martedì 23 aprile 2013

Il Contesto religioso del Nuovo Testamento nel primo secolo. Prima parte: Caratteristiche teologiche dei Giudei.


Il Contesto religioso del Nuovo Testamento nel primo secolo.
Prima parte: Caratteristiche teologiche dei Giudei.

In questa lezione vedremo riguardo il contesto religioso, le caratteristiche teologiche dei Giudei.

Per comprendere meglio Gesù e la chiesa primitiva,e quindi il contesto del Nuovo Testamento è importante capire cosa credevano i Giudei nel primo secolo, il periodo appunto quando visse Gesù e gli apostoli. Il credo Ebraico nacque dalla rivelazione degli atti di Dio nella storia, rivelazione che poi fu scritta e raccolta in quella che oggi si chiama Antico Testamento. 
Nel contesto giudaico vediamo, in sintesi cinque caratteristiche teologiche.

La prima caratteristica è:
1. Il Signore è l’unico e vero Dio.
L’enfasi principale del giudaismo era l’unità e la trascendenza di Dio, la convinzione che c’è un solo e vero Dio. Il monoteismo era affermato in contrasto con la moltitudine di divinità nel mondo pagano. Avere fede in unico vero Dio era incompatibile e quindi proibito con le rappresentazioni fisiche come oggetti, di devozione e preghiera (Es. 20:4-5; Deut.11:13-17; Sal.96:4-5; 135:15-18; Isa. 40:18-20, 44:9-20). Un Ebreo devoto recitava regolarmente lo Shemà (significa ‘Ascolta’ dalla prima parola di questa affermazione), una sorta di credo ebraico come troviamo Deuteronomio 6:4-5: "Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE. Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze". Gli Ebrei credevano in Dio come unico Creatore (monoteismo creazionale) e sostenitore dell’universo (monoteismo provvidenziale). 

Per i Giudei del primo secolo, il Signore era il creatore del mondo (Gen. 1-2; Sal. 89, 104).
Questo credo escludeva l’Enotismo, la convinzione, cioè, che ogni nazione dovrebbe adorare il proprio dio, senza credere che vi sia un solo vero Dio, ma questo è in contraddizione con i primi due capitoli della Genesi. Questo credo implica che tutte le nazioni devono adorare il Dio rivelato nella Bibbia, Yahweh  come il solo vero Dio, e non il proprio dio.
Il monoteismo creazionale, escludeva anche il Panteismo, dio era identificato con l’ordine naturale, dio era un nome per tutto ciò che esiste, dio è tutto, e tutto è dio; quindi dio è intimamente coinvolto nel mondo creato. Al contrario, Genesi 1:1 definisce il Signore a parte l’universo, tascendente: Dio l’ha creato ed è distinto da esso (Is.57:15).
Il Monoteismo creazionale escludeva l’Epicureismo, una filosofia greca che comprendeva la convinzione che gli dèi non erano interessati o coinvolti nella vita umana. Così la preghiera, l’adorazione e il sacrificio erano tutti inutili. Al contrario, il monoteismo Ebraico creazionale affermava la convinzione che il Signore era intimamente coinvolto nel mondo: Dio è creatore e sostenitore in ogni momento (Isaia 40:26; Sal. 65:9-13; 135:6-7). 
Il monoteismo creazionale escludeva il Paganesimo: l’universo come popolato da un gran numero di esseri divini, ognuno con diverse aree di controllo, chi controllava il clima, chi il mare, chi le colture, chi le nazioni particolari, chi le stelle o pianeti, e così via. Secondo questa convinzione gli dei erano ritenuti capricciosi, e le loro reazioni dipendevano da come si sentivano. Così la gente cercava il modo di placare gli déi, per convincerli ad agire favorevolmente. Al contrario, gli Ebrei credevano che il Signore abbia creato gli elementi come il sole, la luna e le stelle per esempio (Gen.1:14-18; Is.40:26).
I Giudei credevano, anche nel Monoteismo provvidenziale, erano convinti che Dio fosse impegnato nel governo della Sua creazione. Il Signore è il vero dominatore dell’universo, e governa ogni cosa in linea con i suoi scopi (Sal. 22:28; 93:1; 96:10; Is.40:22-24; 45:1-8; Amos 3:6). Il Signore non è un padrone di casa assente, ma lavora attivamente all’interno del mondo per realizzare i suoi progetti.

La seconda caratteristica teologica è che:
2. Il Signore ha scelto Israele come suo popolo.
I Giudei credevano che Dio abbia scelto Israele come suo popolo, e si fosse legato con loro, solennemente con un Patto (Es.19-24; Lev. 26; Deut. 27-29). Dio chiamò Israele a essere il suo popolo particolare attraverso il loro antenato Abramo(Gen.12:1-3;15:1-6,17-21), poi, l’elezione fu riconfermata ai suoi discendenti con Isacco (Gen.26:2-5); Giacobbe (Gen.28:13-15); Giuseppe (Gen. 48:3-4; 50:24), infine Israele (Deut.4:37; 7:6-8).  
Almeno tre sono gli scopi della chiamata d’Israele come popolo di Dio: a) Per essere di sua proprietà particolare (Es. 6:6-7; 19:5-6; Deut. 7:6; 14:2, 26:18); b)Per essere una luce fra le nazioni, per proclamare le virtù di Dio ed essere una testimonianza visibile (Es.19:5-6; Is.43:21; cfr.1 Pie.2:9; Deut.4:5-8); c) Per glorificare Dio (Is.43:7; cfr.1 Cor.10:31-33), dare solo a Lui il culto (Es.20:3; Deut.6:4-5,10-13; cfr. Matt.4:9-10).

La terza caratteristica teologica:
3. Il Signore ha provveduto un modo di vivere.
La legge (o Torah) è un dono di Dio al popolo scelto e redento da Lui, al fine di mostrargli come doveva vivere e distinguersi dalle altre nazioni (Es.19:5-6; Deut. 4:5-8; 7:7-11). La legge sarebbe stata anche il punto di riferimento anche dopo l’esilio Babilonese, al ritorno in patria per gli Israeliti (Nee.8). Ai tempi di Gesù la parola di Dio era al centro della lettura nelle sinagoghe (Luca 4:16-20).
Tre aspetti della legge sono stati particolarmente importanti al tempo di Gesù: la circoncisione (Luca 2:21); il sabato (Mar.2:23-28; Giov.5.16-18) e le leggi sul cibo (Lev.11; Deut.14; Matt.15:16-17; Atti 10:9-15).
Al tempo di Gesù la legge era centrale per l’ebraismo. Per gli ebrei fedeli, osservare la legge era di vitale importanza almeno per due motivi: 1) Per mantenere la loro posizione all’interno della comunità del popolo di Dio, coloro che Egli avrebbe redento, liberato dalla sua schiavitù presente sotto i Romani. 2) Per mantenere conservare l’identità nazionale ebraica in un momento di regno pagano. 

La quarta caratteristica teologica era che:
4. Il Signore ha dato al popolo una terra e un tempio.
Un elemento chiave nel patto di Dio con Abramo era la promessa di una terra, il fatto che Abramo sarebbe diventato una grande nazione (Gen.12:1-2; 15:18-21).
Dio rinnovò questa promessa con Mosè al momento dell’Esodo (Es.3:8). Così, in Deuteronomio troviamo scritto l’avvertimento che se il popolo fosse stato infedele a Dio, sarebbe stato disperso fra tutti i popoli (Deuteronomio 28:64). Poi vediamo anche la promessa del ritorno in caso di conversione sincera al Signore, Dio, infatti, li avrebbe riportati nel paese (Deuteronomio 30:1-5; cfr. 1 Re 8:33-34). 
Il paese non doveva essere contaminato con comportamenti non adeguati alla legge di Dio (Num.35:34); ribellarsi contro Dio, non vivere secondo la Sua legge significava rendere la terra impura. Allo stesso modo, la situazione nel primo secolo d.C., quando i pagani (Romani) avevano il controllo del territorio, era visto come una terra sporca.
All’interno del paese, la città di Gerusalemme ebbe un posto speciale, come lo ebbe all’interno della città, il Tempio (cfr. 1 Re 8:48; 9:3; Sal.137; Is.18:7; Matt.23:21). Il Tempio era sul monte Sion. Ai tempi di Gesù vi era il Tempio di Erode, costruito appunto da Erode sullo stesso luogo di quello di Salomone e Zorobabele. 
Il muro esteriore comprendeva a intervalli otto porte; con dei portici all’interno sui quattro lati. Giovanni scrive che Gesù passeggiava sotto il Portico di Salomone (Giov.10:23; era sul lato orientale). A sud vi era il Portico Reale, un grande spazio aperto, dove i commercianti e cambiavalute probabilmente agivano (cfr. Marco 11:15-17; Giov. 2:13-14).
I portici davano su un ampio cortile che circondava una zona elevata, contenti i cortili interni e il Tempio vero e proprio. I Gentili potevano entrare nell’ampio cortile, nel primo, ma una barriera di pietra, ricordava, loro che non potevano passare oltre. Il divieto era dichiarato con ammonimenti scritti (in ebraico, aramaico e greco) sulle porte che conducevano nelle zone interne, i trasgressori potevano essere puniti con la morte! 
Probabilmente l’apostolo Paolo aveva questo in mente quando scrisse che Gesù ha abbattuto il muro di separazione tra Giudei e Gentili (Ef. 2:14). Vi era anche un cortile permesso alle donne, in questa parte era collocato il tesoro, dove i fedeli depositavano i propri contributi in adatti recipienti (Luca 21:1-4) e dove anche Gesù insegnò (Giov. 8:20). 
Altri gradini conducevano alla grande porta, la “Porta Bella” (Atti 3:2) che si apriva su un altro cortile stretto (Cortile d’Israele), dove potevano andare solo gli Ebrei di sesso maschile. Vi era ancora un’altra separazione con “il Cortile dei Sacerdoti”, dove erano ammessi solo sacerdoti (discendenti di Aronne), era il Tempio vero e proprio, diviso in luogo santo e in luogo santissimo, separati da una cortina (Durante la crocifissione di Gesù si squarciò da cima a fondo (Matt.27:51. 
Simbolicamente la via verso Dio, era stata aperta a tutti per il sacrificio dell’Agnello di Dio). In questo cortile sorgeva l’altare del sacrificio, in cui erano offerti sacrifici di animali. Quindi vi era un cortile esterno, uno interno e il Tempio vero e proprio. 
Il tempio era al centro del sistema sacrificale, una delle pietre miliari del giudaismo. Attraverso i sacrifici offerti era fatta l’espiazione e il perdono dei peccati (Lev.1:4; Cfr. Ebr. 9:22.). Il sacrificio era un rito quotidiano svolto dai sacerdoti, divisi in ventiquattro gruppi su un turno settimanale di servizio per il sacrificio offerta (cfr. Luca 1:8,23). Al tempo di Gesù vi erano circa ventimila sacerdoti. Ogni gruppo serviva per una settimana ed era sostituito il sabato. 
I sacrifici quotidiani raggiungevano l’apice nel rituale annuale del Giorno dell’Espiazione (cfr. Lev. 23:26-32). Durante questo giorno il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo, e offriva il sangue dei sacrifici per espiare i peccati del popolo. Il sommo sacerdote non godeva di buona fama al tempo degli Erodi, perché Erode e i suoi successori deponevano e insediavano sacerdoti secondo la politica del momento.
Perciò, ai tempi di Gesù il Tempio era il centro della vita religiosa d’Israele, meta di pellegrinaggi (Luca 2:41; Atti 2:7-11), luogo dove si venivano a presentare i sacrifici (Deut.12:4-7; Luca 2:2-24). Il tempio era sostenuto da una tassa (il salario di due giorni di lavoro), che gli Ebrei per ogni adulto maschio di tutto l’impero Romano, pagavano annualmente (cfr. Matt. 17:24). Ma non mancavano le offerte volontarie (Matt.15:5). 
Il secondo tempio continuò a essere importante, fino alla sua distruzione nel 70 d. C. Riguardo l’importanza del tempio, possiamo dire con le parole di E.F.Harrison che: “Dal punto di vista economico, il tempio costituiva una grande istituzione commerciale; dal punto di vista religioso, esso simboleggiava la presenza di Dio tra il suo popolo e anche l’unicità del popolo eletto. Come tale, serviva a suggellare l’unione dei Giudei ovunque si trovassero. Era inoltre il gioiello della Città Santa. Nella guerra contro Roma, i suoi difensori mostrarono una resistenza fanatica e molto coraggio”.  
Tuttavia, alcuni ebrei vedevano il Tempio e il suo sacerdozio corrotti, a causa dei compromessi con i regnanti Gentili che erano coinvolti nella nomina dei sommi sacerdoti. Queste persone erano in attesa di un giorno in cui ci sarebbe stata la pura adorazione nuovamente offerta a Dio nel tempio, questi erano gli “Esseni”, i quali si ritirarono nelle proprie comunità, applicando le leggi di purezza sacerdotale.
Le feste.
Vi erano delle feste in Israele: tre di pellegrinaggio (Es.23:14-17), quando gli Ebrei devoti andavano a Gerusalemme per adorare, e altre feste celebrate a casa. La festa commemora un’azione importante di Dio per il suo popolo, o atti di salvezza. Anche se non ogni Ebreo andava ogni anno in pellegrinaggio a ogni festa, la maggior parte avrebbe cercato di essere a Gerusalemme per almeno una volta all’anno. 
La festa più popolare era la Pasqua. I genitori di Gesù andavano ogni a Gerusalemme per questa festa (Luca 2:41). In questo periodo potevano esserci tra i trecento e cinquecento mila persone a Gerusalemme (Gerusalemme forse aveva centoventimila abitanti). La pasqua era celebrata tra Marzo e Aprile, e veniva celebrato Dio in ricordo della liberazione dalla schiavitù di Egitto. Durava un giorno, ed era seguita dalla festa degli Azzimi che durava una settimana. (Pasqua- Es.12:21-28; 34:35,39; Gios.5:10-12; Azzimi - Deut.16:1-8;Cfr.2 Re 23:21-23).
Cinquanta giorni dopo (maggio-giugno) la Pasqua, era celebrato Dio con la festa della Pentecoste, o delle messi, o delle settimane. Era la festa del raccolto (Es.23:16; Lev.23:15-22; Deut.16:9-12), una festa agricola di riconoscenza a Dio per la prima raccolta della stagione, ricorreva alla fine della mietitura. 
La terza festa di pellegrinaggio, era la festa dei Tabernacoli o delle Capanne (settembre-ottobre). Aveva luogo cinque giorni dopo il giorno dell’espiazione e durava sette giorni (Lev.23:33-36,39-43; Deut.16:13-15). Durante un periodo di otto giorni, la gente viveva in capanne fatte di rami (Lev. 23:42; Nee. 8:15), e si concludeva, con una grande festa l’ultimo giorno, Durante la festa si leggeva la Scrittura ad alta voce ogni giorno, nel Tempio e venivano offerti tanti sacrifici. Questa festa segna anche la fine del raccolto, ed era quindi un momento felice.
A queste feste se ne aggiungono altre, citiamo le più importanti tra queste feste: Yom hah-Kippurim (il giorno delle espiazioni Es.23:10; Lev.23:26-31). Secondo Levitico 23:27-28 vi erano quattro elementi principali. In primo luogo, c’era una santa convocazione; in secondo luogo il popolo si doveva umiliare; in terzo luogo si dovevano offrire i sacrifici per i peccati; in quarto luogo non si doveva lavorare. Poi si celebrava la festa di Rosh Hassanah, il Noviluno del settimo mese o delle Trombe (settembre-ottobre; Lev.23:23-25), e due altre feste, Hanukkah o festa della Dedicazione (novembre - dicembre). Questa festa è menzionata in Giovanni 10:22,29; era una festa che commemorava la riconsacrazione del Tempio nel 164 a.C., in seguito alla rivolta dei Maccabei. Era preceduta da sette giorni di festa in cui si accendevano dei fuochi di gioia.
Un’altra festa importante era quella del Purim (febbraio-marzo), una celebrazione della liberazione di Dio degli ebrei in Persia al tempo della regina Ester (Est. 9:24-28).

Quinta e ultima caratteristica teologica era la:
5. Speranza per il futuro.
In un contesto di dominio straniero (Romano), gli Ebrei si aspettavano che in futuro, Dio li liberasse da questo giogo. Si ricordavano delle promesse dei profeti (Is. 40-66; Geremia ed Ezechiele), circa la benedizione di Dio al popolo. Il ritorno dall’esilio è stato solo in parte soddisfatto, erano tornati nella loro terra, fin dai tempi di Esdra e Neemia nel V secolo a.C., ma nel presente, erano sotto il dominio Gentile e non avevano la libertà di servire Dio come volevano. Noi troviamo i seguenti elementi di speranza riguardo il futuro, l’aspettativa e il desiderio che Dio avrebbe agito.  

a. La speranza per il ripristino di tutte le dodici tribù d’Israele riguardo la terra, e non solo le due tribù di Giuda e di Beniamino. 
Le dieci tribù del nord erano state sconfitte ed esiliate dagli Assiri nel VIII secolo a.C., e gli ebrei fedeli desideravano la restaurazione piena del Suo popolo da parte di Dio. (cfr. Is.49:6).

Il secondo aspetto teologico riguardo la speranza è:
b. La sottomissione, la conversione o la distruzione dei Gentili, in modo che il regno dell’unico vero Dio sarebbe stato visibile in tutto il mondo.
Is.49:6: "Egli dice: 'È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d'Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra'".
Is.60:12: "Poiché la nazione e il regno che non vorranno servirti, periranno; quelle nazioni saranno completamente distrutte".
I Giudei avevano la speranza che i Gentili un giorno, sarebbero andati a Gerusalemme, sul monte Sion per incontrare Dio (Is.2:1-3; Zacc.8:20-23).

La speranza di: 
c. Un nuovo tempio purificato o rinnovato. (Is.60:13; Cfr.Is.54:12).
I Giudei erano consapevoli che il tempio di Gerusalemme, benché fosse straordinario, era contaminato dalla presenza di governanti pagani. I profeti avevano promesso che Dio avrebbe portato i materiali più belli da altre nazioni per decorare il tempio, il luogo della presenza di Dio.

La speranza di una:
d. Pura adorazione da parte dei giusti.
Un culto puro, non contaminato di tutta la popolazione che glorifica Dio. (Is.60:21).

Infine:
e. L’aspettativa Messianica.
Nell’Antico Testamento il titolo “Messia” (Unto del Signore) era attribuito ufficialmente al re perché scelto e consacrato da Dio (1 Sam.16:13), come anche il profeta (1 Re 19:16) e il sacerdote (Es.28:41). Ma in modo particolare Israele, aspettava un giorno futuro in cui il popolo avrebbe trionfato sui nemici e avrebbe portato pace e prosperità. È abbastanza chiaro che la gente, nel periodo di Gesù, si aspettava che un Messia comparisse (Gv 1:19-20,41;4:29;7:31; Luca 3:15; Mar.14:61). Doveva essere un figlio di Davide (Matt. 21:9; 22:42; cfr.2 Samuele 7:12-16). La popolazione Giudaica del primo secolo non vedeva l’ora che Dio inviasse il Messia liberatore, che li liberasse dalla dominazione pagana con la forza militare. Il titolo e il concetto di Messia (Christos = masiah = unto) è uno dei più importanti di tutti i concetti che riguardano Gesù(Zacc.9:9-10; cfr. Mar.11:10; Mar.8:29; Atti 3:20; eccetera).

Domande.
1. Che cosa credevano i Giudei riguardo al fatto che il Signore è l’unico e vero Dio.
2. Qual erano gli scopi per cui Dio ha scelto Israele?
3. Come il signore ha provveduto un modo di vivere?
4. Che cosa aveva promesso Dio ad Abramo?
5. Descrivi brevemente la speranza dei Giudei.

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