Giacomo 4:4-6. L’adulterio spirituale

Giacomo 4:4-6. L’adulterio spirituale
Molti cristiani cercano di cavalcare due cavalli contemporaneamente. Kapitango Kusita, un responsabile evangelista della Chiesa portoghese in Africa, discorreva con alcuni sul "bianco" e la strada "bianca" sola, penso si riferisca alla santificazione e alla consacrazione. Era notte, e una folla di gente locale sedeva intorno al fuoco. Un cane passò tra il fuoco e gli ascoltatori. "Guardate quel cane! Quante zampe ha? " chiese il predicatore. "Quattro" fu la risposta. "Sì, quattro infatti," replicò Kapitango, " ma avete mai visto le quattro gambe di un cane cercando di seguire più di un percorso alla volta?” “No, no!”rispose la gente. Così l’evangelista replicò: “ Le quattro zampe vanno tutte insieme, ma le persone con solo due gambe cercano di seguire due percorsi, e ancor più in una sola volta: Cristo e il mondo, Dio e mammona ".
Così possiamo dire che non possiamo essere amici del mondo, percorrere la strada del peccato e nello stesso tempo quella di Dio. 
Giacomo interrompe un'analisi della situazione e inizia a predicare una parola di rimprovero con una chiamata al pentimento. L’esclamazione: “Gente adultera” è brusca e franca segna l'inizio di una delle chiamate più forti al pentimento, che troviamo in tutto il Nuovo Testamento. Giacomo rimprovera i suoi lettori riguardo l’amicizia con il mondo, facendo loro capire le terribili conseguenze per la loro relazione con Dio (v. 4). Ricorda loro della gelosia di Dio per il suo popolo e la disponibilità della sua grazia (vv. 5-6). E sulla base di questa, egli esorta i suoi lettori al pentimento (vv. 7-10). Giacomo dipende fortemente dall’Antico Testamento, citando due volte la Scrittura. La chiamata al pentimento nei vv. 4-10 riguarda in particolare l’invidia e le divisioni in 3:14—16, 4:1-3.
I LA RIPRENSIONE DI GIACOMO
A) L’Esclamazione.
v.4: "O gente adultera…."
Dopo le diverse volte che Giacomo ha chiamato i suoi lettori "fratelli" (1:2, 2:1, 14; 3:1, 10, 12) o anche "cari fratelli" (1:16, 19; 2:5 ), ora invece li chiama “gente adultera” (moichalides). “Adultera” è una parola forte usata volutamente per risvegliare i lettori. Questa esclamazione è una riprensione e indica lo stato, la caratteristica dei lettori.
L'adulterio è il peccato della violazione di un patto matrimoniale quando si ha l'intimità sessuale con qualcuno che non è il proprio marito o moglie. Nell’Antico Testamento Dio è raffigurato come lo sposo di Israele e nel Nuovo Testamento la chiesa è raffigurata come la sposa di Cristo. (Paolo ha impiegato le immagini di sposa-sposo nel suo pensiero pastorale, Romani 7:3-4; 2 Corinzi 11:1-2; cfr Efesini 5:22-23. Così anche l’apostolo Giovanni in Apocalisse, Apocalisse 19:7; 21:9).
Quindi Giacomo sta parlando in senso metaforico dell’adulterio spirituale come menzionato anche nell’Antico Testamento, dove troviamo scritto che i profeti paragonano il rapporto di alleanza o patto tra il Signore e il Suo popolo, a un rapporto matrimoniale come leggiamo in Isaia 54:5-6: " Poiché il tuo creatore è il tuo sposo; il suo nome è: il SIGNORE degli eserciti; il tuo salvatore è il Santo d'Israele, che sarà chiamato Dio di tutta la terra.  6 Poiché il SIGNORE ti richiama come una donna abbandonata, il cui spirito è afflitto, come la sposa della giovinezza, che è stata ripudiata», dice il tuo Dio.
Quando il rapporto d'Israele con il Signore è minacciato dall’idolatria, è accusato di aver commesso adulterio ed è condannata dai profeti. In Geremia 3:20 leggiamo: "'Ma proprio come una donna è infedele al suo amante, così voi mi siete stati infedeli, casa d'Israele!' dice il SIGNORE". (vedi anche Isaia 57:3; Geremia 2:2;3:7-10; 13:27; Isaia 1:21; 50:1; Ezechiele 16:23-26,38, 23:45).
Ma in Osea è ancora molto più chiaro. Il Signore comanda a Osea di sposare una prostituta in modo che la sua infedeltà potrebbe illustrare chiaramente e dolorosamente l’infedeltà di Israele con dèi stranieri. Dio afferma che Israele si è prostituita con altri dèi come Baal (Osea 1-3; 9:1).
Queste immagini coniugali del rapporto di alleanza tra Dio e Israele è ripresa da Gesù, che chiamò alcuni scribi e farisei: "questa generazione malvagia e adultera"  (Matteo 12:39; 16:4; vedi anche Marco 8:38). Quindi Giacomo utilizza la parola “adultera" per indicare i suoi lettori come popolo infedele di Dio. Un'anima adultera è un'anima infedele, un'anima che si delizia con altri, piuttosto che con il Signore.
Le persone a cui scrisse Giacomo erano così indurite dal peccato che non si accorgevano di quanto fossero peccatori! Può essere possibile che il peccato fosse diventato così abituale che non si rendevano conto del loro stato di adulterio spirituale!!
Un gentiluomo cinese cristiano, quando visitò l’America, fu profondamente colpito della piccola o quasi niente differenza che vedeva tra lo stile di vita di molti cristiani professanti e gli uomini e le donne del mondo. Facendo riferimento a questo disse: "Quando i discepoli del mio paese escono dal  mondo, vengono cancellati ".
Queste parole rispecchiano quelle dell’apostolo Paolo di Galati 6:14: "Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo".
Ma purtroppo possiamo dire che il mondo e le sue pratiche sono entrati nella chiesa!!

B) L’Entità dell’esclamazione.
v.4: " Non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio?"
Avere l’amicizia con il mondo, è commette adulterio spirituale. Giacomo affronta i suoi lettori chiedendo: Il senso di "Non sapete?" (oidate) è: “voglio che tu sappia”. Non possono essere ignoranti riguardo la verità che l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio. “Inimicizia” (echthra) indica odio, opposizione (Romani 8:7) ostilità, discordia (Galati 5:20) , un conflitto con Dio!
“L'amicizia” (philia) era un termine molto più profondo nel mondo antico di quanto lo sia oggi. Era implicito l'unità di pensiero e di scopo, essere amici significava condividere tutte le cose. “L'amicizia” (philia) indicava un’affettuosa considerazione, descriveva l'affetto intenso e profondo. Nel mondo di cultura greca essere amici voleva dire essere coinvolto, condividere tutte le cose in un’unità spirituale e fisica.
Quando c’era amicizia vi era un patto permanente tra persone che condividevano valori e lealtà. Pertanto essere amici del mondo significa identificarsi con la mentalità di questo mondo, con gli standard  di questo mondo e le sue priorità che ovviamente non sono quelli di Dio!! Colui che è un amico del mondo condivide la sua visione della vita e si sente molto a suo agio in esso.
Il cristiano non può vivere in stretta comunione con Dio se nel suo cuore c’è il mondo, c’è incompatibilità tra il mondo e Dio! Come credenti siamo chiamati a rompere con questo mondo. I cristiani che hanno veramente imparato ad amare e ad avere fiducia in Gesù Cristo hanno rinunciato a questo mondo e hanno scelto un nuovo modello con cui conformare la loro vita.
Questo è l'aspetto della vita cristiana che alla maggior parte della gente non piace. Vogliono comfort. Vogliono benedizione. Vogliono la pace. Ma gli disgusta la radicale rottura rivoluzionaria con il mondo, seguire Cristo come norma e modello ideale è dura e troppo per loro! L'amicizia con il mondo e l'amicizia con Dio, si escludono a vicenda, non ci può essere comunione (2 Corinzi 6:14).
Possiamo dunque capire perché Giacomo insiste sul fatto che chi sceglie di essere un amico del mondo diventa un nemico di Dio. Ora "non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio?", non significa che dobbiamo disprezzare il creato. C'è una storia di un credente che stava passeggiando in campagna con un amico. L'amico notò un fiore molto bello sul ciglio della strada e disse: "Questo è un bel fiore." Il credente rispose: "Ho imparato a non chiamare bello niente in questo mondo perduto e peccatore". Questo non è quello che sta dicendo Giacomo, il mondo non è l'ordine creato o la terra.
Il “mondo” (kosmou) qui si riferisce agli standard, giudizi, desideri, sfere, influenze e valori umani corrotti rispetto a quelli di Dio, si riferisce al sistema egocentrico ostile e ribelle  a Dio controllato da Satana (Giovanni 12:31;14:30; 2 Corinzi 4:4, Galati 1:4; 1 Giovanni 2:15-17; 5:19). Non significa nemmeno non avere contatti con le persone che non sono credenti, perché Gesù stava con i pubblicani e i peccatori.
Il significato è che i cristiani devono evitare di essere inquinati dagli standard, valori, sistema di pensiero e comportamenti mondani. Non abbiamo alcuna prova che i lettori di Giacomo avevano apertamente rifiutato Dio e deciso consapevolmente di seguire il mondo, ma la loro tendenza era di imitare il mondo discriminando le persone (Giacomo 2:1-13), parlando negativamente degli altri (Giacomo 3:1-12), esibendo "invidia" e "ambizione egoistica" secondo la sapienza terrena, animale e diabolica ( Giacomo 3:13-17), e perseguendo i loro piaceri egoistici e quindi contendendo (Giacomo 4:1-3), tutto questo  indicherebbe in un certo senso proprio questa amicizia.
Quando i credenti hanno questo comportamento dimostrano di avere amicizia con il mondo perché queste sono caratteristiche del mondo e non della comunione dell’amicizia con Dio! In precedenza, Giacomo aveva detto che Abramo fu chiamato amico di Dio per la sua fede (Giacomo 2:23).
Abramo non era adultero, ma è stato fedele a Colui che lo ha chiamato. E tu? Di chi sei amico?

II IL RISULTATO DELL’ADULTERIO SPIRITUALE.
v.4: "Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio".
Giacomo spiega meglio il passo precedente dicendo: "chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio". Questo è il risultato per coloro che vogliono essere amici del mondo, non avranno l’amicizia di Dio. Dunque non c'è spazio per i compromessi!
Chi si fa amico del mondo, cioè che ha comportamenti come quello del mondo, dimostrano di essere più amici, fedeli al mondo che a Dio, con il risultato che si rendono nemici di Dio, gli dichiarano guerra. “Nemici” (echthros), era una parola che nella traduzione greca dell’Antico Testamento traduceva una parola (ʾôyēḇ) per indicare anche nemici in guerra (Esodo 23:22; Giosuè 7:8,ecc.).
Nel Nuovo Testamento, oltre a essere usata per i nemici personali (Galati 4:16), per i nemici di Israele (Luca 1:71), di Gerusalemme (Luca 19:43 ), dei credenti all'interno delle loro famiglie (Matteo 10:36) e alle ostilità verso Dio e Cristo (Luca 19:27; Filippesi 3:18; Atti 13:10) alla morte (1 Corinzi 15:25) si riferisce al diavolo (Matteo 13:24-25,29; Luca 10:19). Al diavolo!! Capite??

Chi vuole è una:
A) Scelta deliberata.
“Amico del mondo” e “nemico di Dio” sono enfatici, mostrano la gravità della loro decisione. L'amicizia con il mondo descrive una scelta deliberata di seguire il mondo!! Si tratta di un atto di sfida e di ribellione contro Dio.
“Vuole” (boulēthē- aoristo passivo congiuntivo) indica il desiderio di avere o sperimentare qualcosa, con l’implicazione di pianificazione. Implica essere determinati, un atto di volontà con premeditazione, l’intenzione, quindi è una propria scelta deliberata di condotta. Ha l'idea forte di scegliere una cosa piuttosto che un’altra.

Chi vuole è una:
B) Scelta disastrosa!
Coltivare l’amicizia con il mondo è disastroso perché ci rendiamo così nemici di Dio e non c’è niente di più terribile che essere nemici di Dio. L’amicizia con il mondo, è una condotta contraria alla volontà di Dio, un’azione che va contro Dio. Coloro che si muovono in questa direzione, si rendono, fanno di se stessi o si costituiscono (si rende- Kathistatai- presente medio indicativo) o diventano oppositori, nemici di Dio o sperimenteranno l’inimicizia di Dio in qualsiasi momento.
La loro scelta deliberata di fare amicizia con il mondo è in realtà un'azione che li mette contro Dio. Bisogna essere "100 per cento" per Dio!! Per non essere Suoi nemici! Giacomo con un tono forte afferma che una persona non può essere amico con il mondo e con Dio allo stesso tempo. Dunque "nemico di Dio" è un espressione terrificante! L'Antico Testamento ha molto da dire cosa significhi essere nemici di Dio !
Nel Salmo 68:21 è scritto:  "Ma Dio schiaccerà il capo dei suoi nemici, la testa chiomata di chi vive nel peccato".
Nel Salmo 72:9 leggiamo: "Davanti a lui s'inchineranno gli abitanti del deserto, i suoi nemici morderanno la polvere".
Naum 1:2,8 invece dice: "Il SIGNORE è un Dio geloso e vendicatore; il SIGNORE è vendicatore e pieno di furore; il SIGNORE si vendica dei suoi avversari e serba rancore verso i suoi nemici. Ma con una irrompente inondazione egli distruggerà completamente chi l'attacca e inseguirà i suoi nemici fin nelle tenebre".
Essere amico di Dio è di grande conforto come ci fanno capire le parole del riformatore del XVI secolo John Knox che disse: "Un uomo con Dio dalla sua parte è sempre in maggioranza ".
Ma la persona che incontra Dio come suo nemico è terribile, nessuno lo potrà aiutare!! L'autore della Lettera agli Ebrei afferma: "È terribile cadere nelle mani del Dio vivente" (Ebrei 10:31). Basta ricordare le piaghe di Egitto per avere un’idea! Quando una persona deliberatamente è amico del mondo, deve sapere che fa una scelta deliberata, che lo renderà nemico di Dio.
Pertanto, chiunque sceglie deliberatamente per il mondo e contro Dio incontra Dio come suo nemico. Così Giacomo, dopo, li esorterà al pentimento.

III LE RAGIONI PER ESSERI FEDELI A DIO.
v.5: "Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: 'Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci         brama fino alla gelosia'?"
Ora Giacomo cerca di avvalorare quanto detto con delle ragioni.

La prima ragione è:
A) Per l’Autorità della Scrittura.
Aggiunge l'autorità Scritturale per l'istruzione precedente che l'amicizia con il mondo è incompatibile con l'amicizia con Dio e di conseguenza si aspetta una risposta negativa. La “Scrittura” (graphē) si riferisce al testo dell’Antico Testamento. “Scrittura”, probabilmente non si riferisce a un passo particolare (è come Giovanni 7:37-39, cfr. Matteo 2:23; Galati 3:22), ma riassume il tema ricorrente della gelosia di Dio per il Suo popolo, un tema abbondante nell’Antico Testamento (ad esempio, Esodo 20:5; 34:14; Deuteronomio 4:24; Salmo 42:1; 84:2; Zaccaria 8:2,ecc.).
Oppure può essere una parafrasi di Esodo 20:5 o di un altro passo simile. Comunque Giacomo sfida i suoi lettori che la "Scrittura" non è stato data "invano". “Invano” (kenōs ) è senza ragione, senza effetto o scopo, inutile, ma sappiamo che non è così come dice Isaia 55:11 che la Parola di Dio ha un effetto secondo la volontà di Dio.
La Scrittura ha la piena autorità come parola di Dio, ha valore assoluto che non possiamo trascurare!! Quindi il v.5 spiega perché l’amicizia con il mondo è una questione così grave riguardo la gelosia (phthonon) del Signore come descritta nella Sua Parola, in questo caso nell’Antico Testamento.    
Lo Spirito Santo ci brama fino alla gelosia, quindi vediamo un'altra ragione per cui non possiamo essere amici del mondo con il nostro comportamento.

B) Per l’Incompatibilità con lo Spirito Santo.
v.5: "'Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia'?"
Con il verbo "fatto abitare" (katōkēsen aoristo attivo indicativo) Giacomo sembra dire qui, che i cristiani sono abitati dallo Spirito di Dio, Dio ha un diritto speciale su di loro, e la presenza dello Spirito è incompatibile con i desideri e i comportamenti peccaminosi. Galati 5:16-17 dice: "Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri
contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste".
 
La terza ragione è che lo Spirito Santo ci brama fino alla gelosia è:
C) Per la bramosità dello Spirito Santo.
Ci “brama” (epipothei - presente attivo indicativo) è un profondo, intenso e lungo desiderio di ogni giorno! Lo Spirito di Dio desidera ardentemente ogni giorno la nostra fedeltà assoluta, indivisibile e radicale. Giacomo sta affermando che Dio ha posto il suo Spirito nei credenti e lo Spirito è intensamente preoccupato di eventuali rivali nel cuore del cristiano!
Questo sottolinea l'idea che Dio è un Dio geloso e non permette rivali. io rifiuta di condividere il nostro impegno con qualsiasi altro cosiddetto dio. Dio vuole il nostro amore, fedeltà e devozione totale. Lo Spirito che Dio ha fatto abitare in noi gelosamente vuole la dedizione completa del nostro cuore. Non possiamo servire due padroni! (Matteo 6:24).
“Gelosia” (greco phthonon) è in enfasi! La gelosia di Dio esige una fedeltà totale, senza riserve, incrollabile dalle persone con cui è unito. Dio è geloso e non tollera un adulterio spirituale, che il credente lo possa tradire con il mondo! Dio è geloso (ebraico qānā˒) nel preservare il rapporto con il Suo popolo. Esodo 20:1 dice di non avere altri dèi oltre a me.
In Esodo 34:12-14 è scritto: "Guardati dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per andare, perché non diventino, in mezzo a te, una trappola;  ma demolite i loro altari, frantumate le loro colonne, abbattete i loro idoli;  tu non adorerai altro dio, perché il SIGNORE, che si chiama il Geloso, è un Dio geloso.
Oggi la gelosia non è considerata positivamente. La gelosia di Dio non indica l’invidia, il desiderio di avere qualcosa che non hai e che ha un altro, ma lo zelo nel proteggere un rapporto di amore, o nel vendicarlo quando si spezza. Quando qualcosa appartiene a noi è giusto proteggerlo, la gelosia è custodire ciò che ci appartiene come un figlio o il proprio coniuge!
Nessun marito che ama veramente la moglie, non sopporta di vederla tra le braccia di un altro e viceversa!    La gelosia è una devozione intensa nel curare e proteggere ciò che si ama, è la giusta sollecitudine di mantenere un rapporto integro! Dio pensa allo stesso modo per il suo popolo. Il suo impegno per noi è totale. Il suo amore è esclusivo, appassionato, intenso, in una parola: geloso.
Se Dio non fosse geloso sarebbe spregevole, mancante di percezione morale come un marito che non gli importa nulla della moglie infedele.
V.G.Tasker scrive: “Riguardo alla gelosia, non dovremmo dimenticare che pure come tratto della natura umana non redenta, non è sempre un sentimento malvagio. La gelosia meschina e l’invidia astiosa- queste davvero guastano la vita umana! Ma quel marito, o quella moglie che non provi nessuna gelosia quando nella sua casa si introduca un amante o avvenga un adulterio, dimostrerebbe una mancanza di sensibilità morale; perché l’essenza del matrimonio è il suo esclusivismo”.
Dio vuole proteggere l’onore del suo amore e desidera che il nostro amore per lui sia integro, che non sia diviso con altri, esige un’esclusiva devozione! Dio considera il rapporto con il Suo popolo come un patto che comportava amore e fedeltà assoluta di entrambi, benedizione o maledizione in base alla loro fedeltà! Dio esige, da parte di coloro che ha amato e salvato, una totale e assoluta fedeltà! Altrimenti sarà severo contro di loro! Un Dio così geloso consuma il Suo popolo con il fuoco della Sua ira se questo si ribella contro di Lui!!  (Deuteronomio 4:24; Giosuè 24:19; Isaia 26:11; Ezechiele 16:42).

La quarta ragione è:
D) Per la generosità di Dio.
v.6: "Anzi, egli ci accorda una grazia maggiore".
“Anzi” (de) descrive un contrasto e ci fa capire che la grazia di Dio ci aiuta a soddisfare le Sue richieste a causa della sua "gelosia". La parola “grazia” ( charin- è in enfasi) è applicazione pratica di buona volontà, un favore, un dono, un atto di  beneficenza, indica gentilezza. Un favore fatto senza aspettarsi niente in cambio, l'espressione assolutamente libera della gentilezza amorevole di Dio agli uomini e trova la sua ragione solo nella bontà e benevolenza del Donatore, non acquisito e immeritato favore.
La grazia di Dio è impersonificata  in Gesù. Gesù era pieno di grazia e verità, dalla Sua pienezza, cioè la piena misura del Suo carattere divino, noi abbiamo ricevuto grazia su grazia dice Giovanni (Giovanni 1:14,16,17).

(1) La Grazia di Dio è sempre.
Egli ci “accorda”(didōsin- presente attivo indicativo) è un presente attivo indicativo, questo significa che la grazia di Dio è continuativa, sempre secondo i bisogni (Salmo 104:27; Ebrei 4:16).
Questa parola implica il concetto di gratuità e di generosità (Atti 20:35; Matteo 7:11).

(2) La Grazia di Dio è sovrabbondante.
“Maggiore” (meizona) secondo alcuni studiosi qui è usato nel senso di sovrabbondanza, quindi di grande quantità. Questo ricorda che dove il peccato abbonda la grazia di Dio sovrabbonda (Romani 5:20). Quindi Dio è un Dio che perdona quando confessiamo i nostri peccati (1 Giovanni 1:8-10).

(3) La Grazia di Dio è sufficiente.
La grazia che Dio dona è straordinaria, generosa per sostenere le mancanze umane e più grande delle carenze umane oppure più grande dei desideri malvagi umani. Giacomo ci ricorda qui che la grazia di Dio è del tutto sufficiente a soddisfare i requisiti imposti su di noi per la Sua gelosia.
Il nostro Dio è "un fuoco consumante", e la sua richiesta per la nostra fedeltà esclusiva può sembrare terrificante e difficile. Ma il nostro Dio è misericordioso, pietoso, amorevole e fornisce volentieri tutto ciò che abbiamo bisogno per soddisfare le Sue esigenze. A riguardo possiamo dire insieme ad Agostino: "Dio dà ciò che egli richiede".
Quindi la grazia maggiore è anche in riferimento alla grazia di fare la Sua volontà. Gli standard di Dio sono alti, ma Dio dà più grazia di quanto sia necessario per soddisfare i Suoi standard, i requisiti della Sua gelosia. Ogni giorno abbiamo bisogno della grazia di Dio: per necessità, ostacoli o insidie improvvise, travolgenti, schiaccianti o insormontabili!
Quando siamo senza forze e il giorno ancora non è finito, quando arriviamo alla fine delle nostre risorse, quando la tentazione si fa forte, la grazia di Dio è con noi. Dio ci aiuta, ci sostiene e ci soccorre fino a quando non ci porterà a casa da Lui. (Salmo 73:23-24; Isaia 46:4; Ebrei 4:14-16).

(4) La Grazia di Dio è stimolante.
v.6: "perciò la Scrittura dice: 'Dio resiste ai superbi e dà  grazia agli umili'".
Questo passo è una citazione di Proverbi 3:34.
Una signora molto bella e vestita splendidamente disse un giorno al noto predicatore Charles Spurgeon: "Oh signor Spurgeon io prego per voi ogni giorno affinché possiate rimanere umile!” Spurgeon rispose: "Vi ringrazio molto, ma lei mi ricorda che sono in difetto verso i miei doveri perché non ho pregato per lei affinché potesse rimanere umile”. "Caro signor Spurgeon” rispose la signora, “ non c'è bisogno che lei preghi per me, perché io non sono tentata dall’essere orgogliosa”. Spurgeon osservò ironicamente: "Come era orgogliosa di aver ottenuto tale illusione".
La funzione di questa citazione sembra essere quella di servire come una transizione dal negativo al positivo, cioè di una chiamata all’umiltà e al pentimento. Si tratta di una minaccia e di una promessa: Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Quindi sapendo che Dio resiste ai superbi e da grazia agli umili allora siamo incoraggiati a essere umili e non superbi. La grazia di Dio esige una risposta, una risposta di umiltà da parte nostra.

Nella grazia stimolante vediamo:
a) Un avvertimento per i superbi.
Se siamo superbi, non ci aspettiamo che Dio ci faccia grazia!! Dio resiste ai superbi!
“Resiste” (antitassetai- presente medio indicativo) era usato come un termine militare che rappresenta un esercito completo pronto per la battaglia, due eserciti l’uno contro l’altro faccia a faccia. Dio è in battaglia contro i superbi, non è sempre manifestato come Dio gli resiste, ma il superbo non è mai al riparo dagli sguardi di Dio.
L'opposizione di Dio verso la persona arrogante, superba è ricorrente nell’Antico Testamento (Salmo 18:27, 34:18, 51:17, 72:4, 138:6, Isaia 61:1; Sofonia 3:11-12). Dio è implacabile contro i superbi e il superbo non può resistere a Dio!
Chi sono i superbi?
Il superbo (1) cammina in orgogliosa autosufficienza; (2) Nutre la propria indipendenza; (3) non riconosce il suo peccato .
Il “superbo” (hyperēphanos- Luca 1:51; Romani 1:30; 2 Timoteo 3:2; 1 Pietro 5:5) è l’ arrogante, è colui che è lontano da Dio, che disprezza Dio e gli altri, che si mette al di sopra degli altri. Giacomo vuole richiamare forse quei credenti che avevano un’amara gelosia e che litigavano, che bramavano la posizione di prestigio che ha ripreso (Giacomo 3:1,13-4:3).

Nella grazia stimolante vediamo:
b) Un incoraggiamento per gli umili.
v.6: "Dio dà grazia agli umili".
“Dà ”( didōsin è un presente attivo indicativo) è la stessa parola e verbo di “accorda”. Come “superbi”, “umili” è in enfasi. L'umiltà introdotta in questa citazione diventa il motivo dominante nei vv. 7-10. Il dono della grazia di Dio è di sostenere solo coloro che sono disposti ad ammettere il loro bisogno e accettare il dono dell’aiuto di Dio, vale a dire le persone umili.
Siamo chiamati a seguire l'esempio di umiltà di Gesù (Matteo 11:29). "L'umile" (tapeinos) indicava una persona sottomessa, perciò a differenza del superbo pratica la totale dipendenza da Dio. Riconoscono che la salvezza viene da Dio solo che riconoscono la loro insufficienza, peccaminosità e dipendono interamente da Dio.

Conclusione.
Dio esige la fedeltà completa dal suo popolo e Lui ci dà la grazia per realizzarla.
Nelle foreste del nord Europa e in Asia vive un piccolo animale chiamato l'ermellino. Egli è noto soprattutto per la sua pelliccia bianca come la neve, che è la più bella e ricercata per il mercato delle pellicce del mondo. La sua pelliccia bianca in alcuni paesi riveste le toghe dei giudici perché il bianco è simbolo della purezza e dell'onore. Si dice che i cacciatori di pellicce sfruttano crudelmente la cura che ha l’ermellino nel mantenere il suo pelo pulito. I cacciatori una volta scoperta la tana (cavo di un albero, di roccia) la riempiono di sporcizia. Poi i loro cani iniziano l'inseguimento. Spaventato, l'ermellino fugge verso la sua casa, il suo unico luogo di rifugio, ma la trova imbrattata di sporcizia e piuttosto che andare in luogo sporco, affrontano i cani e i cacciatori a prezzo della loro vita per preservare la purezza della loro pelliccia. È meglio cedere la vita che rovinare la pelliccia con la sporcizia.
Non è una lezione per noi? Siamo disposti a morire pur di mantenerci puri dal mondo?
Vogliamo essere amici del mondo o di Dio?
 

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