venerdì 19 aprile 2013

Il Canone del Nuovo Testamento


Il Canone del Nuovo Testamento 
La storia del canone del Nuovo Testamento è simile a quella dell’Antico Testamento, anche se vi sono molti più dati disponibili in materia.
Herman Ridderbos da questa definizione sul canone:
“ Si può dire che la storia del canone è il processo della presa di coscienza della chiesa nei confronti del suo fondamento ecumenico.” 
Il canone, quindi, è un processo della consapevolezza o riconoscimento, da parte del popolo di Dio dei libri ispirati da Dio ed avevano un fondamento universale.
L'idea di un canone implica che Dio ha guidato la chiesa primitiva nella sua valutazione di diversi libri, in modo che quelli veramente erano ispirati hanno avuto il riconoscimento come canonici e quelli non ispirati, qualunque poteva essere l’importanza, non furono accettati come canonici.

La storia del Canone del Nuovo Testamento
Vogliamo ancora ricordare che un libro è canonico perché in se porta l’autorità divina della sua ispirazione. Il consenso del canone fu spontaneo, senza che ci fosse un’imposizione dall’alto, un imposizione di un’autorità superiore. Il consenso di tutti i libri fu lento, libero e progressivo nel tempo che durò parecchio; la chiusura del canone avvenne tra il IV e il V secolo, ma va ricordato comunque che i libri circolavano molto tempo prima, e per lo più erano riconosciuto come autorevoli nella Chiesa.
Nel periodo pre-canonico, i cristiani non avevano i libri contenuti nel nostro Nuovo Testamento, dipendevano pertanto dall’Antico Testamento, dalla tradizione orale riguardo l’insegnamento e le opere di Gesù  e sui messaggi di Dio che parlava per mezzo dei profeti cristiani. 
C'era un messaggio autorevole fin dall'inizio!

Le caratteristiche o la dinamica della formazione del Nuovo Testamento avvenne in questo modo:
1. Il ministero pubblico di Gesù.
Le Sue parole erano autorevoli e perciò furono considerate tali (Matteo 7:28; 28:18-20).

2. La testimonianza orale di coloro che avevano sentito parlare. 
Gesù, che furono con Lui, che ebbero il Suo incarico, scrissero i Suoi insegnamenti e poi ci fu una selezione di tutto il materiale che vi era disponibile. Questo materiale tecnicamente viene chiamato agrapha che letteralmente significa “ cose non scritte” (Luca 1:1-4; 2 Pietro 1:16; 1 Giovanni1:1; Giovanni 13:20; Ebrei 2:3; Giovanni 20:30; 21:25).

3. L’impegno epistolare degli apostoli.
Gli apostoli avevano l’autorità, il mandato da parte di Gesù. Gli apostoli avevano la consapevolezza che stavano predicando la Parola di Dio.
1 Tessalonicesi 2:13: "Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete". 
Galati 1:8-9: "Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema". 
Le lettere apostoliche venivano lette nelle riunioni delle chiese e  avevano la stessa autorità della predicazione orale e degli scritti dell’Antico Testamento. (1 Corinzi 14:37; 2 Pietro 3:1-2; 3:15-16; Colossesi 4:16). Mentire agli apostoli significava mentire allo Spirito Santo (Atti 5:2-4),      disprezzare l’insegnamento apostolico significava disprezzare Dio. (1 Tessalonicesi 4:8,15). L’insegnamento epistolare aveva un significato dottrinale ed etico molto importante, infatti, chi non metteva in pratica i precetti scritti nelle lettere, con questi non si doveva avere nessuna relazione. (2 Tessalonicesi 3:6,14).

4. La tradizione orale riguardo a Gesù sotto la guida dello Spirito Santo. 
(Giovanni 14:26; Luca 1:1-4; Giovanni 20:31, 1 Tessalonicesi 2:13; 1 Corinzi 11:2).
Nacquero così i quattro vangeli  verso la fine dell’epoca apostolica.

5. Lettura e lo scambio reciproco, fra le diverse chiese, delle lettere apostoliche e la raccolta di queste. 
(1 Tessalonicesi 5:27; Apocalisse 1:3;   Apocalisse 1:11; Colossesi 4:16). 
Si riconosceva l’autorità apostolica (2 Pietro 3:3; Giuda 17) e si conservavano le loro lettere che  furono scritte alle chiese o a individui per rispondere alle loro domande o a problemi teologici o di carattere pratico.
Ci sono numerose testimonianze di come questi scritti apostolici furono raccolte e conservate. I libri del Nuovo testamento furono scritti nel periodo che va dal 45 al 95 d.C. Tra il primo e il secondo secolo furono accolti e letti nelle chiese e mano a mano sostituirono la tradizione orale. Tra il 150 e il 300 d.C. furono esaminati attentamente e messi a confronto con scritti spuri. Un accordo completo fu aggiunto tra il 300 e il 400 d.C.
Abbiamo testimonianze varie di questo processo, interne alla Bibbia ed esterne: 
Pietro testimonia degli scritti di Paolo (2 Pietro 3:15-16).   
Paolo in 1 Timoteo 5:18 cita Deuteronomio 25:4  e Luca 10:7. 
Clemente di Roma (96 d.C.) cita 1 Corinzi e mostra di conoscere altri parti del Nuovo Testamento. 
Ignazio (50-115 d.C.) morto martire, uno dei discepoli di Giovanni, riconosceva l’ispirazione e l’autorità degli scritti degli apostoli. 
Policarpo nel 115 d.C. chiama Scrittura gli scritti apostolici e nello stesso tempo cita come tali il Salmo 4:4 e la lettera agli Efesini 4:26. 
Papia 140 d.C. discepolo di Giovanni dice che la parola degli anziani è stata rimpiazzata dall’autorità della Parola scritta.
Marcione, un eretico della stessa epoca usa nei suoi scritti il vangelo di  Luca, e dieci delle epistole di paolo, conosce anche l’Apocalisse.
Giustino Martire verso il 148 d. C. parlando delle assemblee dei cristiani scrive: “Si leggevano le Memorie degli apostoli o gli evangeli.. con i libri dei profeti; ed ogni assemblea, dopo che si era letto, il presidente ne faceva oggetto delle sue esortazioni”. 
Ireneo nel 180 d.C. vescovo di Lione discepolo di Policarpo a sua volta discepolo di Giovanni, attesta nella sua lettera a un certo Florino i quattro Vangeli, Atti, Romani, 1 e 2 Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1 e 2 Tessalonicesi, 1e 2 Timoteo, Tito, 1 e 2 Pietro, 1 Giovanni e l’Apocalisse, anche se non cita gli altri non significa che li abbia reputati canonici, egli non sta fornendo una lista canonica.
Clemente di Alessandria sempre verso la fine del secondo secolo   faceva una distinzione tra vangeli canonici e apocrifi.
Tertulliano (160-225) sempre verso la fine del secondo secolo, si rifiutava di citare altri Vangeli, e cita le lettere ai Corinzi,  Galati, Filippesi; Tessalonicesi; Efesini e Romani. 
Ma una fonte importante  per stabilire la concezione canonica del dei primi secoli è la storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea vissuto intorno al 260-340 d.C. Eusebio per fare una descrizione del canone ricorre ad una classificazione:

a. I libri riconosciuti da tutte le chiese (Omolegomena).
Gli omologoumena sono quei libri che sono stati universalmente riconosciuti come canonica dal loro inizio. Sono apparsi praticamente in ogni versione antica e ortodossa nella lista canonica. Nessuno di questi libri è stato deliberatamente eliminato dal canone circolanti negli ambienti ortodossi o messa in discussione da alcun rilievo dai padri ella chiesa. Naturalmente, il numero esatto di questi libri variavano a seconda dalla propria definizione di "ortodosso"e di"primo piano ", ma per la maggior parte, vi è poco disaccordo su questo punto.
Erano i quattro Vangeli, gli Atti, le Epistole di Paolo, compresa gli  Ebrei che veniva attribuita a lui, 1Pietro, 1 Giovanni e con qualche riserva l’Apocalisse.

b. I libri controversi ( Antilegomena).
Consiste nel fatto che questi libri non aveva un riconoscimento universale nella Chiesa primitiva. I libri contro i quali si schierarono alcune chiese, ma che erano accettate nella maggioranza erano: Giacomo, Giuda, 2 Pietro e 2 e 3 Giovanni.

c. I libri eretici. (psdeudographa)
Vangeli di Pietro, Tommaso, e Mattia, Atti di Andrea e Giovanni e gli altri apostoli.
Questi libri indicavano la dottrina eretica gnostica o del docetismo, avevano anche carattere ascetico. Nella migliore delle ipotesi, questi libri erano venerati da alcuni nei culti, ma non furono mai considerati canonici dalla corrente principale del cristianesimo. 
Le discussioni sulle dichiarazioni di Eusebio continuarono nel IV secolo sebbene le chiese mostrassero una maggiore uniformità. La prima testimonianza agli attuali ventisette libri del Nuovo Testamento come canonici come li abbiamo noi oggi; risale al 367 con la lettera di Atanasio. 
Durante il quarto secolo cessarono le   persecuzioni e allora la chiesa aveva la libertà di discutere in Concili. Ci fu quello di Laodicea 367, un concilio locale con pochi partecipanti, si discusse sui libri della Bibbia,  c’è un elenco dei libri del Nuovo Testamento che abbiamo noi oggi tranne l’Apocalisse. Nel 393 ci fu il sinodo di Ippona, dove furono elencati i 27 libri del Nuovo Testamento, esso non conferì loro alcuna autorità che essi non possedevano già, ma fu riconosciuto la loro canonicità precedente, così il concilio di Cartagine 397 dichiarò i ventisette libri come canonici. Elenco confermato nel 419 sempre nel concilio di Cartagine, da questo momento in poi non ci fu più un dibattito sui 27 libri. 
Ora è sbagliato pensare che questi Concili  hanno dato autorità ai 27 libri; quello che fecero i Concili fu solo riconoscere in quei 27 libri quello che già erano, cioè la Parola di Dio. I Concili hanno dato una testimonianza pubblica e unitaria di ciò che la chiesa aveva già da lungo tempo conosciuto, stimato e usato come guida autorevole, quindi anche se la Chiesa non ha un riconoscimento ufficiale per il canone prima del quarto secolo, è fuorviante dire che non vi era alcun riconoscimento prima di allora.
Ma la cosa importante e degna di nota è che tutta la chiesa di tutto l’impero ha riconosciuto gli stessi 27 libri senza forzatura!!! A questo si aggiunge la diversità dei diversi sfondi culturali e di orientamento, ma di comune accordo hanno riconosciuti i libri del Nuovo Testamento! Questo suggerisce che la decisione finale non è stata dell’uomo, ma di Dio.

I principi neotestamentari.
Il fondamento e la formazione del canone del Nuovo Testamento ha uno sviluppo logico e organico che si trova nella storia della redenzione, cioè quanto Dio ha compiuto attraverso la venuta  e l’opera di  redenzione di Cristo. In questa storia di  redenzione, notiamo che c’è una base nell’Antico Testamento, gira attorno a Cristo e agli apostoli, concetti come testimoni e tradizione ci aiutano meglio a capire la formazione del canone, ma prima vediamo l’autorità dell’Antico Testamento.

1. L’autorità dell’Antico Testamento.
Fin dall’inizio la chiesa riconosceva l’autorità della Scrittura, Paolo affermava che ogni  Scrittura è ispirata da Dio (2 Timoteo 3:16); che tutto ciò che fu scritto nel passato fu scritto per il nostro ammaestramento, le Scritture ci danno consolazione e pazienza, e attraverso di esse possiamo conservare la speranza (Romani 15:4; cfr. Romani 4:23-24; 1 Corinzi 10:11). 
Paolo predicava il regno di Dio e cercava di persuadere i Giudei di Roma,  riguardo a Cristo, per  mezzo della legge e dei profeti, della testimonianza che rendeva l’Antico Testamento su Gesù. 
Pietro dice che i profeti nell’Antico Testamento profetizzarono su Cristo, ciò che loro profetizzarono questo poi si  realizzò (1 Pietro 1:10-12). Pietro dice che ha fatto conoscere Cristo, non perché sono andati dietro qualche favola inventata abilmente, ma che sono stati testimoni (gli apostoli) oculari di Cristo. Pietro continua ancora dicendo che c’è un’altra testimonianza più salda su Cristo e cioè la parola profetica, riferendosi all’Antico Testamento, gli autori umani furono guidati dallo Spirito Santo. (2 Pietro 1:16-21). 
Gesù non è venuto ad abolire l’Antico Testamento (Giovanni 10:34-35; Matteo 5:17); anzi Gesù stesso dice che l’Antico Testamento parla di Lui (Giovanni 5:46; Luca 24:25-27; 44-47). Tutto ciò ci fa capire che il canone del Nuovo Testamento ha radici  ed è modellato dal canone dell’Antico Testamento; infatti sia Gesù, che gli apostoli e quindi anche la chiesa primitiva, davano un’importanza fondamentale all’Antico Testamento, ne riconoscevano l’autorità.

2. L’autorità di Gesù.    
Adolf von Harnack “ La forza motrice primaria per la determinazione del canone, che agiva fin dagli albori dell’era apostolica, fu la grande riverenza verso le parole e gli insegnamenti di Gesù Cristo.” 
Se il canone è stato possibile è perché si credeva all’identità divina di Gesù, mostrata con il Suo carattere, insegnamento, opere e resurrezione (Matteo 5:21-48; 7:28-29; Marco 2:7; Giovanni 2:11; Romani 1:4).     
Gesù era più di un semplice profeta, era il profeta, superiore perfino a Mosè (Atti 3:19-23;  Ebrei 1:1-1-3:6). Quindi le parole e l’opera di Gesù costituirono il canone del Nuovo Testamento e su questa base poi continuarono gli apostoli. Dunque il luogo e la fonte di tutta la rivelazione autorevole del Nuovo Patto si basa,  nel Figlio. Gli apostoli, nel senso più stretto del termine, sono stati usati da Dio nella rivelazione e ispirazione degli altri libri del Nuovo Testamento.

3. L’autorità degli apostoli.
Per la chiesa primitiva l’autorità degli apostoli è inseparabile a quella da Gesù. Gesù stesso costituì gli strumenti, l’autorità formale, con cui Lui avrebbe comunicato e trasmesso ciò che fu visto nella pienezza dei tempi (Galati 4:4). Gli apostoli furono i canali ufficiali della rivelazione scelti da Cristo stesso come Suoi testimoni (Marco 3:14), rivestiti di potenza e i Spirito Santo (Atti 1:8; 1 Corinzi  9:1; 15:5-7). 
Gli apostoli erano le colonne e fondamento della chiesa (Galati 2:9; Efesini 2:20; Apocalisse 21:14). Ma rivestiti anche di autorità. Noi troviamo una parola molto importante, la parola apostolo(apóstolos) indica l’idea di autorizzazione, della trasmissione di determinati poteri. Nel giudaismo esisteva la figura conosciuta con il titolo saliach (apostolo) ed era una persona che poteva comparire al posto di un’altra, investita di autorità, e la cui importanza appunto era pari alla persona che rappresentava, come la persona stessa che la mandava. 
Gesù infatti diceva: "Chi riceve voi, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha  mandato" (Matteo 10:40). "Chi ascolta voi ascolta me; chi respinge voi respinge me, e chi rifiuta me  rifiuta Colui che mi ha mandato" ( Luca 10:16) 
Gli apostoli erano i rappresentanti di Cristo, coloro a cui Egli ha affidato in maniera particolare ed esclusiva la predicazione del vangelo, che hanno avuto un’importanza notevole nella storia della salvezza, perché guidati dallo Spirito Santo avrebbero rivelato la verità di Gesù (Giovanni 14:26; 15:26; 16:13-15). 
Poiché il ministero apostolico era l’unico nel suo genere, le parole degli apostoli erano così importanti che la chiesa doveva custodirle con cura (Giuda 3; 1 Timoteo  6:20; 2 Timoteo 1:14; 2:2). Gli apostoli sono stati autorizzati da Gesù a essere testimoni oculari della salvezza rivelata, di cose realmente avvenute  perciò deponevano la loro testimonianza davanti la chiesa nascente e il mondo come dei testimoni in tribunale (Atti 1:8; 2 Pietro 1:16; 1 Giovanni 1:1-4). 
Un' altra parola importante è tradizione. (Paradosis). Questo termine significa ritenere e stare saldi nei confronti di essa.
“ Il concetto neotestamentario di tradizione si mostra in chiara e completa armonia con il concetto giudaico, cioè avente senso di piena autorevolezza. Tradizione significa : Ciò che è stato trasmesso con autorità. E la tradizione non deve tale importanza alla sua antichità, né alla comunità ecclesiastica nella quale essa è conservata, ma alle persone nelle quali risiede la fonte della tradizione. Nel Nuovo testamento queste persone sono gli apostoli. Il kerigma (predicazione) e la testimonianza apostolica formano la base e l’autorità della tradizione neotestamentaria ”(Herman Ridderbos).
Certamente Gesù è all’inizio di questa testimonianza e anche Colui che garantisce la tradizione, tramite il Suo Spirito (1 Corinzi 11:23; Giovanni 14:26; 15:26; 16:13-15).
Così Oscar Cullmann afferma: “ Il Signore glorificato agiva mediante gli apostoli per autenticare e confermare tale tradizione”. 
La tradizione apostolica poteva essere tanto orale quanto scritta; ed entrambe avevano la stessa autorità. 2 Tessalonicesi 2:15: "Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi  abbiamo   trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera". 
La proclamazione orale era prima dei libri scritti, sia cronologicamente e storicamente; i  documenti del Nuovo Testamento scaturirono dalla proclamazione. Due esempi sono 1 Corinzi 15:1, Paolo fissa e stabilisce in ampia forma scritturale quello che aveva dapprima trasmesso oralmente in merito alla resurrezione. Il suo scopo non è presentare qualcosa di nuovo, anche i credenti di Corinto rimanessero radicati in questa tradizione loro annunziata, ora in forma scritta. 
La stessa cosa la troviamo nel prologo del Vangelo di Luca. Luca ha scritto ciò che gli apostoli hanno tramandato, ma lo ha fatto accuratamente, informandosi su ogni cosa dall’origine. Come detto prima queste lettere, questa Parola scritta doveva essere letta da tutti nella chiesa e circolare nelle altre chiese (Colossesi 4:16; 1 Tessalonicesi 5:27; Apocalisse 1:3,11).
Quindi parlando di canone del Nuovo Testamento vediamo che è legata alla storia di redenzione basata sull’autorità esclusiva degli apostoli, all’unità qualitativamente chiusa in conformità al carattere unico e non ripetibile della testimonianza apostolica; alla fissazione  e stabilizzazione in conformità al deposito apostolico custodito dalla chiesa, non che la chiesa regola il canone, ma che il canone regola la chiesa.

I motivi per cui era necessario il canone del Nuovo Testamento 
1. Perché erano apostolici.
I libri del Nuovo Testamento furono riconosciuti come ispirati e se erano ispirati , quindi se erano scritti da un apostolo o da un profeta vuol dire che avevano una grande importanza, perciò dovevano     essere conservati.

2. La messa in circolazione di libri falsamente attribuiti agli apostoli a opera di persone, a partire dal periodo apostolico, quindi la nascita delle eresie. 
Da ciò nacque l’esigenza di distinguere i libri autentici da quelli da quelli non autentici (2 Tessalonicesi 2:1-2; 3:17).

3. La compilazione da parte dell’eretico Marcione.
Verso la metà del secondo secolo, Marcione compilò  un proprio    canone neotestamentario incompleto e iniziò a diffonderlo. La chiesa aveva bisogno di contrastare la sua influenza raccogliendo i libri delle Scritture del Nuovo Testamento.

4. Le missioni.
Il cristianesimo si diffuse rapidamente in altri paesi, e c’era il bisogno di tradurre la Parola di Dio scritta in quelle lingue. Visto che si doveva tradurre la Bibbia in altre lingue, l’attenzione si concentrò sulla questione dei libri che appartenevano realmente al canone cristiano autorevole. Nel secondo secolo, la Bibbia fu tradotta in siriaco e latino antico. 

5. Le espansione della chiesa e la morte degli apostoli.
Con il passare del tempo, e con l’espansione della chiesa, gli apostoli   
potevano avere solo contatti epistolari con le chiese. Con la morte degli apostoli, la tradizione orale andava perdendo ogni garanzia, quindi la memoria storica degli avvenimenti originali, nonché il diritto di essere degna di fede. 

6. Attacchi denigratori fino alla persecuzione.
Domenico Tomasetto afferma: “L’ulteriore elemento da tenere presente è quello esterno: proponendo il progetto di una nuova umanità, la chiesa attirava contro di sé una serie di attacchi denigratori e perfino la    persecuzione. Anche qui occorreva rispondere alle accuse infamanti, precisare il proprio sentire, respingere illazioni fuorvianti e presentare in termini positivi il contenuto della predicazione evangelica. È il tempo degli apologisti, ma per fare questo era necessario avere un punto di riferimento preciso, un metro di misura cioè il canone”. 
Così anche Josh McDowell: “ L’editto di Diocleziano (303 d.C.) richiese la distruzione dei libri sacri dei cristiani. Chi sarebbe morto per un libro che forse era religioso, ma non sacro? I cristiani avevano bisogno di sapere quali libri fossero veramente sacri”. 

I criteri del canone del Nuovo Testamento
1. L’esame primario della canonicità doveva essere di origine apostolica.
La paternità dei manoscritti doveva essere proprio dagli apostoli o scritto da qualcuno che aveva un rapporto diretto con gli apostoli o scritto nel periodo apostolico. Marco era discepolo di Pietro, Luca viaggiava con Paolo, ecc.

2. Accettazione e utilizzo delle prime chiese  e sulla costante conoscenza e uso di questi documenti da parte delle successive generazioni.

3. Coerenza dottrinale con l’Antico Testamento e con l’insegnamento degli apostoli.
Un requisito fondamentale per la canonicità era la conformità alla regola della fede, la verità cristiana riconosciuti come normativa per le chiese.

4. Doveva avere delle prove interne di ispirazione.

Apocrifi del Nuovo Testamento.
Come per quelli dell’Antico Testamento, per apocrifo si intende quei libri che non sono canonici, cioè che non fanno parte della Bibbia, perché non ispirati perciò falsi, spuri. Gli scritti apocrifi furono composti dopo quelli del Nuovo Testamento; alcuni di essi fecero la loro apparizione sin dal 2° secolo e continuarono a prodursi per alcune centinaia di anni. In ambito protestante vengono definiti apocrifi i libri della Bibbia che i cattolici definiscono deuterocanonici e pseudoepigrafi. 

1. Le cause della nascita degli apocrifi.

Si deve la creazione di questi scritti per due ragioni: 
a. Uno era il desiderio di sapere di più sulla vita di Gesù e degli apostoli. 
Si cercò, con l’immaginazione di colmare il vuoto della vita di Gesù dai dodici anni fino ai trenta, visto che i Vangeli non ne parlano. Per quanto riguarda gli apostoli, negli Atti canonici non se ne parla tanto, perciò gli  Atti degli apostoli apocrifi volevano colmare tale vuoto.
Bruno Corsani a riguardo dice: “ I più fantastici di questi scritti devono la loro origine alla passione popolare, mai sazia di notizie intorno ai suoi eroi e incurante del carattere leggendario di esse: anzi la fantasia popolare si è sbrigliata proprio su quei punti lasciati maggiormente in ombra dai Vangeli  canonici ( come l’infanzia di Gesù; l’attività degli apostoli dopo la resurrezione,ecc.)”.

b. Un secondo fattore fu il desiderio da parte di alcuni di tendenza eretica di mettere insieme le loro idee alla chiesa, di mischiare le loro dottrine con la dottrina del Nuovo Testamento, attribuendole a Gesù e agli apostoli. 
In questo modo era piuttosto facile far passare una loro idea (eretica) con quella di Gesù o degli apostoli e così veniva accettata nella chiesa. 
Sempre il Corsani riguardo i Vangeli apocrifi per quanto riguarda la dottrina come alcuni frammenti del Vangelo di Bartolomeo dice: “ I Vangeli dottrinali, invece, sono in genere di carattere settario e rispondevano  alla necessità di far risalire le dottrine eretiche all’autorità di Gesù o dei suoi  discepoli”. 

2. Le caratteristiche degli scritti apocrifi e perché non sono nel canone biblico.
Da questi testi traggono origine molte leggende e raffigurazioni dell'infanzia di Maria e di Gesù che la tradizione ha fatto vivere fino al nostro tempo. I Vangeli e gli Atti extracanonici sono generalmente caratterizzati dalla moltiplicazione del miracoloso e dall’abbandono della sobrietà delle manifestazioni bibliche di potenza divina. 
Si da più importanza al miracoloso che al messaggio del vangelo come conversione, spesso oscurato dalla dinamica dei prodigi operati dagli emissari della croce, ma ci sono altre caratteristiche come ci dice E.F.Harrison: “ Così la perdita di un chiaro insegnamento della Grazia, il sorgere della concezione del Cristianesimo come un’altra legge, l’esaltazione smisurata dell’elemento sacramentale della fede e la crescente venerazione di Maria, sono alcune impressioni che si ricevono da questa lettura. Sta il fatto che l’influenza degli apocrifi sorpassa la storia primitiva della chiesa per estendersi al periodo medioevale. I bassorilievi degli antichi sarcofagi, i mosaici delle basiliche cristiane, le miniature dei manoscritti, le vetrate delle cattedrali, le rappresentazioni sacre; tutti devono la loro ispirazione agli apocrifi del Nuovo Testamento”.

Gli scritti apocrifi contraddicono l’insegnamento apostolico.
Un esempio ne è il Vangelo di Filippo, è un manoscritto in copto del IV secolo, ritrovato, insieme ad altri testi gnostici (come, ad esempio, il Vangelo apocrifo di Tommaso), nel 1945 a Nag Hammadi, in Egitto, da un contadino che stava scavando nel terreno. 
Questo testo, che si ritiene derivante da un originale del secondo secolo è un insieme di 127 massime, spesso scritto in un linguaggio per iniziati. Al pari di altri testi apocrifi, anche in questo manoscritto sono presenti passi che si rifanno alla vita e agli insegnamenti di Gesù, ma anche in aperto contrasto con quelli canonici.

17. Taluni hanno detto che Maria ha concepito dallo Spirito Santo. Essi sono in errore. Essi non sanno quello che dicono. Quando mai una donna ha concepito da una donna? [in ebraico all'espressione Spirito Santo corrisponde il termine Ruah che è femminile ] Maria è la Vergine che nessuna forza ha violato, e questo è un grande anatema per gli ebrei che sono gli apostoli e gli apostolici. Questa Vergine, che nessuna forza ha violato... e le potenze si contaminano. E il Signore non avrebbe detto "mio Padre che è nei Cieli", se non avesse avuto un altro padre, ma avrebbe detto semplicemente "mio padre". 

21. Coloro che dicono che il Signore prima è morto e poi è resuscitato, si sbagliano, perché egli prima è resuscitato e poi è morto. Se uno non consegue prima la resurrezione non morirà, perché, come è vero che Dio vive, egli sarà già morto. 

32. Erano tre che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte. Infatti era 'Maria' sua sorella, sua madre e la sua consorte. 

55. La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. La compagna di Cristo è Maria  Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla bocca.  Gli altri discepoli allora gli dissero: "perché ami lei più di tutti noi?" Il Salvatore rispose e  disse loro: "perché non amo voi tutti come lei?".


90. Coloro che dicono che prima si muore e poi si risorge, si sbagliano. Se non si riceve prima la resurrezione, mentre si è vivi, quando si muore non si riceverà nulla. Così pure si parla riguardo al battesimo, dicendo che il battesimo è una gran cosa, perché se si riceve si vivrà.
(Da Wikipedia enciclopedia libera: internet).

Non avevano nessuna importanza dottrinale per la chiesa. Origene  vissuto tra i secondo e il terzo secolo disse: “La chiesa accetta soltanto quattro Evangeli; gli eretici ne hanno molti, come il Vangelo degli Egiziani, il Vangelo di Tommaso,ecc. Certamente noi li leggiamo, ma solo per  non sembrare ignoranti agli occhi di coloro che credono di conoscere qualcosa di straordinario  se sanno quelle cose che sono dette in questi libri.” 
Ambrogio(339-397) disse: “ Noi leggiamo questi libri in modo che non siano letti da altri; noi li leggiamo per non sembrare ignoranti; li leggiamo non per accettarli, ma per rigettarli e per sapere quali siano queste cose di cui essi si vantano tanto.” 
Questi scritti, perciò erano rifiutati, non erano riconosciuti dalla chiesa, anzi erano considerati dannosi!

3. La conoscenza dei libri apocrifi ha il suo valore.
Lo studente è in grado di fare un paragone con i libri canonici del Nuovo Testamento. In questo modo ci si accorgerà che i libri del canone del Nuovo testamento sono degni di fiducia e che l’accettazione o il riconoscimento di questi non è stato fatto in modo arbitrario, perciò avrà certamente fiducia al canone Neotestamentario. Si può capire le credenze e le pratiche di coloro che scrissero, la situazione del cristianesimo post-apostolico dal momento che questi scritti riflettono tale periodo. 

4. La divisione dei libri apocrifi. 
La classificazione degli apocrifi riproduce quella canonica: Vangeli; Atti; Epistole, Apocalissi.

I vangeli apocrifi.
Trattano principalmente della nascita di Gesù o della Sua  fanciullezza, o morte e resurrezione. Il vangelo degli Ebrei; degli Egiziani; Ebioniti; Pietro; di Giacomo; il vangelo di Tommaso; Pseudo-Matteo; di Bartolomeo; di Mattia; Barnaba; Andrea; Filippo.

Gli atti apocrifi. 
Seguono e riconoscono il canone del Nuovo Testamento, tuttavia  
hanno obbiettivi diversi.
“Questi scritti, per quanto sia stato possibile, sono basati sul Libro degli atti; riconoscendone in pratica la canonicità. Tuttavia il loro scopo è diverso e diversa è quindi l’atmosfera che ivi si respira.   Mentre Luca si era limitato a mettere in risalto il progresso del Vangelo, subordinando a  questo scopo l’elemento personale nella   vita degli apostoli, ed anche i miracoli operati per mezzo di loro; gli    atti Apocrifi idolizzano gli Apostoli ed esagerano il miracoloso   considerato fine a se stesso. Data questa libertà, dal punto di vista   storico, non ci si può aspettare molto da questa opera.” 
Questi scritti sono: gli Atti di Pilato; di Paolo; e Tecla; la passione di  Pietro; gli atti di  Pietro e Paolo; di Giovanni; di Andrea, di Taddeo; di   Tommaso; di Andrea e Mattia.

Le epistole.
Le epistole apocrife hanno poco in comune. Di solito essi sono stati   scritti da una mano e trasmessi  senza essere modificati   successivamente. Il numero dell’ epistole apocrife è limitato perché la chiesa nel suo stadio iniziale chiuse il canone delle lettere. Epistola degli Apostoli; ai Laodicesi; corrispondenza tra i Corinzi e Paolo; Lettere di Cristo e il re persiano Abgar; La corrispondenza di Paolo e Seneca; di Tito; di Pietro a Filippi.
Apocalissi.
Quella di Pietro; di Paolo.

Conclusione.
Questi testi non sarebbe mai stati scritti se non fosse stato per le  preoccupazioni e le sfide che i primi cristiani dovettero affrontare secondo la provvidenza di Dio. Ogni testo è stato scritto per rispondere alle specifiche esigenze pastorali e per rispondere a una serie di importanti questioni derivanti dalla vita della chiesa. Poiché questi libri hanno dato una risposta esaustiva a queste domande perenni, hanno continuato a essere il punto di riferimento fondamentale per ogni successiva generazione di cristiani fino a noi e per il futuro ancora! 
Di fronte alle stesse esigenze e a nuove sfide, noi abbiamo un punto di riferimento fermo il Nuovo Testamento (con l’Antico Testamento) come base e guida per la nostra fede! Infatti il principio di canonicità non è dissociato dall’idea di autorità divina e quindi dell’ispirazione divina di questi libri! Non possiamo che ringraziare Dio perché come ha ispirato i suoi servi a scrivere la Sua Parola ha guidato anche il Suo popolo a riconoscere questa Parola, sicuri che Dio ha vigilato su di essa (Geremia 1:9-12)! 

Bibliografia.
Carson, D. A., & Moo, D. J. (2005). An Introduction to the New Testament (Second Edition). Grand Rapids, MI: Zondervan.

David G.Dunbar, Il canone della Bibbia, ed. Ibei-Veritas, Roma,1991.

E.F.Harrison, Introduzione al Nuovo Testamento vol.2, La Parola del Signore; ed.La voce della Bibbia, Modena, 1972.

F.F. Bruce, Gesù visto dai contemporanei, Claudiana editrice, Torino,1989.

Geisler, N. L., & Nix, W. E. (1996, c1986). A general introduction to the Bible. Includes indexes. Includes a short-title checklist of English translations of the Bible (chronologically arranged). (Rev. and expanded.). Chicago: Moody Press. 

Gundry, R. H. (2003). A Survey of the New Testament (Fourth Edition). Grand Rapids, MI: Zondervan.

Herman Ridderbos, La Rivelazione e la Bibbia, a cura di F.H.Henry, ed.Centro Biblico, Napoli, 1973.

Renè Pache, L’Ispirazione e L’autorità della Bibbia, ed.Unione Cristiana Edizioni Bibliche, Roma, 1978.

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