Passa ai contenuti principali

Abdia 3: I pericoli dell’orgoglio.

Abdia 3: I pericoli dell’orgoglio.
“L’orgoglio del tuo cuore ti ha ingannato”.

Queste parole sono dirette dal profeta alla nazione di Edom. Nei vv.3-4 vediamo che il Signore giudicherà Edom (cfr.v.15).
L’orgoglio (zādhôn)si riferisce all’arroganza, alla presunzione, a colui che confida in se stesso, all’autosufficienza.
Il libro dei proverbi descrive gli aspetti negativi dell’orgoglio (Proverbi 11:2; 13:10; 21:24).
Nei tempi antichi l’altezza aveva un vantaggio militare importante. 

La posizione geografica di Edom sulle montagne, gli dava un senso d’inespugnabilità militare, invincibilità, autosufficienza.

Le città di Edom erano situate in un aspro terreno montuoso, e per questo motivo erano impenetrabili, erano circondate da profonde gole che scendevano a strapiombo da picchi di 1700 metri, e la rendevano una fortezza naturale. Era proprio questo che rendevano gli edomiti orgogliosi, arroganti, presuntuosi, invincibili, infatti pensavano: “Chi potrà farmi precipitare a terra?” (v.4). Il Signore per bocca del profeta ammonisce Edom dicendo: “’Anche se tu facessi il tuo nido in alto come l’aquila, anche se tu lo mettessi fra le stelle, io ti farò precipitare di lassù’, dice il Signore” (v.4).
Per un uomo, o per un esercito potente poteva essere difficile espugnare Edom, nessuno poteva vincere Edom, ma non per Dio! 
Dato che il potere del Signore è illimitato, non importa quanto in alto si stabilisce e possa essere ben difesa, Edom cadrà dalle sue altezze!
Non c’è niente d’impossibile al Dio Sovrano e Maestoso! (Salmo 68:34).
Nessuno può sfuggire dal Signore guerriero (Esodo 15:3; Salmo 24:8).
Gli individui e le nazioni devono guardarsi dai pericoli dell'orgoglio, che spesso crea l'illusione di sicurezza e autosufficienza. 
L’orgoglio distorce la realtà e non fa capire la verità, l’orgoglio inganna se stessi! 
Tutti noi non dobbiamo dimenticare la verità della nostra fragilità e vulnerabilità davanti a Dio.
Noi tutti dobbiamo fare i conti con Dio!
Ogni persona è responsabile delle proprie azioni, e ogni persona è alla portata di mano della disciplina del Signore. 
L’orgoglio, l’arroganza non sfugge alla punizione di Dio (cfr. 2 Cronache 26:16; Isaia 10:12-19; Geremia 50:29-32; Daniele 5:20).
Dio resiste ai superbi e fa grazia agli umili (Salmo 34:18; 51:17; Giacomo 4:6; 1 Pietro 5:5-6).
Dio è implacabile contro i superbi e i superbi non possono resistere a Dio! (Salmo 18:27; 138:6; Isaia 2:12; 10:12; Geremia 50:31-32; Sofonia 3:11-12).
Dio abbassa chi s’innalza e innalza chi si abbassa (Matteo 23:12; Luca 18:14), per questo motivo siamo chiamati a umiliarci davanti a Lui confidando in Lui e non in noi stessi.
Quindi come diceva Agostino: “ Se costruisci su di te il tuo edificio sarà una semplice rovina”.

Post popolari in questo blog

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5).

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5). “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello”. Verso la fine del 1800 l’astronomo più illustre del mondo, Sir Percival Lowell, era certo c'erano che vi erano canali su Marte. Con il suo telescopio gigante in Arizona, osservava Marte, e vedeva dei canali. Egli era convinto che questi fossero la prova di vita intelligente sul pianeta rosso, forse una razza più antica, ma più saggia di umanità. Le sue osservazioni avevano guadagnato ampia accettazione e nessuno osava contraddirlo. Da quel momento le sonde spaziali hanno orbitato Marte e sono sbarcate sulla sua superficie. L'intero pianeta è stato ma…

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del servo devoto (Luca 17:7-10).

La parabola del servo devoto  (Luca 17:7-10). Gesù continua a rivolgersi ai discepoli (Luca 16:1; 17:1), alla presenza dei farisei (Luca 16:14) che potevano ancora ascoltare ciò che diceva in questa parabola. 
Gesù ha in mente quegli scribi e farisei che erano ossessionati dall'essere onorati (cfr. Matteo 23:5-7; Luca 20:46-47).
Ma, questa parabola è un’esortazione per i Suoi discepoli.
C'era il pericolo che i Suoi potessero diventare arroganti e orgogliosi. 
Allora, Gesù ha detto questa parabola come un avvertimento contro l'orgoglio spirituale.
Gesù prima aveva parlato di non scandalizzare i piccoli, aveva parlato di perdono, e poi risponde alla richiesta degli apostoli di aumentare loro la fede.  Gesù dice loro che se avessero fede quanto un granello di senape, possono sradicare  con la parola un sicomoro e piantarlo nel mare (Luca 17:1-5).
Riferendosi a questa fede e a questa parabola Leon Morris scrive: “Quando si ha una tale fede si può essere tentati di cadere nell’o…