mercoledì 27 marzo 2013

La spiritualità Biblica: una questione di grazia e responsabilità.


La spiritualità cristiana: una questione di grazia e responsabilità.
In questa lezione vedremo che:
1.La spiritualità è una conseguenza della salvezza.
2.La spiritualità è per grazia di Dio e una nostra responsabilità.

“La superficialità è la maledizione del nostro tempo .... Il bisogno disperato di oggi non è per un numero maggiore di persone intelligenti, o persone di talento, ma di persone profonde.”   È proprio così, viviamo in un epoca di grande superficialità in tutti i sensi, anche per quanto riguarda il rapporto con Dio e quindi la spiritualità. Molti credenti non hanno idea di cosa implichi essere salvati stati da Gesù e non hanno idea di cosa significhi essere spirituali.

1. La spiritualità è una conseguenza della salvezza.
L'opera della salvezza è essenzialmente l’opera di Dio nella storia di un popolo, il popolo di Israele. Questa salvezza inizia con la chiamata di Abramo fino ad arrivare a Cristo, progenie di Abramo da cui proviene la salvezza delle genti (Gen.12:1-7; Gal.3). 
1 Timoteo 1:15: "Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo". Dio ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo (Giov.3:16; 4:42; 1 Giov.4:8). 
Gesù è l’unico Salvatore non ve ne sono altri! (Atti 4:12). Gesù, in virtù della sua vita perfetta di obbedienza e in virtù del suo perfetto sacrificio in croce, ha portato la liberazione dalla schiavitù del peccato dei peccatori e salva dalla condanna coloro che credono in lui e si pentono dei loro peccati (Is.53:10; Rom.3:23-26;.8:1-4; Ef.1:7; Ebr. 7:26-27; 9:12,24-28; 10:1-2,10-14; Giovanni 3:16,36; Atti 3:16). 
La storia della salvezza è la storia della liberazione di Dio che interviene nella storia umana, questa salvezza è per la gloria di Dio (Ef.1:3-14) ed è il tema centrale della Bibbia. Questa salvezza non è per i meriti dell’uomo, Dio non salva per le opere, ma per la sua grazia! (Rom.3:19-20;11:5-6). Questa salvezza da origine alla spiritualità (2 Corinzi 5:17; Ef.2:8-10). Noi dobbiamo comprendere che chi è stato salvato avrà degli effetti riguardo la spiritualità nella propria vita. È vero che non tutti sono spirituali allo stesso livello, ma chi è partecipe della salvezza di Dio in Cristo, acquisisce una mentalità e un comportamento spirituale che prima non gli apparteneva e coltiverà questa spiritualità pur vivendo in questa dimensione terrena. 
Molti pensano che si può essere credenti senza che questo abbia necessariamente delle implicazioni pratiche, ma questo non è conforme all’insegnamento biblico, perché vediamo che la persona salvata si comporterà in modo naturale e coerente a questa salvezza, in quanto è cambiata dentro e quindi si comporterà di conseguenza(Ez.36:24-27). 
Quindi non è un cambiamento solo esteriore, un comportamento, come quello di alcuni  farisei, che Gesù rimproverò (Matt.5:20, 23:25-28). La salvezza implica “un trapianto di cuore” che si ripercuote nel carattere e nel comportamento (Rom.8:28-29; Rom.12:2; 2 Cor.3:18; Ef. 2:10;4:14-16; Col. 3:4-17;1 Giov.2:6).

2. La spiritualità è per grazia di Dio e una nostra responsabilità.
Come la salvezza è per grazia così lo sarà anche la spiritualità. Benché la spiritualità è la conseguenza normale della salvezza, non significa che la crescita spirituale sia automatica. Noi in Fil.2:12-13 leggiamo: "Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand'ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo". 
La chiesa di Filippi aveva sempre mostrato uno spirito di obbedienza, Paolo loda la loro obbedienza precedente e li incoraggia a continuare così, li esorta a compiere (katergázomai) la loro salvezza con timore e tremore (umile devozione, riverenza e dipendenza da Dio, quindi responsabilità). Riguardo alla parola “salvezza”, alcuni pensano si tratti del benessere eterno dell’anima dell’individuo (se fosse così non significa che la salvezza è per i nostri sforzi, ma indicherebbe che la salvezza deve essere praticamente manifestata con il comportamento, chi è salvato lo deve dimostrare con il comportamento), mentre altri pensano si tratti per la buona salute spirituale di una chiesa malata spiritualmente (Fil.2:1-5). 
Comunque sia per la nostra meditazione non è importante sapere a che cosa si riferisca la salvezza. Il motivo per cui quelli di Filippi devono adoperarsi a compiere la loro salvezza è perché Dio sta operando in loro. Dio produce nel credente il volere e l’agire secondo il suo progetto! Dio mette nel credente la volontà necessaria e l’azione adatta per raggiungere i suoi scopi divini. 
Quello che facciamo di buono è l’effetto della volontà di Dio che opera in noi!!! Noi abbiamo qui non solo la spiegazione che tutte le nostre buone azioni in realtà non sono nostre, perché è merito di Dio, ma abbiamo anche l'incentivo a operare con la fiducia che Dio sta operando. Quanto più siamo costantemente attivi nel lavoro, tanto più possiamo essere persuasi che tutta la grazia e il potere energizzante è di Dio. Così questo non spinge nell’errore che noi stiamo cooperando con Dio, come se Dio fa la sua parte e noi facciamo la nostra, ma la convinzione che noi operiamo perché Dio sta operando in noi!! 

Ora riguardo la spiritualità possiamo affermare che:
a) Dio è il responsabile per la nostra crescita spirituale.
Non sono le strategie umane, nemmeno i corsi accelerati di spiritualità,gli sforzi umani, le scelte sagge e così via, ma Dio ha il ruolo centrale per la nostra spiritualità. Come la terra produce la sua vegetazione e come un giardino fa germogliare le sue semenze, così Dio fa germogliare la giustizia e la lode (Is.61:11). Tutto ciò di buono che il cristiano può realizzare è per grazia di Dio (Is.26:12; Giov.15:4-5; 1 Cor.15:10) Se Dio non opera i nostri sforzi sono destinati al fallimento (Sal.127:1-2; 1 Cor.3:7-9). 
Siamo salvati per grazia e sempre per grazia cresciamo nella spiritualità! Noi dipendiamo da Dio!!! Le discipline per la crescita hanno la loro importanza, ma attenzione è Dio che ci fa crescere nella spiritualità (Gal.3:3; Fil.1:6). Come quel paralitico non poteva camminare con le sue forze fino a quando Gesù non lo guarì, così noi non possiamo camminare e crescere nella spiritualità fino a quando Gesù non infonde in noi la sua forza, la sua capacità (Giov.5:1-9). 
La grazia di Dio quindi è salvifica, ma anche necessaria per essere spirituali. Il Signore è colui che ci risveglia dalla morte spirituale e ci rende obbedienti, come un albero ci fa produrre buoni frutti grazie al fatto che produce in noi il volere e l’agire secondo il suo disegno benevolo. Tutti i nostri progressi vengono da Dio. 

Dio agisce in noi affinché noi facciamo la sua volontà e quindi vediamo che:  
b) Noi siamo responsabili per la nostra crescita spirituale.
Abbiamo detto che è per grazia di Dio che noi possiamo essere spirituali, ma questo non significa che non siano necessarie quelle discipline, il nostro impegno, affinché possiamo coltivare la spiritualità, affinché possiamo crescere spiritualmente. 
Nel passo di Filippesi 2:12-13, Paolo richiama la chiesa alla responsabilità come nel passato sapendo che Dio produce in loro il volere e l’agire. Ci sono altri passi che parlano della responsabilità riguardo le discipline spirituali e che quindi ci esortano a impegnarci per la nostra crescita spirituale (Pro.23:12; Col.2:7-8;1 Tim.4:7; 2 Pie.1:1-11;3:17-18). 
A questo si aggiungono tutti quei passi che ci esortano a pregare (Luca 18:1), a meditare la Bibbia (Gios.1:8), a santificarci(1 Pie.1:14-17), a non trascurare i culti (Ebr.10:24-25),ecc. Forse non riusciamo a capire bene quanto strada ancora dobbiamo fare (è lunga), ma una cosa importante è sapere quale sia la direzione e la destinazione, vale a dire assomigliare a Gesù e in questo senso stiamo crescendo, un cristiano non è mai in uno stato di completamento, ma sempre in un processo di divenire. Uno dei motivi per cui siamo ancora su questa terra è proprio quello di crescere spiritualmente. 
Non dobbiamo smettere di fare il possibile, noi dobbiamo andare avanti incessantemente nella via del Signore e non dobbiamo disperare se facciamo piccoli passi. 
Siamo chiamati a esercitare le discipline spirituali se vogliamo crescere. Uno dei passi chiavi riguardo la disciplina spirituale e quindi la nostra responsabilità è 1 Timoteo 4:7 dove l’apostolo Paolo esorta Timoteo dicendo: "Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esèrcitati invece alla pietà". 
“Esercitati” (gymnazō) nel greco è un presente attivo imperativo, questo significa che ogni giorno il credente è chiamato a esercitarsi alla pietà! “Esercitati” è un termine di disciplina sportiva, quindi di impegno, di sudore, di duro allenamento, di esercizi ginnici, infatti era un termine usato per addestrare, formare, allenare gli atleti che gareggiavano senza vestiti, nudi. 
“Esercitati” indica il controllare se stesso con la disciplina in modo accurato, in questo caso alla pietà (eusebeia) che indica una pratica devota e un credo secondo la volontà di Dio. A proposito J. Allen afferma: “Questa parola descrive un atteggiamento di riverenza e rispetto nei confronti di Dio che caratterizza la vita del credente e ha come  risultato un modello di condotta basato sulla rivelazione di Dio in Cristo e nella Parola”.  
Quindi è chiaro che siamo responsabili per la nostra spiritualità, siamo chiamati a disciplinarci, siamo chiamati a praticare quelle discipline (preghiera, servizio, meditazione della Bibbia, ecc.) per curare la nostra comunione con Dio. Nessuno arriverà mai a livello di gareggiare per un mondiale o alle olimpiadi a meno che non si impegni a pagare il prezzo di un allenamento quotidiano rigoroso, così nessuno crescerà spiritualmente a meno che non si impegni quotidianamente nell’esercizio della pietà! 
Il più comune cristiano, come il più talentuoso, sono in possesso da parte di Dio, di quello che serve per vivere una vita devota, ma sta ora a lui impegnarsi per vivere una vita devota o spirituale (2 Pie.1:3-11; 1 Cor.9:24-27). Ma c’è un pericolo, il pericolo del legalismo. Due errori estremi sono da evitare riguardo la spiritualità, da un parte  troviamo il pensiero che Cristo ci ha resi liberi e quindi nel rapporto con Dio non dobbiamo assolutamente seguire certe discipline e dall’altro estremo vediamo il legalismo. Con “legalismo” si intende il mettere l’enfasi sui propri sforzi o le proprie opere e quindi sulla durata (le ore passate in preghiera o nella meditazione), o i numeri (capitoli letti della Bibbia per esempio) e così via. 
La spiritualità (e quindi la disciplina) non deve essere una formalità esteriore (faremmo l’errore di alcuni  farisei al tempo di Gesù) misurata secondo quello che facciamo, ma  deve essere motivata nel glorificare Dio mettendolo al centro della nostra vita, la disciplina sarà motivata perché lo amiamo e sarà operata dal cuore!! Le discipline spirituali sono una realtà interiore, è l'atteggiamento interiore del cuore! Pertanto non praticheremo la disciplina per un piacere egocentrico o per un orgoglio personale. La vita che è gradita a Dio non è una serie di doveri religiosi, ma è vivere una vita di relazione e di intimità con Dio attraverso queste discipline. Attenzione quindi che le discipline spirituali non si trasformino in legalismo, il legalismo è un modo brutto strisciante e può trasformare le discipline spirituali come fine a se stesse.

Ci sono tre modi per evitare il legalismo.
 Dobbiamo ricordare costantemente lo scopo delle discipline spirituali. 
Non sono le discipline che ci cambiano, ma attraverso le discipline ci mettiamo nelle condizioni dove il cambiamento si può verificare. Le discipline spirituali sono un mezzo della grazia di Dio che lui usa per farci crescere spiritualmente, ci permettono di metterci davanti a Dio così lui può operare in noi. Dobbiamo ricordare che le discipline spirituali non producono cambiamenti, ma sono luoghi dove il nostro cambiamento può verificarsi per opera di Dio. Quindi a noi aspetta coltivare la nostra vita quotidiana in un terreno fertile nel quale Dio può portare una crescita spirituale. Questo è l’importanza delle discipline spirituali.

 Dobbiamo essere sensibili allo Spirito Santo e onesti con noi stessi per capire se stiamo seguendo di più le discipline e non il Signore.
Abbiamo sempre il rischio di mettere la disciplina al di sopra del Signore. Le discipline sono un mezzo e non l’obbiettivo della nostra spiritualità! L’obbiettivo è il Signore! (Sal.16:2,8;63:1-3; 73:25).

 Dobbiamo ricordare che la crescita spirituale è opera di Dio e non la nostra.
Dio fa crescere (1 Cor.3:7), la grazia di Dio opera in noi (1 Cor.15:10, 2 Cor.3:5;Ef.3:7-8) Ogni cosa buona, quindi anche la crescita spirituale proviene da Dio (Giov.3:27; Giac.1:17). Come un credente non era in grado di salvarsi da sé (Rom.5:6), ora il credente non sarà in grado di crescere se non per la grazia di Dio che opera in lui (Is.26:12; Ger.32:39; Fil.2:13).

Se vogliamo essere persone profonde, persone spirituali dobbiamo impegnarci, dobbiamo esercitarci alla pietà e quindi alle discipline spirituali. Questo ci permetterà di  scavare in profondità nelle minieri ricche del regno spirituale. Le discipline spirituali non sono solo per coloro che sono considerati super spirituali e quindi solo alla loro portata, ma per tutti i veri credenti!! Dio si aspetta e vuole che noi lavoriamo per la nostra crescita spirituale sia che tu sia un professore o una casalinga, un predicatore o un giardiniere, se sei un credente sei chiamato a ricercare Dio in profondità!! Non ti accontentare di poco (Ef.3:19).

Domande.
1) Che cosa comporta la salvezza?
2) Come è possibile crescere spiritualmente?
3) Come spiegheresti le discipline spirituali?
4) Quale è il pericolo delle discipline spirituali e come possiamo 
    vitarlo?

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