Il motivo per cui dobbiamo affidare noi stessi a Dio continuamente, è perché Colui che ci ha creato è fedele!
Noi possiamo affidare noi stessi a Dio che è degno di fiducia in quanto è il Creatore fedele.
Questo significa che il Dio potente che ha creato l’universo lo controlla, è il Sovrano realizza il Suo piano.
La loro sofferenza, la loro persecuzione era sotto il controllo di Dio.

Dio non dice mai, "Woops, ha fatto un errore! Quello che era destinato a Giuseppe, l’ho mandato a Corrado”.

Dio ha un piano specifico, a misura per ciascuno di noi per farci crescere, per modellarci come Gesù Cristo!
Anche se è difficile accettare che la propria sofferenza è parte del piano di Dio, possiamo trovare conforto nella consapevolezza che, come parte della volontà di Dio, la sofferenza ha un motivo, uno scopo.
Per i credenti, la sofferenza è un processo di purificazione affinché possiamo sempre di più assomigliare caratterialmente a Gesù Cristo (Romani 8:28-29; Giacomo 1:2-4; 1 Pietro 1:6-7).

Dio non solo ha creato l'uomo, ma lo sostiene anche di momento in momento!
Colui che ha creato la vita, ed è in grado di proteggerla e conservarla da ogni pericolo, non ci abbandona! (Ebrei 13:5).
Dio è con noi nella sofferenza! Si prenderà cura di noi secondo i suoi piani!
Dio è tanto potente e si prende cura del suo popolo, ci darà ciò che è necessario per affrontare qualsiasi tipo di sofferenza, di persecuzione!

Dio è fedele alle sue promesse e al suo popolo non ci abbandona mai, soprattutto nel momento di bisogno!
Quindi quando la vita si fa dura ricordiamoci del Creatore fedele!
Ora quando siamo maltrattati possiamo farci giustizia, vendicarci, ma Pietro ci dice: “
Facendo il bene” (1 Pietro 2:15, 20; 3: 6, 17; cfr. 2:12, 14; 3: 11-12, 13) e questo indica compiere buone azioni, impegnarsi a fare ciò che è buono (1 Pietro 4:15), impegnarsi in atti di amore e di misericordia verso il prossimo, quindi a non reagire al male con il male, ma facendo il bene (cfr. Matteo 5:43-48; Romani 12:17-21).
È più facile fare buone azioni quando le cose vanno bene, è più difficile farlo quando siamo maltrattati!

Non lasciate che la persecuzione e la sofferenza vi deviano dal fare il bene, perché sono una parte del piano di Dio.
A volte i test sono così estenuanti che vogliamo abbandonare la scuola di formazione di Dio del tutto e fare ciò che ci pare meglio!
Ma dobbiamo rimanere fedeli a Dio facendo del bene!

Riguardo la pazienza, come accennato prima:
D) Considera la sovranità di Dio.

“La pazienza biblica non è radicata nel fatalismo che dice tutto è fuori controllo. È radicata nella fede che dice che tutto è sotto il controllo di Dio” (John Blanchard).

La pazienza è l’esercizio della fede!
“Dove non c'è la pazienza, non vi è nemmeno una scintilla di fede” (Giovanni Calvino).

Dio controlla tutte le nostre circostanze anche quelle brutte per il nostro bene!
Paolo in Romani 8:28-29 dice: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.  Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli”.

Le sofferenze nelle mani di Dio sono trasformate in bellezza, in bene.
Un artista è andato a visitare un vecchio amico. Quando arrivò, questo piangeva, e gli ha chiesto il perché. L’amico gli mostrò un bel fazzoletto che aveva un grande valore sentimentale, ma che era stato rovinato da una macchia di inchiostro indelebile. L'artista gli chiese di fargli avere il fazzoletto, poi gli è lo mando per posta; quando un paio di giorni più tardi gli arrivò il pacchetto e lo aprì non poteva credere ai suoi occhi; l'artista, utilizzando la macchia d'inchiostro come base, aveva disegnato sul fazzoletto un’opera d’arte di grande bellezza. Il fazzoletto era diventato più bello e più prezioso che mai. 

In Genesi 50:20 è scritto: “Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso”.
I fratelli di Giuseppe gli hanno fatto del male: lo vendettero per gelosia a dei commercianti ismaeliti che poi lo vendettero in Egitto a Potifar un ufficiale del faraone, poi fu imprigionato ingiustamente, ma dopo aver spiegato al faraone i suoi sogni fu fatto viceré.
A causa di una carestia, i fratelli di Giuseppe si recano in Egitto, Giuseppe si fa riconoscere, e i suoi fratelli con le loro famiglie e il padre si trasferiscono in Egitto e furono salvati dalla carestia.
Alla morte del padre, i fratelli hanno paura che il potente Giuseppe possa vendicarsi del male che gli hanno fatto, ma Giuseppe li perdona e appunto dice che il male che loro hanno pensato, Dio lo ha convertito in bene per conservare in vita il popolo d’Israele.
Il male dei fratelli, Dio lo ha convertito in bene! Dio è sovrano!

Riguardo la pazienza:
E) Considera i tempi di Dio.
Un altro settore in cui la maggior parte di noi ha bisogno di imparare la pazienza è nella realizzazione del calendario di Dio nella nostra vita. 

I tempi di Dio non sono i nostri tempi, noi vogliamo tutto e subito, ma Dio non arriva sempre quando noi vogliamo, perché ha i suoi tempi!

Per esempio Abramo e Sara dovettero aspettare la nascita di Isacco, lo ebbero in età avanzata (Genesi 18:1-15; 21:1-8); così anche Zaccaria ed Elisabetta (Luca 1:5-25, 57-66).
Forse abbiamo pregato per molti anni per la salvezza di una persona cara, per la risoluzione di alcuni problemi, o per il compimento di un desiderio a lungo atteso, ma Dio non ha risposto subito.

Nel Salmo 40:1-2 è scritto: “Ho pazientemente aspettato il SIGNORE, ed egli si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido.  Mi ha tratto fuori da una fossa di perdizione, dal pantano fangoso; ha fatto posare i miei piedi sulla roccia, ha reso sicuri i miei passi”.

Com’è tipico nei salmi di ringraziamento, il salmista ricorda un momento di crisi e l'aiuto di Dio che lo liberato dalla crisi (cfr. Salmo 30:2-3, 6-12).
Ma prima della liberazione da parte di Dio, il salmista ha dovuto aspettare pazientemente!

“Ho pazientemente aspettato” (qawwōh qiwwîṯî) è una frase enfatica e indica il desiderio di attesa nel vedere Dio agire (cfr. Salmo 130:5-6), quindi sperare nel Signore.

Se stiamo vivendo, o quando vivremo una crisi, e stiamo pregando, o pregheremo ricordiamoci che per le preghiere esaudite, o per ricevere le Sue promesse è necessario avere pazienza! (Ebrei 6:12).

Dio ha i Suoi tempi!

CONCLUSIONE.
“Un cristiano senza la pazienza è come un soldato senza armi “ (Thomas Watson).
La pazienza è come un’arma che ci aiuta a lottare e a vincere il male!

La pazienza è tolleranza, indulgenza e resistenza!
La pazienza non ignora le provocazioni, i peccati e le persecuzioni degli altri; ma cerca semplicemente di rispondere ad esse in maniera divina. 

La pazienza ci permette di controllare i nostri animi quando siamo provocati e di cercare di trattare con la persona e la sua provocazione in un modo che tende a sanare le relazioni piuttosto che aggravare i problemi. 

Con la pazienza va cercato il bene ultimo dell’altro individuo, piuttosto che la soddisfazione immediata delle proprie emozioni, o di dare libero sfogo alla nostra rabbia!

La persona che è suscettibile a reagire con rabbia e vendetta che cede alle provocazioni, ai peccati e alle persecuzioni deve capire che l’ira è un peccato (Giacomo 1:19) e deve capire la causa per cui cede all’ira o alla vendetta.

Oltre a chiedere perdono a Dio, e a chi ha ferito, Egli deve anche pregare ardentemente che Dio lo riempi dello Spirito Santo perché senza il Suo aiuto non saremo in grado di cambierà e crescere interiormente. 
Ma per crescere nella pazienza è importante considerare: la pazienza, la giustizia, la fedeltà, la sovranità e i tempi di Dio!