Beati quelli che sono afflitti.


Matteo 5:4: Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
Le uniche persone che sono veramente felici sono coloro che piangono! Sembra un’assurdità! Come è possibile tutto ciò? Il mondo dice che coloro che hanno motivo di essere felici sono i ricchi, coloro che hanno successo, coloro per i quali il cielo è sempre azzurro e che sembrano che non conoscano nulla di cosa siano i problemi, le responsabilità, le  pressioni, le angosce e le lacrime con cui molti hanno familiarità. La società oggi ci dice che il cordoglio, l’afflizione è qualcosa da evitare, ci dice di dimenticare i problemi, di non fissarci, di non pensarci, ma di goderci la vita! Così per la mania del piacere si fa di tutto, si spendono un sacco di soldi e tante energie. Quindi agli occhi del mondo dire beati a quelli che sono afflitti appare una cosa ridicola! Questa beatitudine è un altro paradosso per la ragione umana, uno sguardo superficiale suggerisce che sono agli antipodi. Come ci può essere un collegamento tra il cordoglio e l’essere beato? Se beato significa semplicemente felice, nel senso usuale del termine, la frase è un controsenso, una contraddizione in termini, come può uno essere felice e triste allo stesso tempo? Ma vediamo che cosa significa essere afflitti?
La parola "afflitti" (pentheō) significa sentirsi completamente e tristemente senza speranza,  è la parola greca più forte tra le nove parole greche del Nuovo Testamento per esprimere il dolore, usata per indicare il lutto, piangere addolorati per la perdita, per la morte di un caro. Infatti troviamo questa parola nella traduzione greca dell’Antico Testamento quando Abramo piange Sara che era morta (Genesi 23:2); o il cordoglio del popolo dopo la morte degli esploratori della terra promessa Numeri 14:39 . Nel Nuovo Testamento è riferito a coloro che facevano cordoglio e piangevano per Gesù che era morto (Marco 16:10). Nel contesto del discorso o sermone sul monte, significa lutto vero, non artificiale come il lutto che veniva visto spesso in quei giorni in occasione di funerali in cui vi erano coloro che facevano scena, gli afflitti di  professione. Il lutto di cui parla Gesù  è un dolore profondo e sincero, questo è l’atteggiamento corretto per essere beati (Salmi 34:18; 51:17; Isaia 29:13; Geremia 29:12-13; Ebrei 10:22).
Ma di che tipo di afflizione si tratta? È un’afflizione fisica, morale o spirituale? Sono i mali che affliggono gli uomini sulla terra: violenze, ingiustizie, oppressioni o è il cordoglio dei peccatori che segue il povero in spirito? Oppure coloro che soffrono per la loro fedeltà a Dio o ancora perché il nome del Signore non è onorato? La consolazione è presente o sarà dopo la morte? Di quale afflizione si tratta? Si tratta del cordoglio per il peccato. Dunque la causa dell’afflizione non è una perdita finanziaria, o del lavoro, o la perdita di una partita di calcio, o la morte di un amico o un parente, o un piatto rotto, o una macchina distrutta. L’afflizione è causata dal peccato, l’afflizione è interamente spirituale nel suo significato.
Il peccato deve avere le lacrime, e queste lacrime devono scorrere prima che una persona possa entrare nel regno dei cieli, solo chi è afflitto sotto per il peso del proprio peccato non sarà consolato! 

Vediamo in primo luogo:
I LA CONSAPEVOLEZZA E LA CONSEGUENZA DEL PECCATO.
Colui che fa cordoglio, colui che è afflitto è consapevole della natura e delle conseguenze del peccato. Gli afflitti sono  coloro che piangono la perdita della loro integrità, della propria giustizia, che sono addolorati per il proprio peccato. Sono colori che sono disgustati e si vergognano dei loro peccati (Ezechiele 20:43; Romani 6:21), ma anche per la propria natura peccaminosa e se lui  potesse fermare il peccato lo farebbe per sempre questo ci insegna in un istante! (Romani 7:14,15,24). Solo chi è consapevole della natura del peccato può fare cordoglio per il peccato!Se non capiamo la gravità del peccato come faremo a fare cordoglio per il peccato? Uno è addolorato per la perdita di un caro perché è consapevole della tragicità della morte, così uno è addolorato per il peccato perché è consapevole della gravità del peccato! 

Quale è allora la natura del peccato? 
A) Il peccato è la trasgressione della legge di Dio ed è contraria ad essa. 
"Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge" (1 Giovanni 3:4). Ai tempi di Giovanni c’erano degli eretici che pensavano che i cristiani potevano trattare con indifferenza le questioni di moralità, un po’ come oggi che si sottovaluta il peccato pensando che sia una leggerezza, una debolezza di temperamento o un problema di personalità, ma non è così. La parola peccato (hamartia)  indica mancare il segno, il bersaglio, invece  trasgredisce (anomia) indica illegalità, rompere la legge di Dio, si tratta di un deliberato disinteresse per la legge di Dio, di un atteggiamento di  ribellione attiva, cioè voluta contro Dio! Il peccato è andare contro la legge per imporre la nostra legge! 

(1) L’afflitto riconosce che la legge di Dio è la norma da seguire per la sua vita morale. 
L’afflitto è consapevole che la legge di Dio esprime la volontà di Dio come anche il Suo carattere santo, e questa sarà lo standard del nostro carattere come delle azioni, pensieri e parole. Quando una persona è consapevole della santità e della giustizia di Dio, e quindi del tipo o dello stile di vita che deve vivere, e poi esamina la realtà della propria vita, fa cordoglio! Quindi quando noi pecchiamo, trasgrediamo la legge di Dio che è la norma del nostro stile di vita e stiamo facendo un crimine spirituale che dispiace molto Dio! Perciò noi faremo cordoglio se riconosciamo che la Sua legge è santa, e la sua volontà santa, gradita e perfetta! (Romani 7:12;12:2). 

Perciò:
(2)L’afflitto riconosce che non si può trattare con indifferenza il peccato.
È consapevole che il peccato non è una semplice leggerezza, ne una debolezza, ma in essenza è una ribellione voluta contro la volontà di Dio e la Sua santa legge, perciò farà cordoglio dei propri peccati! L’afflitto riconosce che Dio odia il peccato, perciò non lo tratterà con indifferenza! (Deuteronomio 25:16; Proverbi 6:16-19;15:9; Geremia 44:4,11). 
L’afflitto non giustifica il Suo peccato, non lo sminuisce; non lo ignora; lui non si vede paragonandosi alle sue migliori qualità, o ai frutti del suo servizio, ma si vede in relazione alla trasgressione della legge e quindi a quanto è grave il peccato per Dio. 
Martin Lloyd Jones: “Se una persona si pone veramente davanti a Dio e alla Sua santità, e medita sulla vita che dovrebbe vivere, prende coscienza di ciò che è in realtà, della propria totale insufficienza ed incapacità. Scopre subito quanto sia precario il proprio livello di spiritualità e ciò lo porta immediatamente a fare cordoglio. Piange per il fatto di essere così. Ma non è solo questo. Una persona che esamina veramente se stessa e la propria vita, farà necessariamente cordoglio per i propri peccati, per il male che compie.” 

 (3) L’afflitto fa cordoglio perché si sente mancante, colpevole, impotente davanti a Dio. 
Alcuni cristiani pensano che essi devono indossare un sorriso perenne sul viso e di essere continuamente esuberanti e frizzanti. Questo atteggiamento spensierato è in contrasto  con ciò che leggiamo nella Scrittura, dove il popolo di Dio è spesso caratterizzato da una profonda consapevolezza della propria indegnità. 
Noi vediamo che Abramo era sconvolto davanti a Dio e ha confessato di essere polvere e cenere (Genesi 18:27); Giobbe si ravvide sulla polvere e cenere (Giobbe 42:6); Davide si sentì angosciato per il proprio peccato (Salmi 38:4,18; 51).
Così anche Isaia quando ebbe la visione del Signore seduto su un trono alto, molto elevato con i lembi del mantello che riempivano il tempio e i serafini che gridavano che Dio è santo, si sente mancante davanti a Dio e fa cordoglio (Isaia 6:1-5). 
Vediamo lo stesso dolore per il peccato nel Nuovo Testamento quando Gesù compì un miracolo, Pietro si gettò davanti ai piedi di Gesù dicendo: 'Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore' (Luca 5:8); così anche in seguito al rinnegamento, Pietro pianse amaramente (Matteo 26:75). L’apostolo Paolo scriveva sulla sua esperienza in corso come un cristiano maturo, dopo aver parlato del combattimento interiore che lui vuole fare il bene, ma poi fa il male a causa del peccato che abita in lui, si sente mancante, colpevole e perduto dice: "Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato" (Romani 7:24-25). 
Questa non è una morbosa introspezione di autocommiserazione, Paolo era onesto e ammetteva che, sebbene la passione dominante del suo cuore fosse quella di obbedire a Dio, egli era costernato perché faceva il male! Questa è una caratteristica di una vera esperienza cristiana, di coloro che sono maturi nel Signore Gesù. Più cresciamo nella grazia, più siamo consapevoli di Dio, di Cristo e di noi stessi, maggiore sarà il nostro cordoglio a causa del peccato, causa del fatto che non viviamo in un modo degno del Vangelo di Cristo! (Filippesi 1:27). 
Non fa parte del carattere di un cristiano, trattare con leggerezza il peccato, peccare deliberatamente e con gioia o ricordare il peccato allegramente. 
Si racconta del  martire protestante John Bradford, che fu bruciato sul rogo nel 1555, che ogni giorno piangeva per il suo peccato. 
Che dire di David Brainerd (un pioniere missionario Indiani del Nord America che morì nel 1747 all'età di 29 ) otto anni dopo circa la sua conversione, e quando Dio stava benedicendo il suo ministero in modo straordinario, scrisse nei suoi diari: “In quel periodo il Signore mi diede un senso pervasivo della mia viltà ed estrema peccaminosità del mio cuore, al punto da avere l’impressione di essere solo peccato e corruzione”. 
Così anche C.H. Spurgeon predicando nel 1889, disse: “Fratelli, quando ho considerato da vicino, e percepito interiormente, la santità della legge di Dio, mi sono sentito come se la lama affilata di una spada mi si fosse conficcata nel cuore, facendomi rabbrividire e tremare … Siamo creature miserrime! I migliori uomini sono al più uomini e, se non fosse per l’opera dello Spirito Santo e la potenza della grazia divina, l’inferno stesso non conterrebbe mostri più deformi di quanto voi e io possiamo diventare”. Lutero disse ai suoi tempi che il cordoglio per il peccato era una pianta rara, oggi possiamo affermare che è una specie in pericolo. Ma attenzione il cordoglio per il peccato non deve sprofondare nella disperazione o nella cupezza e rimanere là, perché il Signore ci ha da la benedizione, vicinanza e liberazione. 
Paolo dopo aver parlato del suo combattimento e fallimento interiore, quindi del suo cordoglio afferma Romani 8:1-2: "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù,  perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte". (Cfr. Salmi 34:18; 51:17; Gioele 2:13). Perciò ci sarà anche vera gioia perché in Cristo non c’è condanna per i nostri peccati, ma per sperimentare questa gioia è necessario fare prima cordoglio per i peccati. 

B) Il peccato ha conseguenze gravi:ci sottopone alla maledizione della legge e alla morte e attira l’ira di Dio sul peccatore. 
(1) Il peccatore è sottoposto alla maledizione di Dio. 
Galati 3:10-14: "Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: 'Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica'.  E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio è evidente, perché il giusto vivrà per fede. Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: 'Chi avrà messo in pratica queste cose, vivrà per mezzo di esse'. Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: 'Maledetto chiunque è appeso al legno'),  affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso'". 
La maledizione è la manifestazione della giustizia di Dio, quindi del Suo giudizio perché non è stata osservata la Sua legge! (Cfr. Geremia 11:3). Chi non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterla in pratica è maledetto!
In Deuteronomio 27:26 è scritto che era maledetto chi non si atteneva alle parole della legge, dal contesto vediamo che cadeva sotto l’ira di Dio, quindi Dio nel Suo giudizio, Dio non avrebbe benedetto il Suo popolo, perciò essere maledetti  significava non avere l’approvazione di Dio, anzi averlo contro e Dio puniva il Suo popolo con disgrazie e sofferenze varie, quindi con un’esistenza tragica e disastrosa (Deuteronomio 28:15-68).
In Deuteronomio 21:23 come segno esteriore che una persona era maledetta da Dio, perché non metteva in pratica la legge di Dio, avendo commesso un delitto passibile di morte, si giudicava appendendolo ad un albero. Gesù si è fatto peccato, quindi maledetto, ha preso il giudizio per noi sulla croce per liberarci dal giudizio di Dio secondo la Sua legge! Se Dio ha mandato Suo Figlio per morire in croce per i peccatori, vuol dire che il peccato per Lui è una cosa seria!

(2) Il  peccato attira l’ira di Dio.
In Efesini 2:1-3 Paolo dice che a causa di uno stile di vita peccaminoso e ribelle l’uomo per natura è figlio di ira come gli altri. Figli di ira indica persone soggette all’ira di Dio, quindi l’uomo che è ribelle a Dio è sotto l’ira di Dio! Se andiamo a vedere i giudizi di Dio nella Bibbia ci rendiamo conto che con Dio non possiamo scherzare riguardo il peccato! Quale è sta la conseguenza del peccato di Adamo ed Eva? Cacciati dal giardino, la terra maledetta, obbligati a guadagnarsi il pane con il sudore, il parto doloroso e la morte. Che dire del diluvio, di Sodoma e Gomorra; di Davide, Nabucodonosor, Anania e Saffira o dei giudizi descritti nell’Apocalisse? O del giudizio di Dio sul Figlio, con quella morte orrenda? Arthur Pink riportando le parole del puritano Stephen Charnock nel suo trattato di teologia sugli attributi di Dio parlando sulla santità di Dio scrisse: “Nemmeno tutti i fulmini del giudizio che sono o saranno scagliati su questo mondo malvagio, né la fornace ardente della coscienza di un peccatore, né la sentenza inappellabile pronunciata contro i demoni ribelli, né i lamenti delle creature dannate, possono dare su sufficiente dimostrazione dell’odio che Dio prova per il peccato, più di quanto lo faccia l’ira di Dio scatenata nel Suo Figlio.” Capite allora perché fare cordoglio per i peccati? (Cfr. Romani 1:18; Romani 2:5).

In secondo luogo vediamo:
II CONSAPEVOLEZZA  DELLA PRESENZA DEL PECCATO
Colui che fa cordoglio è consapevole della presenza del peccato. L’uomo incredulo ed alcuni credenti non hanno la sensibilità verso il peccato. Forse anche tu conosci qualcuno che si giustifica sempre e non ammette mai il proprio peccato oppure che non si rende conto del proprio peccato! Ma solo chi è morto non ha nessuna sensibilità del peccato! C’è come una sorta di calli nel proprio cuore, quando ci sono i calli non sentiamo il dolore! Tanti anni fa ho lavorato solo tre giorni da manovale, non l’avevo mai fatto, il mio lavoro consisteva di usare una carrucola con una fune per tirare su a mani nude calce, acqua… dopo mezza giornata le mie mani sanguinavano, potete immaginare il dolore, mentre quelle del muratore, che ogni tanto mi aiutava sembravano di ferro, non sentiva il dolore e questo perché le sue mani avevano fatto i calli! Sicuramente David Brainerd  che ho citato prima, non aveva calli sul proprio cuore, lui scriveva nel suo diario nell’ottobre del 1740: “Durante la mia meditazione mattutina, la mia anima si è sciolta e ho pianto amaramente sul mio peccato e miseria. Lacrime di questo tipo,  sono come acqua santa che Dio ha detto che conserva in una sua bottiglia”. Noi vediamo molti passi nella Bibbia che parlano sul cordoglio per peccati.
Nell’Antico Testamento troviamo quelli che facevano cordoglio si stracciavano le vesti e si coprivano col cilicio o sacco (Isaia 32:11; Geremia 6:26; Gioele 1:8,13; Amos 8:10; Giona 3:5-8). Troviamo espressioni di cordoglio nei salmi, per esempio nel Salmi 51 Davide fa cordoglio, è afflitto per propri peccati, chiede a Dio di purificarlo dai peccati poiché lui riconosce le sue colpe e chiede a Dio di creare in lui un cuore puro. Un altro esempio lo troviamo in Giacomo 4:9, dove Giacomo esorta le chiese ad essere afflitti ed a fare cordoglio, a piangere per i peccati.

Ma per quali peccati dobbiamo fare cordoglio?
A) Noi dobbiamo fare cordoglio per il peccato individuale.
Il peccato, anche se non siamo più dominati da esso (Romani 6:6-7), anche se possiamo dire di no alla tentazione (1 Corinzi 10:13) e dire di sì alla giustizia (Romani 6:11-14), è ancora presente nella vita dei credenti!
La nostra vecchia natura egoistica e peccaminosa ci annebbia in modo tale da non farci vedere e quindi dimenticare la nostra nuova identità in Cristo come figli di un Dio santo lasciandoci così vulnerabili  alle tentazioni. Anche se siamo stati riscattati da Gesù viviamo in un mondo caduto, e saremo sempre in lotta con il peccato (Galati 5:16-25; Efesini 4:22-24). Alla luce di questi fatti, noi cristiani dovremmo ammettere la nostra  debolezza davanti a Dio, dobbiamo confessare piuttosto che razionalizzare o negare i nostri peccati. Ma non possiamo fare cordoglio per noi stessi se prima non esaminiamo noi stessi! Noi dobbiamo esaminare la nostra condotta.
M.L.Jones: "Gli uomini che meglio hanno approfondito la vita spirituale, hanno sempre raccomandato la pratica di esaminare se stessi. L’hanno consigliata agli altri cristiani e l’hanno seguita loro stessi. Affermano che è molto utile fermarsi alla fine della giornata e meditare su se stessi, chiedendosi:'come sono state le mie azioni oggi? In quale modo ho parlato? Che cosa ho pensato? Come mi sono comportato con gli altri?'”
Esaminarsi è biblico! "Esaminiamo la nostra condotta, valutiamola, e torniamo al SIGNORE!". (Lamentazioni 3:40). "Esaminare" (chaphaś) è cercare con attenzione, indagare. Per avere un’idea del significato di questa parola alcuni esempi di come viene usata nell’Antico Testamento. Quando Giuseppe fruga, cerca nei sacchi di grano cercando la coppa di argento (Genesi 44:12). O Saul che cerca intensamente il fuggiasco Davide e fa passare a setaccio tutti i nascondigli per trovare Davide (1 Samuele 23:23; Cfr. Amos 9:3).
Il senso allora è di andare a cercare con attenzione e non in modo superficiale! Noi dobbiamo esaminare anche il motivazioni per andare alla radice del peccato! Perciò è buono chiedersi: ”Che cosa c’è in me che mi fa comportare così? Perché mi sono arrabbiato? Perché ho pensieri di cattiveria?”  (Cfr. Proverbi 20:27; Marco 7:20-23). Dopo aver fatto questo esame con l’aiuto dello Spirito Santo, una persona se è veramente un credente, se ha fatto o pensato del male farà cordoglio! Quindi certamente l’afflitto non è un credente superficiale! Ma l’esame di noi stessi fa fatto davanti a Dio.
Uno che fa cordoglio per i propri peccati non è colui che  ha uno spirito appesantito e depresso, alcuni possono essere melanconici per natura o introversi, non stiamo parlando di qualcuno assorbito da se stesso, ma stiamo parlando di un uomo che fa cordoglio perché sperimenta Dio nella propria vita, perché conosce Dio, perché Dio ha mostrato la Sua Grazia e la Sua Santità, ecco perché fa cordoglio. Isaia si esaminò davanti a Dio ed è stato devastato dalla Sua Santità (Isaia 6:1-5). Non possiamo esaminarci e fare cordoglio dei nostri peccati senza la consapevolezza della santità di Dio. Colui che fa cordoglio è l’esperienza di un uomo che inizia a vedere se stesso e riconosce quanto è nero il suo peccato, perché è esposto davanti la LUCE E LA PUREZZA DI DIO.

Ma siamo chiamati a fare cordoglio per:
B) Il peccato del popolo di Dio, della chiesa.
Vediamo che nell’Antico Testamento il sacerdote Esdra a causa dell’infedeltà (avevano sposato donne pagane) di coloro che erano stati in Esilio dice Esdra10:6: "Così Esdra si alzò davanti alla casa di Dio e andò nella camera di Iocanan, figlio di Eliasib; e dopo esserci entrato, non mangiò pane né bevve acqua, perché faceva cordoglio per l'infedeltà di quelli che erano stati in esilio".
Così al tempo di Ezechiele vi erano persone che facevano cordoglio per i peccati in Ezechiele 9:4 leggiamo:  "Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e fa'un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo a lei". Anche Daniele, faceva cordoglio con digiuno, sacco e cenere per i propri peccati e per quelli del popolo (Daniele 9:1-20; Cfr. Amos 6:6).
Invece nel Nuovo Testamento quelli di Corinto non hanno fatto cordoglio per il peccato di fornicazione che c’era all’interno della chiesa (1 Corinzi 5:1-2). La chiesa di Corinto era così orgogliosa e aveva una visione distorta della spiritualità pensando che tutto era possibile, non sentivano di fare cordoglio per il peccato che c’era nel suo interno (1 Corinzi 6:12). Un segno sicuro di maturità cristiana in un credente è la sua preoccupazione per il corpo di Cristo, quindi anche il cordoglio per il peccato all’interno della chiesa locale come , nazionale e mondiale.
Oggi la predicazione seria della Bibbia è in grave declino, il compromesso teologico è in crescita, l’autorità della Bibbia è messa in discussione o calpestata: pastori, per esempio negli Stati Uniti e forse anche in Italia mettono più enfasi sui canti, sui doni spirituali, sugli angeli e i demoni e poco sulla predicazione dei testi biblici o su Gesù. Insegnanti di teologia nei seminari negano l’inerranza della Bibbia, la divinità di Cristo e la realtà della Sua espiazione. Di recente, un professore diceva ai suoi studenti in Australia che l’autorità della Bibbia non è più di quella di un quotidiano. Il culto è più centrato sull’uomo che su Dio, in mezzo a questa situazione è normale che l’etica biblica è compromessa, non c’è il peso del peccato. Un discepolo di Gesù sapendo o vedendo questa situazione dovrebbe fare cordoglio per i peccati e per la superficialità della chiesa di oggi.
Nella maggior parte dei nostri incontri non c’è quasi traccia di riverenza, di un santo timore di Dio, un riconoscimento dell’unità del corpo di Cristo, poco senso della presenza di Dio e di meraviglia per la natura di Dio, una vera e profonda passione per il progresso del regno di Dio, certamente c’è bisogno di un risveglio, di fare cordoglio, di umiltà, di lacrime!

Siamo chiamati a fare cordoglio per:
C) I peccati della società.
La preoccupazione del cristiano deve andare oltre la chiesa e raggiungere il mondo in generale. L’apostolo Giovanni dice che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno (1 Giovanni 5:19). Il mondo è corrotto, contaminato e puzza di peccato. Ovunque guardiamo vediamo segni del potere di Satana e dall'inquinamento del peccato.
Qual è la nostra reazione alle ingiustizie, la crudeltà, la violenza, l'egoismo, l'avidità, l'immoralità e il degrado dell’ umanità che vediamo intorno a noi? Lot riguardo la condotta dissoluta degli abitanti di Sodoma e Gomorra era rattristato e si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle opere inique (2 Pietro 2:7-8).
Il salmista pregava: 'Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, perché la tua legge non osservata'. (Salmi 119:136). Ecco la tristezza, il cordoglio del credente perché la legge del Signore non è osservata. Non piange perché è perseguitato oppure perché le cose non gli vanno bene, ma perché la società non osservava i comandamenti di Dio! Anche il nostro Signore Gesù fece cordoglio per Gerusalemme (Matteo 23:37-39). Gerusalemme era indifferente e ribelle ai richiami di Dio, perseguitava i servi del Signore. Dobbiamo fare cordoglio perché la gente rifiuta Cristo, il Vangelo come faceva l’apostolo Paolo (Romani 9:1-5). Lo spirito di Paolo si inacerbiva nel vedere la città di  Atene piena di idoli (Atti 17:16). Quanti cristiani oggi sono commosso fino alle lacrime dalla idolatria, dalla bestemmia, dall'ateismo, dall’immoralità, dalla violenza  che caratterizza la nostra società? Non solo non dobbiamo peccare e non dobbiamo vedere certi programmi in televisione o immagini in internet, ma dobbiamo fare cordoglio per i peccati della società, non solo perché il peccato è rovinoso e porta alla perdizione, ma soprattutto perché disonora grandemente Dio! (Deuteronomio 9:18; Isaia 57:17).
Questa è la maturità cristiana,avere un senso di identificazione con Dio!

III LA CONSEGUENZA DELL’AFFLITTO: SARÀ CONSOLATO.
La conseguenza di chi fa cordoglio per i propri peccati è che sarà consolato.
"Consolati" (parakaléō)  indica essere consolato, ricevere conforto attraverso le parole, o un cambiamento favorevole della situazione. La radice di questa parola (parakaléō) indica “chiamare al proprio fianco o presso di sé” ovviamente per essere aiutato (Matteo 8:5,31; Atti 8:31;Atti 16:9).

A) La sorgente della consolazione.
La consolazione proviene da Dio il Padre, Dio è il Dio della pazienza e della consolazione (paráklēsis; Romani 15:5), un Dio che consola! (2 Corinzi 1:3-4; Salmi 94:19; Isaia 51:3-19; 61:1-3; 66:13).

B) Gli strumenti della consolazione.
Negli strumenti della consolazione vediamo l’importanza di Gesù, dello Spirito Santo, della Parola di Dio.

(1)L'importanza di Gesù Cristo.
Gesù è il nostro avvocato (parakletos) presso Dio. Gesù è Colui che è morto e intercede per i nostri peccati (1 Giovanni 2:1-2), tramite Gesù noi possiamo ricevere la consolazione del Padre, per questo il Padre lo ha mandato sulla terra e oggi intercede per noi presso il Padre, ma non cercando di difenderci nascondendo i nostri peccati o sostenendo che siamo innocenti come dice David Smith: "Il nostro Avvocato non sostiene la nostra innocenza,o non adduce circostanze attenuanti. Egli riconosce la nostra colpa e presenta la Sua opera vicaria come base per la nostra liberazione". Gesù come avvocato intercede preso il Padre in nostro favore applicando continuamente il Suo sacrificio per la nostra salvezza! Non poteva essere il nostro intercessore in cielo se non fosse morto per i nostri peccati, se non fosse il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati!

Ma vediamo anche:
(2)  L'importanza dell’intercessione dello Spirito Santo.
Poco prima della sua morte, Gesù promise ai suoi discepoli turbati  un altro consolatore (parakletos) affinché potesse essere sempre con i discepoli, lo Spirito di verità, lo Spirito Santo (Giovanni 14:16-17). Meravigliosa è l’opera dello Spirito Santo, che prende per mano, gli eletti rigenerandoli, convincendoli di peccato, applicando ai credenti gli effetti del sacrificio di Cristo, accompagnandoli per tutta la vita, confortandoli nei loro dolori e afflizioni, rimuovendo i loro dubbi, impartendo loro la santità, la saggezza, la pazienza, il coraggio, la verità, rafforzandoli nel servizio di Dio!
Questa è la consolazione di Dio che realizza mediante lo Spirito Santo. Quando c’è il cordoglio prodotto dallo Spirito Santo nella nostra vita, allora guardiamo a Cristo il nostro mediatore mediante il quale riceviamo la consolazione di Dio! Non ci sono altri mediatori per ricevere la consolazione di Dio! Non ci può essere consolazione dove non c’è cordoglio, molti vogliono la salvezza dei loro peccati senza piangere per i loro peccati, senza confessare con un cuore contrito di essere peccatori. Dio non conforta a coloro che non si considerano peccatori con il dolore nel cuore.

Un altro strumento che Dio usa per consolarci:
(3) L'importanza della Sua Parola.
Romani 15:4: "Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza".
Qualcosa di simile dice ancora Paolo agli anziani di Efeso in Atti 20:32 : "E ora, vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia, la quale può edificarvi e darvi l'eredità di tutti i santificati". Milioni e milioni di persone hanno trovato una fonte inesauribile di consolazione nella Bibbia! Alcuni libri informano, alcuni libri riformano, ma solo la Bibbia ci trasforma secondo il pensiero di Dio!

Ma vediamo:
C) La sostanza della consolazione.
A che cosa si riferisce questa consolazione (parakaléō)?
(1) La consolazione consiste nell’essere perdonato da Dio.
Abraham Lincoln  è stato il sedicesimo presidente degli Stai Uniti d’America dal 1861 al 1865 affermò: “È dovere delle nazioni come pure degli uomini di confessare i loro peccati e trasgressioni in umile afflizione, ma con la sicura speranza che il pentimento autentico porterà misericordia e perdono”. Il perdono di Dio è una certezza nella Bibbia perché Dio è fedele e giusto (1 Giovanni 1:8-10). Forse non ci rendiamo profondamente conto dell’importanza del perdono di Dio, ma il perdono di Dio è la cosa più bella, importante e meravigliosa che una persona possa avere!
Salmi 32:1-5 dice: "Beato l'uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto! Beato l'uomo a cui il SIGNORE non imputa l'iniquità e nel cui spirito non c'è inganno! Finché ho taciuto, le mie ossa si consumavano tra i lamenti che facevano tutto il giorno. Poiché giorno e notte la tua mano si appesantiva su di me, il mio vigore inaridiva come per arsura d'estate. Pausa. Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto:'Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE', e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato".
Nella vita ci sono lacrime di solitudine, ci sono lacrime di rifiuto e di frustrazione,  di inadempimento e di sconfitta, ma le lacrime più importanti sono quelle che provengono da un cuore rotto a causa del peccato! Il cuore di Davide era letteralmente rotto! Quando il peccatore riconosce il proprio fallimento spirituale ed è addolorato per questo e si pente davanti a Dio invocando la sua grazie e misericordia riceve la consolazione del perdono. Sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto; tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato (Salmi 51:17; Cfr. 2 Corinzi 7:10).
Dio non respingerà un cuore affranto e spezzato per il peccato. Il pubblicano che si batteva il petto davanti a Dio è stato giustificato! (Luca 18:9-13). Paradossalmente quel Dio che è contro il peccatore per il peccato è Colui che perdona il peccatore sia quando ha cominciato la relazione con Dio e sia oggi nel presente, un perdono quotidiano (1 Giovanni 1:8-10).

Il perdono indica due cose:
a) I primo luogo il perdono è essere libero da un obbligo.
Perdonare ( aphiēmi) indica lasciare in libertà, rilasciare, è la liberazione di una persona da ciò che lo lega come in quella parabola che ha insegnato Gesù di quel creditore che condona,  lascia andare libero il debitore che non aveva di che pagare il debito (Matteo 18:23-35). Che brutta cosa avere un grande debito e sapere che non hai i mezzi per poterlo pagare e che sollievo quando questo è cancellato o pagato da qualcun altro!
Dio cancella il debito che abbiamo con Lui a causa dei nostri peccati, ma questo è possibile grazie al Sangue di Gesù! Efesini 1:7: "In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, …" ( vedi anche Efesini 4:32).
La Bibbia, perciò è inequivocabile nella sua dichiarazione che il perdono dei peccati e quindi la riconciliazione con Dio, avviene interamente sulla base del sacrificio espiatorio di Cristo (Matteo 26:28; Romani 5:8-11; 1 Giovanni 1:8-2:2).
John H.A. Ebrard: "Per nessun uomo in tutto il mondo intero vi è nessun altro modo per il quale egli possa essere riconciliato se non quello della propiziazione di Cristo".

b) In secondo luogo il perdono è la condizione necessaria per riportare al suo precedente stato una relazione personale interrotta.
Il perdono è l’atto libero di Dio, per il quale Egli non compie il Suo giudizio, ma copre e toglie via il peccato per ristabilire la Sua comunione con l’uomo e dargli la salvezza. Il perdono divino non è un amore indifferente o una questione che Dio è cieco. Si tratta piuttosto di una svolta reale dall'ira alla grazia reale (Salmi 32:1-5; 78:38-39; Michea 7:18-20; Giovanni 3:36). La consolazione quindi è nell’essere ristorati da Dio e quindi di stare alla Sua presenza per sempre. Questo è confermato in diversi passi della Bibbia come Luca 16:25: "Ma Abraamo disse: 'Figlio, ricordati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato'". 
Così anche in 2 Tessalonicesi 2:16-17: "Ora lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza,  consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola".

(2) La consolazione include la salvezza, quindi la glorificazione, la presenza con Dio.
Questo è nello stato eterno di beatitudine. I credenti saranno consolati dalle loro afflizioni, dalle loro persecuzioni, dalle loro miserie temporali terrene, dalle loro privazioni (Apocalisse 7:16-17; Salmi 30:10; 86:17; Isaia 49:13). Dio ci stesso consolerà i Suoi figli (Apocalisse 21:1-6).
Allora insieme a Paolo possiamo dire: "Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che deve essere manifestata a nostro riguardo" (Romani 8:18. Cfr. Colossesi 3:4; Ebrei 2:10; 1 Pietro 5:10). La condizione che avremo in cielo sarà più grande delle sofferenze terrene! Le sofferenze del tempo presente non sono che una cosa minima, non c’è paragone non contano nulla nel suo peso e intensità alla gloria in cielo! Chi non conosce Cristo non ha alcuna speranza quando soffre, è disperato! I credenti, invece hanno una grande certezza la consolazione eterna, la gloria eterna!

CONCLUSIONE.
Questa beatitudine, come tutte le beatitudini del Sermone della Montagna, non sono accettabili per il pensiero di questo mondo. Il cordoglio è odioso e molesto alla misera natura umana e soprattutto, il mondo non piange sui propri peccati, nemmeno si arrabbia per il peccato. In realtà, il mondo spesso legalizza il peccato come l'aborto, il gioco d'azzardo e l’omosessualità, perciò non ci aspettiamo che il mondo faccia cordoglio per i peccati, anzi questo gli sembra ridicolo, il cordoglio per i peccati è qualcosa da evitare.
La filosofia del mondo è: “dimentica i tuoi problemi e divertiti a più non posso!” Ma noi credenti, se pensiamo alle nostre azioni, pensieri e parole che a volte non sono in linea con la volontà di Dio, abbiamo molto per cui fare cordoglio!  Cose che abbiamo fatto e che non dovevamo fare e cose che non dovevamo fare e abbiamo fatto. A volte dubitiamo di Dio, abbiamo mancanza di zelo per Gesù e i perduti, per i fratelli e così via! Molte volte siamo orgogliosi ed egoisti!

Riepilogando:
1) Ogni vera conversione comincia con il riconoscimento e il cordoglio dei nostri peccati e la consapevolezza che il proprio peccato è atroce alla vista di Dio.
Quindi ci sentiamo colpevoli, disperati e impotenti! L’unica soluzione è Cristo che ci libera da una condizione terribile, di esseri perduti destinati all’inferno perdonandoci i nostri peccati! Cristo rimuove la colpa! C’è stato questo nella tua vita? Gesù è una realtà vivente nella tua vita?

2) Il cordoglio dei propri peccati è molto ignorato nelle chiese evangeliche.
Oggi l’enfasi è sul far sentire bene la persona e non certamente facendole capire che è una peccatrice che ha offeso la santità di Dio. La beatitudine del cordoglio è stata sostituita dal vangelo dell'amore proprio! Alle persone viene detto di accettare Cristo facendo una preghierina di fede, senza che ci sia una predicazione della legge e sul peccato. Tale predicazione produce credenti superficiali e nominali, quindi carnali, che non hanno mai fatto cordoglio per i loro peccati! Tu hai fatto cordoglio per i tuoi peccati come quel pubblicano che si batteva il petto davanti a Dio? (Luca 18:13).

3) Un dolore profondo per il peccato è anche necessario per la nostra santificazione progressiva.
“Sono afflitti” è un tempo presente, quindi indica un azione continua. Il credente vive una vita di cordoglio per il peccato perché la mortificazione per il peccato non è mai completa in questa vita. Infatti, come un credente cresce nella grazia e nella conoscenza della santità di Dio, sarà sempre più consapevole della sua propria condotta e natura peccaminosa. Più il credente è devoto, più è maturo, più sensibile sarà nei riguardi del peccato!

4) Per essere di quelli che fanno cordoglio per i peccati:

(a) Dobbiamo studiare attentamente la natura di Dio, in modo particolare la Sua Santità  e la Sua legge.
L'insegnamento biblico sull'amore di Dio è stato enfatizzato alla spesa dei molti attributi che la Bibbia discute più di alcuno altra.

(b) Dobbiamo pregare per lo Spirito Santo affinché apra i nostri occhi per farci vedere i nostri peccati e suscitare in noi odio verso il peccato.

(c) Dobbiamo pensare a quanto è costata la nostra salvezza a Dio e a Gesù che è morto sulla croce per noi, questo ci spingerà a fare cordoglio per i nostri peccati apprezzando la Sua grazia.

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