venerdì 29 marzo 2013

Il costo del discepolato.


Luca 14:25-35: Il costo del discepolato.
Gesù nel contesto parla del costo del discepolato rivolgendosi alla folla v.25 che andava con lui, semplici curiosi o interessati veramente a lui o compagni di viaggio per Gerusalemme per la festa di Pasqua. Queste due parabole si trovano nel contesto dove si parla del costo del discepolato. Tutti i veri cristiani sono discepoli di Gesù, essere cristiano e discepolo di Gesù, non sono due cose separate. Uno non può dire di essere cristiano senza essere discepolo, il cristiano è un discepolo di Gesù! Per tre volte nei vv. 26,27 e 33 vediamo che Gesù dice: “essere mio discepolo”.
1) La parola discepolo (mathētēs) tra i greci era usata:
a) Per colui che ha la mente diretta verso qualcosa da apprendere, quindi un’ alunno, un’ allievo, uno che apprende la conoscenza o il comportamento.

b) Il secondo modo come veniva usata la parola era che discepolo implica un rapporto diretto di dipendenza da una norma di istruzione superiore di un'autorità.
Il discepolo era un apprendista, che apprendeva per esempio il lavoro, come la formazione di un tessitore, di un medico, filosofo, ecc. e quindi stava ai piedi di esperti.

2) Il discepolo nell’Antico Testamento.
Il termine appare poco nell’Antico Testamento, ma il concetto è implicito nella società, o tra i profeti. Tra gli esempi figurano l'apprendistato di Giosuè con Mosè (Numeri 11:28), Samuele con Eli, Gehazi con Eliseo (1 Samuele 2:11; 2 Re 2:3; 2 Re 4:29).

3) Ai tempi di Gesù fra i giudei il discepolo stava ai piedi di un grande rabbino per conoscere la legge. L'obiettivo dei discepoli ebrei era che un giorno loro diventassero maestri e che avessero i propri discepoli che li seguissero.
Ma la differenza tra Gesù e questi altri modelli di discepolato è che la chiamata di Gesù richiede di più, il discepolo di Gesù risponde alla chiamata che lo lega per sempre non solo all’insegnamento di Gesù riguardo le vie di Dio, ma anche alla Sua persona, alle Sue abitudini, al Suo modo di pensare e al Suo destino per tutta la vita, infatti essere Mio discepolo è un presente attivo e indica che non si riferisce soltanto alla scelta iniziale, ma al comportamento che deve caratterizzare tutta l’esistenza del cristiano.

Noi vediamo in questo testo alcune caratteristiche del vero discepolo:
I L’AMORE PER GESÙ DEVE ESSERE PRIORITARIO (v.26).
v.26: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo".
Gesù dice “se uno viene a me”, (a- prós estensione verso un obiettivo, con la probabilità di qualche tipo di interazione implicita o di reciprocità) questo indica se uno vuole essere mio discepolo. Essere discepoli di Gesù significa riservare a Gesù una completa devozione.
Nella società ebraica, l’onore verso i genitori era il dovere più importante e la famiglia era considerata la più grande gioia e il fatto che Gesù dice di odiare i parenti non sta affermando o insegnando l’odio, anzi siamo chiamati ad amare perfino i nostri nemici (Luca 6:27).
Il linguaggio è molto forte! "Odiare" (misein) è il contrario di "amore" (agapao). Ma il senso dell’odio non è odio, il voler male, ma un modo di dire ebraico per indicare che Gesù deve essere amato più di qualsiasi persona a noi cara: padre, madre, moglie, fratelli, sorelle ed anche la propria vita, significa subordinare l’affetto dei familiari e se stessi, la propria vita, a quello di Cristo. Il senso è amare di meno (Cfr. Genesi 29:30-31; Deuteronomio 21:15; Matteo 10:37).
Gesù stava parlando che Lui, deve essere amato così tanto, che in paragone con qualsiasi altra persona a noi molto cara sarà considerata secondaria, la cosa che amiamo di più, in paragone dovrebbe apparire odio!
L'amore per Gesù non deve essere solo un amore al di sopra, delle persone care, ma anche della nostra vita (psuché̄) stessa! (Cfr. Luca 12:20-24). Questo significa essere pronti a morire per Gesù e non come Pietro che per paura della persecuzione e della morte non s'identificò con Gesù, ma lo rinnegò (Luca 22:54-62).
Quindi non si riferisce che non dobbiamo amare le persone care o noi stessi, ma si riferisce al nostro atteggiamento e comportamento: quando si tratta di scelte che interessano Gesù, Lui deve avere il primato sopra ogni cosa! (Luca 16:13). La devozione per Gesù deve essere prioritaria, sopra gli affetti più cari!
Un parente, un fidanzato, la moglie, i genitori, gli amici possono ostacolare la nostra chiamata a servire  il Signore in un modo totale e radicale, ma chi mette il Signore al primo posto lascia tutto per servirlo se questi sono un ostacolo!
Henry Martyn vissuto a cavallo tra la fine del 1700 e il 1800 era un credente davvero consacrato, è molto erudito, ma aveva il bruciante desiderio di utilizzare i suoi doni e la sua vita per Cristo, il suo obbiettivo era tradurre la Bibbia in arabo, persiano, e indostano. Il celibato rappresentava un aspetto della rinuncia di se stesso e dell’amore prioritario per Gesù tanto che dichiarava lieto di sentirsi libero dal desiderare le comodità della vita coniugale, preferendo una vite celibe per coltivare maggiormente i suoi interessi spirituali. Ma la sua passione per Cristo venne messa alla prova presto, infatti si innamorò follemente di una certa Lydia così egli si esprimeva: "Sentivo fin troppo chiaramente che l’amavo con passione. Combattuto fra questo amore, il mio zelo per Dio e la strada missionaria, conobbi un enorme tumulto nella mia mente".  Praticamente questa Lydia aveva sconvolto la sua vita e aveva fatto prigioniero il suo cuore,non smetteva di pensare a lei e si svegliava pure la notte con la mente piena di lei. Martyn non sarebbe stato il primo, ne l’ultimo, ad abbandonare la vita missionaria per motivi romantici, ma sebbene si era innamorato di Lydia, non si lasciò dissuadere dal suo impegno spirituale, era convinto di servire Dio molto meglio senza essere sposato e così partì per l’India come missionario. Quando arrivò, scrisse nel suo diario: "È ora che mi consumi per Dio". Così fu perché tradusse il NT in indostano, persiano e arabo e nel 1812 all’età di 31 anni morì! Questo non vuol dire che non bisogna sposarsi per servire il Signore, ma per Martyn il matrimonio sarebbe stato un ostacolo nel servire il Signore e allora ci ha rinunciato. Questo è un esempio di cosa significhi amore prioritario per Gesù, sopra ogni cosa!
Se Gesù veramente è Dio, non c'è altra risposta che quella di amarlo sopra ogni cosa!
Il discepolato richiede che Cristo deve regnare senza pari nel cuore del discepolo (cristiano), mentre Gesù ha la priorità, io penserò, parlerò, e agirò come Lui vuole.

Il vero discepolo è:
II PRONTO A PORTARE LA CROCE.
v.27: "E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo".
In questa sezione del Vangelo di Luca, è messa in enfasi che Gesù sta andando risolutamente verso Gerusalemme per morire in croce. Portare la croce è l’essenza del discepolato, e se chi dice di essere cristiano e non volesse portarla, non sarebbe discepolo di Gesù ( Luca 9:23-24; Matteo 16:24; Marco 8:34; Atti 14:22; Ebrei 13:13).
"Portare" (bastazei presente indicativo attivo) accentua il carattere continuativo della condizione del discepolo, come troviamo scritto in Luca 9:23: "prenda ogni giorno la sua croce". Portare vuole dire “portare un oggetto” o “sopportare un carico”. La "propria" (heautou)sottolinea la necessità di un’accettazione personale, indica essere disposti a portare la propria croce. La croce (stauron) non sono le prove della vita, o un cattivo marito, o una malattia e cose di questo genere! La croce indica seguire il destino della croce di Gesù, di soffrire per Cristo, essere pronti al martirio, alla persecuzione, al sacrificio per Gesù .
La croce non è una prova della disapprovazione di Dio, ma un segno dell’identificazione con Cristo, che noi apparteniamo a Gesù, che siamo suoi discepoli (Matteo 10:24-25). La persecuzione era una cosa normale per i primi credenti (Mattteo 5:10-12; 10:16-22,23-39; Atti 4:1-6; 5:17-18; 8:1-4; 14:19-22; 16:35-40; Filippesi 1:29; 1 Tessalonicesi 3:3-4). Siamo chiamati a seguire costantemente Gesù costi quel che costi come scriveva  A.W. Tozer: "Il vero discepolo di Cristo non chiede:'se abbraccio questa verità quando mi costerà?' Egli dirà piuttosto: 'questa è la verità, Signore aiutami a camminare in  essa, costi quel che costi'".
             
Il discepolo è:
III PRONTO A SEGUIRE GESÙ.
v.27: " e non viene dietro a me".
Il verbo è ancora al presente, quindi indica ogni giorno! "Viene"(érchetai- presente indicativo medio) è  procedere in una via, avendo una destinazione in vista. "Venire dietro a me" significa seguire il percorso di qualcuno; nell’Antico Testamento è usato per indicare il seguire il Signore o false divinità (Deuteronomio 6:14; 13:4;1 Re 11:2, 14:8, 18:21; Geremia 11:10, 13:10, 16:11; Osea 2:5,13).  
Ma qual è la differenza tra il "venire a me" del v.26 e il "venire dietro a me" del v.27? La frase "venire a me" del v.26 è in riferimento a entrare nel discepolato, quindi all’inizio del rapporto con Gesù, l’altra "dietro a me" indica il processo del discepolato, al dopo, si riferisce alla continuazione di questo rapporto di fedeltà con Gesù e di obbedienza che va in crescendo, alla crescita e al condividere lo stesso destino di Gesù: quello di essere rigettato dal mondo e quindi di soffrire per Lui rimanendo fedeli a Gesù.
Il cristiano non deve meravigliarsi se il mondo lo odia: " Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia" (1 Giovanni 3:13). Così leggiamo ancora in Giovanni 15:18-19: "Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia". E ancora in Giovanni 17:14 leggiamo: "Io ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo".
Seguire Gesù vuole dire seguirlo nel soffrire, essere rifiutati dal mondo! Non ci aspettiamo applausi o riconoscimenti dalle persone di questo mondo! Ma nonostante ciò, sii coraggioso nel confessare che sei un cristiano e che ami Gesù!
Un giovane credente, molto coraggioso, dopo la scuola superiore s'iscrisse all’università e, in una delle sue prime lezioni, un professore domandò agli studenti se tra loro ci fossero cristiani praticanti; era evidente che intendeva mettere in imbarazzo chi avrebbe alzato la mano. Quel giovane si guardò attorno e vide che nessuno dei duecento studenti aveva il coraggio di dichiarare la propria fede. Che fare? La scelta era tra il professare la propria fede o negarla, come aveva fatto Pietro, poco prima la crocifissione di Gesù; a un tratto questo giovane alzò la mano e disse con convinzione: 'sì, io sono un cristiano praticante'. Il professore lo fece alzare e davanti a tutti gli disse:'come puoi essere così stupido da credere che Dio si sia fatto uomo e abbia vissuto sulla terra? È ridicolo! Ho anche letto la Bibbia, ma non mi ha detto proprio niente'. Quel ragazzo guardò il professore senza abbassare lo sguardo e rispose:'signore, la Bibbia è una lettera che Dio ha indirizzato ai cristiani. Lei non la capisce: succede sempre quando si legge la posta di qualcun altro!'
Quel ragazzo non è stato coraggioso? Quel ragazzo si è esposto dicendo di essere un cristiano praticante davanti duecento studenti e il professore e l'ha affrontato guardandolo e senza paura! Essere discepoli significa non aver paura di esporsi, di essere maltrattati per Cristo.

Il discepolo di Gesù è:
IV PRONTO A RINUNCIARE A OGNI COSA.
v.33: "Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo".
Anche qui troviamo il verbo al presente (rinunzia- apotassetai- presente indicativo medio).
Questo significa una prontezza continua ad abbandonare tutto ciò che abbiamo per Gesù. Quando Gesù chiamò Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, lasciarono ogni cosa e lo seguirono! Lasciarono le loro reti, le loro barche e seguirono Gesù (Matteo 4:18-22; Luca 5:11).
Gesù disse al giovane ricco di lasciare i suoi averi, ma questi non lo fece. Luca 18:22-23: "Gesù, udito questo, gli disse: 'Una cosa ti manca ancora: vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi'.  Ma egli, udite queste cose, ne fu afflitto, perché era molto ricco".
"Rinunciare" (apotassomai) è usato nel dare l’addio come in Luca 9:61 (cfr. 2 Corinzi 2:13).
"Tutto quello che ha" (huparchousin) la stessa parola, è tradotta con i beni, i possedimenti, gli averi (Luca 8:3; 11:21; 12:15,21-22,33,44; 16:1; 19:8; Atti 4:32). Quindi significa rinunciare volontariamente ai tuoi beni, ogni giorno e confidare completamente in Dio.
Perciò siamo chiamati ogni giorno a mettere fede su Gesù e non sulle cose materiali. "Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d'animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell'incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo; di far del bene, d'arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare,  così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l'avvenire, per ottenere la vera vita" (1 Timoteo 6:17-19).
Gesù non è un minimalista, quando si tratta d'impegno. Dice le cose come devono essere con franchezza! Non è quanto si può dare poco o tanto, ma quanto Dio merita! R.J.Karris: “Essere discepolo non è un’attività volontaria e periodica, che uno svolga alle condizioni da lui stesso stabilite e in base alla propria convenienza”. Il discepolato ha delle condizioni che sono dettate da Gesù e non possiamo servirlo a modo nostro, ma a modo suo!
Un discepolo deve essere pronto a cedere i suoi beni se Dio gli è lo chiedesse di fare! Ma anche se non te lo chiedesse di fare, il discepolo deve dare a Gesù il pieno controllo della propria vita e di tutto ciò che possiede! Fare gestire a Lui ciò che hai per il progresso del Suo regno e per la Sua gloria!

Il discepolo di Gesù è:
V PRONTO A VALUTARE BENE LA DECISIONE.
Gesù non desidera delle persone che si affrettano a diventare suoi discepoli senza pensare alle implicazioni che tale decisione comporta, Egli parla chiaramente del prezzo da pagare. Quelle persone probabilmente erano ben intenzionate, ma Gesù li incoraggia a valutare bene, quindi a capire il costo del discepolato, prima di volerlo diventare.
Gesù non ha nessun desiderio di nascondere i Suoi requisiti a quelli che vogliono seguirlo, Gesù non aspetta che prima ci convertiamo e poi ci dice il resto. Gesù non ci nasconde il prezzo del discepolato, ma apertamente, onestamente ci dice che il discepolato ha un costo!
Gesù racconta due parabole gemelle, simili per illustrare che prendere una decisione a essere discepolo comporta un’attenta riflessione.

La prima parabola è:
A) La parabola del costruttore della torre (vv.28-30).
vv.28-30: "Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo:  'Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare'". 
Questa parabola appare solo in Luca. Le torri nell’antichità avevano funzioni militari, ma erano utilizzate anche per attività agricole (Isaia 5:2; Michea 4:8; Marco 12:1-2) per vari scopi come magazzino per le attrezzature e i prodotti agricoli (come i moderni granai, capannoni e silos), da alloggio e da postazione di controllo per difendere i raccolti dagli animali e dai ladri.
È implicito che la torre abbia una dimensione grande, quindi è una grande costruzione, questo è tipico delle parabole di Gesù descrivere scenari grandiosi che colpiscano l’immaginazione. La reputazione era molto importante in oriente, l’agricoltore prima di fare la torre si siede prima(è in enfasi) a calcolare la spesa, per fare una stima dei costi di ciò che ha in mente di realizzare.
Gesù usa due termini monetari. 
"Calcolare" (psēphizei- indicativo presente attivo) spesso significa contare, fare i calcoli con piccole pietre o ghiaia, ed era anche usata per il voto o per fare una scelta calcolata. 
L'altro termine monetario è: "spesa" (dapánē) fa riferimento alle spese di una determinata impresa. Una torre costruita in parte e lasciata incompiuta aveva un aspetto ridicolo, e se si lasciava il lavoro a metà la gente, si sarebbe beffata di lui perché ha cominciato la costruzione e non l’ha adempiuta.
"Beffarsi" (empaizein) significa ridicolizzare, deridere in modo meschino. Prima di costruire, la persona saggia fa il calcolo della spesa, fa i calcoli ci ragiona e vede se i soldi basteranno per finire la torre.
Seguire Gesù non è andarsi a mangiare un gelato con gli amici! Gesù sta dicendo se tu vuoi essere mio discepolo, ragionaci bene, perché c’è un costo non indifferente: comporta un amore prioritario, fedeltà e ubbidienza anche sotto persecuzione!
Il senso della parabola dunque è quella di riflettere bene,valutare il costo del discepolato prima di diventare un discepolo, prima di prendere un impegno impulsivo, dettato dall’emozioni come a volte avviene. Una persona dovrebbe essere sicura di quello che sta facendo, il discepolato ha un costo(vedi i vv.26-27,33) e così la sua vita non assomiglia a un compito lasciato a metà e gli altri ti prendono in giro, questi diranno: "ma come l’altro giorno parlavi di Gesù, seguivi Gesù e oggi non t'importa  proprio niente di Lui, ma che razza di persona sei?".
Perciò la decisione di essere un discepolo non deve essere frettolosa, ma deve essere ben ponderata,  deve considerare completamente  se si è pronti ad assumere l’impegno e il sacrificio a seguire Gesù.  Devi sapere a cosa vai incontro, al costo del discepolato.

Poi Gesù dice un’altra parabola dal significato simile:
B) Il re che va alla guerra (vv.31-32).
vv.31-32: "Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace". 
Gesù provvede un secondo esempio sull'importanza di esaminare e riflettere prima di agire. L’immagine di un re che si prepara a muovere guerra a un altro re, doveva risultare, familiare all’uditorio della parabola di Gesù, c’erano proprio dei periodi dell’anno preparati per fare le guerre (2 Samuele 11:1). L’Antico Testamento narra di guerre per esempio sotto il periodo dei giudici e dei re ( Giudici 3:27; 6:34; 7:24; 2 Samuele 18:1; 2 Cronache 25:5,ecc.).
La descrizione di un re con diecimila uomini che pensa di combattere contro uno che ne ha il doppio serve a catturare l’attenzione. Il re a mal partito con diecimila uomini esamina se può affrontare (è enfatico) l’esercito con ventimila uomini, dopo aver ragionato e sapendo che non può vincere l’esercito con più soldati, mentre il nemico è ancora lontano ( è enfatico) gli manda un’ambasciata( è enfatico) per trattare la pace.
Andare in battaglia senza riflettere sarebbe stato disastroso: sarebbe stata la sconfitta, sarebbe stata la morte! Quindi, come la precedente, questa parabola evidenzia l'esaminare e riflettere bene su una situazione, esaminare il costo prima di agire, prima di cominciarla. Il senso è: "Vuoi diventare un discepolo di Gesù? Allora, ragiona sul costo".
È una parabola gemella del costruttore della torre, ma ci sono alcune differenze. Nella prima, il costruttore della torre cerca di evitare il disonore, nella seconda il re deve affrontare l’eventualità d'incorrere nel disonore e nella morte, inoltre se il costruttore della torre si dimostra stolto, lui solo ne sopporterà la vergogna, mentre se ad agire in modo stolto è il re, periranno con lui diecimila persone! E ancora chi costruisce la torre è libero di costruirla, o non costruirla, mentre il re è costretto a causa della minaccia del nemico.
In un certo senso con la prima parabola Gesù dice: "Siedi, e vedi se ti puoi permettere di seguirmi". Nella seconda dice:"Siedi, e vedi se ti puoi permettere di rispondere negativamente a quello che ti chiedo".

Il discepolo di Gesù è:
VI PRONTO E ATTENTO A NON PERDERE LE CARATTERISTICHE DI DISCEPOLO.
vv.34-35: "Il sale, certo, è buono; ma se anche il sale diventa insipido, con che cosa gli si darà sapore? Non serve né per il terreno, né per il concime; lo si butta via. Chi ha orecchi per udire oda".  
Che collegamento c’è con i versi precedenti? È la conclusione dei versetti precedenti. Gesù ha usato l’immagine del sale almeno in tre occasioni diverse nel suo ministero, in questo testo, in Matteo 5:13 quando dice che il discepolo è il sale della terra e in Marco 9:50 e Colossesi 4:6 dove dice che dobbiamo avere del sale in noi stessi, come simbolo di saggezza e di stare in pace gli uni con gli altri. Nell’antichità il sale era una cosa molto utile, (buono enfasi) usato per dare sapore e per conservare i cibi, anche per pulire e come ingrediente per i sacrifici.
Ma se il sale perde il sapore con che cosa (come enfasi) si darà sapore? Il sale ha una propria funzione specifica; quando perde la sua capacità di insaporire non serve più a nulla. Oggi sembrerebbe difficile che il sale possa perdere il proprio sapore divenendo insipido, ma il sale usato nella Palestina del primo secolo non era puro e quindi facilmente perdeva il sapore e diventava cosa inutile, nemmeno era buono ne come fertilizzante per il terreno e ne come concime, per questo motivo si buttava via (è enfatico). Alcuni studiosi dicono che il sale veniva anche usato per rendere il terreno più fertile, era usato come fertilizzante in alcuni ortaggi e anche si metteva nel letame per rallentarne la fermentazione, quindi in questo senso se perde le sue proprietà benefiche il sale non è buono a niente e si butta via.

Perché Gesù parla di sale in questo contesto? Come deve essere interpretato?
A) Il cristiano deve stare attento a non perdere le caratteristiche del carattere come discepolo di Gesù quindi al fallimento come discepoli, altrimenti non saremo di nessuna utilità.
Come il sale insipido, non daremo una testimonianza efficace, il sale è prezioso quando ha le sue proprietà, così i credenti sono preziosi se hanno le qualità del vero discepolo (Matteo 5:13).
   
B) Il cristiano lo deve essere in modo totale e radicale.
Gesù avverte coloro che si dicono cristiani, se diciamo di essere cristiani, lo dobbiamo essere in modo totale e radicale e non a metà. Non possiamo dire di essere sale, se poi siamo insipidi, senza sapore! Gesù vuole una consacrazione totale, radicale e senza limiti!  Siamo chiamati ad amare Dio con tutto il cuore, la mente, la forza e l’anima (Marco 12:30). Chi appartiene a Cristo è una nuova creatura e si comporterà da tale! (2 Corinzi 5:17).
Dietrich Bonhoeffer ci ricorda a che quando Gesù Cristo ci chiama per seguirlo, Lui ci chiama a morire!

(1) Morte del proprio io.
Vivrà Cristo in lui e non più lui ( Galati 2:20).
Il vecchio principio non era cristo, ma IO; il principio nuovo non è io, ma Cristo"; ovvero, una vita con l'io piegato, sottomesso e la volontà di Dio suprema su tutto (Cfr. Luca 22:24; Salmi 40:7-8)
Il punto non è quello che noi vogliamo fare noi, ma piuttosto quello che Cristo vuole fare in noi e attraverso noi. Indica una sottomissione completa alla Signoria di Cristo!

(2) Morte delle vecchie passioni (Galati 5:24)
Invece di rispondere alla chiamata della vecchia natura, la s'ignorerà, non se ne avrà cura (Romani 13:14) per essere invece rinnovati rinnovati nello spirito della nostra mente  e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità (Efesini 4:20-24; Colossesi 3:9-10)

(3) Morte alle passioni di questo mondo (Galati 6:14).
Il vecchio programma era andare con il mondo, dilettarsi nelle passioni peccaminose del mondo, il nuovo programma è: non amare il mondo, non ricercare i piaceri del mondo!

C) Il cristiano non autentico subirà la stessa sorte del sale.
Nei vv.34-35 vediamo una minaccia di giudizio: il discepolo non autentico subirà la stessa sorte del sale diventato insipido e sarà gettato via. Il giudizio di Dio può essere con la morte come dice 1 Corinzi 11:30 o si può riferire al giudizio finale! (Luca 12:46; 19:21–26; Matteo 25:30).
     
CONCLUSIONE.
Gesù invita ad ascoltare attentamente, a non prendere la cosa con superficialità. "Chi ha orecchi da udire oda" (scopo del commento). Indica  l’ascoltare attentamente per mettere in pratica considerando la serietà e la gravità dell’insegnamento.
Salmi 73:25-26: "Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te. La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la ròcca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno".
George Verwer:  "Saprete di essere veramente dei discepoli di Gesù soltanto quando desidererete con tutto il cuore una profonda comunione con il vostro Creatore, quando avrete il desiderio di conoscerlo, di camminare con Lui e di vivere con Lui".
C’è questo desiderio nella tua vita?
Desideri Gesù più di ogni altra cosa?
Delle persone più care, della tua vita stessa, dei tuoi averi, disposto a morire per Lui a portare la croce?
Hai il desiderio di conoscerlo, di camminare con Lui e di vivere per Lui costi quel che costi?
Se sei un vero discepolo! Puoi rispondere Sì!
Se ancora non sei un discepolo di Gesù, invoca la salvezza grida a Cristo, pentendoti dei tuoi peccati e credendo a Cristo!
Ma valuta bene perché tutto ciò ha un costo, ma ne vale la pena!