lunedì 11 marzo 2013

Il servo senza misericordia.


Matteo 18:21-35: Il servo senza misericordia.
Questo passo è ovviamente collegato al passo precedente della disciplina. Quando una persona dice che ha sperimentato il perdono di Dio (Matteo 18:24-27), spetta a loro poi perdonare gli altri (Matteo 18:28-29). Se non perdonano dimostrano che non hanno mai sperimentato il perdono di Dio e pertanto saranno giudicati da Lui (Matteo 18:31-34; Matteo 6:14-15). Così quando la persona disciplinata si pente (Matteo 18:15-20), la chiesa deve perdonare (Matteo 18:21-35). 
Pietro parlando di eventuali offese che una persona può ricevere chiede a Gesù, quante volte perdonerà la persona che ha peccato contro di lui? Fino a sette volte? Pietro pensava forse di essere più generoso delle tre volte che diceva la tradizione giudaica.  Infatti secondo l'insegnamento all'interno del Giudaismo (basato su Amos 1:3; Amos 2:6; Giobbe 33:29, 30) si poteva perdonare tre volte; tre volte erano abbastanza per mostrare un spirito clemente verso chi si pentiva, se sbagliava una quarta volta non veniva più perdonato! O forse, secondo alcuni studiosi, “sette” simboleggia la perfezione, Pietro potrebbe avrebbe chiesto se doveva perdonare perfettamente. Ora Gesù risponde a Pietro settanta volte sette, 490 volte. Cosa significa che la 491 volta uno si può vendicare? “Settanta volte sette” è un modo di dire sempre, elimina limiti e calcoli (Luca 17:3-4). 
L'enfasi non è sul numero, ma sulla natura sconfinata del perdono, ovviamente il perdono deve essere perfetto, sincero e senza residui di rancori. Forse c’è un’allusione in contrasto alla vendetta illimitata di Lamec con l’ illimitato perdono del discepolo. (Genesi 4:24:24). Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte. La vendetta di Lamech è trasformata in un principio del perdono illimitato (Genesi 4:15). McNeile osserva: “La vendetta illimitata di uomo primitivo ha dato luogo al perdono illimitato dei cristiani.” 
Al versetto 23 dice “perciò” (diá hoútos) letteralmente è per questa ragione, Gesù spiega la ragione per cui siamo chiamati a perdonare chi ci ha fatto del male, raccontando una parabola. In questa parabola vediamo il modo vv. 32-33 e il motivo per cui siamo chiamati a perdonare gli altri vv.34-35. 

Questa parabola illustra:
I LA GRAZIA ILLIMITATA DI DIO (vv. 23-27).
v.23: "Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi". A che cosa si riferisce il regno dei cieli in questo contesto? Il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.

A) L’Identità del regno dei cieli.
A cosa si riferisce Gesù con il regno dei cieli? Secondo il concetto dell’Antico Testamento, “regno” si riferisce a un re che domina, che regna  (Salmi 47; 96-99; Isaia 45:18-25), quindi indica Dio che regna, controlla, ha autorità. Si riferisce al regno di Dio in Cristo. Gesù lo ha predicato, ma ha anche detto che nella Sua persona con la sua potenza liberatrice di salvezza, il regno di Dio è giunto fra la gente!  (Matteo 4:17; 11:4-5; cfr. con Isaia 29:18-19; 35:5-6; 12:28; Luca 10:9; 11:20; 17:21). Perciò l'enfasi dell'espressione è sull'attività di redenzione completa dai peccati di Dio in Cristo che domina come re. 
Colossesi 1:13-14: "Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. 14 In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati".  Questo regno è venuto, viene e deve venire (Matteo 13:38-43; Matteo 25:31-34;Matteo 26:29; Apocalisse 11:15; 2 Pietro 3:13; Filippesi 2:10-11). Quindi il regno dei cieli è presente nella persona di Gesù e chi ne fa parte è perdonato, questo sarà il presupposto nel perdonare gli altri. Infatti Gesù si preoccupava sia della qualità della vita umana e sia del rapporto degli uomini con Dio e tra di loro! Il regno di Dio stabilisce il genere di relazione personale con Dio e con gli altri!    

B) L’Illustrazione del regno dei cieli. 
Ora il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. I “servi” (doúlos) può essere in riferimento ai servitori civili tipo satrapi, governatori di un impero coloniale o di vassalli di un re, oppure ancora a chi gestiva le tasse.          

In questa illustrazione vediamo:
(1) Il Debito del servo (v.24). 
v.24: "Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti". Nel fare i conti gli fu presentato un servo che aveva un debito di 10.000 talenti, una cifra esorbitante, indica un debito incalcolabile, immenso, questo per sottolineare la grandezza del debito. Il talento era un’unità di calcolo valutario, aveva un valore di circa 42,5 chili, ma nel I secolo dopo Cristo designava un’unità monetaria che equivaleva  approssimativamente a 6.000 denari, poiché la paga giornaliera era di un denaro, se lavorava in media 300 giorni all’anno, un talento corrispondeva a 20 anni di lavoro! 
Se moltiplichiamo un talento per 10.000 sono 200.000 anni di lavoro di un solo uomo o a un anno di paga di 200.000 persone! Stiamo parlando di più di 700 milioni di euro, un miliardo di dollari circa, un debito irrealistico (il tributo annuo combinato di Galilea e Perea subito dopo la morte di Erode il Grande era di 200 talenti, il tributo di Giudea, Samaria e Idumea era di 600 talenti), ma non impossibile perché secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio, i romani pretesero dopo la conquista di Israele 10.000 talenti dai Giudei. 

Poi vediamo:
(2) Il Decreto del re (v.25)
v.25: "E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato". 
Siccome l'uomo non è in grado di pagare questa cifra astronomica, lui e la sua famiglia saranno venduti per rimborsare il debito, pratica comune nel mondo antico (Esodo 22:1; 2 Re 4:1; Neemia 5:4-8). La schiavitù fu decretata più come punizione, perché il rimborso, come in questo caso, era impossibile per rimborsare l'ammontare dovuto. Questo è messo in enfasi per indicare una situazione disperata!

Quindi vediamo:
(3) La Dinamica del condono del debito (vv. 26-27).
a) L’Implorazione del servo (v.26).
v.26: "Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: 'Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto'". 
Così il servo si getta a terra implorando pazienza che avrebbe pagato tutto! Era consuetudine il gettarsi a terra e rendere omaggio a un re come vediamo in questo caso (2 Samuele 18:28; 24:20; 1 Re 1:16,53). 
Il servo li chiede di avere pazienza (makrothuméō). 
“Pazienza”  è controllarsi da parte di chi ha potere, quindi  il controllarsi nell’ esercitare una vendetta, ma frena il potere che ha di farlo. “Abbi pazienza e ti pagherò tutto” dice il servo, ma dove li avrebbe trovato tutti quei soldi? Una promessa priva di fondamento! Non sarebbe bastato l’intera vita per estinguere quel debito!

b) La Liberazione del servo da parte del re (v.27).
v.27: "Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito". Dunque il re mosso a compassione lo lasciò andare e gli condonò il debito! 
“Compassione”( splagchnízomai) è la parola che troviamo sia per il buon samaritano che per il padre del figliol prodigo ( Luca 10:33; Luca 15:20) e  per esprimere la compassione di Dio manifestata in Gesù ( Matteo 9:36;Matteo 20:34). 
“Lo lasciò andare” (apolúō Cfr. Lc.6:37). Nelle opere dello storico ebreo Giuseppe, questa parola è usata che i debitori sono liberati dai debiti nel giubileo. La stessa parola è usata in Matteo 27:15 quando Barabba fu liberato e non Gesù: "Ogni festa di Pasqua il governatore era solito liberare un carcerato, quello che la folla voleva". 
Così il re lo lasciò andare, lo liberò dal debito. Ma questa parola indica il perdono, cioè che la colpevolezza derivante dall’illecito è rimossa. Non solo il re lasciò andare il servo, ma anche gli condonò il debito” (daneion).  
“Gli condonò” (aphíēmi- aoristo indicativo attivo) indica rilasciare da obbligazione legale o morale e di conseguenza, annullare, perdonare. Solo al Signore aspetta il perdono! (Esodo 34:6-7; 2 Cronache 7:14; Salmi  51:1,9; 103:3. Per aphíēmi Matteo 9:2-6; 6:12,14-15; Marco 2:5-10; 11:25; Luca 7:47-49; 11:4; 1 Giovanni 1:9; 2:12; cfr. Esodo 32:32; Salmi 24:18).

Tutti noi abbiamo un grande debito incalcolabile, con Dio a causa dei nostri peccati. 
Non c’è nessuno che sia giusto e che ricerchi Dio, “tutti hanno peccato” è scritto in Romani 3:10,23.

Noi non siamo in grado di pagare questo debito, ne il nostro e ne quello degli altri.
Non siamo in grado di soddisfare pienamente gli standard di Dio con le nostre opere (Isaia 64:6; Luca 16:14-15; Romani 4:4-5). L’uomo è in una situazione disperata! (v.25; Salmi 49:7; Romani 3:19-20).

Il debito che l’uomo ha con Dio deve essere pagato (v.23-24; Romani 3:19;5:18).
Il debito può essere pagato solo tramite il sacrificio di Cristo (v.27; cfr. Matteo 26:28; Efesini 1:7; Colossesi 1:14; Ebrei 9:22; Romani 3:23-24; 2 Corinzi 5:21).

Devi riconoscere il tuo debito davanti a Dio, confessare i tuoi peccati a Gesù, credere in Lui, pentirti dei tuoi peccati sinceramente e avrai il perdono dei peccati (1 Giovanni 1:9; 2:12; Salmi 38:18).

Quindi con il perdono Dio, non compie il Suo giudizio, ma cancella il tuo peccato, per ristabilire l’amicizia interrotta a causa del tuo peccato, quindi Dio rimuove la tua colpa in Cristo nonostante tu lo abbia offeso con il tuo peccato e promette che non ritornerà più su questo peccato, Dio non ricorderà più i tuoi peccati! (Isaia 43:25; Geremia 31:34; 50:20; Michea 7:18). Così il perdono è più di un sentimento, è una promessa in cui Dio dichiara che la pratica  del peccato è chiusa! Quando una persona riceve il perdono di Dio riceve la salvezza (Romani 4:5-8). Quando Zaccheo si ravvide dei suoi peccati, Gesù lo perdona dicendo: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d'Abraamo; perché il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto” (Luca 19:9-10).
Perciò invoca il suo perdono, la sua grazia affinché Dio perdoni i tuoi peccati per la tua salvezza! 

La seconda parte della parabola illustra:
II LA GRAZIA DI DIO DISPREZZATA (vv. 28-30).
La seconda parte di questa parabola riguarda lo schiavo con il suo compagno. Noi vediamo che il servo è stato spietato. v.28: "Ma quel servo, uscito fuori, incontrò uno dei suoi conservi, che gli doveva cento  denari; e, afferratolo per la gola, lo soffocava dicendo: 'Pagami ciò che mi devi'". 
Il contrasto tra la compassione del re e la violenta reazione del servo non potrebbe essere più evidente. Il rifiuto duro del primo servo si trova in totale contrasto con la compassione immeritata del re nel v. 27. 
L'uomo non aveva imparato nulla dalla sua esperienza di grazia prima. La stessa persona che si prostrò a terra davanti al re per chiedere misericordia, ora comincia a soffocare il suo debitore!!!! Il servo non ha condonato (perdonato) il debito del suo conservo. In questa scena, il servitore che è stato perdonato l'ammontare impensabile di 10.000 talenti, invece il suo debitore gli doveva 100 denari! 100  denari erano circa quattro mesi di paga, perché un denaro era la paga giornaliera, poco di 2.800 euro, niente rispetto ai 700 milioni di euro (10.000 talenti). 
A confronto con il suo debito condonato è una stupidaggine! Chi è stato condonato, non risponde con la stessa pietà, ma piuttosto fa l'opposto. Così il servo fece  al conservo come gli aveva fatto il re, con la differenza che lo fece imprigionare fino a quando non gli avesse pagato il debito senza accogliere la richiesta del conservo di avere pazienza che gli avrebbe pagato il debito! Incarcerare per debiti non era scritto nella legge giudaica nell’era biblica, ma era consentita dalla legge greco-romana. Ma come avrebbe fatto in carcere!? È stato davvero spietato! Dio perdona al singolo credente, possiamo dire, una quantità innumerevoli di peccati (settecento milioni di volte) e non siamo disposti a perdonare un peccato o quei pochi peccati commessi contro di noi?

A) La Modalità del perdono.
La grazia di Dio è il modello da seguire nel perdonare gli altri. Come Dio ci perdona noi siamo chiamati a perdonarci gli uni e gli altri (Matteo 18:33). Questo è il messaggio fondamentale della parabola: una volta che abbiamo sperimentato il perdono misericordioso di Dio, sarà normale e obbligatorio che mostriamo lo stesso perdono per gli altri (Matteo 6:14-15). 
Abbiamo visto che il perdono è una promessa a non ritornare sul peccato, a rimuovere la colpa e ristabilire un rapporto di pace.  Certo se abbiamo ricevuto una brutta cosa sarà difficile dimenticarla, ma se c’è un vero perdono c’è la promessa, un impegno nel non tirare fuori il torto subito.

Perciò nel perdonare gli altri:
Io non tirerò fuori di nuovo il peccato alla persona che mi ha ferito.
Io non ne parlerò dietro le spalle con gli altri.
Io non coverò rancori auto-commiserandomi.
Io non mi vendicherò. 
In una zona selvaggia del Kurdistan esiste l’usanza della vendetta di sangue. Durante una lite, un uomo ne uccise un altro e subito fuggì, pensando che il figlio della vittima sicuramente si sarebbe vendicato. Il figlio si mise subito sulle sue tracce. L’inseguimento proseguì per varie settimane. Un giorno il fuggitivo,  sfinito e affamato, si addormentò completamento esausto, senza che avesse avuto il tempo di cercarsi un nascondiglio sicuro. Si svegliò di soprassalto sentendosi toccare su una spalla era il figlio di quello che aveva ucciso qualche settimana prima. Potete capire che già pensava al peggio, infatti disse al figlio di quello che aveva ucciso:“Sono alla fine, non posso più fuggire, uccidimi adesso, lo merito”. Ma il figlio della vittima rispose: “Ascoltami io non ti ho seguito tutto questo tempo per vendicarmi, ma per dirti che sono cristiano; ho imparato ciò che è il perdono, vieni, ritorna a casa con me e viviamo in pace!” Questo è ciò che noi dobbiamo praticare!!

B) La Normalità del perdono dei cristiani.
Martin Luther King: “Il perdono non è un atto occasionale, è un atteggiamento permanente”. Chi conosce il perdono di Dio perdona gli altri! Qualcuno ha detto che: “Il perdono di Dio non è per la decorazione, ma per l'uso.” Non è qualcosa quindi di bello solo da contemplare, ma anche da praticare!! Come è possibile che uno che abbia sperimentato il perdono di Dio non perdoni chi gli ha fatto del male? Una delle caratteristiche di chi fa parte del regno di Dio è proprio che perdona gli altri! 

Questo almeno per due motivi:
(1) Il primo motivo è perché facciamo parte del Suo regno, quindi Dio essendo re ci comanda di perdonare gli altri.
Noi troviamo numerosi passi che parlano che dobbiamo perdonarci gli uni gli altri (Matteo  5:7,23-25,38-42,43-48, Matteo 6:12,14-15; Matteo 7:1-5; Matteo 9:13; Matteo 12:7). In Efesini 4:31-32 e Colossesi  3:13 leggiamo che siamo chiamati a perdonarci. 
Al posto dell’amarezza, del cruccio, delle parole offensive e con ogni sorta di cattiveria siamo chiamati a essere (imperativo  presente medio) benevoli (chrēstós) e misericordiosi (eúsplagchnos) gli uni per gli altri perdonandoci (charízomai)come ha fatto Dio con noi. Il perdono (charízomai) di Dio è: dare liberamente o incondizionatamente! 
Il perdono di Dio è immeritato! Molte volte si dice sbagliando: “Tu non ti meriti il mio perdono”. Nessuno merita il perdono, perché si dà a chi sbaglia, a chi ha commesso un’offesa, ma se in noi sarà presente la benevolenza e la misericordia perdoneremo sempre gli altri come ha fatto Dio con noi in Cristo. La chiave del perdonare gli altri è smettere di pensare al male subito, ma di concentrarsi su quello che ha fatto Cristo per noi!

(2) Il secondo motivo è perché il credente assomiglia a Dio. 
John Drane paragona il regno di Dio come una nuova società e dice che le società  sono influenzate da chi li guida, dal capo e poi dice: “La nuova società fondata da Dio non fa eccezione:prende carattere e forma da Dio che è Sovrano”. Ed è così!! Noi come figli e discepoli siamo chiamati a essere e a fare come fa Dio! (Matteo 5:48; 10:24-25). 
Crisostomo diceva: “Nulla ci fa quasi simile a Dio come il perdono delle offese”. C’è qualcuno che devi perdonare? Perdonalo!!Come fai a saperlo se c’è qualcuno da perdonare? Se per esempio quando lo vedi o lo pensi sempre con  cattivi sentimenti di vendetta o di rancori,allora non lo hai perdonato. 
Se dici di essere un vero credente disprezzi la grazia di Dio non perdonando chi ti ha offeso!! Vuoi forse disprezzare Dio?

Ma ancora vediamo:
III IL GIUDIZIO TERRIBILE DI DIO PER CHI NON PERDONA GLI ALTRI (vv.31-35).
A) La Dimostrazione di chi non perdona (vv.31-32).
vv.31-32: "I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l'accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: 'Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti'". 
Il servo spietato non perdonando ha dimostrato di essere malvagio. I suoi conservi veduto il fatto, ne furono molto turbati, rattristati e riferiscono l’accaduto al re. Il re chiamò il servo spietato. Il re lo chiama malvagio perché questa è la sua vera natura! 
“Malvagio” (ponērós) indica moralmente o socialmente indegno, cattivo,  degenerato (cfr. Luca 6:45). 
In 2 Tessalonicesi 3:2 gli uomini malvagi sono associati a quelli che non hanno la fede, in 2 Timoteo 3:13 sono quelli che ingannano gli altri. Questo servo spietato in realtà, perciò indica uno che non ha fede nel Signore Gesù. Il re gli dice che come gli ha condonato tutto quel debito immenso, avendo pietà, così doveva fare lui con il suo conservo!

B) La Devastazione dell’ira di Dio (vv. 32-35).
Oltre al rimprovero del re al servo spietato, vediamo che il re si è adirato (orgizomai), ha dato il servo in mano agli aguzzini finché non avesse pagato quello che gli doveva! 
vv.33-34: "non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te? E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva". 
“Aguzzini” indica i carcerieri nella prigione, questo indica che sarebbe stato punito con severità ( Cfr. Deuteronomio 25:1-3). Il servo non solo ha perso il condono, ma ha peggiorato anche la condizione di prima! Ora noi vediamo nella Bibbia che Dio è anche un Dio di Ira. 
Giovanni 3:36: "Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al                         Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui". Così anche in  Romani 2:5: "Tu, invece, con la tua ostinazione e con l'impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d'ira per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio". 
Chi non ha Cristo è sotto l’ira di Dio e lo sarà anche nel giorno del giudizio! (Cfr. Romani 5:9-11; Matteo 7:24-27; 10:40-42; 13:47-50; 18:32-35; 25:31-46). Siccome sarebbe stato impossibile per il servitore pagare il debito, la scena si conclude con la certezza dura che lui sperimenterà quella punizione per sempre, un'allusione metaforica, aspra a un destino eterno di giudizio (Matteo 8:12; 10:28; 13:42, 49-50; 24:51). Ma qualcuno potrebbe pensare che c’è una contraddizione tra la grazia di Dio e la Sua severità! Siccome Dio è un Dio di amore infinito, di maestà infinita, di santità infinita, il peccato è di giudizio infinito! 
Come Dio perdona i peccati per il Suo amore, condanna i peccatori che non sono veri credenti per la Sua giustizia e santità! (Cfr. Deuteronomio 10:17 con Numeri 6:26). È scritto che non terrà il colpevole per innocente! (Esodo 34:6-7). 
L’ira di Dio è giudiziale, l’ira del giusto giudice che amministra la giustizia. Dio un giorno farà i conti anche con te! Perciò metti la tua vita a posto con Dio! Perché l’ira di Dio è devastante e nessuno gli potrà resistere, vedi le piaghe d’Egitto come leggiamo in Esodo dai capitoli 7-11 (Esodo15:7) o come leggiamo nel libro delle Lamentazioni per esempio nel capitolo 2 o come leggiamo ancora in Ezechiele 38:18-23 (vedi anche Naum 1:6; Sofonia 1:18; Ebrei 10:26-27,31; 12:28). Dopo la morte ci sarà il giudizio di Dio e Dio regolerà i conti! L’unica via di salvezza è Cristo, Lui ha pagato i conti di molti (Ebrei 9:27-28). Gesù paga il debito con Dio per coloro che lo vogliono (Romani 8:1-3; 1 Corinzi 1:30) 

Quindi vediamo:
C) La Determinazione di Dio.
Se noi non perdoniamo gli altri non saremo perdonati da Dio v.35: "Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello". Questo versetto è il succo della parabola e anche un serio avvertimento! 
Il perdono e la misericordia sono aspetti essenziali del regno di Dio e coloro che si rifiutano di praticarlo non verrà loro mostrato il perdono o la misericordia di Dio nel giorno del giudizio (Cfr. Matteo 5:7; 6:12,14-15; Marco 11:25; Giacomo 2:13). 
Ma attenzione, il perdono che diamo agli altri non ha potere di acquisto. Non ci compriamo il perdono di Dio se perdoniamo gli altri, altrimenti la salvezza non sarà più per grazia, ma per meriti, la Bibbia non dice così! (Romani 3:19-20; Galati 2:16; Efesini 2:8-9). 
“Pensi che ti meriti il perdono? Se lo fai, non sei un cristiano” osserva il dottor  Martyn Lloyd-Jones. Con i propri meriti nessuno sarà salvato, se Dio non era disposto a perdonare il peccato per la Sua grazia, il cielo sarebbe vuoto. 
Il v.35 non indica quindi potere di acquisto, ma il credente che ha sperimentato il perdono generoso di Dio, è spronato e perdona generosamente gli altri allo stesso modo e se non lo fa, vuol dire che non è stato perdonato da Dio e andrà all’inferno! Perdonare gli altri è una conseguenza della salvezza e non una condizione per essere salvato! Il perdono ha valore di prova o di conseguenza del perdono che abbiamo ricevuto da Dio! Chi ha conosciuto  l’amore di Dio amerà gli altri perché diventa una nuova persona  (1 Giovanni 4:7-11; Ezechiele 36:25-27). 
Essere misericordiosi è l’atteggiamento e il risultato naturale di chi ha ricevuto Cristo e sperimentato la Sua grazia. Il discepolo perdonerà di cuore indica con sincerità, senza ipocrisia! (Isaia 59:13). Molte volte si dice alla persona che l’abbiamo perdonata in realtà poi teniamo i rancori dentro! Questo non è il vero perdono!

CONCLUSIONE.
Indubbiamente perdonare è la cosa più difficile da fare, ma questa parabola parla del  perdono  e  insegna che dobbiamo perdonare senza limiti perché è così che Dio perdona!! Quindi perdonare è difficile, ma non impossibile.

Noi abbiamo visto che:
1) Il nostro debito verso Dio è troppo grande per essere pagato da noi. 
Eppure Dio nella Sua compassione perdona tutti coloro che lo chiedono e che credono in Gesù Cristo che è morto e risorto per espiare i loro peccati. Perché Cristo ha dato se stesso come sacrificio espiatorio sulla croce, tutti i peccati dei credenti sono stati perdonati, non per chi è o per ciò che ha realizzato, ma a causa della Sua infinita grazia in Cristo Gesù. La croce è il costo del perdono.

2) Il nostro debito verso Dio è infinitamente più grande di quanto possa esserlo il debito di qualsiasi persona verso di noi.
Noi abbiamo verso Dio un grande debito che è più grande di qualsiasi peccato commesso nei nostri riguardi da altri, ma come Dio ha perdonato i nostri innumerevoli peccati così noi dobbiamo perdonare i pochi peccati commessi a nostro riguardo. A volte non è facile, ma se la grazia di Dio è presente in noi, lo Spirito Santo ci aiuterà a farlo. 

3) Se davvero sperimentiamo il perdono di Dio per i nostri peccati, saremo trasformati in persone che perdonano a loro volta.
Questo c’insegna questa parabola. La mancanza di perdono verso gli altri sarà la dimostrazione che non abbiamo sperimentato la grazia del perdono di Dio, quindi si è ancora nelle colpe e nei peccati. Iain H. Murray dice: “Dio non perdona il peccato, senza allo stesso tempo, cambiando la natura del peccatore”. Questo significa che ci darà la capacità di perdonare. Perciò quante volte dobbiamo perdonare?  Dobbiamo perdonare sempre! 
“Il cristiano può sempre permettersi di perdonare e non può mai permettersi di non farlo!” dice John Blanchard. Gesù non pone limiti sul perdono e nemmeno quindi sulla grazia. 
Nessuno potrà mai dire: "Ho perdonato abbastanza, ora è il momento di tenere il broncio o di vendicarmi". Come dobbiamo perdonare? Come Dio fa con noi in Cristo! Con grazia! Questo significa non ritornare più sul torto subito e vivere in pace con chi mi ha fatto del male, senza vendicarsi! Significa non ritorcere il male subito con chi me la fatto! Il perdono va fatto perché Dio c’è lo comanda! Perché siamo suoi figli e discepoli e perché come persone trasformate lo faremo! Senza perdono non c’è comunità! Il perdono è importante in un mondo peccaminoso dove tutti siamo mancanti e sbagliamo, quindi questo significa che tutti abbiamo bisogno di essere perdonati e secondo, tutti dobbiamo perdonare. Senza perdono non ci sono relazioni! Saresti come un’ isola! 
“Chi non riesce a perdonare gli altri distrugge il ponte su cui lui stesso deve passare; perché ogni uomo ha bisogno di essere perdonato”. (Thomas Fuller)