Perché gioire nelle prove


Giacomo 1:3-4: Perché gioire nelle prove.
I diamanti hanno sempre avuto un fascino particolare sul genere umano, soprattutto per le donne. Una delle miniere più grandi e più ricche di diamanti si trova in Sudafrica e si chiama  Cullinan, così chiamata dal suo primo proprietario, sir Thomas Cullinan. Questa miniera si trova 40 chilometri a est di Pretoria. Fino al 2007 era di proprietà della De Beers, poi è stata venduta per 100 milioni di euro al consorzio Petra Diamonds. Il consorzio Petra Diamonds che la gestisce ha annunciato la scoperta di un diamante di più di 500 carati di una qualità eccezionale. La pietra preziosa, di 507,55 carati (unità di peso delle pietre preziose), è stata scoperta giovedì 24 settembre del 2009. Secondo un comunicato della Petra Diamond, il diamante pesa circa 100 grammi ed è di un colore e di una chiarezza eccezionale: “È considerato uno dei venti più grandi diamanti grezzi di qualità al mondo”. È stato sottoposto a perizie per determinare con precisione il colore e la chiarezza. La pietra è stata scoperta insieme ad altri diamanti di 168, 58,5 e 53,3 carati. Ma da questa miniera sono stati estratti altri diamanti, per esempio è stato scoperto il più grande diamante grezzo della storia nel 1905, di più di 3.106,75 carati, pari a circa 621,35 grammi. La pietra fu tagliata in 105 gemme. Le più grandi fanno parte del tesoro della Corona britannica: in particolare il Cullinan I di 530,20 carati (106,04 grammi), incastonato sullo scettro (secondo più grande diamante tagliato al mondo) e il Cullinan II di 317,40 carati (63,48 grammi) (terzo più grande diamante tagliato al mondo), incastonato sulla corona imperiale.
Dalla miniera di Cullinan nel 1985 è stato anche estratto un diamante grezzo giallo da 755 carati (151 grammi) che sarebbe diventato il diamante tagliato più grande al mondo, il Golden Jubilee da 545,67 carati (109,13 grammi), incastonato sul sigillo del re della Thailandia. Un diamante grezzo assomiglia a un ciottolo qualsiasi e nessuno lo degnerebbe di uno sguardo. È l'abilità del tagliatore di diamanti che svela la bellezza che giace nascosta nelle pietre. L'abilità richiesta per questa arte è stata tramandata nei secoli, di generazione in generazione: il tagliatore non può permettersi di fare alcun errore. Il rischio non esiste solo al momento del taglio, ma in una qualunque delle fasi di lavorazione di ciascuna pietra, sono infatti necessarie alcune ore (a volte giorni) per tagliare e levigare una gemma. In questa lunga lavorazione, un diamante arriva a perdere fino al 50% del suo peso originario! La bellezza di un diamante dipende dal modo in cui esso riflette la luce, e il tagliatore deve sagomare la pietra in maniera tale che la luce penetri dalla parte superiore, venga riflessa all'interno, ed esca di nuovo dall'alto. In questo modo viene riflessa la maggior quantità di luce, e il diamante risplende con il suo fuoco, la sua brillantezza e il suo scintillio. I centri di taglio sono spesso lontanissimi dalle zone di estrazione. Sparsi in tutto il mondo, i principali centri di taglio si trovano a New York, Anversa, Tel Aviv e Bombay. I diamanti sono costituiti di carbonio puro. Perché il materiale si trasformi in diamante, deve essere sottoposto a temperature di almeno 2800 gradi ed a pressioni di 70 tonnellate per centimetro; queste condizioni si trovano in alcune zone della terra a 400 chilometri di profondità. Il credente caratterialmente aspira a essere bello come un diamante che riflette la luce di Cristo, ma sono necessarie a volte certe condizioni, guidate da Dio, come avviene per il diamante, 2800 gradi e pressioni di tonnellate, e poi è necessario che Dio, il nostro tagliatore ci sagomi a immagine di Cristo e questo lo fa con le prove, Dio prova la nostra fede affinché possiamo raggiungere il modello di bellezza spirituale e morale di Cristo. Allora perché noi credenti siamo chiamati a gioire nelle difficoltà? Perché sappiamo che Dio usa le prove per perfezionare il nostro carattere e per fortificare la nostra fede.


Perché dobbiamo affrontare la prova con gioia?
I PERCHÉ LA PROVA PRODUCE COSTANZA.
La vita cristiana è determinata dalla fede e dalla prova di questa fede, Dio che prova, mette in esame, giudica la fede di chi gli appartiene. (Salmi 17:3; 66:10-11; 139:1; Geremia 6:27; 9:6; 11:20). I cristiani si rendono conto (sapendo ginosko Giacomo 2:20; 5:20), hanno conoscenza che Dio li mette alla prova. Lo sappiamo dalla rivelazione di Dio, dall’esperienza che vediamo nella nostra vita e nella vita degli altri credenti.

Ma siamo consapevoli che:
A) La prova produce costanza. (hupomone)
(1) La parola produce. ( katergazomai)
Indica elaborare, effettuare, condurre a termine un compito, causare produrre, (Lxx Deuteronomio 28:39; Ezechiele 36:9; Esodo 35:33; Romani 1:27; 1 Corinzi 5:3; Romani 5:3; 2 Corinzi 7:10; 9:10).

Cosa significa invece costanza?
(2) La costanza è rimanere sotto, è la fermezza, tenacia, resistenza, abilità nel sopportare.
Il ritratto è di una persona che porta per molto tempo con successo un carico pesante, quindi è anche uscire vittoriosi dalle avversità, senza soccombere come quei credenti che sotto persecuzione, mentre venivano divorati dalle fiamme sorridevano, erano contenti, questo suscitava meraviglia al pagano che osservava! La costanza è la qualità di rimanere fedele a Dio nonostante le ostilità. Dio nella prova rimane con noi benché a volte non lo sentiamo o che non ci libera, ma ci sostiene affinché posiamo resistere con fermezza. 
James E. Means: “L’aiuto che mi viene da Dio non consiste nel far sì che nessuna difficoltà possa sfiorarmi, ma nel fortificarmi spiritualmente, mettendomi in grado di resistere con fermezza e di non lasciarmi travolgere dalle brucianti prove della vita.”  
Il Nuovo Testamento enfatizza ripetutamente la necessità per i cristiani di coltivare la qualità della perseveranza quando affrontano le difficoltà (Luca 8:15; 21:19; Romani 2:7). I credenti sono costanti, per esempio Paolo parlando delle caratteristiche dei servitori di Dio dice in 2 Corinzi 6:3-5: "Noi non diamo nessun motivo di scandalo affinché il nostro servizio non sia biasimato; ma in ogni cosa raccomandiamo noi  stessi come servitori di Dio, con grande costanza nelle afflizioni, nelle necessità, nelle angustie, nelle percosse, nelle prigionie, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni".
Era anche una caratteristica dei semplici credenti come i Tessalonicesi. 2 Tessalonicesi 1:3-4: "Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, com'è giusto, perché la vostra fede cresce in modo eccellente, e l'amore di ciascuno di voi tutti per gli altri abbonda sempre di più;  in modo che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che sopportate". (Cfr. 2 Corinzi 12:12; 1 Tessalonicesi 1:3; Apocalisse 2:2; 13:10). 
Giacomo dice che la prova produce la qualità di costanza, la resistenza per uno scopo, la crescita spirituale, perciò l’idea della parola costanza è rimanere sotto e in questo caso la parola indica guidarci nella giusta direzione, quindi ha una funzione educativa. La costanza non è innata nell’uomo si impara, non senza sofferenza. 
La costanza è il risultato della prova e rafforza la nostra fede. Uno dei tanti fenomeni affascinanti in natura è quando la Cecropia, la più grande farfalla nordamericana, fuoriesce dal suo bozzolo. È un evento che si verifica dopo un estenuante lotta da parte dell’insetto per poter ottenere la libertà. Un giorno un tale mentre osservava questo evento, vedendo che l’insetto faceva fatica a  liberarsi, recise il guscio del bozzolo che lo conteneva; subito la farfalla ne venne fuori con le ali arricciate e contratte, ma continuando a osservarla si vedeva che le ali rimanevano deboli, la Cecropia di li a poco avrebbe spiegato le ali per volare, ma ora era condannata a trascorrere la sua breve vita per terra con la frustrazione di non poter mai volare. Quel tale non sapeva che quella lotta faticosa, dura dell’insetto per uscire dal bozzolo era necessaria per sviluppare e rafforzare il sistema muscolare e lo scorrimento
dei fluidi organici nelle ali che avrebbe dovuto dispiegare. Cercando incautamente di abbreviare la fatica della farfalla, in realtà le aveva procurato una mutilazione. Dio usa le prove per sviluppare in noi “il sistema muscolare” del nostro spirito! Se Dio ci impedisse la sofferenza non sarebbe per noi di nessun aiuto per la   nostra crescita.

Dobbiamo gioire:
II PERCHÉ LA COSTANZA OPERA IN NOI.
A) L’importanza della costanza per raggiungere gli obbiettivi.
H. Jackson Brown: “Nella lotta fra il torrente e la roccia vince sempre il torrente, non con la forza, ma con la costanza”. La roccia è levigata dalla costanza dell’acqua eppure la roccia è più forte! 
Per crescere in ogni cosa c’è bisogno di essere costanti, impariamo a camminare per la costanza, a scrivere e  leggere per la costanza, a superare gli esami grazie alla costanza o anche a fare delle scoperte o delle invenzioni per la costanza. 
Si racconta che Tomas Edison fece migliaia di prove prima di fare operare la luce elettrica. La sua perseveranza è provata anche dal fatto che un giorno, un lavoratore a cui Edison affidò un compito, andò da lui e gli disse: “Signor Edison ciò che mi ha detto di fare non può essere fatto!” Edison gli chiese quante volte avesse provato e il lavoratore rispose:”Approssimativamente duemila volte”.  Edison rispose: “Ritorna e prova altre due mila volte; lei ha trovato solamente che ci sono due mila modi nei quali non può essere fatto”.  
William Carey, tradusse la Bibbia in varie lingue indiane e dialetti, ha detto: ”Io non sono un genio, solo uno sgobbone”. Ma che sgobbone! In quaranta anni di lavoro, lui tradusse tutta o porzioni della Bibbia in 34 delle lingue e dialetti dell'India. La costanza è importante se vogliamo vedere dei risultati nella nostra vita cristiana!
Come possiamo crescere se non siamo costanti nella preghiera, nella lettura e meditazione della Bibbia o senza frequentare la chiesa?

B) L’importanza di lasciare che la costanza operi in noi.
Il senso qui sarebbe di lasciare la costanza operare in noi pienamente senza ostacolarla così cresceremo, saremo perfezionati! Infatti il verbo “compia” (échō) è all’imperativo attivo! Quindi non è un augurio! Ma un ordine! Siamo chiamati a rispondere con un giusto atteggiamento alle prove! Dobbiamo permettere alla costanza di operare in noi affinché questa ci perfezioni! Solo in questo modo il credente può trarne beneficio! Infatti in tutta la lettera Giacomo esorta i credenti a rispondere positivamente all’ubbidienza, all’integrità. Vediamo che Gesù è stato costante nella sofferenza e la Scrittura ci dice che è stato reso perfetto per via delle sofferenze, si è lasciato modellare. (Ebrei 2:10; 5:8). Perfetto è dal lato umano di Gesù, perché come Dio, già lo era! Quindi la prova, la sofferenza è pedagogica, istruttiva secondo gli scopi divini, vale a dire la nostra maturità! Dio tramite la costanza ci fa crescere!

Infatti Giacomo esorta dicendo:
C) L’importanza di lasciare che la costanza compia pienamente l’opera sua in noi.
Noi perciò vediamo che la costanza non è un attitudine passiva, nel senso che sopportiamo la prova aspettando che passa via, ma a al contrario è qualità attiva, ma che dovrebbe portare dei risultati nella nostra vita cristiana! “Compia” è messa in enfasi e indica l’ avere, includere in sé, provocare, causare. “Pienamente” (teleios) qui indica un lavoro finito, completo. 
“Opera” (érgon) indica l’effetto, il prodotto. Quindi Giacomo ci sta dicendo che la costanza abbia un effetto pieno nella nostra vita, completo. Quindi noi dovremmo lasciare che la costanza abbia il suo pieno effetto, raggiunga il suo fine, il suo scopo, faccia un lavoro completo! Non so se avete qualche volta notato alcune case che hanno cominciato a costruire: fanno gli scavi, gettano le fondamenta e rimane solo lo scheletro, il lavoro non è stato completato! Ebbene ci sono credenti che spiritualmente parlando rimangono scheletri, cioè non crescono spiritualmente, nemmeno con le prove. Magari sopportano la prova, sono costanti, ma non permettono alla costanza di operare in loro affinché possano maturare crescere! 
Si può essere costanti nelle cose, ma non significa che ci sia un effetto salutare, l’effetto dipende da come noi ci poniamo. Se vado in chiesa, o se leggo la Bibbia, ma senza interesse non mi servirà a nulla! Dobbiamo avere un cuore aperto per Dio, un cuore preso completamente da Dio e allora sì che la costanza ha un effetto nella nostra vita spirituale! 
Il sole scioglie il burro e indurisce la creta! Tu che cosa vuoi essere?............ Giacomo non sta sostenendo una costanza passiva, ma attiva per la propria  crescita. È vero che la costanza è un obiettivo importante per la nostra vita fino alla  morte, ma è anche vero che la costanza non è fine a se stessa, perché lo scopo di Dio è la tua crescita spirituale, perciò lasciati lavorare da Dio.

Perciò dobbiamo gioire:
III PERCHÉ LA COSTANZA OPERA PIENAMENTE PER LA CRESCITA SPIRITUALE.
Quindi la gioia non si riferisce alle difficoltà in quanto tali, ma alla possibilità di crescita spirituale.
A) Lo scopo di Dio è che la costanza è renderci perfetti.
(Giacomo ripeterà altre volte questa parola Giacomo 1:17 ; Giacomo 1:25 ;Giacomo 3:2 ). A che cosa si riferisce perfetti? Per i greci (classico ed ellenistico) “perfetto” (teleios) significa completo, senza difetti ( Matteo 19:21; Romani 12:2; Colossesi 1:28 ;ecc.), la parola era usata per gli animali destinati al  sacrificio.
Anche nell’Antico Testamento, la parola tradotta dall’ebraico era usata per gli animali offerti in sacrificio che dovevano essere senza difetti, quindi in un buona salute (Esodo 12:5; Levitico 1:10; 3:6).

Perfetti può avere diversi significati:
(1) L’integrità di una persona retta che cammina con Dio.
Forse Giacomo ha in mente la perfezione secondo l’idea dell’Antico Testamento e quindi di una retta relazione con Dio espressa in una indivisibile obbedienza e  immacolata vita, dedicazione e impegno totale.
Per esempio Noè Genesi 6:9: "…Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio". (Cfr. Deuteronomio 18:13-14; 2 Samuele 22:26). L’integrità è un tema della lettera di Giacomo, infatti esorta i credenti a essere integri, visto che erano doppi di animo (Giacomo 1:8 ; Giacomo 4:8 ). Perciò si potrebbe riferire all’integrità morale e spirituale.

Può anche significare:
(2) Lo standard,il modello, quindi essere a immagine di Dio o di Cristo.
Matteo 5:48: "Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste". 
Così ancora Efesini 4:11-13: "È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura  perfetta di Cristo".

Da qui potrebbe anche significare:
(3) Maturi o adulti.
La stessa parola è usata in Ebrei 5:13-14: "Ora, chiunque usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è bambino; ma il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell'uso hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male.  (1 Corinzi 2:6; Filippesi 3:15; Colossesi 4:12; 1 Corinzi 14:20). In questo senso perfetti non indicherebbe una perfezione come priva di peccato, ma la maturità spirituale, il carattere di una persona giunta al pieno sviluppo che non è rimasta bambina spiritualmente.
Ci sono credenti che dopo tanti anni di vita cristiana sono ancora bambini, dovrebbero essere maturi, adulti nella fede!

B) Lo scopo della costanza è renderci completi. (holokleros).
Questa parola è usata solo un’altra volta nel Nuovo Testamento in 1 Tessalonicesi 5:23 per indicare l’intero nostro essere. Alcuni pensano che perfetti e completi siano sinonimi, per incrementare il carattere in processo. Altri dicono che completi (holokleros) si riferisce alla completezza, che non manca di niente, letteralmente intero in tutte le sue parti. In questo senso completi (holokleros) si riferisce l’ampiezza: vale a dire che al cristiano non manca di alcuna virtù che debba avere, e che perfetti (teleios) si riferisce al livello:  alla perfezione, alla maturità, alla pienezza e non ai suoi deboli inizi, quindi è in contrasto con l’essere bambini.

C) Lo scopo della costanza è di renderci di nulla mancanti.
Secondo alcuni nulla mancanti è un’espansione di “completi” (holokleros). Questo è il fine ultimo, il culmine di tutto il discorso. (Climax successione di parole che hanno significati sempre più intensi). Quindi lo scopo della costanza è affinché noi possiamo arrivare in una posizione di non essere mancanti in nulla.
"Mancanti" (leipo) era una parola usata in ambito contabile a proposito di deficit, di un saldo negativo, oppure della sconfitta di un esercito, del rinunciare in una lotta, del fallimento di raggiungere una norma che dovrebbe essere stata raggiunta. Nel Nuovo Testamento ha il senso di essere insufficiente, incompleto. Usato per il giovane ricco, che diceva di osservare tutta la legge e Gesù gli disse che gli mancava una cosa il vendere tutto e di distribuirlo ai poveri e poi di seguirlo (Luca 18:22). Oppure l’esortazione di Paolo a Tito di completare il lavoro iniziato da Paolo (Tito 1:5)  e di provvedere alle necessità di Zena e Apollo in modo che non gli manchi nulla nel viaggio (Timoteo 3:13). In queste parole non vediamo niente che abbia a che fare con l’accontentarsi dei risultati raggiunti fino adesso. L’obbiettivo del nostro carattere è assomigliare a Gesù allora saremo perfetti di nulla mancanti nelle varie virtù! Assomigli a Gesù? Quali caratteristiche ti mancano di Gesù? L’amore? L’umiltà? La mansuetudine? La passione per la chiesa? Per le anime perdute? La santità?

CONCLUSIONE.
Un gruppo di turisti americani stava viaggiando attraverso l’Europa visitando luoghi storici. Loro erano entusiasti che paesi piccolissimi potessero essere la patria di grandi artisti, poeti, compositori, e leader politici. Mentre il gruppo stava andando a zonzo attraverso un paesino molto pittoresco, uno dei turisti si avvicinò ad un uomo che era seduto di fronte ad un edificio, con altri uomini e gli chiese:” Mi Scusi, ma sono nati alcuni grandi uomini o donne in questo paesino?” I vecchi uomini pensarono per un momento e risposero:”No, quello che noi sappiamo è che qui sono nati solo grandi bambini!” La Bibbia paragona la salvezza ad una nuova nascita e molte volte vediamo diverse esortazioni alla nostra crescita spirituale e morale. Giacomo ci incoraggia  a cogliere la sfida delle prove come un’opportunità per la nostra crescita e quindi a non rimanere bambini nella fede.  Le prove vanno viste non come una disapprovazione da parte di Dio per la nostra fede, ma come un’opportunità di crescita per la vita spirituale! Non accusiamo Dio e nemmeno dubitiamo di Lui sotto la prova perché Lui si sta prendendo cura di noi e guida tutte le vicende per la nostra crescita con amore.

James Russell Lowell:
“La verità sembra essere sempre sul patibolo
L’errore sembra essere sempre sul trono
Eppure è quel patibolo ad influenzare il futuro
E dietro le brume dell’ignoto
C’è Dio che nell’ombra
Continua a sorvegliare i suoi”
Nelle vie di Dio c’è qualcosa che trascende, che va al di là della nostra comprensione, ma ricordiamoci che è Onnipotente, saggio, ci ama ed è sempre con noi e i suoi occhi sono su di noi per guidarci secondo il piano che ha per ognuno di noi.

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