lunedì 13 luglio 2015

Il grande dimenticato (Matteo 1:24-25).

Il grande dimenticato (Matteo 1:24-25).
Una volta qualcuno chiese al famoso direttore d'orchestra della Filarmonica di New York, Leonard Bernstein, quale fosse lo strumento più difficile da suonare. La sua risposta fu: “il secondo violino”. 
Giuseppe come secondo violino, ha svolto un ruolo essenziale nella nascita di Gesù e “ha suonato molto bene”. 

Giuseppe è spesso descritto come l'uomo dimenticato del Natale, eppure è una figura importante perché ha sostenuto e protetto, Maria e Gesù, in tempi difficili (cfr. Matteo 2:13-23). 

Oggi vogliamo mettere i riflettori su Giuseppe e imparare dal suo comportamento. Rispetto al Vangelo di Luca, nel racconto dell'infanzia di Gesù, che evidenzia il ruolo di Maria (cfr. Luca 1:26-56; 2:19; 2:34-35), Matteo dedica particolare attenzione a Giuseppe. 
Che cosa impariamo dal comportamento di Giuseppe? 
Giuseppe era un uomo giusto, quindi obbediente al Signore. 


Noi perciò notiamo:
I LA CONFORMITÀ AL COMANDO DELL’ANGELO (v.24).
Nel v.24 leggiamo: “Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie”.

Dio, nella Sua Sovranità, manda l’angelo e Giuseppe obbedisce. 
Giuseppe si è svegliato e ha fatto quello che il messaggero di Dio gli ha detto di fare. Non sappiamo nient’altro della reazione di Giuseppe, solo che ha obbedito subito facendo come l'angelo del Signore gli aveva comandato. 

Possiamo immaginare quanto grande fosse il suo stupore, il sollievo e la gratitudine.
Non solo doveva prendere la sua amata Maria, come sua moglie, ma si sarebbe preso cura del Figlio di Dio fin dalla nascita e accompagnarlo nella crescita. 

Nel Vangelo, non è scritto molto riguardo a Giuseppe, solamente, che egli presentò Gesù nel tempio, quando era bambino (Luca 2:22-33).  

È scritto ancora che Giuseppe prese Gesù e Maria per fuggire in Egitto per proteggerli dal sanguinario Erode, e restarci fino a quando l’angelo del Signore non gli avrebbe detto di ritornare (Matteo 2:13-23). 

Ritroviamo ancora Giuseppe quando, insieme a Gesù dodicenne e a Maria, con altre persone, andarono a Gerusalemme (Luca 2:42-52). 

Poi leggiamo che di mestiere era falegname (Matteo 13:55). 

Ma che cosa impariamo dall’obbedienza di Giuseppe in questi versetti?

A) L’obbedienza di Giuseppe stabilisce ciò che è più importante.
L’obbedienza porta in un modo o nell’altro sempre benedizione (Genesi 22:18; 26:3-5; Esodo 19:5-6; Deuteronomio 11:22-28; ecc.). 
L’obbedienza di Giuseppe insieme, a quella di Maria è stata di grande benedizione non solo per loro, ma anche per la salvezza di milioni di credenti! 
Questo, però non significa che la salvezza dipendesse da Giuseppe e Maria, perché la salvezza appartiene solo alla grazia di Dio. 
Giuseppe e Maria furono strumenti nelle mani di Dio, che usò rendendoli capaci di fare la Sua volontà (cfr. 1 Corinzi 15:10; 2 Corinzi 3:5; Efesini 3:7-8; 1 Timoteo 1:12-14). 

Da Giuseppe, dunque, in questa circostanza impariamo quali erano e quali dovrebbero essere per noi le giuste priorità! 

Lo scopo principale della sua vita era Dio, quindi essere ubbidiente a Dio come vediamo già in questo capitolo (Matteo 1:19; 1:25; cfr. 6:33; 22:37-38). 

L’obbedienza è richiesta al popolo di Dio (Levitico 25:18; Deuteronomio 26:16; 32:46; 1 Samuele 15:22-23; Romani 6:16-18; 1 Pietro 1:14-16).
Se fai parte del popolo di Dio gli devi essere obbediente!  

Giuseppe era un uomo di fede, infatti, non c’è obbedienza senza fede (Ebrei 11). 
La fede è assoluta dipendenza da Dio e questa implica obbedienza, infatti, la vera fede porta all’obbedienza e questa nasce dalla fede, l'obbedienza è la prova della fede in Dio. 

L’obbedienza è anche la prova dell’amore che si ha per Dio (Giovanni 14:15-24; cfr. Giovanni 14:31; Filippesi 2:5-8) e quindi anche il timore che si ha per Dio (Deuteronomio 6:13-19; Giosuè 24:14; 1 Samuele 12:24; 1 Pietro 1:14-17;ecc. ). 

L’obbedienza al Signore indica quanto è importante per noi! 
Dimostra quanto noi veramente crediamo in Dio, quanto lo amiamo e lo temiamo. 
Che cosa è prioritario per noi nella nostra vita? 
Ci affatichiamo per le cose di questo mondo per poi lasciarle qui su questa terra. 
“Non è strano che si possa per un momento perdere di vista il cielo, e la gloria crescente, e strisciare nella polvere per raccogliere ciottoli, per il piacere di buttarli poi via?” (Maria Winslow).

In secondo luogo:
B) L’obbedienza di Giuseppe è stata immediata e senza incertezze.
Nel v.24 è scritto:“Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo gli aveva comandato”. 

Questo dimostra ancora il carattere giusto di Giuseppe (Matteo 1:19).

Quando Giuseppe si sveglia, fece come Dio gli aveva rivelato per bocca dell’angelo, fece la volontà di Dio. 
Giuseppe fece come l’angelo gli aveva comandato, prese con sé la moglie. 

Giuseppe crede e obbedisce immediatamente senza pensarci due volte, senza incertezze. 
“La vera obbedienza non temporeggia, né domanda” (Francesco Quarles). 
Giuseppe si alza e fa esattamente ciò che gli è stato comandato senza esitazioni, o domande. 

Questo è un esempio per tutti noi discepoli (credenti) del Signore, siamo chiamati a ubbidire al Signore senza “ma” e “se”. 

A.W. Tozer disse: “Il vero discepolo di Cristo non chiede: ‘se abbraccio questa verità quando  mi costerà?’ Egli dirà piuttosto: ‘ questa è la verità, Signore aiutami a camminare in  essa, costi quel che costi ’. 

Giuseppe non pensava ai suoi interessi, per fede fece immediatamente come l’angelo gli aveva ordinato. 

John Blanchard afferma: “L'obbedienza a Dio non deve mai essere condizionata dalla nostra convenienza o comfort”. 

L’obbedienza al Signore è la nostra volontà alla Sua indipendentemente da quello che desideriamo, o ci accade, costi quel che costi.          

In terzo luogo:
C) L’obbedienza di Giuseppe è stata incredibile.
In una cultura dove si apprezzava la saggezza in base all’età, Giuseppe e Maria, rendono la loro devozione molto più sorprendente. 
La loro età, non è indicata, ma secondo alcuni studiosi, secondo l’usanza del tempo, probabilmente Giuseppe aveva dai diciotto ai vent’anni di età, Maria dai dodici ai quattordici anni. 

Questa convinzione è dovuta al fatto che gli insegnanti ebrei, ai tempi di Giuseppe e Maria, evidenziavano l'importanza di sposarsi da giovani per evitare le tentazioni. 
Non si è abbastanza giovani per obbedire al Signore! (cfr. Daniele 1:3-17).

II LA CORREZIONE DEL COMPORTAMENTO DI GIUSEPPE (Vv.19,24).
Noi vediamo al v.19 che è scritto:  “Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente”. 

Dopo che l’angelo si rivela in sogno spiegandogli la situazione, Giuseppe, una volta sveglio, cambia idea, al v.24 leggiamo: “Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie”. 

Giuseppe si svegliò dal sonno e fece come l'angelo gli aveva comandato. 
Giuseppe ha cambiato i suoi piani in fretta, ha cambiato improvvisamente opinione, dopo aver appreso che Maria rimase incinta per la potenza miracolosa dello Spirito Santo, e del piano di Dio per la sua vita a non lasciare Maria e a dare al bambino il nome Gesù perché sarebbe stato lui a salvare il suo popolo dai loro peccati. 

Giuseppe comprese che quella rivelazione proveniva da Dio. 
Il messaggio dal cielo aveva cancellato tutti i suoi dubbi e lui non aveva più paura di prendere Maria come sua moglie. 
Con la rivelazione dell’angelo, ogni scrupolo è stato rimosso, con la sua coscienza completamente pacificata, ora poteva procedere allegramente e serenamente a prendere con sé la sua sposa. 
“Prese con sé” significa che ha completato la terza fase del processo matrimoniale (la prima fase era la scelta del coniuge, la seconda fase era l’accordo formale) che procedeva con una cerimonia formale, lo sposo andava in processione a casa della sposa e insieme poi andavano a casa dello sposo, dove si svolgeva la cena delle nozze, e la sposa andava a vivere con lui. 

“Prese con sé” significava che Maria diventava formalmente sua moglie, nel senso di essere pienamente sposato. 
Perciò, noi vediamo due aspetti nella correzione del comportamento di Giuseppe.
Il primo aspetto è:
A) Il Cambiamento delle decisioni.
A chi non è capitato che dopo aver preso delle decisioni, poi ha cambiato idea?
Giuseppe ha cambiato idea, riguardo a lasciare Maria dopo che il messaggero di Dio si è rivelato a lui dicendogli i fatti come stavano. 

Giuseppe aveva preso la sua decisione, Dio, però, aveva altri piani. 
Perciò la sua nuova decisione (in realtà lo era anche la vecchia, per la mancanza di tutte le informazioni v.19) era fondata sulla volontà di Dio che l’angelo gli aveva rivelato. 

Un vero credente vuole vivere secondo la volontà di Dio e fare le scelte giuste per piacere a Dio (2 Corinzi 5:9; Colossesi 1:9-10).

Ci sono delle scelte e delle decisioni da prendere, delle azioni da compiere (riguardo al lavoro, la famiglia, la chiesa, le amicizie, il fidanzamento, il matrimonio, ecc.) e lo dobbiamo fare secondo la Parola di Dio. 

Le decisioni devono essere prese alla luce della Parola del Signore, devono essere allineate con la volontà di Dio come rivelata nella Bibbia. 
La Bibbia, è il nostro “navigatore spirituale”, mediante la quale noi possiamo essere guidati. 
Perciò, per fare le scelte giuste e sagge, secondo la volontà di Dio, è importante avere familiarità con la Sua Parola. 

Sono consapevole che il discorso è molto più ampio, più profondo e più complesso riguardo come capire la volontà di Dio, specifica e personale per ciascuno di noi, l’argomento meriterebbe diverse predicazioni a parte.

Ma ciò che possiamo dire per ora, in senso generale è che la Bibbia, la Parola di Dio ci dà delle linee guida per capire quale sia la Sua volontà per la nostra vita, un aiuto fondamentale per fare scelte e prendere decisioni secondo la volontà di Dio.

Nel Salmo 119:105 è scritto: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero”.  

Pertanto, le buone, o sagge decisioni, non provengono dalla sapienza umana, o dalla fortuna, ma provengono dalla conoscenza e dall’applicazione della Parola di Dio. 
In altre parole la saggezza che proviene da Dio, è “la lente” che ci fa vedere chiaramente e decidere in modo efficace in base alle varie circostanze della vita. 

Dobbiamo sempre cercare nella Parola di Dio per prendere decisioni sagge e giuste! (cfr. Proverbi 1:7; Proverbi 2:6-11; Proverbi 3:5-7; Romani 12:1-2; Giacomo 1:5). 

Alcuni anni fa il National Transportation Safety Board pubblicò le sue conclusioni ufficiali riguardo l'incidente aereo che uccise John F. Kennedy, Jr., sua moglie e la cognata nel 1999. La causa dell’incidente fu un errore del pilota come riportato dal titolo: "Lo schianto dell'aereo Kennedy è attribuito a un errore del pilota." 
Quello che è successo è che il Kennedy, il quale pilotava l’aereo, si è disorientato durante il volo e ha perso il controllo dell'aereo. Ha confidato di più nei suoi sentimenti invece di affidarsi agli strumenti dell'aereo che gli stavano dicendo la realtà su ciò che stava accadendo con il piano di volo. 
Un giornalista intervistò un pilota esperto che disse: "Quando si è disorientati, è facile pensare che si sta volando a livello quando in realtà si può essere in una ripida discesa. Devi fidarti degli strumenti e non dei tuoi sentimenti". 

La stessa cosa è importante per gli aspetti spirituali, le nostre decisioni non devono essere prese secondo i nostri sentimenti, perché non sono affidabili! 
Abbiamo bisogno di seguire la guida sicura, la Bibbia, il libro che comunica la verità e ci fa capire la strada che dobbiamo percorrere. 

Il secondo aspetto è:
B) Il Conforto nelle decisioni. 
La vita dei personaggi Biblici (per esempio Abramo, Giuseppe,ecc.) c’insegnano che non conosceremo mai tutti i dettagli del piano di Dio per la nostra vita, ma possiamo essere sicuri che Dio guida la nostra vita secondo il Suo piano, e non ci abbandonerà. 

Siamo consapevoli che “la difficoltà nella vita è la scelta” (George Moore).
Molte volte non è facile fare delle scelte, prendere delle decisioni. 
Di fronte a decisioni importanti, molte volte rimaniamo congelati e quindi paralizzati dalla paura ci facciamo un sacco di domande e siamo molto preoccupati. 
Per prendere le decisioni giuste, noi dobbiamo portare tutte le preoccupazioni a Dio e vederle alla Sua luce.

Noi dobbiamo comunque ricordare:
(1) Dio guida i nostri passi.
Proverbi 16:9 afferma: “Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma il SIGNORE dirige i suoi passi”. (Proverbi 19:21; Proverbi 20:24; Geremia 10:23).

In secondo luogo dobbiamo ricordare:
(2) Dio ha un progetto per noi e controlla tutte le circostanze secondo il Suo piano.
Paolo in Romani 8:28-30 scrive: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati. (Salmi 138:8; Efesini 1:11; Filippesi 1:6; Giacomo 4:13-15). 

In terzo luogo dobbiamo ricordare:
(3) Dio ha un progetto per noi che non può essere frustrato.
In Isaia 14:27 leggiamo:  “Il SIGNORE degli eserciti ha fatto questo piano; chi potrà frustrarlo? La sua mano è stesa; chi gliela farà ritirare?” (Salmi 33:10-11; Ecclesiaste 7:13; Isaia 43:13; Isaia 46:10; Daniele 4:34-35).

In quarto luogo dobbiamo ricordare:
(4) Dio non ci abbandonerà.
In Giosuè 1:5 è scritto: “Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò”. (Salmi 73;23-24; Isaia 54:10; Romani 8:31-39; Ebrei 13:5). 

Le nostre decisioni, forse, non saranno annullate direttamente dagli angeli, ma puoi essere sicuro che Dio non ci abbandonerà, Dio ha un progetto per noi e non potrà essere frustrato, lo controlla e guiderà i nostri passi. Alleluia!! 

Come ha guidato Giuseppe, guiderà anche noi, anche se non vedremo la Sua presenza e non ci guiderà in modo sovrannaturale come ha fatto con Giuseppe, ma ci guiderà, di questo, ne puoi essere certo, Dio è fedele (1 Corinzi 1:9).

Infine vediamo:
III LA CONSUMAZIONE SESSUALE DEL MATRIMONIO (v.25).
Nel v.25 è scritto: “E non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù”. 

Ciò che noi vediamo in questo versetto è:
A) L’inizio dei rapporti sessuali tra Giuseppe e Maria.
Giuseppe e Maria non ebbero rapporti sessuali prima della nascita di Gesù. 
“Non ebbe con lei rapporti coniugali” (kai ouk eginōsken autēn) letterlamente è: non la conobbe, questo è un eufemismo dell’Antico Testamento per indicare il conoscere intimamente, l’unione, il rapporto  sessuale (per esempio Genesi 4:1, 17, 25; 38:26; Giudici 11:39; 19:25; 1 Samuele 1:19, 1 Re 1:4; Luca 1:34). 

“Finchè” (heōs) indica il periodo del tempo fino a un certo punto (cfr. Matteo 1:17; 2:13), oppure indica fino a quando, segna la continuità di un'azione fino al momento di un'altra azione, perciò l’astinenza sessuale fino al parto. 

Questo suggerirebbe ragionevolmente e fortemente che Maria e Giuseppe, hanno avuto rapporti coniugali normali, dopo la nascita di Gesù! 

Sia nell’Antico come nel Nuovo Testamento il rapporto sessuale è considerato normale, come parte integrante del matrimonio, quindi è secondo la volontà di Dio (Genesi 1:28; 2:24; 9:1; 24:60; Salmi 127:3; Proverbi 5:15-20; Ecclesiaste 9:9; 1 Corinzi 7:3-9). 

Bill Shannon dice: “ Il sesso è da Dio. Egli l’ha dato a noi come un dono. È un regalo di nozze”. 

I rapporti sessuali, quindi, all'interno di un matrimonio non devono essere visti solo come una scelta, o una cosa speciale, un male necessario, solo per procreare. 

Il rapporto sessuale, secondo la Bibbia, è molto di un atto fisico, Dio l’ha creato per essere l’espressione d'amore più profondo, di un legame forte tra marito e moglie. 

L'unico posto giusto per un rapporto sessuale è all'interno del matrimonio e Dio vuole che coloro che si sposano siano sessualmente attivi. Dio l’ha creato e lo incoraggia. 

Il rapporto sessuale all’interno del matrimonio secondo la Scrittura è santo, normale, giusto, corretto e buono. 

Pertanto Maria non è degradata dai rapporti sessuali con Giuseppe, lo sarebbe stata se non avesse avuto  intimità con il marito!

Quindi in questo versetto è implicito:
B) L’interruzione della verginità di Maria.
Nel v.25 leggiamo: “E non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio”.
Giuseppe non ha avuto rapporti sessuali con Maria prima della nascita di Gesù, ma dopo li ebbero.

Maria rimase vergine fino al suo primo parto, con questo Matteo vuole far risaltare la verginità di Maria e non la sua perpetua verginità! 

Matteo evidenzia la natura miracolosa del concepimento di Gesù e non la conservazione miracolosa della verginità di Maria durante, o dopo la nascita di Gesù. 

Maria non ha vissuto tutta la sua vita vergine dopo la nascita di Gesù. 
Giuseppe e Maria ebbero rapporti sessuali come qualsiasi altro marito e moglie, questo è confermato dal fatto che ebbero altri figli (Matteo 12:46; 13:55-56; Marco 3:31-32;  6:3; Luca 2:7; 8:19-20; Giovanni 2:12; 7:3-5; 7:10; Atti 1:14). 
Pertanto la verginità perpetua di Maria è difficile da sostenere. 
Non vi è nessuna giustificazione Biblica che Maria rimase vergine dopo la nascita di Gesù, anzi è il contrario. 

Possiamo affermare che la dottrina della verginità perpetua di Maria è sbagliata per tre motivi.
(1) In primo luogo, è sbagliata Biblicamente.
La Bibbia semplicemente non supporta questa dottrina. 
In realtà, la contraddice come abbiamo visto sopra.

La dottrina della verginità perpetua di Maria:
(2) In secondo luogo, è sbagliata moralmente. 
I rapporti sessuali all’interno del matrimonio sono nel piano di Dio. 
Il sesso all’interno del matrimonio non è peccato, ma espressione reciproca di tenerezza, di passione e di amore.

La dottrina della verginità perpetua di Maria:
(3) In terzo luogo, è sbagliata dottrinalmente e porta a conclusioni sbagliate. 
Per questa dottrina Maria è quasi divinizzata. 
Titoli, come mediatrice e corredentrice, fa di Maria un essere semidivino e la si mette pericolosamente vicino alla divinità. 
Uno solo invece è il Salvatore e il Mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo il Signore (Giovanni 4:42; Atti 4:12; 1 Timoteo 2:5-6). 

Ciò che noi vediamo ancora in questo versetto è:
C) L’intera obbedienza di Giuseppe.
Nel v.25 è scritto: ”E non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù”. 
Secondo il volere di Dio, per mezzo dell’angelo, Giuseppe mise il nome “Gesù” (Matteo 1:21). 
Giuseppe, subito dopo che si svegliò, fece esattamente come l'angelo gli aveva ordinato. Non solo prese sua moglie a casa con lui, ma quando il bambino nacque, egli lo chiamò Gesù, otto giorni dopo, al momento della circoncisione (Luca 2:21). 
Dandogli, il nome, Giuseppe, riconosce Gesù come suo figlio e con l'adozione di Gesù, Giuseppe l’ha incorporato nella discendenza del re Davide.

CONCLUSIONE.
Durante la guerra civile, qualcuno chiese, ad Abramo Lincoln: "Signor Presidente pensa che Dio sia dalla nostra parte?” La risposta del presidente fu: " La mia preoccupazione è se noi siamo dalla sua parte". 

Giuseppe ha dimostrato di essere totalmente dalla parte di Dio. 
Giuseppe fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato:
(1) Prese Maria nella sua casa, in modo da assumersi pubblicamente la responsabilità sia per Maria e sia per il figlio Gesù. 

(2) Egli esercitò il diritto di un padre nel dare il nome al bambino come l’angelo gli aveva comandato, riconoscendo così Gesù come suo erede legale. 
Attraverso queste azioni, il bambino concepito dallo Spirito Santo, è stato introdotto nella discendenza del re Davide, facendo di lui il figlio di Davide (Matteo 1:1; 1:20). 

Giuseppe è un modello di consacrazione a Dio per noi oggi. 
Giuseppe ha obbedito immediatamente e senza incertezze nonostante la sua giovane età, questo perché Dio veniva prima di ogni altra cosa, Dio aveva la priorità nella sua vita, Dio era al primo posto. 
Il salmista diceva: Chi ho in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te (Salmi 73:25). 
Questo è il desiderio e la pratica di ogni vero cristiano. 

“Il marchio di un santo non è la perfezione, ma la consacrazione. Un santo non è un uomo senza difetti, ma un uomo che si è donato senza riserve a Dio” (W. T. Richardson).

Ti sei donato senza riserve e completamente a Dio!? 
Non esitare a farlo, questo sarà il tuo bene e glorificherai Dio!