sabato 23 marzo 2013

Come liberarsi dal senso di colpa.


Terza Lezione: Come liberarsi dal senso di colpa.
J. I. Packer: “Il fatto fondamentale della religione biblica è che Dio perdona e accetta i peccatori credenti”.  Tutti noi abbiamo fatto cose che ci dispiacciono, cose che avrebbe fatto qualsiasi cosa per annullarle o cancellarle. Nessuno di noi è perfetto, tutti commettiamo errori, tutti siamo peccatori (Rom.3:10-12,23). Ora ci sono due estremi riguardo il senso di colpa, da una parte vediamo in questa società che la stragrande maggioranza(non penso sia esagerato)   non vuole riconoscere i propri errori o essere ritenuto responsabile di uno sbaglio, di conseguenza, non si ha il senso di colpa, e ci si giustifica dando la colpa ad altri del passato, secondo questo pensiero, se oggi abbiamo sbagliato è perché ho avuto un tipo di educazione, un’ esperienza negativa, ecc. Quindi riguardo agli errori nel presente ci giustifichiamo perché ci sentiamo vittime oppure abbiamo agito di conseguenza ad azioni di altri. Questo è un estremo, non ci sentiamo colpevoli perché ci sentiamo vittime.
Un altro estremo è il falso senso di colpa, vale a dire che un cristiano avendo ricevuto il perdono di Dio, continua a sentirsi in colpa, mentre la Bibbia dice che se confessiamo i nostri peccati, Dio ci perdona (Prov.28:13;1 Giov.1:8-10). Di solito è il diavolo che accusa la coscienza dei credenti (Cfr. Zaccaria 3:1-4; Apoc.12:10). Possiamo dire che il senso di colpa è positivo quando c’è stato un errore quando produce il ravvedimento (cfr. Luca 18:13-14; Atti 2:37-38; 2 Cor.7:10), mentre è negativo se produce una falsa condanna, cioè quando il peccato è stato perdonato (cfr. Sal.32:1-2; Rom.8:1-2), in questo senso paralizza una persona fino a consumarla! Avere a che fare con il nostro senso di colpa è uno dei problemi più difficili della vita, e molti cristiani inutilmente hanno portato un pesante fardello di colpa per anni.
Nessuno nella Bibbia portava un fardello più pesante di colpa del re Davide, l’autore del Salmo 23, il salmo più famoso della Bibbia. Davide, oltre a essere stato un re e uno scrittore, è stato anche un grande guerriero e un leader straordinario. Ma al culmine della sua carriera Davide peccò di adulterio con una donna di nome Bat-sceba, ma non solo, fece uccidere anche il marito di lei, Uria, in modo da poter stare con la donna (2 Sam.11).  Davide ripreso dal profeta Natan riconosce il suo peccato (2 Sam.12:1-14).
In uno dei suoi salmi, nel Salmo 38:4-7 che cosa scrive Davide?




Davide è sotto l’ira di Dio a causa del peccato(vv.1-3), si rende conto che la sua situazione è senza via d’uscita, tra i colpi di Dio e il peso dei suoi peccati, così che “il nulla d’intatto” (malattia)nel suo corpo gli appare come una giusta punizione da parte di Dio. Peccato non confessato causa malattia nelle nostre anime. Le proprie iniquità sono un grave carico da portare, un carico troppo pesante! Ma in questa situazione disperata, Davide fa la cosa più giusta da fare, percorre l’unica via disponibile per ristabilire la relazione: la confessione  a Dio (v.9,18). Quando ci feriamo sanguiniamo, allo stesso modo quando pecchiamo ci sentiamo in colpa. Ma Dio desidera che siamo felici, la felicità è nel  Suo perdono. Dio è sempre pronto e desideroso di perdonare i peccati.
Leggi il Salmo 32:1-2, quali verità vediamo in questi versetti?




Se siete turbati dal senso di colpa, la felicità è distante solo una preghiera di confessione fatta sinceramente. Davide, in questo salmo, avendo fatto l’esperienza del perdono e della benedizione di Dio, dopo la confessione del suo peccato, istruisce altri in questo percorso di perdono. Il salmista racconta il tormento che ha sofferto quando era in silenzio e il perdono che ha ricevuto quando ha riconosciuto il suo peccato davanti al Signore . Il rimorso segreto, un auto-consulenza, o avere un senso di colpa non è la confessione. 
Il silenzio deve essere rotto in presenza di Dio aprendo completamente il cuore davanti a Lui confessandogli i nostri peccati in preghiera, senza nasconderli. Il salmo sottolinea l’importanza cruciale della confessione del peccato e il perdono dei peccati quando ci presentiamo a Dio come peccatori (cfr.1 Giov.1:8-10). Nel Salmo 32 vediamo come il perdono di Dio è il primo e il principale fondamento della vita del Suo popolo (Is.40:2; 55:6-7; Matt.26:28; Ef.1:7). 
La parola “beato” (ʾashrê) significa felice, benedetto. Il beato non è la persona che pensa di fare ciò che vuole, quindi  che vive nei piaceri del peccato, ma chi è perdonato da Dio. Il beato è colui al quale la trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto, a cui il Signore non imputa l’iniquità. 
Noi vediamo tre sinonimi per il peccato, non tre tipi distinti di peccato, ma sinonimi che si sovrappongono. “Trasgressione” (peshaʿ) indica ribellione, infrangere la legge di Dio, staccarsi, defilarsi, allontanarsi da Dio, una rivolta della volontà dell’uomo contro quella di Dio. Mentre “peccato”( chătāʾāh) è un reato contro una norma morale, con un’attenzione sulla colpevolezza o condanna ricevuta per tale reato, indica fallimento, mancare il bersaglio, vagare dal sentiero di Dio, deviare da ciò che è gradito a Dio. 
Infine “iniquità” (ʿāwōn) è perversione, distorsione, indica un’attitudine che non è in armonia con la volontà di Dio, un’assenza di rispetto per la volontà di Dio. Dall’altra parte vediamo tre sinonimi per il perdono: Dio “perdona”(nāsāʾ) indica che Dio  toglie, solleva, prende e porta via un fardello, in questo caso il peccato, è l’atto della rimozione); “copre” (kāsāh) indica rivestire in modo che la sporcizia del peccato non offende l’occhio del Dio santo, è l’atto dell’espiazione con cui Dio riconcilia a sé il peccatore e il peccato è una questione del passato, in modo che il Signore non è più dispiaciuto, infine “non imputa” (chāshav) è addebita, fare i conti, che non esprime un giudizio, la cancellazione di un debito, che non tiene conto del reato dell’autore, esprime l’atteggiamento di Dio verso coloro che ha perdonati vedendoli giustificati. 
Noi vediamo che in questi versetti viene messa in evidenza sia il peccato dell’uomo e sia il perdono di Dio, per questo motivo l’uomo che confessa il proprio peccato è perdonato. In altre parole questi versetti non presuppongono una persona senza peccato, ma una persona a cui i peccati sono perdonati. L’intensità e l’insistenza della doppia beatitudine e i tre sinonimi (perdonata, coperto, non imputa) rimarca il perdono dei peccati in un modo molto speciale, questi tre verbi esprimono l’assolutezza e la certezza del perdono di Dio. Le triplici ripetizioni sono volutamente sinonimi e servono per evidenziare il perdono dei peccati che indica l’atto in cui Dio toglie dal peccatore il peso della colpa e ristabilisce il rapporto con Lui, rapporto che era stato interrotto dal peccato, questa è la persona beata! Tutte le altre beatitudini e quindi il rapporto con Dio dipendono da questa beatitudine: dal perdono dei peccati che è il favore libero o gratuito di Dio con cui Egli ci riconcilia a Sé!  Il salmista vede gli esseri umani che peccano, la cui possibilità di felicità sta nel perdono di quel peccato. 
Nel Salmo 32:2 cosa leggiamo riguardo l’uomo che chiede perdono? Quale atteggiamento troviamo? Quale condizione è necessaria?




L’uomo per ricevere perdono deve confessare il proprio peccato o peccati (Sal.32:3-5), ma deve essere sincero, onesto, non deve mentire (inganno- remîyāh) davanti a Dio e con se stesso, solo così, per la sola grazia di Dio (Ef.1:6-7; 2:8-9) può ristabilire il rapporto con Dio. La sincerità di spirito(rûach, qui si riferisce alla mente o a un atto mentale, o modo di pensare e agire) è alla base del rapporto con Dio.  Dio è contro l’ipocrisia (Matt.23:1-36), ama che la verità risieda nell’intimo (Sal.51:6). Il peccatore può ingannare se stesso(Ger.17:9), ma non può ingannare Dio. In un altro Salmo, il Salmo 51, vediamo una preghiera di confessione di peccato, troviamo alcune caratteristiche per sbarazzarsi dal senso di colpa.

1. Il Richiamo.
Davide ha commesso il peccato di adulterio ed è stato il mandante della morte del marito della sua amante, ma nonostante questi peccati, sapeva che Dio lo amava. Davide grida a Dio chiedendo di avere pietà (chānan) esprime il desiderio di azione favorevole e benefica, che coinvolge la risposta di un superiore a un inferiore (2 Sam. 12:22; Giob.19:21; 33:24; Sal. 4: 2; 56:2; 57:2). La preghiera è per la misericordia e la grazia di Dio immeritata. Quali qualità di Dio mette in evidenza Davide nel Salmo 51:1? 



Il Salmo inizia cogliendo da subito il carattere di Dio come il solo motivo di speranza. In un disperato bisogno del perdono di Dio, il peccatore non può fare nulla che gettarsi tra le braccia di Dio facendo appello alla Sua grande bontà e misericordia, la confessione viene fatta basandosi sulla grazia di Dio, alla meravigliosa possibilità del perdono di Dio basato sulla Sua grazia e non perché lo meritiamo.  Non importa quanto sia nero il peccato, perché Dio è disponibile a perdonare colui che si pente dei propri peccati. Il Signore ha promesso di perdonare e il suo perdono si basa esclusivamente sulla Sua bontà (ḥě∙sěḏ- Esodo 34:6-7). 
Bontà indica amore fedele, invece misericordia (rǎ∙ḥǎmîm Sal.25:6; Is.63:7) porta un senso d’intensa emozione, di profondi sentimenti, un amore viscerale che si ha per una persona che è particolarmente vicina e cara, simile a l’intimità e alla cura di una madre (1 Re 3:26), indica anche che è pronto a perdonare il peccato, a sostituire il giudizio con il perdono (2 Sam.24:14; 1 Re 8:50). 
Tutto questo indica che il perdono ha la sua base non nel merito o nella dignità della persona, ma nel fatto che Dio è buono e misericordioso. Noi vediamo che Davide è consapevole, in mezzo all’angoscia del suo peccato, della grande misericordia di Dio, se non siamo consapevoli e crediamo che Dio è misericordioso, noi soccombiamo sotto il peso della nostra colpa! Quindi i peccati vanno visti alla luce della grazia di Dio (cfr. Rom.5:20-21).
Leggi Lamentazioni 3:22-23 quale grande certezza aveva il profeta, in un momento difficile, che è di grande incoraggiamento anche per noi credenti oggi?






Dopo il richiamo, dopo aver gridato a Dio di aver pietà, vediamo… 
2. La Responsabilità.
Per sbarazzarci della colpevolezza, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità per i peccati commessi e riconoscerli così come sono. Davide sa che deve assumersi le responsabilità per i suoi peccati, Davide ha riconosciuto i propri peccati. 
Che cosa vediamo di Davide nella sua confessione nel Salmo 51:1-4? 




Davide non ignora l’enormità delle sue azioni peccaminose, la vera confessione, o pentimento non rende il peccato “di colore chiaro”, ma ammette senza problemi che è grave, “è nero” punto è basta! Notate che Davide confessa invocando la purificazione dai peccati dicendo: “i miei misfatti”; “le mie iniquità”; “mio peccato”, “mie colpe”, in questo vediamo,appunto, che Davide si assume le proprie responsabilità. Purtroppo non è sempre così nella vita delle persone, anche dei credenti, infatti si tende a giustificarsi dando la colpa agli altri e anche a Dio come ha fatto Adamo quando rispose a Dio dicendo: 12 …«La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato» (Gen.3:12). Perché Davide secondo il v.4 confessa i peccati a Dio?



Peccare è offendere Dio, è andare contro Dio (Gen.39:9; 2 Sam.12:13), trasgredire la legge di Dio (1 Giov.3:4). Confessare i peccati significa riconoscere che abbiamo trasgredito la legge di Dio imponendo la nostra legge, per questo motivo il perdono dei peccati può e deve venire da Dio solo. Quando pecchiamo ci mettiamo al di sopra della legge di Dio. Il peccato dell’uomo fa emergere in una luce più chiara la giustizia e la santità di Dio. Noi vediamo che Davide non fa alcun tentativo di evasione, o di giustificazione per i propri peccati, ma pensa sempre al suo peccato, lo riconosce e si sottomette al giusto giudizio di Dio (v.4b). In questo versetto come tutto il Salmo vediamo quanto sia grande il peccato commesso, perché è contro Dio!!  Poiché il peccato è diretto contro Dio, qualsiasi giudizio o decisione contro l’uomo che presenta Dio è giusta, è ineccepibile. Una persona che si pente veramente non sminuisce il suo male, né d’altra parte lo esagera, egli ammette semplicemente che ha peccato e Dio da parte Sua è nel giusto. 

Così dopo aver visto la responsabilità di Davide e il fatto che ha riconosciuto il suo peccato vediamo…
3. La Richiesta.
La richiesta di Davide è la purificazione! Quindi non solo riconosce il proprio peccato, ma anche chiede di essere purificato, cosa infatti leggiamo nel Salmo 51:7? 



Davide dice di essere purificato con issopo  e sarebbe diventato puro, dice di essere lavato da Dio e sarebbe diventato più bianco della neve (Is.1:18). I lebbrosi guariti dovevano essere  purificati con issopo, insieme al sacrificio di due uccelli, scarlatto e legno di cedro  (Lev.14:4-7) oppure coloro che toccavano un cadavere (Num.19:6,18). Il rito di purificazione con issopo lo vediamo tempo prima in Esodo 12:21-22 quando s’immolò per la prima volta la pasqua, quando un mazzetto d’issopo s’immergeva nel sangue dell’agnello pasquale che era versato in un catino, e si spruzzava davanti le porte dove abitavano gli ebrei, così il Signore passava oltre e non colpiva gli ebrei con il Suo giudizio. Tutto questo ricorda che il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato (Giov.1:29; Ebr.9:22; 1 Giov.1:7). Saremo sempre spiritualmente malati ed emotivamente, staremo male, quando nascondiamo i nostri peccati sia nel senso che non li confessiamo, oppure anche una volta confessati e non ci liberiamo dal senso di colpa perché come dicono molti non riescono a perdonarsi!! Ma la Bibbia non dice nulla a riguardo il perdonare se stessi!! 
La Bibbia parla solo di due tipi di perdono: quando è Dio a perdonare e quando è una persona a perdonare un’altra persona! Coloro che dicono erroneamente che non riescono a perdonare se stessi, in realtà vivono nel senso di colpa e molto probabilmente confondono il senso di colpa con il fatto che non riescono a perdonarsi! Altri forse per orgoglio non accettano di aver peccato, mentre altri ancora sono increduli, non credono veramente che Dio li abbia perdonati dai peccati, non credono che Dio possa perdonare il peggio dei peccatori, altri ancora si mettono al posto di Dio, svolgendo il ruolo di giudice secondo i loro criteri e non secondo quelli di Dio. Il vero credente è consapevole che in virtù del sacrificio di Cristo i Suoi peccati sono perdonati! 
Leggi 1 Corinzi 6:9-11 quale verità meravigliosa  trova un vero cristiano in questi versetti riguardo i propri peccati?




Dopo aver parlato dello stato di peccato che avevano i credenti di Corinto, Paolo dice che sono stati lavati, santificati e giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo (e non di altri) e mediante lo Spirito di Dio. Questi tre verbi  indicano la salvezza che i credenti di Corinto hanno sperimentato attraverso il potere di Gesù e del suo Spirito. 
Interessante il verbo “siete stati giustificati” (edikaiōthēte) si riferisce al tempo in cui essi furono accettati da Dio come giusti, indica la dichiarazione legale(era usato per coloro che erano assolti)  di Dio che coloro che gli  appartengono, sono giusti al Suo cospetto per la fede nel sacrificio propiziatorio di Gesù Cristo sulla croce (cfr. Rom. 3:21-26) e per i suoi meriti (di Cristo, 2 Cor.5:21). Meraviglioso! Dio ci salva indipendentemente da ciò che possa essere stato il nostro stile di vita, Dio ci perdona per mezzo del Figlio e ci fa i suoi particolari, figli redenti. Qualcuno potrebbe dire se il credente è stato giustificato in Cristo una volta è per sempre, che bisogno c’è di confessare i peccati quando li commettiamo? 1 Giovanni 1:8-10 si riferisce ai credenti, e in questi versetti è insegnato che i credenti sono chiamati a confessare i loro peccati, ma per quale motivo? 
Il motivo è per ristabilire la comunione con Dio. Ora come dicevamo sopra, l’accusatore, il diavolo vuol far credere ai veri credenti, che Dio non perdona i loro peccati e non li ama più, ma ciò di cui abbiamo bisogno in questo senso di responsabilità nel confessare i peccati è la fede e l’umiltà nel riconoscerli afferrando il vero Vangelo della grazia e dell’amore eterno di Dio manifestato nella persona e opera di Cristo. 
Horatio Spafford scrisse: “Il mio peccato-oh, beatitudine di questo meraviglioso pensiero, il mio peccato-non in parte, ma tutto intero, è inchiodato sulla croce e io non lo porto più, loda il Signore, o anima mia”.  Dobbiamo essere consapevoli che le promesse riguardo il perdono dei peccati sono certe nella Bibbia (Sal.103:12; Is.1:18; 38:17; 43:25; 44:22; Ger.31:34; Mich.7:19).
Che cosa dice  1 Giov.1:9?



 La “confessione” (homologeō)è ammettere a Dio i tuoi peccati chiamandoli per nome! Per confessare i peccati non è semplicemente quello di ammettere che siamo peccatori, ma riporre davanti a Dio i peccati chiamandoli per nome e chiedergli perdono. Se lo facciamo, possiamo essere sicuri del perdono e della purificazione perché Dio è fedele e giusto. La fedeltà sta nel fatto che quanto Lui promette mantiene e Lui ha promesso il perdono dei peccati (Mich.7:18-20). La giustizia consiste nel fatto che se le condizioni sono soddisfatte, Dio non può negare il perdono. Le condizioni soddisfatte sono nel fatto che Dio perdona in base al sacrificio di Gesù (Rom.3:23-25). Quindi Dio cancella i nostri peccati se sono confessati nel nome del Signore Gesù Cristo. Il senso di colpa sparisce quando si vedono i propri peccati alla luce del perdono acquistato da Cristo, quando abbiamo afferrato la profondità della grazia e della potenza del perdono di Dio in Gesù Cristo. Paolo certamente, prima che Gesù lo chiamò sulla via di Damasco, non era certamente una brava persona perché  perseguitava i cristiani, leggi 1 Timoteo 1:15-16 cosa dice l’apostolo riguardo Cristo e come può essere un esempio e un incoraggiamento per noi oggi?




Dopo la richiesta; Davide chiede…
4. Il Rinnovamento.
Nella sua confessione Davide chiede a Dio di fargli sentire di nuovo canti di gioia e letizia, e le ossa che Dio ha spezzate esulteranno (Sal.51:8). Le ossa spezzate si riferisce a tutta la persona e non indica necessariamente una malattia fisica, ma può anche essere la tristezza per la colpa del peccato o la depressione a causa del peccato. La gioia è il risultato dell’opera di Dio nelle persone (Is.65:17-18). Solo Dio può darci la gioia di conseguenza al  perdono che dona. Insieme alla disapprovazione di Dio, il peccato porta giudizio, metaforicamente descritto come le ossa rotte (Sal. 32:3), quindi il suo perdono e quindi l’accoglienza porta la gioia del cuore. La gioia è più di un’ espressione emotiva è una conseguenza del rapporto con Dio e quindi che questo rapporto è ristabilito, che si ha la sicurezza di essere stati riconciliati con il Signore e di avere pace con Lui (Rom.5:1,9-11), quindi la gioia della salvezza! (Sal.51:12; 9:14; 13:5; 35:9). Dunque la richiesta di preghiera per il rinnovamento, che possa di nuovo gioire ed esultare si riferisce al perdono e alla promessa della salvezza. Leggi Filippesi 3:13, quale applicazione possiamo trarre dalla vita dell’apostolo Paolo?



Dal contesto di Filippesi 3 Paolo parla in generale di ciò che era e faceva prima di diventare cristiano. L’insegnamento anche per noi oggi cristiani è di dimenticare le cose che stanno dietro, che sono accadute, successi e fallimenti, trionfi e miserie, quindi anche i sensi di colpa, altrimenti saranno come una zavorra per il nostro cammino spirituale, dobbiamo guardare in avanti! 
Noi come l’apostolo Paolo dobbiamo essere determinati a dimenticare le cose del passato perché possono paralizzarci con sensi di colpa oppure gonfiarci di orgoglio per qualcosa che abbiamo fatto in male o in bene. L’immagine che troviamo nei vv.13-14 è quella di un corridore che cerca di proseguire con tutte le forze, con tutti i muscoli e la concentrazione la corsa guardando alla meta e al premio, e non è distratto da altre cose. 
Non è chiaro se la meta si riferisce alle cose che si trovano tra lui e il suo obiettivo, alle conquiste spirituali, quindi alla perfezione che non ha ancora raggiunto,  i progressi ancora da compiere, oppure  alla piena conoscenza di Cristo, o al giudizio finale e alla risurrezione che comprenderà anche la ricompensa dei credenti fedeli (1 Cor.3:14; 9:25; 2 Tim.4:8), quindi la gloria, il paradiso, la vita eterna (Fil.3:14, 20-21; Gal.4:26; Col.3:1-2; Giov.3:16). Comunque sia l’insegnamento, l’applicazione che possiamo fare è che non dobbiamo concentrarci sui fallimenti del passato, ma sulla meta che Dio ha per noi. Il diavolo vorrà sempre ricondurci al nostro passato e accusarci, ma la nostra visione deve essere proiettata verso il futuro, al cielo quando saremo alla presenza di Dio (Giov.14:1-3).

Dopo che Davide chiede di essere rinnovato, vediamo…
6. La Riconsacrazione.
Davide prega per la sua consacrazione come leggiamo sempre nel Salmo 51:10,12, cosa dice Davide in questi versetti riguardo la consacrazione? 



Un’autentica confessione di ravvedimento comporta una preghiera di consacrazione come leggiamo al v.10: "O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo e nelle parole:  Rendimi la gioia della tua salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga". 
Affinché possiamo ubbidire a Dio è necessario avere un cuore nuovo (Ger.24:7; 31:31-33; 32:39; Ez.11:17-20; 36:25-27). Le azioni secondo la volontà di Dio nascono dal di dentro, dal cuore (Prov.4:23; Mar.7:20-23; Giac.1:13-15). 
Il cuore(lēḇ) è il centro dei sentimenti, dei pensieri e della volontà! Le nostre azioni dipendono dal cuore! Il cuore è il centro operativo! Quindi “cuore puro” probabilmente è inteso non tanto a un cuore libero da impurità, ma alla devozione sincera a Dio e alla Sua volontà. Il verbo “creare”(bārāʾ) nell’uso dell’Antico Testamento, si riferisce solo all’azione divina che produce qualcosa di nuovo ed è sorprendente, indica la sovrana potenza di Dio nel fare qualcosa che sembra impossibile (Es 34:10; Is.48:6-8; Ger.31:22). Mentre “rinnova” (chādhash) l’idea di base è quella di ripristinare qualcosa alla sua condizione precedente. A volte è usato per rivitalizzare un oggetto apparentemente morto (cfr. Sal.103:5; Lam.5:21). 
“Spirito”(rûaḥ) indica l’atteggiamento, la volontà, il desiderio. Lo spirito di una persona ha più o meno lo stesso significato di cuore e sembra essere un sinonimo per indicare la condizione e la direzione della vita di una persona. “Saldo” (kûn) combina stabilità con dinamismo, significa fermo, stabile, è uno spirito che è costante nella sua devozione a Dio, l’idea è quella di coerenza e lealtà (1 Sam.7:3). Se un cuore puro indica aprirsi e orientarsi a Dio, invece uno spirito saldo è la volontà ferma e costante verso Dio, pronto alla lode (Sal.57:8), fedele al patto di Dio (Sal.78:37) e confidare in Dio  in tempi cattivi (Sal.112:7). Così vediamo anche il significato di “uno spirito volenteroso mi sostenga”. Si riferisce a uno spirito(rûaḥ)  di supporto, di aiuto (sostenga-sāmakh), il provvedere per ubbidire a Dio, per fare la volontà di Dio.  
Davide chiede di ricevere un dinamismo nuovo che nasce dal di dentro. In queste parole vediamo che Davide riconosce che da solo non ce la può fare a essere ubbidiente a Dio, quindi in queste parole vi è la consapevolezza della natura umana. 
A proposito di questi due versetti Artur Weiser dice: “Dietro di esse (v.10) sta l’amaro riconoscimento che l’uomo da solo non può fare il bene, poiché questo significherebbe per lui addirittura la propria vittoria del suo stesso io. La supplica per un cuore nuovo corrisponde e sgorga dalla profonda conoscenza della natura umana…:se il peccato è parte della ‘natura’ dell’uomo, la vittoria su di esso è possibile solo se Dio crea una nuova natura secondo il suo intendimento; e se l’uomo deve vincere se stesso, questo non gli è possibile con le sue forze, ma solo mediante uno spirito fermo, che Dio gli dona”. E ancora riguardo il v.12 il Weiser afferma: “…il fare la volontà di Dio, lo spirito di ‘disposizione’, l’uomo non li produce da sé. Se l’anima non è nutrita dalla forza di Dio, l’uomo non può andare oltre un’obbedienza servile nutrita dall’angoscia”. 



Quale di questi passaggi è più difficile per te e come ti ha aiutato questa lezione in questo senso? 



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