giovedì 28 marzo 2013

La spiritualità Biblica: l’importanza dello Spirito Santo.


La spiritualità Biblica: l’importanza dello Spirito Santo.
In questa lezione vedremo:
1.La natura dello Spirito Santo.
2.L’opera dello Spirito Santo in relazione alla spiritualità.
3.La pienezza dello Spirito Santo.

“Ogni volta che diciamo: credo nello Spirito Santo, vogliamo dire che noi crediamo che c'è un Dio vivente capace e disposto a entrare nella personalità umana e modificarla.”  (J. B. Phillips).                        
Nella prima lezione: “Introduzione alla spiritualità biblica” avevo detto che la spiritualità cristiana si riferisce fondamentalmente a vivere la vita cristiana attraverso la presenza e la potenza dello Spirito Santo. In 1 Corinzi 2:15 si parla dell’uomo spirituale o meglio dello spirituale (pneumatikós) in contrasto con l’uomo naturale. L’uomo spirituale è colui che ha, che è guidato e istruito dallo Spirito Santo, e che a loro volta insegnano agli altri uomini con discernimento. Grazie al sacrificio di Gesù i credenti ricevono il battesimo da un unico  Spirito (Spirito Santo) il quale rende spirituali i credenti e li unisce al corpo di Cristo (1 Corinzi 12:12-13). Poi nella terza lezione: “L’inizio della spiritualità” abbiamo visto che la rigenerazione è necessaria per la spiritualità, ed è sempre lo Spirito Santo che ci rigenera (Tito 3:5-6). Lo Spirito Santo è fondamentale per la nostra spiritualità come vedremo anche più avanti. Chi ha sperimentato lo Spirito Santo ha visto il proprio cuore riscaldare e la vita prendere una nuova direzione. Lo Spirito Santo, perciò, non si riferisce a un vago, astratto parte della liturgia o della teologia, ma è una presenza dinamica importante nella vita di ogni credente dal più semplice al più dotto.

1. La natura dello Spirito Santo.
Giov.14:16: "e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore". Il ministero dello Spirito Santo nella vita dei cristiani è di starci a fianco per aiutarci. Noi non potremmo vivere la vita cristiana senza il Consolatore, lo Spirito Santo è indispensabile per vivere la vita cristiana. “Consolatore” nel greco è paráklētos, “pará” significa a fianco di…, “klētos”, significa chiamata, quindi chiamato a fianco di quindi stare vicino a un'altra persona per aiutarla. Negli antichi scritti greci, il paráklētos si trova generalmente nel senso di mediatore, intercessore colui che interviene a favore di un altro, assistente o avvocato in un procedimento giudiziario. 
Il paráklētos era colui che era chiamato in soccorso, che aiutava un altro in tribunale, uno che prendeva la parte di chi era incolpato, che parlava a favore di un accusato sia come un avvocato, un testimone o un rappresentante. 
Quindi paráklētos, è un essere chiamato in soccorso, in aiuto. Nella parola “consolatore” (paráklētos), troviamo racchiusa l’idea d’incoraggiamento, di sostegno, di assistenza, di cura e quella di farsi carico della responsabilità del benessere di un altro. “Consolatore” (paráklētos), viene una volta usato, anche in 1 Giovanni 2:1, per indicare che Gesù è il paráklētos, l’avvocato dei credenti presso il Padre. Nel Vangelo di Giovanni, invece, il paráklētos è in riferimento allo Spirito Santo, mandato ai discepoli dopo l’ascensione di Gesù al Padre (Giov.7:39). 
Il Consolatore, lo Spirito Santo (Giov.14:26) è inviato (Giov.14:26; 15:26; 16:7), dato e ricevuto (Giov.14:16-17). Gesù promise di mandare ai Suoi discepoli un altro consolatore per non lasciarli orfani. Quando lo Spirito viene ad abitare nei credenti, è come se Gesù stesso prendesse dimora in essi (Giov. 14:18). Così come Dio è stato presente con loro per mezzo di Gesù, Gesù continuerà a essere presente con loro mediante il suo Spirito. 
La venuta del Consolatore doveva rimpiazzare la presenza fisica di Gesù, e quindi avrebbe fatto per i discepoli ciò che Gesù aveva fatto per loro prima della sua venuta. Come Gesù, il Consolatore avrebbe confortato, istruito e ricordato ai discepoli la verità (Giov.14:26); testimoniato di Cristo (Giov.15:26) e avrebbe dimostrato come il mondo è nell’errore riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio (Giov.16:7). 

Tutto ciò indica che:
a. Lo Spirito Santo non è una forza attiva, ma ha le caratteristiche proprie di una personalità. 
Noi vediamo che insegnerà e ricorderà (Giov.14:26), testimonierà (Giov. 15:26) e convincerà (Giov.16:8). Altri esempi ci fanno capire che lo Spirito Santo ha caratteristiche proprie di una persona, per esempio che non lo si può bestemmiare (Matt.12:31), mentire (Atti 5:3); tentare (Atti 5:9); contristare (Ef.4:30); oltraggiare (Ebr.10:29). Inoltre lo Spirito Santo possiede caratteristiche proprie di una personalità come la volontà ( Atti 13:2;1 Cor.12:11); desideri (Rom.8:27); conoscenza (1 Cor.2:10-11); amore (Rom.15:30); bontà (Nee.9:20). Ancora vediamo che viene descritto con pronomi personali (Giov.16:13-14)

b. Lo Spirito Santo è di natura divina.
Dunque, lo Spirito Santo, non è una forza impersonale o un potere misterioso, è una persona divina. Mentire allo Spirito Santo significa mentire a Dio (Atti 5:3-4); lo Spirito è il Signore (2 Cor.3:17-18). Poi vediamo che, versetti attribuiti a Dio, nell’Antico Testamento, nel Nuovo  sono attribuiti allo Spirito Santo (Es.17:2-7-Ebr.3:7-11; Is. 6:8-10-Atti 28:25-27; Ger.31:33-34- Ebr.10:15-17). 
Così anche lo Spirito Santo ha attributi divini come Onniscienza (1 Cor.2:10-11; Onnipresenza (Sal.139:7; Onnipotenza (Zacc.4:6; Giob.33:4,ecc.). Nella creazione era coinvolto l’Iddio Trino, infatti la creazione è attribuita a Dio(Gen.1:1)allo Spirito Santo (Giob.33:4) e a Gesù(Giov.1:1-3; Col.1:16-17). Il fatto che lo Spirito Santo sia una persona e quindi di natura divina (la terza persona della Trinità Deut.6:4; Is.44:6; Matt. 28:19; Giov.14:15-23; 2 Cor.13:13, Ef.4:4-6), è importante saperlo perché se pensassimo allo Spirito Santo, come un potere misterioso o una forza impersonale, il nostro pensiero sarebbe: “Come posso ottenere di più dallo Spirito Santo?” Invece se pensassimo allo Spirito Santo come una persona divina, il nostro pensiero sarebbe: “Come può lo Spirito Santo avere più di me?”  (Ef.5:18).

c. Lo Spirito Santo è dello stesso tipo di Gesù.
C.H. Spurgeon, traslitterando le parole di Gesù dice: “Il Padre…vi darà un altro consolatore. Uno che sarà proprio come Io sono stato per voi, anzi anche di più; che vi consolerà nei vostri dolori, rimuoverà i vostri dubbi, vi conforterà nelle afflizioni e sarà il mio vicario sulla terra per fare quello che Io avrei fatto se fossi rimasto con voi”. 
Che lo Spirito Santo sia un altro consolatore come Gesù, dimostra ancora sia la personalità che la divinità. Ciò che Gesù sarebbe stato per i discepoli, lo Spirito Santo lo sarebbe stato esattamente per loro. Lo Spirito Santo è il paráklētos come Gesù, che avrebbe sostituito Gesù e che avrebbe continuato l’insegnamento e la rivelazione di Gesù. Il ruolo dello Spirito garantisce quindi la continuità del ministero di Gesù. 

d. Lo Spirito Santo è una presenza costante nella vita dei credenti.
Uno dei fatti più incoraggianti del cristianesimo è che il Consolatore, non solo si affianca, ma arriva dentro ogni credente e ci starà per sempre! Il cristiano non sarà mai solo nell’affrontare la vita di ogni giorno. Il dono dello Spirito Santo, una volta dato, non viene mai tolto! Lo Spirito Santo dimorerà per sempre nel credente come affermato da Giovanni 14:16: "perché stia con voi per sempre". Insieme allo Spirito riceviamo il Padre e il Figlio. (Giov.14:23; 1 Cor.3:16; Ef.2:22; Gal. 2:20; Ef.3:16-17).  
Lo Spirito Santo dimora nel credente del Nuovo Patto per sempre (Luca 22:19-20), non ci abbandonerà mai, mentre nell’Antico Patto lo Spirito Santo poteva essere ritirato (1 Sam.10:10; 16:14, Sal. 51:11,ecc.). La presenza dello Spirito Santo, grazie a Gesù, garantisce la salvezza del credente come leggiamo in Efesini 1:13-14: "In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria". 
Il credente è sigillato dello Spirito Santo. Il “Sigillo”(sphragízō) nel mondo antico era il segno personale del proprietario  o del mittente di qualcosa di importante, e quindi come in una lettera, distingueva il vero dal falso. 
La presenza dello Spirito Santo e quindi il sigillo, è una dimostrazione dell’autenticità e l’assicurazione che la persona che lo ha, appartiene a Dio (Rom. 8:9,15; Gal.4:6). 
Un altro aspetto incoraggiante che vediamo della presenza costante è che: lo Spirito Santo è il pegno (arrabó̄n) dell’eredità in cielo. In un contratto tra due parti, il pegno era il pagamento di una parte, che comportava l’assicurazione che l’intero pagamento si sarebbe fatto. Era un pagamento che obbligava la parte contraente a fare ulteriori pagamenti. 
Quindi lo Spirito Santo è un deposito, un acconto, quindi l’assicurazione, la certezza che i veri credenti, coloro che Dio ha salvato, saranno salvati! Non è forse un grande conforto sapere che lo Spirito Santo sarà per sempre nel credente a combattere le battaglie di ogni giorno fino a quando i credenti non saranno in cielo con Lui!? 

2. L’opera dello Spirito Santo in relazione alla spiritualità.
a. Lo Spirito Santo e la Parola.
Lo Spirito Santo è l’autore della Bibbia. 2 Pie.1:20-21: "Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un'interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo".  
Lo Spirito Santo è lo Spirito della verità (Giov.14:17). La verità non è semplice da scoprire, è necessaria la rivelazione di Dio, è necessario che qualcuno ci guidi in essa. Dio guida le persone alla verità attraverso lo Spirito Santo, che è Spirito di verità (Giov. 15:26-27; 16:13). Perciò lo Spirito Santo, come Gesù, dice la verità (Giov. 8:31-36; 40, 45-46; 14:6; 16:7; 18:37). 
Lo Spirito Santo, ci comunica la verità che è contraria della falsità (Giov.8:40, 45, 46; 16:7, 2 Cor.4:2; 1 Giov. 2:20,27; 4:6). Certamente la verità si riferisce alla Parola di Dio (Giov.17:17; 2 Tim.3:16-17; 2 Pie.1:21) e quindi riguardo l’insegnamento di Gesù (Giov.16:12-15), la Sua opera di redenzione nel mondo (Giov. 15:26). 
L’obbiettivo dello Spirito Santo è di glorificare Gesù (Giov. 16:14). Lo Spirito Santo ci fa capire la Sua rivelazione (1 Cor.2:9-12). Apre gli occhi accecati dal peccato e restituisce la visione spirituale, fa si che i peccatori si rendano conto che il Vangelo è verità, che la Parola di Dio è verità e li guida in questa verità. Senza l’opera dello Spirito Santo le persone rimarrebbero nell’oscurità spirituale! È impossibile per una persona non spirituale discernere le cose spirituali. È l'opera dello Spirito Santo nell’individuo che gli permette di avere il discernimento spirituale, di illuminare le menti. Senza l’opera dello Spirito Santo non siamo in grado di comprendere la Parola di Dio. 
Paolo a credenti di Efeso dice così: "non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente" (Efesini 1:16-17). “Spirito di sapienza e rivelazione” si riferisce allo Spirito Santo (Is.11:2). Pertanto lo Spirito Santo è sia l'autore e l'interprete della Scrittura, noi senza di Lui certamente non potremmo capire le Sacre Scritture e pertanto non potremmo crescere nella spiritualità.

b. Lo Spirito Santo e la preghiera.
Rom.8:26-27: "Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili; e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio". 
“Allo stesso modo”(hōsautōs) significa similmente, in modo analogo, al tempo stesso. Dal contesto si può riferire al fatto che come lo Spirito Santo testimonia che siamo figli di Dio, allo stesso modo viene in aiuto alla nostra debolezza, oppure riferisce alla speranza, infatti dai vv.18-25, Paolo parla della speranza della redenzione del corpo, quindi della salvezza in speranza, perciò come questa speranza aiuta e sostiene il credente, una speranza di ciò che non si vede e l’aspettiamo con pazienza, così allo stesso modo o tempo, lo Spirito Santo ci aiuta e sostiene in  preghiera. Lo Spirito Santo così garantisce non solo la nostra speranza futura (v. 23,  Ef.1:13-14), ma ha anche un ruolo attivo di incoraggiare i credenti e di intercedere presso Dio in loro favore, in attesa che la speranza futura si realizzi! 
“Viene in aiuto” (synantilambanomai) indica sostenere insieme, unirsi a un altro per aiutarlo per portare il peso insieme, prendere parte del suo peso insieme, quindi assistere qualcuno, alleggerire di una parte di lavoro, venire in soccorso di qualcuno. Perciò la parola indica l’azione di una persona che sta affianco a un’altra persona per portare o trasportare  insieme un carico, questa persona non va per portare da solo il peso, ma si unisce all’altra persona per portare il peso in uno sforzo comune! (Es.18:22; Nu.11:17). Quindi lo Spirito Santo si unisce al credente per aiutarlo, si unisce a noi per portare con noi il carico così da alleviarci il peso, ognuno distintamente con il proprio impegno nella preghiera!      
Lo Spirito Santo viene in aiuto al credente nei problemi spirituali e nelle difficoltà nella preghiera, non per l'assunzione totale della responsabilità, senza alcuno sforzo da parte nostra, ma per dare una mano amica, che ci permette di elaborare i nostri problemi e di superarli con il suo aiuto riguardo la preghiera ogni giorno. È un aiuto introvabile, infatti “in aiuto” (synantilambanomai) non indica solo che lo Spirito si unisce al credente per aiutarlo, ma anche che solo Lui può aiutarci! Non c’è nessun altro che può sostenerci come lo Spirito Santo! L’opera che fa lo Spirito Santo in relazione alla preghiera e in tutta la vita cristiana, è un’opera che solo Lui può fare! 
Lo Spirito Santo è un aiuto indispensabile, Lui viene in aiuto alla nostra debolezza. "Debolezza" (astheneia) indica insufficienza, incapacità, impotenza, limitazione, infermità. (1 Cor 15:43; 2 Cor. 11:30; 12:5, 9,10,13:4; Ebr. 4:15; 5:2,7:28; 11:34). Molto probabilmente Paolo si riferisce alla debolezza in senso generale, alla totalità della condizione umana, che siamo creature fragili in contrasto con la perfezione del creatore, il bisogno della creatura del Creatore. È chiaro che questa debolezza si ripercuote anche per le questioni spirituali, quindi anche nella preghiera. 
Per la nostra debolezza umana non sappiamo pregare come si conviene. “Come si conviene” indica cosa pregare, come è giusto, come dobbiamo, come si deve, come è necessario, quindi secondo la volontà di Dio (v.27). Quindi “come si conviene” non si riferisce al metodo o al contenuto, il credente sa come pregare, ma cosa pregare alla luce  della realtà attuale della sofferenza mentre aspettiamo la nostra redenzione futura. Perciò la debolezza dei credenti nella preghiera è che non hanno una comprensione adeguata di ciò che è la volontà di Dio quando pregano, l’incapacità di discernere chiaramente la volontà di Dio soprattutto in  circostanze insolite e situazioni di crisi o di sofferenza. 
A causa della nostra finitezza e fallibilità non possiamo percepire pienamente ciò che Dio desidera per noi per quella situazione o circostanza particolare come una malattia se pregare per la guarigione oppure no, oppure se andare a vivere da una parte o in un’altra. A causa delle nostre prospettive imperfette, delle nostre menti limitate, delle nostre fragilità umane e delle limitazioni spirituali, noi non siamo in grado di pregare in assoluta armonia con la volontà di Dio (Atti 18:21; Giac.4:13-15). Ma “come si conviene” indica secondo i nostri veri bisogni. Spesso non ci rendiamo nemmeno conto dei bisogni spirituali che abbiamo o che hanno gli altri e tanto meno li sappiamo risolvere, anche quei credenti più maturi che pregano sinceramente e costantemente non conoscono il piano di Dio riguardo ai loro bisogni o a quelli degli altri. È anche vero che, mentre noi spesso pensiamo di sapere cosa abbiamo bisogno, ci sbagliamo, perché non sempre siamo buoni giudici. Il nostro orizzonte è sempre limitato, e non sappiamo ciò che è meglio o giusto per la gloria di Dio. Quindi è a causa della nostra ignoranza che lo Spirito interviene per sostenerci nella preghiera intercedendo per noi con sospiri ineffabili. Lo Spirito Santo ci viene in aiuto in tutte queste situazioni. 
Egli viene in aiuto per portare i nostri fardelli. Il Suo aiuto è efficace perché intercede per noi con sospiri ineffabili (Ineffabili è alalētos, può indicare che non sono espresse a parole oppure parole inesprimibili,  che non possono esprimersi, che non possono essere pronunciate perché troppe profonde e perché trascendono, vanno al di là del linguaggio umano; sono quei desideri e aspirazioni che provengono dalle profondità spirituali e non possono essere descritte con parole quotidiane).  La nostra incapacità di conoscere la volontà di Dio e la conseguente incapacità di pregare Dio in modo specifico, certamente è soddisfatta dallo Spirito di Dio, che intercede in armonia e perfettamente con la volontà di Dio davanti a Dio. 
Perciò quando non sappiamo cosa pregare, quale sia la volontà di Dio, non dobbiamo disperare, perché lo Spirito Santo intercede in modo perfetto per nostro conto. Le nostre preghiere imperfette sono corrette dallo Spirito Santo e presentate a Dio in modo che Dio accetta. 
La preghiera dello Spirito Santo che dimora nel credente è afferrata immediatamente dal Padre, al quale la preghiera è rivolta. Lo Spirito Santo intercede per i santi secondo la volontà di Dio come dice il v.27: "perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio". Lo Spirito Santo, essendo lo Spirito di Dio conosce bene la volontà di Dio e quindi intercede secondo la volontà di Dio. “Secondo”(katá) indica in conformità’ in armonia con la volontà di Dio, oppure in modo come Dio vuole (1 Cor.2:10-11). Poiché la volontà dello Spirito Santo e quella del Padre sono identiche, entrambi conoscono i loro desideri, il  Padre conosce i desideri dello Spirito e lo Spirito conosce i desideri del Padre tanto da intercedere secondo la Sua (Dio) volontà. 
Pertanto l’intercessione dello Spirito Santo è efficace in quanto c’è una totale e profonda armonia, accordo tra Lui e Dio Padre. Questi sospiri hanno un contenuto profondo, sono delle richieste divine per il benessere spirituale di ogni credente.In un modo per noi incomprensibile, questi sospiri sono una comunicazione tra lo Spirito Santo e Dio Padre. Che grande conforto sapere che le nostre preghiere, anche se sono piene di errori e mancanza di buon senso, sono prese e presentate dallo Spirito Santo, come dovrebbero essere, davanti a Dio.    
    
c. Lo Spirito Santo e la preghiera.
Non ci può essere santificazione senza l’opera dello Spirito Santo in noi, è la Sua opera che ci rende spirituali. Rom.8:12-13: "Così dunque, fratelli, non siamo debitori alla carne per vivere secondo la carne;perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo , voi vivrete". Il corpo è lo strumento della natura carnale. Le opere del corpo sono le azioni peccaminose.   
Il credente non è nella carne, ma nello Spirito, pertanto non è obbligato a vivere secondo la carne (la vita fuori dallo Spirito di Dio e ribelle a Lui, controllata dal peccato, quindi la sede del peccato). La loro vita quotidiana non è più soggetta alla tirannia del potere della carne che viveva in ribellione contro Dio. Essi non sono costretti a vivere come la natura peccaminosa li dirigeva. 
Il verbo “fate morire”(thanatos, presente indicativo attivo) può essere usato letteralmente come mettere una persona a morte (Luca 21:16). Significa uccidere, eliminare del tutto. Ma il tempo presente indica una attività continua, quindi non è qualcosa che possiamo fare una volta per tutte e una cosa da fare ogni giorno perché il peccato è un pericolo quotidiano. Questo “fate morire”, benché sia una responsabilità del cristiano deve essere fatto con la forza e la potenza dello Spirito Santo. 
È l'energia dello Spirito divino, non l'energia della carne, che permette al credente di mettere le opere del corpo a morte. Paolo dice il modo come vincere il peccato e cioè mediante lo Spirito Santo. Questa è una verità meravigliosa. Con i nostri sforzi umani  non saremo in grado di vincere il peccato, ma solo con l’aiuto dello Spirito Santo. 
Come la potenza dei motori di un aereo pieno di passeggeri è in grado di vincere la forza di gravità e quindi di volare, così per la potenza dello Spirito Santo possiamo essere in grado di vincere il peccato, di andare al di sopra del peccato! Il punto principale di Paolo è che grazie alla potenza dello Spirito  che abita in loro, i credenti possono resistere e vincere il peccato nelle loro vite. 
Ma il mettere a morte mediante lo Spirito si riferisce a essere guidati dallo Spirito Santo (v.14) e questo indica essere sottomessi, diretti, sospinti e controllati dallo Spirito Santo. Quindi questo significa piegare il nostro io alla Spirito Santo! A proposito della santificazione mediante lo Spirito Santo in 2 Cor.3:18 leggiamo: "E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito". Il credente può contemplare a viso scoperto senza velo, vale a dire che le nostre menti non sono più nelle tenebre perché siamo convertiti (vv. 15-16). “A viso scoperto” (anakalyptō, participio perfetto) sottolinea la permanenza e l'irreversibilità del suo stato svelato. 
Il cristiano può sempre contemplare la gloria del Signore! La traduzione greca dell’ Antico Testamento ( la settanta) l’utilizzo della “gloria del Signore fa spesso riferimento appunto alla gloria del Signore, nei passaggi che si riferiscono al Sinai (Es. 24:17), alla tenda di convegno (Es. 40:34-35; Lev. 9:5-6, 23; Num. 14:10; 16:19). In qualche modo la gloria di Dio era sul volto di Mosè, infatti si coprì (v.13; Es.34:34-35), “Contemplando” (katoptrizomai) è riflettere se stessi in uno specchio, quindi quando ci specchiamo nella gloria del Signore, siamo trasformati nella Sua stessa immagine. Se dobbiamo individuare lo “specchio” in cui si vede la gloria di Dio, è probabile che sia Cristo come è presente nel Vangelo (2 Cor.4:4-6; Col 1:15; Ebr. 1:1-4; Giov.1:18). 
Così noi rispecchiandoci nella gloria del Signore, lo Spirito Santo ci trasforma nella stessa immagine del Signore e quindi la Sua gloria è riflessa in noi!! Non siamo noi che ci trasformiamo all’immagine di Cristo, ma è lo Spirito Santo che ci trasforma, ma gli è lo dobbiamo permettere di farlo. “Trasformati” (presente, indicativo passivo) è metamorfoo, da dove viene la parola metamorfosi, il che ci ricorda la trasformazione di un bruco in farfalla. La trasformazione che avviene nell'essere interiore di una persona influisce su tutti il suo modo di pensare, parlare e agire. Le conseguenze esterne diventano immediatamente evidenti e via via più esplicite. 
La “gloria” (doxa) può avere diversi significati, ma qui si riferisce alla somma degli attributi, qualità divine. “Di gloria in gloria” si riferisce alla trasformazione progressiva in gradi da uno stadio di gloria a un altro fino ad arrivare dopo la morte alla glorificazione in cielo (Rom.8:28-30; 12:2; Ef. 4:23; Fil.3:20-21;Col. 3:10).

d. Lo Spirito Santo e il servizio.
Non possiamo servire efficacemente il Signore senza lo Spirito Santo. In qualità di Vicario di Cristo, lo Spirito Santo dà alla chiesa, quindi ai credenti:
• La forza divina di cui ha bisogno per compiere la sua missione. (Luca 24:48-49; Atti1:8; 4:8,31;6:8-10; 1 Cor. 2:4; 12.12-13; 1 Tess.1:5; cfr. 1 Cor.15:10;  2 Cor.3:3-6). 
Renè Pache: “Sarebbe stato perfettamente inutile che i discepoli, abbandonati a loro stessi, fossero partiti per rendere testimonianza. Mentre, invece, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo accordato con questo scopo, non si trattava più della loro debolezza, ma della Sua potenza. Così vediamo i discepoli, con un coraggio indomabile, riportare nel nome di Gesù vittorie su vittorie”. 

• Impartisce e controlla i doni spirituali che Cristo elargisce alla chiesa (Rom.12:3-8;1 Cor.12:3-31; Ef.4:7-16; 1 Pie.4:10-11). 
Gary Inrig riguardo ai doni spirituali dice: “Il dono spirituale può essere semplicemente definito come la capacità che il Signore Gesù dona, per mezzo del Suo Spirito, a ogni credente per renderlo atto a servire Dio in modo specifico. Non si tratta di un semplice talento naturale, ma piuttosto di un dono largito liberamente e per grazia solo ai credenti. Si tratta inoltre della diretta conseguenza della dimora dello Spirito nel credente, ed è spirituale sia nella sua origine che nei suoi scopi”.  
Lo Spirito Santo il mezzo mediante il quale i singoli credenti ricevono i doni spirituali affinché potessero servirlo in modo efficace e lo fa secondo la Sua volontà sovrana come afferma Paolo in 1 Cor.12:11: "ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole". 
In questo versetto vediamo anche che tutti i credenti, dal più colto al meno colto, dal più ricco al più povero, hanno almeno un dono (1 Cor.12:7; Ef.4:7;1 Pie.4:10). 

3. La pienezza dello Spirito Santo. 
Gli uomini che furono usati da Dio erano uomini ripieni di Spirito, vari esempi dell’Antico Testamento Mosè (Num.11:25); Giosuè (Num.27:18); Otniel (Giu.3:10); Gedeone (Giu.6:3-4-7:1-8:3); Iefte (Giu.11:29); Sansone (Giu.13:25; 14:6,19); i profeti (2 Pie.1:21). Nel Nuovo Testamento troviamo Giovanni Battista (Luca 1:15); Gesù (Luca 4:1,14; Giov.3:34; Atti 10:38); gli apostoli (Atti 1:8; 4:31). 
Tutti questi servitori del Signore non potevano servirlo efficacemente senza la pienezza dello Spirito Santo, fecero cose straordinarie, perché erano sotto il controllo dello Spirito Santo. Ora tutti i credenti sono chiamati a essere ripieni dello Spirito Santo. 
Ef.5:18-21: "Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore;ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo;sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo". 
Cosa significa essere ripieni di Spirito Santo e perché Paolo fa questa analogia? Da quando è nato il mondo, come la letteratura antica testimonia, l’uomo per cercare di sollevarsi dalle sue preoccupazioni e avere un senso di gioia, si è spesso rifugiato nell’alcool. 
L’ubriachezza è condannata dalla Bibbia (Prov.23:31), ma certamente non ci vieta di bere, ma Paolo categoricamente sta dicendo di non ubriacarci! Non ci sono prove se fosse un problema dei credenti, se l’ubriachezza era legata al culto pagano di Dionisio, oppure a uno stile di vita passato (Ef.4:17-19), o ancora a un problema nelle agapi come a Corinto (1 Cor.11:20-25), oppure Paolo fa un semplice contrasto tra la follia e la saggezza (Rom.13:12-13; 1 Tess.5:6-8). Comunque l’ubriaco è controllato dal vino e sotto effetto dell’alcol fa le cose più assurde, dice cose strane e senza freni, non riesce a controllare le proprie azioni! (Prov.23:29-35). 
Gli effetti dell’ubriachezza sono distruttivi: Il vino porta alla dissolutezza. Un ubriacone non fa un uso saggio del suo denaro, del suo tempo o del suo  corpo quando è sotto il controllo dell’ alcol. L’ubriachezza priva la mente di controllo e impedisce un comportamento corretto per l’allentarsi dei freni morali consueti.            
La “dissolutezza” (asōtia) è una vita sregolata, disordinata, incontrollata, l'atto di uno che si è abbandonato a un comportamento depravato, immorale, imprudente e  incorreggibile. Il termine richiama lo spreco come il figliol prodigo che ha scialacquato i suoi averi ( Luca 15:13; cfr. Tito 1:6; 1 Pie.4:4). Come il vino controlla l’ubriaco così lo Spirito Santo deve controllare noi. “Pieno” (plēroō) significa completo, (Ef. 1:23; 3:19; 4:10). 
Il senso non è di riempire una cosa vuota, ma di controllo, il senso è quello di essere sotto il controllo, l’influenza dello Spirito Santo.  Satana riempì (plēroō) il cuore di Anania tanto da farlo mentire allo Spirito Santo. (Atti 5:3). Quindi la parola ripieno in senso metaforico indica l’essere schiavo, influenzato, controllato. 
Il grande evangelista Moody aveva una campagna evangelistica in Inghilterra. Un pastore anziano non era contento di lui e protestò dicendo: “ Noi abbiamo bisogno di questo Signor Moody? È senza istruzione, inesperto? Chi si crede di essere? Pensa che abbia lui solo il monopolio sullo Spirito Santo?” Un  giovane pastore, più saggio rispose: “No, ma lo Spirito Santo ha un monopolio sul Signor Moody”. Chi non ha lo Spirito Santo non appartiene a Gesù! (Rom.8:9). Il cristiano ha lo Spirito Santo (Ef.1:13), è il tempio dello Spirito Santo (1 Cor.6:19), ma non è automatica la pienezza! 
John MacArthur: “Il problema non riguarda la presenza dello Spirito Santo, ma piuttosto la misura in cui la Sua potenza riempie le nostre vite che e controlla ciò che diciamo, pensiamo e facciamo”. Tutti i credenti hanno lo Spirito Santo, ma una cosa è averlo e l’altra è lasciarsi controllare! 
La pienezza è un comando. Molti pensano che la pienezza dello Spirito Santo sia riservato per alcuni: missionari, pastori, anziani, ma non è così!  Infatti, la pienezza è ordinata a tutti i credenti e quindi disponibile per tutti! Il verbo è all’imperativo, perciò la pienezza dello Spirito Santo non è un optional, ma è un comandamento per tutti i credenti! Quindi è una nostra responsabilità essere ripieni di Spirito! 
Il fatto che ci viene comandato di essere riempiti con lo Spirito, indica che deve essere la normale esperienza della vita cristiana. La pienezza deve essere continua. Il verbo nel greco ( presente imperativo passivo). La pienezza dello Spirito Santo è qualcosa che deve essere costante! Quindi dobbiamo lasciarci riempire dallo Spirito Santo. Questo non è un una volta è per tutte, ma è un'esperienza che vuole dire giorno dopo giorno.       
Inoltre il verbo al passivo, siate ripieni di Spirito indica che noi non ci riempiamo, ma che  dobbiamo lasciarci riempire dallo Spirito Santo. Come un ubriaco fa cose insolite, così sotto controllo dello Spirito Santo possiamo fare cose che per noi non sono naturali e che portano gloria a Dio! Quali saranno secondo questo passo il risultato della pienezza dello Spirito Santo? Paolo dice sempre in Ef.5:19-21: "parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo". 
Dunque chi è ripieno di Spirito Santo avrà sempre la Parola di Dio in bocca, canterà e salmeggerà con il cuore, ringrazierà Dio continuamente per ogni cosa e ci sarà anche una sottomissione reciproca! Chi è ripieno di Spirito Santo non sarà orgoglioso, egoista e nemmeno individualista!! Lo Spirito Santo controlla la tua vita? Come fai a saperlo? Il tuo parlare è pieno della Parola di Dio o di parole che non onorano il Signore? Hai la lode nella tue labbra così anche nel cuore? Sei riconoscente al sempre al Signore? Sei sottomesso agli altri? La domanda allora è: come possiamo essere ripieni di Spirito? Arrenditi completamente a Lui, muori a te stesso per far posto allo Spirito Santo! E sarai ripieno! Questa è il cuore della spiritualità!

Domande
1. Sapresti descrivere la natura dello Spirito Santo? 
2. Perché lo Spirito Santo è indispensabile per la  spiritualità?
3. Cosa significa essere ripieni di Spirito Santo? Potresti descrivere le caratteristiche?

Bibliografia
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