lunedì 9 giugno 2014

Ecclesiaste 7:3: La tristezza vale più di una risata!

Ecclesiaste 7:3: La tristezza vale più di una risata!
"La tristezza vale più del riso; poiché quando il viso è afflitto, il cuore diventa migliore".

Nei versetti precedenti l'Ecclesiaste aveva parlato di morte: la morte è meglio del giorno della nascita, e ancora: è meglio andare in una casa in lutto che andare in una casa in festa perché là è la fine di ogni uomo, e colui che vive vi porrà mente (vv.2-3). Poi l'Ecclesiaste parla che la tristezza ha più valore di una risata. La morte di una persona che conosciamo reca tristezza, ma la tristezza ha più valore del riso. Sembra che l'Ecclesiaste sia proprio negativo, pessimista, per la società di oggi che ricerca e incoraggia l'edonismo, il piacere egoistico. La stragrande maggioranza delle persone va più volentieri alle feste che ai funerali. Ma paradossalmente la tristezza porta benefici. Il cuore diventa migliore quando consideriamo la morte, quando ci rendiamo conto che ci attende la stessa fine di coloro che conosciamo e sono morti.
Quindi in che modo è meglio la tristezza? È migliore perché ha il potenziale per insegnarci qualcosa sulla vita, sensibilizzarci sui veri valori. Quando siamo tristi per i nostri problemi, quando siamo addolorati, o quando siamo in presenza di persone che sono nel dolore, impariamo più! Una triste esperienza ci può insegnare qualcosa di prezioso. Il dolore è più redditizio di una risata perché la tristezza ci rende più maturi. La tristezza è spesso un appuntamento con Dio e  siamo più sensibili a Dio. Possiamo imparare più cose attraverso la tristezza che con la gioia. Perciò il cuore del saggio è nella casa del pianto; ma il cuore degli stolti è nella casa della gioia (v.4).
La tristezza penetra nel cuore, forma e orienta il pensiero verso l'alto, lo purifica e lo trasforma. L'apostolo Paolo in 2 Corinzi 7:9-10 dice: "Ora mi rallegro, non perché siete stati rattristati, ma perché questa tristezza vi ha portati al ravvedimento; poiché siete stati rattristati secondo Dio, in modo che non aveste a ricevere alcun danno da noi. Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte".
La tristezza che viene da Dio, la tristezza secondo la sua volontà ci porta più vicini a Lui!