Giacomo 3:13. La manifestazione del cristiano spirituale.

Giacomo 3:13. La manifestazione del cristiano spirituale.
Giacomo inizia una nuova sezione sul tema della saggezza.
Questo nuovo soggetto porta avanti in modo naturale ciò che ha preceduto e introduce ciò che verrà al capitolo 4:1-3 dove si parla di conflitti, discordie tra credenti. 
Nel capitolo 3, Giacomo sottolinea l'importante ruolo dell’ insegnante e dell’uso della lingua, ora egli sottolinea il peso della saggezza. Anche se si può riferire in primo luogo ai maestri ad avere questo tipo di saggezza non solo in teoria, ma anche in pratica, è chiaro che l’insegnamento è per tutti i cristiani.

I LA CONDIZIONE DEL CRISTIANO SAGGIO E INTELLIGENTE.
 v.13:  “Chi fra voi è saggio e intelligente?”
Vediamo:
A) La caratteristica della saggezza.
Si racconta che al filosofo e scienziato greco Anassagora (500-428 a.C.) gli fu consigliato di mettere ordine nei suoi affari sacrificandogli qualche ora. Anassagora rifiutò dicendo: “Amici miei mi domandate l’impossibile! Come dividerei il mio tempo tra gli affari e gli studi, io che preferisco una goccia di saggezza a una botte di ricchezza?”
Per questo filosofo la saggezza era qualcosa di più prezioso delle ricchezze, anche la Bibbia parla della saggezza come qualcosa di più prezioso delle ricchezze. In Proverbi 3:13-15 leggiamo: “Beato l'uomo che ha trovato la saggezza, l'uomo che ottiene l'intelligenza! Poiché il guadagno che essa procura è preferibile a quello dell'argento, il profitto che se ne trae vale più dell'oro fino. Essa è più pregevole delle perle, quanto hai di più prezioso non l'equivale”.
Siamo incoraggiati a ricercare la saggezza (Proverbi 4:5-9) e siamo chiamati a chiederla dice Giacomo 1:5. La saggezza descrive una persona che vive in conformità con la visione data da Dio. Essere saggi significa adattarsi o vivere in accordo con la volontà di Dio abbandonandosi completamente in essa.
Uno stormo di oche selvatiche stava emigrando verso sud a causa dell’inverno, mentre stavano volando su una fattoria, dove c’erano altre oche, però domestiche e grano in abbondanza da mangiare, un’oca selvatica, lasciò il suo stormo per unirsi a quelle domestiche. Il cibo era così buono che ha deciso di unirsi alle oche domestiche fino alla prossima primavera, quando il suo stormo passò di nuovo in primavera verso il nord, provò ad alzarsi in volo, ma aveva preso peso e non riuscì a volare, così decise di trascorrere una altra stagione nella fattoria. Quando però l’inverno successivo ripassò lo stormo di oche per andare verso sud, non ci provò più ad alzarsi in volo perché si era conformata completamente al modo di vivere delle oche domestiche.
Siamo conformati completamente alla volontà di Dio!? Se sei saggio, se in te c’è la saggezza divina lo sarai! Vivrai in modo spirituale!

Quindi:
(1) La saggezza è conoscere e applicare la volontà di Dio.
La persona saggia non è qualcuno che possiede solo le capacità intellettuali o di conoscenza astratta, ma qualcuno che ha intuito morale su questioni pratiche nella vita quotidiana, che praticherà con discernimento la volontà nelle varie circostanze della vita.
“La saggezza” è l’abilità pratica, quindi non solo si conoscono le vie del Signore, ma indica anche l’abilità, la capacità di applicare con competenza quello che si sa ( Esodo 35:31-33; 1 Re 3:1-15).
Quindi “il saggio” (sophós) indica colui che ha la saggezza spirituale messa in azione, quindi il discernimento come per esempio dice Giacomo 1:5 in riferimento a come affrontare le prove.
Allora, la saggezza si riferisce a colui che ha atteggiamenti e comportamenti di natura e di origine divina. (Cfr. Efesini 5:15-17; Colossesi 1:9-10).            

(2) La saggezza divina inizia e cresce con il timore di Dio.
La saggezza nel senso biblico è notevolmente diversa dal concetto greco. I filosofi Greci svilupparono un sistema di pensiero senza Dio, loro tentarono di sviluppare la saggezza solo attraverso la ragione umana, mentre la saggezza Israelitica, sebbene cercò di sviluppare la ragione e l'intelletto, come facevano i Greci, cominciava con il timore di Dio.
In Proverbi 1:7 troviamo scritto: “Il timore del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione”. (Cfr. Salmo 111:10).
“Il principio “ (rē˒š̌iyṯ), il punto iniziale, di partenza della saggezza è il timore di Dio. Il timore di Dio è cruciale se vogliamo essere saggi! Il timore di Dio indica che è fondamentale per la saggezza. Se manca il timore  di Dio tutta la nostra vita sarà compromessa. La mancanza di timore di Dio ci porta fuori strada.
Il timore di Dio è importante per la vita cristiana come l'alfabeto per la lettura, i numeri per la matematica, le note per la musica. Il timore del Signore è fondamentale per vivere la vita cristiana per come vuole Dio.  Senza timore di Dio non possiamo avere saggezza!

Vediamo ora:
B) La caratteristica dell’intelligenza.
“L’intelligenza” (episté̄mōn) può essere un sinonimo di saggezza, ma ha una sfumatura diversa. “Intelligenza” significa conoscere a fondo, essere ben informato, essere preparato, istruito, competente, qualificato, tipo un professionista, uno scienziato.
Molto probabilmente Giacomo si riferisce ai maestri del v.1, agli insegnanti, ma può essere applicato a tutti noi, riguardo la conoscenza che abbiamo di Dio e della Sua parola.    

Infine vediamo:
C) La causa del perché Giacomo dice saggio e intelligente.  
Giacomo si riferisce a coloro che pensano di essere saggi e intelligenti per farli riflettere e desidera spiegare loro cosa significhi veramente essere saggi e intelligenti.
Giacomo usa queste due parole insieme per enfatizzare qualcuno che è veramente saggio, cioè colui che ha una grande intuizione spirituale, che è veramente una persona spirituale!
La cosa interessante è che questa coppia di termini, “saggio e intelligente” si trova spesso nell’Antico Testamento.

• Doveva essere una caratteristica dei capi tribù come ordinò Mosè al popolo di Israele.
In Deuteronomio 1:13 leggiamo: “Prendete nelle vostre tribù degli uomini savi, intelligenti e conosciuti, e io li stabilirò come vostri capi”. (cfr. 2 Cronache 1:10).
Un leader di chiesa deve essere saggio e intelligente, altrimenti come farà a guidare la chiesa secondo il consiglio di Dio?
Ci sono una varietà di problemi che un leader deve affrontare perché i membri di una chiesa hanno vari problemi in base anche alla loro personalità, cultura, lavoro e così via.

Noi ancora troviamo che:
• Le leggi e le prescrizioni di Dio osservate e praticate sarebbero state una testimonianza di sapienza e intelligenza agli occhi delle nazioni circostanti.
In Deuteronomio 4:5-6 è scritto: “Ecco, io vi ho insegnato leggi e prescrizioni, come il SIGNORE, il mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nel paese nel quale vi accingete a entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: ‘Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!’”(cfr. Daniele 5:12; Osea 14:9).
Ciò che renderà diversa e contraddistinguerà una chiesa locale agli occhi del mondo è: mettere in pratica i Suoi insegnamenti, la legge di Dio, questo sarà la nostra  saggezza e intelligenza!
Dunque Giacomo sta chiedendo di valutare se stessi e discernere se si è veramente spirituali!

Chi è spirituale lo deve dimostrare nella pratica infatti al v.13 noi vediamo:
II LA DIMOSTRAZIONE DEL CRISTIANO SAGGIO E INTELLIGENTE.
Il credente se è saggio e intelligente, quindi lo deve dimostrare. “Mostri” (deixatō) è un imperativo! Significa dimostrare, provare, rendere chiaro, mostrare dei segni!
Quindi se tu hai la saggezza divina e se sei istruito, se hai la conoscenza biblica dimostralo! Ancora una volta vediamo che il credente deve mostrare con la pratica come abbiamo visto in Giacomo 2:14-26, quello che crede, quello che conosce.
Una ragazzina in un villaggio cinese guardò un missionario come lui lavorava nell’opera del Signore. Lei lo vide andare nelle case dove c'erano malattia, morte, e dolore. La ragazzina osservava come il missionario si muoveva nel villaggio, anche  se non lo sentì mai parlare in pubblico. Un giorno lei andò in un altro villaggio e seguì altre ragazzine in una scuola missionaria. In questa scuola ascoltò una signora che parlava loro del vangelo, così qualcuno le chiede: ‘sai di chi stiamo parlando?’ ‘Sì, state parlando del missionario che vive nel mio villaggio’ rispose la ragazzina. Lei non aveva mai sentito parlare di Gesù, ma quando l’insegnante descrisse la vita di Gesù Cristo, lei pensò che la signora stesse parlando del missionario.
Quel missionario assomigliava a Gesù, dimostrava di essere discepolo di Gesù!
Se professiamo di essere cristiani, noi a chi somigliamo? Le persone che ti conoscono veramente possono dire di te che assomigli a Gesù? Nell’amore, nell’umiltà, nella generosità, nella dolcezza, nella sincerità, con la passione per il regno di Dio, noi assomigliamo a Gesù?

Il credente dimostra che è saggio e intelligente:
A) Con la buona condotta.
Dalla condotta si vede com’è una persona. La gente è attenta al comportamento degli altri, soprattutto se gli altri dicono di essere credenti!
La Bibbia mette molto l’enfasi sulla condotta e incoraggia la buona condotta. Una persona veramente spirituale, cioè colui che ha la saggezza e l’intelligenza spirituale lo dimostrerà nella vita pratica con una buona condotta!

(1) Buona (kalēs) indica ciò che è moralmente bello, sano, che va bene, nobile, opposto a cattivo (kakós) e a brutto, deforme (aischros).

a) Buona perciò si riferisce a qualcosa che Dio gradisce.
Mosè disse al popolo di Israele: “Farai ciò che è giusto e buono agli occhi del SIGNORE, affinché venga a te del bene ed entri in possesso del buon paese che il SIGNORE giurò ai tuoi padri di darti”. (Deuteronomio 6:18, vedi anche Isaia 1:17; Michea 6:8).
Così anche il  re Asa fece ciò che è buono agli occhi del Signore (2 Cronache 14:1). Che cosa fece Asa? Tolse via gli altari agli dèi pagani e i luoghi di sacrificio, spezzò le statue, abbatté gli idoli e ordinò al popolo di cercare il Signore e di mettere in pratica la sua legge e i suoi comandamenti (vv.3-4).

b) Buona è nel senso morale di buona qualità ha l’implicazione di essere valutato favorevolmente.
Per esempio quando Maria di Betania unge il capo di Gesù con un olio profumato di gran valore, i discepoli si indignarono, perché i soldi spesi per olio si potevano dare ai poveri, ma Gesù loda quella buona azione (Matteo 26:10).


c) Buona indica la condotta che porta gloria a Dio.
In Matteo 5:16 leggiamo: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.
In 1 Pietro 2:11-12 è scritto: “ Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dalle carnali concupiscenze che danno l'assalto contro l'anima,  avendo una buona condotta fra gli stranieri, affinché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà”.
(Vedi anche Giovanni 10:32-33; 1 Timoteo 5:10, 25; 6:18; Tito 2:7,14; 3:8, 14; Ebrei 10:24; 2 Pietro 1:10).

Ma:
(2) La condotta (anastrophēn) non è un’azione isolata.
La parola “condotta” fra i Greci era usata in senso letterale per indicare lo spostamento da un luogo a un altro, voltarsi, tornare indietro, in senso metaforico indicava il comportamento, il vivere in un certo modo, lo stile di  vita.
In questo passo indica lo stile di vita, il modo che hai di vivere, la costanza del tuo comportamento. Per esempio Paolo prima di essere chiamato da Gesù, il suo stile di vita era perseguitare la chiesa, viveva per questo, tutto girava attorno a questo (Galati 1:13-14).
In Efesini 4:20-22 leggiamo: “Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo.  Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente  e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”.
La condotta a cui si riferiva Paolo per gli Efesini, era il loro comportamento pagano, secondo l’uomo vecchio indica la persona non rigenerata (Romani 6:6; Colossesi 3:9), che è in contrasto con il nuovo.
La condotta di prima, del vecchio uomo era una condotta peccaminosa, come confermato dai vv.17-19 dove Paolo dice agli Efesini, di non comportarsi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio perché non lo conoscevano e perché avevano il cuore indurito! (Cfr. 1 Pietro 1:17-18; 1 Timoteo 4:12; 2 Pietro 3:11).
L’essere in Cristo, unito a Cristo significa abbandonare il vecchio stile di vita peccaminoso, ribelle, estraneo alla vita di Dio!
Perciò la condotta si riferisce al modo di vestire, di parlare, di ragionare, relazionare, lavorare, divertire, come fai le vacanze e così via.
Nella condotta non ci deve essere una separazione, tra la vita spirituale e secolare, cioè comportarsi in un certo modo quando si è in chiesa e poi in un altro modo quando si è fuori la chiesa.
Nel tuo modo di essere e di comportarti dovunque ti trovi, con qualsiasi persona ti trovi e qualunque cosa stai facendo, devi dimostrare di essere  veramente spirituale! Di essere saggio e intelligente!    

(3) Devi mostrare con la buona condotta le tue opere.
 “Opere” (erga) indicano attività, azione nel senso di consistenza morale!  (Matteo 23:3; Giovanni 3:20; Apocalisse 2:2;3:1.ecc). Questo indica che la propria spiritualità sarà evidente agli altri dalle proprie azioni morali! Uno che è spirituale lo si vede dalla sua condotta dalle sue azioni se sono morali o immorali!

Inoltre il credente dimostra di essere saggio e intelligente:
B) Con la mansuetudine di saggezza.

(1) Indica il tipo di mansuetudine: la mansuetudine della saggezza (sophía) divina!
“Mansuetudine” non è messa a caso perché l’intero passaggio è un contrasto tra la qualità di mansuetudine associata con la saggezza di Dio e la durezza della sapienza terrena basata sull’ invidia. Coloro che hanno la sapienza divina hanno una mansuetudine che viene da Dio.    

(2) La parola mansuetudine (praǘtēs) ha vari significati.

a) Indica piegarsi verso il basso, dunque sottomissione.          
La parola era usata per descrivere un cavallo che era stato spezzato e addomesticato per sottomettersi alla briglia, a essere cavalcato.
“Mansuetudine” è la stessa parola che troviamo in Giacomo 1:21 dove è scritto di ricevere con dolcezza, senza resistenza la Parola di Dio.  
La mansuetudine è l’opposto dell’ arroganza, della durezza, della presunzione (Matteo 5:5; Efesini 4:2; Colossesi 3:12; 2 Timoteo 2:25; Giacomo 1:21).
Gesù ci dice di seguire il suo esempio di sottomissione: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre” (Matteo 11:29).
La sottomissione principalmente è verso Dio e poi anche verso gli uomini (Efesini 4:2).

Ancora la mansuetudine:
b) Indica la gentilezza, l’umiltà, la mitezza, libero dal fare il male e dal desiderio di vendetta.
Perciò litigiosità, arroganza, tendenza a far valere i propri diritti, desiderio di gloriarsi nei confronti degli altri sono segni di mancanza di mansuetudine e quindi di saggezza divina.

(3) La mansuetudine non è una virtù che nasce e cresce dalla debolezza o dalla rassegnazione, ma è un atteggiamento attivo, un'accettazione intenzionale.
Mosè, Gesù non erano persone debole o rassegnate, eppure erano mansueti, hanno deciso di seguire la strada della non violenza, della pazienza e della condiscendenza! (Numeri 12:3; Matteo 11:29; 21:5; 2 Corinzi 10:1).

(4) La mansuetudine è una caratteristica degli eletti ed è necessaria per l’unità della chiesa e la sua armonia.
Paolo in Colossesi 3:12-13 scrive: “ Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi".
Forse dovremmo imparare dalle capre. Due capre s’incontrarono l'una contro l’altra su una stretta tavola sopra un fiume, la tavola era così stretta che non potevano passare contemporaneamente senza che una di loro cadesse nel fiume, ma cosa fecero le capre, una si abbassò e l’altra passò sopra con un balzo.

(5) La mansuetudine deve essere mostrata a tutti gli uomini.
Parlando dell’esortazione che deve dare Tito ai credenti Paolo dice: “Ricorda loro che siano sottomessi ai magistrati e alle autorità, che siano ubbidienti, pronti a fare ogni opera buona,  che non dicano male di nessuno, che non siano litigiosi, che siano miti, mostrando grande gentilezza verso tutti gli uomini” (Tito 3:1-2).
Anche quando evangelizziamo siamo chiamati a farlo con mansuetudine con gli oppositori o chi ci chiede spiegazioni della speranza che crediamo.
“Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente.  Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità” (2 Timoteo 2:24-25; vedi anche 1 Pietro 3:14-16).

(6) La mansuetudine può passare per debolezza o mancanza di carattere, ma il mansueto è benedetto dal Signore.
Nel Salmo 10:17 leggiamo: “O Signore, tu esaudisci il desiderio degli umili tu fortifichi il cuor loro…”.
In Isaia 29:19 è scritto: “Gli umili avranno abbondanza di gioia nel Signore”.
E ancora in Matteo 5:5 leggiamo: “Beati i mansueti perché erediteranno la terra”.

CONCLUSIONE.
1) Noi in questi versetti vediamo che Giacomo richiama e porta a riflettere il credente presuntuoso e chiacchierone che pensa e dice di essere ciò che non è.
Il credente spirituale lo dimostra nella pratica! Il buon marinaio si vede mentre è in barca, il dottore da come cura i suoi pazienti, il calciatore da come gioca, un attore da come recita e così via.
Così il credente spirituale cioè saggio e intelligente si vede dalla sua condotta e dalla mansuetudine, non solo conosce gli insegnamenti di Dio, ma li applicherà con discernimento nella vita e nelle situazioni diverse.

2) Inoltre la persona spirituale non vive in modo incoerente, in modo dualistico.
Che cosa significa dualismo? È vivere con due principi o stile di vita opposti e inconciliabili, contrastanti.
Il cristiano spirituale non vive separando lo spirituale dal materiale come i credenti di Corinto a cui scrisse Paolo.
Ci sono persone che dicono di essere cristiani che quando sono in chiesa si comportano da spirituali, quando sono fuori dalla chiesa vivo secondo la filosofia di questo mondo o la natura umana, secondo il vecchio uomo e senza mansuetudine.
Non ci sono due mondi paralleli con due stili di vita differenti per il cristiano spirituale. Perciò chi è veramente spirituale lo sarà sempre in tutte le circostanze che vive! Sarà spirituale in chiesa, come al lavoro, come quando farà la spesa e così via!
Preghiamo affinché possiamo vivere in modo spirituale, affinché il nostro stile di vita possa essere completamente spirituale ogni momento esternamente come nel cuore. I cristiani non dovrebbero essere credenti solo di facciata, ma lo stesso fino in fondo al cuore.
C'è qualcosa di molto interessante su una cipolla che vi voglio mostrare oggi. È il fatto che la cipolla è la stessa fino in fondo. Potrei prendere questa cipolla e staccare un paio di strati e sarebbe lo stesso. La cipolla come la tagli tagli  è uguale. Così i credenti devono essere coerenti uguali fuori come dentro!

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