giovedì 28 gennaio 2016

La pace con Dio (Galati 5:22).

La pace con Dio (Galati 5:22). 
Le nazioni ogni anno spendono milioni e milioni di dollari per mantenere la pace. 
I diplomatici viaggiano per tutto il mondo per perseguire la pace tra le nazioni.

Migliaia di persone spendono ogni anno, un sacco di soldi per consulenti per trovare la pace interiore e per avere buone relazioni con gli altri.

Ma possiamo avere la pace se prima non abbiamo la pace con Dio?
La pace, quindi è una conseguenza della pace che si ha con il Dio della pace.

Dio ha preso l'iniziativa di stabilire la pace con gli uomini, Egli è l'autore della pace interiore e della pace tra gli uomini. 
“La pace non nasce dall’assenza di problemi, ma dalla presenza di Dio” (Alexander Maclaren).

Che cosa s’intende per pace?
Alcuni pensano che in Galati 5:22 si riferisca alla pace con Dio (Romani 5:1; Efesini 2:17), altri pensano si riferisca alla pace interiore, libero dall’ansia (Filippesi 4:7), altri alla pace con gli altri (Romani 14:19; Efesini 2:14-15), ma può anche essere che Paolo si riferisca a tutte e tre.


Queste tre tipi di pace, non sono parallele e indipendenti, piuttosto, sono tre diverse espressioni di pace che Dio dona, sono il frutto dello Spirito Santo (Romani 14:17; Galati 5:22), questi diversi aspetti sono complementari e si rafforzano a vicenda, producendo un tratto generale del nostro carattere. 

“Pace” (eirēnē) secondo il significato ebraico (shalom) indica serenità, benessere, prosperità, salute, sicurezza, interezza, armonia, indica una vita e una condizione in cui l'uomo è perfettamente legato ai suoi simili e al suo Dio.

In Paolo, “pace” (eirēnē) appare più comunemente nei saluti e nelle benedizioni, dove Dio (con Gesù) è identificato come la fonte della pace (Romani 1:7; 1 Corinzi 1:3; Galati 1:3).

Paolo parla anche di Dio come "il Dio della pace" (Romani 15:33; 16:20; 2 Corinzi 13:11; Filippesi 4:9; 1 Tessalonicesi 5:23) e si riferisce a Gesù come "Signore della pace "(2 Tessalonicesi 3:16). 

Oggi vediamo la pace con Dio, questo è il punto in cui inizia la pace: non possiamo avere la pace interiore o con le altre persone fino a quando non abbiamo pace con Dio, l’umanità in natura è nemica di Dio.

I LA RAGIONE DELL’INIMICIZIA: IL PECCATO.
Dal giorno della caduta, del suo peccato (Genesi 3; Romani 5:12), l'uomo è in uno stato d’inimicizia, in guerra, con Dio (Romani 5:9-11). 

Il peccato crea una barriera con Dio (Isaia 59:2), è la causa principale di estraniazione dell'uomo da Dio perché Dio non può avere comunione con il peccato (cfr. Abacuc 1:13; 1 Giovanni 1:6).

Quindi, prima di tutto, riguardo l’inimicizia, vediamo:
A) La natura dell’umanità.
Giovani e vecchi, maschi e femmine, Giudei e Greci, ricchi e poveri, abbiamo una cosa in comune: il peccato!

Se la situazione ai tempi di quando è stato scritto il Nuovo Testamento era terribile riguardo il peccato, oggi è anche peggio!
L'avvento dei computer e di internet hanno cambiato molte vite per il meglio, ma anche per il peggio, infatti vediamo come il peccato trova complicità e facile diffusione attraverso la rete.

(1) Il peccato è universale: tutti siamo peccatori.
Romani 3:9-12 dice:“ Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottomessi al peccato, com'è scritto: ‘Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno’”. (cfr. 1 Giovanni 1:8-10).

Un uomo in Scozia stava camminando in un parco una mattina portando un piccolo Nuovo Testamento in una custodia di cuoio. Alcuni giovani, pensando che in quella custodia vi fosse una macchina fotografica, dissero all’uomo se gli potesse scattare una foto a loro. L’uomo estrae il Nuovo Testamento e lesse Romani 9:9-23 e dopo gli disse: “Questa è la vostra foto!”.

La nostra foto è: siamo tutti peccatori!

(a) Non c’è nessuno che sia libero.
Tutti, per natura, siamo sottomessi al peccato!
Il peccato è una forza maligna che tiene sotto il suo potere, autorità e controllo totalmente (sottoposti –hupo) l’intera umanità!
Il peccato è come un tiranno crudele che tiene sotto schiavitù tutti gli uomini (cfr. Giovanni 8:34).

(b) Non c’è nessuno giusto (dikaios), neppure uno, senza nessuna eccezione.
Ogni singola persona davanti a Dio è spogliato di tutte le pretese di giustizia, nessuno è giusto davanti a Dio secondo i Suoi standard!
Tutta la nostra giustizia è come un abito sporco davanti a Lui! (Isaia 63:6).
A coloro che si credevano giusti Gesù disse: “ Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori; perché quello che è eccelso tra gli uomini, è abominevole davanti a Dio” (Luca 16:15).

Il modello di giustizia è quello di Dio, pertanto misurandoci con Lui siamo mancanti! Siamo tutti colpevoli!
Nessuno può pretendere di avere una condizione morale favorevole davanti a Dio.

Paolo continua dicendo:
(c) Non c’è nessuno che capisca.
Nessuno capisce che cosa è realmente giusto, la verità morale e religiosa, la verità di Dio.
L’uomo non ha nessuna capacità innata di comprendere appieno la verità di Dio (1 Corinzi 2:14).
L’uomo è nelle tenebre, ha un’intelligenza ottenebrata dal peccato (Efesini 4:18).

(d) Non c’è nessuno che cerchi Dio, tutti si sono sviati, tutti si sono corrotti.
Le persone non vogliono avere nulla a che fare con Dio; e ogni volta che scelgono tra Dio e i loro desideri egoistici, scelgono sempre contro Dio.

I peccatori non cercano Dio; il loro interesse è altrove (Giovanni 3:19-21).

La frase: “Non c’è nessuno che cerchi Dio” per molti oggi è sorprendente, perché molte persone oggi sembra che cerchino Dio con le centinaia di religioni che ci sono, ma Paolo non sarebbe d'accordo. 
È vero che le persone possono essere alla ricerca di un qualche tipo di esperienza religiosa, ma non è affatto la stessa ricerca del Dio di verità, rivelato nella Bibbia, l’unico Dio!! (Isaia 44:6; 65:16; Giovanni 17:17).

Sia “cerchi” (ekzētōn-presente attivo participio), cioè fare di Dio il centro, la fonte, l’inizio e la fine di ogni cosa, metterlo sopra ogni cosa e obbedirgli, e anche “si sono sviati” (exeklinan- aoristo attivo indicativo), cioè prendere la direzione sbagliata rispetto a Dio, voltare le spalle a Dio, indicano che deliberatamente l’uomo si è allontanato da Dio, seguendo la propria religione, la propria verità (cfr. Romani 1:18-32) e quindi si sono corrotti (ēchreiōthēsan).

“Corrotti” (ēchreiōthēsan) indica che sono diventati inutili, questa parola era usata per indicare il latte diventato guasto, acido, imbevibile, quindi inadatti per lo scopo per cui Dio ci ha creati.  
  
(e) Non c’è nessuno che pratichi la bontà (chrēstotēta).
Ci possono essere delle persone che praticano una certa bontà, cioè aiutare gli altri, ma certamente non è come Dio si aspetta che la praticassimo, cioè per la Sua gloria e seguendo il Suo modello.

La bontà dell’uomo naturale è sempre egocentrica, anche se aiuta gli altri lo fa per il proprio piacere invece che per glorificare Dio e non si rifà mai al Suo carattere.

L’uomo naturale, anche se ai nostri occhi può sembrare “una brava persona” non agisce per la gloria di Dio e secondo il modello di Dio.

Secondariamente legato al fatto che siamo tutti peccatori:
B) Tutti siamo estranei e nemici di Dio.
In Colossesi 1:21-22 Paolo afferma: “E voi, che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere malvagie, ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili”.

Paolo ricorda ai Colossesi il loro status precedente la loro conversione!

Tutte le persone, per natura, siamo "estranei”, cioè lontani da Dio, separati (apēllotriōmenous), e avevamo un altro comandante, o proprietario. 

I Colossesi - come tutti noi con idoli diversi- in passato erano idolatri, avevano dato la loro devozione agli idoli, come Cibele, Apollo, Afrodite e vissuto la loro vita in schiavitù del peccato e non facevano parte del popolo di Dio, vivevano senza il Dio vivente e vero (1 Tessalonicesi 1:9), senza salvezza e speranza (Efesini 4:18; 2:12).

Non solo i Colossesi erano estranei da Dio, ma anche nemici (echthrous), cioè ostili, avversari, in guerra contro Dio (1 Samuele 29:8; Naum 3:11, 13), quindi ribelli, non solo a causa delle loro azioni, ma anche a causa dei loro pensieri, della loro mente peccaminosa contro Dio (cfr. Romani 8:7).

Prima di diventare cristiani, i Colossesi (e anche noi) erano nemici di Dio, a causa dei loro pensieri e delle loro opere.
Le loro opere, come anche di tutti gli uomini, erano “malvagie” (ponērois), cioè moralmente, o socialmente inutili, senza valore, cattivi, viziosi, degenerati (Matteo 7:18).
“Malvagie” suggerisce una combinazione d’idolatria e l'immoralità (cfr. Romani 1:18-32), significa che le azioni sono contrarie a ciò che Dio ha comandato e indica anche una espressione visibile di un comportamento attivo.

 Nel Nuovo Testamento, Satana è chiamato maligno (ponēros- Matteo 5:37,39; 6:13; 13:19; Luca 11: 4; Giovanni 17:15). 

Nel profondo del loro essere e nelle loro azioni, nel loro egocentrismo, i Colossesi, come del resto tutti i non credenti, portavano le impronte, o l’influenza del maligno, (per malvagie-Matteo 12:45; cfr. Luca 7:21), rifiutavano gli standard e i comandamenti del Signore, seguendo i loro idoli e il culto peccaminoso. 

I non cristiani, dunque sono staccati da Dio a causa del peccato; non esiste una cosa come un “pagano innocente”, infatti Paolo sta parlando di un’avversione cosciente, consapevole, attiva contro Dio descritto dalla parola “nemici” (echthrous).

Coloro che non sono veri cristiani, agiscono contro Dio con un’ostilità palese che abbraccia la mente (dianoia), che può avere una connotazione positiva, o negativa, qui è in senso negativo, e si riferisce alla mentalità, o alla disposizione, atteggiamento ostile verso Dio.

La Bibbia presenta gli esseri umani nel loro stato naturale come stranieri e ostili a Dio, a causa del loro peccato.

Il problema, dunque, non è l’apatia, o l'ignoranza, ma l’intenzionale amore del peccato, l'ostilità verso Dio (cfr. Giovanni 3:19-20; Romani 1:18-32).

Quindi vediamo:
C) La necessità per l’umanità: la riconciliazione con Dio.
Paolo dice in Colossesi 1:22: “Ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte”.

“Ha riconciliati” (apokatēllaxen – aoristo indicativo attivo) indica trasferire da uno stato a un altro stato del tutto diverso, passare da una condizione all’altra, in modo da eliminare ogni inimicizia, è conciliare, ripristinare un rapporto di pace che è stato rotto (Efesini 2:16). 
Indica conciliare completamente, riportare a un precedente stato di armonia.

La riconciliazione presuppone che vi è un’inimicizia bilaterale tra due parti, così nella relazione con Dio l’uomo è nemico di Dio e Dio è nemico dell’uomo.  

La condizione dell’umanità è disperata necessita di essere riconciliata con Dio a causa della sua condizione di peccato, è estranea e nemica di Dio!

Ma meditiamo ora riguardo:
II LA SOLUZIONE ALL’INIMICIZIA.
In primo luogo la Bibbia dice come ho accennato prima che:
A) Dio prende l’iniziativa.
In Colossesi 1:22 leggiamo: “Ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili”.

Nella riconciliazione qualcuno prende l’iniziativa, per quanto riguarda quella con Dio, è Lui stesso che prende l’iniziativa e non il contrario ci dice Paolo! (2 Corinzi 5:18-19; 1 Giovanni 4:10).
Per noi è impossibile prendere l’iniziativa perché siamo morti spiritualmente nel peccato! (Efesini 2:1-3). 

Certamente l’uomo è chiamato a rispondere, è chiamato a riconciliarsi con Dio, a ravvedersi (2 Corinzi 5:20; cfr. Luca 15:13-24). 

In Romani 5:9-10 Paolo dice ancora: “Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira.  Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita”.

La riconciliazione (katallássō- Romani 5:10) può essere definita come l’azione di Dio che rimuove la barriera del peccato riappacificando l’uomo con Lui. 
Quando c’è la riconciliazione vi è armonia, comunione, amicizia con Dio; la riconciliazione significa fine delle ostilità. 

Quindi, Dio a causa del peccato, è ostile a noi, siamo oggetto della Sua ira (Giovanni 3:36; Romani 1:18), ma con la riconciliazione sia il peccato e il giudizio sono rimossi, e la persona ha pace con Dio.

La riconciliazione in Cristo rompe il ciclo del peccato, ristabilisce il rapporto rotto con Dio, e ci mette in sintonia con il Suo carattere santo.

B) Dio ha mandato Gesù Cristo sulla terra per la riconciliazione.
Il mezzo mediante il quale Dio ci riconcilia è Gesù Cristo e nessun altro.
In Romani 5:1 è scritto: “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”.

Colossesi 1:22 leggiamo: “Ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili”.

Riferendosi alla chiesa di Colosse, ai credenti, Paolo afferma che Dio li ha riconciliati (apokatēllaxen) nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, cioè di Gesù, mediante il sangue della sua croce (v.20), per farli comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili.

Il mezzo per cui siamo stati riconciliati è nel corpo fisico, umano di Gesù Cristo morto per i credenti!

" Nel corpo della carne di lui" può indicare la necessità della sua incarnazione, e 
" per mezzo della sua morte" può indicare la necessità della sua morte espiatoria.
  
Comunque, Paolo vuole sottolineare che la riconciliazione è stata realizzata da Uno che era veramente incarnato, esistito in un corpo fisico e che è veramente morto!

L’unico mezzo che Dio usa per riconciliare un individuo con Lui è la morte di Cristo. 

Era impossibile per la nostra natura umana, mettere le cose a posto con Dio, così Dio manda il Figlio e mediante il Suo sacrifico possiamo essere in pace con Dio! 
L'atto storico della croce riconcilia una persona con Dio!

La meraviglia della salvezza che è stata sperimentata è in contrasto con la situazione precedente (Colossesi 1:21).
La gravità della loro condizione precedente serve a magnificare la meraviglia della misericordia di Dio. 
Il passato è richiamato per attirare l'attenzione sull’azione potente di Dio che li riconcilia attraverso la morte fisica di Gesù Cristo!

C) Dio è soddisfatto.
In Romani 5:9-10 Paolo dice: “Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira.  Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita”.

Attraverso il sacrificio di Gesù possiamo avere pace con Dio, possiamo andare alla presenza di Dio (Efesini 2:14-18; 1 Pietro 3:18); non siamo più nemici e sotto la Sua ira (Giovanni 3:16,36) perché Cristo ha abbattuto il muro di separazione del peccato che ci rendeva nemici di Dio e ci allontanava da Dio e Dio si allontanava da noi (Isaia 59:2).

Nella riconciliazione vediamo la certezza della salvezza di coloro che appartengono a Dio! 

Se Dio ha voluto e ha avuto la potenza di salvarci mentre eravamo Suoi nemici, quanto più ora che siamo stati riconciliati con Lui tramite Gesù, sempre tramite Gesù possiamo avere la certezza che non perderemo questa salvezza!! 
Gesù ci libera dal peccato e dal giudizio di Dio, ma anche dall’incertezza e dal dubbio riguardo la salvezza! 

Se Dio ci ha già giustificato e riconciliato in Cristo, possiamo essere più che sicuri che saremo salvati dalla Sua ira!

Siamo invitati da Paolo, se siamo stati salvati, a esultare con gioia in Dio per mezzo del Signore Gesù Cristo mediante il quale abbiamo ottenuto la riconciliazione (Romani 5:11).

Quindi dall’essere estranei e nemici il credente riceve le benedizioni spirituali di Dio in Cristo.
Il passato è stato cancellato, ora vi è una nuova condizione: la pace con Dio avvenuta mediante l’incarnazione e la morte del Figlio Gesù Cristo, attraverso il quale siamo santi, senza difetto e irreprensibili! 

Colossesi 1:22 leggiamo: “Ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili”.

Lo scopo della riconciliazione e quindi del sacrificio di Gesù dice Paolo è: farvi comparire (parastēsai), cioè presentare a Dio: santi, senza difetto e irreprensibili.

“Santi” (hagios) indica essere dedicato e consacrato al servizio di Dio, significa essere separato, purificato dal peccato e messo a parte per Dio (Efesini 1:4).

Nell'Antico Testamento, la parola "santo" appare spesso in contesti di culto soprattutto in riferimento al luogo santo (Esodo 26:33; 28:43; Levitico 14:13; 1 Re 8: 8; Isaia 63:18), all’altare (Esodo 29:37; 40:10; Levitico 10:12), o anche le offerte (Levitico 2:3; Numeri 18:8-9, 19, 32; Neemia 10:33; Ezechiele 42:13; 44:13).

“Senza difetto” (amōmos) significa senza macchia, colpa (Efesini 5:27).
Denota la rimozione totale del peccato e della colpa del peccatore credente.
Questa parola ricorda gli animali che venivano offerti in sacrificio senza difetti (Esodo 29: 1; Levitico 1:3; Numeri 6:14; Ezechiele 43:22). 

È usata nel Nuovo Testamento per indicare Cristo come sacrificio senza difetto (Ebrei 9:14; 1 Pietro 1:19). 

“Irreprensibile” (anegklētos), significa non solo che siamo senza macchia, ma anche che nessuno può portare una critica, un rimprovero, una colpa, o errore, o condanna contro i veri cristiani (cfr. Romani 8:33-34). 

Paolo sottolinea, dunque, che Cristo ha compiuto questa perfezione per noi; non proviene dal nostro impegno, dai nostri sforzi!
Cristo fa per noi ciò che noi non potevamo fare per noi stessi!

La riconciliazione di Cristo attraverso il suo sacrificio rende i credenti in modo definitivo: favorevoli, presentabili, approvabili, accettabili a Dio! (cfr. Ebrei 10:10,14)

Possiamo dire che in primo luogo, la riconciliazione ha coinvolto un sacrificio fisico, Paolo parla “nel corpo della carne di lui ", cioè il corpo umano di Gesù Cristo.

In secondo luogo la riconciliazione ha coinvolto un sacrificio totale ed estremo, Paolo parla della morte di Gesù. 

Infine in terzo luogo, l’opera di Gesù sulla croce è stata efficace nel metterci in pace con Dio dandoci una nuova condizione: santi, senza difetto e irreprensibili!
Grazie alla morte di Gesù Cristo, abbiamo pace con Dio, siamo stati riconciliati con Dio nonostante i nostri peccati, grazie a Gesù Dio ci vede santi, senza difetto e irreprensibili.

Ora dobbiamo ricordare che non possiamo realizzare la salvezza senza l’opera dello Spirito Santo nella nostra vita, infatti nella nostra salvezza è coinvolto lo Spirito Santo, non possiamo avere pace con Dio senza la sua opera: rivelandoci la verità riguardo a Dio (1 Corinzi 2:6-13); convincendoci di peccato (Giovanni 16:8); rigenerandoci (Tito 3:4-6); sigillandoci e garantendoci la salvezza, dandoci la certezza che siamo figli di Dio, (Efesini 1:13-14; Romani 8:12-16), mediante il quale facciamo parte del corpo di Gesù Cristo (1 Corinzi 12:11-13) e aiutandoci a vivere la vita cristiana (Romani 8:12-16; Galati 5:16-17).

CONCLUSIONE.
Nella conclusione ricordiamo che:
1) Per Dio è niente impossibile.
L’impossibilità umana riguardo la sua inimicizia con Dio a causa della sua condizione di peccato, diventa possibilità di Dio a causa della sua misericordia e onnipotenza!

Per Dio non esiste l’impossibilità! (Cfr. Genesi 18:14; Matteo 19:26; Luca 1:37).

Ciò che l’uomo con il suo peccato ha devastato e rovinato, cioè il rapporto con Dio, Dio lo ha ristabilito: Dio riconcilia con sé il peccatore!

Nella conclusione ricordiamo la:
2) Gratitudine a Dio.
Un cristiano è chiamato a ringraziare sempre Dio!!
Per un cristiano, un modo per apprezzare ciò che Dio ha fatto ed essergli grati, è ricordare quello che era prima di conoscere personalmente la grazia di Dio e quindi la riconciliazione con Dio (cfr. Colossesi 1:26; 3:7; Romani 6:22; 11:30; 1 Corinzi 6:11). 

Paolo ricorda ai veri cristiani il loro stato precedente la loro riconciliazione: peccatori, estranei e nemici di Dio, quindi sotto l’ira di Dio e ricorda il loro stato attuale di riconciliati, santi, senza difetto e irreprensibili.

Tutto questo è per iniziativa di Dio, per la Sua grazia e non per le nostre opere! (Romani 11:5-6).

Nella conclusione ricordiamo:
(3) L’incarnazione. 
Gesù si identificato completamente con l’umanità divenendo vero uomo a tutti gli effetti senza perdere la Sua divinità, un mistero che ha lasciato perplessi i teologi per secoli.
È un mistero, cioè come Gesù potesse essere contemporaneamente sia uomo e sia Dio!

Gesù era Dio (Colossesi 1:19; 2:9) e nello stesso tempo era uomo, si è identificato completamente con l’umanità per la sua salvezza (Romani 8:3).

Gesù ha condiviso la nostra vita, i limiti che ha un corpo umano, come la stanchezza, la sete, e così via, ha sperimentato la nostra sofferenza, ha portato il nostro peccato, e ha sopportato tutto il peso delle conseguenze del nostro peccato, e cioè, la morte (Romani 5:10-11). 

Nella conclusione ricordiamo la:
(4) Morte e la liberazione di Gesù.
Coloro che sono membri del corpo di Cristo, il loro peccato è stato annullato con la sua morte (Colossesi 2:14), sono stati liberati dal peccato (Giovanni 1:29; 1 Corinzi 1:30), come ha anche riportato la vittoria sul potere delle tenebre (Colossesi 2:15).

Colui che sostiene la creazione (Colossesi 1:17), è divenuto uomo, è morto sulla croce per riconciliare l’uomo con Dio per grazia di Dio!

Nella conclusione ricordiamo la:
(5) La riconciliazione ci mette in sintonia con il carattere santo di Dio.
Come ho detto prima la riconciliazione in Cristo rompe il ciclo del peccato, ristabilisce il rapporto rotto con Dio, e ci mette in sintonia con il Suo carattere santo.
Quindi questo significa che come diceva Paolo in Colossesi 1:9-12: “Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale,  perché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio;  fortificati in ogni cosa dalla sua gloriosa potenza, per essere sempre pazienti e perseveranti; ringraziando con gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce”.

Infine:
(6) Ricordiamo che senza lo Spirito Santo la pace con Dio non può essere possibile.
Non potevamo capire la natura di Dio, di noi stessi e dell’opera di Gesù Cristo!