venerdì 14 marzo 2014

Giovanni 3:22-30. La devozione del Battista a Cristo.

Giovanni 3:22-30. La devozione del Battista a Cristo.
Siamo davvero devoti a Gesù? Abbiamo l'atteggiamento di un servo? 
Se hai questo tipo di atteggiamento, non sarai preoccupato di avere per te la gloria, o di avere l’approvazione degli altri, o di essere geloso per gli altri, quello che conta davvero per te è: innalzare solo Cristo.
Ogni studente sa chi è Isaac Newton (1642-1727) fisico e matematico inglese, quello della mela che gli cadde in testa mentre stava seduto sotto un albero di melo.
Grazie a questo, Newton cominciò a ragionare e poi a formulare la legge di gravità; Newton la scoprì e la introdusse nel 1600. 
Ma pochi sanno che, se non fosse stato per Edmund Halley (quello della cometa), astronomo, matematico, fisico, climatologo, geofisico e meteorologo inglese, il mondo non avrebbe mai imparato questa legge.
Fu Halley che sfidò Newton a pensare attraverso le sue idee originali. 
Halley corresse gli errori matematici di Newton e preparò le figure geometriche per sostenere le sue scoperte, e incoraggiò Newton a scrivere la sua grande opera. 
Halley curò e supervisionò le opere, e ne finanziò la stampa, anche se Newton fosse ricco e si poteva permettere i costi di stampa. 
Gli storici chiamano Halley, uno degli esempi più disinteressati negli annali della scienza.
Newton cominciò quasi subito a raccogliere i frutti della sua scoperta; mentre Halley rimase nell’ombra. 
Halley fece utilizzare i principi per prevedere l'orbita e il ritorno quella cometa che avrebbe poi portato il suo nome, ma solo dopo la sua morte ha ricevuto alcuni consensi. 
Halley rimase uno scienziato devoto cui non importava ricevere onori. 
Così Giovanni Battista non era interessato a ricevere gli onori, a essere il protagonista, per lui ciò che era importante è che Cristo avesse il primato!
Ma vediamo: 
I LA SITUAZIONE (vv.22-26).
Nella situazione troviamo:
A) Il battesimo di Gesù. 
L’evangelista Giovanni al v.22 ci dice che “dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nelle campagne della Giudea; là si trattenne con loro e battezzava”.
Dopo aver parlato con Nicodemo a Gerusalemme durante la festività della Pasqua (Giovanni 2:13; 3:1-21), Gesù va nelle zone rurali della Giudea, probabilmente nelle vicinanze del fiume Giordano e stava con i suoi discepoli che battezzavano.
Probabilmente stettero là per diversi giorni. (Trattenne- dietriben indicativo attivo imperfetto cfr. Atti 12:19; 14:3, 28, 15:35; 25:14).
Secondo, Giovanni 4:1-2, non era Gesù che battezzava. 
Quindi il significato di "là si trattene con loro e battezzava" è: Gesù ha autorizzato, o incaricato i suoi discepoli a battezzare, o battezzavano per suo conto.
Secondo Giovanni 4:1 Gesù e i suoi discepoli facevano e battezzavano più discepoli di Giovanni Battista.
Che tipo di battesimo era? Non era certamente quello cristiano e nemmeno quello dello Spirito Santo come aveva predicato anche il Battista riguardo a Gesù (Matteo 3:11; Giovanni 1:33; 7:38-39), ma era quello in acqua. 
Alcuni discepoli di Gesù erano stati prima discepoli di Giovanni Battista (Giovanni 1:35-42), e quindi, con il permesso di Gesù, hanno continuato a battezzare nello spirito del loro primo maestro, cioè un battesimo di ravvedimento per far parte del regno di Dio (Matteo 3:2-11; 4:17).
Ma probabilmente, non era identico, perché era per portare nuovi discepoli a Gesù. 
Nella situazione vediamo ancora:
B) Il successo del battesimo di Gesù.
vv.23-24: “Anche Giovanni stava battezzando a Enon, presso Salim, perché là c'era molta acqua; e la gente veniva a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato messo in prigione”.  
C'è stato un periodo considerevole durante il quale Gesù e Giovanni erano impegnati in un ministero parallelo. 
Anche se il ministero di Gesù prendeva sempre più slancio, molte persone andavano ancora da Giovanni per essere battezzate.
Giovanni non era ancora stato messo in prigione (Matteo 4:12; Luca 3:20), ha continuato il suo ministero di battesimo in modo da avere un'ulteriore, opportunità di testimoniare di Gesù come il Cristo.
Leggiamo che Giovanni contemporaneamente a Gesù, continua a battezzare a Enon, presso Salim perché là c’era molta acqua, cioè vi erano molte sorgenti.
Giovanni ha continuato a fare ciò che Dio gli aveva dato da fare!
Il senso dei verbi “veniva” (pareginonto-imperfetto medio o passivo indicativo) e “farsi battezzare” (ebaptizonto-imperfetto passivo indicativo) è:" continuavano a venire e a essere battezzati", quindi c’era un flusso continuo di gente.
Nella situazione troviamo ancora:
C) La reazione dei discepoli di Giovanni al successo del battesimo di Gesù.
Nei vv.25-26 è scritto: “Nacque dunque una discussione sulla purificazione, tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo. E andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno da lui»”.
Non è scritto, dettagliatamente la dinamica, le motivazioni e i dettagli di questa discussione, ma avvenne tra i discepoli di Giovanni Battista e un Giudeo riguardo i riti della purificazione (cfr. Marco 7:1-5).
Forse lo scontro è nato per una visione diversa tra il battesimo di Giovanni e le cerimonie più tradizionali ebraiche, o di altre figure religiose ebraiche di spicco praticate in quel periodo. 
Oppure il Giudeo vedeva sfavorevolmente il ministero battesimale di Giovanni con quello di Gesù; forse credeva che quello di Gesù avesse più valore, e i discepoli di Giovanni non si trovavano d’accordo con lui. 
Il v.26 confermerebbe questo, infatti, è scritto che i discepoli di Giovanni andarono a dirgli che Gesù battezzava più persone di Giovanni, erano gelosi. 
Noi vediamo nella loro reazione che:
(1) Nello spirito di gelosia e di rabbia, evitano perfino di menzionare il nome di Gesù. 
Per come la vedono loro, Gesù e Giovanni sono rivali , concorrenti.
(2) Essi non sembrano essere stati molto soddisfatti del fatto che Giovanni aveva dato testimonianza di Gesù. 
Dunque i discepoli di Giovanni Battista non erano in grado di vedere che il loro affetto e la devozione al profeta li aveva resi incapaci di seguire Gesù.
Dalle loro parole vi è un velato rimprovero.
(3) Nell’iperbole: "Tutti vanno da lui", il senso è: “presto sarai senza alcun seguace”.
I discepoli di Giovanni erano preoccupati perché Gesù battezza e tutti (iperbole Giovanni 11:48) andavano da Lui.
Possiamo dire che i discepoli del Battista erano gelosi riguardo la reputazione di Giovanni, temevano il suo declino e l’ascesa di Gesù, quindi videro Gesù come un concorrente.
I discepoli non avevano capito, o non volevano capire, o accettare la testimonianza e il ministero del Battista riguardo a Gesù, cioè quello di portare le persone a Gesù, di preparargli un popolo ben disposto (Luca 1:17; Giovanni 1:6-8;15-30; 1:23-34). 
In questo senso, dovevano essere contenti perché Giovanni, aveva portato a termine lo scopo della missione che Dio gli aveva affidato, invece era gelosi.
Anche nella chiesa di Corinto vi era la presenza di gelosie e contese, con partiti: chi diceva di essere di Paolo, chi diceva di essere di Apollo, di Cefa. 
Paolo li riprende severamente, dicendo che sono dei servi mediante i quali quelli di Corinto hanno creduto, e lo sono nel modo che il Signore gli ha dato di essere, secondo la Sua sovranità, ma è Dio che fa crescere (1 Corinzi 3:1-9). 
Cristo non può essere diviso dice Paolo alla chiesa di Corinto(1 Corinzi 1:10-13).
La competizione e la gelosia è un problema anche contemporaneo, purtroppo!
Noi dobbiamo fare del nostro meglio per resistere a qualsiasi tipo di spirito competitivo e geloso (Filippesi 1:15-17).
Noi cristiani dobbiamo ricordare sempre l'obiettivo primario del nostro ministero: esaltare Cristo e indicare le persone a Lui affinché si legano a Lui. 
Dobbiamo ricordare che Cristo deve essere al centro e non i leader, o altre persone.
In questo passo troviamo:
II L’ESALTAZIONE (vv.27-28). 
Giovanni li riprende mostrando la sua umiltà e consapevolezza di fronte la ristrettezza mentale dei suoi discepoli.
Nell’esaltazione c’è:
A) La sovranità di Dio.
v.27: “Giovanni rispose: ‘L'uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo’”.  
Il riferimento del v.27 potrebbe essere sia per Giovanni e sia per Gesù, sia per la grazia, la capacità, la chiamata a una missione e agli effetti.
Comunque sia queste parole ci parlano di aspetti importanti riguardo Giovanni.
Se Gesù stava avendo più seguaci, non era perché li stava rubando a Giovanni, ma perché Dio li aveva portati da Lui. 
“Dato dal cielo” si riferisce a Dio (per evitare il nome di Dio), quindi “dato da Dio”. 
Che tutte le cose provengono da Dio è una verità costante nella Bibbia (Daniele 4:17,25,32; Giovanni 19:11; 1 Corinzi 4:7).
“È dato” (dedomenon perfetto medio participio) il verbo (tempo perfetto) ha l'idea di un dono permanente. 
Nelle parole di Giovanni del v.27 vediamo sia il fatto che dipendiamo da Dio, e anche la Sua sovranità. 
Infatti, Giovanni dice che ciò che abbiamo, lo abbiamo per dono di Dio e Dio dà secondo la sua sovranità, Dio non dà a tutti allo stesso modo.
Giovanni rispose ai suoi discepoli: " L’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”. 
Questa è stata una presa, di coscienza di Giovanni della sovranità di Dio in tutte le cose . 
Riconoscere la sovranità di Dio, cioè che Lui fa quello che vuole, e dona quello che vuole a chi vuole, quando vuole, come vuole, insieme al fatto di essere contenti di quello che Dio ci dà, ci libera dal confrontarci con gli altri e dalla gelosia!! 
Colin G. Kruse scrive: “ Giovanni, ben sapendo come in definitiva sia Dio a decidere il ruolo di un individuo, era contento del ministero affidatogli da Dio e non sentiva il bisogno di averne uno più importante, o di competere con Gesù”.
Giovanni, oltre a dimostrare ancora una volta la sua umiltà, mostra la sua assoluta mancanza di gelosia, e questo proviene dalla consapevolezza della sua chiamata missionaria e da chi viene questa chiamata: da Dio!
Dio non ha dato a Giovanni di essere e di mettersi al posto del Messia.
Se Giovanni Battista avesse invidiato Gesù, il Messia stesso, avrebbe annullato l’ eccellente ministero che Dio gli aveva dato. 
Se non fosse stato contento del suo ministero e del successo di Gesù, non solo avrebbe dimostrato di non essere umile e fedele, ma avrebbe dimostrato di essere arrogante nei confronti di Dio, di voler essere Dio e stare dove Dio si trova: sul trono!
Quando non siamo contenti di quello che Dio ci dona, in un certo senso siamo arroganti!!
Giovanni ci dice che è contento di quello che Dio gli ha dato di essere e che non si deve confrontare con nessuno, che non deve superare nessuno. 
A differenza dei suoi discepoli, Giovanni non era disturbato minimamente dalla sua popolarità in declino. 
Fin dall’inizio, il ministero di Giovanni ebbe un enorme influenza. 
Ma Giovanni rimase sempre concentrato sullo scopo della sua chiamata: testimoniare di Cristo, portare le persone a Cristo (Giovanni 1:27-30).  
Giovanni sapeva di essere stato mandato davanti al Cristo come suo testimone (Giovanni 1:6; Matteo 3:3; Marco 1:3; Luca 1:17, 76; 3:4-6; Atti 19:4), pertanto non pretendeva di essere qualcuno che non era, e neanche di fare qualcosa che non doveva, non era il Messia (Giovanni 1:20), ma solo un araldo (Giovanni 1:23-34), per questo non è turbato. 
Giovanni non vide la crescente popolarità di Gesù come un problema, ma come il compimento del suo ministero, ecco perché non era sconvolto, anzi questo gli aveva portato grande gioia.
Dio gli aveva sovranamente concesso il suo ministero per grazia ( cfr. Romani 1:5;  1 Corinzi 4:7;15:10; Efesini 3:7; 1 Timoteo 2:7), gli aveva concesso l’efficacia per grazia, ora in un cambiamento di numeri, Giovanni non sente che ci sia un problema!!  
Noi dobbiamo pensare che se una persona sta ricevendo doni superiori, o diversi al mio e ha maggiore successo di me, è perché Dio ha voluto così e io lo devo accettare!!
Ti senti inferiore a qualcuno? Surclassato? Eclissato? 
Qualcuno che conosci è più capace, o più efficace di te? Hai difficoltà ad accettare tutto questo? 
È necessario che tu ricordi: " L'uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo ". 
Quest’atteggiamento produce sicurezza, gioia nell'opera di Dio, umiltà e  libertà . 
Non è un nostro diritto servirlo come vogliamo, ma Dio decide secondo la sua sovranità come dobbiamo servirlo, la capacità (2 Corinzi 3:4-5), e l’efficacia (Atti 2:47).
Quindi non c'è posto per la gelosia! Esserlo significa andare contro ciò che Dio ha deciso.
Dobbiamo avere lo stesso atteggiamento di Gamaliele per non essere gelosi e fare la guerra su di chi siamo gelosi, perché se Dio ha scelto così combatteremmo contro Dio! (Atti 5:38-39).
Questo noi dobbiamo pensare nel vedere i successi degli altri! 
Qualcuno può avere più istruzione di me e può avere più prosperità. Egli può avere una casa più bella, una famiglia più grande, o più felice, più prestigio, un lavoro migliore, ma Giovanni ci sta dicendo: " l’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”.
A volte possiamo minimizzare i successi degli altri per elevare la nostra situazione, o ministero, svalutiamo gli altri per innalzare noi stessi, ma Giovanni c’insegna a dire: “l’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo”. 
Mosè, l’umile Mosè(Numeri 12:3), come Giovanni aveva la visione di glorificare Dio e di non essere geloso! 
In Numeri 11:26-29 che nell’accampamento d'Israele erano rimasti due uomini: Eldad e Medad, dei settanta anziani d’Israele, che nel frattempo erano andati nella tenda di convegno, il Signore scese su di loro prese dello spirito che era su Mosè e profetizzarono, ma poi smisero, ma anche su i due uomini rimasti nell’accampamento Dio scese e profetizzarono. 
Un giovane andò a dire a Mosè che quei due uomini profetizzavano nel campo, e Giosuè disse a Mosè di non permetterglielo! Mosè replicò a Giosuè: “sei geloso?Oh fossero tutti profeti nel popolo del Signore, e volesse il Signore mettere su di loro il mio spirito!"  
In secondo luogo troviamo:
B) La sobrietà di Giovanni Battista.
Nel v.28 è scritto: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: ‘Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui’".
Giovanni aveva un concetto sobrio di se stesso. 
Non aveva mai preteso di essere qualcosa di diverso da quello che era e della sua missione come determinato per lui da Dio  (1 Corinzi 12:11).
In Romani 12:3 è scritto: “ Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno”. 
“Sobrio” (peronei) indica essere ragionevoli, avere la testa sulle spalle, pensare con una mente sana, pensare in modo equilibrato.
Ma questo verbo, non indica tanto l'atto del pensiero in sé (il processo intellettuale), ma la direzione del proprio pensiero, il modo in cui una persona vede qualcosa. 
In questo versetto Paolo usa questo verbo per indicare il modo in cui una persona si vede. 
In contrasto con la sovrastima di noi stessi a cui siamo così inclini, Paolo insiste sul fatto che dobbiamo vedere noi stessi in un modo " sobrio ", secondo una stima veritiera e oggettiva, il prodotto di una mente rinnovata (Romani 12:2) .
Ma una vera e oggettiva stima di noi stessi richiede che abbiamo uno standard preciso e oggettivo rispetto al quale misurare noi stessi. 
Questa è la fede, Paolo dice: “ secondo la misura della fede” che Dio ha assegnato a ciascuno di noi, cioè nella stessa misura della fede.
“Fede” può riferirsi ai doni spirituali, oppure alla quantità della fede; oppure indica lo standard, il metro di misura, la grazia comune (Romani 12:6) fatta a tutti i credenti che sono stati ammessi alle dipendenze e all’impegno nei confronti di Gesù Cristo, o del Vangelo.
Questo è lo standard con cui i cristiani devono considerare se stessi nei confronti degli altri credenti, e quindi non devono sentirsi superiori o inferiori degli altri fratelli.
Infine vediamo:
III LA CONSACRAZIONE (vv.29-30).
La consacrazione del Battista.
vv.28:30: “ Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: "Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui". Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca”.
Nella devozione c’è:
A) La soddisfazione del Battista.
A differenza dei suoi discepoli, il Battista è pieno di gioia (v.29).
Giovanni usa l’immagine della gioia dello sposo in usanza in Giudea per spiegare ai suoi discepoli il proprio ruolo.
L'amico dello sposo, era un uomo di fiducia ed era importante perché organizzava i dettagli del matrimonio e presiedeva in esso. 
L’amico si rallegrava se la cerimonia procedeva senza problemi, e nel sapere che lo sposo e la sua sposa erano uniti con grande gioia.
L’amico dello sposo accompagnava la sposa, o conduceva la processione che portava la sposa a casa dello sposo per la cerimonia. 
Qualcuno dice che “si rallegra vivamente alla voce dello sposo” indichi la gioia che proviene dalla voce dello sposo nel sapere che aveva trovato la sposa vergine.
Inoltre era il suo dovere proteggere la camera nuziale da possibili amanti.  
Il paragone è: Giovanni Battista è contento come amico dello sposo.
Lo sposo è Gesù, la sposa è il popolo di Dio, o la chiesa come indicato nella Bibbia (Isaia 54:5; 62:4-5; Geremia 2:2; Ezechiele 16:8; Osea 2:16-20; 2 Corinzi 11:2; Efesini 5:25-27;Apocalisse 21:2,9;22:17).   
Nel vedere Gesù accolto dal suo popolo, la gioia di Giovanni, ora è completa (peplērōtai-perfetto passivo indicativo), cioè la sua gioia è definitiva  e finale nel vedere che il suo ministero ha raggiunto il suo scopo, era finito, Giovanni ha portato a compimento l’obiettivo della sua vita!
L'ascesa di Gesù, così sconvolgente per alcuni dei discepoli di Giovanni, inonda lo stesso Giovanni di gioia, perché era esattamente quello per cui lui stesso aveva lavorato: il fatto che tutti andassero da Gesù. 
Il suo obiettivo era elevare Cristo!
Perciò Giovanni non poteva essere geloso del successo crescente del ministero di Gesù.
Noi cristiani, discepoli di Gesù, dobbiamo portare le persone a Cristo, e quando questi sono salvati, e mettono Cristo al primo posto, dobbiamo essere contenti! Come dobbiamo essere contenti del successo che hanno i nostri condiscepoli di Cristo, senza esserne gelosi.
È un segno di vera devozione e di maturità spirituale il potersi rallegrare per i successi altrui, se non lo facciamo dimostriamo di essere bambini spiritualmente parlando.
Nella devozione c’è:
B) La sottomissione del Battista.
Nel v.28 è scritto: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: ‘Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui’".
Questo passaggio, insieme al v.30 ci mostra la bellezza dell'umiltà di Giovanni Battista. 
Se mentre i suoi discepoli erano preoccupati che lui passasse in secondo piano, Giovanni dimostra l’umiltà Giovanni ha detto loro che: il suo posto non era da primo piano, ma era semplicemente inviato come araldo, il precursore e preparatore del Messia al quale lui non è degno di sciogliergli i calzari (Giovanni 1:27). 
Vivremmo più serenamente se fossimo disposti a svolgere un ruolo subordinato.
È proprio lontano da molti oggi che vogliono essere protagonisti! 
Giovanni non era così, egli sapeva bene che Dio gli aveva dato un compito subordinato. 
Non ci sarebbe tanto risentimento e sofferenze  se accettassimo con tutto il cuore, e facessimo con tutte le nostre forze l’opera che Dio ci ha dato di fare! anche se è subordinato e secondario.
Avere un ruolo secondario non significa avere un ruolo insignificante! 
Sia il principale che il secondario vengono da Dio, pertanto entrambi sono importanti! 
Quindi ogni compito fatto per Dio è necessariamente grande.
Purtroppo dobbiamo ammettere che l'umiltà è una virtù che tutti gli uomini predicano, ma non tutti la praticano! 
Noi tutti riconosciamo che l'umiltà è importante e auspicabile. 
Si tratta di una delle grandi virtù cristiane, l'opposto di orgoglio. 
Ora se vogliamo imparare l’umiltà dobbiamo guardare a Giovanni Battista.
Giovanni ci mostra gli ingredienti necessari per raggiungere lo stesso livello di umiltà nella nostra vita.
Se abbiamo la nostra mente su altre persone, anche se per un po’, ci troveremo sempre più impantanati nell'orgoglio, o nella gelosia.
D'altra parte, se abbiamo gli occhi fissi su Gesù, diventeremo sempre più umili!
Arthur W. Pink a riguardo disse: “L'umiltà non è il prodotto della coltivazione diretta, piuttosto è un sottoprodotto. Più cerco di essere umile, meno potrò giungere l’umiltà. Ma se io sono veramente occupato con quello che era ‘mite e umile di cuore’, se io contemplo sempre la sua gloria nello specchio della Parola di Dio, allora potrò essere 'cambiato nella stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione Spirito del Signore' ( 2 Corinzi 3:18) " .
Siamo tenuti a gioire dei successi dei nostri fratelli e sorelle in Cristo, e a soffrire con loro quando questi soffrono (1 Corinzi 12:26).
“Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca” dice Giovanni (v.30).  
Questo versetto è uno dei più grandi in tutta la Bibbia, ma suona strano nella società superba e orgogliosa di oggi.
Era una necessità divina, era la volontà di Dio (bisogna-dei) il dover lasciare a Gesù il primato, la supremazia! 
“Bisogna” non è altro che la volontà determinata di Dio, l’adempimento del piano di Dio. 
Giovanni non può che essere contento per il privilegio di servirlo.
Giovanni trova la sua gioia, non a malincuore concedendo la vittoria a un avversario superiore, ma con tutto il cuore abbraccia la volontà di Dio, e riconosce la superiorità di Gesù e pertanto è contento di vedere che la popolarità e l’influenza del Figlio di Dio crescano. 
Non c'è altro modo di vivere per Cristo! È un dovere, non un'opzione. Cristo deve essere messo al primo posto! 
Come il missionario William Carey quando stava morendo, si rivolse a un amico e disse: "Quando me ne sarò andato, non si parli di William Carey, si parli del Salvatore di William Carey”. 
Questa è la parte più importante della devozione a Dio, del nostro discepolato: morire a noi stessi, al nostro orgoglio, egoismo per lasciare il primo posto a Dio. 
Non è solo mettere Gesù solo sopra gli altri, ma mettere Gesù anche sopra noi stessi!!
Luca 14:26: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo”.
(Galati 2:20; Matteo 16:24).
Il desiderio di Giovanni era che Cristo fosse preminente come predicava anche l’apostolo Paolo: “affinché in ogni cosa abbia il primato” (Colossesi 1:18).
Ma questo non è per una questione soggettiva, ma era una questione oggettiva. Nei vv.31-35, Giovanni spiega perché Gesù deve avere il primato: la prima riguarda la sua origine divina, Gesù viene dal cielo dice il v.31; porta una testimonianza diretta di Dio leggiamo nei vv.32-34; Gesù ha l’autorità divina data dal Padre, è scritto nel v.35. 
CONCLUSIONE.
Un pastore presbiteriano a Melbourne, in Australia, ha introdotto J. Hudson Taylor, utilizzando termini come " grande e meraviglioso". Taylor si avvicinò al pulpito e tranquillamente disse: " cari amici, io sono il piccolo servo di un maestro illustre ". 
Il suo atteggiamento è stato l'atteggiamento di un servo devoto come quello di  Giovanni Battista.
Giovanni ha dimostrato due grandi tratti della sua vita e del ministero, in primo luogo il suo messaggio era Gesù Cristo, in secondo luogo si è minimizzato.
Giovanni vide volentieri e felicemente il suo lavoro volgere al termine quando quello di Gesù cominciò a fiorire, sapeva che questa era la volontà divina e l’accettava serenamente. 
Solo i cristiani spirituali, maturi accettano di essere eclissati, oscurati come lo era Giovanni.
Ti chiedo: sei devoto a Gesù? Gesù è al primo posto nella tua vita? 
Come ti comporti se gli altri hanno un ruolo principale nella chiesa e tu un ruolo secondario?