venerdì 29 marzo 2013

La spiritualità Biblica. Le discipline spirituali: la preghiera (Seconda parte).


La spiritualità Biblica. Le discipline spirituali: la preghiera (Seconda parte). 
In questa lezione vedremo:
1. Le scuse per non pregare.
2. Le difficoltà nella preghiera.
3. L’esclusività della preghiera.

“Io credo che la preghiera sia la misura spirituale dell’uomo, come nient’altro lo possa essere, al punto che il nostro modo di pregare deve diventare la questione più importante che noi dovremmo affrontare”. (J.I.Packer) 

1. Le scuse per non pregare.
Il diavolo cercherà di non farci pregare, Richard Sibbes tempo fa scrisse: “Quando preghiamo Dio, il diavolo sa che andiamo a prendere la forza contro di lui, e perciò ci si oppone con tutto ciò che può”. Ma ovviamente la causa del non pregare non è solo il diavolo!   C’è qualcosa dentro di noi, ben radicato che ci impedisce di pregare, c’è un’avversione naturale a essa. Ci viene più facile fare la qualsiasi cosa nella vita cristiana: testimoniare, frequentare la chiesa, leggere la Bibbia, vedere la televisione che pregare. 
D.A. Carson nel suo libro sulla preghiera “Un appello per una riforma spirituale” , in un capitolo parla delle scuse più comuni con cui ci giustifichiamo per non  pregare.

La prima scusa è:
a. Sono troppo indaffarato per trovare anche il tempo per pregare.
Noi viviamo in un epoca frenetica, sia per il lavoro e sia per il divertimento e diamo poco spazio per la cura dell’anima e quindi per la meditazione. Quando cessiamo di affrettarci, di realizzare e di fare, molti si siedono sul divano: dormono, guardano la televisione e non hanno tempo per meditare e quindi per pregare. Inoltre possiamo dire che anche coloro che sono presi dal ministero cristiano rischiano di trascurare la preghiera, sono presi dall’attivismo, dal servizio cristiano e pregano poco.  
Questo dimostra la nostra stoltezza perché sappiamo che Dio attraverso la preghiera rafforza la nostra anima o può cambiare le circostanze eppure non gli diamo il tempo adeguato, corriamo da un impegno all’altro e non preghiamo e se lo facciamo lo facciamo in modo superficiale! Anche se siamo presi dal lavoro, dalla famiglia, dalla chiesa, noi dobbiamo trovare il tempo per pregare perché è importante per la nostra vita spirituale!! 
In  Luca 10:39-42 troviamo scritto: "Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: 'Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti'. Ma il Signore le rispose: 'Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta'". Marta non era occupata in cose banali, stava servendo il Signore! Ma era presa dall’attivismo, ma Gesù le fa capire che stare alla Sua presenza è la cosa più importante!

La seconda scusa che dice Carson riguardo le scuse è:
b. Mi sento troppo inaridito spiritualmente per pregare.
Alcuni aspettano di sentirsi meglio per pregare, che gli passi lo scoraggiamento, i dubbi, l’aridità spirituale per poi pregare. Tutti forse lo abbiamo sperimentato per diversi motivi, ma qualunque ne sia la causa, la sfida alla preghiera sembra troppo grande per essere affrontata, è come scalare una montagna, ci sentiamo stanchi prima di partire! 

Dietro queste due scuse ci sono due presupposti sbagliati:
(1) Il pensiero che il favore di Dio è condizionato da come ci sentiamo.
Forse pensiamo che quando siamo più gioiosi, o ottimisti o più pii, Dio è più impressionato positivamente. Dimentichiamo che Dio ci accetta non per quello che siamo o sentiamo, ma per il sacrificio di Cristo. Noi tramite Cristo siamo accolti da Dio e abbiamo l’accesso alla sua presenza! Giov.14:6: "Gesù gli disse: 'Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me'". Così ancora in Ebr.10:19-22 leggiamo: "Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell'aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura". 
Un vero cristiano è un figlio di Dio (Giov.1:12-13;Rom.8:14-17; Gal.4:4-7) e come suoi figli abbiamo libertà di accostarci a Lui tramite Gesù sempre!

Il secondo presupposto sbagliato è che:
(2) Il mio impegno nel pregare sia in qualche modo ridotto quando non mi sento di pregare.
Questo significa che l’umore o i miei sentimenti determinano ciò che io debbo fare. Carson dice: “È fuori di dubbio che abbiamo a che fare qui con un intollerabile egocentrismo: sono io, e io solamente, a determinare i miei obblighi e i miei doveri. Il che equivale a dire che io sono il dio di me stesso”.  Ma il Signore Gesù ci dice di perseverare nella preghiera e lo fa raccontando due parabole quella del giudice iniquo e quella dell’amico di mezzanotte. In entrambe queste parabole, Gesù mette in evidenza la perseveranza nella preghiera, la vedova che vince la riluttanza del giudice che non voleva fargli giustizia e nell’amico di mezzanotte la sua insistenza  a chiedere tre pani a un amico a mezzanotte.  Luca 11:9-10: "Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e  sarà aperto a chi bussa". Ma nella parabola del giudice iniquo Gesù conclude dicendo: "Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?" (Luca 18:8). Quindi quando noi diciamo che siamo troppo aridi per pregare, non siamo perseveranti e perciò non esercitiamo la fede che ci fa perseverare nella preghiera!!!

Carson dice che c’è una terza scusa:
c. Io non sento alcun bisogno di pregare.
Ovviamente chi pensa così è orgoglioso, pensa che la preghiera è per i deboli di carattere, per i bisognosi, per gli incompetenti, per chi non è produttivo, perciò anche se riconosce che la preghiera è importante, in realtà non lo è per lui perché pensa di essere autosufficiente, perciò lo pensa, lo dice per gli altri, ma lui non gli dedica il tempo perché appunto si sente autosufficiente. La preghiera è la dichiarazione che noi dipendiamo da Dio, abbiamo detto nella prima parte di questo studio, senza Dio non possiamo portare frutto! 
In Giov.15:5 Gesù afferma: "Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla". Perciò chi prega è consapevole di aver bisogno di Dio! Tutti abbiamo bisogno di Dio per ogni cosa!

La quarta scusa che dice Carson è:
d. Sono troppo amareggiato per pregare.
Viviamo in un mondo dove è normale subire ingiustizie o torti perché il mondo è decaduto nel peccato, quindi come peccatori offendiamo gli altri e subiamo le offese degli altri. Quando subiamo i torti potremmo nutrire uno spirito di vendetta, di amarezza,  o di malignità e perciò non c’è la sentiamo di pregare, oppure non preghiamo in  un modo biblico perché non ci piace abbandonare questi sentimenti peccaminosi. Infatti, la preghiera secondo il cuore di Dio ci costringerebbe ad abbandonare questi sentimenti peccaminosi che invece amiamo coltivare. Ma è chiaro che Gesù ha insegnato a perdonare  coloro che ci hanno offeso. 
Matteo 6:14-15 dice: "Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe". 
Così anche in Mar.11:25 leggiamo: "Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli vi perdoni le vostre colpe". Questo non vuol dire che il perdonare gli altri ha il potere di acquisto per avere il perdono di Dio, vale a dire io mi compro il perdono di Dio perdonando gli altri. 
Il significato piuttosto è, che coloro che sono perdonati da Dio perdoneranno gli altri! Il perdonare gli altri è segno di un  ravvedimento genuino e di una contrizione autentica. Non dobbiamo pensare che coloro che sono stati perdonati da Dio possono permettersi di fare ciò che vogliono e quindi di non perdonare gli altri! 
In Ef.4:31-32 Paolo afferma: "Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo".

La quinta scusa che dice Carson è:
e. Mi vergogno troppo di pregare.
Quando Adamo ed Eva peccarono si nascosero dalla presenza di Dio dietro gli alberi (Gen.3:8). D.A. Carson dice: “La vergogna ci spinge a nasconderci dalla presenza di Dio.  La vergogna ci fa essere come degli scoiattoli che si nascondono dietro al fogliame di patetiche scuse, invece di presentarci con la necessaria onestà. La vergogna favorisce la fuga e la mancanza di preghiera”.            
Ma noi non possiamo sfuggire davanti a Dio! Prov.5:21: "Infatti le vie dell'uomo stanno davanti agli occhi del SIGNORE, egli osserva tutti i suoi sentieri". Ancora Ebr.4:13 dice: "E non v'è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto". 
Se dunque Dio conosce ogni cosa e non possiamo sfuggire davanti ai suoi occhi, è inutile non pregare perché abbiamo peccato! Anzi il fatto che Dio sa ogni cosa è un incentivo alla preghiera di confessione e la sua promessa del perdono e della sua grazia ne è una grande consolazione. 
1 Giov.1:8-10: "Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi.Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi". 
Dove il peccato abbonda, la grazia di Dio sovrabbonda! Rom.5:20-21: "La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". 

La sesta e ultima scusa è:
f. Io mi accontento della mediocrità.
“Non è possibile dire: ‘pregherò o non pregherò’, come se si trattasse di una questione di gusti”. (Karl Barth).  Pregare o non pregare non è una questione di gusti! Alcuni credenti non sono interessati a studiare seriamente la Bibbia o di pregare, pensano che la cosa più importante sia la rettitudine morale pubblica, ma non curano di quella interiore, possono discutere sulla qualità del sermone, ma  non si preoccupano della qualità della loro vita di devozione spirituale, quindi anche della preghiera, ebbene questi credenti si accontentano della mediocrità! Sono credenti mediocri! O forse non lo sono proprio!

Ma ora vediamo:
2. Le difficoltà nella preghiera.
a. Il Formalismo.
La pratica della preghiera a volte può diventare abitudinaria, meccanica, fredda. I puritani per superare questo dicevano: “Pregate fino a che pregherete”.  D.A.Carson a riguardo dice: “Ciò che volevano dire è che un credente, ogni volta che prega, dovrebbe pregare abbastanza a lungo e abbastanza onestamente, fino a superare il sentimento di formalismo e d’irrealtà che caratterizza il tanto pregare. 
Noi siamo particolarmente inclini a tali sentimenti quando preghiamo solo per pochi minuti, affrettandoci a concludere quasi per….liberarci della cosa, per poter dire di avere fatto il nostro dovere. Ma per poter entrare nello spirito della preghiera, dobbiamo soffermarci per tutto il tempo necessario. Se noi preghiamo fino a che pregheremo, solo allora arriveremo a gioire della presenza di Dio, a trovare riposo nel suo amore, rallegrarci della sua volontà”. 

b. La Povertà spirituale.
Molti non pregano perché sono freddi spiritualmente, hanno una fede debole e poco fervore nell’impegno cristiano. Perciò non sentono nessun bisogno di pregare! Con questo atteggiamento vanno di male in peggio. 
O.Hallesbay diceva: “Molti sono così negligenti nella preghiera che la loro vita spirituale a poco a poco si spegne”.  Così Romano Guardini in una delle sue preghiere teologiche pregava Dio dicendo: “Insegnami a vedere che senza pregare la mia interiorità si atrofizza e la mia vita perde consistenza e forza”. 

Un’altra difficoltà è:
c. La Distrazione.
John Bunyan confessava: “Oh quanto sono sorprendenti le scappatoie che il cuore ha durante la preghiera! Nessuno sa quante vie nascoste e quante uscite secondarie ha il cuore per scivolare fuori dalla presenza di Dio”. Viviamo in un epoca con ritmi accelerati, presi da tante occupazioni, pensieri e preoccupazioni, così mentre preghiamo pensiamo a come fare quell’affare, cosa cucinare, quella che ti ha fatto male e così via. Poi se c’è della confusione attorno a noi diventa davvero difficile pregare.

La prima cosa importante per non distrarci è:
(1) Un luogo solitario.
Gesù andava in disparte a pregare in modo tale che non poteva essere disturbato (Mar.1:35).

Poi prima di cominciare a pregare per non distrarci:
(2) Dobbiamo raccogliere i pensieri, sintonizzarci e quindi concentrarci su Dio.
Noi dobbiamo capire che stiamo entrando alla presenza del Creatore, del Santo del Re dei re, perciò dobbiamo avere il giusto atteggiamento,così vinceremo la distrazione. Giovanni Calvino diceva: “La prima regola per fondare convenientemente la preghiera è questa: la nostra mente e il nostro cuore devono essere disposti come si addice a coloro che entrano in conversazione con Dio. 
Quanto alla nostra mente, questo accadrà se essa, liberata da ogni sollecitudine e pensiero carnale che la distoglie o le impedisce di guardare rettamente e puramente a Dio, non solo si applicherà interamente all’intento di pregare, ma anche, per quanto possibile, si eleverà al di sopra di sé. Ma voglio dire che bisogna respingere tutte le preoccupazioni estranee che trasportano qua e là la nostra mente e, allontanandola dal cielo, la deprimono e ripiegano sulla terra”.             

(3) È buon adottare sistemi pratici per impedire alla mente di distrarci. 
 Pregare ad alta voce.
Così facendo saremo più concentrati.

 Pregare con la meditazione delle Scritture.
In questo modo prepariamo il cuore, troviamo anche ispirazione e saremo più concentrati e impareremo a pregare biblicamente. Lutero paragonava la Scrittura alla pietra focaia che accende il fuoco nel cuore. Le preghiere nella Bibbia sono impregnate dalla conoscenza di Dio. 
Più conosciamo Dio e più avremo da comunicare con lui e più le nostre preghiere saranno spirituali. Molti non pregano perché sono scoraggiati, in quanto dicono che non sanno come pregare. Ma s’impara a pregare con la pratica, un modo per imparare a pregare è pregare e con l’aiuto della Bibbia stessa vedendo i vari esempi oppure dopo aver letto un passo preghiamo in base a ciò che c’insegna quel passo per esempio su Dio o sul comportamento da praticare. 
Quindi prima di parlare con Dio è utile meditare la Bibbia, preparerà il nostro cuore e quindi la preghiera di concentrazione. La meditazione prepara alla preghiera. Anche se il cuore di un uomo è indisposto alla preghiera, quando comincia a meditare sulle verità spirituali, allora il suo cuore sarà stimolato a pregare e lo farà senza distrazione.

 Pregare tenendo un diario personale.
Per alcuni è una buona disciplina per la concentrazione. Si possono scrivere soggetti di preghiera, motivi per adorare il Signore, ma si possono scrivere le proprie esperienze, pensieri, preghiere, trionfi e fallimenti, questo ci disciplina di più nella concentrazione nella preghiera.

d. La stanchezza.
Quando siamo stanchi difficilmente pregheremo e se pregheremo, pregheremo poco e con uno spirito fiacco. Per questo motivo è buono dedicare al raccoglimento per la preghiera il periodo più fresco della giornata, meglio la mattina presto (Sal.5:3;Mar.1:35).

Un’altra difficoltà alla preghiera è:
e. La pigrizia.     
Il pigro cerca di evitare la fatica o rifugge da ogni impegno; è lento e svogliato nell'operare. La pigrizia è condannata dalla Bibbia. Prov.6:6-11: "Va', pigro, alla formica; considera il suo fare e diventa saggio! Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone;prepara il suo nutrimento nell'estate e immagazzina il suo cibo al tempo della mietitura.Fino a quando, o pigro, te ne starai coricato? Quando ti sveglierai dal tuo sonno? Dormire un po', sonnecchiare un po', incrociare un po'le mani per riposare...La tua povertà verrà come un ladro, la tua miseria, come un uomo armato". Probabilmente si riferisce alla povertà materiale, ma possiamo applicare questo anche a  quella spirituale, infatti un credente che non è disciplinato nelle cose spirituali, si impoverirà spiritualmente! Un proverbio cinese dice: “Non è l’erba cattiva che soffoca il grano, ma la negligenza del contadino”. Se vogliamo impedire che il peccato soffochi la nostra vita spirituale, non dobbiamo essere negligenti, pigri. Una cosa sicuramente da fare è non essere pigri a pregare, quindi dobbiamo pregare, pregare e pregare.

3. L’esclusività riguardo la preghiera.
A chi dobbiamo pregare? 

La Bibbia è molto chiara:
a. Solo a Dio va la preghiera.
Solo Dio è degno di essere pregato perché solo Dio è il nostro Creatore Sovrano e Salvatore!

Alcuni passi che ci fanno capire che solo Dio va pregato.
 La risposta di Gesù al diavolo.
Matt. 4:8-10: "Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: 'Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori'.Allora Gesù gli disse: 'Vattene, Satana, poiché sta scritto: -Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi il culto'-". (Cfr.Es.20:1-6).

 Gesù ci ha insegnato a pregare solo Dio (Matt.6:9;7:9-11,ecc.).

 Pietro rifiuta l’Omaggio di Cornelio dicendo di essere un uomo (Atti 10:25-26).

 Paolo rifiuta di essere omaggiato dopo una guarigione dalla folla a Listra (Atti 14:8-18).

 Paolo prega il Padre (Ef.3:14).

 L’Angelo riprende e incoraggia Giovanni ad adorare Dio (Apoc.19:10;22:9).
Ci sono tanti altri passi a conferma, ma questi bastano a dimostrare che la preghiera va fatta solo a Dio, altrimenti sarebbe idolatria.

b. La preghiera va fatta nel nome di Gesù.
Giov.14:13-14: "e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò".

Pregare nel nome di Gesù significa:
 Accettare Gesù come Salvatore e Signore nella propria vita. 
Pregare nel nome di Gesù, significa rispondere positivamente alla rivelazione salvifica di Dio in Gesù Cristo. Il nome è associato alla salvezza (Es.6:3-4; Gioe.2:32; Rom.10:13). Dio ci salva attraverso Gesù (Matt.1:21; Atti 4:12,ecc.). Non solo Gesù è il Salvatore, è anche il Signore che siamo richiamati a riconoscere (1 Cor.8:6;Fil.2:9-11;Luca 6:46).

Pregare nel nome di Gesù significa:
 Accettare l’autorità di Gesù come Sommo Sacerdote.
Nell’Antico Testamento il sacerdote era una persona consacrata, chiamata da Dio ad un servizio spirituale per rappresentare l’uomo davanti a Dio, quindi nell’essere solidale e condividere la vulnerabilità di fronte al peccato (Ebr.5:1-4). Il sacerdote indicava quali erano i requisiti rituali ed etici per il retto culto a Dio e quali erano i mezzi per ottenere la riconciliazione e la benevolenza di Dio, quindi si dedicava al culto sacrificale, all’insegnamento della legge e alla preghiera.               
Il sacerdote offriva doni e sacrifici per il peccato proprio e del popolo,questo sistema non era perfetto, ma quello di Cristo è perfetto!(Ebr. 5:1;8:3, 9:9; 7:18-19; 8:7). Nel Nuovo Testamento soprattutto in ebrei, vediamo che la forma sacerdotale dell’Antico Patto in Cristo è abolita, non c’è bisogno più continuamente di sacerdoti peccatori come noi, perché Cristo è il Sommo sacerdote in eterno, santo e non come gli altri sacerdoti (Ebr.5:3,7:27). 
In questo modo l’autore dell’epistola agli ebrei dimostra la superiorità del sacerdozio di Gesù su quello dell’Antico Patto. 
Gesù solo era ed è in grado di purificarci e non gli altri culti  (Ebr.7:18-27). Il sacerdozio dell’Antico  Patto era inadeguato e provvisorio perché era costretto a ricorrere continuamente al sangue di animali e purificava solo in modo esteriore, quello di Cristo, invece purifica le nostre coscienze aprendoci la strada definitivamente a Dio! (Giov.14:6;1 Tim.2:4-6; Ebr 9:11-14; 10:19-22). 
Gesù opera come Mediatore e Garante del Nuovo Patto (Ebr. 8:6;7:22).Emil Brunner parlando di Gesù, a proposito disse: “è il fondamento, la giustificazione e la legittimazione delle nostre preghiere”.  Perciò pregare nel nome di Gesù indica riconoscere che non ci sono altri modi per arrivare a Dio e per essere esauditi da Dio!

Ma nel nome di Gesù indica anche:
 Allinearsi alla Sua persona.       
Preghiere in suo nome sono preghiere che vengono offerti in accordo completo con la sua persona. Significa pregare in modo coerente, in conformità al carattere, la volontà e i desideri  di Gesù secondo come è rivelato nella Bibbia! Ricordiamo il nome indica o rappresenta ciò che è una persona, in questo caso Gesù stesso come si è rivelato! 
La ragione per cui molte preghiere si fermano sotto il tetto è perché non preghiamo secondo il carattere, la volontà e i desideri di Gesù, perché le preghiere non sono secondo il suo nome! In altre parole pregare nel nome di Gesù significa identificarsi con Cristo. Il Suo carattere,la Sua volontà, i Suoi desideri e i Suoi interessi diventano i nostri!            
Pertanto noi vediamo tutto quello che riguarda la nostra vita, necessità, circostanze nella prospettiva dei piani di Dio secondo la rivelazione della Sua parola! “Uscire da questa cornice” come dice Martinez “significa correre il rischio di profanare il santuario della preghiera”.  Non possiamo chiudere una preghiera “nel nome di Gesù” se abbiamo un comportamento che non onora Gesù, che non è secondo il suo carattere, desideri e volontà! Finire una preghiera nel nome di Gesù implica riconoscere la Sua autorità e la sua Signoria nella nostra mente,  nei sentimenti, nelle decisioni e in tutto ciò che facciamo, in questo modo pregheremo come pregherebbe Gesù. Se non c’è questo allineamento con la persona di Cristo profaniamo la preghiera!            
Chiedere nel nome di Gesù significa chiedere in modo che si accordi con il suo carattere, con i suoi desideri e volontà! 

Ma pregare nel nome di Gesù indica anche:
 L’Amore per la sua persona.
Perché se amiamo veramente Gesù agiremo e pregheremo  desiderando che  il nome di Dio sia glorificato, perché questo è il desiderio di Gesù come dice al v.13 del capitolo 14 di Giovanni.Se ami Gesù sei più interessato a Lui che a te stesso, perciò le tue preghiere saranno fatte per gli interessi di Gesù e non i tuoi! (Giov.14:15).     

Domande.
1. Quale scuse troviamo per non pregare?
2. Quali sono le difficoltà nella preghiera? Quali sono le tue?
3. Chi dobbiamo pregare esclusivamente?
4. Chi è il nostro unico mediatore mediante il quale possiamo accostarci a Dio e mediante le quali le nostre preghiere possano essere esaudite? Perché?


Bibliografia.
D.A.Carson, Un appello per una riforma spirituale, Passaggio,Virgilio, Mantova,2005.

Donald S. Whitney, Spiritual disciplines for the christian life, Navepress, Colorado Springs, 1991.

Josè M. Martìnez e Pablo Martìnez Villa, in Abbà Padre, Teologia e psicologia della preghiera, Edizioni GBU, Roma,1998,

O.Hallesbay, La preghiera, Casa editrice Battista,Roma, 1976.

Simon Chan, Spiritual Theology, A systematic Study of the Christian life, InterVarsity Press, Downers Grove, Illinois,1998. 

Thomas Watson, Il Cristiano sul monte, Alfa & Omega, 2000.