Le argomentazioni filosofiche riguardo l’esistenza di Dio.

Le argomentazioni filosofiche riguardo l’esistenza di Dio.
Una cosa è presentare i fatti, un'altra è riceverli. Si racconta la storia di un principe birmano che ha avuto una conversazione, tanti anni fa, con un visitatore che veniva dall’Europa. Il visitatore disse al principe, che in Europa ci sono fiumi che d’inverno una persona ci può camminare sopra. Il principe non aveva mai visto il ghiaccio, o la neve e non aveva mai vissuto un giorno freddo, quindi non credeva al visitatore che stava dicendo la verità . Egli disse: " Anche se tutto il mondo mi dicesse questo, io non credo che una persona possa camminare su un fiume d’inverno”. I fatti erano stati presentati a lui, ma lui ha rifiutato di credere. Si possono presentare dei fatti riguardo a Dio, ma non significa che crederanno tutti coloro a cui, questi fatti, sono presentati.
Ci sono alcune argomentazioni filosofiche riguardo l’esistenza di Dio.

La prima argomentazione è:
I L’ARGOMENTO DELLA CREAZIONE (Cosmologico-Genesi 1:1; Salmo 19:1-6; Giovanni 1:1-3; Romani 1:19-20).
È un argomento deduttivo, è l’argomento di causa ed effetto.
L'universo intorno a noi è un effetto che richiede una causa adeguata. Questo argomento dipende da tre presupposti: (1) ogni effetto ha una causa, (2) l'effetto causato dipende dalla causa per la sua esistenza, e (3) la natura non può nascere da sé stessa.
Se qualcosa esiste ora (il cosmo), allora, o è venuta dal nulla, o è venuto da qualcosa che deve essere eterno. Il qualcosa di eterno nella seconda opzione potrebbe essere sia il cosmo stesso, che avrebbe dovuto essere eterno, o il caso come un principio eterno, o Dio, l'Eterno Essere.
Se diciamo che il cosmo è venuto dal nulla significa che si è auto-creato. Questa è una contraddizione logica, perché qualcosa che si è auto-creata, non può esistere e non esistere allo stesso tempo nello stesso modo. Inoltre, l'auto-creazione non è mai stata scientificamente dimostrata e constatata. Se il cosmo non si è auto-generato, quindi ci deve essere qualcosa di eterno che lo ha causato.

Abbiamo allora tre possibilità:
(1) Una possibilità è che il processo cosmico stesso è eterno, ma come abbiamo detto è una contraddizione.

(2) Un'altra possibilità è che ci sia stato un qualche principio eterno un caso fortuito, o una cieca intelligenza.
Credere questa opzione richiede una buona dose di fede. Si può dimostrare matematicamente che il caso non avrebbe potuto produrre ciò che noi oggi osserviamo nell'universo. Ma anche se avesse potuto produrre molecole e atomi, il caso avrebbe quel principio non vivente da produrre le emozioni, l’intelligenza e la volontà dell'anima?

(3) La terza opzione è: l'Essere Eterno ha causato il cosmo, questo essere eterno è Dio.
Perciò noi possiamo dire che l'idea di base di questa argomentazione è: vi è un universo, esso deve essere stato causato da qualcosa che va oltre se stesso. Essa si basa sulla legge di causa, che dice che ogni cosa limitata è causata da qualcosa altro all’infuori di sé, una causa per il suo inizio e una causa per il suo sostegno.
Secondo quest’argomento l’universo ha avuto un inizio, tutto ciò che ha un inizio è causato da qualcos’altro e quindi il Qualcos’altro che ha causato l’universo è Dio, il nulla non può creare nulla!
Se c’è un effetto vuol dire che c’è una causa, nessun effetto può essere prodotto senza una causa, come l’orologio ci ricorda che c’è uno che lo ha fatto, così il cosmo ci ricorda che Qualcuno eterno che lo ha creato. Quindi deve esistere un Dio: un Essere non causato che non ha ricevuto l'esistenza, in quanto è eterno. Non siamo il prodotto del caso!
La Bibbia dice entrambi le cose e cioè che il mondo è stato creato da Dio (Genesi 1:1; Salmo 19:1-6; Giovanni 1:1-3; Romani 1:19-20;) ed è preservato da Dio (Colossesi 1:17).
Quindi possiamo affermare con Ebrei 11:3: “Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti”.
Ecco una dichiarazione che suggerisce che non vi è nulla di casuale o accidentale nel divenire dell'ordine cosmico .

La seconda argomentazione è:
II L’ARGOMENTO DELL’ORDINE E DEL DISEGNO (Teleologico; Salmo 8:3-4; 19:1-4; Atti 14:15-18).
L'ordine, lo scopo, e il disegno che osserviamo nel mondo richiede un disegnatore. Come il complesso, ma ordinato orologio richiede un orologiaio, allo stesso modo l’ordine del mondo richiede qualcuno che lo ha progettato.
Quest’argomento va visto non solo nei dettagli, ma anche negli aspetti generali; per esempio non dobbiamo pensare che non se non esistono due fiocchi di neve uguali non provino il proposito e il disegno di Dio per il mondo, ma dobbiamo vedere come in generale, la neve occupa un posto importante nel ciclo delle stagioni e per la fornitura di acqua per la terra.
Alcuni eventi ci possono sembrare assurdi insignificanti per noi, ma Dio ha un progetto generale, pertanto non ci sono eventi, stagioni o aspetti della natura che non siano sotto il controllo di Dio che agisce secondo un suo piano (cfr. Romani 8:28-29; Efesini 1:11).
L'argomento teleologico è in realtà una sottocategoria dell’argomento cosmologico. Si concentra sulle prove dell’armonia, ordine e disegno nel mondo, e sostiene che il suo disegno prova un fine intelligente. Poiché l'universo sembra essere progettato con uno scopo, ci deve essere un intelligente e propositivo Dio che ha creato il suo funzionamento in questo modo.
Albert Einstein disse: “L’aspetto più incomprensibile dell’universo è che è comprensibile”.  L’universo è intellegibile, comprensibile alla mente umana, mostra una quantità impressionante d’intelligibilità, sia all'interno delle cose che osserviamo e sia nel modo in cui queste cose si rapportano con gli altri fuori di sé. 
Il loro modo di esistere e coesistere visualizzano un ordine strettamente bello e regolare per la nostra vita e salute, (come per esempio gli organi del nostro corpo) che può riempire anche l'osservatore più distratto di meraviglia. Abbiamo due possibilità: la possibilità che questo ordine intelligibile è il prodotto del caso, il prodotto di un processo irrazionale e privo di scopo, che non prevedeva la nostra esistenza, oppure è un disegno intelligente, di un Essere intelligente che aveva uno scopo. E’ più credibile l’Essere intelligente con un progetto intelligente.
L’argomento teleologico è l’argomento della progettazione secondo uno scopo un fine. Quest’argomento afferma che una progettazione implica un Progettista intelligente; tutti i progetti implicano un disegnatore con uno scopo. Siccome c’è un grande disegno nell’universo, pertanto ci deve essere un Grande Disegnatore.
Ogni volta che vediamo un disegno complesso e ordinato sappiamo per esperienza che viene dalla mente di un disegnatore: l’orologio implica un orologiaio; un edificio implica un architetto, un dipinto implica l’artista, e messaggi in codice implicano un mittente intelligente.
Se c’è un effetto c’è una causa, nessuno effetto può essere composto senza causa. Ma più complesso è il disegno, maggiore sarà il progettista. Un castoro può fare una diga, ma non è una diga che può fare un uomo, allo stesso modo delle scimmie possono scrivere davanti a un computer, ma non potrebbero scrivere i “Promessi sposi”. Più complessa è la progettazione, più grande deve essere l’intelligenza per produrla. 
L'universo è un sistema molto complesso di forze e leggi che lavorano insieme in perfetta sintonia per il reciproco vantaggio del tutto. A proposito, parlando delle leggi della natura, come regolarità, il filosofo ateo che poi ha abiurato il suo ateismo, Antony Flew disse: “Il punto importante non è meramente il fatto che ci siano delle regolarità in natura, ma che queste siano matematicamente precise, universali e legate insieme”.  Questo dimostra che c’è stato un disegno intelligente fatto da un Disegnatore Intelligente che aveva lo scopo di crearci per salvarci per glorificare il Suo nome (Efesini 1:3-14).
Dio aveva previsto gli esseri umani quando creò il mondo, l’universo è stato creato in vista del nostro arrivo. “Alcune recenti ricerche hanno dimostrato che numerose costanti fondamentali della natura, dai livelli energetici dell’atomo di carbonio alla velocità con cui si espande l’universo, hanno esattamente il valore necessario perché la vita esista. Basta cambiarne uno, anche di poco, e l’universo diventerebbe ostile e incapace di sostenerla” (John Lennox e David Gooding).

La terza argomentazione è:
III L’ARGOMENTAZIONE DELLA LEGGE MORALE (Genesi 1:26-27; Romani 2:12).
Tutti gli uomini sono consapevoli di una legge morale oggettiva, ora le leggi morali implicano un Legislatore morale, pertanto, ci deve essere un supremo Legislatore morale.
In primo luogo tutti gli uomini hanno un senso di giustizia innato, ci arrabbiamo davanti situazioni ingiuste, da dove proviene questo senso di giustizia? Questo senso di giustizia, non l’ abbiamo inventato noi e la legge che Dio ha messo in noi. In secondo luogo il fatto che tutti gli uomini sono coscienti di come si dovrebbero comportare perché siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1:26-27), perché la legge di Dio è scritta nei nostri cuori (Romani 2:12-16). Dunque l'argomento morale comincia dal senso dell'uomo di giusto e sbagliato.
Ora qualcuno potrebbe dire che questa legge morale non è proprio oggettiva, ma non è altro che un giudizio soggettivo che viene da convenzioni sociali. Questo in parte è vero, tuttavia, questa visione non riesce a tener conto del fatto che tutti gli uomini ritengono che le stesse cose (come omicidio, stupro, furto, e la menzogna) siano sbagliate. 
Quando non facciamo ciò che è secondo la legge di Dio, ci sentiamo in colpa, la coscienza fa da giudice; infatti, la coscienza è un organo capace di valutare il nostro comportamento, di distinguere il bene dal male secondo la legge morale di Dio.
La coscienza è la persuasione di una cosa che scaturisce da una determinata norma ed esige una determinata condotta. Dio ha dato la coscienza a tutti gli uomini affinché possiamo camminare secondo le Sue leggi, questo dimostra la Sua esistenza.
La “coscienza” (suneídēsis) significa letteralmente “conoscenza con”. Esprime l’idea di una conoscenza percepita dal singolo come, in particolare, una consapevolezza dolorosa avvertita dall’io di aver agito male, o una conoscenza, non dolorosa della propria innocenza, infatti parla di pensieri che si accusano e si scusano in Romani 2:15. La coscienza, perciò è la consapevolezza di fare il bene o male, ma è anche una testimonianza interiore, che esamina e  giudica la  condotta dell’uomo.
Martyn Lloyd Jones scrisse: “ La coscienza è una specie di voce, una facoltà, se così vi pare, che si trova in tutti gli  esseri umani. È un monitor interiore che ci comunica che determinate cose non sono corrette e che non le dobbiamo commettere. Che ci piaccia o no è così, essa esprime la sua opinione e ci condanna quando commettiamo qualche cosa di sbagliato”. Purtroppo la coscienza a volte non è ascoltata, perché influenzata dal peccato e s’indurisce o può essere anche debole, influenzata dal comportamento degli altri e ferita (1 Timoteo 4:2; Tito 1:15; Ebrei 10:22; 1 Corinzi 8:7,10,12).
Qualcuno, però potrebbe obiettare dicendo che queste leggi morali sono soggettive e quindi non comuni a tutti, ma: “Ora il fatto che certe leggi morali siano scritte nel cuore umano, e che quindi siano comuni a tutta l’umanità, non significa che dappertutto tutti gli uomini e le donne nel corso dei secoli le abbiano osservate o siano stati riluttanti a trasgredirle. Quando le persone sviluppano l’abitudine di trasgredire queste leggi morali, la coscienza si intorpidisce e non protesta più. Tali persone possono anche arrivare a considerare l’inganno una cosa intelligente, da adulti, uno stratagemma accettabile per riuscire negli esami o nello sport. Uomini d’affari senza scrupoli giungono al punto di pensare che la bugia sia un aspetto inevitabile della politica e,per giustificarsi, abusano del buon nome della diplomazia. Malgrado tutto questo, la storia testimonia, dalle origini fino ai tempi nostri, il persistere di una consapevolezza universale delle leggi fondamentali”  (John Lennox e David Gooding).
Dunque come la legge morale, la coscienza ci riporta all’esistenza di Dio che ha messo dentro di noi questa legge e la coscienza per farle applicare.

La quarta argomentazione è:
IV L’ARGOMENTO DELL’UOMO (Antropologico- Genesi 1:26-28; cfr. Salmo 94:9; Atti 17:28-29)

Come può l'uomo, un essere morale, intelligente, vivente, essere visto o spiegato senza all’ Essere morale, intelligente, vivente Dio?
Di quest’argomento fa parte anche l’argomento morale. Per argomento antropologico s’intende ciò che l’uomo e ciò che ne fa parte: moralità, intelligenza, emozioni, coscienza religiosa. Questi aspetti dell'uomo che origine hanno? Sono prodotte dall’uomo stesso? Dal caso? Da forze materiali senza vita? L'argomento antropologico indica che gli elementi che sono riconosciuti come le proprietà innate dell'uomo devono essere possedute dal suo Creatore. Una creatura intelligente, con delle emozioni, una volontà, ecc. come l’uomo, necessita, di un Creatore intelligente, infatti l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Genesi 1:26-28: “Poi Dio disse: ‘Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra’.  Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra’”. (cfr. Salmo 94:9; Atti 17:28-29).
Una forza cieca o impersonale non avrebbe mai potuto produrre un uomo intelligente, sensibile, volitivo, con una coscienza.

La quinta argomentazione è:
V L’ARGOMENTO DELL’ESSERE PERFETTO (Ontologico- Matteo 5:48)
L'argomento ontologico è stato ideato da Anselmo di Canterbury (1033-1109 d.C.), che voleva produrre una singola, semplice dimostrazione che consenta di dimostrare l’esistenza di Dio e che cosa Dio è. Ma l’argomentazione è tutt'altro che semplice. È, forse, la prova più controversa per l'esistenza di Dio.
La maggior parte delle persone tendono immediatamente a respingere quest’ argomentazione come un enigma, ma pensatori illustri di ogni epoca, inclusa la nostra, l’hanno difesa. È l’argomentazione più fortemente filosofica sull'esistenza di Dio, ne parliamo non tanto perché sia inconfutabile, ma per questioni di importanza storica. L'argomento ontologico, dell’essere è stato presentato nelle varie forme prima da Anselmo, poi da Descartes(Cartesio) e altri, ed è stato accettato (Hegel) e rifiutato  (Kant).
Quest’argomento ha la seguente forma (e altri): (1)Premessa maggiore: L'uomo ha un idea di un essere infinito e perfetto. (2) Premessa minore: l'esistenza è una parte necessaria della perfezione. (3) C’è una conclusione: un essere perfetto e infinito esiste, dal momento che il concetto stesso di perfezione richiede l'esistenza.
Dio è un essere di cui non si può pensare nulla di più grande o perfetto. Quindi Dio deve esistere non solo nel pensiero, ma anche nella realtà. Infatti, se non esistesse nella realtà, gli mancherebbe qualche cosa (l’esistenza), e pertanto non sarebbe l’essere del quale non se ne può pensare uno maggiore.
L’argomento è rivolto a chi pensa che Dio non c’è, e vuole fargli notare la contraddizione che non può pensare a Dio senza pensarlo esistente. Quindi, Dio è un essere superiore di cui nulla può essere immaginato, è l’Essere, rispetto al quale, non si può concepire nulla di più grande o di più perfetto. Colin Brown a riguardo dice: “Il suo argomento è generalmente considerato come un tentativo di dedurre l’esistenza di Dio da questa idea dell’essere perfetto. Non si può negare che la gente abbia nella mente questa idea dell’essere più perfetto. Quindi come potrebbe aversi nella mente un essere così? Se fosse semplicemente un’idea della mente e questo essere non esistesse in realtà, non sarebbe l’essere più perfetto”.
Quest’argomento tenta di dimostrare che Dio deve esistere per definizione. Si dice che una volta che hai un'idea di ciò che è Dio, l’essere perfetto, l’idea comporta necessariamente l'esistenza, quindi un essere infinito e perfetto esistente. Così l'argomento ontologico trova nell’ idea stessa di Dio, la prova dell'esistenza di Dio. La realtà a cui si riferisce l'idea è che Dio deve esistere, non solo nella mente, ma anche nella realtà, altrimenti l'idea non è un'idea perfetta.
Perciò a chi si riferisce Anselmo? Si riferisce allo stolto che pensa che Dio non c’è e vuole fargli notare che se egli non vuole contraddirsi, non può pensare Dio senza pensarlo esistente (Salmo 14:1). L’idea di Dio, dell’Essere perfetto non può essere concepito come non esistente.
 
L’argomentazione può essere impostata così in due modi diversi:
1) L’argomentazione ontologica come teologia naturale, razionale.
Secondo l’interpretazione razionale, Anselmo stava tentando di provare l’esistenza di Dio senza appellarsi alla fede e all’insegnamento cristiano. Cercava un ponte, o un terreno comune su cui potevano stare credenti e non credenti con la speranza che il ragionamento del credente vincesse il ragionamento del non credente e quindi portarlo alla fede. Il ragionamento la prova è prima e poi la fede, prima si gettano le basi con la filosofia e poi costruisci su questa la fede.

Oppure un’altra interpretazione può essere che:
2) La sua opera non era, affatto di teologia naturale: lo scopo dell’argomentazione non era di fornire prove razionali, oggettive per ciò che crediamo per fede, ma la ragione ci aiuta a capire la fede.
Anselmo voleva dire che noi non possiamo razionalmente negare l’esistenza del Dio vivente una volta che sappiamo di Lui e cioè l’essere più perfetto. Secondo questa interpretazione Anselmo non aveva intenzione di dimostrare l’esistenza di Dio con prove razionali, bensì che Dio viene conosciuto mediante l’esperienza di un incontro personale e di comprendere in profondità la natura di questa esperienza. Per lui è importante: “credo per comprendere”, assegnando il primato della fede sulla ragione, non si può intendere nulla senza fede, dunque per Anselmo è solo quando incontriamo il Dio vivente per fede che noi siamo in grado di afferrare la verità della fede cristiana.

CONCLUSIONE.
La Bibbia è una prova unica, ma che valore hanno i cinque argomenti tradizionali?

1. In primo luogo, questi argomenti teistici sono utili a dimostrare che la credenza teista non è completamente irrazionale.
I teisti, quelli che affermano l’esistenza di Dio danno la conferma razionale della loro fede. Nessuno degli argomenti fornisce da sola una prova conclusiva, ma sono certamente utili e stimolanti provare l'esistenza di Dio.

2. In secondo luogo gli argomenti sono preziosi come pezzi sofisticati e interessanti del ragionamento filosofico, questi argomenti infatti continuano a generare interesse e discussioni.

3. In terzo luogo ognuno di questi argomenti contribuisce qualcosa riguardo l’esistenza e la conoscenza di Dio nel loro insieme.

Per esempio:
a) Dio è il Sovrano Onnipotente.
Questo lo vediamo dal fatto della creazione che l’ha creata e la sostiene con la sua potenza. La sua energia è maggiore di tutta l'energia che sia mai stata disponibile in tutta la creazione, perché Egli non solo ha fatto tutte le cose, ma li tiene insieme e li mantiene in vita.

b) Dio è Intelligente e buono.
Dio ha creato ogni cosa in modo ordinato con uno scopo, ha creato anche noi dandoci l’intelligenza. Ha creato ogni cosa in modo tale da permettere la vita e sostiene questa creazione.

c) Dio è Santo e giusto.
Questo lo vediamo dall’argomento morale, ha messo la Sua legge nei nostri cuori che rispecchiala Sua natura morale.

d) Dio è Immutabile.
Dio è necessario Egli non può non esistere ed esistendo è eterno, quindi non è un divenire, non viene a essere in un altro modo, Dio è dall’eternità sempre lo stesso e sempre così sarà!

Infine tutte queste prove hanno il loro valore, sono utili, ma come afferma la Bibbia, una persona non può credere in Dio, se Dio non si rivela a lui. L’uomo è accecato spiritualmente, è nelle tenebre, perciò è necessario l’illuminazione dello Spirito Santo nella mente, nel cuore delle persone (2 Corinzi 4:4; Efesini 2:1-3; 4:18,ecc. Giovanni 16:8-11; 1 Corinzi 2:6-16).
Noi dipendiamo da Dio affinché venga rimossa la cecità e l'irrazionalità causata dal peccato, noi dipendiamo da Dio per valutare le prove correttamente, per credere a quello che dice la Scrittura, e per venire alla salvezza in Cristo (Giovanni 6:39-46).

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