martedì 8 dicembre 2015

Matteo 12:34; 23:33: La similitudine delle vipere.

Matteo 12:34; 23:33: La similitudine delle vipere.
Gesù parla della similitudine delle vipere sia in Matteo 12:34 e sia in Matteo 23:33.
Il contesto di Matteo 12:34 si riferisce all’incredulità dei farisei riguardo la guarigione di Gesù di un indemoniato cieco e muto; i farisei dicevano che le Sue liberazioni demoniache erano dovute all’ aiuto del diavolo. 

Gesù dice che ogni peccato e bestemmia sarà perdonata, tranne quella contro lo Spirito Santo, cioè il non riconoscere l’attività evidente di Dio attraverso l’azione di Gesù Cristo nel fare gli esorcismi (v.28), quindi dimostrando di essere più forte del diavolo (v.29).

Dunque, i farisei rifiutavano Gesù e attribuivano il potere di Gesù al potere satanico, e non alla potenza dello Spirito Santo, questa era la bestemmia contro lo Spirito Santo!

Mentre Matteo 23:33 si riferisce alla condanna degli scribi e farisei per la loro ipocrisia religiosa.


I LA DESCRIZIONE DEI TERMINI (Matteo 12:34; 23:33).
Matteo 12:34 dice: “Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi?”
In Matteo 23:33 è scritto: “Serpenti, razza di vipere”.
L’immagine del serpente a volte è usata in modo positivo come per esempio quando Visto che manda i Suoi discepoli come pecore in mezzo ai lupi, Gesù gli dice di essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe (Matteo 10:16), ma in questi due versetti, serpenti e vipere è usato in modo negativo.

A che cosa sono associate il serpente e la vipera?
Sono associate all’:
A) Astuzia.
I serpenti erano noti per la loro astuzia (Ebraico 'ārûm- Genesi 3:1; Greco panourgía, 2 Corinzi 11:3; cfr. Luca 20:23; 1 Corinzi 3:19; 2 Corinzi 4:2; Efesini 4:14). 

In Genesi 3:1 è scritto: “Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti”.
Il contesto è in riferimento a Satana che sedusse Eva  con l’astuzia, con la bugia riguardo il mangiare il frutto dell’albero che Dio vietò loro di mangiare. 

Paolo riprende questa seduzione in 2 Corinzi 11:3 dice: “Ma temo che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti vengano corrotte e sviate dalla semplicità e dalla purezza nei riguardi di Cristo”.
Paolo paragonò il pericolo che minacciava la chiesa di Corinto con le bugie di Satana; il pericolo era che i falsi apostoli, emissari di Satana (2 Corinzi 11:13-14) avrebbero corrotto i credenti tanto da allontanarli dalla devozione a Cristo con il loro falso insegnamento come fece Satana con Eva.

Gesù si riferisce alla bravura, intelligenza, astuzia in senso malvagio dei capi religiosi, i farisei e sadducei (cfr. Matteo 3:7; 12:24; 23:1-33; Luca 3:7) che con il loro falso insegnamento seducono le persone e  pervertono le leggi di Dio per giustificare le loro vie malvagie, la loro era un’ipocrisia religiosa ( per esempio  Matteo 23:1-33; Marco 7:10-13).

Inoltre i farisei con la loro astuzia e ipocrisia tendevano tranelli a Gesù con le loro domande aspettando che rispondesse in modo sbagliato così per poi farlo condannare dal governatore (Luca 20:23; cfr. Luca 11:53).

Giovanni Battista li chiama: “razza di vipere”  (Luca 3:7).
La descrizione dei capi religiosi da parte di Giovanni come " razza di vipere " dimostra che non erano veramente pentiti, è un'immagine orribile, forte, ma precisa che indica  il carattere e il comportamento astuto (Matteo 16:1; 22:15), ingannevole, seduttore, infatti, a volte le vipere erano confuse con rami secchi e quindi si attaccavano alle mani com’è accaduto all’apostolo Paolo a Malta (Atti 28:3-5). 

Alcuni sembrano ciò che non sono veramente come certi farisei, come le vipere, ingannano, è importante fare molta attenzione!
Le vipere sono coloro che sono astuti nel senso negativo, seducono con le loro bugie le persone pervertendo la Parola di Dio.
Sono gli ipocriti!
L’ipocrita non è sincero verso Dio! (Isaia 29:13; 48:1). 
Percorre la strada sbagliata del formalismo religioso, fatto di culto esteriore e di parole, ma senza la partecipazione del cuore e Dio non l’approva (1 Samuele 16:7; Matteo 5:8;15:8-9). 
L’ipocrita non cammina nella verità, non applica la verità, la verità riguarda Dio e la Sua legge (Neemia 9:13; Salmo 25:5). 
L’ipocrita conosce, si riposa e si vanta della verità, la predica agli altri, ma non la mette in pratica (Matteo 23; Romani 2:17-24). 

Il serpente e la vipera sono associate alla:
B) Pericolosità.
La vipera è una minaccia per la vita, è noto per il veleno mortale (per esempio, Deuteronomio 8:15; Isaia 30:6), quindi, è simbolo di malvagità, di cattiveria.

Il serpente si nasconde in luoghi inaspettati e attacca la gente di sorpresa (Genesi 49:17; Ecclesiaste 10:8; Amos 5:19). 

Il morso velenoso del serpente è un’immagine adatta per le minacce rappresentate dai malvagi da cui si chiede protezione a Dio (Salmo 58:4; 140:3), quindi dei nemici (Deuteronomio 32:33; Isaia 14:29; Geremia 8:17).

Dunque vipere si riferisce anche alla pericolosità dei capi religiosi per il loro falso insegnamento e ipocrisia (Matteo 23: 13,14,15,23,27)che allontanano le persone da Dio e dalla Sua salvezza, che portano fuori strada, danneggiano come il veleno di una vipera le persone che mordono (Matteo 23:13-15).
Ma i farisei sono stati anche cattivi con Gesù (Luca 20:23), fino poi a farlo condannare e morire con la loro astuzia con i falsi testimoni (Matteo 26:57-61).

Ci sono certe persone (che si professano anche cristiane) che sono cattive, che mordono senza pietà iniettando il loro veleno su altre persone dimostrando così la loro vera natura, queste sono dei serpenti, delle vipere.

Vediamo dunque,
C) La conformità.
La conformità di questo carattere e comportamento è al diavolo.
Il serpente nella Bibbia, è associato a Satana (Genesi 3:1-6; Apocalisse 12:9; 20:2).
I capi religiosi ai tempi di Gesù avevano una natura diabolica, avevano la disposizione e il carattere di Satana.
In Giovanni 8:44 a certe persone che lo volevano uccidere Gesù disse: “Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna”.

Quindi il bugiardo, il falso è un figlio del diavolo e non certamente di Dio!

II LA MOTIVAZIONE (Matteo 12:34-35). 
Per quale motivo Gesù ha usato queste parole?

Nella motivazione noi vediamo:
A) Chi siamo determina ciò che diciamo.
Matteo 12:34 dice: “Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall'abbondanza del cuore la bocca parla”. 

Chi è malvagio (ponēroi), vale a dire essere moralmente, spiritualmente e socialmente inutile, cattivo, vizioso, degenerato, non può dire cose buone (agatha), cioè parole di elevato standard di qualità morale, utili, che portano beneficio.

“Cuore” (kardias) è la parte interiore di una persona, il centro della personalità di una persona, la sede dei desideri (Matteo 5:28; 2 Pietro 2:14); degli affetti (Luca 24:32; Atti 21:13); dei pensieri (Matteo 9:4; Ebrei 4:12); comprensione (Matteo  13:15; Romani 1:21); ragionamento (Marco 2:6; Luca 24:38); intenzioni (Ebrei 4:12); scopo, o deliberazioni (Atti 11:23; 2 Corinzi 9:7);  volontà (Romani 6:17; Colossesi 3:15).

Cuore dunque, indica il nostro vero carattere, ciò che siamo. 
I farisei non riescono a parlare bene, perché il loro cuore è invaso dal male!! Sono malvagi!

Dall’abbondanza (perisseumatos), cioè dalla pienezza del cuore la bocca parla!!
Ciò che abbiamo nel cuore: cose buone o malvagie, come dice ancora al versetto successivo, lo tireremo fuori attraverso le parole.

Il senso di abbondanza è: una cosa viene fuori dal troppo pieno, l'immagine è quella di una sostanza,  liquido che riempie un contenitore fino a traboccare come per esempio una cisterna troppo piena di acqua andrà fuori.
Gesù parla del cuore come se fosse un contenitore, che è strapieno di bene, o male, e 
straripa attraverso la bocca sotto forma di parole. 

Se una persona nutre ed è piena di rancore contro qualcuno finirà per esprimere questi sentimenti. 
Se una persona è piena di pensieri lussuriosi finirà per esprimere questi pensieri.
Se una persona odia un’altra persona prima o poi manifesterà l’odio in parole. 
Allo stesso modo, la persona che è veramente affettuosa, gentile, premurosa lo esprimerà in parole e azioni di affetto, gentilezza e premurosità.

Quello che abbiamo nel cuore esploderà in parole come questi farisei malvagi che parlarono contro Gesù accusandolo di essere dalla parte del diavolo!

L'opposto è anche vero per quando riguarda il cuore pieno di cose buone e nobili.

Joachim Gnilka scrive: “ Il discorso blasfemo non avviene per caso. Esso è stato preformulato e preparato, in forma di pensiero e sentimento, nel cuore umano, sede dei pensieri e dei sentimenti”.

La radice delle parole e delle nostre azioni sono da ricercare all’interno dell’uomo stesso, dal suo cuore (Matteo 15:10-20; Marco 7:21-23).

Ciò che è nel cuore viene fuori attraverso le labbra; siamo in grado di produrre con la nostra voce ciò che abbiamo nel cuore. 

Per natura tutti siamo peccatori, pecchiamo e siamo privi della gloria di Dio (Salmo 51:5; Romani 3:9-10,12,23), e possiamo essere salvati nella fede in Gesù Cristo (Efesini 2:1-3,8-10).

In Geremia 17:9 leggiamo: “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?”
Quindi affinché possiamo dire, o fare qualcosa di buono sarà necessario un cambiamento del cuore e questa è l’opera di Dio (Ezechiele 11:19; 36:25-27).

Finché il cuore rimane immutato, azioni e parole lo dimostreranno, quindi ciò che diciamo determina ciò che diciamo e possiamo anche affermare:
B) Ciò che diciamo dimostra ciò che siamo.
Ribadendo lo stesso principio del v. 34, Gesù dice ancora in Matteo 12:35 è scritto: “L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l'uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie”.

Le nostre parole dimostrano ciò che siamo realmente!
Lo stato dei nostri cuori può essere visto attraverso le parole che pronunciamo. 
Le parole che pronunciamo rivelano ciò che abbiamo nel nostro cuore, ciò che siamo!

Questo versetto è collegato al v.33 dove Gesù fa la similitudine dell’albero: O fate l'albero buono e buono pure il suo frutto, o fate l'albero cattivo e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l'albero”.

Il genere e la qualità di un albero si riconosce dal suo frutto, quindi il frutto dimostra ciò che è realmente un albero.
Così le nostre parole dimostrano ciò che siamo realmente!

Nel controllare la salute di una persona, un medico spesso dice al paziente di tirare fuori la lingua, perché la lingua rivela molto riguardo la salute di una persona. 
Così anche la lingua, il modo di parlare rivela molto riguardo la salute spirituale di una persona. 

Gli scribi e i farisei avevano appena pronunciato parole terribili; avevano guardato il Figlio di Dio e avevano detto che era un alleato del diavolo!!

La calunnia dei farisei contro Gesù, cioè che Lui scaccia i demoni con l’aiuto di Belzebù, il diavolo, rivela la loro propria corruzione interiore. 
La bocca esprime semplicemente ciò che una persona realmente è, rivelano il loro vero carattere.

Molto tempo fa, Menandro (Atene 344-43 o 342-41 - ivi 293-92 o 291-90 a. C) il commediografo greco disse: “Il carattere di un uomo può essere conosciuto dalle sue parole”. 

I farisei non potevano nascondere il loro male dietro i loro abiti e la loro posizione sociale; le loro parole hanno messo in luce il loro vero carattere.

Nel v.35 il cuore di una persona è paragonato a una sorta di locale adibito a deposito di oggetti di valore, a una stanza del tesoro (Matteo 13:52), oppure a una cassa, tipo un forziere, dove sono messi i tesori come vediamo in Matteo 2:11 dove è scritto che i magi si prostrarono davanti a Gesù e lo adorarono, e aperti i loro tesori gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.
Ciò che un uomo tira fuori da questo “magazzino” o “scatola” interiore, dimostra se buono o cattivo!
Una persona che dentro di sé è malvagia, lo sarà fuori e così anche se è buona!
Dunque, le nostre parole dimostrano ciò che abbiamo dentro, ciò che siamo veramente!

Infine in questi versetti troviamo:
III LA PUNIZIONE (Matteo 12:36-37; 23:33). 

In primo luogo troviamo:
A) La certezza della punizione (Matteo 23:33).
Matteo 12:36-37 dice: “Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato”.

Sempre Gesù in Matteo 23:33 dice: “Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna?”
Questi due passi ci parlano della certezza della punizione di Dio, la domanda di Gesù implica che non c’è via di scampo, eppure molti non credono che un giorno ci sarà il giudizio di Dio (Ebrei 9:27), o credono che la faranno franca.
Non si può sperare di sfuggire alla punizione di Dio! 

Harry Truman di 84 anni era proprietario di un rustico a Mount St. Helens Lodge sulla sponda meridionale di Spirit Lake, qui viveva con i suoi sedici gatti. Aveva trascorso una vita sulle pendici del Mount St. Helens e considerava il monte un amico. Così, quando il vulcano si svegliò nel 1980, Harry e i suoi gatti avrebbero dovuto lasciare la casa. 
In primavera l'attività vulcanica crebbe terribilmente violenta e il governatore dello Stato di Washington, stabilì e limitò l’ingresso intorno alla montagna con l'intento di evacuare tutti, tranne alcuni scienziati e personale di sicurezza.
Anche allora, Harry non lasciò la sua casa. Sabato pomeriggio, 17 maggio 1980, i funzionari statali cercarono di persuadere Harry a lasciare la sua casa, questa fu l’ultima volta, ma Harry non volle andare via. La mattina dopo, Mount St. Helens esplose, l'intero lato nord della montagna crollò velocemente in una valanga gigante di roccia e detriti, Harry e la sua casa furono seppelliti. Nessuna traccia fu mai trovata di Harry, o dei suoi gatti.

Gli avvertimenti delle autorità locali non furono ascoltate da Harry Truman, pensava che forse l’avrebbe fatta franca, o non credeva al pericolo che incombeva su di lui.
Oggi come Harry Truman molti non credono che un giorno ci sarà il giudizio di Dio, lo ignorano, ma ne pagheranno le conseguenze tragiche.

Come quei farisei a cui parlò Gesù, che lo avevano insultato ed erano increduli verso di Lui, nessuno scamperà al giudizio di Dio, a meno che non ci si pente dei propri peccati (Atti 3:19) confessandoli (1 Giovanni 1:8-10), e ci si affida a Gesù Cristo per essere salvati (Matteo 1:21; Giovanni 3:16,36; Romani 3:23-26; 5:1-2,9-11). 

Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, renderanno conto a Dio, nel giorno del giudizio, in base a queste parole saremo giustificati, o condannati! 
“Parola oziosa” (rhēma argon) indica improduttiva, inutile, come un albero sterile, o un terreno incolto, indica una parola sconsiderata che data la sua inutilità era meglio che non si diceva.
In base alle parole saremo giudicati o giustificati perché le parole rispecchiano ciò che abbiamo nel cuore, ciò che siamo veramente (vv.34-35).

Gesù sta dicendo che nel giorno del giudizio ciò che siamo è importante, e le nostre parole, anche quelle a cui non diamo nessuna importanza, rivelano ciò che siamo veramente.
Gesù vuole che ogni individuo mediti su questa importante realtà!

In secondo luogo vediamo:
B) La particolarità della punizione. 

Nella particolarità meditiamo sul:
(1) Significato della parola “giudizio”.
In  Matteo 12:36 Gesù dice: “Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio”.

Così anche in Matteo 23:33 sempre Gesù dice: “Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna?”
Dio ha preparato un giorno in cui ci sarà il giudizio (krisis) finale (per esempio Matteo 12:42; Luca 10:14; Atti 17:30-31; 1 Timoteo 5:24; 2 Timoteo 4:1; Ebrei 9:27; 10:30; 13:4; Apocalisse 20:11-15).   

(a) Il giudizio è finale perché Dio conclude i Suoi numerosi giudizi descritti nella Bibbia.

(b) Il giudizio finale sarà la finale auto-rivendicazione di Dio contro il sospetto che Lui abbia cessato di amare la rettitudine (Salmo 50:16-21; Apocalisse 6:10; 16:5-7; 19:1-5).

(c) Il giudizio di Dio sarà giusto e imparziale (1 Pietro 1:17).
Questo perché Dio è giusto, è un giusto giudice (Salmo 7:11; cfr. Deuetronomio 32:4; Salmo 9:8; 11:4-7; Giovanni 17:25; 1 Pietro 2:23), e conosce ogni cosa (Salmo 139:1-3; Proverbi 15:13; 24:12; Romani 2:16).

“Giudizio” (krisis) indica la decisione legale del giudice. 
Il giudizio è decidere ciò che giusto o ingiusto, retto o scorretto, e quindi determina la colpevolezza o l'innocenza degli imputati e assegna un’adeguata pena o punizione (cfr. Atti 23:3).   

Dio non si sbaglierà nel giudizio, darà agli uomini quello che hanno meritato!
L’unico modo per sfuggire al giudizio di Dio, come dicevo prima è affidarsi completamente a Gesù Cristo!
          
Gesù dice “al giudizio della geenna” vediamo: 
(2) Il significato della parola “geenna”.
La geenna rappresenta un luogo dove il fuoco brucia continuamente. 
La parola “geenna” (geennēs)  è la parola greca dell’ ebraico ge-hinnom vale a dire Valle di Hinnom. 
Questa valle si trova a sud di Gerusalemme ed era un luogo d’idolatria, dove venivano sacrificati e bruciati i bambini in onore di dèi pagani come il dio Moloc nel periodo dell’Antico Testamento (2 Re 23:10; 2 Cronache 28:1-3).
In seguito divenne una discarica con un fuoco perenne, dove era scaricata l’immondizia, cadaveri di animali e di criminali! 

“Geenna” poi è divenuta simbolo della realtà dell’inferno, un fuoco perenne! 
Infatti nel Nuovo Testamento “geenna” indica il luogo della punizione dei malvagi e del diavolo dopo il giudizio finale. (Matteo 5:22, 28-30. Cfr. Isaia 66:24; Marco 9:42-48; Apocalisse 9:1-11; 20:7-15).

L'inferno è un luogo di grande punizione per il male. 
Nulla in questa frase suggerirebbe minimamente che l'inferno ha qualche convenevole o piacere di ogni tipo. 
Coloro che scherzano dicendo che vogliono andare all'inferno perché tutti i loro amici sono lì e si divertiranno, devono riflettere che l’inferno è un luogo di tormento! (Luca 16:19-31).

C) Il predicatore della punizione: Gesù.
Gesù ha parlato molte volte dell’inferno, questo significa che non possiamo mettere in dubbio la sua esistenza, perché Gesù ha detto la verità, Lui è verità (Giovanni 8:31-32,44-45; 14:6).

Come possiamo essere così stupidi da negare l'esistenza dell'inferno quando Gesù Cristo stesso ci ha detto senza mezzi termini della sua esistenza?
Nonostante il fatto che Gesù Cristo ha parlato ripetutamente dell’inferno, molte persone, anche credenti disprezzano ancora questa verità sull'inferno. 
Non possiamo credere di Gesù che abbia detto alcune cose vere e altre false!

CONCLUSIONE
(1) Siamo chiamati a non essere increduli e ipocriti verso Gesù.
Questa similitudine è una risposta di Gesù all’incredulità e all’ipocrisia dei capi religiosi.
Le vipere ci parlano dell’astuzia, della pericolosità e della conformità al diavolo dei capi religiosi ai tempi di Gesù, ma è anche un monito per noi oggi e facciamo bene da guardarci dall’incredulità e dall’ipocrisia religiosa verso Gesù Cristo.
Siamo chiamati ad affidarci completamente a Gesù e a essere sinceri verso di Lui se non vogliamo andare all’inferno.

(2) Siamo chiamati a predicare con franchezza la verità anche se questa è scomoda per alcuni.
Come predicatore, Gesù ha predicato con franchezza riguardo la condizione e il destino dei capi religiosi.
Oggi il forte linguaggio del nostro Signore non è popolare per la maggior parte della gente. 
Come Gesù anche Paolo aveva un linguaggio forte (Atti 13:8-10).
Il peccato e la sua conseguenza devono essere esposte e denunciate correttamente con parole anche forti, perché le parole annacquate indeboliscono l'avvertimento, e la condizione eterna di sofferenza all’inferno potrebbe sembrare senza importanza e quindi essere ignorata.
Se vogliamo aiutare veramente le persone dobbiamo dire le cose così come stanno.

(3) Siamo chiamati a riflettere sulle nostre parole e le nostre azioni.
Le parole, come anche le azioni, rispecchiamo, o provano, o rivelano ciò che siamo veramente. 
Dobbiamo valutare le nostre parole con attenzione (Efesini 4:29; 5:4; Colossesi 3:8; Giacomo 3:1-4:12) perché ci fanno capire chi siamo veramente, ci conducono a quello che abbiamo nel cuore.

Per alcuni di noi forse è necessario un trapianto di cuore spirituale come diceva Ezechiele (Ezechiele 11:19; 36:25-27).

Per altri se c’è stato questo trapianto di cuore spirituale, lo devono dimostrare con le parole e le azioni, e impedire ai pensieri falsi, disonorevoli, ingiusti, e così via di risiedere nei loro pensieri (Filippesi 4:8).

(4) Siamo chiamati a riflettere sul giudizio finale.
Il giudizio finale per coloro che non si sono mai pentiti dei loro peccati davanti a Dio confessandoli sinceramente a Lui e credendo in Gesù Cristo come unico Signore e Salvatore, andranno all’inferno!

Così devono riflettere tutti i cristiani, è vero che un vero cristiano non andrà all’inferno, ma saremo retribuiti per quello cha abbiamo fatto (Romani 14:10-12; 2 Corinzi 5:10).
Questo vale anche per i responsabili di chiesa ( 1 Corinzi 3:12-15; Ebrei 13:17; Giacomo 3:1).