I dettagli dell'amore di Dio


1 Giovanni 4:9-10 I dettagli dell'amore di Dio.
Qualche tempo fa vi era una donna il cui marito l’aveva lasciata per un’altra. Quando il divorzio fu completato, il marito si risposò ed ebbe vari figli con la nuova consorte. A un certo punto si ammalò di cancro, ma sapeva che la nuova moglie non era capace di prendersi cura dei suoi figli, così, conoscendo anche la profonda compassione della prima moglie, chiese a quest’ultima se poteva adottare i suoi figli e farli crescere come se appartenessero a lei. Incredibilmente, la donna accettò questa sfida e responsabilità! Quando, in seguito, le chiesero come aveva potuto allevare i figli del suo ex marito infedele e adultero, ella replicò: “L’amore di Dio mi ha donato la grazia per perdonare e accettare i suoi figli come se fossero miei”. 
Quando l’amore di Dio è presente nella vita di una persona, questo sarà dimostrato nell’amare il prossimo anche se il prossimo umanamente parlando non lo merita! In 1 Giovanni 4:7-8 abbiamo visto la prima ragione o ragioni (rigenerazione e comunione con Dio) affinché i credenti si amano reciprocamente, in 1 Giovanni 4:9-10 vediamo la seconda ragione e cioè per il dono di Dio nella persona del Figlio, Gesù Cristo. Quindi Dio ha manifestato praticamente il Suo amore nella persona del Figlio, in due modi: quando ha mandato il Figlio sulla terra affinché per mezzo di Lui vivessimo e quindi per il fatto che è morto per i nostri peccati. L’apostolo chiarisce che l’amore di Dio non consiste nel fatto che noi abbiamo amato Dio, quindi che Dio ha risposto al nostro amore, ma che Dio ha amato noi per primo e lo ha dimostrato mandando il Figlio sulla terra e facendolo morire in croce per noi. 
Quindi vediamo due dettagli, che ci parlano dell’amore di Dio riguardo il Figlio e riguardo i figli.

In primo luogo vediamo il dettaglio dell’amore di Dio: 
I RIGUARDO IL FIGLIO (v.9).
v.9: "In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il  suo unico Figlio nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo". Il Figlio di Dio, Gesù Cristo mandato nel mondo, è la prova visibile dell’amore di Dio per noi! Vi sono tante manifestazioni dell’amore di Dio, ma quello del Figlio è la manifestazione per eccellenza!! 
Questo non significa che Dio non amava prima di mandare Suo Figlio, ma che con il Figlio il Suo amore è stato manifestato chiaramente. La venuta di Cristo incarnato è la manifestazione inequivocabile dell'amore di Dio, infatti il verbo “manifestato” (ephanerōthē -aoristo indicativo passivo) significa rendere visibile, mettere in chiaro, uscire allo scoperto. Il verbo “manifestato”(passivo) indica che Dio è l’attore, Dio ha mostrato il Suo amore a noi e non è stata per la nostra capacità che l’abbiamo scoperto!!! Non c’è altra manifestazione più chiara e più grande dell’essenza dell’amore di Dio nel dare la vita del Figlio. 
Giovanni 3:16: "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna". 1 Giovanni 3:16: "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli". (Cfr. Giovanni 15:13).  Quindi l’essenza e l’ espressione dell’amore di Dio sono connessi, sono due aspetti inseparabili. Ora noi vediamo tre aspetti riguardo il fatto che Dio ha dato il Figlio.

Il primo aspetto è che:
A) Dio ha un solo Figlio diletto, l’unico.
v.9: "…Dio ha mandato il suo unico Figlio nel mondo", letteralmente sarebbe: “il Figlio suo, l’unico ha mandato” (ton uhion autou ton  monogenē); in questo modo ne enfatizza la divinità e l’unicità. Il tempo perfetto del greco "mandato" (apestalken perfetto indicativo attivo), sottolinea le conseguenze permanenti di questo atto e cioè che come credenti, noi oggi godiamo le benedizioni grazie al fatto che Gesù è stato mandato da Dio! 
Inoltre, il fatto che Dio ha mandato il Figlio, implica la preesistenza di Gesù, il Figlio era con il Padre ed è venuto nella dimensione dell'esistenza umana, quindi Gesù esisteva prima di venire sulla terra. (cfr. Giovanni 3:13; 6:33,41-42,50-51; 17:18).
Un altro aspetto importante di questa missione salvifica da sottolineare è che  viene detto che: “Dio  ha mandato” e non dice "il Padre", questo potrebbe indicare l'idea centrale della maestà divina del Figlio come confermato anche da “il suo unico Figlio”. Dunque noi in questo versetto vediamo la natura e l'unicità di Cristo. 
Le parole: “Figlio” (uhion) e “Unico” (monogenē) sono di rilievo e distinti. “Figlio” segna la sua divinità (Giovanni 1:1-3), quindi che è della stessa sostanza del Padre,  Gesù solo ha completamente la natura e il carattere di Dio! Ma indica anche Colui che ci fa conoscere il Padre come vediamo in altre parti del Nuovo Testamento (Matteo 11:25-27; Giovanni 1:18; 14:6). "Figlio" richiama anche l'attenzione sull’intimo rapporto Padre-Figlio tra il mittente e l'inviato, questo rapporto risale all'eternità, quando il Figlio era in un ambiente intimo faccia a faccia con Dio. (Giovanni 1:1; Giovanni 5:21-27 ; Giovanni 10:36 ; Giovanni 17:1 ).
“Unico” (monogenē) indica la Sua unicità come genere (Giovanni 1:14; Giovanni 1:18; 3:16-18),  Gesù è Unico nel suo genere. Non significa che il Figlio è stato generato del Padre, ma piuttosto la Sua unicità come Figlio di Dio: è il Solo e Unico nel Suo genere. Il termine indica che Gesù non ha eguali! È usato con riferimento alla relazione unica esistente tra Dio e Gesù nell’essere e nella funzione,  serve a sottolineare che Dio poteva rivelare il Suo amore per l'uomo soltanto per mezzo di Gesù.

Il secondo aspetto riguardo al Figlio è che:
B) Dio ha mandato il Figlio nel mondo per morire.
Il Dio e Padre di Gesù Cristo è immanente (presente) nella creazione e profondamente coinvolto nel mondo che Lui ha creato. Egli è intervenuto e agito nella storia per salvare i peccatori. È vero che in questo versetto non si parla in modo esplicito della morte del Figlio, ma è chiaro che è implicito.
Luca 9:56: "Poiché il Figlio dell'uomo è venuto, non per perdere le anime degli uomini, ma per salvarle...". 1 Timoteo 1:15: "Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo". Come ci da la salvezza, la vita Dio tramite il Figlio? Attraverso il sacrificio, la resurrezione e l’esaltazione di Gesù Cristo (Giovanni 3:16; Romani 4:23-25; 6:1-11,23; Efesini 2:1-5).
Gesù è stato mandato per morire per i nostri peccati, è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29; cfr. 1 Giovanni 3:5). Egli morì affinché noi credenti vivessimo (Giovanni 3:14-15; 11:49-52; 12:24) e quindi è venuto per salvarci, Gesù è l’unico Salvatore del mondo (1 Giovanni 4:14; cfr. Giovanni 4:42; Atti  4:12). L'attività amorevole di Dio, descritto in questo contesto (Giovanni 4:9-10, 4:14 ), è salvifico per i credenti. Noi infatti leggiamo che lo scopo è che: per mezzo di lui noi vivessimo. 
Il verbo "vivessimo" (zēsōmen) implica che coloro ai quali è stato inviato il Figlio erano in una condizione di morte spirituale e la Sua missione era quella di impartire loro la vita, quindi la vita eterna. 1 Giovanni 5:11: "E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo". (cfr. Giovanni 3:16; 1 Giovanni 1:1-2; cfr. Giovanni 5:25; 6:51,57-58; 11:25; 14:19; Ebrei 7:22-27 ). 
Questa vita si verifica solo “per mezzo” (di’), attraverso Gesù! Gesù è il solo e unico canale per ricevere la vita eterna! Non ci sono altre vie! Gesù è il vero agente intermediario e unico mediatore tra Dio e l'uomo. Giovanni 14:6: "Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". (cfr. 1 Timoteo 2:5).    

Dunque vediamo il terzo aspetto riguardo Gesù:
C) Dio è stato disposto a dare il Figlio in sacrificio per i nostri peccati. 
L'azione di Dio salvifica di mandare  Gesù ha comportato il Suo servizio e la Sua morte in croce! (cfr. Filippesi 2:5-8). Noi vediamo la generosità di Dio, la Sua volontà nel dare, la Sua disponibilità a pagare qualsiasi prezzo, anche a costo della vita del Figlio. v.10: "In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati". Così Dio ci ha amati per primo (cfr. 1 Giovanni 4:19) e di Sua iniziativa ha mandato Suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio. Gesù è sia il propiziatore e la propiziazione per il peccato dell'uomo. 
Egli non è stato inviato solo per essere “il propiziatore per i nostri peccati”, come il sommo sacerdote sotto la legge mosaica che offriva in sacrificio gli animali, ma egli stesso è diventato “la propiziazione per i nostri peccati” versando il proprio sangue per la remissione dei peccati (Romani 3:23-25; Efesini 1:7; Ebrei 9:14; 1 Giovanni 1:7). 
“Propiziatorio” (hilasmon, anche 1 Giovanni 2:2), non indica solo l’espiazione, che Gesù ha coperto i nostri peccati e ci ha liberati dalla colpa, ma anche dall’ira di Dio. “Propiziatorio” si riferisce agli effetti che l'espiazione di Cristo con il Suo sangue ebbe sulla santa e giusta ira di Dio per i peccati, vale a dire che ha soddisfatto i requisiti della giustizia di Dio. Gesù muore per espiare i nostri peccati e quindi Dio in questo modo può essere soddisfatto e ci vede favorevoli, non siamo più sotto la Sua ira e siamo sottratti dalla rovina eterna. 
L’ira di Dio è sul peccatore a causa dei suoi peccati e in qualche modo doveva essere rimossa o acquietata affinché il peccatore che crede e si ravvede venga perdonato (1 Giovanni 1:7-2:2). La Sua ira Santa venne riversata sul suo Figlio, perché i peccatori potessero essere giustificati mediante la fede in Lui (Romani 3:25-26). Questo è ciò che Dio ha fatto e fa per l'umanità ribelle: perdona i peccati di coloro che si affidano a Cristo. Il sacrificio propiziatorio era necessario, senza saremmo ancora sotto il giudizio di Dio e al di fuori della sfera della salvezza. 
Il sacrificio di Gesù purifica il beneficiario dalla colpa del peccato e lo riconcilia con Dio, lo rimette nella giusta posizione con Dio, in modo da non subire il Suo giudizio a causa del peccato. Gesù, con la sua vita e la morte, ha reso possibile a noi credenti di entrare in un nuovo rapporto di pace e di amicizia con Dio. Gesù, per volontà di Dio, ha colmato il divario terribile tra noi e Dio. Dio ha amato i peccatori e ha mandato il Suo Figlio a morire per noi per riconciliarci a sé! 
Questo amore dimostrato praticamente per noi è un incoraggiamento che Dio ci darà tutte le cose di cui abbiamo bisogno! Romani 8:32 dice: 32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? Il senso è: Dio ha dato il Suo Figlio diletto per noi, possiamo essere certi che insieme al dono supremo del proprio Figlio, ci darà anche tutte le cose con Lui. 
Con “tutte le cose con lui” (ta panta) si riferisce a tutte le benedizioni spirituali e materiali di cui abbiamo bisogno per progredire verso la salvezza finale. Si riferisce a tutto ciò che dobbiamo avere per vivere per Lui e come vuole Lui. Si riferisce alla pienezza della salvezza, a tutti i doni e la grazia necessarie per la salvezza. Questo significa che chi è stato salvato da Dio in Gesù non perderà la salvezza! Questo ci dovrebbe portare a gioire in Lui, a lodarlo,ad essere incoraggiati non solo per oggi, ma anche per domani e per sempre!

In secondo luogo vediamo il dettaglio dell’amore di Dio: 
II RIGUARDO I FIGLI (v.10).
Un predicatore ha sottolineato: "Quando Maria e Marta hanno inviato a Gesù il loro messaggio riguardo Lazzaro, non è stato: ‘ Signore, Egli ti ama ‘, ma: ‘Signore, ecco colui che tu ami è malato’”. Non è il nostro amore imperfetto verso di Lui che ci conforta, ma il Suo amore perfetto per noi, il Suo amore che ha avuto e ha per noi anche se non lo meritiamo! v.10: "In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato  noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati". 

Riguardo ai figli, cioè i nati da Dio ( Giovanni 1:12-13; 1 Giovanni 4:7-8) vediamo:
A) L’Iniziativa di Dio nell’amore.
Dio non risponde al nostro amore, Dio è l'origine del nostro amore per Lui e del nostro amore per gli altri. Si tratta di un ulteriore sviluppo dell'idea che Dio è l'unica fonte di amore. Dio agisce con amore verso di noi senza che noi abbiamo fatto alcunché. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma Dio ha amato noi per prima. Il cristianesimo è unico tra le religioni del mondo. In genere nelle religioni è l'uomo che cerca Dio, ma nel cristianesimo è Dio che cerca l’uomo, il peccatore! 
C.S.Lewis affermò:“Gli amabili agnostici discutono animatamente dell’uomo e della sua ricerca di Dio. Per quanto mi riguarda, è come se parlassero del topo e della sua ricerca del gatto.…. È Dio che ha catturato me!”. La verità meravigliosa è: non il nostro amore per Dio, ma il Suo amore per noi. Dio ha dato Gesù per noi e viene a cercarci per salvarci! Egli ci ha cercato mentre eravamo peccatori, ribelli e orgogliosi. La verità gloriosa del cristianesimo è che Dio ama l'uomo caduto nel peccato e avvia un rapporto cambiando la vita del peccatore perdonato. Il nostro amore è solo una risposta al Suo amore!! 
Quindi non siamo stati noi ad amare Dio per primi. Giovanni chiarisce che nel nostro rapporto con Dio, non c'è dubbio che Dio ha fatto la prima mossa. Ha iniziato Lui, Lui ha voluto questa relazione con noi! Se una persona lo può conoscere, avere un’amicizia con Dio, i meriti non sono i suoi, ma di Dio che ha fatto a lui grazia! 
James I. Packer giustamente dice:“Conoscere Dio è una questione di grazia. È un rapporto in cui l’iniziativa parte sempre da Dio- e così deve essere, perché Dio è totalmente al di sopra di noi, e noi abbiamo completamente perso ogni diritto al Suo favore a causa dei nostri peccati. Non siamo noi a fare l’amicizia con Dio; è Dio che fa amicizia con noi, portandoci a conoscerlo mediante la rivelazione del Suo amore”. 
Questo esprime il pensiero di Paolo quando dice in Galati 4:8-9: "In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, avete servito quelli che per natura non sono dèi;  ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, di cui volete rendervi schiavi di nuovo?".  Paolo con le parole:  ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio (siete stati conosciuti è un aoristo participio passivo) , afferma che la conoscenza che avevano i credenti della Galazia era la conseguenza della conoscenza che Dio aveva di loro. Il verbo passivo indica che l’iniziativa è stata di Dio e non dell’uomo! 
La conoscenza di Dio riguardo quei credenti, non indica solo il fatto che li conosceva bene, in profondità, che conosce ogni cosa e tutti, quindi avere una conoscenza intellettuale, siete stati conosciuti da Dio si riferisce alla relazione speciale, intima che Dio ha con coloro che ha scelto per essere il Suo popolo come menzionato in molti passi della Bibbia. (Cfr. Amos 3:2; Genesi 18:19; Deuteronomio 7:6-8; Geremia 1:5; Matteo 7:23; Giovanni 10:14-30 ; Cfr. Genesi 4:1; Matteo 1:25 ). Indica l’oggetto dell’attenzione particolare di Dio su una persona e riconoscerla di Sua proprietà come ci ricorda 1 Pietro 2:9 quando dice che siamo una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa che Dio si è acquistato per proclamare le sue virtù. (cfr. Deuteronomio 14:2 ; Giovanni 15:16 ; Efesini 1:3 ; 2 Tessalonicesi 2:13 ; 1 Pietro 1:1-2 ). 
Questo è il significato del verbo “conosciuti” (gnōsthentes- aoristo participio passivo) in Galati 4:9 .   
     
Riguardo ai figli vediamo:
B) L’Identità peccaminosa dei figli.
Dio ha amato per primo e non in risposta alle nostra disponibilità, non perché eravamo amabili o meritevoli! In realtà, è vero il contrario. L'apostolo Paolo afferma in Romani 5:6-8: "Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi". 
John Blanchard: “Dio ci ha amato quando non c'era niente di buono da vedere in noi e nulla di buono da dire per noi”. Il Padre ha mandato Cristo per essere la propiziazione per i nostri peccati. Dio non ha fatto questo perché eravamo degni del Suo amore, ma perché ci ama. Cristo divenne la propiziazione per i peccati mentre noi eravamo senza forza, empi, peccatori e nemici come dice Romani 5:10. Questo è il mistero della misericordia, il miracolo della grazia: Dio ha scelto di amare una razza di peccatori! L'unico motivo dell'amore di Dio per noi, non siamo noi, ma è il suo amore. 
Ed è questo tipo di amore che i credenti sono chiamati a condividere fra di loro e con gli altri. Immaginate l'impatto che i cristiani hanno quando lasciano scorrere attraverso di loro l’ amore di Dio incondizionato, libero, il Suo amore che perdona, il Suo amore concreto!! Giovanni sottolinea la verità biblica che l'iniziativa divina è centrale per il piano di salvezza; Dio ci ha amati a sufficienza per salvare noi e ha mandato suo Figlio come vittima di propiziazione per i nostri peccati e il nostro amore per lui e per gli altri non può che essere una risposta al Suo amore! 
I veri credenti devono sempre ricordare ciò che erano!! Perché questo ci fa capire meglio l’amore di Dio e il bisogno che avevamo di Gesù il Salvatore. John Stott diceva: “ La grandezza dell’amore di Dio, che si manifesta nella natura del suo dono e nel suo scopo, si rivela anche nella natura dei beneficiari; infatti Dio dette il Suo Figliuolo a morire per noi, peccatori immeritevoli. La condizione degradata nella quale i nostri peccati ci avevano gettato è chiaramente implicita. Abbiamo bisogno di un Salvatore (14) perché siamo peccatori”. 
Quindi la grandezza dell’amore di Dio viene messa in risalto dalla condizione degradata, peccaminosa degli uomini. L'amore di Dio è primario, non il nostro. L’amore non è che noi per primi abbiamo amato Dio, era impossibile perché l’uomo per natura è morto nelle colpe e nei peccati e sotto la santa ira  e il giudizio di Dio. 
In Efesini 2:1-3 leggiamo: "Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati,  ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli.  Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri". (Cfr.1 Giovanni 3:14; Giovanni 3:36; Romani 1:18). La nostra natura umana non ricerca certamente Dio, perché è ostile a Dio. Romani 8:5-7: "Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito. Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace;  infatti ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo". (cfr. Genesi 6:5; 8:21; Geremia 13:23). 
La “carne” (sarkos) si riferisce alla natura umana decaduta, controllata dal peccato, che è contro, nemica e ostile verso Dio, che spinge a un forte egocenstrimo e non certamente ad amare Dio. Coloro che sono secondo la carne si riferisce ai non credenti come lo eravamo noi. Ciò che la carne brama è morte (spirituale in contrasto con la vita eterna), infatti ciò che brama è inimicizia contro Dio perché non è sottomesso alla legge di Dio e nemmeno può esserlo. Tutto questo significa che tutti noi per la nostra natura peccaminosa non possiamo amare Dio di nostra iniziativa, perché la nostra natura peccaminosa non ricerca Dio!
Secondo questi versetti in tutti gli uomini non è innato amare Dio! In altre parole, l’uomo per natura non è orientato verso Dio, perché secondo la Sua natura non può, a meno che non venga rigenerato dallo Spirito Santo (Giovanni 3:1-8). Per la nostra natura umana non possiamo amare Dio, il nostro cuore è insanabilmente maligno dice il profeta Geremia (Geremia 17:9). 
Dobbiamo ammetterlo, se siamo sinceri in noi come dice Paolo non abita alcun bene! (Romani 7:18). D. Martyn Lloyd-Jones: “Quando un uomo vede davvero se stesso, egli sa che nessuno può dire nulla di troppo cattivo su di lui”. Il meglio di noi è un abito sporco davanti a Dio dice Isaia 64:6 . William Beveridge: “Non solo il peggiore dei miei peccati, ma il migliore dei miei doveri parla di me come un figlio di Adamo”. Giovanni non dice: "Dio ci ama perché siamo figli di Dio che lo amiamo." No! è vero il contrario, noi lo amiamo perché Lui ci ha amati per primo! Giovanni sottolinea il fatto che l'uomo nella sua condizione naturale, non ama Dio né il Suo Figlio, che Egli ha mandato. Ma nonostante tutto questo, chiaramente e incredibilmente, Dio ci ha amati e ci ha amato per primo! Quindi Dio ci ha tanto così amati da mandare il Suo Figlio e lo mandò a morire per noi. 
In questo vediamo che il vero amore è sempre dimostrato dalle azioni, non è astratto e nemmeno statico. La grandezza dell’amore di Dio si vede nel sacrificio di sé stesso in Cristo per persone completamente immeritevoli (Romani 5:6-8; Efesini 2:4-5; 2 Timoteo 1:9-10). Questo atto meraviglioso non è stato spinto dall'amore dell'uomo per Dio, ma è l'amore di Dio per l'uomo. Non è il nostro amore che è stato prima, ma è l’amore di Dio (cfr. 2 Tessalonicesi 2:16 ), che è libero e spontaneo senza causa. L'amore umano è una risposta all'amore divino come confermato anche da 1 Giovanni 4:19: "Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo". 
È il Suo amore che risveglia in noi il desiderio di amarlo come Lui per primo ci ha amati e di amare il nostro prossimo come Lui li ama. Tutto il nostro amore non è che un riflesso del Suo amore e una risposta ad esso. Dunque l'origine del nostro amore sta al di là dello sforzo e dell’iniziativa umana. Lasciati a noi stessi, noi non l’avremmo ne amato e ne amato gli altri.    

CONCLUSIONE.
Dopo la dichiarazione d'amore in generale che viene da Dio, Giovanni parla  della manifestazione specifica di quell'amore con l'invio del Figlio unigenito. Il sacrifico di Gesù è il dono più grande fatto da Dio e non c’è stato mai e mai ve ne sarà, perché nessun dono più grande è possibile, questo è il dono ineffabile di Dio dice Paolo in 2 Corinzi 9:15. ( cfr. Giovanni 3:16; Romani 8:32; Galati 1:4). 
L’ amore di Dio è il modello di come e perché dobbiamo amarci gli uni con gli altri. 

1. In primo luogo, proprio come l'amore di Dio è stato primario, così noi siamo chiamati a prendere l’iniziativa e non aspettare che siano gli altri a farlo! 
Non è che noi abbiamo scelto Dio, ma è Dio che ha scelto noi, non è che noi abbiamo amato Dio per primi, ma Dio ci ha amato prima, non è che noi abbiamo cercato Dio, ma è Dio che ha cercato noi!

2. In secondo luogo l’amore di Dio è azione concreta e oggettiva, così noi siamo chiamati a non amarci astrattamente, ma a fare azioni concrete verso gli altri  di amore. (cfr. 1 Giovanni 3:16-18 ). 
I cristiani vivranno il loro amore in gentilezza, generosità e servizio verso gli altri per il loro bene.  
  
3. In terzo luogo amare vuol dire perdonare, chi non perdona non ama e chi non ama non conosce Dio.
Come Dio ci ha perdonati in Cristo anche noi dobbiamo perdonarci gli con gli altri come ci ricorda Efesini 4:32. Il Suo amore per noi è stato immeritato perché eravamo dei peccatori, così noi dobbiamo perdonare gli altri usando la stessa grazia che Dio ha usato e usa con noi. 

4. In quarto luogo Dio dandoci la vita, ci ha dato anche l’amore per trasmetterlo agli altri. 
Grazie alla morte propiziatoria di Gesù, Dio fornisce i mezzi con cui i credenti possono amare gli altri (cfr. Romani 5:5; Galati 5:22; Romani 6:3-13; Galati 2:20). Quando abbiamo difficoltà ad amare ricordiamoci della risorsa che abbiamo in Dio!! 

5. In quinto luogo l'amore di Dio dimostrato in Gesù Cristo ci ricorda a non trattenere nulla per noi.  
Nel Suo amore per l’umanità perduta, Dio era disposto a dare in sacrificio il Suo Figlio unigenito, Dio non lo ha risparmiato (Romani 8:32 ). Non dobbiamo essere spilorci, tirchi nell’amare gli altri, siamo chiamati a essere generosi nel condividere con altri il nostro tempo, i doni che Dio ci ha dato e ci da, la comprensione, il rispetto, e così via.

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