venerdì 12 febbraio 2016

La parabola dei due debitori (Luca 7:41-43).

La parabola dei due debitori (Luca 7:41-43). 
Questa parabola fa parte di un gruppo di parabole che parlano della misericordia di Dio verso i peccatori.
Gesù era molto vicino agli emarginati, Lui è venuto a chiamare i peccatori a ravvedimento (Luca 5:27-32), ma accetta di mangiare anche con farisei (Luca 11:37; 14:1). 
Gesù stava con tutti!

L'elemento centrale della storia, come messo in evidenza nella parabola dei due debitori, è il contrasto tra l'amore dimostrato dalla donna a Gesù e la mancanza di amore dimostrato da Simone il fariseo, e quindi la motivazione, a chi è perdonato di più amerà di più!


Prima di tutto vediamo:
I IL CONTESTO DELLA PARABOLA (vv.36-39).

Nel contesto vediamo:
A) L’invito (v.36).
Nel v.36 leggiamo: “Uno dei farisei lo invitò a pranzo; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola”.
Gesù è invitato da un fariseo a pranzo (vv.36,37,39), di nome Simone leggiamo al v.40.

Era usanza invitare a mensa un rabbino, o insegnante di passaggio dopo aver predicato nella sinagoga del villaggio.

Questo invito:
(1) È un invito insolito.
Perché Simone, questo fariseo invitò Gesù? È un invito insolito. 

I farisei erano persone religiose rigidi e legalisti, il nome “fariseo” deriva da una parola ebraica (pārash) che significa “separare” o “separare se stessi”. 

Un fariseo era separato dai pagani e da tutte le loro pratiche pagane, come anche dalla grande massa di ebrei che vivevano senza la legge di Dio. 

I farisei consideravano se stessi come quelli che tenevano in vita il vero culto del Signore. 

Ora molti farisei erano antagonisti a Gesù, erano nemici di Gesù, Simone era un fariseo ecco perché è insolito questo suo invito.

Sono state date almeno tre motivi per questo invito insolito:
(a) È possibile che il fariseo era un ammiratore e un simpatizzante di Gesù, non tutti i farisei erano nemici di Gesù (cfr. Giovanni 3:1-9; 7:50; 19:39; Luca 13:31). 

(b) Forse Simone aveva invitato Gesù con la deliberata intenzione cogliere qualche parola o azione di Gesù contro la legge in modo poi di usare questo contro di lui. (cfr. Luca 6:7; 11:53-54; Matteo 22:15-22). 

Infine un’ultima interpretazione è:
(c) Simone era un collezionista di celebrità; era curioso, aveva sentito parlare di Gesù come un profeta (cfr. Luca 7:16), lo ha invitato, ma omettendo le solite cortesie riguardo l’ospitalità.

Questo invito:
(2) È un invito irrispettoso.  
Nel senso che, secondo le usanze orientali, come leggiamo dai vv. 44-46, Simone non è stato molto ospitale verso Gesù.
Secondo le cortesie comuni, quando un ospite d’onore entrava in una casa tre cose erano fatte: il padrone di casa dava dell’acqua all’ospite per lavarsi i piedi dalla polvere e confortarli, di solito erano i servi che facevano questo (cfr. Genesi 18:4; 19:2; 24:32; 43:24; 1 Samuele 25:41; Giovanni 13: 5; 1 Timoteo 5:10); lo salutava con un bacio di benvenuto come segno di rispetto, amicizia, affetto, accoglienza (cfr. Genesi 29:13; 33:4; 45:15; Esodo 18:7; 2 Samuele 15:5; Romani 16:16; 1 Corinzi 16:16); gli ungeva la testa con olio di oliva come atto di ospitalità, di cortesia (cfr. Salmo 23:5; 141:5).
Ma Simone non ha fatto nulla di tutto questo!

B) L’intrusione (vv.37-38). 
Nei vv.37-38 è scritto: “Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato; e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l'olio”.

“Ecco” (idou) indica che Luca pone particolare attenzione a questa donna e a ciò che ha fatto, vuole richiamare la nostra particolare attenzione.

“Ecco” indica il suo arrivo e la sua presenza inaspettata, come anche la meraviglia degli ospiti e del padrone di casa, ma non di Gesù evidentemente!

Sembra strano, per noi oggi, che delle persone non invitate potessero partecipare al pranzo di altri, ma un pasto come questo, secondo l’usanza orientale, era pubblico e non privato.

La porta di casa era lasciata aperta e la gente non invitata poteva entrare, i poveri potevano chiedere l’elemosina, o un avanzo, o le persone andavano semplicemente per guardare e ascoltare la conversazione con il maestro.

Questo spiega la presenza della donna, la porta della casa era stata lasciata aperta e così la donna entrò.

(1) La caratteristica della donna.
(a) La donna era in quella città.
Questa donna viveva in quella città e viveva una vita peccaminosa, era una peccatrice e come tale era conosciuta dai cittadini, conoscevano la sua cattiva reputazione come vediamo anche dalla reazione del padrone di casa: Simone (v.39).

Quindi: 
(b) La donna era una peccatrice (vv.37,39).
Per ben due volte la donna è descritta come una peccatrice (hamartōlos).
Non sappiamo come si chiamasse, ma la donna aveva una cattiva reputazione a causa della sua immoralità.

Anche se il suo peccato non è specificato, studiosi pensano si trattasse di una prostituta.  

Alcuni studiosi dicono che il verbo “era” (eimi-imperfetto) indica che era una peccatrice fino a questo momento.

Altri pensano che lei si era apparentemente pentita in precedenza, ma era ancora conosciuta come peccatrice. 

Altri ancora pensano che l'approccio della donna a Gesù, il suo atto devoto sembra presupporre una precedente esperienza del perdono, altrimenti come si spiega il fatto che, avendo saputo che Gesù era nella casa del fariseo, lei andò con un vaso di alabastro pieno di profumo?

L’azione è premeditata, la donna sentiva il bisogno di portare un'offerta di ringraziamento a colui che aveva cambiato la sua vita.

Comunque questa donna conosceva già Gesù, o lo aveva sentito predicare, o lo aveva sentito parlare indirettamente da qualcuno.

Forse aveva ascoltato l’insegnamento sul perdono e convinta della propria colpevolezza davanti a Dio si pentì dei suoi peccati e la sua vita cambiò, e andò a casa del fariseo portando con sé il profumo come segno di amore e gratitudine.
  
Meditiamo ora riguardo:
(2) La condotta della donna.
(a) La donna portava con sè un vaso di alabastro pieno di olio profumato (v.37).
La parola “alabastro” (alabastron) indicava una fiala, o vasetto, o boccetta costosissima, appunto di alabastro, una pietra, o roccia bianca, o gialla semitrasparente.
Le donne ebree portavano di solito una boccetta di profumo pendente al collo, legata con una cordicella.

“Olio profumato” (murou) era prezioso e costoso (cfr. Matteo 26:7,12; Marco 14:3-5; Giovanni 11:2-5), non era l’economico olio d'oliva ordinario (cfr. v. 46).

(b) La donna stava ai piedi di Gesù, di dietro.
Il modo di mangiare all’epoca era in posizione reclinata, cioè semisdraiati su un fianco con la testa rivolta verso la tavola e i piedi in direzione opposta, verso l’esterno, perciò la donna poteva stare dietro ai suoi piedi che erano senza sandali, infatti gli ospiti toglievano i sandali prima del pasto.

(c) La donna piangendo cominciò a rigargli i piedi.
Molto probabilmente, la donna voleva ungere i piedi di Gesù con il profumo, ma l’emozione ebbe il sopravvento e si mise a piangere.

Perché pianse? 
Forse pensando ai suoi peccati, come segno di pentimento, o di gioia, o di sollievo per la possibilità di onorare Gesù, o per il perdono di Dio, oppure come segno di gratitudine, oppure questi significati insieme.

Possiamo dire che sono lacrime di una peccatrice che conosce il vero significato di dolore per il peccato e la gioia di essere perdonata, quindi piange per il cuore traboccante di gratitudine e amore per colui che gli ha aperto gli occhi e ha portato un cambiamento radicale nella sua vita. 

La donna si mise a piangere tanto da bagnare i piedi di Gesù e li asciugava con i suoi capelli.
Il pianto è molto significativo, infatti il termine usato per descriverlo (brechō), viene anche usato per descrivere rovesci di pioggia! (Matteo 5:45; Giacomo 5:17; Apocalisse 11: 6; cfr. Luca 17:29). 
Questo è più che un semplice piagnucolare!!! 

(d) La donna asciuga i piedi bagnati con i suoi capelli.
D'impulso lei fa quello che in quei giorni nessuna donna avrebbe dovuto fare in pubblico: sciogliersi i capelli!!

I capelli sciolti della donna servono come un asciugamano che Simone, il padrone di casa, non aveva provveduto.

Questa è un’azione significativa perché le donne ebree non si scioglievano i capelli pubblicamente, era una cosa vergognosa, un disonore, ma in quel momento era come se fosse da sola con Gesù, e della pubblica opinione non era interessata!

Quindi il fatto che sciolse i suoi lunghi capelli in pubblico ha mostrato come lei fosse sopraffatta dalla riconoscenza, dall’amore verso Gesù, aveva dimenticato tutti tranne Gesù.
La donna dimenticò le convenienze sociali.

Molto spesso, sia nella società greco-romana e nella letteratura ebraica, i capelli sciolti e scompigliati simboleggiavano l'umiltà, il dolore, la contrizione, e gratitudine, soprattutto se accompagnata, come in questo caso, con le lacrime. 

Asciugandosi le lacrime con i suoi capelli ha mostrato la sua auto-umiliazione e abnegazione, e gratitudine.

(e) La donna baciava e ribaciava i piedi.
In Matteo 28:9, quando le donne incontrano Gesù risorto gli strinsero i piedi e lo adorarono.

Anche se qualcuno baciava i piedi di un rabbino onorato, non era un comportamento abituale.
Denota un segno di profondo rispetto, apprezzamento, umiltà, ma è anche segno della più umile gratitudine.

Questa donna amava veramente Gesù Cristo, un amore che scaturisce da un senso di grande perdono. 
L'amore per Cristo ha motivato il servizio di questa donna (cfr. 2 Corinzi 5:14-15).
(f) La donna ungeva i piedi con l’olio
Di solito l’olio era versato sulla testa, ma averlo versato sui piedi mostra la sua umiltà.
Dei piedi si prendevano cura gli schiavi, quindi la donna assunse una posizione di serva.
Anche Maria di Betania in seguito ha fatto un atto simile, poco prima della crocifissione di Gesù (Giovanni 12:3) mostrando grande amore per il Signore e Salvatore. 

Non si capisce bene se le azioni sono una successione senza pausa fino ad arrivare all’unzione dei piedi con il profumo, oppure se ci sia stata una progressione da un atto all’altro prendendo un po' di tempo tra un’azione all’altra.

Che la donna abbia sentito la buona notizia di Gesù riguardo il perdono dei peccati e che lei stessa, una peccatrice abbia avuto il perdono e lo manifestasse in modo così palese con gratitudine e amore (v.47) andava oltre il decoro.

Questa donna è stata molto meticoloso e in quei gesti ha dimostrato la sua umiltà, determinazione, gratitudine e devozione.
Le azioni della donna riflettono un grande costo, cura ed emozione.
L'azione ha ricevuto molta attenzione, ora questa non era più un semplice pasto con un insegnante itinerante.

C) L’indignazione del fariseo (v.39).
Nel v.39 leggiamo: “Il fariseo che lo aveva invitato, veduto ciò, disse fra sé: ‘Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice’”.

Dietro la dichiarazione del fariseo si trovano due ipotesi.
(1) La prima ipotesi è che un profeta non si lascia toccare da una donna peccatrice e di conseguenza è impuro.
Figure pie come i profeti non hanno nulla a che fare con i peccatori (cfr. Luca 5:29-32; Luca 15: 1-2; Luca 18: 9-14); Gesù doveva rimproverare questa donna.

Qualsiasi rabbino che si rispetti si sarebbe reso conto della natura peccaminosa di questa donna e avrebbe evitato alla donna di lasciarsi toccare, essere toccati da un peccatore li avrebbe resi impuri, e i farisei evitato qualsiasi contatto con l’impurità.

(2) La seconda ipotesi è che il segno di un profeta è la chiaroveggenza, quindi se quest'uomo fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è, e le avrebbe mandato via.

Quindi, il fariseo si è indignato dentro di sé sia verso la donna e sia verso Gesù che si è lasciato toccare i piedi da una donna - che ha accettato quei gesti intimi- e per di più una peccatrice, davanti un pubblico sconcertato e scandalizzato.

La reazione del fariseo è stata terribile. Ha rivelato un cuore malvagio.
Questo capo religioso non aveva nessuna preoccupazione per la situazione spirituale e morale di questa donna, nessun desiderio di sollevarla dalla sua vita peccaminosa o per aiutarla a diventare una donna ebrea migliore!

Questo è anche oggi l’atteggiamento dei moderni farisei! Pronti a giudicare e a disprezzare i peccatori!

(1) L’indignazione è stata irriverente.
Il fariseo nella sua mente è stato irriverente verso Gesù Cristo, infatti ha chiamato Gesù: “Costui” (enfatico) il che mostra disprezzo non riconoscendo la divinità di Gesù Cristo, ed è stato irriverente perché ha negato il discernimento di Gesù Cristo, non ha riconosciuto nemmeno che fosse un profeta e che non sapesse che tipo di donna fosse visto che Gesù non era del posto. 

Gesù non sa chi è la donna, e quindi non può essere un profeta secondo il fariseo!!
Un profeta, Simone pensava, doveva conoscere i pensieri e le intenzioni nascoste delle persone! (cfr. Giovanni 4:16-19).

Una donna come questa non dovrebbe stare a contatto con Gesù.

Simone ha fatto riferimento alla credenza popolare che Gesù era un profeta solo per criticarlo!

(2) L’indignazione è stata ignorante.
In primo luogo il fariseo pieno di pregiudizi, non sapeva dell’opera della grazia di Dio nella vita di questa donna.

Molte volte pensiamo delle cose e sono sbagliate perché non le conosciamo, in questo dobbiamo fare molta attenzione.
In secondo luogo non dobbiamo limitare la misericordia di Dio: il perdono di Dio è più grande di quanto la misericordia umana possa pensare e concedere.

(3) L’indignazione è stata incoerente.
Quello che doveva fare il fariseo: mostrare il rispetto verso un ospite con le cortesie comuni dell’epoca, il lavaggio dei piedi, il bacio e l’unzione lo ha fatto questa donna! (vv.44-46).

Al posto di riconoscere i nostri difetti e peccati, critichiamo quelli degli altri mostrando la nostra ipocrisia.

Siamo bravi a vedere negli altri difetti e peccati credendoci migliori, invece anche noi siamo mancanti, questo è tipico di chi è ipocrita.
Spesso l'ipocrita critica gli altri nella stessa area in cui si è molto in colpa.

II IL CONTENUTO DELLA PARABOLA (vv.40-42)
A) Introduzione alla parabola (v.40)
Nei v. 40 leggiamo: “ E Gesù, rispondendo gli disse: ‘Simone, ho qualcosa da dirti ’. Ed egli: ‘Maestro, di pure’”. 

L’indignazione del fariseo sulle azioni della donna e la passività di Gesù è stato l'aspetto chiave del perché Gesù abbia detto la parabola, Gesù dà una risposta a Simone con una parabola per rappresentare la situazione di Simone (i suoi pochi peccati) e della donna (i suoi molti peccati), quindi entrambi peccatori, ma in modo diverso. 

Simone chiama Gesù: “Maestro” (didaskalos), ma questo non significa una risposta positiva a Gesù, infatti a volte è usato in contesti ostili a Gesù (cfr. Luca 11:45; 20:21,28), c’è una certa tensione, disagio da parte del fariseo Simone. 

Prima di vedere il contenuto della parabola, vediamo il: 
(1) Discernimento di Gesù.
Il discernimento profetico che Simone pensava che mancasse a Gesù è doppiamente manifesto, dal momento che Gesù conosce l'identità della donna e i pensieri del fariseo (cfr. Luca 2:35), infatti Gesù dice questa parabola perché Simone disse fra sé….

Gesù conosceva i pensieri di Simone riguardo la sua indignazione, i suoi dubbi riguardo Gesù come abbiamo letto al v.39.
Simone aveva pensato che se Cristo fosse un profeta, saprebbe di questa donna.

Gesù è in grado di leggere i suoi pensieri ed è disposto ad accettare il tocco di una donna peccatrice, ma suggerisce anche che la sua azione è più gradita a Lui di quello di chi lo ha ospitato!

Non sarà l’unica volta, i Vangeli riportano la conoscenza dei pensieri di Gesù altre volte.
(Matteo 9:3-4; 12:24-25; Luca 6:7-8; 9:46-47). 

Gesù Cristo conosceva e conosce non solo le nostre parole e azioni, ma anche i nostri pensieri; il nostro cuore è un libro aperto per Lui perché è onnisciente! (cfr. Giovanni 2:23-25; Apocalisse 2:23).
Non possiamo nascondergli nulla, quindi questo fatto dovrebbe ispirarci a ripulire la nostra vita.

Vediamo ancora il: 
(2) Dispiacere di Gesù.
La risposta di Gesù a Simone dimostra che era molto dispiaciuto e dice questa parabola per mostrare l’errore e far riflettere Simone del suo atteggiamento sbagliato verso Gesù stesso e la donna.

Gesù è stato franco con il fariseo dicendo le cose come stavano, questo è un insegnamento anche per noi: siamo chiamati a essere franchi quando parliamo del Vangelo, quindi dei peccati, del perdono e della salvezza di Dio!

B) Illustrazione della parabola (vv.41-42).
Nei vv.41-42 leggiamo: “‘Un creditore aveva due debitori; l'uno gli doveva cinquecento denari e l'altro cinquanta.  E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”.

La parola “creditore” (daneistē) indica una persona che ha mezzi economici considerevoli che ha prestato dei soldi.

Il creditore è l’immagine di Dio con il quale ognuno è indebitato (cfr. Matteo 6:12; 18:23-35), e i debiti sono una immagine dei peccati contro Dio.

La situazione dei due debitori mostra che davanti a Dio, chi più, chi meno, siamo tutti in debito, mancanti, siamo tutti peccatori (cfr. Romani 3:23; 1 Giovanni 1:8-10).

Infatti vediamo che:
(1) Entrambi erano debitori.
Un debitore aveva un debito di cinquecento denari e l’altro di cinquanta denari.

Un denaro (dēnarion), una moneta d’argento emessa dal governo romano, equivale alla paga giornaliera di un lavoratore generico, quindi alla paga di un anno e mezzo, tenendo conto dei sabati. 

L’altro di cinquanta denari, equivale a circa due mesi di salario escludendo i sabati.

Dunque uno aveva il debito dieci volte più dell’altro.

Così la donna rappresenta colei che è più indebitata con Dio! 
Mentre il fariseo, anche si credeva più giusto e agli occhi della gente è più santo della donna, comunque ha il suo debito con Dio. 

Ci sono diversi gradi d’indebitamento verso Dio, ma siamo comunque tutti debitori verso di Lui!

Non dobbiamo specchiarci con le altre persone, soprattutto con quelli che moralmente sono peggio di noi, ma con la santità di Dio, allora ci accorgeremo che siamo tutti mancanti! 

(2) Entrambi non potevano pagare.

Il creditore non ha fatto alcuna differenza quanto grande fosse debito, né che entrambi non potevano pagare il debito. 

Non importa quanto grande, o piccolo possa essere il nostro debito con Dio, siamo tutti peccatori e il nostro peccato sarà comunque troppo grande per noi per poterci salvare da noi stessi! 

Non potremmo mai pagare il debito di peccato che abbiamo nei riguardi di Dio: non ci sono soldi e abbastanza sacrifici, opere per togliere questo debito (Salmo 49:6-7; Tito 3:5).  

(3) Entrambi sono condonati.
Il creditore, piuttosto che costringere i debitori a pagare, condona liberamente il debito.

Arland J.Hultgren afferma: “Condonare i debiti unicamente per l’incapacità dei debitori di saldarli è piuttosto inaudito e ciò mette in risalto il fulcro della parabola”.

Il condonare il debito perché il debitore non è in grado di pagarlo è certamente un comportamento insolitamente generoso, straordinario per chi presta i soldi e quindi anche inaspettato per il debitore.

“Condonò” (echarisato-aoristo medio indicativo) il debito a tutti e due indica che i debiti sono stati annullati.

Questo verbo era un termine commerciale per annullare, cancellare un debito, indica graziato, ma ha anche un significato di perdonare e mostrare favore nei confronti di un’altra persona, quindi, riguardo il peccato, i debitori sono stati perdonati perché non erano in grado di pagare il dovuto (cfr. Matteo 18:26).

Coloro che non erano in grado di pagare i debiti venivano fatti schiavi (2 Re 4:1), ma ogni sette anni, l’anno di remissione, ogni creditore doveva sospendere il suo diritto relativo al prestito (Levitico 25:8-17; Deuteronomio 15).

Il perdono dei peccati è puro e libero proveniente dalla grazia di Dio! Nessuno lo merita!
Solo attraverso Gesù Cristo per grazia di Dio possiamo essere perdonati (Romani 3:23-28; 11:6; Efesini 2:8-9).
Come i piccoli debiti, Dio perdona anche i grandi debiti, niente è troppo brutto, grande, o impossibile per Dio da perdonare!

Immaginatevi di avere un debito di 30.000 euro, o anche di 3000 euro è il creditore, vedendo che non puoi pagare, al posto di denunciarti e farti pignorare la casa, o la macchina, ti dice: “Non ti preoccupare ti annullo il debito!” come ti sentiresti?

Prova ora a pensare che hai un grande debito con Dio a causa dei tuoi peccati che non puoi pagare e sarai condannato all’inferno per questo, ma Dio ti cancella il tuo debito, i tuoi peccati, la tua colpa, ti perdona perché ti sei pentito dei tuoi peccati e hai creduto nella morte in croce e nella resurrezione di Gesù, come ti sentiresti?

C) L’interrogazione sulla parabola (vv.42-43). 
Nei vv.42-43 leggiamo: “’E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?’  Simone rispose: ‘Ritengo sia colui al quale ha condonato di più’. Gesù gli disse: ‘Hai giudicato rettamente’. 

Gesù chiede chi amerà di più il creditore che ha condonato i debiti.

“Amerà” (agapēsei) è avere riguardo e interesse in un altro, apprezzamento e grande considerazione, avere affetto, ma secondo alcuni studiosi il significato è avere gratitudine, riconoscenza, ed esprime la reazione del debitore, mentre per altri è anche devozione.
Ma possiamo dire che l’amore della donna è l'amore che riconosce il suo debito e il perdono e lo mostra pubblicamente con gratitudine e devozione.
(1) La risposta di Simone.
La risposta è semplice, Simone risponde: “Ritengo sia colui al quale ha condonato di più”.

“Ritengo” (hupolambanō) potrebbe esprimere cautela, nel senso che aveva paura di sbagliare risposta, ma è molto più probabile che indichi una certa contrarietà perché il fariseo ha capito le conseguenze teologiche e pratiche alle quali Gesù lo vuole portare!

Indica un’ammissione amara, a malincuore, a denti stretti, perché sa dove Gesù vuole arrivare: la sua mancanza di gratitudine verso Gesù come mostrato, invece dalle azioni della donna.

Le parabole mirano a far riflettere e convincere le persone.
L’amara ammissione è: amerà colui al quale è stato condonato di più!

(2) La reazione di Gesù.
“Gesù gli disse: ‘Hai giudicato rettamente’” (v.43).
Gesù ha fatto pronunciare la risposta giusta a Simone! 
Quindi il grado di amore, quindi di gratitudine e devozione è proporzionato ai benefici ricevuti.
Più grande è il perdono più grande sarà l’amore, quindi la gratitudine e la devozione che ne consegue.
Secondo l’usanza orientale, colui al quale è perdonato di più, farà più clamore e più ampie dimostrazioni pubbliche di affetto per il creditore di quanto ne farà un altro.

CONCLUSIONE. 
La parabola ha, dunque dei paralleli: il creditore raffigura Dio; il debito è il peccato; i due debitori raffigurano diversi livelli di peccatore e di amore: colui a cui è perdonato di meno, ama di meno - il fariseo- e colui a cui è perdonato di più, ama di più- la donna-.

L’amore è la risposta al perdono di Dio e non la causa, il perdono, quindi la salvezza è per fede (vv.47-50).

Qual è il significato della parabola? 
C’è chi dice che Gesù vuole evidenziare la bontà straordinaria di Dio che è disposto a perdonare i peccati delle persone e ad agire con gentilezza oltre le aspettative, altri pensano che Gesù voglia evidenziare l’insegnamento che più si è perdonati tanto più si proverà gratitudine, o amore, o devozione.
Penso che le due visioni non si escludano.

Simone non aveva capito la misericordia di Dio, il perdono di Dio è più grande di quanto le norme o la comprensione umana possa capire e chi lo sperimenta è simile a chi gli è stato condonato un grande debito.

Le persone come il fariseo non amano Dio, o non amano come dovrebbero perché non hanno sperimentato la grazia del perdono di Dio perché pensano di non averne bisogno, pensano di essere a posto con Dio.  

Al contrario la donna era consapevole dei suoi peccati e del perdono di Dio, pertanto dimostrava amore, gratitudine, devozione a Gesù Cristo, coraggio, senza badare a spese in termini economici e anche all’approvazione sociale… alla donna non interessava il giudizio degli altri di ciò che stava facendo a Gesù!!

Una donna come lei non era gradita, ma lei si fece coraggio entrò in casa di un fariseo rigoroso e fece qualcosa che nessuno ha avuto il coraggio di fare.

Così se abbiamo ricevuto il perdono dei peccati dobbiamo amare il Signore, essergli grati e devoti, e anche coraggiosi per Lui: testimoniare di Lui, prendere posizione per Lui, servirlo senza preoccuparci di ciò che possano pensare gli altri!

Quanti di noi oggi sarebbero così coraggiosi da farsi avanti e identificarsi con Gesù di fronte al rifiuto pubblico?