giovedì 15 gennaio 2015

Sal.73:25. Il desiderio più grande.

Sal 73:25. Il desiderio più grande.
George Verwer scriveva: “Saprete di essere veramente dei discepoli di Gesù soltanto quando desidererete con tutto il cuore una profonda comunione con il vostro Creatore, quando avrete il desiderio di conoscerlo, di camminare con Lui e di vivere con Lui”.
In altre parole il Verwer dice per un vero discepolo, il Signore è la cosa più importante della vita! 
Per un cristiano Dio non è un peso!
La parola “desiderio” (ḥā•p̄ēṣ) denota la direzione del cuore, ciò che ha valore, il piacere, la passione, la gioia.
La stessa radice di questa parola la troviamo nel Salmo 1:2 tradotta con “diletto”, cioè chi si diletta nella legge del Signore, e indica non solo un’ inclinazione emotiva, ma anche un orientamento esistenziale della vita intera!
Il contrario degli empi che non desiderano Dio (Giobbe 21:14; Geremia 6:10; Proverbi 18:2).
Perché il salmista desiderava Dio?
Perché era consapevole della grandezza delle opere di Dio, della presenza di Dio nella sua vita, della Sua protezione e guida, e della certezza della sua salvezza! (vv.23,24,26-28; Cfr. Salmo 111:2)
Senza consapevolezza di chi è Dio e della nostra salvezza noi non lo desidereremmo! Non troveremmo piacere in Lui!
Il salmo 73 si può dividere in due parti: da una parte notiamo che il salmista porta invidia ai prepotenti, ai malvagi che prosperano e non sono tribolati, sono violenti, arroganti, increduli e il popolo va dietro a loro, sono sempre tranquilli e accrescono le loro ricchezze. 
In questa prima parte vediamo che il salmista ha una visione egocentrica, materialista e utilitarista della fede (v.13), come per dire a che serve la fede se questi hanno tutto e non sono credenti, mentre io no?
Ma poi dal v.16, il salmista comincia a vedere le cose in modo diverso perché ha cominciato a vederle dal punto di vista spirituale (v.17), e ha considerato la fine di costoro, ma soprattutto ha cominciato a guardare se stesso in relazione a Dio ( vv.23-28).
Al v.25 dice: “Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te”. 
Il salmista dice che la cosa più importante delle cose materiali, della prosperità, ciò che lui desidera di più è Dio!
Lutero disse: “Quando io ho solo te, non chiedo nulla al cielo e alla terra”.
Avere Dio è avere tutto! 
Ma in questo v.25 notiamo tre aspetti importanti per la nostra vita spirituale e la nostra relazione con Dio.
“Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te” indica la:
I PRIORITÀ. 
Bill Havens era rappresentare degli Stati Uniti al primo evento di canottaggio nel 1924 alle Olimpiadi.  Ma Bill, dovette affrontare un dilemma: la moglie era incinta e doveva nascere il giorno della corsa.  La moglie lo incoraggiò ad andare, ma Bill decise
di stare con lei.  La squadra vinse. Bill mancò l’opportunità per una medaglia, ma la beffa fu che il bambino nacque con tre settimane di ritardo.  Ventott’anni più tardi, 
quel bambino Frank, chiamò il padre da Helsinki, per dargli la notizia che aveva vinto la medaglia olimpica di canottaggio.
Questo aneddoto c’insegna comunque che la priorità del padre era il figlio e la moglie e non le olimpiadi!
Per priorità s’intende un’importanza, un’urgenza, un valore superiore rispetto a un altro.
Il salmista sta dicendo che Dio per lui è la cosa prioritaria, al di sopra di ogni cosa!
Sappiamo che si può essere cristiani, senza Dio! Nel senso che la gente dice di esserlo, ma in realtà non mette Dio al primo posto!
Dio diventa un qualcosa che è nella mente, ma senza incidere nella vita concreta di tutti i giorni; Dio non è prioritario, è altro!
A) Dio deve essere più importante di tutti anche della nostra vita stessa!   
In Luca 14:26 leggiamo: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo” 
Il vero discepolo di Gesù mette Gesù sopra tutto e tutti!
Gesù non sta certamente insegnando l’odio, perché Lui ha insegnato ad amare i nemici (Luca 6:27).
“Odiare” (misein) non è letterale, è un’ iperbole e significa amare di meno. 
Il senso dell’odio non è odio, il voler male, ma un modo di dire ebraico per indicare che Gesù deve essere amato più di qualsiasi persona a noi cara: padre, madre, moglie, fratelli, sorelle ed anche la propria vita.
Il senso è amare di meno (Cfr. Genesi 29:30-31; Deuteronomio 21:15; Matteo 10:37).
“Odiare” significa subordinare l’affetto dei familiari e se stessi, la propria vita, a quello di Cristo. 
Gesù non vuole dire che dobbiamo negare l’affetto per i familiari, ma di subordinarlo a quello di Dio: prima c’è Gesù, poi tutto il resto! Cristo deve avere la priorità! (Luca 9:59-60).
Gesù stava parlando che Lui, deve essere amato così tanto, che in paragone con qualsiasi altra persona a noi molto cara sarà considerata secondaria; la cosa che amiamo di più, in paragone dovrebbe apparire odio!
Quindi quello che vuole dire Gesù è che l’amore del discepolo verso di Lui deve essere prioritario, al di sopra delle persone che si amano e della propria vita stessa (Matteo 10:37).
B) Dio deve essere più importante del proprio “Io”. 
Questo Io che è duro a morire, eppure Paolo poteva dire: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”   (Galati 2:20).
Questo ci porta a considerare come per Paolo era concreta la Signoria di Cristo nella sua vita.
Cristo non era un qualcosa di distaccato dalla vita pratica di Paolo, Cristo governava la sua vita.
La Signoria di Cristo era nella sua vita.
Gesù in Luca 6:46 dice: “Perché mi chiamate Signore e non fate quello che dico?” 
C) Dio è così importante da dedicargli tutto il nostro tempo.
Se Dio è così importante per noi quanto tempo gli dedichiamo?
Qualcuno ha fatto un po’ di calcoli, se Dio ci accordasse 70 anni di vita, noi la passeremmo come segue:
24 anni dormendo.
14 anni lavorando.
8 anni in divertimento.
6 anni a cena.
5 anni sui mezzi di trasporto.
3 anni di educazione.
3 anni lettura di anni.
3 anni di televisione.
Se andiamo in chiesa ogni domenica e preghiamo solo 5 minuti al giorno sono 5 mesi che dedichiamo a Dio in settant’anni!
Non so se tutto questo sia vero, ma la misura di quanto è importante per te il Signore si vede dal te tempo che gli dedichi, il tempo che gli dedichi in preghiera, nella meditazione della Bibbia, nel servizio.
Purtroppo molti dedicano al Signore gli scarti del loro tempo!  
Tu invece quanto tempo gli dedichi?
“Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te” indica l’:
II ESCLUSIVITÀ. 
“Esclusività” significa che Dio per noi è unico, che escludiamo gli idoli! 
In Esodo 20:3-6 leggiamo: “ Non avere altri dèi oltre a me. Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.  Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti”.
Dio proibisce severamente di seguire altri dèi,ma di obbedire e adorare solo Lui!!!
Israele stava per entrare nella terra di Canaan, dove c’erano popoli che praticavano l’idolatria che seguivano altri divinità come Baal, o Astarte, di solito l’idolatria era associata alla fornicazione, ubriachezza e magia (Amos 2:7-8; 1 Re 14:23-24; Isaia 2:6; 3:2; 8:19).
Perché dobbiamo servire solo Dio?
A) Perché è l’unico Signore. 
In Deuteronomio 6:4-5 leggiamo: “Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE.  Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze “.
Mosè afferma l’unicità di Dio e dichiara quale deve essere l’atteggiamento del popolo di Israele!
È il solo Dio, non c’è ne sono altri da amare e ubbidire a cui essere fedeli!
Dobbiamo servire solo Dio:
B) Perché è un Dio geloso.
Come abbiamo letto prima, Dio è geloso e punisce chi commette idolatria.
L'idolatria è l'espressione dell'infedeltà a Dio, e per questa ragione la punizione di Dio è severa, come la punizione di morte (cfr.  Levitico 26:27–33; Deuteronomio 6:14-15; Numeri 25:1–18; 33:51–56; Deuteronomio 13:1–18; 29:16–28).
Il motivo della punizione è la gelosia (Esodo 20:5; 34:14; Deuteronomio 5:8–10; Giosuè 24:19–20; Salmo 78:58–64; Sofonia 1:18).
La gelosia di Dio è un antropomorfismo, Dio è rappresentato con caratteristiche  umane.
Fra gli esseri umani esistono due tipi di gelosia: quella carnale, infantile, invidiosa della serie: “ Voglio quello che hai tu, e ti odio perché non c’è l’ho” e l’altro tipo di gelosia che è positiva e cioè lo zelo nel proteggere un rapporto di amore, o nel vendicarlo quando si spezza, quindi il frutto dell’affetto coniugale.
La Bibbia considera naturale, normale e giusta, la gelosia del marito nel proteggere il proprio matrimonio da attacchi esterni e ad agire contro chiunque lo violasse. (Numeri 5:11-31; Proverbi 6:34).
Lo studioso Tasker scrive: “Le persone sposate che non provassero nessuna gelosia per l’intrusione di un amante o di un adultero nella loro casa, si dimostrerebbero indubbiamente mancanti di percezione morale, perché l’esclusività del matrimonio è l’essenza del matrimonio “.
Ora l’Antico Testamento considera il patto di Dio con il Suo popolo come un matrimonio che comportava amore e fedeltà assoluta. 
Quando nell’Antico Testamento, Dio si presenta come geloso indica che Lui esige da parte di chi ha amato e redento, un’assoluta lealtà, in caso d’infedeltà Dio li avrebbe 
giudicati secondo il patto (Levitico 26; Deuteronomio 30; 32:16,21; 1 Re 14:22; Salmo 78:58; Ezechiele 8:3; 16:38,42; 23:25; 36:5; 38:19.
Per questo motivo la slealtà da parte dell'Israele è rappresentata come adulterio Geremia 3:8-9; 5:7; Ezechiele 16:31-33,38; 23:45; Osea 1:2; 9:1, 10; Ezechiele 16:15-17; 23.
Originariamente la parola “gelosia” (Qinah) significava amore appassionato e traboccante, un amore che non tollera rivali.
Così la gelosia di Dio indica che Egli ama in modo esclusivo e non tollera rivali, nè infedeltà. 
Perciò Dio si adira per il culto agli dèi, verso i trasgressori del Suo popolo (Deuteronomio 29:20; Salmo 79:5); ma anche a giudicare i nemici (Naum 1:2; Ezechiele 36:5-6, e difendere il Suo popolo (Giole 2:18-19), e anche a risanarlo dopo averlo giudicato (Zaccaria 1:14; 8:2).
Attenzione per gli israeliti gli idoli potevano essere di legno, o di altro materiale, ma l’idolo è ogni passione, peccato, persona, l’Io, denaro e così via che prende il posto di Dio, che diventano più importanti di Dio in cui confidiamo per trovare soddisfazione e piacere che hanno conquistato il nostro cuore di cui non puoi farne a meno!!! 
In Ezechiele 14:3 è scritto: “Figlio d'uomo, questi uomini hanno innalzato idoli nel loro cuore…”  
Su quali cose metti il tuo affetto, attenzioni, o sforzi?  Dove spendi il tempo e risorse maggiormente? Quali sono le cose di cui non puoi farne a meno che  prendono il posto di Dio?
Se Dio non è esclusivo nella tua vita, ma metti altro al Suo posto, o affianco a Lui stai commettendo idolatria! Dio non ti approva! 
Dobbiamo servire solo Dio:
C) Perché è logico farlo.
Se abbiamo conosciuto veramente la Sua misericordia, non possiamo fare a meno di servire solo Lui!
In Romani 12:1 leggiamo: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale”.  
“Dunque” (oun) indica una conclusione logica, ragionevole di tutto ciò che Paolo ha detto finora, raggruppa tutto il grande argomento dottrinale dei capitoli 1-11 dove si parla delle benedizioni ricevute per mezzo di Gesù Cristo e in modo particolare i capitoli 9-11, dove si parla della grazia salvifica di Dio in Cristo.
Il “dunque” introduce l'appello di Paolo alla consacrazione che è la conseguenza logica della salvezza per la misericordia di Dio.
“Culto” (latreian) può riferirsi sia all’adorazione, o a qualsiasi tipo di servizio per Dio, o entrambi. (Giovanni 16:2; Romani 9:4; Ebrei 9:1,6; Esodo 12:25-26; 13:5; Giosuè 22:27; 1 Cronache 28:13). 

La parola “spirituale” (logikos) nel greco ha il significato di genuino, ragionevole, razionale, intelligente, quindi con un’intelligenza spirituale, di una mente rinnovata in Cristo. 
“Spirituale” può significare anche adeguato per gli esseri umani come creature razionali e spirituali di Dio, un culto che onora Dio dandogli ciò che Lui vuole veramente!  
In questo senso “spirituale” descrive il culto che è ragionevole aspettarsi, il modo più sensato, logico, o appropriato, coerente con le esigenze di Dio.
Quindi per chi ha conosciuto veramente la misericordia di Dio, sarà ragionevole, logico servirlo!
Infine, “chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te” indica la:
III TOTALITÀ.   
Henry Martin naque nel 1781 in Inghilterra era uno studioso. Aveva desiderio di partire per la missione, ma prima di partire per la missione s’innamorò follemente di una certa Lydia, ma lei non sentiva la missione. Questo non impedì a Martyn di partire perché “era risoluto a fare la volontà di Dio gioiosamente, e a rinunciare alla gioia terrena del matrimonio”. Fu missionario in Asia, dove tradusse il Nuovo Testamento in dialetto indostano, persiano e arabo. 
Henry Martin amava così tanto il Signore che partì in missione!
Tutti i cristiani sono chiamati ad amare Dio con tutto se stessi!
In Marco 12:28-31 è scritto: “Uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto che egli aveva risposto bene, si avvicinò e gli domandò: ‘Qual è il più importante di tutti i comandamenti?’ Gesù rispose: ‘Il primo è: -Ascolta, Israele: Il Signore, nostro Dio, è l'unico Signore: Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua-.  Il secondo è questo: -Ama il tuo prossimo come te stesso". Non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi-‘”.
In Deuteronomio 6:4-5 leggiamo: “Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore. Tu amerai dunque il Signore,  il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze”. (Matteo 22:34-39).
“Tutto” (kōl) indica totalità.
Questo frase viene chiamata “shema” dalla parola iniziale “ascolta” che in ebraico significa appunto “shema”. 
Lo “shema” divenne una preghiera e una confessione di fede degli ebrei che veniva recitata ogni giorno: la mattina e la sera.
Era il comandamento che si portava nelle filatterie, (strisce di pergamena su cui erano scritti passi della legge piegate e rinchiuse in astucci e si tenevano sulla fronte, o sul braccio sinistro), o si metteva negli stipiti delle porte come dice Deuteronomio 6:8-9.
Nella totalità vediamo:
A) La natura dell’amore.
Siamo chiamati ad amare il Signore come abbiamo letto in Deuteronomio e nel Vangelo di Marco.
La parola ebraica “amerai” (ahabta) ha il senso di attaccamento, piacere, grazia, desiderio di essere vicini alla persona che si ama.
L’amore è più di un sentimento, è qualcosa di pratico, per esempio Giacobbe servì Labano per amore di Rachele sette anni (Genesi 29:18).
Quindi l’amore non è soltanto una decisione dettata dal sentimento, ma è anche azione conforme all’amore.
La parola greca “ama” (amerai-agapēseis) per i greci aveva il significato di gradire, trattare con riverenza, tenere in alta stima, prediligere, preferire, tenere qualcuno in maggiore considerazione di un altro, fare gran conto e mostrare gentilezza.
Dunque, l’amore senza azione non ha valore, perciò chi ama Dio gli ubbidisce!
Amore è azione e volontà, una devozione illimitata (Matteo 22:27), è vivere per Lui come un servo vive sempre per il Suo padrone (Luca 17:7-18), significa obbedire fedelmente e umilmente ai Suoi comandamenti come Gesù dice in Giovanni 14:15,21: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti… Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Deuteronomio 6:5-8; 10:12).
L'obbedienza a Dio è la prova più infallibile di un amore sincero e supremo per Lui!
L'amore per Dio non è vero amore per lui a meno che non si esprime in modo pratico!
L’amore si esprime con parole e gesti convenienti: chi ama lo dimostra con i fatti, infatti questa parola nel Nuovo Testamento è usata per l’amore di Dio che non ha risparmiato il Figlio a morire per i nostri peccati (Giovanni 3:16; 1 Giovanni 4:7-8), e  l’amore di Gesù che si è dato per noi (Galati 2:20).
Perciò l’amore è donarsi, donarsi a Dio completamente! 
Nella totalità vediamo:
B) La natura dell’impegno di tutta la persona.
“Cuore, anima, mente e forza” indicano la natura dell’uomo nella sua essenza, interezza. 
Non vuole sottolineare diverse parti dell’uomo, bensì l’uomo nella sua interezza nella 
relazione con Dio. 
L’amore per Dio è un amore che include l'emozione, l'intelletto, la volontà. 
Così l'amore non è solo simpatia e affetto, ma anche la devozione e impegno verso Dio.
Tutto il cuore, l’anima, la mente e forza, denota la nostra persona intera, la totalità dell'impegno di tutta la propria persona, una fedeltà definitiva, radicale e non superficiale.
Quindi noi dovremmo donarci completamente a Dio come Lui si è donato a noi in Cristo.
Non una parte del cuore, ma tutto il cuore, non una parte dell’anima, ma tutta l’anima e così via!
Non solo le emozioni, ma anche l’intelletto e la volontà!
CONCLUSIONE.
Milt Rood lavorò per anni e anni in una città americana come commesso di venditore di macchine, ma lui era con una missione per delinquenti minorili. 
Settimana dopo settimana lui insegnava pazientemente la Parola di Dio e pregava con questi ragazzi nei guai. Il Milt una settimana andò nell'ospedale per dei controlli. 
I dottori si accorsero che era pieno di cancro, lo operarono e lo ricucirono, lo rimandarano a casa. Morì dopo una settimana. Dopo il funerale, qualcuno disse: “ È interessante che al funerale nessuno chiese quante macchine lui aveva venduto!” 
Questo fratello non è stato ricordato per le macchine vendute, ma per la sua devozione a Dio!!!
Tu per che cosa vuoi essere ricordato? Perché avrai successo con il lavoro? Con le donne? O perché ami Gesù, la Sua Parola e lo servi con zelo?
La cosa più grande e migliore che si può dire di un uomo che amava il Signore in modo esclusivo e radicale, che lo metteva al primo posto!
Che possa essere detto questo di te!