sabato 23 marzo 2013

Gli ostacoli del discepolo di Cristo.


Gli ostacoli del discepolo di Cristo ( Luca 9:57-62).
In questa lezione vedremo gli ostacoli al discepolato.

Nel libro degli Atti è scritto che alcuni di Tessalonica dissero riguardo gli apostoli ai magistrati: " Costoro, che hanno messo sottosopra il mondo, sono venuti anche qui" (Atti 17:6). Ma perché misero sottosopra il mondo? Perché seguivano veramente Gesù! Non pensavano a una vita comoda, non s’immischiavano nelle faccende della vita, ma erano concentrati nell’opera di Dio e misero Gesù sopra la propria famiglia. Questi uomini erano pronti ad andare contro corrente a tutti i costi, anche del martirio! Non permisero che nessun ostacolo si mettesse tra loro e Cristo! Luca inserisce questo testo (Luca 9:57-62) tra la missione dei dodici apostoli (Luca 9:1-2,6) e la missione di Gesù (Luca 9:51) con la missione dei settanta (Luca 10:1,9). 
In modo particolare, vediamo dal contesto la determinazione ferma di Gesù Cristo di andare a Gerusalemme per morire là secondo la missione affidatagli dal Padre per salvare i peccatori (Luca 9:56). Anche i discepoli di Gesù sono chiamati a seguire il Suo esempio di servizio e dedizione fino al martirio! Gesù si riferisce alla missione che abbiamo di annunziare il regno di Dio, questo può comportare la morte (Luca 9:60; 10:2; Mar.8:31-38). E come se Gesù stesse dicendo: “Io sono determinato a portare a termine il compito assegnatomi, nonostante il costo e questo sarà d’esempio per tutti i miei discepoli”. 
Troviamo tre esempi di persone, da cui vediamo tre ostacoli per un discepolo nel seguire Gesù. Per ben tre volte per ogni situazione, troviamo il verbo “seguire” (akoloutheō) ed esprime il rapporto maestro-discepolo. 
“Seguire” presuppone la radicalità della risposta del discepolo a seguire il maestro, indica il servizio esclusivo e assoluto alla Sua causa, l’entrare in comunione con Lui e seguire il Suo destino, essere per sempre discepolo dell’unico Maestro. Se vogliamo seguire Gesù, non dobbiamo permettere che tre ostacoli si interpongono tra noi e Cristo. 

Primo ostacolo: 
1. LE COMODITÀ.
Vediamo il primo esempio di una persona che William Macdonald nel suo libro: “Il vero discepolo” lo chiama “Il Signor Troppo Presto”.    

Di quest’uomo vediamo:
a. La Convinzione.
Questo uomo era entusiasta di servire il Signore infatti leggiamo che disse a Gesù al v.57: "Io ti seguirò dovunque andrai". L’uomo sembrerebbe pronto a seguire Gesù dovunque Egli vada, ma sembra che sia stato troppo avventato, frettoloso, non aveva messo in conto il costo del discepolato. Quest’uomo si è offerto entusiasticamente a seguire Gesù in qualunque posto, sembra che fosse disposto a tutto, ma non si rendeva conto che cosa comportasse essere discepoli di Gesù. Quando siamo presi dall’emozioni, è facile fare promesse al Signore, ma nel momento che lo serviamo praticamente, allora ci tiriamo indietro, perché sperimentiamo quando è dura servirlo come vediamo nella vita di Gesù, degli apostoli e di tutti coloro che sono stati e sono impegnati nell’opera di Dio.

Quest’uomo non si rendeva conto di quanto costasse servire il Signore, pertanto vediamo:
b. Il Costo.
Servire il Signore ha un prezzo come leggiamo al v.58: "E Gesù gli rispose: 'Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo'". 
Servire il Signore significa seguire un destino senza comodità come quello di Gesù. Gesù dice all’uomo di calcolare il costo. Il Figlio dell’uomo (Gesù) sperimenta il rifiuto della gente ed è senza fissa dimora, e i suoi discepoli (è implicito) devono essere preparati per la stessa esperienza. In questo primo esempio vediamo che la scelta di servire il Signore, significa essere disposti a rinunciare alle comodità e la prontezza incondizionata di seguire Gesù ovunque Lui voglia. A differenza dei maestri, degli scribi, che insegnavano ai discepoli nell’intimità e nella sicurezza di una casa, il discepolo di Gesù non ha queste sicurezze. 
Gesù risponde facendo capire che anche se le volpi hanno una casa, una tana e gli uccelli dei nidi, dove ritornano, Lui non ha un posto dove posare la testa, non ha un posto stabile e chi lo segue deve essere disposto a condividere questo destino, a non pensare a una vita comodo. 
In parallelo a Matteo 8:18-19, quel tale si offre di essere uno studente di Gesù che era così popolare e lo vuole seguire come tale dal momento che chiama Gesù “maestro” (didaskale). Ma, naturalmente, Gesù vuole più che uno studente. 
Gli studenti del giudaismo vivevano con i loro insegnanti, al fine di imparare la legge di Mosè, la Torah, ma ciò che Gesù offre è un corso più pericoloso. Seguire Gesù significa più che stare seduto ai Suoi piedi per ascoltare il Suo insegnamento. Si tratta di orientare la vita seguendo Gesù e coinvolge sofferenza e forse anche la morte (Luca 6:40). Seguire Gesù è andare dove va Gesù, si deve essere pronti al rifiuto che Gesù ha vissuto (Luca 9:51-56). 
Seguire Gesù comporta sacrificio, privazioni, sofferenza, abnegazione, persecuzione. Gesù non è solo un insegnante, seguirlo significa affrontare ciò che Lui ha affrontato. Gesù aveva un ministero itinerante, era senza fissa dimora, andava predicando in ogni villaggio (Matt.4:23; 9:35), non solo non aveva dove posare il capo, ma a volte le persone gli erano ostili: la Giudea lo rifiuta (Giov.5:18), la Galilea lo espelle  (Luca 4:28-29), Gadara l’implora di lasciare il proprio territorio (Matt. 8:34), la Samaria gli rifiuta l’alloggio (Luca 9:53). Ma Gesù sapeva di avere una casa gloriosa nel cielo e a quella guardava (Giov.17:4-5). 
Gli apostoli seguirono la Sua chiamata come leggiamo in  1 Cor. 4:11-13: "Fino a questo momento, noi abbiamo fame e sete. Siamo nudi, schiaffeggiati e senza fissa dimora, e ci affatichiamo lavorando con le nostre proprie mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; diffamati, esortiamo; siamo diventati, e siamo tuttora, come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti". (vedi anche 2 Cor.11:24-27). Quindi Gesù sta dicendo al “Signor troppo presto” se è pronto a sacrificare la sicurezza di una casa, a rinunciare ai confort della vita per seguirlo veramente anche a costo del sacrificio! Deve pesare bene quello che stava per fare. Servire Cristo non è una navigazione tranquilla, significa soffrire (Matt.5:10-12; 2 Tim. 2:3). Come discepoli di Gesù non dobbiamo permettere che le comodità, una vita sicura ci impediscano di servirlo come vuole Lui! Se ricerchiamo una vita comoda non serviremo il Signore perché come abbiamo visto costa fatica e sofferenza! 

Il prossimo aspirante è troppo impreparato, il Signore lo chiamò, ma lui aveva qualche altra cosa da fare, perciò un altro ostacolo nel seguire Gesù sono:
2. LE FACCENDE DELLA VITA. 
vv.59-60: "A un altro disse: 'Seguimi'. Ed egli rispose: 'Permettimi di andare prima a seppellire mio padre'.  Ma Gesù gli disse: 'Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va'ad annunziare il regno di Dio'". 
Secondo quello che dice il brano parallelo di Matteo 8:21, quest’uomo era già un discepolo di Gesù, ma un discepolo della grande folla che seguiva Gesù, del cerchio più grande, invece Gesù desiderava che questo fosse un discepolo nel senso più stretto, sia del termine discepolo e sia di uno che appartiene al cerchio più piccolo, interno più vicino a Lui (Luca 6:12-17).

a.  L’uomo rimanda l’impegno. 
Quest’uomo non sembra essere pronto per  questa chiamata. Il discepolo non rifiuta la chiamata, ma fa una richiesta legittima: poter seppellire prima il padre. 
“Prima”(prōton) ha il senso non solo del tempo, ma anche di valore, cioè di mettere il padre prima di Gesù, mentre Gesù ci dice di metterlo sopra ogni cosa!! (Luca 14:26). Alcuni ritengono che se il cadavere del padre fosse stato a casa, quest’uomo non sarebbe stato con Gesù, secondo questa interpretazione, l’uomo in realtà chiedeva di poter restare a casa, finché suo padre non morisse.      
Questo è in linea con la nostra natura umana che tende a rimandare le cose, a farle dopo, ma rimandare il servizio per il Signore significa perdere del tempo prezioso per il progresso del Vangelo, in Eccl.9:10: "Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze". Non rimandiamo a domani ciò che possiamo fare oggi per l’opera del Signore. 
Il teologo Jonathan Edwards vissuto nel XVIII secolo in una delle sue risoluzioni disse: “Decido di non perdere mai un momento, ma di usare il tempo nel modo più proficuo che mi sia possibile”. È il tempo di servire il Signore, non rimandiamo a domani! 

b. L’uomo non è consapevole dell’urgenza di seguire Gesù per proclamare il regno di Dio.
L’uomo si sarebbe aggiunto a Gesù dopo la morte del padre, forse era vecchio e malato, quindi un tempo indefinito, ma le questioni del regno di Dio non possono essere rimandate. Se il padre era già morto, la chiamata di Gesù di lasciare i morti seppellire i loro morti, è  ancora più marcata e urgente. Secondo la tradizione locale e il caldo, la sepoltura veniva fatta generalmente subito dopo la morte e i figli provvedevano alla sepoltura del padre (Giov.11:1,14,17; Atti 5:5, 6,10; Gen. 25:9; 35:29; 49:28; 50:3; 50:13,14,26).
I Giudei ritenevano che un’adeguata sepoltura avesse una grandissima importanza, lasciare il proprio padre insepolto, era considerato una cosa scandalosa e priva di misericordia. Il dovere di dare sepoltura aveva la preminenza sullo studio della legge, sul servizio nel Tempio, sull’uccisione dell’agnello della Pasqua, sull’osservanza della circoncisione e sulla lettura della Megillah. Anche la legge di Mosè dice di onorare i genitori (Es.20:12; Deut.27:16). Gesù non sta annullando il quinto comandamento, anzi è fedele all’esigenza fondamentale della legge, di mettere Dio sopra ogni cosa! (Matt.22:37-38).
L’intenzione di Gesù è che servirlo deve avere la priorità su tutto, il dovere di seguire Gesù deve superare ogni altro dovere! Se Gesù disse a quell’uomo, di lasciare che i morti seppelliscano i loro morti, è per farci capire l’urgenza nel seguirlo per predicare il regno di Dio.
Il servizio è una cosa più urgente del seppellire il padre e di conseguenza di altre cose di questa vita che riteniamo importanti! Noi come discepoli di Gesù non dovremmo perdere il senso dell’urgenza nel predicare Cristo! Paolo ce lo insegna con la sua vita, infatti era pronto, aveva il senso dell’urgenza, nel predicare il Vangelo (Rom.1:14-15).

c. L’uomo è chiamato a lasciare le faccende della vita a chi non ha vita spirituale. 
v.60: "Ma Gesù gli disse: 'Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va'ad annunziare il regno di Dio'".
Quello che vuole dire Gesù è abbastanza chiaro, vale a dire: “Lascia che quelli che sono spiritualmente morti  di seppellire il loro morto (in senso fisico). Lascia pure a chi non ha una visione spirituale il compito di provvedere a dei doveri che può benissimo compiere egli stesso, ma colui che è stato chiamato a predicare il Vangelo deve occuparsi urgentemente di questo!
Non possiamo servire il Signore è nello stesso tempo lasciarci distrarre dalle cose della vita, ci sono quelli che appartengono a questo mondo che possono sbrigare le faccende di questo mondo, ma tu sei chiamato a seguirmi!”.
Ora Gesù non vuole dire che non dobbiamo partecipare ai funerali, o che non dovremmo lavorare più, o che non dobbiamo più andare ai matrimoni, o fare visite di cortesia, e cose simili, senza dubbio queste cose non sono di per sé peccato, ma quando queste cose assorbono il nostro tempo, allora diventano un laccio per la nostra anima. Le parole di Gesù mostrano il grado d’impegno che richiede il discepolato. Noi dovremmo pensare all’urgenza di seguire Gesù e di predicare il regno di Dio, questa è la cosa più importante!
Noi siamo tentati a pensare che certi nostri doveri legittimi, Gesù li giustificherà se non stiamo proclamando il Suo regno, ma questo non è conforme al Suo insegnamento. L’obbligo di seguire Gesù è posto al di sopra dei doveri umani più importanti. Il dovere di essere padre, madre, figlio, il dovere del lavoro, sono legittimi, ma se trascuriamo il dovere di predicare il Vangelo, di servire Gesù, se non diamo la priorità a questo, quei doveri importanti diventano peccato!
L’urgente necessità per l’uomo di legarsi a Gesù e di diventare un predicatore o servitore del regno di Dio, ha la precedenza su tutte le altre responsabilità! Prendiamo tante scuse per non predicare il Vangelo o per non servire Gesù! Nessuna scusa deve essere ammessa contro l’obbedienza alla chiamata di Cristo.
Paolo a Timoteo disse: "Uno che va alla guerra non si immischia in faccende della vita civile, se vuol piacere  a colui che lo ha arruolato" (2 Tim.2:4). Qualcuno potrebbe dire: “Ma Paolo sta parlando a un missionario”, certo!, ma possiamo fare l’applicazione per tutti i discepoli, per tutti i credenti di Gesù.
“Non si immischia”(emplekō) da l’idea del soldato le cui armi sono impigliate nel mantello, quindi non combatte come dovrebbe! Quindi in altre parole, non c’è nulla di colpevole nelle faccende di questa vita finché non ci impediscano di servire il Signore, dovremmo rinunciare a quelle cose che ci impediscono di servire il Signore secondo la Sua chiamata specifica per noi per il progresso del regno di Dio. Come Suoi soldati non dovremmo lasciarci distrarre,  impelagare, intrecciare dalle faccende della vita, tanto da impedirci di servire il Signore!
Le faccende della vita possono essere un ostacolo per il discepolato. Il vero discepolato richiede un intervento immediato, le responsabilità del regno di Dio non possono essere rimandate a tempi migliori!! Forse questo uomo voleva ritardare di seguire Gesù e ha usato suo padre come una scusa. Vi è un costo nel seguire Gesù e ogni discepolo deve essere pronto a servirlo costi quel che costi, anche quando richiede sacrificio e rinuncia. Non aspettiamo un momento migliore per seguire e servire Gesù, quanto Lui chiama bisogna seguirlo subito senza scuse!

Ma vediamo il terzo ostacolo nel discepolato:
3. GLI AFFETTI FAMILIARI. 
v.61: "Un altro ancora gli disse: 'Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia'".  
C’è una storia simile nell’Antico Testamento: la vocazione di Eliseo (1 Re 19:19-21). Eliseo arava quando fu chiamato dal profeta Elia, ma Eliseo gli disse se lo lasciava andare a salutare i suoi genitori; Elia acconsentì, ma gli raccomandò di seguirlo dopo, pensando alla sua chiamata.
   
a. Seguire Gesù significa metterlo al primo posto.
Luca 14:26: "Se uno viene a me e non odia suo padre sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita non può essere mio discepolo".        
Essere discepolo significa riservare a Gesù la propria indiscussa devozione come abbiamo visto nello studio: “Le condizioni del discepolo”. L’amore del discepolo deve essere così profondo che il più grande tra gli amori terreni al confronto deve sembrare odio.
Seguire Gesù significa metterlo al primo posto, probabilmente Gesù disse così perché conoscendo il cuore degli uomini, vide in questa persona che aveva nostalgia e che non voleva separarsi dalla sua famiglia, questo uomo stava mettendo la propria famiglia prima di Gesù. William Macdonald a riguardo dice: “Mostrare un amorevole interessamento per i propri parenti, o osservare le regole dell’ educazione nel momento in cui ci si congeda da loro non contrasta affatto con la legge di Dio. Perché, allora non superò la prova?  Egli permise ai teneri legami familiari di prendere il posto di Cristo”.  Quindi gli affetti familiari possono essere un ostacolo al discepolato.      

b. Seguire Gesù significa essere concentrati sul servizio.
v.62: "Ma Gesù gli disse: 'Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio'". 
Gesù mette in chiaro che nel regno di Dio non c’è posto per chi guarda indietro, ma è chiamato a guardare a quello che sta facendo. Se il contadino vuole tracciare un solco dritto e fare così un lavoro buono e completo, non può permettersi di guardare indietro, deve essere concentrato nel solco che sta facendo e guardare avanti senza distrazioni (i legami affettivi) se non vuole fare mezzo lavoro. Chi arava e guardava indietro lasciava un solco a zig zag e una parte del terreno non arato! Come un contadino che ara deve guardare avanti e fare attenzione al lavoro, così anche chi vuole essere un discepolo di Cristo non deve permettere che le altre questioni distraggono la sua attenzione dal discepolato, dal servire il Signore.
In questo contesto, i legami familiari rappresentano un guardare indietro. Come discepoli non solo siamo chiamati a servire il Signore per il progresso del Vangelo, ma siamo chiamati a servirlo senza distrazione per compiere bene quello che il Signore ci chiama a fare.
Questa era l’esortazione di Paolo ad Archippo: "Dite ad Archippo: 'Bada al servizio che hai ricevuto nel Signore per compierlo bene'" (Col.4:17). In questa esortazione vediamo il modo di adempiere il servizio e cioè con urgenza, diligenza e completezza, senza rilassamento e superficialità. “Bada”(blepe) significa stare in guardia, avverte di un pericolo, il pericolo di trascurare il servizio. Archippo deve compiere bene il servizio che Dio gli ha affidato.
“Compiere bene” (plerois) indica portare a compimento, completare, realizzare. Il compito di esercitare un servizio nella chiesa deve essere svolto in modo completo, senza schivare niente di ciò che comporta, senza rilassarsi mai e senza distrazioni! (Cfr. Atti 20:23-24; 2 Tim.4:5).
In altre parole siamo chiamati a servire il Signore in modo responsabile e fedele.
Noi c’impegniamo quando lavoriamo, ci impegniamo nell’educare i figli, stiamo attenti quando guidiamo, a maggior ragione dovremmo impegnarci ed essere concentrati nel servizio, non possiamo permetterci di essere superficiali.

Questo per due motivi: 
Perché stiamo servendo Gesù, il Signore.
Dio non è indifferente per come lo serviamo(Lev. 10:1-2; 1 Sam. 2:12-36; 4:4-11).

Perché stiamo parlando del destino eterno delle persone.
Perciò il compito affidato al discepolo: la predicazione del regno di Dio, esige una grande determinazione, un impegno totale, senza nostalgie, che pone il dovere al servizio del regno di Dio al di sopra degli affetti familiari. Probabilmente se questo andava a casa per salutare i parenti, avrebbe soggiornato così a lungo che non sarebbe più ripartito con Gesù, che si spostava di villaggio in villaggio. Magari sarebbe stato preda delle frasi appassionate ed emotive dei parenti tanto da stare a casa e non partire più per servire il Signore. Molti credenti scoraggiano i figli a servire il Signore, incoraggiandoli piuttosto a farsi una posizione economica! Chi guarda indietro non è adatto per il regno di Dio, cioè per la predicazione del regno di Dio!      
Superficialmente sembra che il Signore non era abbastanza tollerante con ciò che questi uomini (il secondo e il terzo) stavano dicendo, ma come accennavo prima, dobbiamo ricordare che Egli conosceva e conosce i cuori e le menti di tutti!! Gesù sapeva che erano scuse. Questi due uomini apprezzavano i suoi sermoni ed erano affascinati dalle sue guarigioni, ma non volevano dare la loro vita totalmente a Gesù e alla Sua missione. Essere discepoli di Gesù non un impegno a buon mercato, richiede un impegno totale, comporta priorità, sacrificio e può anche portare al martirio e alla morte.

DOMANDE.
1. Qual è il primo ostacolo nel discepolato descritto in questo studio? 
2. Qual è il secondo ostacolo nel discepolato descritto in questo studio?
3. Qual è il terzo ostacolato descritto in questo studio?
4. Che cosa richiede il discepolato?

BIBLIOGRAFIA.
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