sabato 9 marzo 2013

La promessa dello Spirito Santo


Giovanni 14:15-21: La promessa dello Spirito Santo.
James I. Packer:“Sono stati scritti molti libri veramente eccellenti sulla persona e sull’opera di Cristo, ma il numero di libri che vale la pena leggere sulla persona e l’opera dello Spirito Santo può essere contato sulle dita di una sola mano. I cristiani non hanno dubbi in merito all’opera compiuta da Cristo sanno che Egli ha redento gli uomini mediante la sua morte espiatrice, anche se poi differiscono fra, di loro, nell’esatta valutazione delle implicazioni della Sua morte. Ma il cristiano medio è come interamente avvolto in una fitta nebbia in relazione all’opera dello Spirito Santo.”  
Non possiamo avere a cuore Cristo e conoscere poco o in modo distorto l’opera dello Spirito Santo. Sembra che la dottrina dello Spirito Santo sia la dottrina più ignorata, almeno in certi ambienti cristiani. In vista della Sua dipartita, morte, resurrezione e ascensione, Gesù promise ai Suoi discepoli che non li avrebbe lasciati nella desolazione, ma che sarebbe venuto di nuovo da loro nella persona del Consolatore, lo Spirito Santo (vv.16, 21, 23). 
La prospettiva di fare “cose più grandi” del v.12, anticipa la necessità di avere il potere per realizzare questo, potere che viene da Dio stesso, dal Suo Spirito. L'intera sezione di Giovanni 14:15-24 prevede il dono dello Spirito Santo successivo all'esaltazione di Cristo. Gesù e il Padre, faranno dimora nei credenti, appunto, per mezzo dello Spirito come confermato dal v.18-20, che è più di una semplice apparizione temporanea dopo la resurrezione e poi in un modo inequivocabile lo vediamo al v.23.
Vediamo tre aspetti in questi versetti. 

Cominciamo con il primo aspetto:
I LE PERSONE A CUI È RIFERITA LA PROMESSA. 
Le persone a cui è riferita la promessa dello Spirito Santo sono i discepoli e i credenti dopo di loro (Efesini 1:13-14; Galati 3:1-3), coloro che lo amano e non i non credenti, il mondo. I non credenti, non hanno lo Spirito Santo, come dice Gesù al v.17. Gesù ha dimostrato il suo amore per i propri discepoli, ha dichiarato il suo amore per loro e comandò a loro di amarsi l'un l'altro( Giovanni 13:34-35), ora per la prima volta nel quarto Vangelo parla dell’amore dei discepoli per Lui. 

A) La Prova dell’amore:l’obbedienza. 
v.15: "Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti". 
Così ancora al v.21 leggiamo: "Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama". 
v.23: "… Se uno mi ama, osserverà la mia parola". 
v.24: "Chi non mi ama non osserva le mie parole". 
Gesù, in Giovanni 14:1-14, mette l’enfasi sulla fede, mentre in Giovanni 14:15-24, Gesù mette l'enfasi sull’amore dei discepoli che si manifesta nell’obbedienza. L’amore per Gesù non è sentimentale, ma si esprime l’osservanza ai Suoi comandamenti(entolé̄), alle Sue Parole (lógos). Studiosi sono convinti che per Giovanni, “comandamenti”, “parola” e “parole” sono strettamente correlati e coinvolgono l'intero insegnamento e rivelazione completa di Gesù.  
Gesù, in altre parti parla che la Sua parola va accettata e ubbidita (Giovanni 8:31; 12:47-48; 15:20; 17:6; 1 Giovanni 2:5; 1 Giovanni 5:3). La prova dell’amore per Gesù è rispondere positivamente con l’obbedienza a tutto quello che Gesù ha insegnato, è legata alla devozione totale del discepolo per Gesù, quindi non è solo in riferimento a precetti etici o a regole morali, ma a tutta la rivelazione di Dio. 
Molti oggi pensano che il cristianesimo riguardi solo l’amore. Anni fa, diversi teologi s’incontrarono in un seminario prestigioso per discutere sulla “nuova morale”. La maggior parte era a favore della nuova morale. La discussione ci concentrò sul valore di essere libero da regole e regolamenti, compresi quelli che si trovano nella Bibbia. 
Qualcuno disse: “Ma ci deve essere qualche linea guida”. Si discusse ancora tanto e alla fine fu deciso che l'unica linea guida accettabile era l'amore. Tutto ciò che veniva dall’amore era ammissibile, tutto era consentito, a patto che non faceva male a nessuno. Mentre la discussione andava in questa direzione, a un prete cattolico romano, che era stato invitato a questo seminario fu chiesto: “Che cosa ne pensi? Non sei d'accordo che l'unico fattore limitante in ogni decisione etica è l'amore?” Il prete rispose: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.” Il prete aveva ragione. L'amore può essere una valida guida, ma solo se l'amore è in conformità con l'amore di Dio e quindi anche in conformità con i comandamenti, gli insegnamenti che ha dato. Questo non svaluta l'amore, però, comandamenti e amore vanno insieme. In realtà, se c’è l’amore ci sarà l’obbedienza. L'amore è il fondamento dell’obbedienza e l’obbedienza è il risultato sicuro dell'amore. 
Il discepolo di Gesù ama Gesù e lo dimostra nell’obbedienza ai Suoi insegnamenti. Charles Colson: "La vita cristiana comincia con l'obbedienza, dipende dall'obbedienza, e si traduce in obbedienza". Chi ha conosciuto veramente Dio gli sarà obbediente (1 Giovanni 2:3). L’obbedienza che viene dall’amore per Dio è importane per sperimentare in modo più profondo Dio come leggiamo al v.21. 
Dorothy Kerin parlando dell’obbedienza dice che: è la chiave che apre la porta ad ogni profonda esperienza spirituale. Questo lo vediamo nella vita di Abramo per esempio, quando offrì il figlio Isacco, oltre che a sperimentare la grandezza di Dio, che gli ha provveduto il sacrificio, la sua fede è stata rafforzata (Genesi 22:1-18; Giacomo 2:22). L’obbedienza porta benedizioni perché è approvata da Dio! Giovanni 14:21: 21 Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui.  Chi ama Gesù gli obbedisce e Lui li ama, esattamente nello stesso modo in cui egli ama e obbedisce al proprio Padre e il Padre lo ama (Giovanni 3:35; 5:20; 8:29; 14:31). 
Come il Padre ama il Figlio gli mostra ciò che fa (Giovanni 3:35; 5:20), così il Figlio in funzione del suo amore per i suoi discepoli che lo amano, si manifesterà a loro. 

Ma è importante fare:
B) Una Precisazione.
Il dono del Consolatore, dello Spirito Santo, fatto dal Padre non deve essere preso nel senso di un merito che viene perché amiamo e obbediamo a Gesù. Infatti, il credente riceve lo Spirito Santo per fede e non per le proprie opere (Galati 3:2; Efesini 1:13). La promessa è per coloro che amano Gesù.
“Amate” (agapáō) indica avere riguardo e interesse per un altro, significa avere una speciale devozione per Gesù. Coloro che amano, sono i veri credenti come confermato da Giovanni 8:42 dove Gesù si rivolge a certi Giudei che volevano ucciderlo, Gesù disse loro: "Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti, io non son venuto da me, ma è lui che mi ha mandato". 
I credenti, sono coloro che fanno parte del Suo popolo, sono gli eletti, sono coloro che amano Dio (Romani 8:28-30; 1 Corinzi 2:9; 8:3; Giacomo 1:12). Un figlio di Dio ama Gesù! Ora il vero amore implica obbedienza! Dunque, ciò che viene sottolineato qui, è l’implicazione o il significato del vero amore che hanno i discepoli con Gesù, coloro, cioè che hanno una relazione stretta con Gesù, questi sono ubbidienti. Ma non super discepoli o super spirituali, sono tutti i credenti che sono persone normali come lo erano i discepoli con i loro pregi e difetti. 

In terzo luogo vediamo:
C) Il Perché i non credenti non ricevono lo Spirito Santo.
v.17: "lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce". Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi. 
“Mondo” (kósmos) s’intende il sistema ostile e ribelle a/e contro Dio, le persone che rifiutano Gesù, e la rivelazione da Lui manifestata e non lo amano (Giovanni 1:10; 3:16,19;7:7; 8:23; 12:31; 14:30; 14:22-23). 
Il mondo non può ricevere lo Spirito Santo perché non lo vede e non lo conosce, invece i discepoli lo conoscevano, perché dimorava tra di loro, lo avevano sperimentato, “dimora con voi” ( presente- ménō pará  sú). 
Ma non sarebbe stato solo con loro, ma anche dentro di loro v.17: “sarà con voi” ( futuro- eimi en sú) letteralmente “in voi”. Questo sarebbe avvenuto insieme a Gesù e al Padre come leggiamo al v. 21: "e io lo amerò e mi manifesterò a lui", così anche il v.23: "Gesù gli rispose: Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui". Qui vediamo la dottrina della Trinità. Padre, Figlio e Spirito Santo sono presenti nei veri cristiani, mentre nei non credenti, lo Spirito Santo non è presente. 
Il mondo è materialista, non conosce lo Spirito di verità e non può accettarlo (1 Corinzi 2:14), non amano Gesù (Giovanni 14:22-24). Mentre i discepoli lo conoscono già perché lo hanno sperimentato e lo sperimenteranno ancora più intimamente perché sarà dentro di loro, sarà una presenza personale in ciascun credente! La chiesa cristiana ribadisce la sua fede nello Spirito Santo, ogni volta che recita il credo apostolico, ma lo Spirito Santo non è solo un credo, ma una realtà vissuta per esperienza! 
Lo Spirito Santo dimora dentro ogni vero credente (Romani 8:6,15; 1 Corinzi 3:16; Galati 4:6). Oggi il confronto tra “dimora con voi” (pará sú) e “sarà con voi”( eimi en sú), potrebbe essere paragonata a persone che hanno sperimentato la presenza dello Spirito Santo attraverso la presenza dei cristiani, quindi accanto a loro oppure per esperienza diretta dentro di loro come cristiani. 
Hai gustato lo Spirito Santo attraverso gli altri oppure è dentro di te? Lo puoi sapere se vedi gli effetti nella tua vita della Sua presenza? (Galati 5:22).

II LA PROVENIENZA DELLA PROMESSA. 
A) Il dono dello Spirito Santo è fatto per intercessione di Gesù.
v.16: "e io pregherò il Padre".
(1) Gesù pregherà il Padre. 
Thomas Watson: "La preghiera come viene dal santo è debole e languida, ma quando la freccia di preghiera di un santo è messo nell’arco di intercessione di Cristo, essa trafigge il trono della grazia". Santo è inteso come ogni credente in Cristo ovviamente (1 Corinzi 1:2; Colossesi 1:2). Grazie all’intercessione del nostro Sommo Sacerdote, Gesù, le nostre preghiere(dei discepoli di Gesù, i cristiani) arrivano al trono della grazia di Dio. 
Il verbo “pregherà” (erōtáō) indica chiedere, fare una richiesta. Ma non è la stessa parola del v.14. È interessante che troviamo sempre questa parola quando prega Gesù. Questa è un'espressione molto delicata e tenera per la preghiera. Caratterizza un più intimo rapporto tra richiedente e destinatario della richiesta. Quello che chiede è a livello paritario e di dialogo intimo carattere colloquiale. Gesù è a livello di parità con Dio Padre, perché Egli è Dio. 
Inoltre il verbo “pregherà” è al futuro. Questo ci fa capire che il dono dello Spirito Santo per i discepoli è fatta su richiesta di Gesù, ma era necessario che Gesù doveva prima essere glorificato(morte, resurrezione ed esaltazione, Giovanni 7:37-39). Dopo la glorificazione, Gesù avrebbe chiesto al Padre lo Spirito Santo da mandare ai Suoi discepoli. 
È importante l’intercessione unica di Gesù tra l’uomo e Dio, senza la mediazione di Gesù non possiamo ricevere nulla da Dio! (Giovanni 14:6; Romani 8:34; 1 Timoteo 2:4). Molto incoraggianti sono le parole del teologo Berkhof riguardo l’intercessione di Gesù: “È consolante pensare che Cristo sta  pregando per noi, anche quando noi siamo negligenti nel pregare; è consolante che Lui sta presentando al Padre quelle necessità spirituali di cui noi non siamo consapevoli e che noi non includiamo nelle nostre preghiere; è consolante che Lui prega per la nostra protezione contro i pericoli dei quali noi non siamo consapevoli, e contro i nemici che ci  minacciano, sebbene noi non l'osserviamo. Lui sta pregando che la nostra fede non cessi, e che noi possiamo uscire vittoriosamente fino fine.”

Dunque:
B) Il dono dello Spirito Santo è dato dal Padre.
Lo Spirito Santo è stato promesso nell’Antico Testamento, (Gioele 2:28-29; Ezechiele 36:26-27). Gesù riconferma la promessa su coloro che avrebbero creduto in Lui. Se in questo contesto lo Spirito Santo è dato dal Padre, su richiesta del Figlio, altrove è mandato dal Padre nel nome di Cristo, (Giovanni 14:26), inviato da Cristo da parte del Padre (Giovanni 15:26), inviato da Cristo, (Giovanni 16:7; Luca 24:49). 
Questo non significa che ci sono diversi doni di Spirito Santo e nemmeno dobbiamo pensare che ci sia una contraddizione perché c’è una stretta coesione, comunione nell’azione tra Padre e Figlio (Giovanni 5:19-30). 

Infine vediamo:
III LA PRESENZA CONFORTANTE DELLA PROMESSA (vv.16,17,25).
A) Lo Spirito Santo è una presenza importante.
v.16: "e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore". 
Su un volo aereo particolarmente turbolento, una signora si sentì male. Le spalle si abbassarono e la sua testa si piegò in avanti, una hostess andò ad aiutarla, si sedette accanto alla donna, le mise un braccio sotto e l'aiutò a stare seduta al suo posto, le diede una gomma da masticare e poi è andata a prenderle un po’ d'acqua. Con l'aiuto delle hostess, la donna arrivò alla fine del suo viaggio in condizioni di gran lunga migliore, rispetto a quanto si era sentita male. Questo è come il ministero dello Spirito Santo nella vita dei cristiani. Egli viene a fianco per aiutarci. Noi non potremmo vivere la vita cristiana senza il Consolatore. 
Lo Spirito Santo è indispensabile per vivere la vita cristiana, per esempio senza non è possibile la rigenerazione (Tito 3:5); per vincere il peccato (Romani 8:12-13), non ci sarebbe né la Bibbia senza lo Spirito Santo! (2 Timoteo 3:16; 2 Pietro 1:21). 
“Consolatore” nel greco è paráklētos, “pará” significa a fianco di “klētos”, significa "chiamata", quindi “chiamato a fianco di" quindi stare vicino a un'altra persona per aiutarla. Negli antichi scritti greci, il paráklētos si trova generalmente nel senso di mediatore, intercessore colui che interviene a favore di un altro, assistente o avvocato in un procedimento giudiziario. 
Il paráklētos era colui che era chiamato in soccorso, che aiutava un altro in tribunale, uno che prendeva la parte di chi era incolpato, uno che parlava a favore di un accusato sia come un avvocato, un testimone o un rappresentante. Quindi paráklētos, è un essere chiamato in soccorso, in aiuto. 
Nella parola “consolatore” (paráklētos), troviamo racchiusa l’idea d’incoraggiamento, di sostegno, di assistenza, di cura, e quella di farsi carico della responsabilità del benessere di un altro. Il Consolatore, lo Spirito Santo (Giovanni 14:26) non è chiamato in aiuto, ma è inviato (Giovanni 14:26; 15:26; 16:7), dato e ricevuto, come vediamo, nei vv.16-17. 
“Consolatore” (paráklētos), viene una volta usato, anche in 1 Giovanni 2:1, per indicare che Gesù è il paráklētos, l’avvocato dei credenti presso il Padre, dunque nel Vangelo di Giovanni il paráklētos è in riferimento allo Spirito Santo, mandato ai discepoli dopo l’ascensione di Gesù al Padre, mentre nella prima epistola di Giovanni è in riferimento a Gesù. Gesù promise di mandare ai Suoi discepoli un altro consolatore per non lasciarli orfani. Quando lo Spirito viene ad abitare nei credenti, è come se Gesù stesso prendesse dimora in essi (Giovanni 14:18). 
Così come Dio è stato presente con loro per mezzo di Gesù, così Gesù continuerà a essere presente con loro mediante il suo Spirito. La venuta del Consolatore doveva rimpiazzare la presenza fisica di Gesù, e quindi avrebbe fatto per i discepoli ciò che Gesù aveva fatto per loro prima della sua venuta. Come Gesù, il Consolatore avrebbe confortato, istruito e ricordato i discepoli nella verità (Giovanni 14:26); testimoniato Cristo (Giovanni 15:26) e avrebbe dimostrato come il mondo è in errore riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio (Giovanni 16:7). 

Tutto ciò indica che:
(1) Lo Spirito Santo non è una forza attiva, ma ha le caratteristiche proprie di una personalità. 
Noi vediamo che insegnerà e ricorderà (Giovanni 14:26), testimonierà (Giovanni 15:26) e convincerà (Giovanni 16:8). Altri esempi che ci fanno capire che lo Spirito Santo ha caratteristiche proprie di una persona, per esempio che non lo si può bestemmiare (Matteo 12:31), mentire (Atti 5:3); tentare (Atti 5:9); contristare (Efesini 4:30); oltraggiare (Ebrei 10:29).
Inoltre lo Spirito Santo possiede caratteristiche proprie di una personalità come la volontà (1 Corinzi 12:11); desideri (Romani 8:27); conoscenza (1 Corinzi 2:10-11); amore (Romani 15:30); bontà (Neemia 9:20). 

(2) Lo Spirito Santo è di natura divina.
Dunque, lo Spirito Santo, non è una forza impersonale o un potere misterioso, è una persona divina. Mentire allo Spirito Santo significa mentire a Dio (Atti 5:3-4); lo Spirito è il Signore (2 Corinzi 3:17). Poi vediamo che, versetti attribuiti a Dio, nell’Antico Testamento, nel Nuovo  sono attribuiti allo Spirito Santo (Esodo 17:2-7-Ebrei 3:7-11; Isaia 6:8-10-Atti 28:25-27; Geremia 31:33-34- Ebrei 10:15-17).
Così anche lo Spirito Santo ha attributi divini come Onniscienza (1 Corinzi 2:10-11); Onnipresenza (Salmi 139:7); Onnipotenza (Zaccaria 4:6; Giobbe 33:4). Il fatto che lo Spirito Santo è una persona e quindi di natura divina (la terza persona della Trinità vv.15-23) è importante saperlo, perché se pensiamo allo Spirito Santo come un potere misterioso o una forza impersonale, il nostro pensiero continuerà a essere: "Come posso ottenere di più dallo Spirito Santo?" Se pensiamo allo Spirito Santo come una persona divina, il nostro pensiero sarà: "Come può lo Spirito Santo avere più di me? "  (Efesini 5:18).

(3) Lo Spirito Santo è dello stesso tipo di Gesù.
C.H. Spurgeon, traslitterando le parole di Gesù dice: “Il Padre…vi darà un altro consolatore. Uno che sarà proprio come Io sono stato per voi,anzi anche di più; che vi consolerà nei vostri dolori, rimuoverà i vostri dubbi, vi conforterà nelle afflizioni e sarà il mio vicario sulla terra per fare quello che Io avrei fatto se fossi rimasto con voi.” Che lo Spirito Santo sia un altro consolatore come Gesù, dimostra ancora sia la personalità che la divinità dello Spirito Santo. Ciò che Gesù sarebbe stato per i discepoli, lo Spirito Santo lo sarebbe stato esattamente per loro. 
Lo Spirito Santo è il paráklētos come Gesù, che avrebbe sostituito Gesù e che avrebbe continuato sulla Sua scia, l’insegnamento e la rivelazione di Gesù. Il ruolo dello Spirito garantisce quindi la continuità del ministero di Gesù. 

B) Lo Spirito Santo è una presenza costante.
Uno dei fatti più incoraggianti del cristianesimo è che il Consolatore, non solo si affianca, ma arriva dentro ogni credente e lo ci starà per sempre! Il cristiano no sarà mai solo nell’affrontare la vita di ogni giorno. Il dono dello Spirito Santo, una volta dato, non viene mai tolto. Lo Spirito Santo dimorerà per sempre nel credente come affermato dal v.16: "perché stia con voi per sempre". 
Insieme allo Spirito riceviamo il Padre e il Figlio come confermato dal v.23 e da altri passi del Nuovo Testamento (1 Corinzi 3:16; Efesini 2:22; Galati 2:20; Efesini 3:16-17). Lo Spirito Santo dimora nel credente del Nuovo Patto per sempre (Luca 22:19-20), non ci abbandonerà mai, mentre nell’Antico Patto lo Spirito Santo, poteva essere ritirato (1 Samuele 10:10; 16:14, Salmi 51:11).  
La presenza dello Spirito Santo, grazie a Gesù, garantisce la salvezza del credente come leggiamo in Efesini 1:13-14: "In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria". 
Il credente è sigillato dello Spirito Santo. Il “Sigillo”(sphragízō) nel mondo antico era il segno personale del proprietario  o del mittente di qualcosa di importante, e quindi come in una lettera, distingueva il vero dal falso. La presenza dello Spirito Santo e quindi il sigillo è una dimostrazione dell’autenticità e l’assicurazione che la persona che lo ha è appartiene a Dio (Romani 8:9,15; Galati 4:6). 
Un altro aspetto incoraggiante che vediamo della presenza costante è che: lo Spirito Santo è il pegno (arrabó̄n) dell’eredità in cielo. In un contratto tra due parti, il pegno era il pagamento di una parte, che comportava l’assicurazione che l’intero pagamento si sarebbe fatto. Era un pagamento che obbliga la parte contraente a fare ulteriori pagamenti. Quindi lo Spirito Santo è un deposito, un acconto, quindi l’assicurazione, la certezza che i veri credenti, coloro che Dio ha salvato, saranno salvati! 
Non è forse un grande conforto sapere che lo Spirito Santo sarà per sempre nel credente a combattere le battaglie di ogni giorno fino a quando i credenti non saranno in cielo con Lui!? 
C’era un comandante che guidò le sue truppe in una zona pericolosa dove vi sarebbe stata una battaglia il giorno seguente. Il generale, pensò di girare tra le tende dei soldati per ascoltare i discorsi dei soldati. Un soldato diceva ai suoi commilitoni: “Siamo nei guai, abbiamo tanta cavalleria, tanta fanteria, ma poca artiglieria. I nostri nemici sono migliaia contro di noi, così forti, così potenti che domani ci faranno a pezzi.”  Il generale allora aprì la tenda e apparve loro dicendo: “ Quanti di voi hanno contato anche me?” Noi dobbiamo considerare il fatto che di fronte ai nostri nemici spirituali(peccato,  mondo- nel senso di sistema ribelle a Dio, e il diavolo), c’è lo Spirito Santo che combatte insieme a noi ed è più grande! (1 Giovanni 4:4). 
Che grande consolazione! Non siamo abbandonati a noi stessi!

C) Lo Spirito Santo è presenza illuminante.
v.17: "lo Spirito della verità". La verità non è semplice da scoprire, è necessaria la rivelazione di Dio, è necessario che qualcuno ci guidi in essa. Dio guida le persone alla verità attraverso lo Spirito Santo, che è Spirito di verità. 
Questo lo troviamo scritto anche in Giovanni 15:26 e Giovanni 16:13. Lo Spirito Santo, come Gesù, dice la verità (Giovanni 8:31-36,40,45-46; 14:6; 16:7; 18:37. Lo Spirito Santo, ci comunica la verità che è contraria della falsità (Giovanni 8:40,45,46; 16:7; 2 Corinzi 4:2; 1 Giovanni 4:6).
Certamente si riferisce alla Parola di Dio Giovanni 17:17; 2 Timoteo 3:16-17; 2 Pietro 1:21 e quindi riguardo l’insegnamento di Gesù, Giovanni 16:12-15, la Sua opera di redenzione nel mondo Giovanni 15:26. L’obbiettivo dello Spirito Santo è di glorificare Gesù, Giovanni 16:14. Lo Spirito Santo ci fa capire la Sua rivelazione 1 Corinzi 2:10-12. Apre gli occhi accecati dal peccato, restituisce la visione spirituale, fa si che i peccatori si rendano conto che il Vangelo è verità, che la Parola di Dio è verità e li guida in questa verità. Senza l’opera dello Spirito Santo le persone rimarrebbero nell’oscurità spirituale! 

CONCLUSIONE.
Una volta, un uomo profondamente curioso, voleva vedere la spada con la quale un eroe famoso aveva combattuto ardue battaglie. Guardando la lama disse: “Ma non vedo nulla di eccezionale in questa spada.“ “No” rispose l’eroe, “ma non ha visto il braccio di chi la brandisce”.
 Il credente, il discepolo di Gesù agli occhi della gente di questo mondo, non è niente di particolare, ma ha “un braccio eterno e potente che lo impugna”! Lo Spirito di Dio! 
Un credente nelle mani di Dio è potente secondo come vuole Dio per il progresso del Suo regno! (Giovanni 14:12; Atti 1:8). Noi vediamo una verità importante in questi versetti: Dio si manifesta a quelli che lo amano, quelli che lo amano sono i suoi eletti e lo dimostrano con l’ubbidienza! A questi credenti Dio dona il Suo Spirito! Le Scritture parlano chiaramente dell'obbedienza. Se si ama veramente Dio, non solo pendiamo dalle sue labbra, ma dobbiamo anche prendere sul serio i nostri doveri verso di Lui.  La qualità dell’obbedienza è un riflesso diretto dell’amore per Gesù.