sabato 30 marzo 2013

La spiritualità Biblica: le discipline spirituali. L'uso dei beni (Seconda parte).


La spiritualità Biblica: le discipline spirituali. L'uso dei beni (Seconda parte).
In questa lezione vedremo:
1. Il modo come dare.
2. Quando bisogna dare.
3. Il Risultato del dare.

“Dare con generosità sembra un atto molto azzardato a chi ha assai poco da dare; ma si tende a dimenticare il rischio quando si ben fermo nella mente il pensiero della grandezza di Dio. Tutte le nostre risorse, grandi  o piccole che siano, provengono in ultima analisi da Dio; e Dio è potente…”.   (R.V.G. Tasker)
Molti cristiani non parlano di soldi, quindi di donare generosamente perché pensano  di contaminare la vera spiritualità. In realtà non se ne parla perché si diventa impopolari (a molti cristiani non piace questo argomento) oppure perché, se ne parliamo in modo biblico, questo implica abbandonare il culto idolatrico del dio denaro a cui si è tanto legati! Infatti, la chiamata a dare, è un invito ad abbandonare il culto idolatrico del dio denaro per confidare solo nella grazia di Dio per la nostra felicità e sicurezza (1 Tim.617-19).
Ora, se noi pensiamo che non porteremo niente con noi dopo la morte, se noi pensiamo (i veri cristiani) che la nostra patria è in cielo, se pensiamo che quello che Dio ci ha dato qui su questa terra può essere usato per il progresso del Suo Regno, se noi pensiamo che dipendiamo completamente dalla provvidenza di Dio, allora saremo donatori generosi!! John Piper afferma: “La ragione per l'utilizzo del denaro fornisce una buona base per la vita eterna (1 Timoteo 6:19), non è che la generosità guadagna la vita eterna, ma mostra dov’è il tuo cuore. La generosità conferma che la nostra speranza è in Dio e non in noi stessi e nel nostro denaro. Non ci guadagneremo la vita eterna. È un dono di grazia (2 Timoteo 1:9). Abbiamo ricevuto, riposando nella promessa di Dio. Allora, come usiamo i nostri soldi conferma o nega la realtà di quel riposo”.
Nella prima parte di questo studio abbiamo visto il dare finanziariamente al Signore nella Bibbia e il significato del dare finanziariamente al Signore. 

1. Il modo come dare.
a. Dare generosamente e con sacrificio.
La grazia che Dio ha concessa alle chiese della Macedonia di partecipare alla colletta per i cristiani di Gerusalemme (Rom.15:25-27) e che Paolo cerca nella chiesa di Corinto (2 Cor.8:6-8,11;9:4-5), è sacrificale e generosa (2 Cor.8:2, 9:11,13). 
In 2 Cor.8:1-5 leggiamo: "Ora, fratelli, vogliamo farvi conoscere la grazia che Dio ha concessa alle chiese di Macedonia, perché nelle molte tribolazioni con cui sono state provate, la loro gioia incontenibile e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nelle ricchezze della loro generosità.Infatti, io ne rendo testimonianza, hanno dato volentieri, secondo i loro mezzi, anzi, oltre i loro mezzi,chiedendoci con molta insistenza il favore di partecipare alla sovvenzione destinata ai santi.E non soltanto hanno contribuito come noi speravamo, ma prima hanno dato sé stessi al Signore e poi a noi, per la volontà di Dio". 
In questi versetti vediamo appunto che, Paolo parlando del modo come hanno donato le chiese della Macedonia, che hanno dato generosamente nonostante le molte tribolazioni , che aveva messo a dura prova la loro fede, e la loro estrema  povertà  hanno contribuito, hanno sovrabbondato nelle ricchezze della loro generosità , hanno dato volentieri, senza coercizione, anzi hanno insistito loro stessi a partecipare alla colletta (2 Cor.8:4), oltre i loro mezzi (2 Cor.8:3), hanno dato oltre quello che potevano dare!! Questi credenti della Macedonia erano poveri e in difficoltà, ma hanno dato tutto quello che avevano, molto più di quanto ci si potesse aspettare!! Non è sempre coloro che sono più ricchi che sono i più generosi, spesso coloro che hanno meno da dare sono più pronti a dare. Come si dice: “sono i poveri che aiutano i poveri, perché sanno cosa è la povertà”. 
I credenti della Macedonia erano ricchi in generosità nonostante la loro povertà! In tutto questo vediamo uno spirito di sacrificio nel dare come ha fatto anche la vedova con i soli due spiccioli che aveva! (Mar.14:41-44). Donare con spirito di sacrificio significa essere disposti a rinunciare a qualcosa e non dare il superfluo di ciò che abbiamo! Uno spirito di sacrificio comporta una diversa valutazione delle necessità materiali, rinunciare a delle cose per darle all’opera del Signore, proprio come hanno fatto quei credenti che erano in estrema povertà per contribuire a soddisfare i bisogni primari dei credenti più poveri di Gerusalemme. 
Significa non aggrapparsi a ciò che reputiamo essenziale proprio come hanno fatto i credenti della Macedonia e prima di loro la vedova dei due spiccioli!! Alcuni credenti dicono che bisogna dare la decima come nell’Antico Testamento, ma la vedova e i Macedoni hanno dato di più della decima! Il valore di un dono non si misura dal suo costo in termini monetari, sia in sterline, dollari, euro,oro,ecc., ma si deve essere misurare invece da quanto costa in termini di sacrificio. Il dare al Signore non ha nulla a che fare con l’essere benestanti, non è dettato dalla capacità, è un atto di generosità e sacrificio. Certamente questo è stato possibile perché la grazia di Dio era in loro!! (2 Cor.8:1). Dunque il credente spirituale nel donare lo fa con uno spirito di sacrificio, è disposto a rinunciare a qualcosa per se per darlo al Signore!!

b. Dare amorevolmente.
Il dare deve essere motivato dall’amore. 2 Cor.8:7-8: "Ma siccome abbondate in ogni cosa, in fede, in parola, in conoscenza, in ogni zelo e nell'amore che avete per noi, vedete di abbondare anche in quest'opera di grazia. Non lo dico per darvi un ordine, ma per mettere alla prova, con l'esempio dell'altrui premura, anche la sincerità del vostro amore". 
A proposito R.V.G.Tasker: “ Nessuno può amare a comando, e nessuno può mostrare liberalità, che è un’espressione dell’amore, a comando. Nella beneficenza Cristiana vi deve essere un elemento di spontaneità; altrimenti il dare a chi è nel bisogno degenera in un’opera della legge, come tendeva ad essere il farisaismo. Perciò dice Paolo, non lo dico per dare un ordine sull’argomento. Egli sa per certo che i Corinzi hanno il dono dell’amore, ma rammenta loro con tatto che l’amore deve essere espresso con l’azione, esattamente come la fede deve sfociare nelle opere”.  Paolo incentiva i Corinzi e prende come esempio di amore da seguire i Macedoni, un amore sia per Dio che per i bisognosi. 
I due amori, quello verticale e orizzontale sono collegati (2 Cor.8:6-9; 1 Giov.3:16-17; 4:7-8). L’amore motiva, dunque, l’azione del dare secondo il volere di Dio (1 Cor.13:3) e l’accompagna. In 1 Cor.13, Paolo afferma la grandezza e l’indispensabilità dell’amore cristiano autentico. Alcuni possono distribuire i loro beni, possono dare il loro corpo a essere arsi, ma il farlo senza amore per questi bisognosi e per il Signore non servirebbe a nulla. 
Leon Morris a riguardo dice: “Gli uomini del primo secolo pensavano che si acquistasse gran merito dandosi ad atti di carità e sacrificio. Paolo rigetta decisamente queste idee: l’amore è tutto ciò di cui si ha bisogno, e se manca, nulla può sostituirlo”.  
Tutto quello che facciamo o possiamo dare è assolutamente niente senza amore! Non c’è niente di più umiliante del dare senza amore, è solo un dovere cupo, accompagnato da un certo disprezzo, da un senso di superiorità morale, da un certo compiacimento orgoglioso. Di questo tipo di donazione, Dio non se ne compiace!! Il cristiano spirituale, quindi, donerà, ma donerà con amore.

c. Dare volontariamente, privatamente e gioiosamente.
In 2 Cor. 9:7 leggiamo: "Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso". 
In primo luogo in questo versetto vediamo, che dare è una questione individuale che nasce nel proprio cuore. Ognuno, dice Paolo, dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore di dare, quindi volontariamente (2 Cor.8:3-4). 
In secondo luogo, dare indica determinazione, decisione come indicato dalla parola “deliberato”(proaireitai) che significa scegliere deliberatamente, decidere, prendere un decisione in anticipo. Paolo dice che dare deve essere basato su una decisione calcolata. Non è una questione emotiva che va risolta con leggerezza o impulsivamente. La quantità di un dono deve essere il risultato di una  decisione ragionata, ovviamente senza motivazioni egoistiche. 
In terzo luogo, dare è di natura privata, non pubblica, è una decisione nata nel cuore. È una triste realtà che alcuni donano solo se vi è una qualche forma di successo o di riconoscimento pubblico, Gesù ha condannato questo modo (Matt.6:1-4). La vera ragione del dare è perché non si può fare a meno di dare, perché il bisogno risveglia un desiderio che non può essere placato. In quarto luogo dovremmo dare gioiosamente. 
C’era un detto rabbinico che diceva: “Ricevere un amico con un’espressione allegra e non dargli nulla è meglio che dargli tutto con un’espressione cupa”. Seneca, invece disse: “Dare con il dubbio e in ritardo è quasi peggio che non dare affatto”. 
Rom.12:8 dice: "chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia". Dovremmo dare gioiosamente perché Dio ama un donatore gioioso (v.7 hilaron- indica gioioso senza riluttanza). Dio non vuole che noi doniamo di mala voglia, o per un senso del dovere o perché obbligati, o con rancore, Dio vuole che noi doniamo gioiosamente!! Dio approva un donatore gioioso! 

2. Quando bisogna dare.
a. Dare regolarmente e sistematicamente.
Il dare dovrebbe essere regolare e sistematico. Nell’Antico Testamento  leggiamo che tre volte all’anno ogni maschio che si presentava al Signore non si doveva presentare a mani vuote, ognuno doveva dare secondo la benedizione che Dio gli aveva elargito (Deut.16:16-17). Penso che non sia sbagliato oggi come atto di adorazione dare al Signore quando ci presentiamo davanti a Lui quando partecipiamo al culto! (cfr. Fil.4:18). 
Nel Nuovo Testamento in 1 Cor.16:1-2 leggiamo: "Quanto poi alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare". Questa colletta era una offerta speciale per i poveri cristiani che soffrivano a Gerusalemme. Questo è stato un impegno molto caro per Paolo (cfr. Gal. 2:10; 2 Cor. 8-9; Rom.15:25; Atti 24:17). 
Nel mondo antico c’era una certa solidarietà, un reciproco aiuto e sostegno. Nel mondo greco, c’erano le associazioni di mutuo soccorso chiamate eranoi. Se una persona aveva un bisogno improvviso, gli amici di quest’associazione per aiutarlo davano un prestito senza interessi. Anche la sinagoga aveva dei funzionari il cui compito era quello di raccogliere fondi per aiutare i bisognosi. 
Gli ebrei che si erano recati all’estero e avevano fatto fortuna inviavano fondi con i loro ambasciatori a Gerusalemme per il Tempio e per i poveri. Così vediamo, secondo il principio cristiano pratico dell’amore, che Paolo incoraggia la chiesa di Corinto ad aiutare i bisognosi della chiesa di Gerusalemme. Noi vediamo in questi versetti quattro aspetti importanti del dare. 
In primo luogo il dare doveva essere regolare per tutte le chiese come vediamo quando dice: “come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi”. Anche se l’offerta era per un bisogno specifico, Paolo disse loro di mettere da parte “ogni primo giorno della settimana”   fino a quando lui non sarebbe passato da Corinto. Ai nostri giorni questo principio è ancora valido, poiché ci sono molti bisogni (spese per il locale, per l’evangelizzazione, per le missioni, per i poveri,ecc.), è saggio dare sistematicamente settimanalmente per far fronte a questi bisogni. 
In secondo luogo Paolo dice “ciascuno di voi”. Tutti quindi nella chiesa sono chiamati a partecipare: giovani e vecchi, ricchi e poveri, schiavi e liberi, Ebrei e Gentili, maschi e femmine, istruiti e analfabeti, tutti potevano e possono contribuire. Questo disinnesca le motivazioni di coloro che volevano  essere riconosciuti come i “padroni” o benefattori unici dei poveri e quindi migliorare, secondo loro, la propria posizione o rivendicare questa azione per interessi personali di prestigio nella chiesa, cosa che può avvenire anche oggi. Quindi vediamo che tutti coloro che affermano di essere credenti sono chiamati a donare! 
In terzo luogo Paolo ci dice: “a casa, metta da parte”. “Metta” (tithetō) è imperativo presente, sottolinea la natura continua e regolare del dare. Questo implica pianificare in modo diligente quello che va dato al Signore, quindi la priorità del dare al Signore e di farlo punto e basta. Se non mettiamo da parte in modo disciplinato al Signore tenderemo di usare quei soldi per noi stessi e saremo irregolari nel donare. Alcuni tendono a tenere tutto per se o a dare il superfluo di quello che hanno ricevuto dal Signore per vari motivi, come per esempio in previsione delle esigenze future che potrebbero sorgere, non fidandosi così della provvidenza di Dio, della Sua fedeltà e amore per il futuro. 
In quarto luogo è scritto “quello che potrà secondo la prosperità concessagli”. Il significato è che ognuno doveva dare proporzionatamente alle sue possibilità. Questo significa che maggiore è la prosperità maggiore sarà il dono! Paolo non sta parlando di decima, dunque. Significa anche che tutti possono dare. Paolo si aspetta pienamente che ogni membro prenda parte al progetto di dare per i cristiani poveri di Gerusalemme. Questo darà gioia, come è scritto in Atti 20:21: “…Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”.

b. Dare adeguatamente in base al bisogno.
Ci sono momenti in cui è giusto, per i bisogni reali, farli conoscere alla Chiesa, affinché i membri possano dare spontaneamente per aiutare soddisfare questi bisogni. Lo abbiamo visto prima. La colletta fatta per i cristiani di Gerusalemme dalle chiese della Macedonia e di Corinto (Rom.15:25-27; 1 Cor.16:1-4; 2 Cor.8-9); nascono appunto da un bisogno specifico, da un’urgenza. Ma ci sono altri passi che parlano di donare per i bisogni dei credenti. 
Vediamo ancora Atti 2:43-45: "Ognuno era preso da timore; e molti prodigi e segni erano fatti dagli apostoli.Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno". 
Così ancora troviamo scritto in Atti 4:32-35: "La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande era la stima per tutti loro. Infatti non c'era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute,e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno". 
Ancora sempre nel libro degli Atti troviamo scritto che la chiesa di Antiochia aiutarono i credenti Giudei Atti 11:27-30: "In quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia.  28 E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi, predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra; la si ebbe infatti durante l'impero di Claudio. I discepoli decisero allora di inviare una sovvenzione, ciascuno secondo le proprie possibilità, ai fratelli che abitavano in Giudea. E così fecero, inviandola agli anziani, per mezzo di Barnaba e di Saulo". 
Questi sono esempi affinché possiamo dare in caso di bisogni specifici o urgenti. In caso di bisogni urgenti non possiamo fare finta di niente come ci fa capire Giacomo, Giac.1:27: "La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo". Così anche 1 Giov.3:16-18 c’incoraggia ad aiutare il fratello nel bisogno: "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l'amore di Dio essere in lui? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità". 
L’uomo o la donna spirituale non si tira indietro, secondo le sue possibilità, di donare sia regolarmente che in caso di urgenza.   

3. Il Risultato del dare.
John MacArthur afferma: “Anche se molti considerano il donare semplicemente come un altro obbligo, è in realtà un privilegio inestimabile, perché è il condotto che porta le benedizioni di Dio promesse al suo popolo ... Le promesse associate al dare (Luca 6:38; 2 Cor 9:6;. Atti 20:35) dovrebbero stimolare i credenti a essere generosi donatori di spirito di sacrificio.”  
Dio ricompensa coloro che donano in segreto come ci dice Gesù in Matt.6:3-4: "Ma quando tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua elemosina sia fatta in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa". 
Al di là di quale possa essere la natura della ricompensa se materiale o spirituale, se su questa terra o nell’aldilà, comunque sia Dio ricompenserà il donatore. 
La Bibbia, come ci ricordava MacArthur, comunque parla di benedizioni materiali per coloro che onorano il Signore con i loro beni e ne parla sia l’Antico Testamento che il Nuovo Testamento, ma questo non significa necessariamente che Dio ci darà un sacco di soldi o ci farà diventare ricchi. 
In Prov. 3:9-10: "Onora il SIGNORE con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua rendita;i tuoi granai saranno ricolmi d'abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di mosto". 
Quindi vediamo che il Creatore premia il vero adoratore sostenendo la sua vita (cfr. Deut. 28:8; 2 Cro. 31:5-10; Fil 4:10-23). 
In Mal.3:10 leggiamo: "'Voi siete colpiti da maledizione, perché mi derubate, voi, tutta quanta la nazione!Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi alla prova in questo', dice il SIGNORE degli eserciti; 'vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla'". 
Il popolo era colpito dalla maledizione di Dio (la mancanza di colture dovute a siccità e locuste Mal.3:11) perché aveva trattenuto una parte di quello che avrebbe dovuto dare al Signore (cfr. Mal.3:9). Dio attraverso il profeta li richiama a portare tutte le decime a Lui, alla casa del tesoro. Poi notiamo una meravigliosa promessa: Dio avrebbe aperto le cataratte del cielo e avrebbe riversato sul popolo tanta benedizione che non vi sia più dove riporla, questo è un modo metaforico che significa senza limiti o senza fine. Il senso è che la benedizione sarà così grande che non ci sarà più spazio sufficiente per contenere ciò che Dio provvederà!! 
In 2 Cor.9:6-10 dice: "Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente. Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso. Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona; come sta scritto: 'Egli ha profuso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno'".  
Il contesto di queste parole tratta di dare un’offerta generosa per i poveri di Gerusalemme,come abbiamo visto più volte in questo studio. 
Paolo con questa parole vuole motivare i credenti di Corinto a essere generosi. Qualcuno potrebbe dire che non sia giusto dare sapendo che Dio ricompenserà quest’azione ma come giustamente dice Hodge:  “È doveroso informare gli uomini delle conseguenze divinamente preordinate delle loro azioni,perché ciò serva di controllo della loro condotta”.  
In questi versetti vediamo in primo luogo il risultato di chi è generoso. Paolo cita quello che probabilmente era un proverbio agricolo comune (v.6), secondo questo proverbio, la semina parsimoniosa, misurata, si traduce in un cattivo raccolto, mentre chi semina generosamente, abbondantemente, il raccolto sarà abbondante. È possibile che Paolo alludesse a Proverbi 11:24-25 e Proverbi 22:9. Dunque come dicevamo sopra, con questa analogia: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente del v.6, Paolo voleva incoraggiare una donazione generosa. Proprio come gli agricoltori non devono aspettarsi un raccolto abbondante a meno che non seminano generosamente, così i cristiani non devono aspettarsi molte benedizioni di Dio, a meno che diano generosamente. 
C’è una benedizione da parte di Dio, per chi dona generosamente (cfr. Prov.19:17; Eccl.11:1; Luca 6:38). Chi dona riceverà da Dio in modo traboccante. La maggior parte di noi pensa che quando diamo via qualcosa, lo perdiamo per sempre e quindi al pensiero di perdere ciò che abbiamo andiamo in crisi. Per alcuni credenti donare economicamente è come l’amputazione volontaria di un arto, come essere un donatore di organi prima di morire!! In questi versetti leggiamo che donare al Signore, invece è un investimento! 
In secondo luogo vediamo la  motivazione a donare generosamente: Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia  (v.8, cfr. v.10), quindi Dio ha la capacità di donarci ciò di cui abbiamo bisogno, ciò che è necessario, il sufficiente. Con la sua potenza, Dio fa traboccare   la sua grazia abbondantemente verso i credenti. Questo implica che non dobbiamo conservare per noi ciò che abbiamo per paura che domani non avremo, perché Dio ha la capacità di far abbondare su di noi ogni grazia, quindi ciò che abbiamo di bisogno per vivere (Fil.4:18-19). 
In terzo luogo vediamo l’obbiettivo per cui Dio ci dona: affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona e cioè ciò che Dio ci dona è sufficiente  per vivere e per abbondare in ogni opera buona, quindi per aiutare coloro che sono nel bisogno! (v.8; cfr. v.11; 2 Cor.8:14). Il Dio Onnipotente fornisce i mezzi per essere generosi. Dunque per grazia divina, possiamo avere ciò che necessario per vivere e per aiutare gli altri!! Questo produrrà rendimento di grazie a Dio da parte di coloro che aiutiamo (vv.11-12). 

Domande
1. Puoi descrivere brevemente cosa significhi dare generosamente e con sacrifico?
2. Perché dobbiamo dare con amore?
3. Perché dobbiamo dare volontariamente, privatamente e gioiosamente? 
4. Quando bisogna dare?
5. Quale è il risultato del dare?


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