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IL MINISTERO EFFICACE (Marco 1:4-8). LA PREDICAZIONE DELL’ARALDO. L’UOMO (3)

IL MINISTERO EFFICACE (Marco 1:4-8).
LA PREDICAZIONE DELL’ARALDO. 
L’UOMO(3).
Secondo quello che è scritto in Giovanni 1:6-8, il Battista è stato mandato da Dio come testimone per rendere testimonianza alla luce, cioè a Gesù.
Il Battista non era la luce, ma venne come testimone per rendere testimonianza (marturéō) alla luce affinché tutti credessero per mezzo di lui.
“Testimone” (marturía) ha un significato forense, tipo testimoniare in tribunale. 
Il testimone era ed è qualcuno che ha visto, sentito, sperimentato qualcosa, o che sa qualcosa (Giovanni 1:32-34; 3:11;15:27;19:35;21:24).
Il testimone conferma, o attesta sulla base, di una conoscenza personale e diretta! (Cfr. Giovanni 3:28).
Nelle precedenti predicazioni sul ministero efficace di Cristo abbiamo visto che, Giovanni Battista predicava con franchezza il giudizio di Dio, il ravvedimento, ma anche Gesù Cristo come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, quindi che in Lui c’è la salvezza.
Giovanni ha predicato anche l’autorità di Gesù e che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo e che un giorno giudicherà.
Continuiamo il nostro studio leggendo Marco 1:4-8 sul perché Giovanni ha avuto un ministero benedetto, vediamo l’uomo, ma prima cominciamo,appunto, vedendo:
I IL PRODOTTO DELLA PREDICAZIONE DELL’ARALDO. 
In primo luogo vediamo:
A) L’interessamento del popolo.
Nel v.5 leggiamo: “E tutto il paese della Giudea e tutti quelli di Gerusalemme accorrevano a lui ed erano da lui battezzati nel fiume Giordano, confessando i loro peccati”. 
Esattamente in quale punto del fiume Giordano Giovanni battezzò, Marco non lo dice, ma sottolinea che moltitudini di persone accorrevano a Giovanni, la predicazione di Giovanni ha suscitato molto interesse e ha creato un grande clamore. 
La notorietà di Giovanni, come descritto da Marco, indica, che era diffusa e impressionante, infatti, due o tre decenni più tardi l'apostolo Paolo incontrerà i discepoli     di Giovanni a Efeso (Atti 19:1-7) e verso la fine del primo secolo lo storico Giudeo Giuseppe Flavio  dedica molta attenzione a Giovanni Battista (Antichità 18,116-19). 
La vocazione di Giovanni, però, non era quella di essere popolare, ma di avviare un movimento di pentimento e di riforma in Israele secondo il piano di Dio, preparare un popolo che accogliesse e credesse in Gesù (Luca 1:17; Giovanni 1:7). 
La gente accorreva a Giovanni Battista e questo era un flusso continuo di persone, infatti, il verbo “accorrevano” (exeporeueto- tempo imperfetto) ed “erano da lui battezzati” (ebaptizonto- tempo imperfetto) suggerisce un’azione continua del passato.
La preposizione “a” (pros) non indica solo la direzione e la destinazione finale, ma un contatto di persona, un faccia a faccia. 
“A lui” indica che coloro, che andavano a Giovanni, andavano perché erano veramente interessati ad avere una relazione con Dio contro il quale avevano peccato. 
Quindi non stiamo parlando di una moda, come può essere la New Age, o un modo di pensare, o per curiosità, provare per vedere se funziona, ma la gente che andava “a lui” e poi si faceva battezzare, era veramente interessata ad avere una relazione con Dio!
In secondo luogo vediamo:
B) Il ravvedimento del popolo.
Nel v.5 leggiamo ancora: “…confessando (exomologoumenoi- presente participio) i loro peccati”. 
Thomas Manton disse, usando un’espressione forte: “ La confessione è, per così dire, il vomito dell'anima”.
La confessione dei peccati è esortata e praticata nella Bibbia (Levitico 5:5; Salmi 32:5; Salmi 38:18; 51:3-5; Daniele 9:4-19). 
Confessare i peccati non è la sostituzione per non abbandonarli!!
La confessione non è semplicemente informare Dio, è più che riconoscere la propria colpevolezza, è essere d'accordo con il giudizio di Dio sul peccato ed esprime il desiderio di rinunciare al peccato e vivere per Dio. 
“Confessare” significa più di una risposta verbale, significa accettare di vivere una vita di obbedienza e di servizio per Dio. 
Quindi non stiamo parlando di confessare il peccato e poi fare quello che ci piace!!
La confessione era pubblica davanti a tutti e probabilmente precedeva di poco il battesimo, comunque chi si battezzava era già convinto e pentito dei propri peccati prima di battezzarsi. 
La confessione come il battesimo era l'indicazione esterna di questo pentimento, ed è valido, ancora oggi per noi come leggiamo in 1 Giovanni 1:9: “ Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e  purificarci da ogni iniquità”. 
Piuttosto che negare il peccato, i credenti sono invitati a riconoscerlo liberamente. 
Se ammettiamo il nostro peccato, troviamo, paradossalmente, che Dio lo rimuove. 
Il modo per coprire i tuoi peccati affinché Dio non li veda, è quello di scoprirli davanti a Lui!
"Confessare" (homologōmen) implica riconoscere che il proprio peccato è peccato, significa chiamarlo per nome, se di orgoglio ammettere davanti a Dio che abbiamo peccato di orgoglio, se di egoismo ammettere che abbiamo peccato di egoismo e così via.
Infatti, il plurale: “peccati” (hamartias) mostra che la confessione comprende specifici atti di peccato, quindi ammettere che abbiamo commesso il peccato specifico in questione (Cfr. Salmi 32:1-5). 
Un giorno un secondogenito tornò a casa da scuola tutto eccitato e disse alla mamma: “Mamma, oggi ho imparato una parola che mi aiuterà a non chiacchierare tanto!” La mamma, presa dai suoi lavori, disse soltanto: “Che bella notizia!”. La sera, nella preghiera di famiglia, il bambino cominciò a pregare dicendo: “Dio mio, perdona il mio egoismo, le mie bugie, eccetera, eccetera, eccetera. Amen”. La parola che aveva imparato era eccetera!
Il bambino aveva cominciato bene, menzionando i peccati per nome, ma poi si è perso con l’eccetera!
Forse alcuni di noi non dicono eccetera, ma dicono solo “peccati” lasciando la cosa in generale, il che è sbagliato perché siamo chiamati a menzionare i peccati per nome!
Una volta che confessiamo sinceramente il peccato, il carattere di Dio garantisce il perdono, Egli è fedele e giusto (Deuteronomio 32:4). 
Egli è un Dio fedele e quindi ci possiamo fidare perché mantiene le Sue promesse (cfr.Geremia 31:34; Numeri 23:19). 
Egli è un Dio giusto e perdonerà i peccati perché la morte di Cristo ha già pagato la pena per coloro che l’hanno accolto e riconosciuto come il Signore e il Salvatore della propria vita. 
John Stott a riguardo dice: “Egli è fedele nel perdonare perché ha promesso di farlo, e giusto perché il suo Figliolo è morto per i nostri peccati”.  
Ma la condizione del perdono e della purificazione è la confessione. 
La Bibbia ci mette in guardia contro il pericolo di nascondere i nostri peccati, mentre troviamo molte promesse di benedizione quando li confessiamo (vedi per esempio Proverbi 28:13). 
Hai mai confessato i tuoi peccati specificatamente a Dio? Oggi può essere il giorno giusto! Chiamali per nome portandoli davanti a Dio, credendo in Cristo che è morto per i peccatori!
Adesso veniamo all’uomo.
II LA PERSONA DELL’ARALDO.
Nella persona dell’araldo vediamo:
A) L’Autenticità della sua chiamata.
Se il ministero di Giovanni fu efficace, questo è dovuto al fatto che la sua chiamata era autentica, cioè era stato chiamato veramente da Dio. 
Nei v.2-4 è scritto: “«Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero a prepararti la via... Voce di uno che grida nel deserto: ‘Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri’». Venne Giovanni il battista nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati”. 
In ogni ambito della vita l'esperto è riconoscibile. 
Un famoso violinista disse che non appena Toscanini salì sul palco, l'orchestra sentì subito la sua autorità che scorreva su di loro. 
Riconosciamo subito un medico che ha competenza reale. 
Riconosciamo subito uno speaker che conosce il suo soggetto. 
Giovanni era stato mandato, qualificato e chiamato da Dio e la gente questo lo riconosceva!!
Quando c’è una vera chiamata da parte di Dio, gli altri lo riconoscono! La gente lo capisce!
Giovanni Battista fu chiamato da Dio per preparare la Sua venuta (Luca 1:5-25, 57-66; Luca 3:1-6; Matteo 3:1-3). 
Il popolo di Israele era ben consapevole del fatto che per quattrocento anni la voce della profezia era stata in silenzio. 
Il popolo di Israele era in attesa di qualche parola autentica di Dio e in Giovanni l’ha    sentita, non perché la voleva sentire, ma perché Giovanni era veramente stato chiamato da Dio e quindi Dio lo ha sostenuto nel suo ministero. 
Quindi Giovanni c’insegna che non ci può essere efficacia nel ministero cristiano se non si è chiamati da Dio. 
Dio potenzia il ministero di chi chiama (Atti 1:8;1 Corinzi 15:10;ecc.) e ne produce i frutti (Atti 2:47;1 Corinzi 3:6-7) perché in lui è presente (Luca 1:15; Matteo 28:20;2 Timoteo 4:17).
Nella persona dell’araldo vediamo:
B) La Semplicità della sua vita.
Il v.6 dice: “Giovanni era vestito di pelo di cammello, con una cintura di cuoio intorno ai fianchi, e si nutriva di cavallette e di miele selvatico”. 
La sua vita era abbastanza semplice nel modo di mangiare e di vestire, questo ci può sembrare strano ai giorni nostri in una società sempre più superba, vanagloriosa e materialista. 
Certamente il modo di vestire di Giovanni ricorda quello dei profeti (Zaccaria 13:4) come Elia per esempio (2 Re 1:8) che aveva chiamato il popolo di Dio al pentimento nazionale. 
Il suo modo di vivere ci fa riflettere: era molto semplice, come anche il suo mangiare le cavallette, ed era un pasto comune per la sopravvivenza nelle regioni desertiche. 
Ora questo suo modo semplice era anche coerente con la verità che predicava (Cfr. Matteo 6:25-34; Filippesi 4:12; 1 Timoteo 6:3-8), mentre non lo era per coloro che stavano nei palazzi del re che portavano vesti morbide, cioè abiti eleganti, delicati, lussuosi  dirà Gesù  in Matteo 11:7-11. 
Se il ministero di Giovanni fu efficace era perché Giovanni Battista era coerente con il messaggio che predicava e la sua funzione profetica (Matteo 11:7-11; Giovanni 5:35; cfr. Luca 1:15)! 
Molti oggi predicano un messaggio che essi stessi negano con il loro comportamento!!! 
Diciamo che c’è un abisso tra ciò che si crede e la pratica.
Può capitare che una persona intelligente entra in una chiesa, ascolta il sermone e poi osserva alcuni credenti che lodano Dio, ma poi vede le stesse persone la domenica pomeriggio che non si comportano secondo i principi cristiani, allora conclude: o è una religione double face, o sono ipocriti.
Molti credenti sono convinti che sia possibile accettare Gesù e poi vivere come gli pare a loro, pensano che la salvezza sia possibile senza rigenerazione e pentimento.
Molti cristiani vivono una vita che non è il vero cristianesimo.
La disparità tra ciò che si crede e ciò che si fa, in certi credenti ha effetti disastrosi per la testimonianza. 
Certi credenti hanno annacquato il cristianesimo che è diventato così debole che se fosse veleno non farebbe male a nessuno e se fosse una medicina non curerebbe nessuno!
Nel caso di Giovanni, l'uomo era il messaggio e per questo la gente lo ascoltava e lo riconosceva, riconosceva che il messaggio che predicava lo praticava e questo andava a conficcarsi dritto nel loro cuore.
William Barclay scrisse: “Nessun messaggio è così efficace come quello che parla alla coscienza personale di un uomo, il messaggio diventa pressoché irresistibile quando si parla di un uomo che ha ovviamente il diritto di parlare”. 
Giovanni Battista aveva il diritto di parlare perché era stato mandato da Dio e perché era coerente con quello che predicava, incarnava il suo messaggio. 
In questo senso egli stesso era il messaggio! 
Quindi il suo essere saturo e dominato dalla verità di Dio, la sua coerenza con ciò che predicava, ha fatto si che il suo ministero fosse efficace. 
Senza coerenza una persona non è credibile! 
Niente potrà rendere le nostre parole penetranti di quello dell’incarnazione della verità e della coerenza con la verità, ovviamente accompagnato dall’opera dello Spirito Santo.
Se vogliamo avere un ministero efficace, chiediamo a Dio di rendere le nostre vite dimostrazioni della verità che crediamo e predichiamo. 
Purtroppo troppi cristiani vivono il loro cristianesimo con la testa e le labbra e non con il loro cuore, le loro mani e i loro piedi! (azioni).
Ogni credente è un testimone vivente con il suo comportamento che lo voglia o no! 
Sarà un buon, o cattivo testimone, incoraggerà a credere in Dio, o scoraggerà a credere in Dio. 
Una buona testimonianza dipende non solo da ciò che predichiamo, ma soprattutto da come ci comportiamo!! 
Richard C. Halverson disse: “La testimonianza non è solo qualcosa che un cristiano dice, ma ciò che un cristiano è”. 
Noi cristiani dovremmo essere un aiuto visivo che aiutiamo gli altri a credere in Dio! Dovremmo essere dei segni visibili, inconfondibili e incoraggianti per chi non conosce Dio!
La vita di un cristiano dovrebbe essere niente che poco di meno che una rappresentazione visibile di Cristo, così aiuteremo gli altri a credere in Dio. 
Len Jones disse: “Il compito del cristiano è quello di rendere il Signore Gesù visibile, comprensibile e desiderabile”. 
Nella persona dell’araldo vediamo:
C) L’Umiltà del suo carattere.
Nei vv.7-8 leggiamo: “E predicava, dicendo: ‘Dopo di me viene colui che è più forte di me; al quale io non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari.  Io vi ho battezzati con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo’”. 
Questi versetti ci mostrano quando Giovanni fosse umile, ma ci dicono anche il segreto dell’umiltà.
Il segreto dell’umiltà è la consapevolezza della grandezza di Dio! 
Noi per orgoglio ci paragoniamo a coloro, che sono peggio di noi e allora c’inorgogliamo di più, ma il paragone non deve essere con quelli che stanno peggio di noi, ma con Gesù e allora si che ci umilieremo, o diventeremo umili. 
L’antidoto per l’orgoglio, perciò è la consapevolezza della grandezza, o della santità di Gesù. 
Il modo per diventare umili è quello di guardare a Dio. 
Sinclair Ferguson afferma: “L'umiltà non è semplicemente sentirsi piccoli e inutili come un complesso d’inferiorità. È la percezione di come grande e glorioso è Dio, e vedere me stesso in quella luce”. 
Ma vi è una difficoltà e cioè che siamo umili forse quando siamo alla presenza di Dio nei giorni del culto, invece lo dovremmo essere tutti i giorni come ci ricorda J. Oswald Sanders: “L'umiltà non è un abito domenicale, ma un grembiule di tutti i giorni”.
L’umiltà dovrebbe caratterizzare tutti i figli di Dio, tutti i giorni. 
Dunque Giovanni c’insegna a rinunciare a noi stessi per Gesù, a mettere da parte il nostro io per innalzare Gesù. 
Giovanni Battista era al di sopra della gelosia, era solo interessato a Cristo, era consapevole dell’identità di Gesù e pertanto desiderava dare gloria a Lui.
In Giovanni 3:27-30 leggiamo: “Giovanni rispose: ‘L'uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo.  Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: -Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui-.  Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa.  Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca”. 
Giovanni è l’esempio contro la tentazione al protagonismo! 
Lo scopo di Giovanni non era quello di occupare il centro dell’attenzione su di sé, ma di cercare di collegare gli uomini con quello che era più grande e più forte di lui.
E gli uomini lo ascoltavano non perché lui avesse qualcosa in se stesso, ma per Colui che tutti gli uomini hanno bisogno di avere: Gesù. 
Dr. G. Jeffrey J. racconta questo aneddoto. Lui stava facendo una telefonata con l’operatore e c’era un certo ritardo, l’operatore spesso gli diceva: “Sto cercando di connettervi”. Poi, quando la connessione fu effettuata, l’operatore spense e lo lasciò a diretto contatto con la persona con cui   voleva parlare. 
La stessa cosa fece il Battista, una volta che mise in contatto le persone a Cristo, lui si mise da parte!!
CONCLUSIONE
Giovanni Battista si distingueva dalla società oltre che per il suo ministero anche per il suo carattere. 
Allo stesso modo il carattere di coloro che si definiscono cristiani, dovrebbe distinguersi dal resto della società. 
Come tratterebbe oggi la chiesa Giovanni Battista, o persone come lui?
Alcuni forse lo criticherebbero dicendo che è troppo fanatico, esagerato, esaltato, altri forse lo inciterebbero a scrivere dei libri, a fare un film, o un documentario, o lo inviterebbero a fare un seminario sul risveglio come oratore principale.
Molto probabilmente lui non avrebbe accettato, perché era semplice e umile, non cercava la notorietà, benché le folle lo cercavano, lui era interessato solo a innalzare Cristo!!!
In realtà, Giovanni Battista non avrebbe mai potuto inserirsi nella scena religiosa del nostro tempo, anzi per il suo modo di parlare e di essere, forse lo avrebbero ricoverato in un reparto psichiatrico!
Eppure Giovanni era un uomo di Dio, che è stato usato potentemente da Lui!
In questi versetti abbiamo visto il ministero efficace di Giovanni, ma anche la sua identità come la voce reale nel deserto che è venuto a preparare la via del Signore. 
Oggi benché come cristiani abbiamo un tipo di servizio diverso da quello di Giovanni Battista, questo profeta è un modello da seguire come esempio di ministero efficace e non solo per la salvezza delle anime. 
Il ministero del Battista è stato efficace oltre per la sua passione, o zelo per i seguenti motivi:
1) In primo luogo il Battista aveva una chiamata autentica.
Giovanni Battista non era un impostore, è stato chiamato da Dio per preparargli la via e un popolo ben disposto. 
Se non abbiamo una chiamata autentica non ci possono essere risultati, ma questo non è solo inteso per quanto riguarda i frutti di conversioni, ma anche di edificazione per la chiesa, l’opera di Dio in generale. 
2) In secondo luogo come un vero araldo, la predicazione del Battista era fedele al messaggio che aveva ricevuto da Dio (1 Corinzi 4:12).
Giovanni Battista predicava con franchezza non quello che la gente voleva sentirsi dire, ma quello che Dio aveva loro da dire!! 
Oggi si cerca invece, di essere diplomatici, di apparire dignitosi, intellettuali e si cerca di non offendere nessuno parlando di peccati, di ravvedimento,ecc. 
Si ha paura di risultare fanatici, estremisti, in questo modo non siamo fedeli al Signore e al Suo Vangelo!
3) In terzo luogo la predicazione del Battista era coerente.
Incarnava ciò che predicava, non era ipocrita! 
Ha vissuto una vita di continuo pentimento e devozione a Dio senza compromessi, nella semplicità e nell’umiltà della sua vita e del suo carattere.
Dunque se vogliamo avere un servizio cristiano efficace allora seguiamo l’esempio del Battista. 
4) Infine il Battista era semplice e umile era interessato solo a Cristo!!
Il suo desiderio era solo la gloria di Cristo!
A che cosa siamo interessati noi veramente? Siamo interessati a noi stessi o per la gloria di Dio!?

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