lunedì 4 marzo 2013

La consolazione dei cristiani.

Giovanni 14:1-12: La consolazione dei cristiani.
Il diavolo, secondo la leggenda, una volta pubblicizzò i suoi strumenti per la vendita all'asta pubblica. Andarono diversi potenziali acquirenti. Tra i vari strumenti, ve ne era uno strano con un'etichetta: "non in vendita". Qualcuno degli acquirenti chiese come mai questo strumento non fosse in vendita; il diavolo rispose: "Posso vendere gli altri miei strumenti, ma non posso vendere questo, è l'attrezzo più utile che ho. Si chiama scoraggiamento, e con esso posso farmi strada nei cuori delle persone, altrimenti inaccessibili, e così posso lavorare in modo efficace in loro. Quando io faccio entrare questo attrezzo nel cuore di un uomo, la strada è aperta per piantare là, qualsiasi cosa io posso desiderare. Come possiamo vincere lo scoraggiamento? Come possiamo essere consolati?
Dopo aver fatto il lavaggio dei piedi ai Suoi discepoli, durante l’ultima cena (Giovanni 13:1-17), Gesù annunzia alcune verità sconvolgenti: uno di loro lo avrebbe tradito, Egli stava per lasciarli e Pietro lo avrebbe rinnegato. Presto i discepoli avrebbero visto che il loro Maestro sarebbe stato portato via, processato e crocifisso. La loro fede sarebbe stata messa duramente alla prova, e quindi si sarebbero scoraggiati, così Gesù in questi versetti vuole consolarli.
La consolazione dei credenti si trova nella promessa, nella persona e nella partenza di Gesù.
Dunque in questi versetti vediamo che la consolazione ci viene dalla:
I PROMESSA DÌ GESÙ (vv.1-4).
Come dovrebbe comportarsi un cristiano nelle difficoltà, nelle prove, nella sofferenza, nelle delusioni?  Vogliamo essere forti, ma poi ci dimostriamo deboli. A volte ci sentiamo, smarriti,frustrati, depressi, disperati come possiamo affrontare queste situazioni? Noi dobbiamo guardare alla promessa che ci fa Gesù. 

Noi vediamo in questi versetti:
A) La Sollecitazione della promessa. V.1
Gesù voleva incoraggiare i Suoi discepoli, noi vediamo:
(1) La sollecitudine alla calma.
v.1: "Il vostro cuore non sia turbato".
“Non sia turbato” (tarássō, presente imperativo passivo) significa essere agitato (Giovanni 5:4,7; Marco 6:50 ; Matteo 14:26 . Il verbo implica, consenso, permettere. Letteralmente potrebbe essere “Non consentire ” o “o non permettere al vostro cuore di essere turbato.” Il verbo è anche all’imperativo, quindi implica la fermezza, la determinazione e la convinzione di un comando, ma un comando, come ci sembra da capire dal contesto, detto delicatamente. 
"Cuore"(kardía) si intende la sede della volontà e delle emozioni di una persona. Il turbamento dei discepoli, era per ciò che aveva detto Gesù, al capitolo precedente riguardo il fatto che li avrebbe lasciati e che Pietro lo avrebbe rinnegato (Giovanni 13:33-36).
Gli undici erano sconvolti, confusi, smarriti e incerti.  Questa dichiarazione di Gesù non era solo per i suoi discepoli, ma per tutti coloro che lo seguono sempre. Anche per noi oggi, che viviamo in un tempo di angoscia, è una buona medicina. Alte percentuali di criminalità, l'aumento del costo della vita, crisi internazionali e guerre, l’incertezza politica, terremoti, causano grandi preoccupazioni, ansie ai cuori degli uomini. Gesù sta dicendo ai discepoli e anche a noi: anche se il vostro mondo sta crollando e state entrando nel buio, non lasciate che il vostro cuore sia turbato! Preghiamo il Signore affinché ci dia la pace nei momenti difficili (Filippesi 4:6-7). Come dice James F. Lewis: “Dio è capace di darci la pace quando la nostra vita sta andando a pezzi”.

(2) La sollecitudine a credere in Dio  e in Gesù.
v.1: "abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!"
Vi era un legame intimo e profondo tra Dio e Gesù (Giovanni 1:1-2; 1:14-18; 5:17-30). Gesù ci fa capire che il modo di avere un cuore sereno è quello di credere in Dio e in Gesù. 
“Abbiate fede”( pisteúō), il verbo implica un comando e la continuità, perciò Gesù stava dicendo di continuare a credere in Dio e in Gesù, anche in Sua assenza, anche nei momenti difficili. 
“Fede” denota una personale fiducia relazionale, affidarsi a una persona con piena fiducia ed implica un impegno totale a colui che è attendibile, quindi in Dio e Gesù che hanno il potere e danno un sostegno personale e che loro parole sono vere.  Noi abbiamo tanti motivi per avere fiducia in Dio, la Sua sovranità, la Sua onniscienza, la Sua onnipotenza, la Sua fedeltà, il suo amore, la Sua saggezza, ecc. 
Così anche riguardo a Gesù. Se Gesù dice sempre le Parole di Dio e compie gli Atti di Dio (Giovanni 5:19-20), non avrebbe dovuto essere attendibile come Dio? Se lui dice ai suoi discepoli di non lasciare che il loro cuore sia turbato, non deve essere perché ha molte ragioni ed è credibile? 
Come se Gesù stesse dicendo: “Credetemi, io so quello che sto facendo, sto andando via per uno scopo importante e quando l'obiettivo sarà raggiunto, ritornerò di nuovo per stare insieme, non siate turbati!”

Noi vediamo ancora:
B) La Sostanza della promessa ( vv.2-3).
Vediamo in cosa consiste la promessa per cui ogni credente può stare calmo. Gesù da ulteriori basi per aver fiducia in Lui.

In primo luogo vediamo che c’è la promessa di:
(1) Un’Abitazione in cielo.
Gesù è andato a preparare un luogo. v.2: "Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?"
Gesù sarebbe andato a preparare (futuro hetoimázō) un luogo (tópos) per tutti i Suoi discepoli, una promessa che comprende tutti i veri credenti dit utti i tempi, nella casa (oikía) del Padre, una casa con molte dimore(moné). 
Gesù li assicurò che se non fosse stato così, Lui non lo avrebbe detto. Una volta salito in cielo, Gesù andrà a preparare un luogo per i discepoli come aveva fatto Dio nell’Antico Testamento che è andato davanti al popolo per preparargli un posto dove piantare le tende (Deuteronomio 1:29-33). Piuttosto che elaborare le caratteristiche della casa del Padre, Gesù sottolinea che vi è abbondanza di spazio nella casa del Padre. 
“Molte (polús) dimore” sottolinea il gran numero di abitazioni, uno spazio abbondante per tutti i discepoli, nel cielo dove dimora Dio. Quindi Gesù non è solo Colui che sta preparando ai discepoli di tutti i tempi una dimora in cielo eterna e perfetta (Matteo 6:19-20; 1 Pietro 1:3-4), ma ci sta comunicando  che i credenti staranno alla presenza di Dio.  Gesù è la via del cielo, la persona che c’introduce, che ci conduce alla presenza di Dio, che conduce gli uomini a Dio. 
Che meravigliosa certezza! La cittadinanza dei veri credenti è in cielo (Filippesi 3:20)
Il vero credente è seduto nei luoghi celesti (Efesini 2:6). Che grande conforto il sapere che questo non è per le opere o per i nostri meriti perché se fosse per questo non andrebbe nessuno in cielo! (Efesini 2:5-10; Romani 4:4-5). Questa promessa è stata di grande conforto. 
Un pastore visitò un membro della sua congregazione che era stata in una casa di riposo per malati incurabili a causa di un’artrite invalidante. Era in uno stato continuo di dolore costante e aveva speso in questa casa molti anni della sua vita. Questa povera donna non si lamentava mai e non parlava mai di se stessa o della sua condizione a meno che qualcuno non gli facesse una domanda in proposito. Questo pastore un giorno andò a trovarla e le chiese: “ Ida hai ancora l'amore di Gesù?”  I suoi occhi brillavano attraverso la sua sofferenza e rispose: “Sì certamente! E non vedo l’ora di essere con Lui! Sono molto ansiosa per Lui che venga e mi porta a casa.” La morte di un cristiano non è come la morte di un non credente il cristiano sa dove lui/lei andrà, la morte per un cristiano è un guadagno (Filippesi 1:21). Questa speranza determinerà anche il suo comportamento su questa terra, non sarà un comportamento come quello di un incredulo, di un infedele, ricercherà la santificazione (Filippesi 3 :17-20; 1 Giovanni 3:2-3).
Conoscere il nostro destino eterno è un grande incentivo, non solo per avere la pace, ma anche per la consacrazione al Signore Gesù.

In secondo luogo c’è la promessa:
(2) Dell’Accoglienza in cielo di Gesù.
v.3: "Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me".
Dopo che sarà asceso in cielo e dopo che avrà preparato un luogo, Gesù ritornerà. Nel Nuovo Testamento, ci sono 318 allusioni o riferimenti diretti, al fatto che il Signore Gesù sta per tornare a prendere i veri credenti, affinché siano dove è Lui e con Lui. 
Un giorno,  se tu sei un vero credente, se tu sei un figliolo di Dio, se hai avuto il perdono dei peccati, se Dio ti ha fatto nascere di nuovo (Giovanni 1:11-13), lo vedrai faccia a faccia. 1 Giovanni 3:1-2: "Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.  Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è".  
Come suoi  figli noi non saremo spinti fuori dalla Sua casa. Come il figliol prodigo è stato accolto a braccia aperte dal Padre, così lo saremo anche noi se ci siamo pentiti veramente dei nostri peccati. (Luca 15:11-24). Ti immagini la scena?

In terzo luogo c’è la promessa che staremo:
(3) Assieme a Gesù.
v.3: "Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi".
Gesù desidera che noi credenti, Suoi discepoli, stiamo con Lui (Giovanni 17:24). Noi saremo con Gesù! (Luca 23:43; 2 Corinzi 5:8; Filippesi 1:23). Questa è la promessa e la gloria (Colossesi 3:4), noi trionferemo sulla morte per essere per sempre con Cristo. Questo deve riempire le nostre menti, se Gesù è il nostro Salvatore e Signore! Questa è la cosa che dovrebbe riempire la nostra bocca quando parliamo con qualcuno che sta per morire o con qualcuno che ha perso un parente credente o con qualcuno che è senza speranza!  (1 Tessalonicesi  4:13-18). 
Questi versetti sono uno dei passaggi più confortanti in tutta la Bibbia. Il Dottor AL Gaebelein era solito dire che tra i suoi tesori di famiglia vi era una Bibbia tedesca che passò per molte generazioni, disse che molte pagine erano come nuove, sembrava che fosse appena uscita dalla stampa, ma quando aprì Giovanni 14 , era tutta macchiata, sporca e bagnata dalle lacrime di molte generazioni! Che grande conforto e gioia per i veri cristiani sapere che staranno assieme a Gesù, alla presenza di Gesù! Questo conforto e gioia era anche per Henry Venn, un predicatore puritano. Quando stava morendo la sua biografia ci dice: “La prospettiva lo rendeva così pieno di entusiasmo e lieto, che il suo medico disse che la sua gioia di morire lo tenne in vita una quindicina di giorni oltre".

In questi versetti vediamo che la consolazione ci viene dalla:
II PERSONA DÌ GESÙ (vv.4-11).
Se eliminassimo il vero Gesù di Nazareth con le sue richieste esclusive e affermazioni uniche, sostituendolo con un altro Gesù, il cristianesimo sarà popolare. Ma se predichiamo il vero Gesù, quindi la Sua unicità, alcuni si offenderebbero inevitabilmente.  
Noi viviamo in un’epoca del pluralismo religioso, le richieste esclusive di Gesù e quindi del cristianesimo sono considerate strette e intolleranti. Ma il pluralismo stesso, in modo contradditorio, è divenuto il criterio dal quale sono giudicate tutte le affermazioni di verità! Noi vediamo che questi versetti non ci permettono un’altra scelta. 

Noi in questi versetti vediamo:
A) L’unicità dell’Intercessione di Gesù.
vv.4-6: "e del luogo dove io vado, sapete anche la via. Tommaso gli disse: 'Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?'  Gesù gli disse: 'Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Dopo aver detto ai suoi discepoli il motivo per cui Lui va via, Gesù dice loro che, del luogo dove va, loro conoscono la via'". 
Gesù non si è sbagliato, dicendo che i discepoli conoscono il luogo (presso il Padre) dove va e anche la via (la Sua morte e la Sua resurrezione) per arrivare al luogo. Il luogo Gesù l’aveva appena detto e la via Gesù l’aveva detto già diverse volte (Marco 8:31-32; 9:31; 10:33). Questa, comunque sarà l’occasione per presentare una verità importante riguardo la Sua opera, quindi il modo per andare presso il Padre (v.6; vedi anche 1 Corinzi 3:11; Atti 4:12; 1 Timoteo 2:5). 
Tommaso e gli altri non avevano capito, Tommaso disse a Gesù: “Non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?” Gesù risponde con una delle affermazioni più belle e importanti che troviamo nella Bibbia e non solo, che indicano l’unicità e l’esclusività dell’intercessione di Gesù tra Dio e gli uomini: Gesù è la via, la verità e la vita, l’unico che ci conduce a Dio! Gesù non è una via, una verità e una vita! Gesù è la via, la verità e la vita! Non ci sono altre vie o modi per essere condotti a Dio. Gesù è la via per arrivare a Dio perché è la verità e perché è la vita, quindi verità e vita supportano la via. Questi versetti ci parlano che Gesù è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini. 

Ma vediamo questa affermazione specificatamente.
(1) Gesù è la Via: il Mediatore di Riconciliazione.
La “via” (hodós) è una strada. La strada serve per spostarci da un luogo a un altro per raggiungere una destinazione, in questo caso Gesù è la strada che conduce l’uomo da Dio. Gesù è la via della riconciliazione del credente con Dio (Romani 5:8-11). 
Il peccato ci separa da Dio (Isaia 59:2) e ci rende nemici di Dio. Gesù in primo luogo con il Suo sacrificio toglie la colpa del peccato del peccatore che crede in Lui e quindi dal giudizio di Dio (Salmi 103:12; Isaia  38:17; 43:25; 44:22; Michea 7:19; Romani 5:9; 8:1). 
I nostri peccati sono perdonati (Efesini 1:7; Colossesi  2:13) e dimenticati (Ebrei 10:17). Quando il diavolo ci accusa perché abbiamo commesso un peccato, se non vogliamo cadere nello sconforto e nella paralisi spirituale, ricordiamogli che Gesù morì per i nostri peccati ed è il nostro avvocato presso Dio 1 Giovanni 2:1-2 . 
In secondo luogo Gesù libera dalla potenza del peccato (Giovanni 8:31; Romani 6:6; Efesini 2:1-3). 
Il dottor Martyn Lloyd Jones, parlando che Gesù ci salva della potenza del peccato dice: “Noi siamo schiavi del peccato e sottoposti al suo dominio. Siamo sotto il dominio di Satana. L’uomo in Eden ha perso la sua libertà, infatti, prima era libero di dare ascolto a Satana, ma dal momento in cui gli diede ascolto, perse la sua libertà. L’uomo non è più libero, è servo del dio di questo mondo, del principe della potestà dell’aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli. Ecco cos’è l’uomo sotto il domino, sotto la potenza, sotto la schiavitù e la tirannia del peccato. Non è forse vero che tutti conoscano questo genere di potenza e hanno bisogno di esserne liberati? L’uomo quando Dio lo creò, non era sotto la potenza del peccato, è stato lui a mettersi in quella situazione mediante la caduta. Non può districarsene da solo”. È proprio così, non possiamo liberarci dal peccato da soli, abbiamo bisogno della salvezza che si trova in Gesù! Gesù ci libera dal dominio del peccato (Romani 1:16-17).

(2) Gesù è la Verità: il Mediatore di Rivelazione.
Gesù è la via che conduce al Padre perché Gesù è la verità! Gesù rivela la verità di Dio nel mondo proclamandola e personificandola. (Giovanni 1:14,17; 8:32,40, 45-46; 18:37). Gesù è la verità, perché Lui incarna la suprema rivelazione di Dio, Egli essendo Dio, ci fa conoscere Dio (Giovanni 1:1-3,14-18); è chiamato Dio (Giovanni 1:1,18; 20:28).

(3) Gesù è la Vita: il Mediatore di Rigenerazione.
La rigenerazione è l’atto segreto e misterioso di Dio, il quale impartisce una nuova vita, la vita spirituale divina al suo popolo. Molti passi nella Bibbia ci parlano che l’uomo per natura è morto spiritualmente parlando, che cammina secondo la filosofia di questo mondo (secondo il corso o principi ribelli e contrari alla verità di Dio) in modo egocentrico e senza timore di Dio (Romani 8:5-8; Efesini 2:1). Pertanto, l’uomo necessita di rigenerazione per essere salvato, quindi per avere comunione con Dio e per andare alla Sua presenza. 
Dio ci vivifica, ci fa essere nuove persone in Cristo (Giovanni 3:5-8; Efesini 2:5-7; Tito 3:4-7; 2 Corinzi 5:17; 1 Pietro 1:3; 1 Giovanni 3:9). 
Cristo è venuto per dare la vita. Gesù ha vita in se stesso come il Padre (Giovanni 5:26). Gesù è la vita (Giovanni 1:4); è il pane della vita (Giovanni 6:33,35,48,51); Gesù è la resurrezione e la vita (Giovanni 11:25), Gesù dona la vita (Giovanni 10:10); Gesù è il Salvatore (Atti 4:12) . 
Questi passi riflettono che la vita di Dio si trova in Gesù, perciò quando le persone vanno da Gesù, vanno da Colui in cui si trova la vita del Padre. 
Avere la rigenerazione non è solo avere una nuova vita spirituale, implica, anche avere la vita eterna (Giovanni 3:16; 10:27-28; 4:12). In Cristo passiamo dalla morte alla vita (Luca 15:24). 
Vuoi avere la vita? Allora devi credere in Gesù in Gesù e pentirti dei tuoi peccati (Atti 20:21). 
Il versetto 6 allora ci dice che Gesù è l’unica via per condurci a Dio, non ci sono altre strade, questo ci porta a considerare che: è una pazzia o da schiocchi cercare un’altra strada per andare a Dio, quella strada non ci arriverà mai! La strada che tu pensi che porti a Dio, se non è Gesù e come una strada senza uscita, non puoi andare oltre. Puoi credere in Dio, ma se non lo conosci non ti giova a nulla, conoscerlo è possibile solo grazie a Gesù (Giovanni 17:3) .

Noi vediamo ancora:
B) L’unicità di Gesù come Identità divina (vv.7-11).
Notiamo:
(1) Il Chiarimento sulla Sua divinità.
vv.7-10: "'Se mi aveste conosciuto avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l'avete visto'.  Filippo gli disse: 'Signore, mostraci il Padre e ci basta'. Gesù gli disse: 'Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: -Mostraci il Padre?- Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me?'"  
Ci sono momenti in cui ognuno di noi desidera ciò che Filippo ha desiderato, cioè vedere Dio, come del resto desiderò Mosè (Esodo 33:18).  Ma noi sappiamo, chiaramente, che Dio non ha una forma tangibile che gli uomini in terra possono vedere (Esodo 33:20; Giovanni 4:24). 
I discepoli non avevano conosciuto Gesù sotto l’aspetto divino, pertanto non conoscevano nemmeno il Padre. Ma essi avevano conosciuto il Padre lo avevano visto perché avevano visto e veduto Gesù. La vera conoscenza di Gesù è la vera conoscenza del Padre. 
In questo modo Gesù chiarisce la Sua divinità. Gesù è la manifestazione visibile dell’invisibile Dio! (Colossesi 1:15). Gesù è lo splendore della gloria di Dio, l’impronta della Sua essenza (Ebrei 1:3). Malgrado, il fatto di essere vissuto con loro, i discepoli ancora non avevano capito l’unione unica divina che Gesù aveva con il Padre. Filippo chiede a Gesù di mostrargli il Padre, desiderava una visione tangibile, diretta e immediata! 
Gesù cerca di chiarire ancora che chi ha visto Lui ha visto il Padre. Gesù e il Padre, sono Uno negli scopi, Uno nella missione (Giovanni 10:30); Uno nell’essere (Giovanni 17:21-23), infatti, al v.10 leggiamo: "Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me?".  Questa dichiarazione esprime sia una completa presenza reciproca e la piena unità tra Gesù e il Padre, pur rimanendo due persone distinte e separate. La piena presenza e unità che vi è tra Padre e Figlio, garantisce che Gesù ha veramente e completamente rivelato Dio a noi essendo di natura divina. Gesù voleva che i suoi discepoli capissero e credessero chi Egli fosse veramente, non un semplice profeta, non un semplice insegnante, non solo il Messia. Gesù è Dio!

Osserviamo ancora:
(2) La Conferma della Sua divinità (vv.10-11).
a) In primo luogo vediamo la conferma: le parole.
v.10: "… Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue". Le parole dette da Gesù, non erano Sue parole, ma del Padre. Giovanni menziona diverse volte questa verità (Giovanni 3:34; 8:18,28,38,47;12:49). Forse per questo che la gente rimaneva meravigliata del Suo insegnamento (Matteo 7:28-29). 
Gesù stava dicendo ciò che vi sto dicendo, le sta dicendo il Padre attraverso di me.

b) In secondo luogo vediamo la conferma: le opere.
v.11: "..11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse". 
Il fatto che Gesù è nel Padre e il Padre è nel figlio descrive la loro unità, ma non cancella il fatto che sono due persone distinte. 
“Credetemi” (pisteúō) in questo contesto non solo ha un senso di affidarsi a Lui, ma anche di credere che ciò che Gesù ha detto, è la verità. Se hanno ancora difficoltà a credere alle Mie parole, credete alle opere stesse. “Opere” (érgon) si riferisce ai miracoli, alla potenza sovrannaturale di Dio in azione. 
Queste opere testimoniano la Sua divinità, sono opere del Padre (Giovanni 5:17-20, 36; 9:3–4; 10:25, 32,37–38). I miracoli sono cartelli indicatori che indicano la divinità di Gesù, sono atti che spiegano chiaramente la natura divina di Gesù, forniscono chiavi di lettura di ciò che veramente era ed è Gesù. In Gesù vediamo il Padre.  
Vediamo la forza creatrice e personale dell’universo di Dio, vediamo la santità, l’amore e la cura di Dio.  Gesù è la gloria di Dio! (Giovanni 1:14).

In questi versetti vediamo che la consolazione ci viene dalla:
III PARTENZA DÌ GESÙ (v.12).
In primo luogo vediamo nella consolazione che ci viene dalla partenza di Gesù è:
A) La Potenza promessa ai discepoli.
Dopo aver incoraggiato i Suoi discepoli a credere in Lui, Gesù fa una dichiarazione importante e sconvolgente, Lui afferma: v.12: "In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori".  
Dopo aver confortato i discepoli riguardo la promessa della casa in cielo preparata per loro e della Sua persona, Gesù li conforta ancora con questa nuova promessa: i discepoli, coloro che credono in Lui avrebbero fatto le opere di Gesù e ne avrebbero fatto di maggiori. 
Cosa significa tutto ciò? A che cosa si riferiva Gesù? È possibile che i discepoli potessero fare opere maggiori?  
La parola “opere” (érgon) non si riferisce solo ai miracoli come vediamo al v.11. È scritto, per esempio, che Gesù è venuto a compiere l’opera di Dio (Giovanni 4:34; 17:4) riferendosi alla missione che Dio gli aveva affidato. 
Invece la parola “maggiori”(meízōn) può avere il significato di quantità (Luca 7:42; 1 Timoteo 6:6; Ebrei 10:35) o di qualità quindi straordinario e sorprendente, impressionante (Giovanni 1:50; 5:20; Apocalisse 15:3) o importante (Matteo 5:19; Giovanni 4:12; 1 Corinzi 12:31).  

Noi troviamo diverse interpretazioni a riguardo questo versetto.
(1) Ci sono alcuni che pensano che si tratti di miracoli.
Quelli che credono così si dividono in quelli che pensano fosse riferito ai soli discepoli del primo secolo che hanno fatto più miracoli di Gesù oppure erano più spettacolari, oppure che a quelli che pensano che oggi ci siano ancora, basta avere una forte fede, e a quelli che questo versetto dimostra che oggi non ci sono più i miracoli perché non vi è una grande fede.  
Non possiamo sapere se i discepoli hanno fatto più miracoli di Gesù. Per coloro, però che pensano che “opere maggiori” si riferisca a più spettacolari o sovrannaturali, mi sembra difficile, vedi la resurrezione di Lazzaro dai morti dopo quattro giorni, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la trasformazione dell'acqua in vino, i discepoli non fecero niente del genere, non nutrirono miracolosamente una moltitudine, non calmarono una tempesta. Le opere dei discepoli non rivelarono il Padre come fece Gesù nel Suo ministero.

(2) Altri pensano si tratti della quantità dei convertiti.
“Le opere maggiori” sono l’abbattimento delle barriere razziali (Giudei, Samaritani e Gentili) e la conversione di molte persone provenienti da queste razze. Secondo questo punto di vista nel libro degli Atti vengono messi in evidenza non tanto, i miracoli, ma le opere di conversioni, quindi il rivelare il Padre. Da 500 discepoli prima della Sua ascensione, ci sono stati, senza dubbio, migliaia di conversioni. La predicazione di Pietro portò 3000 conversioni!!! (Atti 2:41) .

(3) Altri ancora pensano che opere maggiori si riferisca alla qualità dell’opera di salvezza.
In questo senso il ministero dei credenti è basato sull’opera completa di Gesù sulla croce (1 Giovanni 12:24; 15:13; 19:30) oppure alla Sua glorificazione “io me ne vado al Padre”. 
La salvezza dei credenti avviene per la morte, la resurrezione e l’ascensione di Gesù, Romani 4:25 ; Romani 8:33-34, ecc. 
Le opere dei discepoli erano maggiori di Gesù perché essi potevano predicare l’opera compiuta da Cristo, mentre Gesù lo ha solo preannunciato. Inoltre grazie alla morte e all’esaltazione di Gesù, i credenti ricevettero potenza e divenne più chiaro a loro chi fosse Gesù in modo da predicarlo agli altri, mentre prima, come dimostra questo passo, non era chiaro per i discepoli. Solo in questo modo i segni e le opere di Gesù che aveva fatto prima della sua morte e resurrezione, hanno raggiunto il loro scopo e potevano essere capiti per quello che erano. Comunque, possiamo dire che le “opere”, devono essere intese in termini di missione data da Dio e “le opere maggiori” si riferiscono alle più ampie opportunità che, i discepoli avrebbero avuto di predicare Cristo e alla loro predicazione basata sull’opera compiuta da Cristo. 
Il ministero di Gesù è stato locale, mentre quello dei discepoli è stato più ampio. I miracoli non sono fini a se stessi, miracoli accreditarono la persona come messaggero mandato da Dio e autenticavano il messaggio come proveniente da Dio (Esodo 4:1-9; Giovanni 3:2; 5:36; Ebrei 2:2-4). 
L’enfasi del Nuovo Testamento non sono i miracoli, anche se hanno la loro importanza, come abbiamo visto, ma la predicazione del Vangelo (Daniele 12:3; Matteo 28:18-20; 1 Corinzi 1:17-25).

In secondo luogo vediamo nella consolazione che ci viene dalla partenza di Gesù è:
B) Il Perché della Potenza.
Noi vediamo come uomini, così semplici divennero uomini potenti.

(1) In primo luogo credevano in Gesù.
v.12: "In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori". 
La promessa di Gesù in Giovanni 14:12 è una grande promessa. È una promessa esaltante.  
“Crede” (pisteúō) significa essere fermamente persuasi in Gesù. Non significa credere che Gesù, sia esistito, ma credere in Gesù che è il Signore e il Salvatore! Significa affidare a Gesù la propria vita completamente! Lasciare il volante della nostra vita a Lui. La fede è fidarsi di Gesù, la convinzione che Gesù è vivente e si prende cura del suo popolo,che mantiene le promesse, perciò è la convinzione che Gesù non dice bugie riguardo ciò che promette! 
John Murray: “La fede è la conoscenza che passa in convinzione, ed è convinzione che passa in fiducia”. 
Noi posiamo avere fiducia che Gesù ci possa usare efficacemente secondo i doni spirituali che Lui ci ha dato e la Sua volontà. Siamo qui per uno scopo quello di servirlo e lo possiamo fare in modo efficace Filippesi 4:13 .

(2) In secondo luogo avevano lo Spirito Santo.
v.12:  "perché io me ne vado al Padre". 
Era necessario che Gesù andasse al Padre, la Sua esaltazione assicura la venuta dello Spirito Santo nel credente. 
Giovanni 7:37-39: "Nell'ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: 'Se qualcuno ha sete, venga a me e beva.  Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno'.  Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato". 
Lo Spirito Santo, è il consolatore (paráklētos) avvocato come Gesù (1 Giovanni 2:1; Giovanni 14:16) , è stato dato al posto di Cristo, è il vicario di Cristo per essere l’aiuto di ogni credente. Il credente senza lo Spirito Santo non è in grado di compiere la volontà di Dio (Romani 8:12-14; 2 Corinzi 3:18; Galati 5:16-23)  e quindi di servire Dio con potenza come leggiamo in Atti 1:8: "Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra". 
Tutti i credenti sono chiamati a essere ripieni dello Spirito Santo (Efesini 5:18). A.W.Tozer: “La vita ripiena di Spirito non è una speciale edizione di lusso del cristianesimo. E' parte integrante del piano complessivo di Dio per il suo popolo.”  
Hai lo Spirito Santo? Sei ripieno dello Spirito Santo? Prega per esserlo! (Luca 11:5-11). Non lo contristare con il peccato! (Efesini 4:30). Non lo spegnere con l’incredulità! (1 Tessalonicesi 5:19).

CONCLUSIONE.
Noi possiamo ricercare tutti i conforti e le comodità nelle cose di questo mondo, ma la vera consolazione ci viene nella pace interiore che avviene dalla fiducia che abbiamo in Dio e in Cristo che presuppone la pace con Dio per la sua grazia mediante la fede in Gesù che ha rimosso il peccato che ostacolava questo rapporto (Romani 5:1-2).  
John Bunyan disse: “Se non abbiamo quiete nelle nostre menti, le comodità esteriori non faranno più per noi di una pantofola d'oro su un piede gottoso”. Ricerchiamo perciò la pace di Dio avendo fiducia in Lui e in Gesù l’unico intercessore! 
“In Cristo il cuore del Padre si rivela, e maggiore conforto non ci può essere che di riposare nel cuore del Padre”. (Andrew Murray).