venerdì 29 marzo 2013

La spiritualità Biblica: le discipline spirituali.La Bibbia (Seconda parte).


La spiritualità Biblica: le discipline spirituali.La Bibbia (Seconda parte).
In questa lezione vedremo il rapporto con la Bibbia per la crescita spirituale:
1) Con la meditazione.
2) Con lo studio.
3) Con l’applicazione.

Giov.17:17: "Santificali nella verità: la tua parola è verità".
Se la vostra crescita spirituale è misurata dalla qualità del vostro rapporto con la Bibbia, qual è il risultato? Questa è una domanda per capire se la nostra formazione spirituale è fortemente influenzata dalla qualità del nostro rapporto con la Bibbia. La Bibbia non c’è stata data solo per darci informazioni, ma anche per trasformarci! Non solo per leggerla, ma anche per meditarla, studiarla e applicarla.

1. La Meditazione.
Alla domanda del perché meditare la Bibbia, il pastore luterano Dietrich Bonhoeffer, rispose: “Perché io sono un cristiano”. La meditazione della Bibbia deve essere una cosa normale per un vero cristiano, quindi non è solo per gli addetti ai lavori (pastori, diaconi, anziani, missionari,ecc.), ma per tutti i credenti. Tomas Watson disse: “Buon cristiano è colui che dedica regolarmente parte del suo tempo alla meditazione”.Non c’è bisogno di conoscere tecniche elaborate, perché la meditazione è abbastanza semplice. La meditazione è necessaria nella vita cristiana perché ci conduce alla pienezza interiore spirituale affinché possiamo donarci a Dio completamente e ci aiuta a  rivalutare il nostro cuore e la nostra fede davanti a Dio, istruendoci anche praticamente su questione etiche in relazione alla famiglia, alla chiesa, al lavoro, ecc., quindi la meditazione non è separata dalla vita ordinaria! 

a. La prova biblica della meditazione e il suo significato.
La meditazione cristiana non è svuotarsi la mente, ma nel riempirla con la Verità della Parola di Dio!! Ci sono diversi passi che ci parlano che il credente è chiamato a meditare la Parola di Dio, come Giosuè 1:8 e Salmi 1:2. In Giosuè, Dio ci comanda di meditare la legge del Signore, quindi il cristiano deve meditare la Parola di Dio. 
In Salmi 1:1-2 leggiamo: "Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori; né si siede in compagnia degli schernitori;ma il cui diletto è nella legge del SIGNORE, e su quella legge medita giorno e notte". La meditazione biblica non è una passività mentale, ma richiede un’attività mentale costruttiva. 
“Medita” (hāg̱āh) indica un suono basso, mormorare, da qui riflettere, fare una profonda riflessione e considerazione sulle informazioni con un’implicazione di parlare a bassa voce rivedendo il materiale, quindi  un pensare, un riflettere ad alta voce. Tomas Watson affermava: “Il termine ebraico che noi traduciamo ‘meditare’, significa raccogliere e riunire i pensieri con impegno intenso”.  
“Meditare” significa elevare i nostri pensieri, alle verità spirituali e riflettere su queste verità.  Ci sono degli animali, così detti ruminanti, che fanno tornare il cibo dal rumine (la prima delle quattro cavità dello stomaco dei ruminanti ) alla bocca per una nuova masticazione. Noi dovremmo fare così: dovremmo leggere e poi riflettere come i ruminanti fanno con il cibo!
“Giorno e notte” indica sempre, questo significa che la Parola di Dio è sempre nella mente del giusto, del devoto perché ama il Signore, perché nella Parola di Dio è rivelato Dio, la Sua gloria!  Se “non cammina, si ferma e siede” (verbo è perfetto) indicano un qualcosa che non si è mai fatto, “meditare” (verbo imperfetto), mette in primo piano l'aspetto abituale della riflessione, della meditazione della Parola di Dio. Non solo una volta durante il giorno e una volta durante la notte, ma continuamente mediterà la Parola di Dio.

b. Lo scopo della meditazione.
Non è la lettura affrettata, ma la meditazione seria e santa delle verità di Dio, che sarà proficua per l'anima nostra. Non è il semplice contatto del fiore che fa si che l'ape raccoglie il miele, ma la sua dimora per un certo tempo sul fiore che tira fuori il dolce miele. La meditazione biblica non è l’impiego di tecniche di visualizzazione con lo scopo di creare una nostra realtà, ma è la riflessione sulla verità di Dio la nostra santificazione. È un raccoglimento della propria anima e concentrare con attenzione e in modo profondo i nostri pensieri su Dio affinché sorgano nel nostro cuore santi sentimenti. 
La meditazione è importante perché scrive nel nostro cuore con inchiostro indelebile la verità di Dio oppure imprime e salda la verità di Dio nel nostro cuore  per durare a lungo! Ora lo scopo della meditazione è crescere nella comunione con Dio, avere sempre più familiarità con il Signore Gesù, godere sempre di più della Sua presenza, della Sua intimità, creare lo spazio emotivo e spirituale dove Lui possa godere la comunione con noi. 
Gesù ha questo desiderio come dice Apoc.3:20: "Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me". La comunione con Gesù trasforma il nostro carattere! Gesù desidera abitare nel credente, desidera che noi siamo la Sua casa dove Egli si senta a proprio agio come è scritto nella preghiera di Paolo agli Efesini: "e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori" ( Ef.3:17). 
“Abiti” (Katoikeo) indica risiedere, abitare permanentemente. Perciò non indica una dimora transitoria in un luogo. Paolo sta parlando di una dimora permanente (Katoikeo) in contrasto con una visita o soggiorno occasionale (paroikeo Luca 24:18; Ebr.11:9), come cercare un riparo quando sei colto improvvisamente dalla pioggia e ti ripari sotto un balcone o alloggiare in albergo per qualche giorno, occasionalmente. Paolo non vuole dire che Gesù può andare via dal credente o che non ci sia, ma ha in mente un senso più pieno, maturo nel senso di Gal.2:20: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me". (Cfr. Gl.4:19). 
Possiamo dire che Paolo prega affinché in ogni credente Cristo sia presente in modo ideale, profondo, totale, completo. Si riferisce alla sottomissione totale: permettere a Cristo di essere il fattore dominante nei nostri atteggiamenti e condotta. Gesù nei credenti non deve essere un semplice ospite, ma il Padrone di casa!  Ora se Cristo abita veramente in noi il nostro, se Lui è il nostro Padrone di casa, il carattere e il comportamento ne saranno influenzati! Quando qualcuno abita in un posto, darà a quel posto un suo particolare carattere. 
L’idea che troviamo qui è che Cristo possa veramente fare di noi la sua residenza, trasformandoci in una casa che riflette il suo carattere in ogni sua parte! Perciò quando Gesù abita dentro una persona si vede il tocco della Sua  presenza! Si vede il suo carattere. Noi in questo versetto troviamo l’idea sottointesa che la dimora sia consona al proprio modo di essere, in questo caso di Gesù. Perciò la casa è degna, in relazione di chi ci abita. Il senso è che Cristo possa finalmente stabilirsi e sentirsi completamente a casa nei nostri cuori, di sentirsi a proprio agio. Inoltre la meditazione ha lo scopo che il timore di Dio (Pro.9:10), l’amore per Dio e il prossimo(Matt.22:37-39) e la fede in Dio(Rom.10:17), possano crescere sempre di più.  
Senza meditazione della Parola di Dio non c’è crescita spirituale. La meditazione è importante per la nostra anima come lo è il cibo mangiato e assimilato per il nostro corpo! Non è importante quando il cibo è mangiato, ma quando il cibo è mangiato e assimilato dal corpo. Così non è importante solo leggere la Bibbia, ma anche meditarla per il nostro beneficio interiore! Dobbiamo considerare ciò che leggiamo, riflettere su di esso, e applicarlo al nostro cuore, altrimenti la Bibbia non sarà di nessuna utilità per noi. La meditazione ha un potere di digerire e di trasformare in nutrimento speciale la verità per il nostro  beneficio spirituale.

c. La preparazione per la meditazione.

Possono sorgere alcune domande riguardo la meditazione.
(1) C'è un momento giusto per la meditazione? 
Abbiamo visto sopra che siamo chiamati a meditare la Parola di Dio  sempre! Ma è chiara che ci sono dei momenti speciali che dovremmo prenderci per meditare in mezzo alla vita frenetica di tutti i giorni, momenti in cui ci appartiamo per dedicarci alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio. Visto che durante la giornata si è super impegnati e la sera si è molto stanchi, il momento migliore rimane la mattina appena alzati (Is.50:4). 

(2) C’è un luogo speciale dove meditare? 
Indubbiamente deve essere un posto tranquillo dove non si è disturbati e interrotti, un posto specifico abitudinario senza che si debba cercare ogni volta un posto nuovo. (cfr.Mar.1:35; Luca 6:12; Mar.6:46).

(3) C’è una forma specifica per meditare?
Riguardo la meditazione è meglio evitare di farlo con passi lunghi, meglio soffermarsi su pochi versetti alla volta. Leggere più volte e lentamente, memorizzando i versetti così sarà più facile rifletterci sopra. 
La meditazione non può e non deve essere fatta frettolosamente e superficialmente, altrimenti non sarà di alcun beneficio per la nostra vita spirituale. Una buona idea potrebbe essere quella di scrivere a parole proprie il passo meditato, questo ci aiuterà a focalizzare meglio il passo. Inoltre dovremmo mettere da parte l’arroganza e i pregiudizi ricevendo la Parola di Dio con mansuetudine e timore, accettare quello che ci dice così com’è (Giac.1:21), serbando il tutto nel nostro cuore come fece Maria (Luca 2:51), facendo un’auto-analisi e applicando la verità, l'obiettivo della nostra meditazione deve essere l'applicazione, l'obbedienza alle Scritture. (Gios.1:8, Lam.3:40; 2 Cor.13:5; Giac.1:22-25). Tutto ciò dipende ovviamente dalla consapevolezza che abbiamo della Bibbia, se crediamo veramente che è la Parola di Dio. Se la crediamo tale, allora  non saremo frettolosi e superficiali nel meditarla, accoglierla e praticarla. Inoltre dovremmo leggere e meditare con uno spirito di preghiera (Sal.119:12,18), perché senza l’aiuto di Dio non saremo in grado di meditare nulla!! (Giov.14:26). 

2. Lo Studio. 
Lo scopo delle discipline spirituali abbiamo detto, è la nostra crescita spirituale, la totale trasformazione della nostra persona. Esse mirano a sostituire vecchie abitudini distruttive di pensiero con nuove abitudini secondo la volontà di Dio. 
Ora lo studio della Parola di Dio è l’aspetto più importante per questa trasformazione. Noi siamo chiamati a lasciarci trasformare mediante il rinnovamento della nostra mente per conoscere per esperienza la volontà di Dio (Rom.12:2) e questo avviene tramite lo Spirito Santo che usa la Parola di Dio. 
Quindi la Parola di Dio è lo strumento che lo Spirito Santo usa per rinnovare la nostra mente che trasforma le nostre persone, una mente satura e controllata dalla Parola di Dio. 
Paolo ancora dice in Fil.4:8: "Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri". 
Lo studio della Parola di Dio è la disciplina primaria mediante la quale noi possiamo avere questi pensieri sani. Tramite lo studio della Parola di Dio possiamo conoscere la verità e la verità ci rende liberi. 
Nel Vangelo di Giov.8:31-32 leggiamo: "Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: 'Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli;conoscerete la verità e la verità vi farà liberi'". 
“Perseverate”(menō) indica rimanere, stare, quindi dimorare nella Parola di Cristo. Questo significa essere Suoi discepoli e tramite la Sua Parola conosceremo la verità. “Conoscerete”(ginōskō), qui non è qualcosa di astratto, ma comporta il fare l’esperienza, sperimentare la verità. La “verità” (alētheia) in questo contesto non è solo intellettuale, ma è centrata in Cristo (Giov.1:14; 14:6) ed è stata rivelata da Cristo. 
La verità salva dalle tenebre morali e dal dominio del peccato (Giov.8:34-36). Infatti la parola “libertà” (eleutheroō) è la liberazione dal regno del peccato e della morte procurata da Cristo. Questo già, è un valido motivo per cui dobbiamo studiare la Parola di Dio. La santificazione progressiva del credente dipende dal rapporto che ha con la Parola di Dio! (Sal.119:9,11; 2 Tim.3:16-17). Qualcuno potrebbe chiedersi quali siano le differenze tra il meditare e lo studiare la Bibbia. Sebbene la meditazione e lo studio spesso si sovrappongono, esse costituiscono due esperienze distinte. 
La differenza tra meditazione e studio, forse è da ricercare, sul fatto che nello studio è la razionalità, il cervello più impegnato, mentre nella meditazione lo sono di più  i sentimenti. La meditazione è più  devozionale; lo studio è più analitico. La meditazione gusta la Parola, lo studio spiega la Parola.  Noi troviamo diversi esempi di persone che si dedicavano allo studio della Parola di Dio. 
Ne possiamo citare due: l’esempio di Esdra che si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della Parola di Dio e quindi anche all’insegnamento di essa (Esd.7:10) e l’esempio dei Bereani che ricevettero la predicazione di Paolo e Sila con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose che diceva Paolo erano vere (Atti 17:11). 
Riguardo la parola ebraica “studio” (dā∙rǎš) di Esdra 7:10 indica ricercare con cura o attenta ricerca, questo ovviamente comporta fatica, impegno, diligenza. Così “esaminando” (anakrinō) di Atti 17:11 indica anche impegnarsi in uno studio accurato, studiare a fondo, cercare di apprendere la verità attraverso un processo di attento studio oppure cercare di imparare la natura o la verità di qualcosa dal processo di attento studio, valutazione e giudizio, esaminare con attenzione. Se la meditazione è una cosa rara tra i cristiani, lo studio lo è ancora di più. 
Il motivo non è perché la Parola di Dio sia difficile da capire, oppure perché sia noioso, il motivo è perché è un impegno, quindi non è tanto la mancanza di intelligenza, il problema è la pigrizia!! Forse per altri è una mancanza di conoscenza su come studiare la Bibbia. Ci sono diversi modi per studiare la Bibbia: per libro, per argomenti, per biografia. Possono essere da aiuto: varie versioni della Bibbia, dizionari biblici, concordanze e chiavi bibliche, commentari, libri di introduzione alla Bibbia, libri dottrinali,ecc. 
Sarebbe lungo parlare dei vari metodi, ma tre domande potrebbero aiutarci nello studio: 1)Che cosa dice il brano? (osservazione, in questa fase leggeremo più volte il brano); 2 )Che cosa vuol dire il brano? (Interpretazione in questa fase cercheremo di capire il significato delle parole nel contesto del brano); 3) Come si applica questo brano alla mia vita? (Applicazione, l’obbiettivo è di mettere in pratica la Parola di Dio).

3. L’Applicazione.
La disciplina dell'applicazione della Parola di Dio, è molto difficile perché va contro la nostra natura umana e perché vi è un opposizione spirituale del diavolo e dei suoi angeli che non vogliono che una persona applichi la Parola di Dio. 

a. Applicare la Parola di Dio ha un grande valore.
Quando applichiamo la Parola di Dio, indubbiamente glorifichiamo Dio, perché l’ubbidienza glorifica Dio (Giov.4:34;6:38;17:6). Coloro che applicano la Parola nella loro vita sono beati, felici, benedetti da Dio. 
Luca 11:27-28: "Mentr'egli diceva queste cose, dalla folla una donna alzò la voce e gli disse: 'Beato il grembo che ti portò e le mammelle che tu poppasti!' Ma egli disse:'Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!'" 
Gesù dopo aver lavato i piedi ai Suoi discepoli disse Giov.13:17: "Se sapete queste cose, siete beati se le fate". Giacomo ammonisce coloro che pensano di essere cristiani, che ascoltano solo la Parola senza metterla in pratica, illudendo così se stessi di essere veri credenti. "Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi. Perché, se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio;e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com'era. Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare" (Giac.1:22-25). 
Il vero credente non è un semplice ascoltatore, ma è anche un esecutore della Parola di Dio, la mette in pratica e sarà felice nel suo operare, sia nel presente che nel futuro al momento del giudizio. 

b. Aspettiamoci che c’è un’applicazione quando leggiamo la Bibbia.
Prendete ogni parola come se parlasse a voi stessi. Ci sono passi della Scrittura che saranno chiari per l’applicazione altri meno chiari, in questi casi è buono fare delle domande applicative sul testo.
Per esempio:
(1) Questo testo rivelare qualcosa che dovrei credere riguardo a Dio?

(2) Questo testo rivelare qualcosa per cui dovrei lodare  o ringraziare o confidare in Dio? 

(3) Questo testo rivela qualcosa per cui dovrei pregare per me stesso o per gli altri?

(4) Questo testo rivela qualcosa riguardo un atteggiamento nuovo che dovrei avere?

(5) Questo testo rivela qualcosa riguardo una decisione che dovrei prendere? 

(6) Questo testo rivela qualcosa che dovrei fare per amore di Cristo, degli altri o per me stesso?

L'incontro con Dio attraverso la Sua Parola dovrebbe tradursi, quindi in almeno una risposta specifica, di lode, o ringraziamento, o confessione e abbandono di qualche peccato, o chiedere perdono a qualcuno o dare una parola di incoraggiamento,ecc. 

Domande di riflessione.
1) Descrivi a parole tue il significato e lo scopo della meditazione
2) Qual è la differenza tra la meditazione e lo studio?
3) Perché è importante studiare la Bibbia?
4) Perché è difficile applicare la Bibbia?
5) Qual è il valore nell’applicare la Bibbia?


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