sabato 30 marzo 2013

La spiritualità Biblica: le discipline spirituali. L'uso dei beni (Prima parte).


La spiritualità Biblica: le discipline spirituali. L'uso dei beni (Prima parte).
In questa lezione vedremo:
1. Il dare finanziariamente al Signore nella Bibbia.
2. Il significato del dare finanziariamente al Signore.

“Il modo come gestiamo i nostri soldi è forse il vero indicatore della condizione spirituale del nostro cuore. Anche se è un argomento che spesso ci sentiamo a disagio a discuterne, la Parola di Dio pone grande enfasi sulla questione dei soldi e dei possedimenti”.  William C. Neece.
La qualità di un discepolo o di un cristiano spirituale può essere misurata in diversi modi: dalla qualità della sua vita di preghiera, dal suo rapporto con la Bibbia, dalla sua passione per le anime perdute,ecc., ma c’è un’altra prova importante e cioè il suo rapporto con i soldi.   
L’uso dei soldi ci fa capire il nostro livello spirituale, quindi è uno dei migliori indicatori della maturità spirituale, ci aiuta a valutare il nostro rapporto con Cristo e se la nostra spiritualità è autentica. 

Il rapporto che abbiamo con i soldi o come li spendiamo, esprime chi siamo veramente, quali sono le nostre priorità e cosa c’è veramente nei nostri cuori. Se amiamo Cristo veramente e se siamo sotto la Sua Signoria, se siamo disposti a obbedire a Lui completamente in ogni ambito della vostra vita, sarà manifestato dal nostro dare a Lui. Ora riguardo l’importanza dei soldi o degli averi secondo William C. Neece, la Bibbia contiene più di 500 riferimenti alla preghiera e quasi 500 riferimenti alla fede, ma ci sono più di 2000 riferimenti a soldi e possedimenti. Delle 38 parabole che Gesù racconta nei vangeli, 16 si occupano di come gestire il denaro. Gesù ha detto di più sul denaro e sui beni che sul paradiso e l’inferno insieme. Uno, su ogni 10 versi nei vangeli, si occupa di denaro o di beni, 288 versi nei quattro vangeli. Prima di entrare nello specifico, è importante fare alcune considerazioni. 
In primo luogo noi dobbiamo capire come vale per tutte le altre discipline spirituali, che il donare non è un’opera meritoria che migliora la nostra posizione davanti a Dio, perché noi siamo approvati per sola grazia di Dio grazie  al sacrificio e alla mediazione di Gesù Cristo (Giov.14:6; Rom.5:1-11; 1 Timo.2:5-6,ecc.). 
In secondo luogo noi dobbiamo capire che prima di donare finanziaraiamente a Dio e agli altri, noi dobbiamo dare noi stessi a Dio e agli altri (Rom.12:1; 2 Cor.8:5). Dare soldi o altre cose non può e non deve essere un sostituto per dare a Dio e agli altri tempo, impegno, vita, amore.  
In terzo luogo non dobbiamo dare per essere visti dagli uomini o per impressionarli con la nostra “spiritualità”, piuttosto, dobbiamo dare in segreto (Matt. 6:1-4). In quarto luogo non dobbiamo dare per i nostri interessi, per comprare amicizie o per acquisire potere, influenza o controllo sugli altri (cfr.Pro.19:4,6). La donazione deve essere fatta con un cuore di servo e con la volontà di donare la propria vita per gli altri (Mar.10:43-45; 2 Cor.12:14-15). La donazione deve essere espressione di un cuore sincero che è stato pulito con la grazia di Dio (cfr. Atti 8:20-21; 1 Tim.1:5,19).

Detto questo vediamo in prmo luogo:
1. Il dare al Signore nella Bibbia.
a. Il dare al Signore nell’Antico Testamento.
Nell’Antico Testamento vediamo che il popolo era chiamato a consacrare al Signore ogni decima parte dei prodotti della terra e degli animali (Lev.27:30-32), prima, però la decima è stata praticata dai patriarchi in determinate occasioni sembra come segno di riconoscenza (Gen. 14:20; 28:22). La decima divenne un obbligo religioso regolare a Dio, serviva per il sostentamento dei Leviti (Num. 18:20-24; Nee. 10:37) e a loro volta questi offrivano la decima di questa decima  al Signore (Num. 18:25-29, 32; Nee. 10:38). 
Troviamo inoltre scritto, che la decima veniva anche data per i poveri e altri diseredati (Deut.14:27-29; 26:12-15). Così vediamo ancora che la decima secondo Deuteronomio (12:2-7,17-19;14:22-29) veniva consumata  annualmente al santuario come festività religiosa dalle famiglie, che poi ne facevano  parte ai Leviti con un pasto comune cerimoniale. Alcuni studiosi hanno pensato che vi erano tre tipi di decima diverse, quindi il 30% complessivamente: (1)la decima per sostenere i Leviti, (2)la decima per sostenere i diseredati, (3) la decima per la festa annuale; mentre altri pensano che si tratti di un’unica decima. Il non dare la decima al Signore era considerato un peccato (Mal.3:8); mentre Amos 4:4 sottolinea la mancanza di benedizione le decime che venivano date con motivazioni sbagliate.

b. Il dare al Signore nel Nuovo Testamento.
Diversi passaggi nel Nuovo Testamento si riferiscono alla decima, ma sotto una luce negativa, non per la decima in sè, ma nel modo in cui veniva spesso praticata e cioè senza alcun riguardo per il giudizio, la misericordia, la fede e l’amore di Dio. Gesù, quindi, riprese i farisei facendo capire loro che la decima rigorosa deve essere accompagnata dalla preoccupazione per le esigenze più importanti della legge per vivere in modo giusto e misericordioso (Matt. 23:23, Luca 11:42, 18:12). Comunque il Nuovo Testamento dice molto sul dare mettendo l’enfasi sul modo (Mar.12:43; 1 Cor.16:1-2; 2 Cor.8:1-5; 9:7,ecc.). 

In secondo luogo vediamo:
2. Il significato del dare finanziariamente al Signore.
a. Dare è una grazia di Dio. 
Il dare finanziariamente è una grazia di Dio come vediamo in 2 Corinzi 8:1,4,6,7,9: "Infatti in questo testo leggiamo: Ora, fratelli, vogliamo farvi conoscere la grazia (charin) che Dio ha concessa alle chiese di Macedonia, perché nelle molte tribolazioni con cui sono state provate, la loro gioia incontenibile e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nelle ricchezze della loro generosità.  Infatti, io ne rendo testimonianza, hanno dato volentieri, secondo i loro mezzi, anzi, oltre i loro mezzi, chiedendoci con molta insistenza il favore (charin) di partecipare alla sovvenzione destinata ai santi.  E non soltanto hanno contribuito come noi speravamo, ma prima hanno dato sé stessi al Signore e poi a noi, per la volontà di Dio. Così, noi abbiamo esortato Tito a completare, anche tra voi, quest'opera di grazia (charin), come l'ha iniziata.  Ma siccome abbondate in ogni cosa, in fede, in parola, in conoscenza, in ogni zelo e nell'amore che avete per noi, vedete di abbondare anche in quest'opera di grazia (chariti).  Non lo dico per darvi un ordine, ma per mettere alla prova, con l'esempio dell'altrui premura, anche la sincerità del vostro amore.  Infatti voi conoscete la grazia (charin) del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi". 
Lo sfondo di questi versetti, (ma anche dei capitoli 8-9) è la colletta da parte delle chiese dei Gentili per i cristiani poveri della chiesa di Gerusalemme (Rom.15:25-27). Lo scopo di Paolo in 2 Corinzi 8-9 non è semplicemente solo quello di finalizzare la colletta della chiesa di Corinto (8:6,11) e di farlo prima che arrivi (9:4-5), ma anche di incoraggiarli a contribuire generosamente. In questi versetti vediamo che il dare è una questione di grazia. Dio è un Dio di grazia, la grazia è uno degli attributi di Dio come l’onnipotenza, l’onniscienza, l’onnipresenza,la fedeltà, la santità, ecc. 
Il termine “grazia” o “favore” (charin) comprende le idee di grazia, favore, benevolenza, bontà, bellezza, piacere e gioia spesso in modo del tutto immeritato e inaspettato come l’esempio di Gesù che era ricco in cielo e si è fatto povero affinché il credente potesse diventare ricco spiritualmente parlando. Quindi la parola “grazia” nel Nuovo Testamento indica di solito la grazia di Dio in termini di redenzione degli uomini peccatori. Così la grazia di Dio è il suo atteggiamento di benevolenza incondizionata mostrata concretamente ai peccatori. La grazia è contemporaneamente la causa e l’effetto dell’opera salvifica di Cristo (cfr. Rom.3:24;5:1-2,8-9; Ef.2:5-9). 
La grazia si è manifestata (1) nell’incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo (2 Cor.8:9), il dono ineffabbile di Dio con tutto ciò che comporta (dōrea- 9:15., Cfr. Rom. 5:15, 17), la grazia si manifesta (2) durante l’ascolto della parola di Dio che riconcilia gli uomini e donne con Dio ( 2 Cor.6:1; cfr. 2 Cor.5:20, vedi anche 2 Cor.4:15). Infine (3) la grazia è quegli atteggiamenti e ministeri prodotti  in noi da Dio per servirlo in modo come vuole Lui o per realizzare ciò che vuole Lui (Rom. 12:6; 2 Cor.8:1). Quindi se le chiese della Macedonia potevano donare è perché Dio ha fatto loro la grazia di donare, infatti Paolo afferma in 2 Cor.8:1: 1 Ora, fratelli, vogliamo farvi conoscere la grazia (charin) che Dio ha concessa (dedomenēn) alle chiese di Macedonia. La generosità dei Macedoni è stata data da Dio, è una conseguenza della Sua grazia che salva o ha salvato.  
Il verbo “ha concessa” (dedomenēn- perfetto passivo) è significativo perché: (1) la voce passiva (passivo divino) indica che Dio è il donatore e (2) il tempo perfetto è indicativo di un dono che, anche se è stato dato in un punto nel passato, continua a essere somministrato nel presente. Quindi Paolo sta parlando della grazia divina concessa e manifestata dai cristiani Macedoni, degli effetti prodotti dalla grazia divina. Pertanto possiamo affermare che il vero credente, che ha conosciuto la grazia salvifica di Dio, sarà un donatore. Paolo in questi due capitoli esorta la chiesa di Corinto di abbondare in questa opera di grazia, cioè di partecipare in modo generoso alla sovvenzione destinata ai cristiani poveri di Gerusalemme guardando alla grazia di Dio che ha avuto per loro (2 Cor.8:6-9).

b. Dare è amministrare i beni che Dio ci dà. 
Dio è la sorgente di ogni dono. Quando il popolo presentò le offerte volontarie (migliaia di talenti d’oro, di argento, di rame, di ferro e pietre preziose) per la costruzione del tempio sotto il re Davide, è scritto che il popolo si rallegrò di quelle offerte volontarie perché lo fecero con tutto il cuore e anche il re Davide se ne ralegrò grandemente (1 Cro.29:9). Davide benedisse (una delle benedizioni più belle e teologiche importanti che troviamo nella Bibbia) il Signore mettendo in evidenza la Sua grandezza e la Sua sovranità su tutte le cose e dicendo anche queste parole: "Da te provengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e il rendere forte ogni cosa. Perciò, o Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso. Poiché chi sono io, e chi è il mio popolo, che siamo in grado di offrirti volenterosamente così tanto? Poiché tutto viene da te; e noi ti abbiamo dato quello che dalla tua mano abbiamo ricevuto" (1 Cro.29:12-14). 
Davide e il popolo avevano portato i loro doni e avevano dato generosamente, ma avevano solo restituito ciò che era venuto dalla mano di Dio!! Colui che dona al Signore è consapevole che ciò che ha è perché lo h aricevuto dalSignore. Il Dio che possiede ogni cosa ci fa la grazia di avere e quindi di amministrare e di dare a Lui ciò che Egli ci dà. 
Il cristiano è un amministratore dei beni che Dio ha dato a lui, questo lo vediamo anche che al Signore appartiene la terra e tutto quello che essa contiene (Es.19:5; 1 Cro.29:11; Sal.24:1-2; Giobb.41:11; 1 Cor.10:26). Dunque,  siamo amministratori  delle cose che Dio ci ha dato: casa o case, mobili, libri,  giardino, auto come anche il denaro (cfr.Agg.2:8). Quindi la domanda com
e dice giustamente Donald S. Whitney non è:  “ ‘Quanti dei miei soldi dovrei dare a Dio?”, ma piuttosto: “quanti dei soldi di Dio dovrei tenere per me?’ ” 

c. Dare è un atto di culto a Dio.
Dare è molto più di un dovere o un obbligo, è un atto di adorazione al  Signore. Fil.4:18: "Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell'abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio". 
Paolo era agli arresti per il Vangelo (Fil.1:13) e aveva ricevuto dalla chiesa di Filippi, per mano di Epafròdito, dei doni (Fil.2:25; 4:10-14). Quello che è stato incluso in quei doni non ci viene detto, potrebbero essere soldi per coprire le spese, oppure libri, o vestiti (cfr. 2 Tim 4:13). Di sicuro avevano un grande valore non solo per Paolo, ma anche per Dio. “Un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio” sono espressioni sacrificali  ( Per profumo di odore soave - Gen. 8:21;  Es 29:18, 25, 41; Lev. 1:9,13,17; Ef.5:2. Per sacrificio - Lev. 1:2-17;2:1-10-13; per l’uso del sacrificio spirituale - Sal.50:8; 51:17. Per gradito a Dio - Ebr.13:15-16; Rom.12:1-2). 
In Filippesi 4:18, perciò, Paolo sottolinea che i doni dei Filippesi sono di altissimo valore, perché portano piacere a Dio. Con questa affermazione solleva il loro dono dal livello di cortesia e di compassione a una relazione con Dio, a un atto di culto. Allo stesso tempo vediamo il principio che ciò che viene fatto per il servo di Dio in realtà è fatto per Dio stesso (Matt. 10:40-42; 25:31-40; cfr. Atti 9:3-5). 
Paolo suggerisce che il destinatario finale del loro servizio a lui non è altro che al Dio vivente. Paolo ci fa capire, dunque, che l’atto del dare per l’opera di Dio era un atto di adorazione a Dio. Hai mai pensato che il dare a Dio sia come un atto di culto? Forse pensiamo che il canto, la preghiera di lode e di adorazione, e ascoltare la Parola di Dio facciano parte del culto, ma forse non pensiamo che lo sia anche il dare finanziariamente al Signore! Non ci presentiamo dunque a mani vuote davanti a Lui quando andiamo in chiesa per adorarlo (Deut.16:16).

d. Dare riflette la fede nella provvidenza di Dio.
Il nostro dare può essere un segno tangibile di quanta fede abbiamo in Dio che provvederà ai nostri bisogni. Questo è illustrato molto bene dalla storia raccontata da Marco riguardo quella povera vedova che, benché mise due spiccioli, Gesù ci dice, che diede più degli altri perché ha dato tutto quello che aveva per vivere!!!, mentre gli altri, i ricchi, benché ne mettessero molti, hanno dato il loro superfluo. 
Gesù era consapevole dei soldi che avevano a disposizione che stavano dando a Dio. Gesù, in questa storia, ha visto non solo le persone e i loro soldi, ma anche l’atteggiamento dei loro cuori. Gesù pone l’accento sul motivo piuttosto che sull’aspetto esteriore, il Signore guarda al cuore e non alle apparenze come facciamo noi uomini(1 Sam.16:7). 
In Mar.12:41-44 dunque leggiamo: "Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai.Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo.Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere". 
La povertà era molto comune per le vedove a quei tempi. Le monete (lepta) che ha dato questa povera vedova erano due, le più piccole coniate in Giudea, quindi potremmo dire oggi per noi europei un centesimo. Il particolare dei due spiccioli è importante perché la vedova avrebbe potuto tenere uno per sé e l’altro lo poteva dare, ma non lo ha fatto! Non sarebbe stato molto, ma sarebbe stato certamente qualcosa. 
C’è un grande significato per noi oggi che spesso cerchiamo di conservare una parte della nostra vita, una parte delle nostre attività, una parte di noi stessi e quindi una parte del nostro denaro senza darlo a Gesù Cristo. Abbiamo quasi sempre qualcosa da trattenere per noi senza darlo interamente a Dio(cfr. Mar.10:17-22; 1 Tim.6:6-10,17-19). 
Il v.44 mette in risalto lo stato di miseria di questa donna in forte contrasto con l’abbondanza dei ricchi che hanno dato tantissimo,ma per loro era superfluo. Nel v.44 viene enfatizzato che questa donna ha messo nella cassetta delle offerte tutto quello che aveva, tutto quello che aveva per vivere!!! Essa sta amando Dio con tutta la sua forza (Mar.12:30), cioè con l’intera sostanza che possedeva in questo mondo, i propri beni secondo il concetto ebraico. Quel piccolo dono ha un grande valore per Gesù. 
L’azione della vedova è stata un atto di fede e non solo di generosità, perché ha dato tutto quello che aveva sapendo che Dio avrebbe provveduto ai suoi bisogni. Questa storia c’insegna a rinunciare concretamente a tutte le nostre sicurezze per affidarci completamente alla misericordia e provvidenza di Dio. Questa povera vedova era disposto a dare tutto, tutto quello che aveva per vivere, perché credeva che Dio avrebbe provveduto per lei. Perciò una verità che salta fuori da questa storia è che: daremo nella misura in cui noi crediamo Dio provvederà per noi. Quanto più noi crediamo che Dio provvederà riguardo ai nostri bisogni tanto più saremo disposti a rischiare dando a Lui; tanto meno ci fidiamo di Dio, tanto meno daremo a Lui. Quindi la percentuale di quello che diamo a Dio è un’ indicazione chiara e netta di quanto ci fidiamo di lui. 

Domande.
1. Perché dare è una grazia di Dio?
2. Perché dare è amministrare I beni di Dio?
3. Perché dare è un atto di culto?
4. Perché dare riflette la fede nellaprovvidenza di Dio?

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