mercoledì 6 marzo 2013

La resurrezione di Lazzaro


Giovanni 11: La resurrezione di Lazzaro.
La storia della resurrezione di Lazzaro è l’ultimo e forse il più grande miracolo raccontato in questo Vangelo. Costituisce il momento culminante dell’opera di Gesù  e  segna anche un punto di transizione, da li in poi, la notizia sul ritorno alla vita di Lazzaro significò per Gesù una maggiore ostilità dei capi Giudaici che decisero di eliminarlo perché la Sua popolarità divenne più grande (Giovanni 11:45-53,57; Giovanni 12:10-11).
Noi in questi versetti vediamo la richiesta delle sorelle di Lazzaro, la risoluzione e la resurrezione.

I LA RICHIESTA (vv.1-6).
Gesù venne a sapere della malattia di Lazzaro.

In primo luogo vediamo:
A) L’Insieme.
vv.1-2: "C'era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato". 
Giovanni parla di un certo Lazzaro che era malato del villaggio di Betania, il villaggio di Marta e Maria (Luca 10:38-42). Forse i suoi lettori sapevano chi erano Marta e Maria, comunque, egli da una descrizione specifica di Maria; Maria era quella donna che unse il Signore di olio profumato  e gli asciugò i piedi con i capelli.
Questa citazione, non solo mostra la sua grande devozione a Cristo, ma la distingue da altre Marie del Nuovo Testamento. Questo evento viene raccontato nel prossimo capitolo (Giovanni 12:1-8), questo presuppone che secondo lo scrittore, i suoi lettori avevano già sentito parlare di questa storia, forse grazie alla tradizione orale o dei racconti paralleli di Matteo 26:1-13 e  Marco 14:3-9).

In secondo luogo vediamo:
B) L’Informazione.
v.3: "Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: 'Signore, ecco, colui che tu ami è malato'". Dopo aver spiegato la relazione di Lazzaro con Marta e Maria, Giovanni continua, dicendo che le sorelle mandarono a dire a Gesù che Lazzaro era malato.
È implicita in questa informazione, la richiesta che Gesù andasse per guarire Lazzaro (Giovanni 11:21-22,32). Comprensibilmente, le sorelle erano profondamente preoccupate per la condizione drammatica del fratello. La natura della malattia di Lazzaro non è specificata, ma la sua morte era imminente. Marta e Maria credevano che Gesù fosse disposto a curare il fratello perché lo amava profondamente (v.5) e credevano che avesse il potere di farlo (Giovanni 11:21,32).

In terzo luogo vediamo:
C) L’Intenzione.
Nell’intenzione noi notiamo che:
(1) Gesù fa una Rivelazione.
v.4: "Gesù, udito ciò, disse: 'Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato'". Quando Gesù ricevette la notizia della malattia, Lazzaro non era ancora morto, ma sarebbe morto. La malattia, però, non è per una morte definitiva, perché Gesù lo avrebbe riportato in vita, quindi è per la gloria di Dio, perché per mezzo del miracolo, Gesù sarebbe stato glorificato.
Lo scopo del Padre che tutti dovrebbero onorare il Figlio come onorano Lui (Giovanni 5:23). Ma comunque questo non mostra che Gesù sia indifferente al bene delle sue creature. Come vediamo al (v.5).

(2) Gesù Ritarda la partenza. 
vv.5-6: "Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; com'ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava". 
Non è una contraddizione il fatto che Gesù amava questa famiglia e pur sapendo della malattia grave, ritarda la partenza, anzi il ritardo dimostrando il contrario. Il senso di questi versetti è che il ritardo di Gesù non andava a danno del suo amore, anzi era motivato da esso. Infatti, quando Gesù arrivò, Lazzaro era morto da quattro giorni, questo avrebbe indicato chiaramente e senza ambiguità che Lazzaro era veramente morto, non era una rianimazione e in questo modo la gloria di Dio sarebbe stata più evidente e quindi la fede delle due donne sarebbe uscita più rafforzata rispetto al fatto se Gesù fosse andato prima mentre Lazzaro era ancora vivo!
Questo era valido anche per i discepoli come leggiamo al v.15 e di alcuni Ebrei (v.45). Perciò noi vediamo quattro verità. 1)I credenti, che sono amati da Dio e non sono esenti dalle prove, Dio non ci risparmia dalla sofferenza, ma con la sofferenza ha un progetto utile per noi (Romani 8:28-29). 2) Dio ha una logica diversa dalla nostra e progetti diversi dai nostri (Isaia 55:8-9), non sempre possiamo capire le sue azioni e i suoi progetti, pertanto quando Dio non esaudisce subito le nostre richieste di preghiere lo fa a volte perché ha un bene maggiore per noi di quello che noi pensiamo! Ci sono momenti in cui solo la sofferenza prolungata ci può dare migliori benedizioni. Gesù non ha risposto immediatamente. Il suo ritardo aveva uno scopo specifico. I tempi di Dio non sono i nostri tempi. 3) Qualsiasi prova un credente affronta in ultima analisi porta gloria a Dio. Dio trae il bene di tutto il male anche per il nostro bene per formare il nostro carattere (Genesi 50:20; Romani 8:28-29; 5:3-5; Ebrei 12:4-11; Giacomo 1:2-4; 1 Pietro 1:6-7). 4)Non dobbiamo aspettarci che Dio debba rispondere o non rispondere a modo nostro tutte le volte che lo vogliamo, ma dobbiamo pensare che risponderà ai nostri bisogni secondo il suo perfetto orario e scopo (Filippesi 4:19).
Dio quando arriva è puntuale! Spesso, quando preghiamo, le circostanze in realtà sembrano peggiorare. Siamo tentati a dubitare e ci disperiamo. Ma il ritardo forma la nostra pazienza. A volte abbiamo una preghiera appassionata per un bisogno e Dio risponde rapidamente così siamo grati ed entusiasti, e la nostra fede è rafforzata. Altre volte sembra che Dio non risponderà alle nostre preghiere, che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo aspettare con fede, sapendo che Dio ha progetti migliori per noi. Forse non vedremo mai la nostra preghiera esaudita nella nostra vita o vedremo una risposta diversa che noi non ci aspettiamo, molti anni dopo. In ogni caso, la decisione di Dio è migliore e il suo tempismo è giusto.

II LA RISOLUZIONE (vv.7-16).
v.7: "Poi disse ai discepoli: 'Torniamo in Giudea!'".

In primo luogo vediamo:
A) L’Incognita.
v.8: "I discepoli gli dissero: 'Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?'".
I discepoli semplicemente ricordarono a Gesù i tentativi fatti dai Giudei di lapidarlo durante la festa della dedicazione (Giovanni 10:31-33) e volevano ricordargli quanto fosse pericoloso per lui ritornare in Giudea. I discepoli riconoscono che l’ostilità verso Gesù, ora è così grande che potrebbe facilmente arrivare fino ad  ucciderlo.

In secondo luogo osserviamo:
B) Le Illustrazioni.
(1) La prima Illustrazione.
vv.9-10: "Gesù rispose: 'Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;  ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui'. 

Questi versetti implicano:
a) La Priorità
vv.9-10: "Gesù rispose: 'Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;  ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui'". 
Il periodo di tempo delle 24 ore veniva diviso  senza troppa precisione in 12 ore di luce e di 12 dodici ore di tenebre, infatti il giorno giudaico era calcolato dal sorgere al tramonto del sole, così la notte dal tramonto al sorgere del sole. Questo passo sottolinea l'urgenza della sua missione e anche la determinazione nel compierla. Chi cammina durante il giorno non inciampa perché ha la luce del giorno, ma chi cammina di notte inciampa perché non ha la luce.
In Giovanni 9:4 si riferisce al periodo del Suo ministero e in questo periodo (giorno) avrebbe compiuto quanto era lo scopo del Padre senza inciampare, vale a dire senza essere deviato dal ricordo dei tentativi precedenti dei Giudei di lapidarlo e non teme che potessero riprovarci ancora se fosse ritornato in Giudea. Malgrado tutto questo, Gesù è risoluto a compiere le opere di Dio in Giudea, nel compiere un grande miracolo, nel manifestare la gloria di Dio. Mentre le minacce si profilano all'orizzonte, Gesù deve continuare la sua missione fino a quando non arriverà la notte (la sua morte).

Vediamo la seconda implicazione:
b) La Protezione
vv.9-10: "Gesù rispose: 'Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;  ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui'".
Con queste parole Gesù vuole assicurare i suoi discepoli che, fintanto che sono con lui, la luce del mondo, sono al sicuro dall’inciampare. Fino alla sua ora (morte) prestabilita, Gesù e i suoi discepoli saranno protetti dalle minacce degli Ebrei.

La terza implicazione è:
c) La Possibilità.
L'implicazione più ampia di questa illustrazione è che le persone dovrebbero sfruttare al massimo la presenza di Cristo mentre è ancora in mezzo a loro, un tempo verrà in cui non sarà più presente e allora sarà troppo tardi (Giovanni 8:12; 12:35-36). Questo significa per noi, che non dobbiamo seguire l’esempio timoroso dei discepoli, ma seguire l’esempio di devozione di Cristo nonostante le ostilità dei nemici.
Cosa incoraggiava Gesù? Cosa guardava? Gesù uomo credeva nella Sovranità di Dio, che trascende i limiti del tempo e su cui le persone non hanno alcun controllo. Dio è il Signore della storia e del tempo, Gesù era fiducioso il controllo di Dio sulla o nella storia degli uomini, sapeva che Dio aveva stabilito un tempo che ancora non era arrivato (Giovanni 8:20).
Dobbiamo ricordare che la Sovranità di Dio si estende a ogni momento della nostra vita, altrimenti, la nostra fiducia in Lui sarà limitata solo a quei momenti in cui Dio soddisfa le nostre aspettative e cioè solo quando non soffriamo e tutto va secondo il nostro piacere o benessere.

(2) La seconda Illustrazione.
v.11: "Così parlò; poi disse loro: 'Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo'". Gesù stava parlando metaforicamente, riguardo alla morte e alla resurrezione di Lazzaro. La morte veniva metaforicamente chiamata sonno (1 Re 2:10; 2 Re 8:24;  2 Cronache 9:31; Matteo 27:52; Atti  7:60; 1 Tessalonicesi 4:13-14). Ma non avendolo capito, perché pensavano si trattasse di sonno naturale, i discepoli gli dissero: v.12: "Signore, se egli dorme, sarà salvo".
“Salvo” (sōthēsetai) si riferisce alla buona salute (Marco 5:34; 10:52). Così Giovanni specifica che Gesù invece aveva parlato della morte di Lazzaro e non del fatto che Lazzaro semplicemente dormisse. L'equivoco è presto chiarito da Gesù vv.14-15: "Allora Gesù disse loro apertamente: 'Lazzaro è morto,  e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!'"
Gesù non era contento per la morte di Lazzaro, ma per amore dei Suoi discepoli, Egli era contento di non essere stato là a impedire quella morte, perché in questo modo, avendo visto il miracolo della resurrezione, i discepoli avrebbe rinforzato ulteriormente la loro fede.
v.16: "Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: 'Andiamo anche noi, per morire con lui!'". In altri vangeli, Tommaso è menzionato solo nelle liste apostoliche (Matteo 10:3; 3:18; Luca 6:15; anche Atti 1:13). Giovanni, invece, si riferisce diverse volte nel suo racconto (Giovanni 14:5; 20:24-29; 21:2). Le parole di Tommaso non sappiamo con certezza se siano sincere o sarcastiche. Ma Tommaso ovviamente pensa all’ostilità dei Giudei.
Noi possiamo fare qui due applicazioni. 1)Noi dobbiamo riflettere sul fatto che la morte è certamente un sonno, ma ci sarà un risveglio, una resurrezione, alcune persone si risveglieranno per la vita eterna mentre altri per l’inferno (Daniele 12:2). Dove andrai tu? Questa è una domanda importante, ancora più importante è la tua risposta, una risposta sincera che devi dare a te stesso. Si può essere sicuri di andare in Paradiso e come si può andare? La storia del ladrone in croce c’insegna che si può essere certi e che si può andare se ci pentiamo dei peccati e se crediamo in Gesù (Luca 23:23-43; Atti 20:21). 2)Inoltre se il commento di Tommaso è sincero, mostra il suo coraggio nell’affrontare gli oppositori di Gesù, il credente è chiamato non solo a fare confessioni di coraggio, ma anche a praticare tale coraggio, a parole possiamo essere bravi, nei fatti no!
Tommaso nei fatti al momento cruciale abbandonò nel momento dell’arresto di Gesù (Giovanni 16:32; Matteo 26:52; Marco 14:50). Plutarco disse: “Il coraggio non consiste nel rischiare senza paura, ma essere decisi in una causa giusta.” Indubbiamente i discepoli persero il coraggio perché gli venne a mancare la causa giusta e cioè la potenza di Gesù(veniva arrestato e ucciso), ma le cose cambiarono e furono disposti a morire da martiri nel momento in cui lo videro risuscitato. Lo stesso Tommaso predicò il Vangelo in Persia e India, dove i sacerdoti pagani, lo uccisero con una lancia.
Scott Latourette: “ Gli effetti della resurrezione e la venuta dello Spirito  Santo su discepoli furono...di grande importanza. Uomini e donne, scoraggiati e delusi che guardavano tristemente indietro ai giorni in cui avevano sperato che Gesù sarebbe stato il Messia che avrebbe salvato Israele, divennero una compagnia di testimoni coraggiosi.”
Se tu credi veramente in Cristo non puoi tirarti indietro nel testimoniare di Lui se ti prendono in giro e anche a costo di morire! (Marco 8:31-38; 2 Timoteo 1:7-8).

III LA RASSICURAZIONE (vv.17-37).
Lazzaro era ancora vivo quando era giunta la notizia della sua malattia v.4, ma doveva essere morto subito dopo, quando Gesù dunque arrivò, Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. Marta e Maria erano molto conosciute visto che molti Giudei erano andate a trovarle per consolarle anche da Gerusalemme che era distante da Betania tre chilometri (v.18.).
Noi in questi versetti vediamo l’incontro di Gesù con Marta prima e poi l’incontro con Maria.

A)L’ Incontro di Gesù con Marta (vv.20-27).
(1) L’Azione di Marta.
La notizia della venuta di Gesù raggiunse Betania prima del Suo arrivo.
v.20: "Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa". Marta andò incontro a Gesù, la ragione perché Maria rimase a casa non viene spiegata, ma era consuetudine per quanti piangono la perdita di una persona cara di essere seduti quando si ricevono le condoglianze dei loro amici.
Marta disse a Gesù v.21: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto". In queste parole vediamo dolore, ma anche fede come confermato dal v.22 quando Marta dice: " e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà". In queste parole vediamo espressa una convinzione generica riguardo alla relazione intima e unica di Gesù con il Padre Suo, per cui Dio ascolta le Sue preghiere.
Così Marta non solo è convinta che suo fratello non sarebbe morto se Gesù fosse stato presente, ma anche ora, nel suo lutto, non ha perso la sua fiducia in Gesù, e riconosce la comunione speciale che Gesù ha con Dio che assicura l’esaudimento delle Sue preghiere.

(2) La Rivelazione di Gesù.
v.23: "Gesù le disse: 'Tuo fratello risusciterà'". Gesù rivela a Marta che il fratello risusciterà. Marta non si rese conto che Gesù stava parlando del ritorno immediato alla vita del fratello, v.24: " Marta gli disse: 'Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell'ultimo giorno'".
L’affermazione di Marta della resurrezione finale era insegnato nell’Antico Testamento (Giobbe 19:25-27; Salmi 16:10; Daniele 12:1-2), affermato dai Farisei (Atti 23:6-8), ma non dai Sadducei (Matteo 22:23; Atti 23:8)  era in linea con l'insegnamento di Gesù come dimostrano questi passi Giovanni 5:21, 5:25-29; 6:39-44, 6:54).

(3) La Dichiarazione di Gesù.
vv.25-26: "Gesù le disse: 'Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;  e chiunque vive e crede in me, non morirà mai'". 
Questa dichiarazione contiene la quinta dei sette diversi detti “Io sono” con un predicato in questo Vangelo (Giovanni 6:35;48,51; 8:12; 10:7,9,11,14; 14:6; 15:1,5). Questa dichiarazione esprime la stessa verità in un modo paradossale, il primo dal punto di vista che il credente che muore in realtà vivrà, avrà la vita eterna e il secondo punto di vista chi vive nella fede non morirà. Dunque ogni credente in Gesù nella vita come nella morte, partecipa alla risurrezione e alla vita che di Gesù e che Gesù gli comunica.

Perciò questo versetto implica tre verità:
a) Gesù è la resurrezione e la vita, il Padre gli ha dato di avere vita in se stesso e di far risorgere alla vita chiunque Egli voglia (Giovanni 5:21,26).

b) Coloro i quali credono in Lui, anche se muoiono (come Lazzaro) vivranno.
Gesù li risusciterà all’ultimo giorno e la resurrezione di Lazzaro sarebbe stato un preannuncio o un simbolo concreto della resurrezione finale che dimostra il potere vivificante di Gesù.

c) Coloro i quali vivono e credono in Lui non moriranno mai.
Questo significa che i credenti anche se muoiono andranno con il Signore per vivere sempre con Lui e non morranno mai in eterno. Ma letteralmente alcuni non vedranno la morte al ritorno di Gesù (1 Tessalonicesi 4:17). Con queste affermazioni Gesù dichiara di essere al centro della resurrezione e della vita eterna.
La morte fisica non deve fare paura i credenti, i credenti passano attraverso la porta che noi chiamiamo morte fisica, ma non moriranno nel senso più pieno. La morte per loro non è che la porta verso la vita eterna e la comunione con Dio.
Dunque Gesù è il Signore della vita che trionfa sulla morte (1 Corinzi 15:55) e il credente con Lui.  Gesù chiede a Marta se crede in questa dichiarazione. Credi tu questo? Credere “questo” è credere a ciò che Egli dice di se stesso e quindi credere “in lui”.
Una cosa è sentire, ragionare e discutere su questa dichiarazione e quindi su Gesù, un'altra cosa è credere, abbracciare e avere fiducia in questa dichiarazione e in Gesù. Credere è ricevere, avere, godere la realtà e la potenza di questa dichiarazione e di Gesù con tutto quello che comporta, che trova in essa la gioia, il conforto, la pace e la speranza.

(4) La Confessione di Marta.
Marta non coglie la totalità la profondità della dichiarazione di Gesù, capiva solo due categorie di vita: la vita fisica sulla terra e qualche vita futura di una resurrezione, ma comunque crede che Gesù è il Messia. Marta non era completamente senza fede. Lei crede ancora che Gesù era il Cristo, il Figlio di Dio. Marta fa una confessione di fede riguardo a Gesù v.27: " Ella gli disse: 'Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo'".
Marta credeva che Gesù era il Cristo, il Figlio di Dio mandato dal Padre. Figlio di Dio era un titolo messianico (Giovanni 1:34,49).

In questo incontro possiamo fare alcune applicazioni:
1) Gesù supera le barriere sociali.
Il fatto che Gesù parli con una donna è significativo considerando che i rabbini contemporanei regolarmente rifiutavano di istruire le donne, per loro era una perdita di tempo, invece Gesù ebbe un approccio radicalmente diverso.
Questo c’insegna di avere il coraggio di andare controcorrente laddove non vi è peccato seguendo così l’esempio di Gesù.

2) Marta dimostra di avere fede in Gesù.
Marta è meglio conosciuta per essere stata troppo occupata nei lavori domestici invece di ascoltare Gesù (Luca 10:38-42).
Nei vv.21-22,27 vediamo proprio la fede di Marta nel riconoscere la potenza di Gesù nell’operare miracoli, ma anche nella Sua identità Messianica.
Qui vediamo una donna di profonda fede. La sua confessione di fede è esattamente la risposta che Gesù vuole da noi (v.27).
Qui si vede un credente riconoscere Gesù che è il Messia, il Figlio di Dio.

C) L’Incontro di Gesù con Maria.
Dopo aver fatto la sua confessione Marta fu incaricata da Gesù di portare un messaggio a Maria, sua sorella, v.28: "Detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: 'Il Maestro è qui, e ti chiama'".
"Maestro" (didáskalos) era un modo naturale di riferirsi a Gesù per ogni discepolo nel periodo pre-resurrezione. Maria si alzò e andò di fretta da Gesù (v.29). Il motivo per cui Marta chiamò di nascosto Maria è per andare via senza farsi notare da coloro che erano venuti a casa per confortarli, ma la cosa si dimostrò inutile perché quando Maria uscì di fetta, i Giudei che erano a casa loro, pensando che si recasse al sepolcro la seguirono per continuare a consolarla, invece stava andando da Gesù che era rimasto fuori dal villaggio nel luogo dove incontrò Marta (vv.30-31).

(1) La Reazione di Maria.
L’approccio di Maria verso Gesù è più emotivo di quello di sua sorella, Giovanni ci dice che Maria si prostra ai piedi di Gesù come segno di adorazione probabilmente. Noi notiamo in lei come la sorella sia il dolore e anche la sua fiducia nel fatto che Gesù ha il potere di guarire.
v.32: "Appena Maria fu giunta dov'era Gesù e l'ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: 'Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto'". Entrambe le sorelle erano convinte che Gesù sarebbe stato in grado di fare qualcosa mentre Lazzaro era ancora vivo. Ma non avevano idea che la morte possa essere reversibile per Gesù.

(2) La Reazione di Gesù.
v.33: "Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò…"
Il verbo “fremette” (embrimáomai) si trova anche al v.38, in Matteo 9:30, in Marco 1:43 e Marco 14:5. In Matteo e in Marco il significato è quello di rimproverare, dare un severo ammonimento. Questa parola indica un manifestare delle emozioni molto forti essere sconvolto, arrabbiato, indignato. Questa parola era usata per descrivere lo sbuffare di un cavallo, come nella concitazione della battaglia, o quando tirava un carico pesante.
Gesù si turbò (tarássō) indica agitato come le acque (Giovanni 5:7; Salmi 42:5-7). Il Signore non è entusiasta di quello che sta succedendo qui. Perché? Sono state date due interpretazioni: la prima interpretazione Gesù era commosso per la compassione suscitata dal vedere piangere Maria e i Giudei e la seconda interpretazione, Gesù fu profondamente commosso perché preso dall’ira.
Nella seconda interpretazione Gesù era arrabbiato, indignato. 1)Gesù era adirato per la mancanza di fede a causa della quale Maria piangeva e si lamentava e insieme a lei i Giudei che erano senza speranza come dice Paolo in 1 Tessaloncesi 4:13.
Il dolore profondo del lutto è abbastanza naturale e degenera nella disperazione se non c’è la speranza resurrezione. 2)Gesù era adirato per la conseguenza del peccato, per la morte stessa, la causa del dolore. 3)Era adirato con se stesso perché era arrivato in ritardo per guarire Lazzaro così da evitare il dolore ai Suoi amici.
Questa ultima interpretazione non è verosimile, molto probabilmente Gesù era indignato o addolorato perché le sorelle e i Giudei piangevano addolorati come se fossero senza speranza. Inoltre vediamo anche che quando poi Gesù arriva al sepolcro, pianse.
vv.34-35: "'Dove l'avete deposto?' Essi gli dissero: 'Signore, vieni a vedere!'  Gesù pianse". Non è l’unica volta che Gesù piange, pianse su Gerusalemme sul giudizio in cui sarebbe incorsa, (Luca 19:41). Il significato del pianto di Gesù dipende da come viene interpretato  “fremette nello spirito e si turbò”. Se era mosso dalla compassione il Suo pianto era per il dolore per la morte di Lazzaro (ma non aveva senso visto che sapeva di risuscitarlo) e per il dolore che aveva causato. Se era arrabbiato per la mancanza di speranza, il suo pianto era per la mancanza di fede da cui deriva il pianto e il cordoglio di Maria e dei Giudei.
Una nota interessante è che la parola “piangere” (klaíō) di Maria e dei Giudei del v.33, è un pianto disperato, chiassoso diverso dalla parola pianse (dakrúō) di Gesù (v.35), è un pianto silenzioso, questo è l’unico luogo dove si trova. Probabilmente Giovanni vuole sottolineare la natura diversa del pianto di Gesù da quello di Maria e dei Giudei, in questo caso il pianto di Gesù esprimeva perciò il dolore per la mancanza di fede da cui era circondato.
Gesù era indignato di fronte agli atteggiamenti non disciplinati dalle verità che il Padre ha rivelato. Se il peccato, la malattia e la morte, tutte le caratteristiche devastanti di questo mondo caduto, suscitano la sua ira, lo sarà anche l'incredulità. Gesù piangeva per il peccato e per la morte in generale, ma anche per l'incredulità stessa, Gesù era indignato e addolorato per questo.

(3) La Reazione dei giudei.
vv.11:36-37: "Perciò i Giudei dicevano: 'Guarda come l'amava!' Ma alcuni di loro dicevano: 'Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?'" I giudei interpretavano il pianto di Gesù come segno del Suo amore per Lazzaro e il dispiacere per la sua morte. La guarigione dell’uomo nato cieco, fatta da Gesù alla festa delle capanne, era nota ai Giudei e alcuni di loro si ponevano questa domanda, come anche le sorelle di Lazzaro (vv.22,32). Se fosse venuto più presto sicuramente Lazzaro non sarebbe morto.  Gesù mostra un cuore pastorale, ma un’indignazione, rabbia verso il peccato.
Indubbiamente Gesù ha mostrato amore verso le due sorelle, non ha nemmeno sminuito il loro dolore, si è preso cura di loro, ma nello stesso tempo, il Suo amore nel relazionare con le persone non andava contro le verità rivelate dal Padre, Gesù era indignato o arrabbiato per il peccato e le conseguenze, quindi contro l’incredulità. Noi come Gesù siamo chiamati ad aiutare chi è nel bisogno secondo i mezzi che abbiamo, ma siamo chiamati anche a fare cordoglio per eventuali peccati (Matteo 5:4).

IV LA RESURREZIONE (vv.38-46).
Il Signore ancora addolorato stava per mostrare la sua autorità e tutti lo avrebbero visto pubblicamente e drammaticamente. Egli, non Lazzaro, è l'obiettivo primario della circostanza.

Noi consideriamo:
A) La Preparazione di Gesù al miracolo.
In primo luogo vediamo:
(1) La Richiesta del Salvatore.
vv.38-39: "Gesù dunque, fremendo di nuovo in sé stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all'apertura.  Gesù disse: 'Togliete la pietra!'"
Molti Ebrei seppellivano i loro morti in grotte naturali o scavate nella roccia. La grotta era sia verticale oppure orizzontale, in entrambi i casi era comunemente sigillata con una grossa pietra. Gesù chiede di togliere la pietra.

In secondo luogo vediamo:
(2) La Riluttanza di Marta.
v.39: "… Marta, la sorella del morto, gli disse: 'Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno'".
Marta dice a Gesù che il corpo di suo fratello era già in stato di decomposizione perché era al quarto giorno! La sua obiezione conferma che lei non ha capito dalla sua conversazione precedente che Gesù stava per risuscitare il fratello subito.
Nonostante la sua precedente confessione (vv.23-27), Marta non si aspettava un miracolo ed era preoccupata perché era al quarto giorno.
Il quarto giorno, ha un grande significato nella credenza giudaica, a proposito Colin G. Kruse dice: “Si riteneva che l’anima del defunto rimanesse vicino alla persona morta, per tre giorni, nella speranza di una possibile resurrezione. Quando l’anima avesse visto il cambiamento del colore sul volto del defunto, avvenimento da attendersi il terzo giorno, essa sarebbe andata via permanentemente. Allora la persona sarebbe davvero veramente morta. Poiché Lazzaro era stato nella tomba per quattro giorni, non vi era alcuna speranza di una resurrezione, e quindi questo avrebbe dato maggiore rilievo al miracolo che Gesù stava per compiere.”
Marta ci ricorda che ciò che crediamo va applicato alla nostra vita. Possiamo avere in bocca verità teologiche, ma che non hanno nessuno effetto potente, pratico su di noi. Le confessioni verbali devono avere un impatto nella nostra vita.

In terzo luogo vediamo:
(3) La Rievocazione del Salvatore.
v.40: "Gesù le disse: 'Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?'"
Gesù rammenta a Marta quando gli aveva detto (parole non riportate dall’evangelista o forse si riferisce ai vv.23-26). Gesù esorta la donna a dirigere il suo pensiero non alla situazione apparente senza speranza del fratello morto, ma alla rivelazione della gloria di Dio che stava per manifestarsi. In entrambi i casi, il ricordo di Gesù sfida Marta a smettere di essere preoccupata per il corpo di suo fratello e a cominciare a concentrarsi su di Lui.
La gloria (dóxa) di Dio si riferisce in questo contesto alla maestà di Dio manifestata in potenza con il miracolo della resurrezione di Lazzaro attraverso Cristo. Giovanni 2:11 .

Noi ancora consideriamo:
B) La Preghiera di Gesù.
vv.41-42: "Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: 'Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito.  Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato'". La risposta di Gesù fu sufficiente a soddisfare la perplessità di Marta, ora tutto è pronto, ma prima Gesù prega. La preghiera di Gesù era di ringraziamento perché il Padre lo ha esaudito.

La preghiera di Gesù ha alcune caratteristiche.
(1) In primo luogo, il suo riferimento diretto a Dio come Padre è caratteristico della sua preghiera come vediamo altrove (Giovanni 17:1,11,25).

(2) In secondo luogo, la preghiera presuppone che Gesù ha già chiesto per la resurrezione di Lazzaro, ora ringrazia il Padre per la risposta.

(3) In terzo luogo, la natura pubblica della sua preghiera non è per rendere più spettacolare l’evento.

Ma:
a) La preghiera cerca di attirare i suoi ascoltatori all'intimità del rapporto di Gesù con il Padre.

Ma:
b) La preghiera dimostra la verità che Gesù non fa niente senza il Padre, ma dipende totalmente dal Padre ed sottomesso a Lui (Giovanni 5:19-20).

Ma:
c) La preghiera è stata fatta pubblicamente perché fosse chiaro che Lui veniva da parte di Dio e compiva le opere che Dio gli ha affidato di compiere (Giovanni 5:36).

Tutto questo aveva lo scopo di rendere più facile alla gente, ai Suoi discepoli e alle due sorelle di credere che Egli era stato mandato da Dio.

Infine consideriamo:
C) La Potenza di Gesù.
Primariamente vediamo:
(1) L'Ordine di Gesù.
v.43: "Lazzaro, vieni fuori!" Gesù in Giovanni 5:28-29 aveva detto: "Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori;  quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio".
Gesù stava parlando del comando che avrebbe dato luogo alla resurrezione generale dell’ultimo giorno; quindi la Sua parola di comando a Lazzaro è un presagio di ciò che accadrà alla resurrezione finale dei morti (1 Corinzi 15; 1 Tessalonicesi 4:13-17).
Pertanto la resurrezione di Lazzaro (e di altri che Gesù portò alla vita), non significa che è stata definitiva. Lazzaro morì di nuovo! Ma la resurrezione di Lazzaro è un segno che ci sarà una resurrezione futura finale per non morire più.

Secondariamente vediamo:
(2) L'Obbedienza di Lazzaro.
v.44: "Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: 'Scioglietelo e lasciatelo andare'". 
Anche se non è ciò che vuole dire Giovanni, è stato spesso osservato che l'autorità di Gesù è così grande che, se non avesse specificato il nome “Lazzaro”, tutte le tombe avrebbero dato in vita i morti! La potenza della sua voce esprime la potenza di Dio mediante la quale vengono portati i morti alla vita! Lazzaro esce avvolto in fasce di lino secondo l’usanza che avevano gli Ebrei di avvolgere i loro morti con un sudario che gli copriva il viso.
La resurrezione di Lazzaro ricorda 1)la resurrezione di Gesù con la differenza che le fasce erano per terra e il sudario piegato in un luogo a parte (Giovanni 20:8; Matteo 28:1-8; Marco 16:1-8; Luca 24:1-11; Giovanni 20:1-10; Atti 2:30-33; 1 Corinzi 15:1-11). 2)La resurrezione di Lazzaro ricorda un tipo di resurrezione importante senza la quale le persone non potranno risuscitare a vita eterna, la resurrezione della rinascita spirituale; noi dobbiamo ricordare che in Cristo Dio ci vivifica, porta alla nuova nascita coloro che sono morti nei loro peccati e ci da il perdono dei peccati con una nuova vita spirituale in Cristo (Efesini 2:1-7; 1 Pietro 1:3,23). Questa è interamente opera di Dio come lo è stato la resurrezione di Lazzaro!

CONCLUSIONE.
1) La storia di Lazzaro ci parla della morte.
Giovanni 11 tocca un tema attuale come la morte. Ogni generazione si è fatta tante domande sulla morte e su cosa c’è dopo la morte. In tutta la storia, le società hanno circondato la morte e la sepoltura con mistero e superstizione, e questo non è da meno nella società moderna occidentale. Noi viviamo in un'epoca che fa del suo meglio per negare la morte, molte persone fanno di tutto per non pensarci e quando qualcuno gli è la fa pensare, fa gesti scaramantici. La morte è l’unica certezza per tutti gli uomini e non prende tangenti! Nel momento in cui entriamo in questo mondo c’incamminiamo per uscirne fuori! La morte è il destino di tutti, e lo sappiamo benissimo, ma preferiamo non pensarci! La storia di Lazzaro ci porta direttamente nella drammaticità della morte che è profondamente radicata nei nostri cuori. La tomba di Lazzaro è un promemoria di ogni tomba che abbiamo visitato, ma ci ricorda anche la nostra!

2) Ma la storia di Lazzaro ci ricorda anche che un giorno ci sarà una resurrezione. Winston Churchill ha organizzato il proprio funerale. Ci sono stati inni maestosi nella Cattedrale di St. Paul e una liturgia impressionante, ma al termine del servizio, Churchill aveva pianificato un evento insolito. Quando hanno detto la benedizione, un trombettiere da un lato della cattedrale ha suonato il segnale universale che la giornata è finita (forse del silenzio). Ci fu una lunga pausa. Poi un trombettiere dall'altro lato ha suonato la sveglia militare. È stato un modo di Churchill di comunicare che, mentre si dice “Buona notte” qui, è “Buon giorno” su in cielo. Ora, perché poteva farlo? La risposta è perché credeva in Gesù Cristo, che disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai".
Grazie a Dio la morte non è la fine! Il vero cristiano risorgerà per la vita eterna mentre per chi non lo è risusciterà in resurrezione di giudizio (1 Corinzi 15:51-56; 1 Tessalonicesi 4:13-17; Giovanni 5:28-29 ; Daniele 12:1-2). A quale tipo di resurrezione parteciperai?

3) La storia di Lazzaro ci fa vedere la Signoria di Gesù sulla morte.
La morte è il nemico, il peggiore dei nemici degli uomini che Cristo ha sconfitto! Il protagonista principale non Lazzaro, ma il racconto mette in evidenza che Gesù è il Signore che vince la morte! La storia di Lazzaro è un veicolo per portarci a riflettere sul potere di Gesù e sull’avere fiducia in Lui. Perciò il vero credente e i parenti di un vero credente defunto possono  affrontare la morte serenamente sapendo che la morte è sconfitta (1 Corinzi 15:55-57).