Come essere liberi dall’ansia.

Filippesi 4:6-7: Come essere liberi dall’ansia.

“Come chiunque, vorrei vivere a lungo. La longevità ha il suo posto. Ma io non sono preoccupato per questo adesso. Voglio solo fare la volontà di Dio. E Lui mi ha permesso di andare fino alla montagna. Ho guardato oltre, e ho visto la terra promessa. È possibile che non ci si arriva con voi, ma … sono felice stasera. Io non sono preoccupato di nulla. Non ho paura di nessun uomo”.     
Martin Luther King, Jr. da un discorso tenuto la notte prima di essere ucciso.

Martin Luther King aveva motivo di avere paura, di essere ansioso, ma non lo era perché guardava a Dio! 

Paolo precedentemente questi versetti, aveva detto di rallegrarsi sempre nel Signore, di essere mansueti e poi dice che il Signore è vicino (vv.4-5). 

Il Signore è vicino può essere inteso sia in termini di spazio, quindi di vicinanza fisica (Salmo 34:18; 145:18) e sia in termini temporali, cioè che sta per ritornare (Sofonia 1:7,14; Filippesi 3:20; Giacomo 5:8). 

Comunque sia, sapendo che il Signore è vicino, dice Paolo, non dobbiamo essere ansiosi! 

Nei vv.6-7 vediamo come essere liberi dall’ansia, come vincere l’ansia.

Paolo ci dà:

I IL COMANDAMENTO: NON DOVETE ESSERE ANSIOSI! 
Il v.6 ci dice: "Non angustiatevi di nulla!
Sentimenti di ansia sono tra le emozioni più comuni vissuti dagli esseri umani e molti sono quelli che prendono ansiolitici. 

Tutti sappiamo come sia difficile non preoccuparsi di nulla.

Prima di ogni cosa vediamo:
A) La Caratteristica dell’ansia.
In Filippesi 2:20 questa parola greca per “angustiatevi” (merimnate) è tradotta nella Nuova Riveduta “abbia a cuore”, ed è usata in senso positivo per descrivere la vera preoccupazione di Timoteo per il benessere dei Filippesi (cfr. 1 Corinzi 7:32-34; 2 Corinzi 11:28; 12:25). 

Ci sono delle sane preoccupazioni, nel senso di essere attenti e vigili riguardo l’educazione dei figli, per l’opera del Signore, di curare i rapporti interpersonali, di pianificare (in preghiera) ecc. 

Paolo non vuole incoraggiare la pigrizia, l’apatia, l’indifferenza e così via, l’apostolo si riferisce all’ansia in senso negativo.

“Non angustiatevi di nulla” (Merimnate -Presente attivo imperativo- Mēden) non si riferisce a una semplice preoccupazione, ma un’ansia eccessiva, a preoccupazione molesta, che c’infastidisce.

L'ansia è un sentimento interiore di apprensione, inquietudine, terrore, preoccupazione, e, oppure di terrore che è accompagnato da una eccitazione fisica intensa. 

Nei momenti di ansia, il corpo sembra essere in allerta, pronto a fuggire, o a combattere. 
Nei casi più gravi il cuore batte più forte, la pressione sanguigna sale, i muscoli s’irrigidiscono, la respirazione è disturbata sia come iperventilazione, cioè, la respirazione troppo veloce, o come una tendenza a trattenere il respiro. 
L’ansia varia nella sua intensità, durata, e influenza.        
      
In secondo luogo cerchiamo di capire:
B) Le Cause dell’ansia.
Le cause dell’ansia possono essere tante ne elenco alcune. 
L’ansia nasce dall’apprensione, o dalla paura per un possibile pericolo, o dall’incertezza soprattutto riguardo il futuro per i bisogni primari: come il vestire, mangiare, ecc. (Matteo 6:25,27, 28, 31, 34).

L’ansia può nascere da una situazione sfavorevole, o anche per l’instabilità, non avere la situazione sotto il nostro controllo (Salmo 13:2; Atti 27:29). 

Si può essere ansiosi per la criminalità, la guerra, l'instabilità politica, instabilità lavorativa, brutto tempo, malattia inspiegabile e inaspettata, o per una visita dal medico, o per un esame clinico, non sappiamo cosa verrà fuori. 

Si può essere ansiosi per l’incertezza, per esempio quando ci muoviamo verso una nuova situazione: prendere un nuovo lavoro, o per i tagli dell’azienda, o per un esame di scuola, o per un concorso, o fare un discorso davanti a tante persone e avere paura di sbagliare.

L’ansia nasce quando l'individuo non ha la situazione sotto controllo, ha paura ed è incerto su cosa gli accadrà, e in gran parte impotente a prevenire, o ridurre la minaccia. 
L’ansia può nascere quando c’è una separazione da una persona che si ama ed è significativa: per morte, per divorzio, fidanzamento, trasferimento, in questi casi il vuoto lasciato dalla persona che era un punto di riferimento può causare l’ansia. 

Possiamo essere ansiosi per i nostri cari che gli accada qualcosa di brutto! 

L'ansia, quindi può nascere da un pericolo specifico e reale, oppure da un pericolo immaginario, o sconosciuto. 

A questo si aggiunge l’impazienza, che spesso accompagna l’ansia! Vogliamo avere e vogliamo avere subito per stare bene! 
Non vogliamo aspettare!      

L'imperativo presente “non angustiatevi” (merimnate) presuppone che i Filippesi erano in uno stato ansioso, e sono ora invitati a smettere di essere ansiosi, è un ordine! 

L’imperativo presente indica il divieto a non essere ansiosi, indica che i lettori devono smettere quello che stanno facendo abitualmente, cioè di essere ansiosi!    

Quali erano i motivi dell’ansia dei Filippesi? 
I Filippesi potevano avere molti problemi e preoccupazioni, ma in questa lettera, vediamo che erano perseguitati (Filippesi 1:27-30), quindi le conseguenze potevano essere: sofferenza fisica, la perdita delle loro case, del lavoro e quindi di tutte le conseguenze che questo comporta.

Un’altra possibile causa era il fatto, che la chiesa non era unita (Filippesi 1:27; 2:1-4; 4:2), il conflitto può causare ansia, vi erano falsi maestri (Filippesi 3:2-4,18-19), quindi questa pressione poteva causare ansia.

Forse erano anche preoccupati per l'apostolo Paolo che era in prigione (Filippesi 1:12), e quindi veniva a mancare un punto di riferimento importante per loro.

Oppure erano in ansia per la malattia di Epafrodito, un membro della loro chiesa che era andato ad aiutare Paolo che era in prigione a Roma (Filippesi 2:26). 

Ora “angustiatevi” indica una mancanza di fiducia in Dio nella cura amorevole di Dio e nella Sua potenza sovrana, e come disse Oswald Chambers è una specie di “inconscia bestemmia”.  

L’ansia è un male, un peccato perché è una forma sottile di sfiducia in Dio, sfiducia che Dio non farà la cosa migliore, che provvederà per i nostri bisogni, o peggio ancora che dubitiamo del fatto che il Re Sovrano controlla ogni cosa. 

L’ansia può essere anche la presunzione dell’uomo che vuole creare da sé il proprio destino e disporre il proprio futuro, come se tutto dipendesse da lui e non da Dio (Matteo 6:25; Giacomo 4:13-16).

“Non di nulla” (Mēden) è enfatico, e serve a sottolineare che non dobbiamo assolutamente essere ansiosi, esclude tutte le eccezioni. 

Paolo sa che i pensieri ansiosi si moltiplicano nei momenti di difficoltà, ma egli esorta la chiesa a bloccare la loro ossessione, la loro preoccupazione eccessiva. 
Il suo divieto è un divieto completo, senza eccezioni: nulla, assolutamente nulla, perché sa che Dio è più grande di tutti i loro problemi e in controllo su tutto e si prende cura dei suoi figli.

Ora l'apostolo Paolo non dice questo perché si fa grande come quello che sta bene ed esorta gli altri a non essere assolutamente ansiosi per i problemi, anche Paolo si trova in una situazione precaria: è carcerato (Filippesi 1:13). 

Paolo sa benissimo che cos’è la persecuzione, cosa sono i problemi, che cos’è la fame, il pericolo, la precarietà, in pericolo di vita perché la vissuta e la stava vivendo sulla propria pelle (cfr. 1 Corinzi 4:12-12; 2 Corinzi 6:3-10; 11:23-33). 

Paolo dunque sapeva bene cosa significasse avere problemi seri, e poteva scrivere con una certa sensibilità sull'argomento. 

C) Conseguenze dell’ansia.
“L'ansia è il veleno della vita umana” ha detto Hugh Blair. 

L’ansia non è solo un peccato, ma è anche controproducente per la nostra vita stessa. 

L'ansia è inutile, frustrante, debilitante. 
Quante persone sono emotivamente disturbate a causa dell’ansia! 

In effetti, molte malattie possono essere ricondotte a tensioni nervose e disturbi emotivi dovuti all’ansia.

Alcune reazioni psicologiche negative sono: irritabilità e impazienza, soffocamento della creatività e dell'originalità, difficoltà di concentrazione, dimenticare le cose, non avere quella piena capacità nel fare le cose, panico. 

In casi estremi, l'ansia può immobilizzare una persona tanto da non essere più autonoma come un normale adulto.

Riguardo le reazioni fisiche l’ansia può causare tremori, debolezza, incapacità di rilassarsi, o dormire. 

L’ansia può causare paralisi, tachicardia, o forti mal di testa, può causare ulcere, eruzioni cutanee, mal di schiena, e una varietà di altri problemi fisici. 

Qual è allora l'alternativa a non avere ansia? Come si fa ad avere pace? Consideriamo ora:
II LA CHIAVE PER NON ESSERE ANSIOSI.
La cura e la risposta per l’ansia è la preghiera! 
Un illustre psichiatra una volta disse al British Medical Association: "Riguardo una persona che ha avuto sofferenze della mente, vorrei affermare che per contrastare i disturbi del sonno, la depressione e tutti gli altri disturbi della mente, senza dubbio, per la buona salute mentale, metterei al primo posto la semplice abitudine della preghiera!”

Nel v.6 leggiamo: "Ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti".
Paolo utilizza tre diverse parole greche per la preghiera qui, e con piccole sfumature tra una parola e l'altra, ma l'effetto principale dell'uso di tutti e tre è quella di sottolineare l'importanza nella vita cristiana di pregare costantemente e con fiducia, con ringraziamento. 
Ma in primo luogo Paolo ci dice:
A) La Circostanza: in ogni cosa dobbiamo pregare.
Il v.6 dice: "Ma in ogni cosa".
Ogni giorno è una pagina diversa della nostra vita, con varie situazioni, circostanze con diverse preoccupazioni: lavoro, familiari, di chiesa, di salute, e così via. 

Al posto di essere ansiosi, in ogni circostanza dovremmo pregare! 

“Ogni cosa” (en panti) è onnicomprensivo, cioè comprende tutto: in tutti i dettagli e in tutte le circostanze della vita, sempre, siamo chiamati a pregare Dio.

Quindi, il modo per non essere ansiosi per la qualsiasi cosa è: pregare in ogni circostanza. 

In situazioni in cui gli altri si agitano e si preoccupano, i credenti presentano il loro caso a Dio in preghiera e non saranno ansiosi.
   
Quindi vediamo:
B) La Comunicazione a Dio in preghiera.
Nel v.6 leggiamo ancora: "Fate conoscere le vostre richieste a Dio". 
Il senso della frase è di lasciare che le nostre richieste siano rese note a Dio, di portare le richieste alla presenza di Dio (ta aitēmata humōn gnōrizesthō pros to theon). 

Questa frase indica che le preghiere sono fatte da coloro che, essendo in un rapporto personale stretto con Dio, si rivolgono a lui (“Pros”,  implica comunione così come anche la direzione a cui è rivolta la preghiera). 
Paolo ci esorta a far conoscere sempre le nostre necessità, problemi e desideri a Dio, come indicato dal verbo “fate conoscere” (gnorizestho- presente passivo imperativo).

Ma forse vuole dire che Dio non sappia di cosa abbiamo di bisogno? Dio non ha certo bisogno di essere informato circa i nostri bisogni (Matteo 6:32), ma la preghiera è un’espressione di fiducia, di umiltà e di dipendenza da Dio.

La preghiera orienta la nostra vita verso Dio, e ci fa crescere in una relazione aperta e sincera con Dio presentando i nostri bisogni e desideri specifici a Lui, non nascondendoli. 

Portando le nostre richieste a Dio, ciò che è la causa dell’ansia, noi la tiriamo fuori e la gettiamo su Dio come ci ricorda in certo senso Pietro quando dice: "Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi"  (1 Pietro 5:6-7). 

Anche il cristiano ha difficoltà e desideri, ma li affida a Dio perché sa che si prende cura di lui. 

Nel Salmo 34:15 è scritto: “Gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sonno attenti al loro grido”.

Come un figlio chiede al padre il pane, così noi dobbiamo chiedere a Dio!
Come noi che siamo malvagi ci prendiamo cura dei nostri figli, così Dio si prende cura di noi dandoci cose buone quando gli è le chiediamo, disse Gesù in Matteo 7:11.

Certo possiamo avere qualche pensiero di vario genere per il futuro, ma possiamo dire: “Non so cosa mi riserva il futuro, ma so chi ha il mio futuro nelle mani!" 

È una questione di avere fede nel Signore!
George Muller disse: “L'inizio dell’ansia è la fine della fede, e l'inizio della vera fede è la fine dell’ ansia”.

È una questione di lasciare la nostra vita nelle mani di Dio in sottomissione, sapendo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano il Signore, i quali sono chiamati secondo il Suo disegno! (Romani 8:28).

…In che mani migliori possiamo allora lasciare i nostri problemi?
Ci sono persone meglio di Dio che ci ama in modo perfetto (1 Giovanni 4:8-10), che non cambia mai (Malachia 3:6); che è fedele (1 Corinzi 1:9); che è saggio (Romani 16:27); che è Sovrano (Salmo33:10); che conosce ogni cosa (1 Giovanni 3:20), che è eterno (Salmo 10:16)?

Chi meglio di Dio, può ascoltare e portare tutte le nostre preoccupazioni? 

Nessuna richiesta è troppo piccola, difficile, o irrilevante per Dio! Non c’è nulla di grande per la potenza di Dio, o di nascosto che Lui non conosca! 
Non c’è richiesta che a Lui sembri insignificante!

Dio c’invita alla serenità! 
A riguardo Dale e Julian Ryan scrivono: “ Possiamo aggrapparci ai nostri sforzi per tenere sotto controllo noi e gli altri, e rimanere in preda all’ansia. Oppure possiamo lasciarci andare e lasciar fare a Dio. Siamo ansiosi perché pensiamo di dover prenderci cura di tutto e di tutti. Siamo ansiosi perché non crediamo di non poter essere felici se non trasformiamo le persone che amiamo. Siamo ansiosi perché i problemi della vita superano le nostre possibilità di risolverli, ma noi cerchiamo di risolverli a ogni costo. Dio c’invita ad abbandonare il nostro ansioso modo di vivere. Non dobbiamo prenderci la responsabilità di tutto e di tutti. Possiamo, invece, lasciare che Dio si prenda cura di noi. Possiamo portargli il nostro cuore pieno di ansie e le nostre lunghe liste di preoccupazioni. Egli ci chiede di portargli le nostre richieste. Rispondere a questo invito ci costa molto. Ci obbliga a riconoscere di non poter fare quello che stiamo cercando di fare. Non ne abbiamo la forza. Ci obbliga a ricorrere a Dio. Ci obbliga a rinunciare al nostro desiderio di controllo affidando alle sue cure le persone amate, l’ansietà, la vita stessa. Dio c’invita a essere sereni. ‘Non angustiatevi’ ci dice. ‘Portate a me le preoccupazioni del vostro cuore’”. 

Dio vuole che noi siamo sereni, ma dobbiamo affidarci completamente a Lui e accettare la Sua volontà per noi!

Nella comunicazione a Dio vediamo la: 
(1) Specificità della richiesta.
Nel v.6 è scritto: "Ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio".

“Richieste” (aitēmata- nome plurale) indica il rendere noto a Dio i nostri desideri, chiedere quello che pensiamo ci serva, quello che abbiamo di bisogno. 
Il plurale implica le varie cose che sono richieste (Luca 23:24; 1 Giovanni 5:15), questo significa che Dio non si stanca di ascoltare tutte le volte che preghiamo.
“Richieste” è una parola che specifica il contenuto della preghiera, formulazioni di soggetti definiti, specifici e precisi. 

Quindi siamo chiamati a pregare non in senso generale, ma specificatamente per i nostri bisogni. 

Paolo c’incoraggia a essere specifici nella preghiera, a non essere generali e vaghi, ma a dare voce ai desideri specifici dei nostri cuori.

Paolo dice il mezzo come portare le nostre richieste a Dio: per mezzo della preghiera e della supplica.

Nella comunicazione a Dio vediamo la: 
(2) La Pietà della richiesta.
Pietà intesa come devozione.
Paolo dice al v.6: "In preghiere". 
"Preghiere" (proseuchē- nome dativo di mezzo singolare femminile) in realtà è al singolare “preghiera”. 

È un termine generale per la preghiera solo a Dio (Colossesi 4:2-3; 1 Tessalonicesi 1:2; Filemone 4; Apocalisse 8:3-4) una parola biblica standard per qualsiasi tipo di preghiera, ma secondo alcuni studiosi denota l'atteggiamento della mente come adorante, e si riferisce alla preghiera con un atteggiamento di adorazione e sentimento, è un atto di culto, o di devozione (Wuest).
Quindi si vuole sottolineare la preghiera a Dio e anche l’atteggiamento di adorazione e devozione solo a Dio! 

Chi prega ha come punto di riferimento nella vita solo Dio! 
In Esodo 20:3 è scritto: "Non avere altri dèi oltre a me".

Nella comunicazione a Dio vediamo la: 
(3) La Vitalità della richiesta.
Nel senso di forza, passione, energia, potenza. Questo lo vediamo al v.6 che dice: " E suppliche". 

"Suppliche" (deēsei- nome dativo di mezzo singolare femminile) fra i greci era un termine forte che significava più di una semplice richiesta. 
Era utilizzata per un prigioniero per richiedere la libertà, o qualche favore, così come nelle richieste alle divinità.

Questa parola indica la passione, l’energia nella preghiera. 
Lo studioso Trench riguardo questa parola ha detto: "La potente espressione di una potente esigenza ". 
Paolo sta parlando di una preghiera appassionata, sentita, con sentimento intenso per un qualcosa che per noi è importante!

La supplicazione è il grido dell’anima a Dio! 
Nel Nuovo Testamento, indica la preghiera per particolari benefici (Luca 1:13; Filippesi 1:19; Ebrei 5:7; 1 Pietro 3:12), una richiesta urgente per soddisfare un bisogno, è rendere noto il proprio particolare, o specifico bisogno a Dio.            
        
Nella comunicazione a Dio vediamo la:
(4) La Contemporaneità della richiesta.
Nel v.6 leggiamo: "Accompagnate da ringraziamenti". 
In un modo enfatico Paolo dice che tutte le preghiere e suppliche a Dio devono essere accompagnate da ringraziamenti!

I pagani non ringraziano Dio (Romani 1:21), invece il cristiano è sempre riconoscente a Dio!
“Ringraziamenti” (eucharistias) è gratitudine, avere un animo grato, rendimento di grazie a Dio. 

Il ringraziamento è una caratteristica propria delle preghiere di Paolo. 
In tutti i suoi scritti egli insiste più volte sulla necessità di rendere grazie a Dio (Romani 1:21; 14:6; 2 Corinzi 1:11; 4:15; 9:11, 12; Efesini 5:20; Colossesi 3:15; ecc.) e associa altre volte la preghiera, come qui al rendimento di grazie (Colossesi 4:2; 1 Tessalonicesi 5:17-18; 1 Timoteo 2:1)
        
Perché dovremmo ringraziare sempre Dio quando preghiamo? 
In primo luogo:
a) Perché possiamo pregare Dio.
Paolo si riferisce al fatto che possiamo andare alla presenza del Dio Creatore, che abbiamo libero accesso a Dio e questo grazie a Gesù (cfr. Efesini 2:18; Ebrei 10:19; Giovanni 14:6). 

Ma non solo possiamo pregare Dio, Dio ascolta la preghiera dei Suoi figli! (Matteo 7:7-11; Salmo 6:9; 40:1). 
Dio non è indifferente ai nostri bisogni, alle nostre circostanze!! 
             
In secondo luogo dovremmo ringraziare sempre Dio quando preghiamo:
b) Per le benedizioni passate.
I credenti non devono dimenticare i benefici già ricevuti! 
Ogni atto di preghiera fatta con ringraziamento, è un atteggiamento, che viene da una buona memoria, il ricordare la bontà di Dio come ha operato nel passato.

Abbiamo tanti motivi per ringraziare Dio per esempio la salvezza che abbiamo in Cristo (1 Corinzi 1:4; Cfr. 2 Corinzi 9:15 con 8:9; Filippesi 1:11), e tutte le altre benedizioni spirituali come il dono dello Spirito Santo, della Bibbia, e così via, o per l’esaudimento di una preghiera passata. 

Il ringraziamento è un segno di umiltà e di fede, un riconoscimento che tutto viene come dono, è la dichiarazione davanti a Dio della sua bontà e generosità (Matteo 5:44-45).

Ricordare le benedizioni passate è una salvaguardia contro l'ansia per il presente e futuro. 

Pregare sempre con il ringraziamento a Dio sostituisce l'abitudine dell’ansia! 

Inoltre, senza rendimento di grazie, la preghiera diventa semplicemente un modo di lamentarsi con Dio di tutte quelle cose che ci sono accadute, o che potrebbe accadere che pensiamo siano cattive.

Quando ringraziamo Dio ci concentriamo sulla sua bontà e misericordia e non sui problemi! 

Riportare alla memoria la bontà e la misericordia di Dio è importante perché ci salverà dall’eccessiva preoccupazione per i problemi presenti, da quello che pensiamo erroneamente sia la dimenticanza, o l’indifferenza presente degli atti misericordiosi di Dio riguardo i nostri bisogni, o quelli dei nostri cari.

In terzo luogo per fede dobbiamo ringraziare Dio:
c) Per le benedizioni presenti e future.
Ringrazieremo Dio per fede, per quello che ci dà e per quello che non ci dà. 
In alcune occasioni se Dio avesse esaudito le nostre preghiere, sarebbe stato un guaio, sarebbe stato peggio per noi! 

Dobbiamo sempre ringraziare Dio riconoscendo che se Egli non dà è per il nostro bene, se Egli ci dà, è sempre per il nostro bene: Dio qualsiasi cosa opera riguardo a noi è sempre per il nostro bene! 

Il ringraziamento è un esplicito riconoscimento che siamo creature di Dio e che la nostra vita dipende da Lui (Cfr. 1 Samuele 2:6-8; Matteo 6:25-34; 10:29-31; Filippesi 4:19; Giacomo 4:13-16). 

Questo implica sottomissione alla volontà di Dio sapendo e credendo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che lo amano (Romani 8:28) e quello che Lui fa è sempre giusto (Deuteronomio 32:4). 
Solo se siamo consapevoli di questo saremo grati a Dio e non saremo ansiosi.

Ringraziare Dio è la fine dell’ansia! 

Il predicatore Stephen Olford ricorda una ragazza che era sul punto di suicidarsi. L'ansia aveva così strangolato la sua voglia di vivere che era uno spettacolo triste da vedere. Olford le disse di leggere il libro dei Salmi in modo particolare quelli di ringraziamento e di lode. Alcuni giorni dopo si sono incontrati nuovamente, ma stavolta il viso della ragazza era raggiante; lei gli disse: "Io ho messo da parte un giorno della settimana solo per ringraziare Dio, e già mi sento di nuovo bene ".

Essere ansiosi significa che noi stessi soffriamo, gemiamo, che siamo preoccupati per qualche problema presente o futuro! 
Ma quando ringraziamo Dio vediamo i nostri problemi alla luce del Suo carattere e li vediamo in un’ottica diversa! 

“Ringraziamento” significa dare a Dio la gloria in ogni cosa, facendo spazio a lui, mettendo la nostra attenzione su di lui, fidandoci di Lui, della sua cura amorevole, e la pace di Dio custodirà i nostri cuori e pensieri in Cristo Gesù in modo da non essere ansiosi, ma questo lo vedremo meglio la prossima volta, se Dio vuole!

CONCLUSIONE
L’ansia è come il verme che può distruggere la vita della rosa più bella. 
Al contrario, la preghiera accompagnata dal ringraziamento è la chiave per la pace. 
Da qui il consiglio di Robert Rainy: "Il modo per non essere ansioso di nulla è essere orante su tutto”. 

C’è qualcosa che ti preoccupa tanto in questo momento? Portalo in modo specifico in preghiera a Dio con fede e ringraziamento nel nome di Gesù e vedrai scendere nel tuo cuore la pace di Dio!

Affidiamoci completamente a Dio e Lui ci sosterrà!

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