lunedì 21 dicembre 2015

2 Corinzi 5:21: La morte di Gesù è una sostituzione.

2 Corinzi 5:21: La morte di Gesù è una sostituzione.
“Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui”. 

Gesù è morto per i peccatori, ma in Lui non c’era peccato (Giovanni 8:46; Ebrei 4:15; 1 Pietro 2:22; 3:18; 1 Giovanni 3:5); per volontà di Dio ha sperimentato il peccato e la maledizione dei peccatori (Galati 3:13). Benché non fosse un peccatore, Dio l’ha trattato come se lo fosse perché si era caricato del peso del peccato affinché il credente (“per noi”) potesse essere giustificato. Gesù prese il peccato e il giudizio di Dio (Isaia 53:4-5,10) e noi credenti la giustificazione, cioè Dio ha imputato a noi credenti la giustizia di Gesù, quindi siamo assolti, non siamo considerati colpevoli, ma giusti; Dio ci vede giusti (Romani 4:6; 1 Corinzi 1:30; Filippesi 3:9). 

La morte di Gesù, ha quindi un valore sostitutivo; per sostituzione s’intende che una persona prende il posto di un’altra specialmente nel caso di un castigo in modo da evitarglielo. 
Noi troviamo nella Bibbia che Abramo offrì invece del figlio un montone (Genesi 22:13), così l’Agnello pasquale fu sacrificato per proteggere gli ebrei dal giudizio di Dio (Esodo 12:13-17). Anche gli animali venivano sacrificati sotto l’Antico Patto (per esempio Levitico 1:4; 4:13-20; 6:2-7;16:17,30,34,ecc.). Tali sacrifici avevano il senso di espiare i peccati. 
“Espiare” significa coprire il peccato, coprirlo alla vista di Dio così da non suscitare la Sua ira, ha quindi il senso di riparare, ma anche quello di riconciliare (cfr. Salmi 51:9; Isaia 38:17; Michea 7:19). 
Come sotto l’Antico Patto, l’espiazione avveniva per mezzo di una vittima sostitutiva che prendeva il posto dell’offerente, nel Nuovo è Gesù che fa questo una volta è per sempre (Ebrei 2:17; 9-10). Gesù, è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29,36), è la nostra pasqua (1 Corinzi 5:7-8). Gesù “ha portato i nostri peccati” nel suo corpo sulla croce.  
Pietro scriveva: “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati sanati”. (1 Pietro 2:24. Vedi anche Romani 5:8; Ebrei 9:28; 1 Pietro 3:18). 
“Egli ha portato i nostri peccati” significa che, benché non avesse peccato, Gesù si è fatto peccato prendendo i nostri peccati. “Portare i peccati” non significa solidarizzare con i peccati, non significa identificarsi con il dolore, non significa essere perseguitati per i peccati, ma significa portare le conseguenze penali, subire un castigo come vediamo nell’Antico Testamento (Esodo 28:43; Numeri 14:34;ecc.). 
“Portare i nostri peccati” significa che siamo assolti dai nostri peccati, la colpa e quindi il giudizio che meritavamo è caduto sul Figlio. 
Dunque vi è una sostituzione penale che J.I Packer definisce così:”…Gesù Cristo nostro Signore, spinto da un amore deciso a fare tutto ciò che era necessario per salvarci, ha sopportato ed esaurito il distruttivo giudizio divino al quale noi eravamo altrimenti ineludibilmente destinati, ed ha quindi conquistato per noi il perdono, l’adozione e la gloria”.
Hai questa certezza? Come ti vede Dio? Sei stato perdonato da Dio?