giovedì 1 ottobre 2015

Luca 2:21-24: La devozione di Giuseppe e Maria.

Luca 2:21-24: La devozione di Giuseppe e Maria.  
Bruno Ferrero nel suo libro “C’è qualcuno lassù” racconta questa storia. “Un potente sovrano viaggiava nel deserto seguito da una lunga carovana che trasportava il suo favoloso tesoro d’oro e di pietre preziose. A metà del cammino, sfinito dall’infuocato riverbero della sabbia, un cammello della carovana crollò boccheggiante e non si rialzò più. Il forziere che trasportava rotolò per i fianchi della duna, si sfasciò e sparse tutto il suo contenuto, perle e pietre preziose, nella sabbia. Il principe non voleva rallentare la marcia, anche perché non aveva altri forzieri e i cammelli erano già sovraccarichi. Con un gesto tra il dispiaciuto e il generoso, invitò i suoi paggi e i suoi scudieri a tenersi le pietre preziose che riuscivano a raccogliere e portare con sé. Mentre i giovani si buttavano avidamente sul ricco bottino e frugavano affannosamente nella sabbia, il principe continuò il suo viaggio nel deserto. Si accorse però che qualcuno continuava a camminare dietro di lui. Si voltò e vide che era uno dei suoi paggi, che lo seguiva ansimante e sudato. ‘E tu’ gli chiese il principe, ‘non ti sei fermato a raccogliere niente?’ Il giovane diede una risposta piena di dignità e di fierezza: ‘Io seguo il mio re’”.

Giuseppe e Maria seguivano il loro Re, Dio, erano obbedienti alle leggi del loro Re!
In questi versetti, infatti, vediamo che Luca mette in evidenza che Giuseppe e Maria erano obbedienti alla legge di Mosè, cioè quella che Dio diede a Mosè (vv.22,23,24).

Quindi Giuseppe e Maria erano devoti a Dio!


La devozione di Giuseppe e Maria al Signore la vediamo nella:
I CIRCONCISIONE DI GESÙ.
In primo luogo vediamo:
A) L’istanza della circoncisione.
Nel v.21 leggiamo: “Quando furono compiuti gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso”. 
La circoncisione era il taglio del prepuzio del pene.

La legge ebraica (Genesi 17:9-14; 21:4; 34:14-22; Levitico 12:3; Luca 1:59; Filippesi 3:5) esigeva che un bambino maschio doveva essere circonciso l'ottavo giorno dopo la nascita. 
Perché l’ottavo giorno?
Forse ci sarà un significato spirituale, ma comunque la ricerca medica dice che un neonato è suscettibile di emorragie fra il secondo e il quinto giorno di vita, questo perché la vitamina K, importante per la coagulazione del sangue, si forma in quantità normale entro il quinto e il settimo giorno di vita. 
Un secondo motivo è che per la coagulazione del sangue è importante la protrombina, una sostanza che si trova nel sangue, questa è presente nel sangue in maggior quantità, l'ottavo giorno che in qualsiasi altro momento della vita.

In secondo luogo vediamo:
B) L’importanza della circoncisione.
Per quale emotivo Gesù doveva essere circonciso? 
Gesù era un maschio a tutti gli effetti, era nato sotto la legge per riscattare quelli che erano sotto la legge (Galati 4:4-6), i genitori erano pertanto tenuti a osservare le disposizioni della legge.

La circoncisione simboleggiava la separazione degli ebrei dai pagani e il loro rapporto unico con il Signore, la loro appartenenza a Lui, in cui era il loro Dio (Genesi 17:9-14). 

La circoncisione era anche il rituale attraverso il quale coloro che non erano discendenti biologici dei patriarchi potevano essere inseriti nella comunità del patto (Genesi 17:2-6; Esodo 12:48-49). 

La circoncisione era il segno del patto che Dio fece con Abramo (Genesi 12:1-3; 17:4-5) e che Abramo doveva osservare, e quindi aveva una funzione mnemonica, ricordare cioè l’impegno di Dio nel mantenere le promesse e sia l’impegno del popolo di Dio a obbedirgli (Genesi 17:9-14). 

La circoncisione quindi serviva a ricordare ad Abramo e ai suoi discendenti il patto delle promesse e del loro impegno verso Dio, ma serviva anche a ricordare a Dio le promesse fatte ad Abramo e ai suoi discendenti.

La circoncisione è la grazia in movimento di Dio verso l'uomo, e la risposta di fede che sarebbero state realizzate le promesse di Dio, e quindi obbedienza dell'uomo a Dio.
Coloro che divenivano membri del patto dovevano mostrarlo esteriormente con l'obbedienza, altrimenti la circoncisione non aveva nessun valore (Genesi 17: 1; Deuteronomio 10:12-16; Geremia 4:4;9:25-26; Romani 2:17-29). 

Dunque Giuseppe e Maria erano evidentemente determinati a essere scrupolosi nello svolgimento delle procedure adeguate, di essere attenti a obbedire a tutti i comandamenti e i regolamenti del Signore.

L’obbedienza di Giuseppe e Maria la vediamo anche dal fatto che chiamarono il loro primogenito Gesù come aveva detto l’angelo (Luca 1:31). 
Questo nome rappresenta gli obiettivi di Dio per il suo popolo, cioè di salvarli dai peccati (Matteo 1:21).

La devozione di Giuseppe e Maria al Signore la vediamo nella:
II PRESENTAZIONE DI GESÙ NEL TEMPIO.
Prima di tutto vediamo:
A) La pratica della presentazione.
In Luca 2:22 è scritto: “ Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè” .

Secondo la legge di Mosè una donna dopo che partoriva un bambino, rimaneva impura per sette giorni e dopo che circoncidevano il figlio l’ottavo giorno, rimaneva ancora trentatré giorni a purificarsi del suo sangue, dalle sue perdite; non doveva toccare nessuna cosa santa e non doveva entrare nel santuario finché non si compivano i giorni della sua purificazione (Levitico 12:1-4).

In caso di un parto di una bambina, la donna rimaneva impura per due settimane e doveva restare a purificarsi del suo sangue per sessantasei giorni (Levitico 12:1-5).

La domanda è: “Dal momento che la legge parlava solo della purificazione della madre, perché Luca dice ‘la loro purificazione'?”
Alcuni pensano che ‘la loro purificazione' si riferisca a Maria e a Gesù.

Altri pensano che “loro” (autōn) combini la purificazione di Maria con la presentazione di Gesù di entrambi i genitori. 
Solo Maria era impura dal parto, per cui “loro” è probabile che si riferisca alla presentazione di entrambi i genitori ora puri.

Una terza interpretazione è: “Loro” si riferisce a Maria e Giuseppe. 
Riguardo a questa interpretazione ci sono due varianti.
La prima interpretazione è che ciò non significa che Giuseppe doveva essere purificato. 
“Loro” viene usato per indicare la purificazione riguardo una famiglia, Luca ne parla come una questione di famiglia, era il  tempo della loro purificazione rituale ebraica. 
Giuseppe era a capo della famiglia, così ha dovuto fornire il sacrificio che Maria ha presentato e lui era responsabile che la cerimonia fosse effettuata.

La seconda interpretazione è: anche Giuseppe aveva bisogno di purificazione dal momento che Maria era impura, quindi Giuseppe aveva contratto la stessa impurità di Maria, o in contatto con Maria era stato contaminato e aveva bisogno di purificazione.

Noi troviamo:
B) Il posto della presentazione.
Luca 2:22 dice: “Portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore”. Dopo la purificazione, Giuseppe e Maria portarono il bambino per presentarlo al Signore, Gesù a Gerusalemme, nel tempio, perché lì si offrivano i sacrifici.

Infine vediamo:
C) Il proposito della presentazione. 
Leggiamo in Luca 2:23: “Come è scritto nella legge del Signore: ‘Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore’”.

Ancora una volta vediamo che i genitori di Gesù sono devoti, rispettosi della legge.
Il proposito della presentazione era di consacrare il primogenito al Signore secondo come dice la legge del Signore riguardo tutti gli ebrei.

In Esodo 13:2 leggiamo: “Il SIGNORE disse a Mosè: ‘Consacrami ogni primogenito tra i figli d'Israele, ogni primo parto, sia tra gli uomini, sia tra gli animali: esso appartiene a me’”. (Esodo 13:12,15; Numeri 3:13; 8:17; 18:15-18).

La legge dell'Antico Testamento stabiliva che ogni maschio primogenito, sia tra gli uomini e sia tra gli animali, doveva essere dedicato al Signore. 

I genitori di Gesù con la sua presentazione riconoscevano che il bambino apparteneva a Dio.

“Sarà consacrato” (santo del Signore sarà chiamato - hagion tō kuriō klēthēsetai) indica che deve considerarsi dedicato al Signore, o essere messo a parte per il Signore, per servirlo.

Neemia 10:35-36 suggerisce che questa consacrazione dei figli generalmente veniva fatta nel tempio. 

I primogeniti degli Israeliti (uomini e animali) dovevano essere consacrati a Dio perché furono risparmiati dalla morte, non furono toccati dalla decima piaga quando il Signore uccise i primogeniti degli egiziani e risparmiò le case degli ebrei segnate dal sangue di un agnello (Esodo 12).

Dio li aveva acquistati, attraverso il sangue dell'agnello pasquale, e così loro appartenevano al Signore.
Questo è vero per ogni cristiano, che sia un primogenito maschio o no. 
Paolo in 1 Corinzi 6:19-20 dice: “ Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi.  Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”.

In Romani 12:1-2 dice: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale.  Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà”.

La consacrazione è dare al Signore ciò che già gli appartiene: la nostra vita!

Dio non è interessato alla nostra capacità, ma alla nostra disponibilità!

La consacrazione è donarsi completamente a Dio, è dare a Dio il foglio bianco della nostra vita con la nostra firma affinché Lui la riempia come vuole facendo di noi quello che vuole!

La notte della sua laurea il dottor Howard A. Kelly, chirurgo e ginecologo di fama mondiale, scrisse nel suo diario: "Dedico me stesso, il mio tempo, le mie capacità, la mia ambizione, tutto a Lui. Beato Signore, santificami ai Tuoi usi. Non mi dare successo mondano che non mi porti più vicino al mio Salvatore! "
Questa dovrebbe essere la nostra preghiera!

La devozione di Giuseppe e Maria al Signore la vediamo nella:
III DONAZIONE DEL SACRIFICIO. 
In Luca 2:24 leggiamo: “E per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi”.
La presentazione e l’offerta per il peccato sono due cerimonie diverse.
L’espiazione di Maria è l'occasione per portare Gesù a Gerusalemme per offrirlo al Signore.

Vediamo in primo luogo:
A) La donazione come sacrifico per il peccato.
Secondo le disposizioni della legge di Mosè, come ho detto prima, la donna subito dopo il parto di un bambino, sarebbe stata impura complessivamente per quaranta giorni, poi la madre doveva offrire in sacrifico un agnello e un giovane piccione o tortora, ma se era povera poteva offrire due tortore o due giovani piccioni.

In Levitico 12:6-8 è scritto sempre in relazione al parto di una donna: “Quando i giorni della sua purificazione, per un figlio o per una figlia, saranno terminati, porterà al sacerdote, all'ingresso della tenda di convegno, un agnello di un anno come olocausto, e un giovane piccione o una tortora come sacrificio per il peccato.  Il sacerdote li offrirà davanti al SIGNORE e farà l'espiazione per lei; così ella sarà purificata del flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna che partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni: uno per l'olocausto e l'altro per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote farà l'espiazione per lei, ed ella sarà pura".
Una donna dopo il parto doveva portare al sacerdote un agnello di un anno come olocausto, e un giovane piccione o una tortora come sacrificio per il peccato; il sacerdote poi faceva l’espiazione per lei.

L'Antico Testamento non afferma che il concepimento e la nascita sono peccaminosi; ma tutte coloro che concepiscono partoriscono sono delle peccatrici come è evidente dalle parole olocausto, sacrifico per il peccato e espiazione. 
 “Olocausto” (ʿōlāh) era l’offerta di animali che veniva bruciato su un altare, un sacrifico di profumo soave per l’espiazione (Levitico 1).
Secondo alcuni studiosi si tratta di un olocausto di riconoscenza (Levitico 3).

“Espiazione” (kāp̱ar) significa coprire i peccati, o perdonare, conciliare, propiziare. 
Implica evitare l'ira di Dio, perché al fedele sarebbe stata risparmiato la pena del suo peccato (Genesi 8:21; Giudici 13:23, 1 Samuele 7:9; 2 Samuele 24:25, 2 Cronache 29: 7-8; Giobbe 1: 5; 42: 8).
Alcuni pensano si tratti di una purificazione rituale.

Poi troviamo in modo chiaro le parole: “Sacrificio per il peccato” (cfr. Levitico 4:20, 26, 31, 35; 5:10, 13).

In che modo l’espiazione e quindi il peccato è collegato con la purificazione del flusso di sangue nel post-parto non è chiaro, come non è chiaro perché la perdita di sangue fa una donna impura.

Molti studiosi hanno proposto che la perdita di fluidi corporei (cfr. Levitico 15), soprattutto il sangue, può significare l'inizio della morte stessa, l'impurità finale.
Il sangue era la vita, e quindi la perdita di esso in qualsiasi forma è una rottura di salute normale e potenzialmente causa di morte. 
La perdita di sangue ricorda la perdita dei cadaveri in decomposizione e quindi della contaminazione, così ogni flusso di sangue del corpo è un ricordo del peccato e della morte. 

Alcuni studiosi pensano che si tratti di purezza cultuale, cioè l’impurità da espiare è quella che impedisce alla madre di entrare nel santuario (Levitico 12:4), era uno stato di quarantena cerimoniale e anche l’assenza dal santuario è peccato e quindi aveva bisogno che questo peccato venisse espiato.
Con l’olocausto e il sacrificio del peccato, la madre perdonata può entrare alla presenza di Dio.  

Altri pensano che il sacrificio per il peccato è collegato con la natura peccaminosa di ogni persona, quindi anche della donna (Genesi 3:16)

Comunque sia Maria andando al tempio e offrendo in sacrificio un paio di tortore o due giovani piccioni, non solo mostra la devozione a Dio, ma mostra anche che non era pura!

B) La donazione di una famiglia povera.
In Luca 2:24 leggiamo: “E per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi”.

In Levitico 12:8 abbiamo letto: “ Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni: uno per l'olocausto e l'altro per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote farà l'espiazione per lei, ed ella sarà pura".

Una famiglia che non poteva permettersi di sacrificare un agnello e un giovane piccione o tortora come sacrificio per il peccato per fare l’espiazione, poteva offrire due tortore o due giovani piccioni: uno per l'olocausto e l'altro per il sacrificio per il peccato.

Giuseppe e Maria appartenevano alle classi economiche più basse, l’offerta di Maria mostra che aveva limitate risorse finanziarie.

L'offerta dei due piccioni o tortore invece l'agnello è stata chiamata tecnicamente l'offerta dei poveri. 
Tuttavia, non dobbiamo pensare che Giuseppe e Maria vivevano in una povertà assoluta, dal momento che aveva un mestiere di falegname, diciamo che non aveva molte risorse economiche.

Noi possiamo fare tre applicazioni per noi oggi:
1) Noi senza tirarci indietro, senza prendere scuse, facendo del nostro meglio, siamo chiamati a dare al Signore!
Il sacrificio che potevano dare, Giuseppe e Maria  l’hanno dato al Signore, quei soldi spesi per il sacrifico non l’hanno conservato per loro stessi! Non si sono tirati indietro! 
Così anche noi non dobbiamo tirarci indietro riguardo al sacrificio che possiamo offrire a Dio che riguarda il nostro tempo, il nostro corpo, i nostri averi. 

2) Noi non dobbiamo preoccuparci quando e quanto diamo al Signore.
Come la nascita di Gesù, e quindi anche quest’offerta in sacrificio ci parlano che i genitori di Gesù erano di modeste condizioni, e quindi vivevano probabilmente gli stessi problemi di chi non ha molte risorse finanziare, ma Dio era con loro! Loro questo lo credevano.
Quando la vita è difficile, dobbiamo ricordare che anche per i genitori e per Gesù stesso lo era, avevano di che preoccuparsi economicamente parlando! 

Ma dobbiamo ricordare e credere che Dio è con noi e non ci abbandona come ci ricorda Ebrei 13:5: “La vostra condotta non sia dominata dall'amore del denaro; siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto: ‘Io non ti lascerò e non ti abbandonerò’”.

Dio provvederà ai nostri bisogni! Paolo incoraggia i cristiani di Filippi dicendo: “Il mio Dio provvederà abbondantemente a ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza, in Cristo Gesù”.

Quindi non dobbiamo essere ansiosi per il domani, per i nostri bisogni primari, di quello che mangeremo, o di cosa berremo, o vestiremo (Matteo 6:25-34)

3) Non dobbiamo preoccuparci di offrire un sacrificio per i nostri peccati.
Tutti siamo peccatori, abbiamo bisogno di dare un sacrificio per i nostri peccati, ma Dio lo ha provveduto nella persona di Gesù Cristo!

Gesù Cristo era ricco in cielo, ma si è fatto povero per renderci ricchi spiritualmente parlando! (2 Corinzi 8: 9).

Gesù è l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29), è il sacrificio provveduto da Dio mediante il quale i nostri peccati sono espiati, cioè siamo perdonati e riconciliati con Dio e santificati.
Grazie a Gesù non siamo più sotto l’ira di Dio (Giovanni 3:16,36; Romani  3:25; 5:9-11; Ebrei 10:10-14), se abbiamo creduto in Gesù veramente (Efesini 2:8) e pentiti sinceramente dei nostri peccati ( Atti 3:19)

CONCLUSIONE.
Qualche tempo fa, un uomo, dopo aver fatto rifornimento a un distributore di benzina a Mongomery, Alabama, fece più di cinque ore d’auto, quando improvvisamente si accorse che gli mancava qualcosa…che cosa gli mancava? Gli mancava la moglie che aveva lasciato alla stazione di servizio! Alla successiva località chiese aiuto alla polizia per mettersi in contatto con la consorte dimenticata!! Poi le telefonò per dirle che stava tornando indietro a prenderla. Con grande imbarazzo egli dovette confessare che per tante ore non aveva notato l’assenza della moglie.
Ora qualcuno potrebbe chiedere: “Ma come ha potuto dimenticarsi della moglie?”
Ma possiamo anche chiederci come a volte ci dimentichiamo di Dio!
Come possiamo dimenticarci di Colui che ci ha creato e salvato?
Come possiamo dimenticarci della sua Parola e dei suoi insegnamenti?
Come possiamo dimenticarci di Lui al punto di essergli disobbedienti?   
Giuseppe e Maria erano devoti, erano obbedienti a Dio, il loro Re! 

William Plumer un pastore statunitense vissuto nel 1800 disse: “Se vogliamo avere il Signore come nostro Dio, dobbiamo accettarlo come Re (Salmo 5:2). Se rifiutiamo le sue leggi, è certo che rifiutiamo anche la sua grazia. Se rifiutiamo il suo giogo, sicuramente non accettiamo neppure la sua misericordia. Se allontaniamo da noi il suo scettro, allontaneremo anche il suo piano di salvezza”.

Accettare la salvezza di Dio significa accettare anche la sua signoria, quindi anche le sue leggi.
Chi accoglie Dio attraverso Gesù, accoglie anche le sue leggi! 
Chi accoglie Dio si sottometti a Lui totalmente!