L’avvertimento contro l’autoesaltazione attraverso la lingua.


Giacomo 3:1-2: L’avvertimento contro l’autoesaltazione attraverso la lingua.
A questo punto Giacomo ha concluso la discussione del rapporto dei ricchi e poveri, quindi dell’amore imparziale e delle opere che dimostrano la vera fede. Ora riprende il tema della lingua menzionata in precedenza in 1:19-21.
Dobbiamo ammetterlo niente potrebbe essere più desolante di una comunità divisa a causa dell’abuso verbale, specialmente se è causata dagli insegnanti della comunità. Alcuni studiosi pensano che le divisioni all’interno delle comunità a cui scrisse Giacomo, erano divise a causa degli insegnanti! In questi due versetti Giacomo avverte contro l’autoesaltazione attraverso la lingua.
I versetti 1-2 sono un monito per gli aspiranti insegnanti, ma anche per tutti i cristiani a farci da maestri troppo facilmente nei vari aspetti della vita!


Il primo aspetto che desidero considerare insieme a voi è:
I LA FUNZIONE DEL MAESTRO.
v.1: “Fratelli miei, non siate in molti a far da maestri”.  
È necessario che all’interno delle chiese locali ci siano degli insegnanti della Parola per la crescita dei credenti. Giacomo non vuole scoraggiare chi è chiamato da parte di Dio per compiere questo ministero, ma vuole scoraggiare coloro che non sono chiamati da Dio a farlo!  

Prima di tutto voglio considerare che:
A) Il maestro ha un Modello.
Gesù è il Maestro per eccellenza da imitare. Gesù era un maestro, infatti in tutti e quattro i Vangeli viene chiamato maestro (Matteo 19:16; Marco 4:38; Luca 9:33; Giovanni 1:38;ecc.). Perciò l’esempio di chi insegna non è negli uomini che seguono tecniche umane e psicologiche, ma in Cristo, che era ripieno dello Spirito Santo!
Un insegnante oggi si preoccuperà di essere ripieno di Spirito Santo! Noi dipendiamo dallo Spirito Santo nell’insegnamento! La predicazione di Paolo come quella di Gesù, non consistevano nella propria forza e in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma era Cristocentrica e guidata dallo Spirito Santo! 
1 Corinzi 2:1-5 leggiamo le parole di Paolo: “E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio”.
John Piper a proposito dice: "Senza questa dimostrazione di Spirito e potenza nella nostra predicazione, non verrà acquisito niente di reale valore ".
“Dimostrazione” (apodeixei) indica una prova molto forte, è la prova molto forte era i cuori trasformati dal Vangelo e la formazione della comunità a Corinto, per la potenza dello Spirito Santo! La predicazione di Paolo, come quella di Gesù è stata convincente per la potenza dello Spirito Santo.

Noi vediamo che:
(1) L’ insegnamento di Gesù era Autorevole.
Era potente, influente. Era certamente un insegnante straordinario infatti il Suo insegnamento è ricordato  ancora oggi ed ha cambiato milioni e milioni di persone! In Matteo 7:28-29 è scritto: “Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, la folla si stupiva del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi" (Marco 1:21-22; Luca 4:32).
Quando il Signore ha finito di predicare, le persone erano stupite del suo insegnamento. “Si stupiva” (exeplēssonto) è essere colpiti, essere così stupito da esserne travolto! Indica rimanere scioccati! Stupefatti! Sbalorditi! Non avevano mai sentito parole così penetranti e profonde!  
Quell’uomo, Gesù, pensavano, non si era diplomato in una scuola rabbinica, non ha conseguito un master in una scuola teologica a Gerusalemme! Eppure i suoi sermoni, il suo insegnamento aveva autorità e non era come i loro scribi!          
        
(2) L’ insegnamento di Gesù era Attivo.
A differenza dei rabbini, che insegnano in un posto fisso (Luca 5:17; Atti 5:34), Gesù insegnava in posti diversi, questo indica che il suo ministero era dinamico. Quando le folle lo trattenevano perché non si allontanasse da loro, Gesù disse loro: “ Anche alle altre città bisogna che io annunzi la buona notizia del regno di Dio; poiché per questo sono stato mandato” (Luca 4:43). 
Gesù insegnava nel tempio (Matteo 21:23; 26:55; Giovanni 7:14; 8:2, 20); nelle città e nei villaggi (Matteo 9:35; 11:1; Marco 6:6; Luca 13:22); nelle sinagoghe (Matteo 4:23; 9.35; 13:54; Marco 1:21; 6:2; Luca 4:15-16,31-33; 6:6; 13:10); nelle case (Marco 2:1-2); mentre viaggiava lungo la strada (Marco 10:32-3), anche da una barca ancorata (Marco  4:1; Luca 5:3).
Quindi Gesù era un insegnante che insegnava dappertutto adattandosi ovunque, mentre i rabbini insegnavano esclusivamente solo ai loro discepoli!  

Quindi:
B) Il maestro è un Ministro della Parola di Dio.
La parola “maestro” (didaskaloi) indica un insegnante.

Ora riguardo l’essere insegnanti dobbiamo dire che:
(1) Essere insegnanti è una Chiamata di Dio.
Una chiamata, un dono che viene da parte di Dio. In Romani 12:6-7 leggiamo: “Avendo pertanto doni differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo conformemente alla fede; se di ministero, attendiamo al ministero; se d'insegnamento, all'insegnare " (cfr. 2 Timoteo 1:11). 
Quindi nella chiesa insegnavano coloro che erano chiamati da Dio a farlo! Non tutti i credenti sono chiamati a predicare o insegnare la Bibbia! Insegnare non è qualcosa che uno decide di fare, ma è la consapevolezza della chiamata di Dio!
Perciò devono predicare coloro che hanno il dono e la chiamata da parte di Dio!Non lo possono fare tutti! Ecco perché Giacomo dice: “Non siate in molti a far da maestri”.        

Come si fa a sapere la chiamata all’ insegnamento?
In primo luogo:
(a) C’è un’Aspirazione.
Chi ha la chiamata a insegnare ha un desiderio ardente di farlo. Chi ha una chiamata genuina all’insegnamento, sperimenterà ciò che Geremia ha sperimentato, anche se a volte desiderava non predicare lui diceva Geremia 20:9: “Se dico: ‘Io non lo menzionerò più, non parlerò più nel suo nome’, c'è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzo di contenerlo, ma non posso’”.
Quindi chi ha questa chiamata avrà un desiderio irresistibile, irrefrenabile e impetuoso nel farlo. Chi è chiamato a insegnare o a predicare è colui che non può fare nient’altro!! Martin Lloyd Jones scriveva: "A mio avviso, l’unico uomo chiamato a predicare è colui che non può fare nient’altro, nel senso che nulla può dargli la stessa soddisfazione! Questa chiamata a predicare è così presente in lui ed esercita una pressione tale da spingerlo ad affermare: 'Non posso fare nient’altro, io devo predicare'". 
Pertanto una persona dovrebbe impegnare la sua vita a insegnare solo se non può evitare di insegnare, in altre parole se non è chiamato a insegnare non lo deve fare, ma se è chiamato è responsabile di insegnare, lo deve fare assolutamente, se non vuol essere disubbidiente!

In secondo luogo:
(b) C’è un’Attitudine.
Chi è chiamato da parte di Dio ha la capacità di insegnare. Chi è chiamato a predicare o a insegnare deve dimostrare che è in grado d’insegnare, di comunicare la verità in modo chiaro, avere una certa capacità di esprimersi che dovrà coltivare e sviluppare.La capacità d’insegnare si vede se la chiesa è edificata o se ci sono dei frutti.

In terzo luogo:
(c) C’è un’Approvazione.
Colui che aspira all’insegnamento deve essere sottoposto a un giudizio esterno riguardo la sua capacità di insegnare e questa avviene all’interno della chiesa!La validità del dono e della chiamata a insegnare deve essere vagliata dagli altri, possibilmente da credenti maturi e non dal proprio discernimento, perché noi ci possiamo ingannare, siamo miseri giudici! È importante la valutazione della chiesa, perché nel valutare noi stessi noi ci possiamo sopravvalutare o sottovalutare (Romani 12:3). Una valutazione sbagliata dei nostri doni ci porterebbe ad assumere una responsabilità alla quale Dio non ci ha chiamati a danno della chiesa!!   
          
(2) Essere insegnanti è Comunicare la Parola di Dio.
Il maestro era un insegnante che istruiva la chiesa con la Parola di Dio. I maestri Ebrei insegnavano prima l’Antico Testamento e poi con la nascita della chiesa, gli insegnanti cristiani cominciarono a insegnare anche gli atti e le parole di Gesù all’interno della chiesa e quindi tutto il consiglio di Dio (Atti 20:26-27).
Noi vediamo che gli insegnanti erano presenti nelle chiese locali. In Atti 13:1 è scritto: “Nella chiesa che era ad Antiochia c'erano profeti e dottori (didaskaloi): Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d'infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo” (Cfr. 1 Corinzi 12:28).
Il maestro (l’insegnante) crede che la Bibbia è la Parola di Dio (2 Timoteo 3:16; 2 Pietro 1:19-21). Il maestro sa che le parole di Gesù sono spirito e vita (Giovanni 6:63), forte di questa convinzione, predicherà senza risparmiarsi. 
La predicazione può portare frutto, quindi essere efficace, solo laddove la Bibbia è ritenuta come Parola di Dio, dove viene predicata con franchezza e fedeltà nella pienezza dello Spirito Santo, come vediamo nel Nuovo Testamento! La predicazione piena e potente era una realtà nella chiesa primitiva!
Pietro pieno di Spirito Santo, ha predicato liberamente (parrhēsias) con franchezza e compunti nel cuore, si convertirono tremila persone! (Atti 2:29-41; 4:29,31,ecc.). Paolo esorta Timoteo a sforzarsi (spoudason, indica zelo, impegno) a predicare la Parola di Dio rettamente per essere approvato da Dio e non per un’autoesaltazione! 
2 Timoteo 2:15: “Sfòrzati di presentarti davanti a Dio come un uomo fidato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che dispensi rettamente la parola della verità". “Dispensare rettamente”( orthotomounta- presente attivo participio) significa tagliare seguendo una via diritta (Presente 3:6; 11:5) e il verbo indica di farlo sempre!
Nella letteratura greca, questo termine veniva utilizzato per l’agricoltore che tracciava dei solchi diritti, per il tagliatore o il fabbricatore di tende che tagliava precisamente la sua tela, per il muratore che squadrava grandi blocchi di pietra in modo da incastrarli perfettamente in un muro. In tutti questi casi, l’idea comune è quella della precisione, tirare dritto. 
Il predicatore predicherà la Bibbia in modo fedele e preciso, senza essere superficiale e senza allontanarsi dal testo! Non possiamo predicare quello che gli altri vogliono sentirsi dire, la predicazione non deve essere fatta per piacere agli uomini, il predicatore non deve predicare per soddisfare le opinioni o i desideri dell’uditorio secondo la moda filosofica del momento, ma predicherà fedelmente e rettamente la Parola di DIO anche a  costo di essere impopolare e criticato di fanatismo.  
Come dice Paolo se cercassi di piacere agli uomini non sarei servo di Dio (Galati 1:10). L’insegnante ricerca l’approvazione di Dio, di Colui che lo ha chiamato! Siamo approvati da Dio, se quando predichiamo rettamente la Sua Parola!         
Perciò non incoraggiate a predicare coloro che non hanno queste caratteristiche!

II L’ESORTAZIONE A NON FARSI DA MAESTRO.
v.1: “Fratelli miei, non siate in molti a far da maestri” 

Vediamo che c’era una:
A) Molteplicità di insegnanti.
Esistevano diversi tipi di insegnanti nel periodo della chiesa primitiva.

Troviamo:
(1) Gli Infedeli.
Ci sono stati insegnanti che hanno cercato di trasformare il cristianesimo in un altro tipo di giudaismo e hanno cercato di introdurre la circoncisione e il legalismo per essere salvati. Questi erano i falsi insegnanti partiti da Gerusalemme che minacciavano con i loro falsi insegnamenti le chiese appena nate e gli apostoli con gli anziani della chiesa di Gerusalemme scrissero una lettera per incoraggiarli e tra le altre cose scrissero: “Abbiamo saputo che alcuni fra noi, partiti senza nessun mandato da parte nostra, vi hanno turbato con i loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre”  (Atti 15:24).

Poi troviamo:
(2) Gli Ipocriti.
Ci sono stati insegnanti che hanno vissuto la loro fede in modo incoerente disonorando Dio e facendo bestemmiare il nome di Dio questo leggiamo in Romani 2:17-24: “Ora, se tu ti chiami Giudeo, ti riposi sulla legge, ti vanti in Dio, conosci la sua volontà, e sai distinguere ciò che è meglio, essendo istruito dalla legge,  e ti persuadi di essere guida dei ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre,  educatore degli insensati, maestro dei fanciulli, perché hai nella legge la formula della conoscenza e della verità; come mai dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi: ‘Non rubare!’ rubi? Tu che dici: ‘Non commettere adulterio!’ commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne spogli i templi? Tu che ti vanti della legge, disonori Dio trasgredendo la legge?  Infatti, com'è scritto: ‘ Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri’” (Cfr. Isaia 52:5; Ezechiele 36:17-23).
Un marito e moglie stavano discutendo la possibilità di fare un viaggio in Terra Santa. Il marito disse: ‘Non sarebbe fantastico andare in Terra Santa e leggere in piedi i dieci comandamenti sul Monte Sinai?’ La moglie rispose: ‘Sarebbe meglio rimanere a casa e rispettarle’.
La vocazione specifica del popolo di Dio, quindi di ogni credente è di santificare il nome di Dio con l’ubbidienza, con una vita coerente e così promuovere la glorificazione del suo nome santo nome, ma in realtà il popolo di Israele  era diventato la causa stessa del disonore di Dio!
Quando un credente pecca la sua testimonianza è rovinata e il nome del Signore macchiato, perché si da ai non credenti occasione di farsi beffe di Dio e della sua parola! I non credenti giudicano la potenza di Dio in quello che vedono nel suo popolo!

Infine troviamo:
(3) Gli Ignoranti.
Ci sono stati insegnanti che non sapevano quello che dicevano e né quello che affermavano con certezza. Paolo a Timoteo dice: “Alcuni hanno deviato da queste cose e si sono abbandonati a discorsi senza senso. Vogliono essere dottori della legge ma in realtà non sanno né quello che dicono né quello che affermano con certezza" (1 Timoteo 1:6-7).
“Alcuni hanno deviato” (astochēsantes - aoristo attivo participio) indica mancare il bersaglio, sbagliare, fallire, ma non significa semplicemente non raggiungere una meta desiderata, quanto di trascurarne una meta che avrebbero dovuto desiderare ardentemente. Quindi questi insegnanti non hanno puntato verso la sana dottrina, ma si sono rivolti a un vano parlare.
“Abbandonati”(exetrapēsan – aoristo passivo indicativo) in realtà è meglio la traduzione della Diodati che dice: “rivolti” che significa allontanarsi, indica un cambiamento di direzione, deviare, andare fuori strada e perdersi. Questi insegnanti sono come quei viaggiatori che non arriveranno mai alla loro destinazione!!
Si sono rivolti “a discorsi senza senso”, ad un vano parlare (mataiologian) vale a dire chiacchiere inutili, futili, di nessun valore spirituale! Questi volevano(thelontes presente attivo participio) cioè avevano lo scopo di essere dottori della legge (nomodidaskaloi), ma non intendevano (noountes- presente attivo participio, si riferisce all'atto di comprendere qualcosa, dopo un'attenta riflessione e considerazione) quello che dicevano e ne quello che danno per certo(diabebaiountai presente medio indicativo,indica: asserire, dogmatizzare, affermare con certezza).             

Ma di che tipo d’insegnante sta parlando Giacomo? Perché molti aspiravano a insegnare?    
Giacomo sta parlando di quelle persone che vogliono essere insegnanti con: 
B) Motivazioni sbagliate.
La motivazione sbagliata era per la posizione che implicava questo ministero.“Maestri” (didaskaloi) indicava un titolo di dignità e rispetto, equivalente alla parola Rabbì (Giovanni 1:38) con il significato di “mio grande”. Essere un insegnante significava occupare una posizione di prestigio e autorevolezza all'interno della comunità cristiana nella chiesa primitiva come era per il maestro giudaico prima.
Dovunque si recava il maestro ebreo veniva trattato con il massimo rispetto. Addirittura per le persone era un dovere onorare i rabbini al di sopra dei genitori perché i genitori li hanno portato alla vita in questo mondo, ma il suo insegnante lo ha portato alla vita nel mondo a venire.
Se il proprio rabbino e il padre e la madre erano catturati da un nemico, il dovere richiesto era che il rabbino doveva essere liberato prima e si doveva provvedere, a tutti i suoi bisogni. 
Ora una posizione del genere era desiderata da molti per motivi sbagliati per l’orgoglio e l’ambizione o interessi personali, per auto-esaltarsi! Perciò in questo passo, Giacomo avverte le persone che desiderano mettersi in avanti come insegnanti a causa di status e di altri premi, per la posizione per sentirsi importante!
Giacomo si rivolge a coloro che, voleva diventare insegnanti con motivazioni egoistiche e ambizioni personali. Con questo in mente Giacomo ammonisce coloro che, volevano diventare insegnanti con motivazioni sbagliate. 
Gesù ha condannato questo atteggiamento, l’atteggiamento dei farisei. In Matteo 23:5-8 è scritto: “Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; infatti allargano le loro filatterie e allungano le frange dei mantelli; amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe, i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: ‘Rabbì!’ Ma voi non vi fate chiamare ‘Rabbì’; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli”.
Ancora oggi vi sono uomini che aspirano a un ministero d’insegnamento mossi dalla brama di autorità e di essere al centro dell’attenzione, proprio come gli scribi e i farisei! Queste persone considerano il pulpito come un mettersi in mostra per essere oggetto di ammirazione altrui! Ma la chiamata e l’attività all’insegnamento non deve essere motivata da interessi personali!                   
Le motivazioni e gli obbiettivi giusti della predicazione o dell’insegnamento primariamente è per la gloria di Dio come sottolinea Paolo in Romani 11:36: “ Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen”. Dio è interessato alla sua gloria e così dovrebbe fare anche il predicatore (Isaia 48:9-11).  
Lo scopo del predicatore è di innalzare il nome di Dio e non il proprio nome! Lo scopo della predicazione è la gloria di Dio! Secondariamente è di preparare i credenti per il servizio e per la loro edificazione intellettuale, spirituale e caratteriale, possano sviluppare il carattere di Cristo e quindi essere stabili nella fede come leggiamo in Efesini 4:11-15.

III LA RAGIONE A NON FARSI DA MAESTRI.
La prima ragione è:
A) Per il Peso che comporta.
Molti vogliono il pulpito senza rendersi conto della responsabilità che comporta.La predicazione è qualcosa di molto serio e non va fatta con leggerezza!

In primo luogo:
(1) C’è il peso verso Dio.
Si racconta che il riformatore scozzese John Knox sentiva così tanto il peso di predicare fedelmente la Parola di Dio che poco prima di predicare il  suo primo sermone, piangeva senza ritegno e ha dovuto essere accompagnato sul pulpito fino a che non riuscì a predicare. La predicazione è una cosa seria! L’apostolo Pietro dice: “Se uno parla, lo faccia come si annunziano gli oracoli di Dio; se uno compie un servizio, lo faccia come si compie un servizio mediante la forza che Dio fornisce, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen”. (1 Pietro 4:11).
Innanzitutto vediamo che ognuno ha doni diversi: doni di parola e doni di servizio pratico, ma entrambi devono servire per glorificare Dio. La seconda cosa importante è: quelli che hanno doni di parola, tra cui gli insegnanti devono capire che loro stanno facendo una cosa importante: annunciare gli oracoli di Dio, il messaggio di Dio e perciò non devono predicare il loro punto di vista, ma fedelmente, seriamente e rispettosamente la Parola di Dio! (1 Corinzi 4:1-2).

In secondo luogo
(2) C’è il peso verso gli uomini.
Noi tramite la predicazione possiamo incoraggiare gli altri a seguire e servire Dio, portarli alla maturità in Cristo perché questo è lo scopo di Dio! Un insegnante predicando la Parola di Dio: insegna, riprende, corregge ed educa ala giustizia, affinché i credenti possano essere completi e ben preparati (2 Timoteo 3:16).      
L’insegnamento deve essere fatto con la massima precisione e attenzione, perché se si da un insegnamento sbagliato, di conseguenza si può portare fuori strada dalla verità chi ci ascolta come facevano i Farisei o certi profeti sotto l’Antico Patto!! (Cfr. Matteo 23:13; Geremia 23:13; Michea 3:5-7; Ezechiele 13).    
     
In terzo luogo:
(3) Il peso verso se stesso.

È importante che il predicatore o insegnante deve:
(a) Conoscere la verità. 
Se una persona non ha una conoscenza approfondita della Parola di Dio, egli non sarà in grado di insegnarla agli altri (2 Timoteo 2:15; 1 Timoteo 1:3-11). Predicare e insegnare la Parola di Dio è una grande responsabilità, per questo motivo è importante studiare bene, ma molti predicatori sono troppo pigri per studiare! Lo studio costa tempo e fatica, è un duro lavoro.
I predicatori sono sotto un obbligo speciale: quello di accertarsi che ciò che diranno sia vero e accurato!

Il predicatore deve:
(b) Vivere la verità. 
Ascoltare e praticare dice Giacomo 1:22. La consacrazione deve caratterizzare tutti i credenti, ma in modo particolare i leader. Prima di predicare agli altri dovremmo applicare a noi con forza ciò che predicheremo, sperimentarne la potenza! Se non lo facciamo saremo aridi, ma anche il ministero sarà inefficace.

Il predicatore deve:
(c) Insegnare la verità.
Il compito principale di chi insegna è quello di imparare in modo accurato e trasmetterlo esattamente così come è! Questa sembrerebbe evidente, ma è purtroppo oggi manca perché a volte s’insegnano le tradizioni, che annullano la parola di Dio come facevano i Farisei (Matteo 15:8-9).                  

Il predicatore deve:
(d) Pregare.
Il predicatore prega perché riconosce la propria dipendenza da Gesù e senza di Lui riconosce che non po’ portare frutto! (Giovanni 15:1-12). Se leggessimo le biografie e le autobiografie dei più grandi predicatori del passato, ci accorgeremmo che erano grandi uomini di preghiera, che dedicavano gran parte del loro tempo alla preghiera! La preghiera aiuta a preparare i sermoni perché fornirà molti spunti e ci aiuterà a capire il testo.
Charles Spurgeon disse: "Spesso stando in attesa orante davanti a Dio,contempleremo le tenebre mutarsi in luce. Perseverando nel chiedere che ci siano svelati gli oracoli, vedremo rimuoversi il velo e otterremo la grazia di scrutare le profondità di Dio".
La preghiera ci aiuterà in modo speciale nell’esposizione del sermone. Ci aiuterà a comunicare con passione, persuasione e potenza la parola di Dio e intercedendo per l’uditorio, per la potenza dello Spirito Santo, si possono sciogliere anche i cuori più duri e di ghiaccio! 
Sempre Charles Spurgeon disse:”Il ministro del Vangelo che non prega intensamente per il proprio lavoro, sicuramente è una persona orgogliosa e presuntuosa. Egli agisce come se fosse in grado di fare tutto da solo, senza alcun bisogno di ricorrere a Dio ”.

Perché non dobbiamo farci da maestri se non siamo chiamati?
B) Per la Pena più severa che comporta. 
v.2: “ sapendo che ne subiremo un più severo giudizio”. 
“Sapendo” (eidotes- perfetto attivo participio) indica qualcosa di già nota! Gli insegnanti si espongono a un maggior rischio di giudizio di Dio! Essere insegnanti significa essere giudicati con maggiore rigore.
Gesù aveva detto che da ogni parola oziosa, inutile gli uomini saranno giudicati (Matteo 12:36-37). Ma gli insegnanti lo saranno ancora più severamente perché maggiore è la responsabilità maggiore sarà il giudizio! Come il principio detto da Gesù in Luca 12:48: “A chi molto è stato dato,molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà Dio ha affidato agli insegnanti un grande dono e ha affidato loro il deposito della fede”.
Paolo esorta Timoteo a custodire il buon deposito: “Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Timoteo 1:14). “Custodire” (phulaxon aoristo attivo imperativo) significa proteggere prendendo le misure accurate! “Il deposito” (parathēkēn) è il patrimonio spirituale della sana dottrina (1 Timoteo 6:20), le sane parole che Timoteo aveva sentito da Paolo (2 Timoteo 1:13). 
Dio si aspetta un’ attenta gestione di questo dono! Paolo riflette proprio questo senso di responsabilità, egli ha sottolineato che era stato fedele al suo compito come un araldo del Vangelo avendo proclamato tutto il consiglio di Dio, perciò si sente a posto (Atti 20:25-27). 
L’opera di Paolo è stata completa e fedele, ha predicato tutto il consiglio di Dio, perciò se qualcuno non lo ha ascoltato e sarà giudicato, la colpa non è di Paolo, ma di quella persona che non ha ubbidito a ciò che predicava Paolo! È un onore insegnare nella chiesa la Parola di Dio, ma è anche una grande responsabilità, e lo dobbiamo fare seriamente e fedelmente! 

Perché non dobbiamo farci da maestri se non siamo chiamati?
C) Per il Parlare a volte peccaminoso o fuorviante.
Lo strumento principale di un insegnante per il suo ministero è la parola o la lingua.Con il loro uso costante della lingua significa che possono peccare molto facilmente e condurre altri fuori strada nello stesso momento. 
Al v. 2 leggiamo: “poiché manchiamo tutti in molte cose. Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto”.
Giacomo continua l'avvertimento agli insegnanti, ma implica anche un avvertimento generale per tutti i credenti, il “tutti” si riferisce a tutti i credenti e non solo ai maestri. I verbi “manchiamo” (ptaiomen- presente indicativo attivo) “non sbaglia”( (ptaiei- presente attivo indicativo) è letteralmente  inciampare o fare un passo falso. Talvolta è usato in modo figurativo nel Nuovo Testamento per significare il fallimento spirituale o cadere in peccato (Romani 11:11; 2 Pietro 1:10) e può essere reso in questo contesto come fare uno scivolone.
Il verbo è al presente, che può indicare che l'azione è ripetitiva. Invece “molte” (polla),  indica  varietà, tutti i tipi di modi, o molti aspetti, quindi facciamo una varietà di peccati. Quindi manchiamo tutti indica che siamo tutti peccatori! (Giobbe 4:17-19; Proverbi 20:9; Romani 3:9-14; 1 Giovanni 1:8), peccatori che sbagliamo anche nel parlare!

CONCLUSIONE.
Non dobbiamo essere frettolosi nel farci da maestri. In riferimento principalmente è per chi “vuole” il pulpito! 

Primariamente per coloro che assumono un ruolo di insegnamento o che vogliono assumere questo ministero dovrebbero porsi le seguenti domande come un modo di valutare la loro idoneità ad insegnare: 
• Sto insegnando o voglio insegnare con un’ atteggiamento di servizio? 
• Sto insegnando o voglio insegnare per far avanzare il mio status o la posizione della chiesa? 
• Sto insegnando o voglio insegnare consapevole del grande responsabilità che comporta davanti a Dio e la chiesa? 

Secondariamente possiamo fare l’applicazione anche per tutti.
1) Non dobbiamo servire il Signore per vanagloria (Filippesi 2:3-5).
Il tuo dono di servizio o di parola lo devi fare per la gloria di Dio e per l’edificazione della chiesa, per servire la chiesa.

2) Non dobbiamo farci nemmeno da maestri con gli altri nel senso di essere di essere presuntuosi, pensando di avere sempre ragione, innalzandoci sugli altri, criticandoli indicandogli come dovrebbero vivere perché non fanno come facciamo noi e così via.Non sto dicendo che non dovremmo esortarci e incoraggiarci a fare le opere del Signore, ma di non avere quell’ atteggiamento di mettersi al di sopra degli altri. L’umiltà è il modo per non farsi da maestro in questo senso.             

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