martedì 9 aprile 2013

Introduzione al Pentateuco.


Introduzione al Pentateuco.
Molte persone hanno familiarità con le storie classiche di Abramo, di Mosè, del  popolo d’Israele che attraversa il Mar Rosso, dei Dieci Comandamenti, ecc. Ma da dove vengono queste storie e perché sono importanti? Perché sono state scritte? In questo studio vediamo i libri dove sono inseriti queste storie, questi libri vengono chiamati Pentateuco. 
Significato del Pentateuco.
Il termine "Pentateuco" si riferisce ai primi cinque libri della Bibbia (la parola viene dal greco “pentateuchos,” “pente” che significa cinque e da “teuchos”, che indicava l’astuccio o la custodia dove veniva messo un volume, un papiro arrotolato, ma in seguito venne a significare la pergamena stessa. Invece la parola ebraica “Torah” anche se viene tradotta con “legge”, significa molto di più, significa insegnamento, istruzione, dottrina. Si tratta  dell’insegnamento intorno alla volontà di Dio, che si rivela al Suo popolo per mezzo di atti e comandamenti. Questi cinque libri stabiliscono i fondamenti storici e teologici per il resto della Bibbia, e inoltre ci insegnano a vivere fedelmente la fede in Yahweh. L'evidenza Biblica ci fa capire che Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio fanno parte di un'unica unità letteraria, possiamo dire che è un libro in cinque volumi.
La Bibbia si riferisce al Pentateuco quando usa frasi come il  “Libro della Legge” (Giosuè 1:8; 8:34); o “Libro della Legge di Mosè” (Giosuè 8:34; 2 Re 14:6); “la Legge di Mosè” (1 Re 2:3); “il Libro di Mosè” (Esdra 6:18; Neemia 13:1; Marco 2:26); “la Legge di Dio” (Neemia 10:28- 29), “la Legge del Signore” (Luca 2:23-24), “la legge” (Esdra 10:3; Luca 10:26), o semplicemente “Mosè” nella frase “Mosè e i profeti” (Luca 16:29; 24:27);  “la legge e i profeti” (Luca  16:16-17). Quindi,  il Pentateuco non era visto come cinque libri separati, ma venivano probabilmente separati per questioni di praticità, cinque rotoli separati potevano essere gestiti con più facilità.
La storia del Pentateuco si estende dall'inizio della storia dell’uomo fino alla quasi conquista del popolo d’Israele della terra di Canaan, della conquista ne parlerà poi Giosuè. Questa terra, sarebbe poi diventata, dunque, la patria di Israele secondo il piano e la promessa di Dio ad Abramo. La storia del popolo d’Israele, esclusi gli origini del mondo (Genesi 1-11), inizia proprio con la scelta e la chiamata di Abramo, quindi della sua famiglia che cresce per grazia di Dio fino a diventare un popolo che Dio in modo sovrannaturale liberò dalla schiavitù Egiziana e fece un patto con loro. 
Dopo molti anni il popolo conquistò la terra che Dio aveva promesso ai loro antenati. Così il Pentateuco è la storia dell’inizio dell’umanità, ma soprattutto la storia della nascita di un popolo, di come Dio lo ha eletto e spiega come un popolo di peccatori può incontrare e relazionare con un Dio santo. Per un Ebreo, il Pentateuco contiene un’autorità che il resto dell’Antico  Testamento, non sembra corrispondere, così anche l'importanza di Mosè supera quella di qualsiasi altro personaggio dell’Antico Testamento. Infatti, quando gli ebrei furono cacciati dalla loro patria e quindi esiliati, erano i libri di Mosè quelli che leggevano di frequente nelle sinagoghe. Era comune leggere il Pentateuco ogni tre anni, mentre altri libri erano letti meno sistematicamente.

L’Autore del Pentateuco. 
La paternità del Pentateuco è stata dibattuta per tanti anni. Da un lato, gli studiosi conservatori credono secondo la visione tradizionale che questi cinque libri sono stati scritti da Mosè. Altri studiosi moderni non credono che il Pentateuco sia stato scritto da Mosè. 

a) Le rivendicazioni del Pentateuco. 
Nessuna dichiarazione specifica di paternità appare in Genesi, ma questo non significa che non l’abbia scritto Mosè. Invece troviamo diverse tracce in Esodo, noi leggiamo in Esodo 24:4 che Mosè scrisse tutte le parole che il Signore aveva detto. Così in Esodo 34:27 troviamo che il Signore disse a Mosè: “Scrivi queste parole”. (Cfr. Esodo 17:14; Numeri 33:2). Circa trentacinque volte in Levitico, Mosè dice di aver ricevuto direttive dal Signore, per esempio Levitico 4:1. In Numeri circa la metà dei capitoli iniziano con l'affermazione che Dio ha comunicato con Mosè. Deuteronomio afferma di contenere le ultime parole di Mosè (Deuteronomio 1:1; 31:9,19,22,24).

b) Le rivendicazioni dell’Antico Testamento.
Le rivendicazioni del Pentateuco, sono riprese in tutto il resto dell’Antico Testamento. Giosuè (Giosuè 1:7-8; 1 Re 2:3, 2 Re 14:6, Esdra 3:2,ecc.).
Anche Gesù lega la legge con Mosè, disse  al lebbroso che aveva guarito, di offrire l’offerta che Mosè aveva prescritto Matteo 8:4; ha associato il nome di Mosè con la legge sul divorzio (Matteo 19:7-8). Egli ha citato due leggi specifiche in materia di rispetto per i genitori e li attribuisce a Mosè (Marco 7:10), cita il “libro di Mosè” nella discussione con i Sadducei (Marco 12:26). 
Dopo la Sua risurrezione “cominciando da Mosè”, sempre Gesù, ha spiegato in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano (Luca 24:24,27). Ha rimproverato l'incredulità dei suoi critici affermando che: “ se credereste a Mosè, credereste anche a me, poiché egli ha scritto di me” (Giovanni 5:46).  Anche gli apostoli hanno spesso fatto il collegamento tra Mosè e la Legge. 
Pietro ha citato la profezia messianica del Deuteronomio 18 attribuendola a Mosè (Atti 3:22).  Giacomo, il fratello di Gesù, ha sostenuto che Mosè è stato letto nelle sinagoghe ogni sabato (Atti 15:21). Paolo riporta da Esodo e da Deuteronomio dei passi e li attribuisce a Mosè (Romani 9:15; 10:19). Ha parlato di velo che copriva il cuore di alcuni “quando si legge Mosè” (2 Corinzi 3:15). Anche lo scrittore agli Ebrei afferma che Mosè proclamato tutti i  comandamenti secondo la legge (Ebrei 9:19). 
Anche la tradizione ebraica associa il Pentateuco con Mosè. Il Talmud si riferisce ai primi cinque libri della Bibbia come “libri di Mosè.” Così la Mishnah e lo storico ebreo Giuseppe Flavio riconoscevano il Pentateuco come scritto da Mosè.  Penso che questi siano motivi più che sufficienti che dimostrano la paternità di Mosè del Pentateuco.

Il Contenuto del Pentateuco.
Come accennavo sopra, il Pentateuco è fondamentalmente la storia del popolo di Dio, la nazione di Israele, racconta come la nazione è nata, come Dio l’ha salvata dall'estinzione, ma racconta anche del rapporto travagliato di Israele con Dio. Ma il Pentateuco non è semplicemente una storia di Israele perché contiene anche istruzioni importanti che rafforzano la nostra fede e c’insegnano come relazionare con Dio. 
Il Pentateuco descrive le azioni di Dio con il Suo popolo, da queste tracce importanti registrate in questi libri, noi possiamo imparare verità storiche, religiose e teologiche. 
Questa storia si apre con la Genesi, il libro degli inizi, infatti Genesi deriva da una parola greca che significa “origini”, le origini non di Dio ovviamente perché Dio è eterno ed è interessante che l’autore non cerca di dimostrarne l’esistenza, infatti introduce Dio con il presupposto che esiste. 
I capitoli 1-11 di Genesi descrivono l'inizio dell'universo, l'umanità, il peccato e la punizione. Questi capitoli di apertura sono di estrema importanza, sono fondamentali per capire il resto della Bibbia, perché rivelano la natura di Dio, lo scopo del suo universo creato e  dell'umanità. Questa parte di Genesi (capitoli 1-11) descrive il problema del peccato che ha rovinato l’universo che Dio aveva creato buono, infatti Dio stesso afferma al capitolo 1 più volte che ciò che creava era buono. 
Ma il peccato dell’uomo ha rovinato il creato,  infatti  dopo il peccato dei nostri progenitori (Adamo ed Eva) descritto in Genesi 3, le conseguenze sono state drammatiche. Gli effetti del peccato sono stati evidenti in ogni aspetto della creazione di Dio, e progressivamente non migliorò, anzi peggiorò. Così Dio punì la corruzione del genere umano con il diluvio, salvando Noè con la sua famiglia e quindi i capitoli 6-10 raccontano di Noè e della sua discendenza, mentre nel capitolo 11 leggiamo della costruzione della torre di Babele, mostrando ancora una volta come l’uomo possa essere superbo, Dio li disperse su tutta la faccia della terra dando loro una lingua diversa affinché non si capissero l’uno con l’altro. 
Genesi 12-50 è la storia di Abramo, della sua famiglia, e del loro cammino di fede. Dio scelse Abramo  e lo chiamò, Abramo rispose a Dio con fede. Da notare che l’autore di Genesi non nasconde i peccati di questo uomini, di Abramo, Isacco e Giacobbe, e dei figli di quest’ultimo, ma il punto di Genesi 12-50 è che queste persone  credevano a Dio.  
In sintesi possiamo dire che questo primo libro della Bibbia racconta gli inizi del mondo e del popolo di Dio. A conclusione del libro della Genesi, Dio ha conservato in vita, nella Sua provvidenza, la famiglia di Giacobbe, (che divenne poi il popolo di Israele), preservandoli da una carestia e facendoli vivere pacificamente in Egitto. Ma molti anni dopo, gli egiziani oppressero tutta la popolazione d'Israele e li ha costretti alla schiavitù. 
Il libro dell'Esodo si apre con una circostanza pesante da sopportare. Il popolo di Dio sta soffrendo sotto la schiavitù egiziana (capitoli 1-2), ma Dio sceglie di affrontare il problema chiamando Mosè. Oltre la chiamata, Esodo racconta anche la preparazione e il ruolo di Mosè nel condurre gli Israeliti fuori dall'Egitto con l’aiuto di Aaronne (capitoli 3-4). 
Esodo significa “uscita” o “partenza”. Questa partenza, quindi anche liberazione miracolosa del popolo di Dio,  è un evento, se non l’evento,  formativo nella storia d'Israele, un esempio, forse per eccellenza, della potenza, della compassione e grazia di Dio, questa potenza la vediamo nelle dieci piaghe descritte dai capitoli 5-12 (il faraone si era opposto alla partenza del popolo d'Israele), fino al culmine del passaggio del Mar Rosso, quando Mosè alzando il suo bastone divise le acque del mare (capitolo 14). 
Ma ci sono altre descrizioni della potenza di Dio in azione come l’acqua scaturita dalla roccia di Oreb, la vittoria su Amalec (capitolo 17).  Inoltre il libro descrive il rapporto speciale di Dio con il Suo popolo (Patto o Alleanza) nei capitoli 19-40. 
Il terzo libro del Pentateuco è il Levitico. Il Levitico si riferisce ai figli di Levi o i sacerdoti. Questo libro è indispensabile per il messaggio complessivo del Pentateuco. Esso invita il popolo di Dio alla purezza morale e rituale. In Esodo, Dio ha liberato Israele dalla schiavitù e ha stabilito un rapporto unico con la nazione, mentre il Levitico si concentra su come le persone possono mantenere tale relazione. Istruisce i sacerdoti su come offrire a Dio i sacrifici come Lui vuole. Questo libro mostra come preservare santo il carattere morale di Israele, indica come adorare o offrire a Dio il culto e come dilettarsi del Signore e delle Sue benedizioni.
Il libro dei Numeri, continua la storia del cammino di Israele verso la terra promessa. Il libro si apre con una preparazione elaborata per lasciare il monte Sinai, dove l'Alleanza o Patto è stata istituito. Il nome del libro “Numeri”, è legittimato  dall’accento posto sulle questioni relative ai censimenti. Il libro descrive poi una serie di eventi in cui il popolo ha scelto di disubbidire a Dio. Questo ha un costo alto per Israele: Dio non lo farà entrare nella terra promessa immediatamente, ma solo quarant’anni dopo e non questa generazione disubbidiente, a parte la generazione di Caleb e Giosuè. Numeri racconta come il popolo di Dio tragicamente vagò nel deserto per quarant'anni. 
Deuteronomio è l'ultimo libro del Pentateuco, è una serie di discorsi di Mosè. “Deuteronomio” significa “seconda la legge” o “ripetizione della legge”. Sulle pianure di Moab, attraverso il fiume Giordano dalla terra promessa, Mosè affronta il popolo di Dio e li prepara per il futuro. Egli riafferma il patto e li mette in guardia contro lo sviarsi da Dio per adorare altre divinità. 
Il libro si propone di ristabilire l'alleanza tra Dio e il suo popolo. Possiamo riassumere il Pentateuco come segue. Genesi è un libro delle origini, descrive l'inizio dell'universo e le origini del popolo di Dio, quindi l’elezione del popolo. Esodo descrive la salvezza del popolo di Israele che è impotente a salvare se stesso, ma è salvato per grazia e per la potenza di Dio. Levitico invita alla santità come unico stile di vita e come l'unica risposta possibile alla grazia divina. Numeri è un libro di peregrinazioni in cui il popolo di Dio subisce le conseguenze della loro incredulità. Ma la storia si conclude con una nota positiva, quando Mosè presenta un patto di rinnovamento, ma con solenni promesse e minacce. Infine possiamo vedere in questo schema di James E. Smith da me adattato,  l’insegnamento del Pentateuco in sintesi.
                                                Insegnamento del Pentateuco

LIBRO                                          TEMA                                                LEZIONE
Genesi                               Elezione d'Israele                              Salvezza d'Israele essenziale
Esodo                                    Redenzione d'Israele                              Salvezza d'Israele
Levitico                               Santificazione d'Israele                          Santità essenziale
Numeri                                  Disciplina d'Israele                              Perseveranza essenziale
Deuteronomio                       Istruzione d'Israele                              Obbedienza essenziale
  

L’unità del Pentateuco.
Come abbiamo visto prima, il Pentateuco è fortemente sostenuto dall’Antico Testamento stesso, dalla tradizione ebraica, da coloro che scrissero il Nuovo Testamento e da Gesù. L'unità del Pentateuco(dalla Genesi a Deuteronomio) presenta un quadro coerente delle origini del genere umano, ma anche della nascita e dello sviluppo di Israele come nazione, come ho detto sopra. 
Fatta eccezione per il libro della Genesi, gli altri libri si concentrano, oltre che su Dio e il popolo di Israele, anche sulla vita e il ministero di Mosè, un uomo chiamato da Dio per guidare gli Israeliti fuori dall'Egitto fino alla Terra Promessa. 
Poco dopo la loro liberazione dalla schiavitù, profetizzata in  Genesi 15:14, al popolo davanti il monte Sinai, Dio rivela la Sua legge e i Suoi insegnamenti per relazionare con Lui, secondo la Sua volontà, con una vita santa. Questo importante incontro è durato quasi un anno ed è descritto in Esodo 19-40, tutto il libro del Levitico e Numeri 1-10. 
Dal Monte Sinai gli Israeliti viaggiano verso Cades Barnea, dove mostrarono incredulità e si rifiutarono di entrare  in Canaan nella terra che Dio aveva promesso di dare a loro. Il resto del Numeri copre velocemente i quarant'anni di peregrinazioni nel deserto, prima dell'arrivo degli Israeliti presso le pianure di Moab in Numeri 22:1. Qui per la grazia e la fedeltà di Dio, il popolo di Israele sopravvive alle macchinazioni di Balaam e Balak e riceve istruzioni da Mosè sulla vita nella terra promessa. Mentre si trova situato sulle rive orientali del fiume Giordano, Mosè da le indicazioni finali alla sua gente, e riassume l'opera di Dio per loro e li incoraggia a essere fedeli al Signore negli anni a venire. 
Quindi escludendo i primi undici capitoli della Genesi, che costituiscono una sorta di prefazione, il Pentateuco narra il movimento del popolo di Dio cronologicamente, geograficamente e spiritualmente verso il compimento della promessa patriarcale. Possiamo dire che la chiave del significato e dell’unità del Pentateuco è  la promessa di Dio fatta ad Abramo in Genesi 12:1-3. Gli aspetti principali della promessa sono (1) La progenie: “farò di te una grande nazione” (2) la posizione: “ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione”; “in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”; (3) il possesso: “Farò di te una grande nazione”. Il primo aspetto si riferisce alla discendenza, a una grande nazione (Genesi 12-50).  Il secondo aspetto si riferisce alla benedizione  dei patriarchi, Dio sarebbe stato il loro Dio ed essi sarebbero stati il suo popolo speciale trai popoli della terra, legati tra di loro attraverso il patto (Sinai; Esodo-Levitico). Il terzo aspetto, il possesso si riferisce al possesso della terra promessa (Numeri e Deuteronomio). Dio ha fatto veramente di Abramo una nazione, questo comporta una popolazione con un territorio con delle leggi, questa è una promessa che si è realizzata. Pertanto nel Pentateuco vediamo il tema unificante della promessa fatta ad Abramo: (1) Dio ha scelto Abramo e i suoi discendenti (cfr. Atti 13:17; Giosuè 24:3) e ha promesso loro la terra di Canaan (Deuteronomio 6:23). (2) Israele scese in Egitto (cfr. Atti 13:17; Giosuè 24:4), divenne schiavo (cfr. Deuteronomio 6:21; 26:5), da cui il Signore li ha liberati (cfr. Atti 13:17; Giosuè 24:5-7; Deuteronomio 6:21-25; 26:8). (3) Dio ha portato Israele in Canaan, come promesso (Atti 13:19; Giosuè 24:11-13; Deuteronomio 6:23; 26:9). 

L’Influenza del Pentateuco.
I cinque libri del Pentateuco sono fondamentali per tutta la Bibbia, è una delle parti più importanti della Parola di Dio, proprio come la conoscenza dei quattro vangeli è essenziale per la comprensione del Nuovo Testamento, così la conoscenza del Pentateuco è cruciale per il resto dell’Antico Testamento e di tutta la Bibbia. 
1.L’Influenza nell’Antico Testamento.
La legge di Mosè era stata pensata come una guida sia per la nazione e sia per gli individui all'interno della nazione, per cui c'è poco da meravigliarsi se gli scrittori successivi scriveranno basandosi sul Pentateuco. L'impatto del Pentateuco è stato maggiore sugli scrittori profetici, ma ha  anche influenzato gli scrittori dei libri storici e poetici. 

a) Influenza sui libri storici.
Giosuè ha servito Dio per molti anni come aiutante di Mosè e come comandante. Il libro che porta il suo nome riflette la loro stretta associazione. Tre capitoli in particolare sottolineare il “Libro della Legge” dato da Mosè (Giosuè 1, 8, 23). 
Lo scopo di Giosuè era quello di esortare il popolo a obbedire agli insegnamenti del suo grande predecessore considerando sia le benedizioni che le maledizioni della legge (Giosuè 8:34; 23:6-13).
Il libro dei Giudici e parte di Samuele raccontano come queste maledizioni furono applicate sulla nazione, ma il regno del re Davide ha portato un ritorno alla religiosità e alla benedizione. 
La promessa che il figlio di Davide, avrebbe costruito una casa per Dio (2 Samuele 7:13), è legata alle parole di Deuteronomio 12:5 dove è scritto che Dio avrebbe scelto un luogo dove mettere il suo nome, là sarebbero andati il popolo a offrire i loro olocausti e sacrifici. Davide, nelle sue ultime parole a Salomone, gli ha raccomandato: 1 Re 2:3: "Osserva quello che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha comandato d'osservare, camminando nelle sue vie e mettendo in pratica le sue leggi, i suoi comandamenti, i suoi precetti, i suoi insegnamenti, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto ciò che farai e dovunque tu ti volga". 
Nei secoli successivi i re Ezechia e Giosia hanno seguito il Signore con tutto il cuore e tutta la loro forza, secondo i comandi dati per mezzo di Mosè (2 Re 18:6; 23:25). I riferimenti ai requisiti mosaici e al “Libro di Mosè” sono più frequenti in 1 e 2 Cronache vedi per esempio 1 Cronache 15:15; 22:13, 2 Cronache 8:13; 25:4; 35:12. 
Esdra e Neemia anche loro fanno riferimento più volte a Mosè e alla legge (Esdra 3:2; 7:6, 10, 12, 14, 21, 26; 10:3; Neemia 8:1-3; 7-9:13-14,18; ecc.).

b) Influenza sui libri profetici. 
I libri profetici contengono collegamenti importanti con il Pentateuco. Isaia inizia la sua profezia chiamando il cielo e la terra come testimoni (Isaia 1:1-2), un'allusione alla solenne chiamata di Mosè in Deuteronomio 30:19 e 32:1. 
Mosè ha avvertito che la disobbedienza veniva giudicata e Isaia annunciava il disastro imminente. Il Dio che giudicherà viene chiamato “il Potente di Israele” o di “Giacobbe” titolo che troviamo in Genesi 49:24. Isaia 1:24: "Perciò il Signore, il SIGNORE degli eserciti, il Potente d'Israele, dice: «Guai! Io avrò soddisfazione dai miei avversari, e mi vendicherò dei miei nemici!" 
Isaia 49:26: " Farò mangiare ai tuoi oppressori la propria carne, s'inebrieranno con il proprio sangue, come con il mosto; ogni carne riconoscerà che io, il SIGNORE, sono il tuo salvatore, il tuo redentore, il Potente di Giacobbe". (vedi anche Isaia 60:16). 
Isaia chiama Dio anche “Roccia” e “Salvatore” (Isaia 17:10) i nomi trovati insieme in Deuteronomio 32:15. Dio è il Creatore e Redentore. Proprio come Israele fu salvato dall’ Egitto, così sarà liberato da Babilonia. Isaia 12:2 cita grosso modo quelle grandi linee che celebrano la salvezza dall’ Egitto per mano del Dio guerriero vittorioso. Esodo 15:2. 
Geremia usa concetti del libro di Deuteronomio. L'ostinazione dei cuori della gente di cui parla per esempio in 9:14, 13:10, 23:17 confronta con Deuteronomio 9:27. Mosè aveva detto Deuteronomio 29:17: "Non vi sia tra di voi uomo o donna o famiglia o tribù che volga oggi il cuore lontano dal SIGNORE nostro Dio, per andare a servire gli dèi di quelle nazioni; non vi sia tra di voi nessuna radice che produca veleno e assenzio". Le due parole “rō’š”  e la “la˓anāh” si presentano insieme in Geremia 9:14, 23:15 e in Amos 6:12. Il frutto era stato portato e il giudizio è stato ben presto eseguito. Ripetutamente Geremia, che trae la sua formulazione da Deuteronomio 28:37, osserva che Giuda sarà devastato e diventerà oggetto di derisione (Geremia 25:9, 11; 29:18, ecc.).
Un numero considerevole delle maledizioni che si trovano in Levitico 26 e Deuteronomio 28-29 sono citati nei libri profetici. Ad esempio Deuteronomio 28:22 parla di arsura e aridità, ruggine e carbonchio così anche Amos 4:9 e Aggeo 2:17 parlano di ruggine e carbonchio. 
Mentre Aggeo 1:10-11 e Gioele 1:4 parlano di siccità e di insetti che devastano campi e vigneti, in accordo con le previsioni di Deuteronomio 28:23, 38-39. 
I profeti del Signore facevano riferimento al Patto e alla sua etica, perciò predicavano un messaggio penitenziale nel caso in cui il popolo non era fedeli al Patto Mosaico. (Gioele 2:12-14, Zaccaria 1:4;ecc.) Quindi la loro proclamazione si basava sui testi di minacce e promesse che troviamo nel Pentateuco (Levitico 26; Deuteronomio 28). 

c) Influenza sui libri poetici.
L'influenza del Pentateuco non è così diffuso nei libri poetici. Gran parte del materiale poetico riflette la saggezza teorica o pratica, concentrandosi sul significato della vita (Giobbe e l’Ecclesiaste) e di altre tematiche come il lavoro, la lingua. Tuttavia, i Salmi iniziano con l'incoraggiamento a meditare la “legge del Signore” (Salmi 1:2), ed esaltano la legge con i suoi precetti e statuti (Salmi 19 e 119).

2. L’Influenza nel Nuovo Testamento.
Il ministero di Gesù e degli apostoli si è svolta in un periodo in cui gli ebrei erano profondamente interessati alla legge di Mosè. Noi troviamo numerosi i riferimenti del il Pentateuco nel Nuovo Testamento. 

a) Noi troviamo citazioni.
Fatta eccezione per i Salmi e Isaia, i libri del Pentateuco sono i più frequentemente citati nel Nuovo Testamento. I capitoli più frequentemente citati sono Genesi 2, 12,  15, Esodo 3 e 20, Levitico 19 e Deuteronomio 5, 6, 32. Levitico 19:18 è citato circa nove volte nei vangeli sinottici (Matteo 5:43, 19:19, 22:39, Marco 12:31, 33; Luca 10:27); così anche in Romani 13:9, Galati 5:14 e Giacomo 2:8. Allo stesso modo, la dottrina fondamentale della giustificazione per fede (Romani 4:3,9, 22; Galati 3:6 ), è saldamente radicata in Genesi 15:6. Poi vediamo ancora che quando il Signore Gesù  fu tentato da Satana nel deserto, Egli ha citato tre versi del Deuteronomio (Matteo 4:4, 7, 10; Deuteronomio 8:3, 6: 16,13).

b) Noi troviamo esempi e tipologia.
Le esperienze dei patriarchi e dei figli di Israele sono spesso utilizzati come “esempi” o “tipi” (1 Corinzi 10:6,11), per illustrare le verità spirituali o principi da seguire o peccati da evitare. Abramo incontra Melchisedec, re di Salem e sacerdote del Dio altissimo, lo scrittore dell’epistola agli Ebrei  parla di Cristo come sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec (Ebrei 7:1-17). 
La rivalità tra Agar e Sara e la loro prole in Genesi 16-21 è stato usato da Paolo per illustrare la schiavitù e la libertà, la schiavitù della legge contro la libertà in Cristo (Galati 4:24-31). 
La Roccia spirituale che accompagnava gli Ebrei nel deserto era Cristo (1 Corinzi 10:3; Esodo 17:1-6). Allo stesso modo la manna che  sosteneva Israele  era Cristo (Giovanni 6:32, 35, 51; Esodo 12:12-35). Come chi guardava al serpente di rame veniva guarito dal veleno del serpente così chi guarda a Cristo ha vita eterna, è salvato (Numeri 21:9; Giovanni 3:14-15). 
Ancora vediamo che i sacrifici dell’Antico Testamento sono un tipo del sacrificio di Cristo (Levitico 16:15-17;  Ebrei 9:7,12,24-25). Attraverso la Sua morte, Cristo è diventato il mediatore della Nuova Alleanza, un Patto di gran lunga superiore a quello vecchio fatto sul Monte Sinai. La Nuova Alleanza è fondata su migliori promesse (Ebrei 8:6). 

La Teologia del Pentateuco.
Il Pentateuco è ricco di verità teologiche che vanno da Dio, all’uomo, alla salvezza, al Messia, alla fede, ai sacrifici, ai patti.

1. Dio. 
a) Dio come Sovrano Creatore. 
Il Pentateuco comincia con una descrizione di Dio come Creatore Sovrano del cielo e della terra (Genesi 1:1).  
In questo vediamo che Dio non è parte della Creazione, ma al di fuori. Il Dio d'Israele ha creato l'universo intero senza che qualcuno lo abbia aiutato; Egli lo ha creato senza l'utilizzo di materia preesistente, dal nulla (Salmi 33:6, 9; Ebrei 11:3)  e lo ha fatto senza sforzo (Isaia 40:28),  attraverso la potenza della sua parola per Suo decreto divino (Apocalisse 4:11) mostrando così la Sua Sovranità. Dio parla e nessuno gli resiste, tutto si piega ai Suoi decreti. 
In Genesi 1 il culmine dell'attività creatrice di Dio è la creazione dell'uomo, sia maschio che femmina (Genesi 1:27; 2:7). Ma la Sovranità di Dio non è mostrata solo con il decreto della Creazione, ma anche con il diluvio (Genesi 6-9), con la Torre di Babele (Genesi 11), scegliendo Abramo, Isacco, Giacobbe, guidando la storia di Giuseppe con i Suoi fratelli, scegliendo Mosè come strumento di liberazione del Suo popolo dalla schiavitù Egiziana in modo drammatico con le piaghe. 
Nel corso della loro vita, nei loro viaggi, Dio ha assicurato la Sua presenza, protezione e guida nei vari paesi dove loro si sono spostati, dimostrando così di essere, a differenza delle altre divinità, un Dio Sovrano universale, cioè non circoscritto a una determinata zona o popolo! (cfr. Salmi 103:19; Daniele 4:35).  
Dunque possiamo dire che riguardo la Sovranità di Dio, il Pentateuco da molta importanza alla storia, vediamo proprio come l’autore descrive gli eventi, mettendo in evidenza che Dio è il Signore della storia creando il tempo, lo spazio (Genesi 1:5, 9-10), scegliendo gli uomini e guidandoli secondo i suoi progetti, controllando i loro eventi! 
Dio è il Signore della storia!! Questo è davvero di grande conforto per i credenti. Ma anche di responsabilità perché Dio ci ha creati per la Sua gloria Isaia 43:7; Romani 11:36; Colossesi 1:16-17. Dio come Creatore Sovrano ha tutto il diritto di fare ciò che vuole e di volere da noi sottomissione obbedienza.

b) Dio come Redentore. 
Nel Pentateuco vediamo un’altra caratteristica di Dio, vale a dire Redentore. Quando in Egitto sorse un nuovo re che non aveva conosciuto Giuseppe, per paura che Ebrei potessero far valere la loro superiorità e potenza numerica, gli Egiziani li tennero schiavi per 400 anni in Egitto (Esodo 1:12-13; 5:14; Genesi 15:13; Atti 7:6). 
Dio disse che Mosè doveva dire questo agli Ebrei Esodo 6:6: "Perciò, di' ai figli d'Israele: 'Io sono il SIGNORE; vi sottrarrò ai duri lavori di cui vi gravano gli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi salverò con braccio steso e con grandi atti di giudizio'".  
In Esodo 15:13, nel cantico di Mosè leggiamo: "Tu hai condotto con la tua bontà il popolo che hai riscattato; l'hai guidato con la tua potenza alla tua santa dimora". Deuteronomio afferma che Dio li ha liberati dalla casa di schiavitù. Questo perché Dio li amava e li aveva eletti, e perché ha voluto mantenere la promessa fatta ai padri (Deuteronomio 7:8; 13:5). Il fatto che Dio è il Redentore è una costante nella Bibbia. Nel Nuovo Testamento vediamo Gesù è il Redentore dei peccati degli uomini. (Giovanni 3:16-17; Efesini 1:7; Ebrei 9:11-12).

c) Gli attributi di Dio. 
Nel Pentateuco troviamo diversi attributi del carattere di Dio. Troviamo la santità soprattutto in Levitico dove la nazione di Israele è chiamata a essere santa come Dio (Levitico 11:44; 19:2; Esodo 19:5). "Nessuno è pari a Dio, splendido nella Sua santità!" (Esodo 15:11). 
Quando Dio si è rivelato al popolo sul Monte Sinai, la montagna è diventata sacra proprio come lo era stata quando Dio apparve a Mosè. (Esodo 19:11-13; 3:5). 
La santità di Dio la vediamo nel dare la Sua legge al popolo (Esodo 19:5-6), una legge che non mira a limitare la vita, ma istruisce il popolo di Dio nei sentieri di giustizia. La legge non serve come un recinto per schiavizzare il popolo di Dio, ma serve a proteggerli dalle loro proprie azioni auto-distruttive e come mezzo di grazia, nel senso che li rende più come Lui.  
Vediamo la santità di Dio nei Suoi giudizi per esempio nel diluvio (Genesi 6:5-13); così Sodoma e Gomorra (Genesi 18:25); anche il giudizio sugli Anachiti è per la loro malvagità (Deuteronomio 9:1-5). 
Pertanto vediamo che alla santità di Dio è associata l’ira di Dio, che non è altro che l’odio di Dio nei confronti del peccato per la Sua santità e nella Sua giustizia agisce per punire il peccato (cfr. Romani 1:18). Così la morte è il risultato del peccato, la condanna di Dio sul peccato (Genesi 2.17; 3:1-19). Dopo le piaghe di Egitto (Esodo 6:6;7:1-4) è stato il turno di Israele a sperimentare l'ira di Dio, con migliaia di morti sul Monte Sinai e nelle pianure di Moab per la loro idolatria (Esodo 32:25-28; Numeri 25:1-9). 
I due figli più grandi Aaronne sono morti perché offrirono fuoco non autorizzato davanti al Signore (Levitico 10:1-2). Coloro che mormoravano per le condizioni nel deserto furono colpiti dal fuoco Numeri 11:1, la terra inghiottì Core, Datan e Abiram (Numeri 16:31-39), anche dai serpenti velenosi (Numeri 21:6). 
Infine il Signore avvertì gli Israeliti che, dopo essere entrati nella Terra Promessa, se non avessero ubbidito ai suoi comandamenti, Egli li avrebbe castigati con la fame, con la morte, con la distruzione dei loro idoli, riducendo alla desolazione il loro paese, colpendoli con piaghe grandi e persistenti, con malattie maligne, quelle di Egitto si sarebbero attaccati a loro. (Levitico 26:27-32; Deuteronomio 28:58-64). 
Ancora vediamo che Dio è geloso(qānā), per questo motivo il popolo era chiamato a non seguire e farsi degli idoli. (Esodo 20:5;34:12-14; Numeri 25:11; Deuteronomio 4:24; 6:15; 29:20; 32:16,21). (1) Dio è geloso nel preservare il rapporto con il Suo popolo. Oggi la gelosia non è considerata positivamente. La gelosia di Dio non indica l’invidia, il desiderio di avere qualcosa che non hai e che ha un altro, ma lo zelo nel proteggere un rapporto di amore, o nel vendicarlo quando si spezza. 
Quando qualcosa appartiene a noi è giusto proteggerlo, la gelosia è custodire ciò che ci appartiene come un figlio o il proprio coniuge! Nessun marito che ama veramente la moglie non sopporta di vederla tra le braccia di un altro e viceversa! La gelosia è una devozione intensa nel curare e proteggere ciò che si ama, è la giusta sollecitudine di mantenere un rapporto integro! Dio pensa allo stesso modo per il suo popolo. 
Il suo impegno per il popolo è totale. Il suo amore è esclusivo, appassionato, intenso, in una parola, geloso. Se Dio non fosse geloso sarebbe spregevole, mancante di percezione morale come un marito che non gli importa nulla della moglie infedele. 
Dio vuole proteggere l’onore del suo amore e desidera che il nostro amore per lui sia integro, che non sia diviso con altri, esige un’esclusiva devozione! Dio considera il rapporto con il Suo popolo come un patto che comportava amore e fedeltà assoluta di entrambi, benedizione o maledizione in base alla loro fedeltà!             
L’adorazione agli idoli era un atteggiamento di disobbedienza e infedeltà che Dio avrebbe castigato! Giosuè 24:19;1 Re 14:22; Salmi 78:58. Dio esige, da parte di coloro che ha amato e salvato, una totale e assoluta fedeltà! Altrimenti sarà severo contro di loro! 
(2) Dio è geloso nel preservare la Sua gloria. La gelosia di Dio è il Suo zelo nel preservare la Sua gloria, la quale è oscurata  quando si fa uso di immagini nell’adorazione. 
Dio è protettivo per il proprio onore! (Cfr. Isaia 42:8;  Isaia 48:11). La gelosia di Dio significa che Dio cerca continuamente di proteggere il proprio onore. È sbagliato per gli uomini, ma per Dio è cosa giusta perché l’onore, la gloria appartiene solo a Dio. (1 Corinzi 4:7; Apocalisse 4:11). 
Inoltre apprendiamo che Dio è anche un Dio d’amore (Esodo 34:6; Numeri 14:18; Deuteronomio 7:9; Esodo 20:6), quindi un Dio fedele (Genesi 8:1; Esodo 2:24; 34:6, per la Sua fedeltà che Dio realizzò le promesse fatte agli Israeliti, quanto aveva promesso ai padri riguardo la terra promessa Dio portò a compimento. (Deuteronomio 7:6-8; 9:1-5).

d) I nomi di Dio. 
Dio si rivela ai patriarchi e a Mosè con fatti concreti e anche attraverso i suoi nomi. Il nome esprime la sua natura e la sua essenza stessa. Noi troviamo il nome Dio. L'ebraico per Dio è “Elōhîm”, è usato in tutta la Genesi 1, dove si sottolinea l'opera di Dio come Creatore. Indica un essere trascendente, sovrannaturale e  forte, con la vita inesauribile in se stesso, colui dal quale tutto dipende. 
La forma ebraica è un plurale, ma è costantemente utilizzato con un verbo singolare. Gli studiosi hanno spiegato questo come un plurale di maestà o di rispetto, come espressione di intensità. 
Dio si fa conoscere con questo nome, come il Signore di gloria intensa, ampia e ricca, come Egli esercita il suo primato e il potere del creato e suggerisce, anche secondo altri studiosi la totalità delle manifestazioni divine, la somma delle potenze visualizzate in Dio, la divinità per eccellenza che esclude altri dèi, escludendo così il politeismo. 
“Elōhîm” è spesso usato insieme con il nome personale “Yahweh”. Il nome composto, di solito tradotto “Dio il Signore” si verifica prima in Genesi 2:4. Nel libro di Deuteronomio il nome “Elōhîm”  viene utilizzato più volte per sottolineare la maestosa potenza di Dio che è stata dimostrata dall’uscita di Israele dalla schiavitù d'Egitto, la sua conservazione nel deserto, e la sua preparazione per l'ingresso nella Terra Promessa. Deuteronomio 1:9-10,17;19-21,25,30,ecc. 
In questo contesto, Dio “Elōhîm” è riconosciuto anche come il legislatore che con forza giudica secondo il Patto (Deuteronomio 28-30). Perciò questo nome ha l'idea principale di forza, di potenza attiva e che descrive correttamente Dio nelle sue opere, come il Creatore, Sostenitore, e Governatore supremo del mondo e quindi anche giudice. 
Poi troviamo il nome Signore “Yahweh” (Esodo 3:15-16). Questo nome indica “Colui che è”, una presenza concreta, che indicherebbe non tanto un essere in assoluto relegato da qualche parte, ma l’essere in questo preciso momento, perciò l’accento non è posto solo sulla Sua esistenza eterna trascendente (Cfr. Isaia 40:28; 41:4;Giovanni 8:58; ecc.), ma sulla Sua attività, colui che subentra in scena attivamente, che interviene con potenza, che pronto ad aiutare e ad agire (Esodo 3:12) come lo è sempre stato, perciò una presenza attiva ed efficace, che non può essere ostacolata. 
Questo infatti vediamo nella vita del popolo di Israele, nella liberazione, nel riscatto del Suo popolo ed è in questo modo che si è presentato a Mosè. Questo nome indica il Dio del Patto, perché anche con questo nome è apparso a Mosè sul Sinai  (Esodo 19:7-10; 20:2, 24:1-18; Deuteronomio 28:58-59). L’altra parola per Signore è “Adonai”. Ha l'idea di base di “padrone, signore, proprietario”, di solito è combinato con “Yahweh” (Genesi 15:2, 8; Deuteronomio 3:24; 9:26) in un contesto di preghiera. Abramo supplica il Signore per un erede, mentre Mosè supplica il Signore che egli possa vedere la Terra Promessa e che non possa distruggere il suo popolo.  Forse per questo motivo che Adonai è correttamente descritto come il nome di comunicazione personale tra il credente e Dio. In tale comunicazione, l'adoratore riconosce la maestà e la grandezza di Dio,  il senso di appartenenza e la sottomissione a questo Dio come confermato da Deuteronomio 10:16-17 (cfr. Salmi 16:2; 57:9-10,ecc.). 
Poi troviamo Dio l'Altissimo: “El Elyon” indica la divinità nella Sua qualità di essere supremo, ossia al di sopra di tutti. Egli è impareggiabile in ogni modo, egli non è soggetto a nessuno e a nessuna cosa, egli è il Sublime. Si trova in Genesi 14:18-22 e una volta in Numeri 24:16 e Deuteronomio 32:8. 
Nella Genesi, Melchisedec è presentato come “sacerdote del Dio Altissimo.” Due volte il nome è abbinato a “Padrone dei cieli e della terra” Genesi 14:19, 22. In Numeri 24:16 “Altissimo” è utilizzato da un non-israelita, Balaam, quando pronunciò un oracolo su Israele. Sia questo versetto e Deuteronomio 32:8 si verificano nei passaggi poetici che parlano della sovranità di Dio sulle nazioni. (Vedi anche Daniele 4:35; Salmi 83:18). 
Ancora troviamo Dio Onnipotente: “El Shaddai”. Questo nome è utilizzato in passaggi in cui Dio appare ad Abramo e Giacobbe per confermare l'alleanza con loro e assicurare loro una discendenza numerosa Genesi 17:1; 35:11. In tre altri passi Isacco Genesi 28:3 e poi Giacobbe Genesi 43:14, 48:3 dicono ai loro figli in  preghiera che Dio Onnipotente li benedica e dia loro misericordia. In Esodo 6:3 Dio ricorda a Mosé che apparve a tutti e tre i patriarchi come “Dio Onnipotente” piuttosto che con “Signore”. In relazione all’oracolo di benedizione di Israele da parte di Balaam in Numeri 24:4,16, Balaam parla come “colui che ode le parole di Dio” e “che contempla la visione dell'Onnipotente”. Questo nome indica l’Onnipotente, totalmente autosufficiente, ma anche sovrano d’invincibile potenza, che non conosce sconfitte, ma non è ispirazione di paura, piuttosto come abbiamo visto da queste citazioni, fonte di benedizione e di consolazione. 
Troviamo anche Dio eterno: “El Olam” (Genesi 21:33). Anche se questo nome di per sé non si verifica in altre parti del Pentateuco, il concetto di eternità di Dio appare almeno due volte ancora. Esodo 15:18 afferma che “il Signore regna per sempre, in eterno” e Deuteronomio 33:27 che: “il Dio eterno è il tuo rifugio”.  Dio eterno indica che trascende ogni limite temporale, che si differenzia essenzialmente dal tempo.
La Bibbia, parla di “El Olam” in contesti dove l'assicurazione del credente, il benessere, la sicurezza, e la speranza sono presentati come possessi apprezzati. Il fatto che Dio è eterno è  una garanzia per il credente per il suo benessere, sicurezza e speranza, questi sono considerati come beni preziosi. 
Inoltre come ancora nome vediamo il Terrore d’Isacco “Pahad yishāq” Genesi 31:42, in questo passo Giacobbe incontra per l'ultima volta Labano e parla dell'aiuto e protezione di Dio. Questo nome potrebbe indicare il Dio che Isacco ha adorato, a cui va data sottomissione  e ubbidienza nel servizio, un Dio che va considerato in modo serio e responsabile. 
Il Potente di Giacobbe: “˒āḇiyr yǎ∙ǎqōḇ.”  Si trova in Genesi 49:24 e in cinque altri versi nel resto dell’Antico Testamento (Salmi 132:2, 5; Isaia 1:24; 49:26; 60:16). In Genesi 49:24 il “Potente di Giacobbe” è collegato con diversi altri nomi di Dio in un contesto che enfatizza il sostegno di Dio per Giuseppe. Nonostante le grandi avversità che Giuseppe ha sofferto, Giuseppe non si è indebolito, perché il Dio di Giacobbe lo ha aiutato e benedetto. 
La Roccia di Israele. “˒eḇen yiśrā˒ēl” (Genesi 49:24; Deuteronomio 32: 4, 15, 18, 30, 31).  Dio è una fortezza inaccessibile e inespugnabile, una salvezza stabile e sicura, un rifugio dove gli uomini possono essere al sicuro e quindi andare a rifugiarsi. (Isaia 17:10 Deuteronomio 32:37; Salmi 18:2). Non c'è Dio con maggiore potenza rispetto alla Roccia d'Israele (Deuteronomio 32:31). La roccia da dove scaturì l’acqua è Cristo (Esodo 17:6; 1 Corinzi 10:3-4). 
Dio è anche Padre “˒āḇ” (Deuteronomio 32:6). Dio è stato Padre di Israele perché Egli era il loro Creatore (v.18). Ma il senso può essere anche Dio è il Padre di Israele, nel senso che Egli lo ha voluto, formato, scelto, salvato  e guidato, una nazione per Dio speciale. 
L'Esodo è stata una dimostrazione di amore di Dio per loro (Esodo 6:6-7), e sul Monte Sinai stipula un rapporto di Alleanza con Israele (Esodo 19:5-6). Per tutti quegli anni che la nazione vagò nel deserto, Dio li ha portati “come un padre porta suo figlio” (Deuteronomio 1:31), un atto di compassione che sarà ricordato secoli più tardi, infatti Isaia ne parlerà ancora Isaia 63:9,16. L'amore di Dio era così grande che Mosè è stato sorpreso dalla ribellione della nazione (Deuteronomio 32:5-37). Dio, come Padre va onorato (Malachia 1:6).

2. L’uomo.
a) Fatto a immagine di Dio. 
L’uomo e la donna sono stati l’apice, il culmine della creazione di Dio. Gli fu data gloria e onore sopra tutte le altre creature. Genesi 1:26-27: "Poi Dio disse: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra'. Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: 'Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra'". (cfr. Salmi 8:4-9). Sono state date diverse interpretazioni riguardo al fatto che l’uomo sia a immagine e conforme alla somiglianza di Dio,  ma quello che possiamo dire che, questo in generale, significa che assomiglia a  Dio e rappresenta Dio.

b) La caduta. 
Ma l’uomo e la donna tentati dal diavolo, benché avvisati da Dio (Genesi 2:15-17), decisero di peccare pagandone un prezzo alto (Genesi 3:1-19). L’immagine di Dio è stata distorto, ma non perduta (Genesi 9:6; Giacomo 3:9). 
Tuttavia, poiché l'uomo ha peccato, lui non assomiglia più a Dio come prima.  La sua purezza morale è stata persa e il suo carattere peccaminoso certamente non riflette la santità di Dio. Il suo intelletto è corrotto dalla menzogna e il suo discorso non glorifica più Dio, i suoi rapporti interpersonali sono guidati dall’egoismo piuttosto che dall'amore e così via. 
L'atto apparentemente insignificante, di mangiare del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, ha avuto grave ripercussioni sul genere umano come per esempio il peccato e la morte e quindi la sofferenza su tutti gli uomini (Romani 5:12).  Da quel momento in poi ogni nascituro ha ereditato la natura peccaminosa e quindi che necessita di salvezza, di ripristinare la comunione con Dio interrotta. 

c) La peccaminosità dell'uomo. 
Nel Pentateuco vediamo il degrado dell’uomo l’omicidio di Abele da parte di Caino Genesi 4, la malvagità degli uomini era così grande che Dio deciso di mandare il diluvio (Genesi 6:5,12). Dio disse ad Abramo che il peccato degli Amorrei non aveva ancora raggiunto il suo picco (Genesi 15:16), vediamo la perversione di Sodoma e Gomora  (Genesi 18-19), che furono giudicati da Dio con una pioggia di zolfo e fuoco. 
L’incesto delle figlie di Lot  (Genesi 19:32-38). Abramo diceva bugie su Sara e i suoi nipoti Giacobbe ed Esaù si odiavano. I fratelli di Giuseppe lo vendettero in schiavitù e la moglie del suo padrone cercò di sedurlo e poi lo fece gettare in prigione (Genesi 39:11-20). Gli Egiziani erano senza umanità verso gli Israeliti, ma Dio li liberò da quella schiavitù leggiamo in Esodo 1:8-12. 
Il popolo una volta libero si lamentava contro Dio e sul monte Sinai il popolo adorò il vitello d'oro cosa che dispiacque a Dio (Esodo 32). Poi il popolo si rifiutò di credere che Dio potesse dare loro la vittoria sui Cananei, Dio punì questa loro incredulità con quarant'anni di peregrinazioni nel deserto Numeri  14:34. Il popolo peccò d’immoralità sessuale e nel culto idolatrico di Baal-Peor (Numeri 25:1-9).  

3. Salvezza 
Questa non è solo una dottrina del Nuovo Testamento. Il Pentateuco parla della salvezza di Dio: dalla chiamata di Abramo e la sua giustificazione (Genesi 15:6), a Giuseppe (Genesi 50:19-20), a Mosè e quindi la liberazione e l’introduzione del Suo popolo nella terra promessa vediamo, appunto la Sua salvezza. Ma anche i sacrifici, soprattutto in Levitico ci  parlano come i peccati possono essere perdonati.

4. Il Messia.
Dopo il peccato di Adamo ed Eva Dio maledisse il serpente che aveva ingannato Eva, ma gli annunciò Genesi 3:15: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno".  Alcuni commentatori non hanno visto niente di particolare, altri hanno visto qui una previsione del Messia, di Gesù  che sarebbe stato vittorioso sulle potenze del male  e quindi questo versetto è stato chiamato il Protovangelo (il primo Vangelo) perché progenie si riferisce a Cristo che schiaccerà la testa del diavolo e il diavolo gli avrebbe ferito il calcagno, questo simboleggia tutti gli attacchi fatti da Satana nel tentativo di distruggere Cristo specialmente nella sua morte sulla Croce. 
Ma proprio come il tallone di un uomo può schiacciare una testa del serpente, così la morte di Cristo sulla croce è stato il mezzo che Dio utilizzò per schiacciare definitivamente Satana e le potenze del male. In Genesi 12:3; 22:18; 26:4 è scritto che in Abramo saranno benedette tutte le genti, questo avviene tramite la fede in Cristo (Atti 3:25-26; Galati 3:6-14). Ma dice anche in Galati 3:15-16 che quando Dio fece le promesse ad Abramo, quelle promesse furono fatte alla “‘tua progenie’ che è Cristo”, quindi Paolo applica che la promessa fatta alla  progenie, la discendenza  è Cristo (Genesi 12:3; 22:18). Molti studiosi interpretano Genesi 49:10 come un passo Messianico. L'ufficio di “profeta” (Deuteronomio 18:15-19).  Pietro applica questi versetti a Gesù (Atti 3:22-23) così anche Stefano (Atti 7:37).  

5. La Fede.
Un tema importante è la fede, per esempio viene enfatizzata la fede di Abramo (Genesi 15:6; 22:12) come confermato anche nel Nuovo Testamento (Romani 4:3, 20-22; Galati  3:6; Ebrei 11:8-10). Così anche del popolo d’Israele (Esodo 14:31), ma la loro fede era incostante come quando ebbero paura di entrare nella terra di Canaan a motivo delle città fortificate e dei potenti guerrieri  (Deuteronomio 1:31-32; Numeri  14:11).  
La semplicità e l'efficacia della fede è illustrata nella storia con i serpenti velenosi che Dio mandò per punire il popolo che parlarono contro di Lui e Mosè. Per salvare la loro vita, Dio disse a Mosè di fare un serpente di bronzo e lo mise su un palo. Chiunque avrebbe semplicemente guardato a quel serpente non sarebbe morto per il morso del serpente (Numeri 21:4-9). Questa è una verità che illustra la salvezza per chi guarda a Cristo appeso alla croce (Giovanni 3:14-15). 

6. Il Sacrificio.
Ebrei 9:22 dice che: "senza spargimento di sangue non c’è perdono". La base oggettiva sulla quale tutti coloro che credono sono perdonati è la morte di Cristo. In previsione di questo sacrificio, il Pentateuco è pieno di riferimenti di sacrifici di animali e dell'aspersione del sangue per purificare dal peccato. L'importanza di sacrifici è visto già subito dopo che Adamo ed Eva peccarono, Dio li ha vestiti con indumenti di pelle prelevati da animali uccisi e, probabilmente, li istruì circa la necessità del sacrificio (Genesi 3:21). 
Questo spiegherebbe perché Abele fece un'offerta al Signore dal suo gregge (Genesi 4:4) e perché Noè offrì dei sacrifici dopo il Diluvio (Genesi 8:20). Nel periodo patriarcale di Abramo, Isacco e Giacobbe furono costruiti altari al Signore (Genesi 12:8; 13:18, 26:25, 35:7). Abramo fu provato nell’ offrire Isacco, poi Dio ha provveduto il montone che Abramo offrì al posto di Isacco (Genesi 22:13). Ancora vediamo l'offerta dell'agnello pasquale (Esodo 12:23). 
Inoltre l'ultima sezione dell'Esodo descrive la costruzione e il significato del Tabernacolo (capp. 25-40). Questa struttura, voluta da Dio, doveva essere l’ambiente dove si sarebbero offerti  i sacrifici per l'espiazione dei peccati del popolo. Un elenco delle varie offerte e il significato con le procedure sono illustrate nel Levitico. 

7. I Patti.
Un patto è un accordo giurato di impegno tra due parti. Il Pentateuco contiene esempi di alleanze tra gli individui (Genesi 26:26-33; 31:43-55); e tra Dio e l'uomo. Ma il Patto di Dio è diverso. J.A. Motyer parlando del termine patto: “Quando al patto di Dio, il termine indica il legame di amicizia con cui Dio, con un Suo sovrano intervento, unisce a Sé il popolo eletto”.  
Quindi l’iniziativa è di Dio. Tra Dio e l’uomo vediamo il patto con Noè. Dio promise che mai più avrebbe distrutto il mondo con un diluvio (Genesi 9:8-11). Come segno del patto, Dio ha designato l'arcobaleno come un ricordo della Sua promessa vincolante. Il patto di  Dio con Abramo di Genesi 12:1-3, ufficialmente istituito nel capitolo 15 e il segno è indicato nel capitolo 17. 
Isacco e Giacobbe ricevono la conferma del patto in Genesi 26:2-5 e Genesi 35:11-12. In sintesi, Dio promette ad Abramo che la sua discendenza diventerà una grande nazione, erediteranno la terra di Canaan, e porterà la benedizione a tutte le famiglie della terra. Come il Patto di Noè, il Patto di Abramo è eterno (Genesi 17:7, 13, 19) e incondizionato. L'unica condizione era che Abramo doveva lasciare il suo paese viaggiare verso una terra sconosciuta (Genesi 12:1). Nella cerimonia del Patto, Dio passa tra i pezzi degli animali uccisi come una fornace ardente (Genesi 5:17). 
Abramo e i suoi discendenti maschi dovevano essere circoncisi come un segno di Genesi 17:10-11.  Dopo parecchi secoli, Dio ha dimostrato la sua fedeltà, ricordando il Patto con Abramo quando gli Israeliti erano sofferenti in Egitto (Esodo 2:24; 6:5). 
Egli li ha quindi liberati al fine di portarli verso la Terra Promessa (Esodo 6:8). Poco dopo l’uscita dall’Egitto, Dio stringe un Patto con  Israele sul monte Sinai, il popolo s’impegnava a fare ciò che il Signore aveva detto (Esodo 19:8). 
Mosè riferisce al popolo tutte le parole del Signore e le leggi, e ancora una volta hanno risposto positivamente (Esodo 24:3), per confermare il loro impegno, Mosè prese del sangue e lo cosparse e ne asperse il popolo per ufficializzare il Patto (Esodo 24:8). 
Il succo del Patto erano le due tavole di pietra che contenevano i Dieci Comandamenti. Questi comandamenti sono chiamate “le parole del patto” (Esodo 34:28), “le due tavole della Testimonianza” (Esodo 34:29), “le tavole del patto” (Deuteronomio 9:11,15), e anche  “il suo patto” (Deuteronomio 4:13).  
Il sabato era il segno del Patto del Sinai (Esodo 31:12-17). Dopo i quarant'anni di peregrinazioni nel deserto, Dio rinnova il Patto con la generazione che sta per entrare nella Terra Promessa  (Deuteronomio 7:9; 29:1). C'è anche un “patto di pace” che garantisse un sacerdozio perenne Fineas (Numeri 25:12-13). 

Caratteristiche letterarie.
Il Pentateuco è una ricca raccolta di generi letterari. 
1. Prosa narrativa 
La maggior parte della letteratura del Pentateuco è prosa narrativa. La narrazione è semplice, ma diretta ed efficace. Il testo è in gran parte raccontato in terza persona intervallata da preghiere, discorsi e altri tipi di discorso diretto (ad esempio, la preghiera di intercessione di Abramo per Sodoma in Genesi 18:22-33, il discorso del Signore a Mosè in Esodo 3:7-12, e lo scambio tra il faraone e Mosè in Esodo. 10:1-21). I racconti si fondono con arte tra storia e interpretazione teologica. Forse il miglior esempio di questo è la storia di Giuseppe con i suoi fratelli  (Genesi 50:15-21). 

Nella prosa narrata vediamo:
a) Un racconto con una storia con un lieto fine.
Ad esempio, la storia di Giuseppe (Genesi  37-50). 

b) Un racconto eroico.
Una storia costruita intorno alla vita e gesta di un protagonista o personaggio principale tra lotte e trionfi dell'eroe come rappresentante di un intero gruppo ad esempio, la storia di Abramo e Sara, (Genesi 12-25). 

c) Un racconto epico.
Una storia di grande interesse nazionalistico e spesso contengono caratteri ed eventi soprannaturali come esempio, l'esodo dall'Egitto (Esodo 12-18). 

d) Un racconto drammatico. 
In questo racconto vediamo un cambiamento di solito dalla prosperità alla catastrofe come la caduta di Adamo ed Eva (Genesi 3).

2. Poesia 
Il Pentateuco contiene alcuni dei primi esempi di poesia ebraica in tutto l'Antico Testamento. Il cantico di Mosè Esodo 15, gli oracoli di Balaam Numeri 23-24, la benedizione di Giacobbe Genesi 49, il canto e la benedizione di Mosè Deuteronomio 32-33. 

Poi troviamo specifiche forme poetiche nel Pentateuco:
• Preghiere: per esempio, la benedizione di Aronne (Numeri 6:22-27). 

• Canzoni di lode: per esempio, la canzone di Miriam (Esodo 15:21), la canzone di Israele (Numeri 21:17-18). 

• Inni di vittoria, inni in uno stile epico ad esempio, il trionfo del Signore sugli Egiziani (Esodo 15). 

• Benedizioni sui membri della famiglia ad esempio, la benedizione di Rebecca (Genesi 24:60); di Giacobbe dei suoi dodici figli (Genesi 49). 

• Oracoli: ad esempio, la dichiarazione del Signore a Rebecca (Genesi 25:23); oracoli di Balaam in Israele (Numeri 23-24). 

• Promesse per esempio: ad Abramo (Genesi 12:1-3; 15:1). 

• Le canzoni di scherno: ad esempio di Lamech (Genesi 4:23). 

3. Rivelazione Profetica 
Troviamo sia come rivelazione, quindi il preannuncio e sia come interpretazione o esposizione. Ad esempio vi è la rivelazione del Signore ad Abramo per quanto riguarda l'oppressione e la schiavitù dei suoi discendenti (Genesi 15:12-16), del profeta (Deuteronomio 18:17-20). 
Troviamo esempi di profezia poetica come la benedizione patriarcale di Giacobbe, che collega la regalità con la tribù di Giuda (Genesi 49:8-12) e di Mosè sulle tribù d’Israele (Deuteronomio 33). 

4. Legge 
L'Antico Testamento afferma l'origine divina della legge ebraica per mezzo di Mosè come legislatore del Signore. Più di seicento leggi sono contenute nei libri di Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Lo scopo della legislazione Biblica è stata quello di ordinare e regolare la vita morale, religioso o cerimoniale, e civile di Israele in conformità con la santità necessaria per mantenere il rapporto di Alleanza con il Signore. Più esemplare sono i comandamenti del Patto (Esodo 20-24) e il libro del Deuteronomio. 

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