Giacomo 4:1-3. Una vita egoistica

Giacomo 4:1-3. Una vita egoistica.
Giacomo dopo aver parlato della grandezza della lingua e del suo potere incontrollabile, distruttivo e dell’uso doppio che se ne fa, che benediciamo Dio e nello stesso tempo malediciamo il nostro prossimo, poi parla di due tipi di saggezza: quella che viene dall’alto e quella che viene dal basso.
Poi Giacomo dice che il frutto di giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace. 
“Giustizia” si riferisce alla condotta che Dio approva in accordo con la Sua volontà (Giacomo 1:20; Matteo 5:6,10,20). 
Quindi quando c’è la saggezza che viene dall’alto ci sarà il frutto di un comportamento che Dio approva secondo la sua legge, i suoi standard, in questo vediamo che è un sommario delle virtù elencate al v.17.
In questo senso giustizia si riferisce a una chiesa che cresce nel carattere spirituale, una chiesa matura nell’accogliere le persone con tutte le problematiche che possono avere, una chiesa che serve il Signore impegnandosi attivamente per il progresso del regno dei cieli, quindi una chiesa ubbidiente, una chiesa sana! 
Ma il frutto di giustizia nasce dove c’è la pace. Quando c’è armonia tra credenti lì ci sarà la giustizia! Giacomo finisce il capitolo 3 enfatizzando l'importanza della pace. 
Ma le chiese a cui scrisse Giacomo avevano problemi riguardo alla pace! Giacomo è molto preoccupato per la discordia e la rivalità nella comunità cristiana causata da coloro che non hanno la sapienza dall'alto. E così, per concludere la discussione della vera sapienza, vuole affrontare la situazione caotica e litigioso sottolineando la necessità per la pace e l'armonia.    
Invece di pace e frutto della giustizia, i suoi destinatari manifestavano esattamente l'opposto: erano pieni di contrasti, dicevano di essere credenti, ma dimostravano di non esserlo, dimostravano la saggezza che viene dal basso, di avere lo spirito del mondo, come leggiamo in questi versetti.
Questi versetti ci parlano della:
I CONDIZIONE DI CONFLITTO DELLA CHIESA.
Noi vediamo una chiesa in conflitto con se stessa come leggiamo al v.1: "Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi?"

Queste parole sottolineano: 
A) La Gravità della condizione della chiesa.
Le parole “guerre” (polemoi) e “contese” (machai),sono normalmente utilizzati come termini militari,  ma erano diventati parole comuni, espressioni di forza per qualsiasi tipo di antagonismo aperto tra individui, famiglie o gruppi.“Guerre” si riferisce allo stato continuo di ostilità a un conflitto armato, quindi ci troviamo di fronte un' immagine violenta.
“Contese” si riferisce alle battaglie che fanno parte delle guerre, scoppi occasionali, l’antagonismo attivo, le schermaglie oppure a controversie accese, arrabbiate. Ma probabilmente Giacomo usa entrambi i termini con lo stesso significato per enfatizzare i conflitti che sono all’interno delle chiese.
Le parole che usa Giacomo, sono spaventosamente forti, sono una metafora, ma al tempo stesso non dobbiamo permettere alla metafora di togliere la forza delle sue parole e l'orrore che sono destinati a colpire, perché dove ci sono le guerre ci sono sempre tanti morti e orrori di vario genere.

Perciò Giacomo usa questo termine primariamente per indicare:
(1) La Disapprovazione di Dio.
 Queste situazioni sono un orrore davanti a Dio, perché Dio vuole l’unità com'è sottolineata varie volte nella Bibbia.Giacomo sceglie il vocabolario della guerra per esprimere polemiche e litigi, rancori e malumori tra i cristiani, violente dispute verbali non perché non c'è altro modo di dire, ma perché non c'è altro modo di esprimere l'orrore di essa.Egli vede le relazioni della chiesa per come le vede di  Dio e Dio non è contento se ci sono delle guerre all’interno della chiesa.      

Secondariamente Giacomo con queste parole sottolinea:
(2) La Dannosità della situazione.
Atteggiamenti o reazioni violente recano conseguenze gravi ai singoli credenti e alla chiesa come se ci fosse una guerra militare, ma con i danni, però morali, sociali e spirituali. Il conflitto molto probabilmente come vediamo al capitolo 3:1, 14-15 è dovuta agli insegnanti e alle fazioni di cui sono a capo.
Anche la chiesa di Corinto avevano problemi di fazione e Paolo rimprovera tale comportamento in 1 Corinzi 1:10-13.
Ma questi versetti possono essere applicati a tutti i conflitti interpersonali!

Noi vediamo:
B) La Cronicità della condizione della guerra. 
Le guerre e le contese sono al plurale e indicano che i conflitti sono cronici piuttosto incidenti.

Noi vediamo ancora:
C) La Serietà nell’affrontare l’unità della chiesa.     
Giacomo sta facendo questo, sta affrontando il problema!

In primo luogo vediamo che:
(1) Una chiesa in guerra, divisa è una chiesa rovinata!
Destinata alla spaccatura totale! Ci sono situazioni in cui la spaccatura è necessaria se è per l’onore di Dio, o per questioni dottrinali, o di visione, ma molte volte è per questioni futili, in cui non vi è amore.

(2) Una chiesa in guerra è una chiesa criticata.
Ha una cattiva testimonianza nella società! Invece Gesù dice in Giovanni 13:34-35: "Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.  Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri".
Nel XVII secolo il filosofo ebreo Spinoza ha osservato: "Mi sono spesso chiesto che le persone che si vantano di professare la religione cristiana - e cioè l'amore, la  gioia, la pace, la temperanza e la carità verso tutti gli uomini – devono litigare con tale animosità rancoroso e mostrare  quotidianamente odio amaro l'un l'altro , piuttosto che mostrare le virtù che loro professano, questo è il criterio di valutazione della loro fede".
Le nostre azioni dimostrano di che pasta è fatta la nostra fede. Inoltre quante chiese con denominazioni diverse sono in guerra tra di loro! Questa non dà gloria a Dio e nemmeno una buona testimonianza! Ognuno può avere la sua convinzione, ma questo non significa che dobbiamo farci la guerra.      
  
(3) Una chiesa in guerra è una chiesa malata.
Ci priva della pace e della nostra efficacia in e con Cristo! Quando vi è un litigio, non solo si perde la pace interiore e la comunione con Cristo, ma in alcuni casi, non abbiamo voglia di servire il Signore, perché siamo turbati e consumati dalla situazione. Le liti ci prendono un sacco di energie che potremmo utilizzare per il progresso del regno di Dio. Dovremmo fare del nostro meglio per conservare l’unità dice Paolo in Efesini 4:1-3. Un missionario in Africa occidentale andò a trovare un uomo malato, dal momento che anche la moglie dell’uomo malato era presente fece alcune domande tra le quali se vivessero in pace insieme. L’uomo rispose: “A volte dico una parola o faccio qualcosa che a mia moglie non piace, ma quando stiamo  per litigare ci stringiamo le mani, chiudiamo la porta, e andiamo a pregare: e così facciamo pace”.
Forse sembra troppo semplicistico, ma questa è una buona formula per mantenere in pace i rapporti tra di noi! Prima di chiarire eventuali problemi preghiamo con un atteggiamento di sottomissione si allenterà la tensione!
La chiesa è chiamata a essere unita (Atti 4:32).

Giacomo dice anche:
II LA CAUSA DEL CONFLITTO DELLA CHIESA. 
La causa del conflitto sono le passioni! I desideri! Quando Giacomo dice al v.1: "Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi?",  vuole riportare i credenti non ad auto-giustificarsi, ma orientare se stessi verso un auto-esame per sradicare l’egoismo, quindi è un richiamo al pentimento. Noi tendiamo a giustificarci quando abbiamo un conflitto, non siamo disposti a cedere riguardo le nostre convinzioni e diritti e quindi ci mettiamo nella difensiva, Giacomo non fa un discorso del genere, lui afferma che la causa dei conflitti sono i desideri!!!

Noi vediamo che:
A) Il Desiderio è Personale.
v.1: "Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra?"
“Derivano” (enteuthen) si riferisce alla ragione o alla risorsa.  La parola “passioni” desideri, nella letteratura antica era considerata  responsabile di guerre e battaglie. Platone identifica i desideri come una causa di guerre, lui diceva: “Da dove vengono le guerre e combattimenti, e le fazioni? Da dove? Ma dal corpo, dalle passioni del corpo?”Cicerone parla di guerre derivanti dal di dentro, dai desideri dell'essere umano: l'odio, la discordia, disaccordi, sedizioni, guerre sono tutte nate dai desideri. Le cattive passioni portano a conseguenze cattive! Un uomo famoso è stato giudicato colpevole di omicidio volontario. Alla sua esecuzione, affrontando i circa diecimila spettatori disse loro: "I giovani, tutti voi, prendete esempio da me, è la passione che mi ha portato qui”.
La parola passioni, è usata nel Nuovo Testamento nel senso peggiorativo, negativo. In Luca 8:14 Gesù spiega che il seme caduto tra le spine sono coloro che ascoltano la parola di Dio, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri (hēdonē) della vita e non arrivano a maturità. In Tito 3:3 i piaceri fanno parte della vita non redenta delle persone, Tito dice: "Perché anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella cattiveria e nell'invidia, odiosi e odiandoci a vicenda".

(1) Le passioni riguardano l’Edonismo.
Dalla paraola “passioni” (hēdonē) deriva il termine edonismo. L’edonismo era una dottrina filosofica, il cui padre fu Aristippo di Cirene (435-355 a.C.). Questo filosofo insegnava del piacere lo scopo della vita!

(2) Le passioni riguardano l’Egoismo.
Passioni è un desiderio per la personale soddisfazione, desiderio egoistico un' auto- indulgenza al piacere e si riferisce ai desideri sfrenati per i piaceri peccaminosi, ai piaceri mondani che sono in contrasto con la volontà espressa di Dio.Implica non il semplice godimento della vita, ma una folle corsa per il piacere immediato che schiavizza e separa da Dio (Luca 8:14; Tito 3:3, 2 Pietro 2:13).
Questa parola è sinonimo della parola concupiscenza (epithumía) che Giacomo usa in 1:14-15. Giacomo usa questa parola per indicare il desiderio di potere, onore da parte di alcuni per il pulpito, ma si può applicare in generale.

Noi vediamo ancore che:
B) Il Desiderio è Conflittuale.
v.2: "Che si agitano nelle vostre membra".

(1) È un conflitto Incessante.
“Agitano”( strateuomenōn) è ancora una volta una metafora militare di guerra, per descrivere il conflitto attivo. Il verbo è nel tempo presente, e così può essere reso come "sono in costante lotta"  o "sono sempre in lotta. . . "       

(2) È un conflitto Interiore.   
"Che si agitano nelle vostre membra".
“Nelle” indica dentro, membra (melesin) è parte del corpo,  noi stessi individualmente (cfr. Giacomo 3:5-6).Giacomo non dà la colpa al diavolo o a qualsiasi altra forza esterna, ma ai desideri personali! Le immagini della guerra interiore si trova in altre parti nel Nuovo Testamento come in 1 Pietro 2:11-12: "Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dalle carnali concupiscenze che danno l'assalto contro l'anima,  avendo una buona condotta fra gli stranieri, affinché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà". (Romani 7:21-23; Galati 5.17).
Tasker afferma: “ E Giacomo dice che queste voluttà (passioni) guerreggiano nelle nostra membra. Non dice come invece fa Pietro che guerreggiano contro l’anima, ma ciò è implicito, fintanto che hanno il controllo della situazione, impediscono all’uomo di fare quello per cui è stato originariamente creato- riconoscere e ubbidire la volontà di Dio”.            
L’immagine perciò è che la nostra anima è stata assaltata e conquistata da queste passioni, dalla spedizione di questo esercito da una forza travolgente che lotta contro la nostra anima, che gli impediscono di realizzare la giustizia di Dio, la volontà di Dio (Giacomo 3:18).           
 
Noi ancora vediamo:
C) Il Desiderio è Carnale.
Nel v.2 Giacomo ancora ribadisce più specificamente la relazione che c’è tra i desideri carnali e i conflitti. Nel  v.2 leggiamo: "Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere". Giacomo usa la parola “bramate” (epithymeō) che significa desiderare con passione grandemente, impostare il proprio cuore e l'anima su una cosa, ma ha una connotazione negativa. Usato per concupire qualcosa che appartiene a un altro (Atti 20:33; Matteo 5:28).
Giacomo ritorna a un altro tema che ha introdotto in precedenza in Giacomo che riguarda la concupiscenza (Giacomo 1:13-15).
Giacomo usa ancora la parola “invidiate(zēloute) che significa ardere, bollire di invidia. Questo verbo viene dalla parola menzionata in 3:14,16(zé̄los). L’invidia comporta sentimenti negativi che può arrivare all’odio, al rancore, all’ostilità verso qualcuno, in quanto non ha quello che ha l’altro e desidera averlo: successo, soldi e così via.
In questo contesto l’invidia è desiderare una posizione sociale, o rango, o fama, ambizione.

In questo desiderio carnale vediamo:
(1) La Delusione.
v.2:“Non avete”, “non potete ottenere”, “non avete”.
Vediamo che questo tipo di desideri egoistici Dio non li soddisfa! Non hanno per questo motivo, come dirà al v.3!
La concupiscenza non porta sempre al possesso, l’invidia non raggiunge sempre la posizione dei suoi rivali, il risultato inevitabile è:

(2) La Distruzione.
Il senso del v.2 è: "Voi bramate, non avete, perciò uccidete; invidiate, non potete ottenere, perciò litigate".
Un desiderio frustrato conduce a gravi conseguenze porta a un atto ostile e violento.

a) Uccidete (phoneuete).
Si discute se uccidere è letterale o se è metaforico per esempio se un cristiano uccide veramente (Davide 2 Samuele 11; 1 Pietro 4:15) e se si, si può riferire al futuro se gli uomini scelgono di vivere senza Dio e quindi lasciarsi controllare dalle passioni, come se Giacomo stesse dicendo: “Guardate che le passioni possono causare anche omicidi e guerre”.Metaforicamente può essere riferito all’odio come ci fa capire 1 Giovanni 3:15: "Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in sé stesso la vita eterna.
Può essere attribuito ad adirarsi verso il prossimo e quindi offendendolo, disprezzandolo (Cfr. Matteo 5:21-24).Ma comunque nel suo significato metaforico assume la connotazione di distruggere l’altra persona: offendendola o distruggendo la sua buona reputazione.
La logica della competizione si muove nella direzione dell’eliminazione!

b) Litigate.
L’invidia crea ostilità come leggiamo in Atti7:9-10: "I patriarchi, portando invidia (zēloō) a Giuseppe, lo vendettero, perché fosse condotto in Egitto; ma Dio era con lui, e lo liberò da ogni sua tribolazione, e gli diede sapienza e grazia davanti al faraone, re d'Egitto, che lo costituì governatore dell'Egitto e di tutta la sua casa". Gesù stesso è stato consegnato alla morte per invidia (Matteo 27:18; Marco 15:10).
Gli apostoli, Paolo in particolare, sono stati spesso perseguitati perché i loro avversari erano invidiosi (Atti 5:17; 13:45, 17:5).

(3) La Discontinuità.
v.2: "Non avete perché non domandate".
Questo è dovuto al fatto che i credenti erano doppi di animo (Giacomo 1:8; 4:8). A volte pregano e a volte non pregano come ci dice il v.3. Giacomo continua a spiegare che il mancato raggiungimento di ciò che si desidera si trova nella trascuratezza della preghiera. Il motivo per cui non si ha ciò che si vuole è perché non si chiede a Dio! Ovviamente le preghiere devono essere secondo la volontà, chiedere ciò che Dio ama e desiderare ciò che Dio promette!
Se sono fatte in questo modo, possiamo aspettarci l’esaudimento, in questo caso è chiedere la sapienza dall’alto.
Tasker: “Perciò il bisogno primo dell’uomo è quello di desiderare le cose giuste, cioè le cose che Dio elargirà ai suoi figli se gli è li chiederanno; ed Egli gliele darà perché sa che saranno quelle cose a favorire il loro più elevato stato di benessere”.

I desideri cattivi hanno:
III UNA CONSEGUENZA.
Non ci sarà esaudimento alla preghiera da parte di Dio!!!! Giacomo ci vuol far capire, come confermato ancora al capitolo 5:16 che la preghiera è potente ed efficace, ma solo per i giusti, cioè per coloro che cercano la volontà di Dio invece che il proprio piacere!!
Oggi c’è la polemica sulle centrali nucleari per risolvere il problema dell’energia elettrica, infatti, noi in Italia, prendiamo la corrente elettrica dalla Francia e dalla Svizzera.
Qualche anno fa, non so se vi ricordate,l’Italia è rimasta senza luce per diverse ore perché un cavo di un traliccio si è rotto in Svizzera.
Per ricevere la "corrente" di Dio, se non vogliamo l’interruzione della sua corrente, se vogliamo che le nostre preghiere siano esaudite, sono necessarie certe condizioni.

Il motivo per cui Dio non ci esaudisce è da ricercare:
A) Per lo Spirito sbagliato con cui preghiamo.
Giacomo sta scrivendo a dei cristiani che non camminano con Dio e ricorda loro che chi ha la propria vita controllata completamente dai piaceri, come avviene per il non credente, può pregare, ma queste hanno poca probabilità che siano esaudite da Dio! Giacomo dice loro v.3: "Domandate e non ricevete, perché domandate male".
Il senso è di domandare malamente (male- kakōs -avverbio).
“Male” (kakōs) è un termine molto forte.
Indica l’approccio sbagliato con Dio, improprio perché i motivi e i desideri sono cattivi (v.1), malvagi, (cfr. Giovanni 18:23).
Giacomo spiega perché essi pregano male e cioè perché il motivo della loro preghiera è male. La loro preghiera è cattiva, perché il motivo è cattivo!

Il male consiste:
B) Per lo Scopo egoistico.
v.3: "Per spendere nei vostri piaceri".
Quando l'egoismo si manifesta nella preghiera, si può dire che stiamo pregando male. Che cosa è l’egoismo? Jacques e Clare Poujoul riguardo l'egoismo scrivono: “L’egoismo è un attaccamento eccessivo a sé, che porta a ricercare esclusivamente, in modo voluto e calcolato, il proprio piacere e interesse personale”.
Essi chiedono cose che servono solo al soddisfacimento dei loro piaceri.
Spendere nei vostri piaceri implica in primo luogo:

(1) L’Intenzione.
“Spendere” (dapanēsēte- aoristo) indica che la loro intenzione completa era l'appagamento dei loro piaceri.

Spendere nei vostri piaceri implica in secondo luogo:
(2) La Dissipazione.
“Spendere”( dapanēsēte) indica sprecare una qualsiasi risorsa in senso negativo. Infatti, la stessa parola la troviamo per il figliol prodigo che  ha sperperato tutto ciò che aveva malamente (Luca 15:14).   

Spendere nei vostri piaceri implica in terzo luogo:
(3) La Gratificazione.
Spendere “nei vostri piaceri” (hēdonais) indica in modo egoistico per la propria gratificazione! Come il figliol prodigo che ha chiesto al Padre i beni per se stesso! Quindi Giacomo si riferisce a coloro che chiedono per acquisire le risorse per consentire loro di ottenere gli oggetti del loro desiderio e voglie. A volte chiediamo a Dio una benedizione, ma in realtà vogliamo raggiungere un'altra benedizione e lo facciamo non per la gloria di Dio e per il bene degli altri, ma il nostro piacere.
Quando preghiamo per il nostro piacere non aspettiamoci un esaudimento!!!!
Il problema per questi credenti era a farsi da maestri come leggiamo in Giacomo 3:1.“Maestri” (didaskaloi) indicava un titolo di dignità e rispetto, equivalente alla parola Rabbì  (Giovanni 1:38) con il significato di “mio grande”.Essere un insegnante significava occupare una posizione di prestigio e autorevolezza all'interno della comunità cristiana nella chiesa primitiva com'era per il maestro giudaico.
Chiedevano la saggezza dall’alto, l’essere maestri, ma lo scopo era per essere riconosciuti dalla comunità, quindi per orgoglio. Dio non esaudisce questo tipo di preghiera perché è uno spreco inutile! Anzi fa male alla chiesa e a se stessi, se si è motivati dall’orgoglio!      
In questo caso la preghiera è un mezzo, uno strumento per soddisfare se stessi. Questo può diventare idolatria se si vuole a tutti i costi e se è più importante di Dio! Perciò la richiesta non è per il bene e l’edificazione della chiesa e per la gloria di Dio, ma per l’auto-gratificazione.
Il nostro motto deve essere ciò che è scritto in 1 Corinzi 10:31-33: "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio. Non date motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla chiesa di Dio; così come anch'io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l'utile mio ma quello dei molti, perché siano salvati". (cfr. Giovanni 14:13-14; Filippesi 1:22-23).
Certo Dio vuole il nostro bene e vuole la nostra gioia per questo Gesù dice in Giovanni 16:24: "Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa", ma noi possiamo chiedere una cosa giusta, ma la motivazione può essere sbagliata, peccaminosa.
La nostra felicità, o il perseguimento del nostro interesse non deve essere mai al di sopra di Dio e per innalzarci sugli altri!
Dio guarda alle nostre motivazioni quando preghiamo! Chiediti perché vuoi che la tua preghiera sia esaudita! Non chiedere con motivazioni sbagliate non riceverai niente da Dio!

CONCLUSIONE.
Noi abbiamo visto tre verità importanti:
1) Quando c’è un conflitto, la causa è da ricercare dentro se stessi!
La fonte è l’egoismo la radice di tutti i peccati! Il nemico abita dentro di noi ed è impegnato in un combattimento mortale. 
Il nemico principale non è l'altra persona! Il nemico principale è il tuo peccato, il tuo egoismo.

2) Gli uomini e le donne possono avere la vera soddisfazione solo pregando Dio.
Solo Dio soddisfa pienamente la nostra anima, dandoci la pace, il pieno appagamento e la gioia non effimera e non i desideri carnali.
Fino a quando permetteremo che i desideri carnali governano la nostra vita noi non possiamo avere vera soddisfazione!

3) Se vogliamo che la nostra preghiera sia esaudita deve essere giusta, ma anche la motivazione deve essere giusta.
La nostra felicità, il perseguimento del nostro interesse deve mirare alla gloria di Dio e per l’edificazione degli altri.  

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